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IL PAPA, SCALFARI E LA NEGAZIONE DELL’INFERNO

papa e scalfari

Dell’inferno non si parla molto volentieri, ma questo tema è venuto alla ribalta il 29 marzo di quest’anno, Giovedì Santo, allorché il noto giornalista Eugenio Scalfari, 93 anni suonati, su Repubblica ne ha parlato riportando, a suo dire, il pensiero stesso del Papa. La cosa ha fatto sensazione perché, alla domanda del giornalista su dove vadano le “anime cattive” e “in che modo siano punite dopo la morte”, il Papa avrebbe affermato che “le anime peccatrici non vanno all’inferno, ma semplicemente scompaiono”. Ciò sarebbe la negazione dell’inferno ed espressa così questa affermazione è una eresia per la fede cattolica. E se la dice Scalfari ci si può ridere sopra, ma il giornalista ha affermato senza incertezze che è lo stesso Papa ad averglielo detto.

C’è da credergli? Il Papa può aver detto una cosa simile? A giudicare dalla smentita della sala stampa vaticana il Papa non ha detto questo ed il giornalista ha espresso solo delle sue convinzioni. Tuttavia l’insistenza di questi colloqui, poi trascritti a memoria come interviste, concessi a Scalfari, il quale già altre volte ha travisato le parole del Papa, lasciano dei dubbi sul vero pensiero del Vescovo di Roma, così aperto al mondo e disponibile a dialogare, se non anche accogliere, istanze molte volte assai lontane dalla millenaria fede cristiana.

Certo l’idea dell’inferno, di un Dio che destina al fuoco eterno mette a disagio Papa Francesco perché è molto difficile che i suoi uditori, persone semplici ma anche persone ben istruite e con sensibilità moderna possano accettare un Dio che si comporta assai diversamente da come si dovrebbe comportare un padre di oggi, cioè con amorevolezza, comprensione, benevolenza, misericordia, senza punire anche davanti al grosso errore. Così infatti deve essere nell’immaginario collettivo dell’uomo moderno un padre in carne e ossa, e anche Dio di conseguenza. È il pensiero della cultura atea di oggi (che pretende di dettare lo stile di comportamento agli uomini moderni e a Dio, nel quale neanche crede) una cultura che non di rado trova sponda anche tra chi, nella Chiesa, con franchezza dovrebbe confermare nella retta fede i credenti.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo all’inferno invece è chiaro e afferma che “le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli Inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, il fuoco eterno”. Queste espressioni impressionano e certo disturbano l’animo pacifico delle persone che non pensano più al futuro dopo la morte. Tuttavia corrispondono alla verità di fede della Chiesa Cattolica riguardo a ciò che accade alle anime che muoiono in peccato mortale, volutamente senza pentimento, nel rifiuto continuato di Dio.

Le “anime cattive” come le chiama Scalfari non scompaiono affatto nel nulla ed anche se sentire affermare questo fa male, l’inferno esiste davvero. Del resto nel Credo, la nostra solenne professione di fede, si ricorda chiaramente che Gesù “fu crocifisso, morì, fu sepolto e discese agli Inferi”. Ed il Catechismo aggiunge spiegando che “Gesù è disceso agli Inferi (luogo di oblio per gli Ebrei, ma non per i cristiani) non per liberare i dannati, né per distruggere l’inferno della dannazione, ma per liberare i giusti che lo avevano preceduto nella morte”.

E in cosa consiste l’inferno? A dispetto di Scalfari è lo stesso Papa Francesco che lo dice. “L’inferno consiste nell’essere lontani per sempre da Dio, che dà la felicità” ed “è una scelta nostra, più che la condanna di Dio”.

L’inferno è volersi allontanare da Dio perché non si vuole l’amore di Dio. L’inferno dunque non è né uno spazio, né un luogo; è invece lo stato dell’anima che si trova lontana da Dio e in contrasto con Dio. Ciò è come lo stato di disperazione in cui si trova chi odia con tutto sé stesso una persona, uno stato senza misericordia, lo stesso stato in cui si trova il demonio che vive l’inferno, cioè la lontananza eterna dalla fonte dell’amore, che è Dio. Questa lontananza non la impone Dio, ma la scelgono gli uomini con le loro azioni, con le loro decisioni, perseverando nel fare il male senza pentimento, col rifiuto costante della salvezza di Dio, che equivale al rifiuto del perdono e della misericordia di Dio.

La nostra speranza è che nessuno abbia a fare questa scelta, che nessuno cerchi di proposito l’inferno, però se questa scelta l’ha potuta fare il demonio, la può fare anche un essere umano. L’inferno non è una condizione a cui Dio ci obbliga anzi, anche coloro che hanno compiuto gravissimi peccati possono essere salvi. Accettando la salvezza operata da Cristo si rientra nella possibilità di comunicare e tornare in comunione con Dio e ci si allontana dal baratro dell’inferno.

All’inferno allora ci va solo chi ci vuole andare. Dio non condanna nessuno all’inferno. È una scelta personale, come scelta personale è lasciarsi perdonare e salvare da Cristo Signore.

Cosa conviene allora per l’eternità? Cosa è meglio per la vita che verrà? Riflettiamo su questi argomenti perché il nostro destino futuro comincia già qui oggi, nel presente.

Don Francesco


 

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