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DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

IL CINEMA PINETA

cinema Borno

È stata accolta con entusiasmo la proposta del parroco di incontrare la comunità di Borno per parlare della delicata questione del cinema Pineta. E in effetti sabato 22 giugno la sala congressi era davvero gremita!

Il desiderio di don Paolo con questo incontro, è quello di condividere una riflessione preliminare sul futuro di questa struttura, che ha visto intere generazioni di bornesi – e non solo – varcare la domenica pomeriggio i suoi cancelli per assistere alle proiezioni cinematografiche, ai concerti di Viva la gente, o ai saggi dei bimbi dell’asilo organizzati dalle suore per la festa della mamma e del papà. Anche per questo – oltre naturalmente alle famose “uova” con cui don Ernesto incalzava negli anni cinquanta i parrocchiani a contribuire alla sua realizzazione – il cinema Pineta è un tema a cui tutti oggi siamo molto sensibili.

Prima di entrare nel merito della questione, don Paolo approfitta della serata per aggiornare la comunità sullo stato di avanzamento delle pratiche che riguardano l’importante intervento al tetto della chiesa e delle sue pertinenze (progetto iniziato a suo tempo da don Francesco, e illustrato con dovizia nel numero dell'Estate 2018 di Cüntomela). Un intervento necessario e urgente che, puntualizza il parroco, impegnerà la parrocchia in modo cospicuo (sono preventivati circa 400mila euro), benché ci si sia mossi per tempo per accedere ad un bando della Fondazione Cariplo che, se tutto andasse bene, porterebbe in cassa circa 150mila euro.

A questo proposito, molti si chiedono, secondo un comune quanto distorto pensiero, perché la Chiesa (intesa come ente) non provveda direttamente a sistemare i propri beni. Ci sono naturalmente dei fondi a cui è possibile attingere, ma è pur vero che la diocesi di Brescia conta circa 500 parrocchie ed è impensabile che essa possa assolvere economicamente agli innumerevoli interventi per la conservazione di tutti i patrimoni parrocchiali. Dunque, come del resto è sempre accaduto in passato, sono le comunità che mantengono, secondo le proprie possibilità e sensibilità, i beni della propria parrocchia. È dunque pacifico, precisa don Paolo, che la questione “cinema” vada affrontata tenendo conto di questo importante intervento e del fatto che la parrocchia e tanti bornesi lo stanno già da tempo sostenendo economicamente.

Chiarito questo punto, con la proiezione di alcune fotografie, don Paolo introduce il tema della serata. Di fatto oggi il cinema versa in uno stato di totale degrado. Dalla sua chiusura sul finire degli anni ’80 – dovuta all’impossibilità di affrontare le gravose spese necessarie per adeguarlo alle norme di sicurezza – non sono stati fatti interventi per conservarlo: le esigenze sul tavolo della parrocchia nel corso degli anni sono state tante e bisognava fare delle scelte. Inoltre, anche le abitudini sociali sono cambiate e la centralità di una sala cinematografica era di fatto venuta meno. Al momento, il problema maggiore è rappresentato dalle infiltrazioni di acqua dal tetto che hanno ammalorato pesantemente la zona del palco, della platea e del seminterrato. In molti punti la struttura è stata vandalizzata (porte forzate, vetri rotti), all’interno sono state divelte le poltrone, trasformando di fatto la platea in un deposito, sono state tristemente manomesse le macchine per le proiezioni. Insomma, il quadro attuale in cui versa è davvero deprimente. E la domanda che pesa come un macigno è: che fare ora?

L’idea di fondo, propone don Paolo, è provare a fare delle proposte concrete, che siano utili alla comunità di Borno, che siano realizzabili e che siano sostenibili. Nel fare questo, non vanno dimenticati anche alcuni aspetti tutt’altro che trascurabili: in parrocchia ci sono altre strutture, come la casa in via Gorizia, adiacente all’oratorio, le diverse chiesette e cappelle, la casa vecchia delle suore e molto altro. Per ciascuna di esse c’è un lavoro continuo di manutenzione, di cui non sempre si dà conto, ma che c’è e che richiede sempre un impegno economico consistente. E poi, fatto tutt’altro che secondario, ci sono le finalità della parrocchia di cui tener conto nel fare le proposte. Finalità che non sono evidentemente quelle di lucrare sui beni immobiliari di cui anzi, da sempre, essa si fa custode. Esse riguardano il bene della comunità, le sue reali esigenze pastorali, nell’ottica anche dei cambiamenti sociali oggi tanto repentini al punto che, quel che funziona ora, domani è già superato. Sempre con un occhio attento all’aspetto economico, poiché non ci si dimentica mai che le risorse della parrocchia sono frutto delle donazioni e dei sacrifici dei parrocchiani.

Da mesi, il Consiglio degli affari Economici - sollecitato da don Paolo che fin da subito si è mosso per conoscere la storia del cinema Pineta così da poter essere il più possibile “dentro” la questione – si è occupato di studiare diverse opzioni possibili sul suo futuro e dopo diversi incontri e scambi di pareri, si è giunti a metterne sul tavolo tre, quelle cioè che sono parse le più realistiche, se non proprio le più realizzabili. Eccole in sintesi.

cinema Borno

Opzione 1
Tipologia di Intervento: sistemazione del tetto, almeno quel tanto che basta per impedire le infiltrazioni e in attesa di ragionare sul da farsi (costo dell’intervento: 60 mila euro).
Benefici: conservazione di un bene a cui la popolazione è affezionata.
Limiti: rapporto costi/benefici molto alto; bene che va a sommarsi agli altri di cui non si sta facendo uso (vedi casa via Gorizia) e che gravano sulle risorse della parrocchia; vincolo della soprintendenza che entrerà in vigore fra 5 anni.

