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La chiesa parrocchiale dei santi NAZZARO e CELSO

chiesa san nazzaro lozio

A partire dal 1300, i fedeli delle contrade di Laveno, Sucinva e Sommaprada dovevano recarsi nella chiesetta parrocchiale di Villa per ogni funzione religiosa. Tuttavia in Laveno c'era una cappella dedicata a San Rocco nella quale, in base a un lascito, il cappellano poteva celebrare un certo numero di messe all'anno. Sia per la distanza, sia per i non facili rapporti tra le frazioni, i Vicìni di Laveno, nel corso di quasi tre lunghi secoli, continuarono a chiedere alla curia vescovile bresciana di avere un sacerdote in pianta stabile e di potersi costituire in parrocchia autonoma. Nelle loro petizioni facevano presente che il disagio nel recarsi a Villa per le messe, i battesimi e i funerali era notevole e che, sovente durante l'anno, i malati e la maggior parte dei vecchi e dei ragazzi perdevano messa, massimamente nella stagione fredda.

Nella seconda metà del 1500, presso la curia vescovile maturò l'idea che la petizione degli abitanti di Laveno poteva essere esaudita. Durante la visita episcopale di Cristoforo Pilati del 1573 il delegato del presule promise per iscritto che avrebbe concesso l'istituzione della nuova parrocchia ed esortò i fedeli delle tre terre a costituire un'entrata di 50 scudi per il mantenimento del parroco. Si raccolsero solo 30 scudi, per cui si dovette rinunciare al rettore e accontentarsi di un prete a scavalco, un certo Giovanni Rivadossi di Borno, pensionato della Chiesa di Villa, che di tanto in tanto veniva a celebrare la messa per i più vecchi.

Il fatto che la curia vescovile avesse rilasciato una promessa per la costituzione di una seconda parrocchia a Lozio, significa che una chiesetta dedicata a San Nazzaro già esisteva, giacché una semplice cappella non sarebbe stata idonea a tale scopo. Tuttavia, non ci è dato di sapere con precisione se questo edificio sorgesse sul dosso dove è innalzata l'attuale chiesa secentesca, a mezza via tra le due frazioni di Laveno e Sucinva, o si trovasse sul sito della cappella di San Rocco, frutto forse di un ampliamento di quest'ultima. Si arriva così nell'anno 1652 quando il vescovo Marco Morosini affermava che si stava eseguendo laudabiliter la novam fabricam huius ecclaesie dove il termine novam non è ex novo ma sembrerebbe voler dire di nuova costruzione.

Nel 1584, venuto a mancare il vescovo Delfino, toccò al canonico vicario monsignor Francesco Buccelleni di emettere il decreto definitivo di separazione e di erezione in parrocchia autonoma. Il nuovo decreto fu emesso il primo aprile 1585.

chiesa san nazzaro lozio

Così lo riporta don Giovanni Melotti: “... A gloria e onore della SS. Trinità e della Beatissima Vergine madre di Dio, come anche delli Santi Nazaro e Celso, martiri per l'incremento del culto divino, come anche pel sollievo delle anime vostre spirituali, li luoghi di Laveno, Sommaprada, Socinva sopradetti, solamente in ordine allo ius ecclesiastico, come anche la chiesa dei Santi Nazaro e Celso sopradetta, con autorità ordinaria, cioè Episcopale, la quale abbiamo con ogni millior modo e portiamo con ogni ius, forma e causa, con la presente in perpetuo la separiamo, rimembriamo e la esentiamo dalla suddetta Chiesa Parrocchiale di S. Pietro e la medesima Chiesa dei SS. Nazaro e Celso la erigiamo e la costituiamo e facciamo in Chiesa Parrocchiale, con il fonte Battesimale, con il Cimitero e altre insegne parrocchiali”.

Il disegno della ricostruzione purtroppo non reca alcuna data, ma da alcune note documentali pare che l'edificio sia stato iniziato nella prima metà del 1600 e concluso nella seconda metà del secolo, sotto il parrocchiato di don Martino Pennacchio (1633-1673).

La pala dell'altare reca la data del 1675 ed è firmata da Antonius Moronus Luerensis (Antonio Morone da Lovere). L'altare maggiore venne rifatto nel 1765, mentre l'altare di San Giuseppe venne eretto nel 1799 da Giuseppe Nocci, grazie al lascito di don Giuseppe Pennacchio. Il penultimo concerto campanario risale al 1897-98, ad opera delle fonderie Luigi Cavadini di Verona, sotto il parrocchiato di don Andrea Pezzoni. Essendo caduta in rovina per lungo abbandono, la parrocchiale subì un imponente restauro nell'anno 1946 mentre era parroco don Maffeo Avanzini e l'anno seguente venne nuovamente consacrata. L'11 maggio del 2003, dopo il restauro apportato dalla ditta bergamasca Sabbadini, le cinque campane fuse dalla ditta Cavidini sono state ricollocate nella cella campanaria.

Fino a una ventina d'anni fa la chiesa parrocchiale dei Santi Nazzaro e Celso sorgeva isolata su un terrazzo naturale situato al di sotto dell'abitato di Laveno e al di sopra dell'abitato di Sucinva. Poi vicino alla chiesa sono sorti un centro residenziale per anziani e una serie di casette a schiera.

