Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno torna inizio

Cüntòmela IN COMUNITÀ

LA LUCE NEL CUORE

Medjugorie

Inizio il mio racconto dalla mia infanzia. Provengo da una famiglia di ebrei. Mia madre mi dice che da piccolo ero un bambino molto vivace, e per questo alla età di 3 anni ebbi un incidente che mi fece perdere la vista quasi totalmente. Le cose sono andate così. Nella piazzetta Paganora dove abitavo con la mia famiglia, vi erano i muratori per la costruzione di un fabbricato, io volevo rincorrere mio padre che andava al lavoro, ma ciò non era possibile e mio padre avendo constatato che la piazzetta era sicura, mi lasciò lì a giocare. Poco dopo io, per la mia vivacità, cascai dentro una buca di calce viva danneggiando gli occhi gravemente. I muratori, credendo di far bene, mi lavarono con l’acqua e il danno fu ancora più grave.

Dunque da bambino passai molto tempo in ospedale e questo è servito per il recupero di un minimo visivo che mi permise di frequentare la scuola elementare. Poi ci fu la guerra che ci costrinse a una certa prudenza, date le persecuzioni contro gli ebrei da parte dei fascisti e nazisti. In un primo tempo noi bambini ci rifugiammo a Verolanuova presso la filanda Cantoni, con la nonna Rebecca, mentre i miei genitori continuavano la loro attività nel negozio in corso Zanardelli a Brescia.

Dopo l’otto settembre ‘43 le cose si aggravarono e fummo costretti alla clandestinità. La scelta dei miei genitori cadde su una nostra cliente, Rita Zanchi di Rivarolo Mantovano, la quale ci accolse con molta carità mettendo a rischio la propria vita. La signora Rita si rivolse a don Primo Mazzolari il quale trovò il modo di procurarci documenti falsi: Benedetti al posto di Benyacar. In quel tempo mia madre era in attesa di un figlio e fu così che all’ospedale di Bozzolo nacque mio fratello Giorgio, naturalmente con il cognome falso.

L'intervento di don Primo Mazzolari fu provvidenziale e ci consigliò di frequentare la Messa domenicale per non creare sospetti su di noi. Fu così che io incominciai a pormi delle domande sulla celebrazione della Messa: mi chiedevo come mai nelle letture si cita Israele. Infatti ero convinto che la religione cattolica fosse in contrasto con l’ebraismo.

Poi ci fu un trasferimento rischioso a Milano, dato che la nonna Rebecca era ricoverata morente nella clinica San Camillo e fece in tempo a vedere mio fratello prima di morire il 26 giugno 44. Naturalmente noi fummo costretti a prendere in affitto un appartamento, sempre con il nome falso. Qui restammo fino alla fine della guerra, dopo aver subito un furto in pieno giorno da sconosciuti che certamente conoscevano la nostra condizione di clandestini e ne approfittarono.

Finita la guerra rientrammo a Brescia dove trovammo mio cugino che ci cercava. Mio cugino Giacomo è vissuto con noi sin da bambino. I miei genitori erano di cittadinanza Turca. Mio padre era venuto in Italia in cerca di lavoro, ancor prima di sposare mia madre, cioè nel 1926, mentre io sono nato nel 1930 dopo che i miei genitori si sposarono nel 1929. È una spiegazione necessaria per capire bene il mio vissuto.

A Brescia feci conoscenza con un sacerdote, don Renato Laffranchi, il quale si propose di darmi lezioni sull' Antico Testamento, dato che il Rabbino della nostra comunità si era rifiutato di darmi un’ istruzione perché non ero in grado di leggere. Io accettai e nacque una sincera amicizia.

Un giorno si venne a sapere che a Ghiaie di Bonate in provincia di Bergamo, ci fu una apparizione della Madonna il 13 maggio del 1944, e don Renato con gli amici della Parrocchia di San Francesco di Paola mi propose di recarmi sul posto per chiedere la vista. Io ero perplesso ma accettai pensando: al massimo sarà una passeggiata. Era il 16 ottobre del 1946, giunto sul posto incontrai Adelaide la veggente, la quale mi confermò di avere avuto la visione della Madonna. Io continuavo ad essere perplesso ma, mentre gli amici con don Renato iniziavano il rosario (che io non conoscevo), improvvisamente sentii una presenza davanti a me e non feci nemmeno in tempo a capire di che si trattava, che una luce interiore mi invase e in un attimo venivo a conoscenza della verità tutta intera: capivo chi era Gesù Cristo, chi era Maria, insomma la mia vita è cambiata in un attimo.

