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DON CAMILLO E IL ROSARIO AL CONFINE

Molti di noi si sono divertiti a guardare e riguardare i film di don Camillo. Anche il seguente racconto ci riporta a quelle atmosfere, forse un po’ nostalgiche, in cui tutto si “buttava in politica”, ma dove alla fine emergeva una gran voglia di amicizia e fraternità. Anche oggi sappiamo risvegliare le coscienze su questo desiderio?

don camillo

L’accusa di “rosario divisivo” era stata lanciata e don Camillo poteva prenderne atto sulle pagine dell’Eco dell’Appennino. L’aggravante era quella di occupazione di spazio pubblico con finalità mascherata di razzismo plurimo. Anche il vescovo, invece di difenderlo, aveva parlato di “ingenuità” del vecchio parroco di crinale, tanto per smarcarsi dalla faccenda.

Il fatto sta che a don Camillo era parsa una bella idea, dopo l’iniziativa polacca che aveva radunato più di un milione di persone a pregare ai confini della loro nazione. Così anche lui aveva radunato le sgranatrici ufficiali di rosario in dotazione alla parrocchia per replicare nel suo piccolo l’iniziativa. “Facciamo un bel rosario lungo le mura del nostro paese, per la pace e perché anche il Crinale riscopra le sue radici cristiane” disse don Camillo con le mani sui fianchi.

Il nucleo base delle sgranatrici era un reparto scelto, ma scarso numericamente. Per abbracciare il paese, considerando anche le curve, le discese e le salite, non sempre accessibili vista l’età media del manipolo, ci volevano rinforzi. In parrocchia si poteva radunare un altro po’ di fanteria, roba leggera però, tipo due chierichetti e qualche pensionato, ma bisognava andare oltre.

Allora pensò al suo amico-nemico. “Lei che è un pacifista caro Peppone, perché non sostiene e partecipa con il popolo al rosario per la pace che la parrocchia sta organizzando?”

Peppone non se lo fece ripetere e tuonò: “Questa non è pace, ma provocazione reazionaria e strumentalizzazione di santi e madonne”.

Don Camillo accusò il colpo, ma non si diede per vinto. Fece il giro casa per casa, sparse volantini ad ogni curva, al bar pungolò nel vivo la combriccola del tresette promettendo una prossima gita parrocchiale al mare.

E la sera corse dal Cristo dell’altar maggiore. “Don Camillo - disse il Cristo - tu ti agiti troppo…”. “Signore, se Voi non intervenite domani sarà un gran brutto giorno per tutti noi. Non si può nemmeno più pregare che qui la buttano subito in politica…”. “E tu don Camillo? Non la vorrai buttare in politica anche tu, vero? Non vorrai fare della preghiera una questione di numeri…? Perché a mia Madre non interessa la quantità, ma il cuore”. “Perdonatemi Signore, l’impeto mi ha preso la mano” - disse chinando il capo don Camillo.

Il giorno dopo era il gran giorno del rosario intorno alle mura del paese. Sul sagrato il reparto d’assalto delle sgranatrici era già schierato, c’erano anche due chierichetti, alcune famiglie e i pensionati della Confraternita del Crocifisso.

In tutto una trentina d’anime, sufficienti appena a coprire mezzo lato del paese. Don Camillo accompagnato dalla statua della Madonna di Fatima, cominciò ad incamminarsi verso la porta est, convinto che non contava il numero, ma il cuore. Attraversando la piazza però vide una folla. Uno squadrone di badanti polacche che attendeva per il rosario, forse erano cento, qualcuno diceva duecento, di certo erano sufficienti per coprire tutte le mura del paese.

Al parroco del crinale si aprì un sorriso e una lacrima scese, al punto che lo squadrone di badanti gli parve un reparto di cavalleria degli Ussari alati, alla cui testa si era posta la Desolina, la perpetua d’assalto che aveva mobilitato le truppe. A don Camillo sembrò riconoscere in lei Giovanni Sobieski III° che l’11 settembre 1683 sbaragliò l’esercito dell’impero turco-ottomano fuori dalla città di Vienna.

“Signore - disse don Camillo - il numero e la nazionalità non conta. Però risvegliare le coscienze non è peccato. Ave Maria…”

Racconto tratto dalla rivista "il Timone"


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