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don francesco grazie

SALUTO A BORNO

Dopo molti giorni da quando ho saputo del mio trasferimento da Borno e dalle parrocchie dell’Altopiano è arrivato il momento di salutarci. Il mio saluto però non vuole essere solo un condividere sentimenti che per me sono di serenità velata di tristezza e gratitudine. Il mio saluto vuole essere anche un verificare e riconoscere ciò che di bello, ma anche di mancante ho sperimentato in queste nostre comunità e lo faccio attraverso ciò che mi suggerisce la Parola di Dio.

don Francesco

Oggi il vangelo ci presenta i due discepoli che domandano a Gesù qualcosa di particolare, un privilegio “sedere alla destra e alla sinistra del Signore nella gloria”. Gesù rimane sorpreso, ma verifica se sono disposti a seguirlo fino in fondo al suo destino: “Potete bere il calice che io bevo; ed essere battezzati nel battesimo che io ricevo?”. Significa obbedire al Padre, fino alla croce, fino alla morte. E loro, pieni di entusiasmo dicono “lo possiamo”. Ma Gesù pur confermando che sarà così (“il calice lo berrete” - “il mio battesimo lo riceverete”), chiarisce che non è lui ad assegnare questi posti, che sono per chi sono stati preparati.

Chi sono questi già destinati? Non sappiamo, ma lo chiarisce un po’ Gesù nel rispondere agli altri discepoli, gelosi, che mormoravano. E Gesù dà un insegnamento sempre valido: chi governa le nazioni le opprime, ma tra voi non sia così; chi vuol diventare grande tra voi sia vostro servitore; chi vuol essere il primo tra voi sia schiavo di tutti. Servire allora diventa il verbo del discepolo ed anche del sacerdote che deve imparare a declinare questo verbo. Così pensando che anch’io ho ricevuto questo compito, ho provato a capire meglio cosa vuol dire questo “servire”.

Servire è ciò che ogni sacerdote deve fare anche se non è facile, perché è contro l’istinto che abbiamo dentro e ci vuole proprio una grande motivazione per provare a mettere in pratica questo comandamento. E questa motivazione forte sta in Colui per il quale ventisei anni fa ho messo in gioco la vita. Sta in Gesù.

Servire anzitutto il Signore e la sua volontà che per chi è prete è andare dove Lui vuole forzando la tentazione di restare dove si vuole. Anche noi come i discepoli dobbiamo saper seguire Gesù anche se stare con Lui vuol dire non sapere dove posare il capo la sera ed essere sempre pronti a levare le tende verso un altro villaggio.

Servire la Parola di Dio e servire i Sacramenti, senza sconti per ingraziarsi la gente e per amore della verità, in un combattimento quotidiano con la mentalità del mondo. Quanto è difficile dire dei NO quando vanno detti e riconoscere di aver sbagliato quando si è negato qualcosa a chi ne aveva diritto. Così talvolta è stato tra voi.

Servire le persone, scendendo dal piedistallo per avvicinarsi, senza scandalizzarsi, a giudicare le miserie umane, gli uomini e le loro storie. Misericordia io voglio e non sacrifici: ci ricorda il Signore. Quanto da imparare c’è ancora, soprattutto quando si ha a che fare con la storia, non sempre limpida delle persone.

don Francesco

Servire chiedendo scusa per gli errori provocati ed i peccati commessi, soprattutto per orgoglio e superbia, pensando di essere solo noi nel giusto. Non è mai troppo tardi per riconoscere il buono che c’è intorno e non è mai una umiliazione ringraziare chi ci aiuta nel ministero, colleghi sacerdoti, collaboratori, catechisti, volontari, membri di gruppi, come ce ne sono tanti nelle nostre parrocchie, anche se talvolta sembra troppo tardi.

Servire aprendosi al dialogo e alla collaborazione anche nell’ambito civile, con i sindaci, le loro amministrazioni, le associazioni e le tante realtà civili che ci sono sul territorio, favorendo la comunione: una comunione che è l’alito vitale del lavorare in armonia tra parrocchie, membri dei gruppi, sacerdoti, anche se la diversità invita più a distinguere e a separare piuttosto che ad unire e valorizzare le peculiarità di ognuno.

Alla fine non so bene se il bilancio dei miei anni tra voi sia stato positivo o negativo. Di certo ho imparato molto, soprattutto riguardo al saper “pazientare” così che nell’attesa maturassero le scelte, le decisioni importanti, e si sanassero i conflitti tra persone.

Ho maturato un aspetto importante del mio carattere che è la calma e la prudenza, contro la fretta e l’ansia che fanno compiere gravi errori. Ma quante volte è stato necessario “mandar giù” e trovare difficili giustificazioni a situazioni complicate prodotte spesso dal desiderio di prevalere.

Ho compreso più chiaramente che le piccole realtà hanno bisogno come le grandi comunità di attenzione e presenza del sacerdote, anche se i risultati o le risposte non sembravano apprezzabili. Così è successo che la tanta fatica è stata il più delle volte inaspettatamente ricompensata, con segni grandi e piccoli di riconoscenza.

Ora cambio parrocchia, ma non la motivazione dell’andare. Vi ringrazio per tutto quello che da voi ho ricevuto, confido nella vostra amicizia e, se vorrete, in qualche visita.

Mi accompagnerà il vostro ricordo e l’affetto che avete avuto per me e la mia mamma in questi anni trascorsi con voi sull’Altopiano, un luogo periferico per chi ama stare al centro dell’attenzione, ma centrale ed unico per chi cerca la serenità e la pace.

Don Francesco


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