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La parola del PARROCO

RIMETTERE AL CENTRO CRISTO IL NOSTRO UNICO MAESTRO

don francesco

Il nostro tempo è caratterizzato dalla spasmodica pretesa di vedere riconosciuti diritti di ogni genere. Prova ne è il dibattito e la approvazione di leggi su presunti diritti civili che intaccano valori umani e culturali millenari e che vengono a configgere anche con gli insegnamenti delle fede cristiana, fin qui affermati e trasmessi nella chiesa.

Di fronte alla pretesa di vedere riconosciuti questi presunti diritti, spesso favorevoli a gruppi particolari o lobby potenti, a nulla valgono le obiezioni offerte con lo strumento della ragione perché, in fondo, si crede che l’ultimo giudice a cui appellarsi nelle decisioni della vita sia la propria coscienza, intesa come luogo dove dare giustificazione alla legittimità di ogni genere di desiderio personale, che non deve trovare opposizione alcuna nell’essere realizzato.

Anche nel campo della fede e della morale cristiana si è insinuata questa concezione - sbagliata - secondo cui prima viene ciò che la coscienza ritiene sia vero e giusto e poi viene la Verità, opportunamente diminuita e piegata alle proprie esigenze personali, giuste o ingiuste che siano. Così si fa strada un comportamento morale “fai da te” fondato su opinioni personali, elevate a verità assoluta in campi delicatissimi quali la liturgia, la morale famigliare, i sacramenti, specie riguardo all’ammissione all’Eucarestia dei divorziati risposati, degli sposati solo civilmente o dei conviventi. E così capita che, giustificati dall’intenzione di molti vescovi e sacerdoti di essere misericordiosi ed opportunamente in sintonia con il Papa, molti già decidono secondo quanto la propria coscienza suggerisce in quel momento o in quella particolare situazione. In tutto questo, come cristiani, dobbiamo ricordare che nessuno di noi è maestro a se stesso, ma Cristo solo è l’unico Maestro di verità.

Diceva il compianto Card. Giacomo Biffi: «Proprio perché l’orgoglioso attaccamento al nostro personale modo di sentire non intralci il nostro cammino verso la Verità, dobbiamo mantenerci di fronte a Gesù nell’atteggiamento più docile, che è proprio di chi vuole imparare. Sulle questioni religiose e morali non ha molto senso ripetere “Io la penso così”. Dobbiamo invece sempre ricercare che cosa oggettivamente ne pensi il Maestro e Cristo è il nostro Maestro, cioè colui che è mandato apposta per noi dalla misericordia del Padre perché sia conoscibile e praticabile la via della salvezza.

In questo cammino verso la salvezza ognuno deve seguire certamente la propria coscienza, ma la può seguire con tranquillità solo se prima ha verificato che corrisponda effettivamente alla Verità oggettiva di Dio, la quale è legge di comportamento che precede ogni parere e ogni decisione dell’uomo, perché Dio e non l’uomo è il Signore a cui è dovuta obbedienza».

Riflettere seriamente su tutto questo ci costerà l’etichetta di retrogradi e bigotti, perché crediamo ancora nella Verità che viene dall’alto, ma ci eviterà di prendere decisioni stolte che ci costeranno la salvezza.

Don Francesco


 

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