Opzione 2
Tipologia di Intervento: abbattimento con possibilità di recupero della volumetria (costo dell’intervento: circa 150 mila euro).
Benefici: risoluzione di tutti i problemi legati alla ristrutturazione (che non sono pochi); possibilità in futuro di realizzare una sala della comunità con accessi più agevoli e soprattutto con la necessaria dotazione di parcheggi; realizzazione di un parcheggio nel centro storico che assolverebbe certamente ad una effettiva necessità; si aggira il problema del vincolo della Sovrintendenza.
Limiti: il costo notevole che andrebbe perciò valutato in relazione ad un uso redditizio dell’area una volta abbattuto il cinema; il rammarico di non aver potuto salvaguardare un bene tanto caro ai bornesi.

Opzione 3
Tipologia di Intervento: attivare una sala della comunità. Una sala cioè, che oltre alla possibilità di proiettare con le tecniche moderne film, sia anche utilizzabile come auditorium e come teatro. Spesa ipotizzata: 1 milione e mezzo di euro.
Benefici: soluzione che assolverebbe alle finalità sociali, culturali e religiose; possibilità di accedere a bandi ad hoc che contribuiscono anche fino al 40% dell’investimento totale; che si tratti di ricostruire ex novo o ristrutturare l’edificio esistente, vi sarebbe la fierezza di aver conservato un bene importante per il paese anche dal punto di vista affettivo.
Limiti: costi per avviare un’indagine strutturale al fine di verificare se sia più conveniente abbattere o ristrutturare; pur immaginando di accedere ai fondi messi a disposizione dalla Regione e da altri Enti, restano sempre da coprire i restanti 900mila euro; la parrocchia – e quindi i bornesi – sono già impegnati a sostenere l’intervento sulla parrocchiale, quindi il reperimento di fondi sul territorio è difficile se non impossibile; la parrocchia, dei costi di realizzazione della sala non rientrerà mai: essa va vista come un investimento “su e per” la comunità e per questo serve che ci sia, non solo un suo profondo interesse alla sua realizzazione, ma anche la disponibilità economica e gestionale a sostenerlo; la fruizione della struttura non potrà avvenire prima di 8/10 anni dall’inizio dei lavori: a quel punto le esigenze sociali potrebbero essere assai diverse rispetto a quelle che ne hanno determinato la realizzazione.

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Alla luce di tutta questa complessità di elementi e situazioni, don Paolo apre il dibattito proponendo una serie di domande precise:
• vogliamo trasformare il cinema Pineta in una sala della comunità?
• siamo disposti a contribuire al suo rifacimento?
• c’è il desiderio di mettere in campo idee, tempo e risorse per la sua gestione?

Sono domande forti, ma del resto deve essere molto chiaro: la parrocchia non si sta prendendo a cuore il problema per sé stessa, per un suo prestigio personale o del parroco, ma per trovare una soluzione condivisa per il bene della comunità. La quale quindi deve essere protagonista di questo progetto e affermare senza se e senza ma “ci siamo, ci piace, ci lavoriamo”.

C’è però un altro elemento da tenere presente, che non dipende né dai bornesi né dalla parrocchia. Il parroco infatti non decide in autonomia sui beni che amministra, ma deve sentire il parere della diocesi che, nel caso specifico potrebbe dire: “Caro don Paolo, il tuo entusiasmo è encomiabile, ma prima sistema la chiesa poi penserai al cinema”.

Illustrato in tal modo il problema, il sindaco prende la parola sostenendo che, anche se l’impresa è complicata, a suo parere va vista come un’opportunità, come la possibile realizzazione di un sogno. Dal canto suo, non potendo mettere a disposizioni risorse economiche, garantisce però il supporto dell’Amministrazione Comunale affinché il cinema possa rinascere.

Fra i vari successivi interventi viene messa in campo l’opzione della vendita, alla quale don Paolo risponde con favore, senonché, dice, tutto dipende da che cosa viene costruito al suo posto. Non appartamenti, che a Borno proprio non mancano. Non negozi, visto che chiudono anche quelli che ci sono.

Seguono poi altri interventi che ribadiscono, da un lato la necessità del paese di dotarsi di una sala polifunzionale e proponendo dall’altro che si faccia valutare con una perizia l’idoneità statica della struttura così da orientare eventuali decisioni.

Non è mancata la provocazione di chi scrive di chiedere un impegno scritto sulla volontà di mettere denaro, testa e tempo per l’impresa. Una provocazione, appunto, comunque caduta nel vuoto.

Conclusi gli interventi e sulla base di tutte le sollecitazioni scaturite col dibattito, resta l’impegno di continuare a pensarci durante l’estate e di ritrovarsi a settembre, per fare il punto.

Don Paolo, nel ringraziare e salutare tutti i presenti, prescindendo da ciò che avverrà di questa struttura, invita a vivere quest’avventura così ricca di diverse e contrastanti opzioni in gioco, come un’occasione importante per trovarsi compatti nel fare il bene della comunità, nel rispetto del passato, ma con lo sguardo proiettato al futuro.

Emilia Pennacchio


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Estate 2019

 

Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)