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OMOSESSUALITÀ: come i cattolici possono accogliere i credenti LGBT

La Chiesa Cattolica, ormai, è sempre vista come retrograda, sessuofobica, assetata di potere ed anche nei nostri piccoli paesi da una parte si esulta per il Papa, dall’altra si spara a zero verso la Chiesa. Alcune critiche non sono del tutto infondate, ma come cristiani siamo chiamati ad essere accoglienti verso ogni fratello, senza adeguarci al dogma del “così pensano tutti”.

froci e culi

La Chiesa cattolica è stata criticata da molti, inclusi alcuni dei propri seguaci, per la sua risposta pastorale alla comunità LGBT. (LGBT è una sigla utilizzata come termine collettivo per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender).

Tra i sacerdoti cattolici, uno dei critici più espliciti del messaggio della Chiesa in materia di sessualità è padre James Martin, un gesuita americano. Nel suo libro "Building a bridge", pubblicato all'inizio di quest'anno, egli ripete la critica corrente secondo cui i cattolici sono stati aspramente critici dell'omosessualità ma nello stesso tempo trascurano l'importanza dell'integrità sessuale tra tutti coloro che vivono in questa condizione.

Padre Martin è corretto nell’affermare che non ci dovrebbe essere alcun doppio binario riguardo alla virtù della castità, la quale, per quanto sia impegnativa, fa parte della buona notizia di Gesù Cristo per tutti i cristiani. Ma per tutti i non sposati (a prescindere dalla natura delle loro attrazioni) la castità fedele richiede l'astensione dal sesso.

Questa ad alcuni potrebbe sembrare un'esigenza troppo elevata, soprattutto oggi. Tuttavia sarebbe contrario alla saggezza e alla bontà di Cristo se Egli chiedesse qualcosa che non può essere compiuto. Gesù può chiamarci a questa virtù perché ha fatto i nostri cuori per la purezza, proprio come ha fatto la nostra mente per la verità. Con la grazia di Dio e con la nostra perseveranza, la castità non solo è possibile, ma diventa anche la fonte della vera libertà.

Non abbiamo bisogno di guardare lontano per vedere le tristi conseguenze del rifiuto del piano di Dio per l'intimità e l'amore umano. La liberalizzazione sessuale che il mondo promuove non mantiene ciò che promette. Piuttosto, la promiscuità è la causa di tanta sofferenza inutile, di cuori spezzati, di solitudine e del trattare gli altri come un mero oggetto di gratificazione sessuale.

Nella espressione della sua carità pastorale la Chiesa, come una buona madre, cerca di proteggere i propri figli dal male del peccato. Perciò nel suo insegnamento sull'omosessualità, essa guida coloro che vivono questa condizione distinguendo le loro identità dalle loro attrazioni e azioni. In primo luogo ci sono le persone stesse, che sono di per sé buone perché sono figli di Dio. Poi ci sono le attrazioni dello stesso sesso, che non sono peccaminose se non volute o seguite, ma sono comunque in contrasto con la natura umana. E infine ci sono i rapporti fisici tra persone dello stesso sesso, che sono gravemente peccaminosi e dannosi per il benessere di chi li pratica. Alle persone che si identificano come membri della comunità LGBT è giusto che si dica loro questa verità, nella carità, specialmente da parte dei sacerdoti che parlano per conto della Chiesa su questo complesso e difficile argomento.

La mia speranza è che il mondo ascolti molto di più le voci di quei cristiani che sperimentano le attrazioni dello stesso sesso e hanno scoperto pace e gioia vivendo la verità del Vangelo. I miei incontri con loro sono stati per me una benedizione e la loro testimonianza mi ha commosso profondamente. Questi uomini e donne testimoniano il potere della grazia, la nobiltà e la capacità del cuore umano e la verità dell'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità. In molti casi essi hanno vissuto lontano dal Vangelo per un certo periodo ma sono stati poi riconciliati con Cristo e la sua Chiesa. Certo le loro vite non sono facili né prive di sacrificio e le loro inclinazioni per lo stesso sesso non sono state vinte, ma hanno scoperto la bellezza della castità e delle amicizie caste. Il loro esempio merita rispetto e attenzione, perché hanno molto da insegnare a tutti noi come accogliere e accompagnare i nostri fratelli e sorelle con autentica carità pastorale.

Card. Robert Sarah


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