Assicuro che sentivo una pace, una felicità incredibile, mi dispiace se non riesco mai a trovare le parole giuste per descrivere una grazia così grande. Tornai a casa felice e lo raccontai ai miei: non l'avessi mai fatto!... Con mia sorpresa è successo il finimondo. I miei si infuriarono e visto che io non intendevo tornare in dietro dopo aver ricevuto un dono così grande, cercarono di parlare con don Renato affinché mi convincesse a cambiare il mio ideale, così lo chiamavano, ma in realtà era un cambiamento di vita.

Per abbreviare fui costretto a sofferenze per 4 anni, ma ormai Maria mi accompagnava e il 19 marzo 1950 ricevetti il battesimo clandestino a Tavernole sul Mella e il nome scelto fu Leone Giuseppe e Maria. Nella trattoria dove ci fu il pranzo incontrai quella che un giorno sarebbe stata mia moglie. Tutto questo sotto la guida di Maria Santissima: ora a fatti avvenuti ne sono convinto e non vi è ombra di dubbio. Infatti nacque una amicizia con la famiglia Fracassi e io mi trovavo spesso con i fratelli di Barbara la quale allora aveva solo 12 anni e quindi non potevo immaginare quale sarebbe stato il mio futuro. Gli interventi di Maria sono avvenuti di continuo nella mia vita. Ad esempio allora frequentai un corso di centralinista telefonico a Bologna sovvenzionato dalla amministrazione provinciale, ma al mio rientro a Brescia dopo aver fatto domanda di lavoro in tutte le aziende, i risultati furono tutti negativi. Ma un giorno al termine della Messa in Duomo, mentre ero intento a fare il ringraziamento, si avvicinò a me una signora e mi disse: “Sono la moglie del prefetto Temperini, posso fare qualche cosa per lei?” Al che io subito compresi che era un intervento di Maria. Bene! Spiegai la mia situazione, la signora parlò con il marito il quale mi mandò a chiamare e dopo 5 giorni io ero a lavorare in Fiat OM.

La mia vita dopo la conversione fu sempre una sofferenza, infatti quando Barbara giunse alla età matura io la chiesi in moglie, ma i genitori si opposero e passarono 12 anni per realizzare il nostro sogno.

Cerco di riassumere per non stancare i lettori.

Ci sposammo l’otto settembre del 1971. Ora mia moglie non è più in vita, ma abbiamo vissuto 44 anni in perfetta comunione. Dal mostro matrimonio nacque un figlio solo perché l’età non giocava a nostro favore. Devo dire che la mia Barbara fu pienamente d’accordo sul mio cammino di fede e anche qui devo dire che le grazie della Madonna furono molte, mi è difficile elencare tutto.

Ora se mi trovo a Borno è sempre un intervento di Maria. Infatti mia moglie si è aggravata e la soluzione era quella di portarla a Borno sola, ma la Madonna ha ascoltato le mie preghiere e si è trovata la possibilità di salire con lei.

Dopo 40 giorni mia moglie moriva e io restavo solo a Borno, e decisi di restarci, visto il trattamento a mio favore a dir poco meraviglioso.

Il 7 febbraio di quest'anno ho avuto una udienza con il Santo Padre il quale mi ha trattenuto per oltre 10 minuti e ho raccontato come è avvenuta la mia conversione. Anche qui vi è stato un intervento di Maria. Oggi io qui a Borno sono assistito giorno e notte, non mi manca nulla.

Leone Benyacar


<<< Viaggio a Medjugorie 

 Battesimi - Matrimonio - Defunti (Borno) >>>



Natale 2018

copertina cuntomelaNatale 2018
Clicca per ingrandire la copertina.

Natale 2018 - tutti gli articoli

S O M M A R I O

Don Francesco grazie

Benvenuto Don Paolo

Tempo di Natale

Cüntòmela in comunità

 

Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)