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Suor ROSINA MAGGIORI

suor rosina

Brescia, 31 dicembre 2017

“Per fede Abramo, chiamato da Dio,
obbedì partendo per un luogo
che doveva ricevere in eredità.”
Eb 11,8

Carissime, suor Rosina, ieri pomeriggio, all'ora dei Primi Vespri della Festa di oggi, dedicata alla Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, è partita “per il luogo che doveva ricevere in eredità”.

È partita carica di anni, compiendo il lungo tempo dell’attesa.

La vita di suor Rosina aveva conosciuto molte partenze: una aveva segnato la sua vita, per sempre: quella da Ossimo Inferiore, suo paese natale, verso il convento di Cemmo.

L'incontro con le Suore Dorotee aveva infatti dato voce al desiderio di consacrazione che il Signore aveva posto nel suo cuore e al quale altre ragazze sue amiche avevano già risposto.

Quella partenza è stata la prima di molte altre: basta scorrere la sua scheda anagrafica per comprenderlo: suor Rosina “è partita” ogni volta che ha accolto nella fede l’invio a una nuova comunità e ogni volta che nella fede le ha lasciate, affidando affetti, relazioni coltivate, impegno profuso, germogli che stavano spuntando alla potenza di Chi può far crescere e dare vita anche là dove a noi sembra impossibile.

Suor Rosina ha vissuto in piccole comunità e in altre più numerose, in città e paesi, in pianura, in montagna e al mare, in Italia e all’estero; a servizio di opere impegnative e a disposizione di realtà semplici, quali scuole materne, parrocchie...

È passata da una realtà all'altra con una grande duttilità e flessibilità, qualità umane cui oggi guardiamo perché necessarie in un tempo in cambiamento e che in lei erano frutto dell’obbedienza al Signore alla cui volontà nulla voleva anteporre.

Spesso suor Rosina ha avuto nelle comunità l’incarico di guardarobiera: stirava tutto alla perfezione, ma quando si trattava della biancheria della chiesa direi che stirava con devozione.

Con gioia disponeva sull’altare le tovaglie da lei predisposte; con sano orgoglio offriva ai sacerdoti camici e cotte dagli alti pizzi e raffinati ricami, stirati e inamidati a regola d’arte.

Suor Rosina aveva grande stima per i sacerdoti e per il loro ministero e lo esprimeva anche con la cura per i paramenti che avrebbero indossato. Era il suo apporto perché le celebrazioni parlassero di “Bellezza” al cuore dei fedeli. Nella persona dei sacerdoti poi, vedeva la persona di Gesù.

Vedeva la persona di Gesù anche nei malati e anziani che andava a visitare nelle loro case; la vedeva nei piccoli che accoglieva alla scuola materna, che prendeva in braccio nel momento del distacco dalla mamma, che accudiva nei vari momenti della giornata, in aiuto alle insegnanti.

Suor Rosina è stata una donna attiva, energica, precisa. Si può dire anche che era ambiziosa nel senso più positivo del termine: aveva cura della sua persona, del modo con cui si presentava; non era mai sciatta; nel suo modo di essere e di fare cercava di dare il meglio.

Poi è venuta la malattia e suor Rosina, docilmente allenata all’obbedienza, si è lasciata persuadere che era tempo di ritirarsi... È partita ancora una volta, prima per Capodiponte, poi per Brescia.

Poi... il tempo del lungo silenzio, dell’immobilità, del comunicare solo con gli occhi scuri, vivi. È stato lungo il tempo dell’attesa.

Non ci è dato conoscere cosa è avvenuto nel cuore di suor Rosina: è mistero, luminoso solo agli occhi di Dio.

Possiamo però immaginare che suor Rosina ha vissuto l’assenza, il vuoto di comunicazione con l'esterno, come luoghi di attesa.

Il Vangelo di oggi che presenta il vecchio Simeone e la profetessa Anna, molto avanzata in età che non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno, ci offre una chiave interpretativa di questi ultimi anni di suor Rosina: anche lei perseverava nel tempio, nel tempio del suo corpo.

L’apostolo Paolo, infatti, ci ricorda che siamo noi il tempio di Dio e che il suo Spirito ci abita (cfr. 1 Cor 3, 16-17). Possiamo ben credere che suor Rosina ha vissuto il lungo tempo dell'attesa nella fede, rimanendo costantemente nel tempio del suo cuore, abitato dalla presenza di Dio. E ora che è entrata nel luogo della sua eredità, può lodare Dio.

Nella lode sono sicuramente presenti sorelle ed operatrici che le hanno dedicato attenzioni e cure; i familiari che amava e che le sono stati sempre vicini. Ha portato con sé quanti sono entrati nella sua vita.

Interceda per noi la grazia di saper attendere fiduciosi e pazienti il Signore che continuamente viene, di saperne riconoscere i segni, di cantare la sua lode.

È l'atteggiamento più vero con cui possiamo chiudere l’anno e aprirne uno nuovo.

Saluto tutte con affetto.

Suor Lucia Moratti
Madre Generale


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