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NATALE, LA FESTA DEL DIO INUTILE

Dio inutile

È di nuovo Natale. Qualche luminaria già si sta accendendo, ma non è il segno della gioia per Gesù che nasce. Cosa c’è mai da festeggiare? Chi attendiamo? Il Figlio di Dio? NO, non il Figlio di Dio, ma il bisogno di distrarci dalle tragedie del mondo, la necessità di un po’ di pace, il desiderio di sentirci un po’ più buoni forse. Il Natale oggi, per la maggioranza delle persone è questo: buoni sentimenti per quindici giorni, piccole buone azioni, svuotamento della testa dai cattivi pensieri, e perché no, un po’ di ebbrezza e divertimento a capodanno. Il Natale è la festa del DIO INUTILE.

C’è confusione in questo tempo della storia, disorientamento, nebbia e niente di certo ormai, ma non si va alla ricerca della luce, non si accoglie la verità, non ci importa se Dio si è fatto uomo. Dio non serve per trovare risposte, Dio è inutile da questo punto di vista. Anzi Gesù, il suo Figlio è un ostacolo, un rompiscatole che irrita, al massimo un soprammobile, una statuina da collocare nel presepio per rispettare la tradizione.

Eppure quando è venuto ha sconvolto il mondo, ha attirato tanta gente, ha suscitato discussioni e scontri, ha costretto a prendere una posizione per lui o contro di lui perché affermava di essere Dio e di essere venuto per la salvare il mondo. È proprio per questo che Dio è diventato inutile: perché della salvezza non importa più a nessuno, perché non risolve problemi, perché non ha ricette per rendere più ecologico il mondo, perché non ha proposte per armonizzare tutte le religioni, perché non offre mediazioni al ribasso affinché tutti i forti siano rispettati nei loro pretesi diritti e i più deboli accettino meglio di non averne. Da questo punto di vista Dio è proprio inutile, cioè non è di alcuna utilità per costruire il paradiso in terra, anzi è da respingere nettamente perché a causa della sua “assolutezza” appare divisivo e mal conciliante con le opinioni degli altri.

Ma qui sta la grandezza di questo Dio. Ha voluto “farsi inutile” all’uomo superbo che si è fatto egli stesso Dio, per aprire invece una via di salvezza e redenzione all’uomo povero, reso inutile scarto proprio dai novelli salvatori del mondo che hanno risposte per ogni problema, che auspicano una super religione universale senza nessun Dio che divida e una super nazione mondiale senza diversità e disuguaglianze, un ordine planetario da raggiungere sacrificando la libertà individuale e la verità assoluta sull’altare dell’armonia, come anche il Papa è sembrato auspicare parlando con linguaggio politicamente corretto, a politici e religiosi nel recente viaggio in Miammar, la ex Birmania.

Ho trovato su una rivista i consigli di un giornalista a noi credenti per essere più integrati, più collaborativi, più armonizzati col mondo moderno. Scriveva questo giornalista: “Voi parlate troppo spesso della salvezza di Cristo, ma c’è un abisso fra l’ammirazione per Gesù grande profeta ed il credere che egli è Dio. Il suo messaggio di amore e di giustizia è l’unico che può salvare l’umanità dall’egoismo, dall’odio, dalle guerre. Ma non c’è bisogno di credere che Gesù è Dio e obbedire alla Chiesa per voler bene al prossimo. Per cui, se Gesù mi dice di aiutare i poveri, di perdonare le offese, di educare i figli all’onestà e all’amore, mi sta bene, cerco di fare anch’io così. Ma se la Chiesa, a nome suo, mi impone molti altri precetti e divieti, la grande maggioranza degli italiani, pur battezzati, non la seguono più. Per cui datemi ascolto, parlate dell’amore come ispirazione per la nostra vita e avrete ampi consensi, ma lasciate perdere che Gesù è Dio e che la Chiesa parla a nome suo: sono concetti discutibili che suscitano divisioni e sentimenti di integrismo in chi crede”.

Un consiglio dato col cuore, per il nostro bene. Un invito a farci più moderni per salvaguardare la nostra sopravvivenza e visibilità in questo mondo. Un appello a lasciare perdere le nostre convinzioni di fede più antimoderne, che parlano di redenzione, di salvezza, di vita eterna, di giudizio di Dio, di paradiso e inferno, per poter aver ancora voce nella nuova religione umanitaria che sta nascendo. Io i consigli di questo onesto giornalista non li accetto, anche se ciò comporterà in futuro assumerne le conseguenze, che non sono molto lontane dal coinvolgerci. Già il nuovo corso avanza e che tristezza vedere già in qualche nostro paese i segni della fede natalizia rifiutati perché disturbano gli altri credenti e gli ex credenti, o le chiese usate per manifestazioni blasfeme spacciate per arte moderna, o alcune nostre parrocchie che ospitano nei luoghi di culto la testimonianza di chi sempre si è dichiarato abortista, ma in sintonia col Papa sui migranti, oppure vescovi e teologi che celebrano con enfasi Lutero, iniziatore dello scisma protestante, come fosse un santo, oppure il giornale della CEI che ospita un vignettista che mai ha smesso di dichiararsi ateo messo lì a rallegrare l’Avvenire della chiesa italiana. Certo ad alcuni queste cose potranno apparire quisquiglie, casi sporadici, cose estranee alla nostra religiosità italiana perché succedono all’estero. Ma solo per rimanere in tema, provate un po’ a chiedervi cosa intende la nostra gente per “Natale”, cosa credono di Gesù i nostri ragazzi e giovani, come si pongono le nostre mamme e i nostri papà di fronte alla Verità rivelata che Gesù porta e che è alla base delle nostre scelte e decisioni? Scoprirete forse che anche per voi in fondo per fare Natale non è poi così necessario Dio e i suoi comandamenti. Constaterete che anche alla Messa di Mezzanotte di Gesù luce del mondo si può fare a meno perché le luminarie già bastano. Potrete ammettere senza problema che anche del calore del bue e dell’asinello nel presepio possiamo fare a meno, perché tanto per alcuni giorni ci sono i buoni sentimenti a commuoverci e sul sagrato non mancherà certo il vin brulè a scaldarci i cuori. O Signore Gesù, non smettere mai di farti Dio inutile anche a noi che credendo in Te ci sentiamo sempre più “scarti” di questo mondo moderno.

Don Francesco


 

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