Lo spiazzo, sul davanti e sul lato sud-ovest è recinto con un muretto che contiene il dislivello del terreno, interrotto, all'altezza del centro della facciata, per dar posto a una ripida gradinata in pietra che sale verso il portichetto d'ingresso. Il portichetto, a protezione del portale, poggia su due piccole lesene e su due pilastrini in arenaria grigia di forma quadrangolare muniti di capitelli tuscanici. I tre archi del portichetto sono a pieno centro e sostengono la volta a vela. Il portale con architrave, in pietra grigia di Sarnico, presenta una cornice modanata e adorna di orecchioni ed è sormontata da cimasa con volute contrapposte. Ai bordi del pavimento, sotto il portichetto, è situata una scritta datata 1645, che testimonia come nel sottosuolo giacciano le ossa del reverendo Lorenzi in attesa della resurrezione. La lastra oggi è ridotta a metà della sua fattura e vi si legge la seguente scritta:

M
MI
RENTIS
IACENT
TIONEM
ORUM
ANTIA
IE MAI
CVL

così ricostruita

D. M.
REV. DOMINE
DE LAURENTIS
OSSA HIC IACENT
RESURRECTIONEM
MORTUORUM
EXPECTANTIA
OBIT MENSE DIE MAI
MDCVL

La facciata sud presenta un portale architravato liscio, mentre il portale della facciata nord è adorno di tre riquadri con rosoni. Entrambe le facciate laterali recano a livello del secondo ordine tre finestre rettangolari che danno luce all'interno della chiesa. Il campanile in pietra locale presenta un'ampia cella campanaria con archi a pieno centro contenente cinque campane ed evidenzia quattro merlature ghibelline a coda di rondine ai quattro angoli della copertura. Al centro del tettuccio svetta una croce metallica. L'interno è a navata unica, ampia ma bassa, suddivisa in quattro campate con volta a botte che poggia su un cornicione molto sporgente.

Sulla parete di destra o lato sud, la prima cappella è dedicata a Santa Cristina, la seconda contiene la statua del Sacro Cuore e la terza ingloba l'altare di San Giuseppe.

Sulla parete di sinistra o lato nord, il primo altare è dedicato a San Luigi, il secondo alla Madonna del Rosario. La statua della Madonna col Bambino è moderna. Le tele con quattro misteri del rosario sono state traslocate in sacrestia. Interessante è poi la cancellata secentesca in ferro battuto che chiude il battistero.

chiesa san nazzaro lozio

Nella terza campata, in luogo delle cappelle, sono situate sulla parete destra la cantoria con l'organo e una porta laterale che dà sulla canonica, mentre sulla parete sinistra vi sono il pulpito pentagonale con le specchiature in legno di radica e una porta laterale. Il presbiterio presenta volta a botte e al centro contiene un riquadro rettangolare affrescato, contornato da una artistica cornice in stucco. La volta della navata presenta finti archi traversi affrescati che la suddividono in campate dentro le quali si collocano i medaglioni dei santi protettori della chiesa.

L'altare maggiore è assai ricco, con paliotto a marmi colorati che reca al centro una cartella con cornice floreale in marmo bianco. La tribuna è realizzata a colonnetta, con una cupola composita a volute, sulla quale siedono cinque statuette di angioletti in marmo bianco. Nell'interno della tribuna sono collocate altre due statuette di angioletti che sostengono il ripiano che ospita l'ostensorio.

Di rilievo è la cornice della pala, realizzata in legno intagliato, dorata e colorata, con cariatidi che fungono da lesene, sormontata da due volute che ospitano ai lati due statue di angeli, mentre al centro una cimasa rettangolare contiene il busto del Padreterno benedicente.

La sensazione che si ha entrando in questa bella chiesa è che l'uomo con la sua esuberanza e i suoi mille difetti si sente intimorito di fronte alla maestosità di tale opera. A tanti viene spontaneo abbassare il capo, meditando sulla loro povertà d'animo di fronte alla grandiosità del mistero della fede.

Storia e arte hanno avuto percorsi diversi con il susseguirsi delle generazioni e oggi lo spirito è ben diverso da quello di un tempo. A distanza di quattro secoli sono cambiate molte cose. Una volta il sacerdote era sempre vicino alla sua gente, aveva il suo carisma e in lui si aveva un punto di riferimento e di ascolto. Le chiese erano quasi sempre piene e anche l'animo di ognuno era maggiormente rivolto alla contemplazione di Dio e dei santi e alla meditazione della vita dopo la morte. In questi ultimi decenni si può dire che le chiese si siano svuotate; il ritmo forsennato dei tempi moderni lascia poco spazio alle cose dell'Altissimo. Ci si ritiene essere superiori, ognuno con il proprio ego in primo piano e per tutto il resto c'è indifferenza. Ci si ricorda solo quando c'è una malattia o si è in fin di vita e si invoca “Madonna mia” e “Dio mio”.

A questa constatazione mi è stato risposto che non è mai troppo tardi per pentirsi e che il Signore accoglie tutti nella sua divina misericordia. Ci sono troppe notizie anche quelle non buone: il clero manifesta tanti scandali e la chiesa con grande coraggio è costretta ogni tanto a fare mea culpa e chiedere perdono. L’uomo, per sua natura, è soggetto al peccato e il celibato sacerdotale è un fardello troppo pesante: sono pochi quelli che riescono a non soccombere al richiamo fascinoso del male. E poi c'è la mancanza di vocazioni: i pochi sacerdoti con tutta la loro buona volontà sono gravati da notevoli impegni per assolvere alle loro funzioni e per accontentare il popolo di Dio.

Concludo dicendo che questa magnifica chiesa rimane chiusa molto spesso durante l'anno: è aperta ai fedeli solo le domeniche di luglio e agosto, a Pasqua e per i riti funebri.

Fortunato D’Adamo


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