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SPAZIO CULTURA

CADUTA DEL MURO DI BERLINO

muro di berlino

Imprevedibilmente 30 anni fa crollava il muro di Berlino; con esso cadde un sistema politico, che nel nome di Marx e di Lenin, era diventato una super-potenza mondiale, che con un regime poliziesco aveva violato la dignità e la libertà umane di tante persone e sostenuto energicamente l'ateismo.

Per capire l'importanza del crollo dell'impero sovietico, di cui la caduta del muro di Berlino è l'evento simbolo, dobbiamo ritornare col pensiero alla situazione europea a partire dal 1945 in poi.

L'Europa era uscita dalla tremenda avventura della seconda Guerra mondiale stremata e lacerata da orrori e gigantesche distruzioni. In seguito agli Accordi di Yalta, essa risultava divisa in due blocchi politicamente, militarmente e ideologicamente contrapposti. Questa spaccatura dell’Europa significò di fatto anche una divisione del mondo in due blocchi, l'uno contro l'altro armato e ambedue in possesso della bomba atomica; anzi in possesso di sempre più potenti bombe atomiche, allo scopo - si diceva - non di usarle, ma di dissuadere l'altro blocco dal far ricorso ad esse. Furono gli anni della cosiddetta "guerra fredda" e dell’”equilibrio del terrore".

L'impero sovietico (URSS ed i Paesi satelliti) sembrava solidamente installato, con apparati di partito ben strutturati e col sostegno di una efficiente Polizia Statale, oltre che di un imponente esercito militare.

Molti prevedevano che quel sistema politico sarebbe durato a lungo. Qualcuno diceva "per secoli". Sembrava un colosso intramontabile. In Italia, per accennare ad un dato concreto, l'On. Moro ed altri ad un certo punto si pronunciarono a favore del "compromesso storico" perché erano convinti che il comunismo sarebbe durato a lungo e, pertanto, ritenevano che, invece di combatterlo, poteva giovare di più venire a patti con esso e cercare di trovare punti di collaborazione.

Ebbene quel sistema politico nel 1989 crollò inaspettatamente, con sorprendenti esplosioni di esultanza che accompagnarono il rapido incalzare di quegli eventi, tanto che qualcuno parlò di miracolo (basti pensare alle parole del Presidente Havel). Era infatti umanamente imprevedibile quel crollo, e l'aspetto più sorprendente fu che esso avvenne senza una guerra, ma pacificamente, senza spargimento di sangue (eccetto i tristi episodi accaduti in Romania).

La Chiesa è molto cauta nel riconoscere l'avverarsi di un miracolo, anche se la fede cristiana crede nella possibilità dei miracoli e crede nella Provvidenza Divina, la quale, pur rispettando la libertà e la responsabilità umana, tiene nelle sue mani le sorti di questo mondo e veglia sulla storia. Chi crede sa che Dio opera invisibilmente nei cuori umani e nella storia e che la mano di Dio ha tanti modi per intervenire sia nei cuori che nel groviglio delle circostanze e delle coincidenze.

Non possiamo entrare nei misteri che solo Dio conosce, anche se è logico pensare che Dio non può essere rimasto insensibile di fronte alle intense preghiere e alle immani sofferenze dei moltissimi cristiani che furono messi a morte o perseguitati dal quel regime totalitario.

A noi mortali è dato soltanto di cercare spiegazioni razionali di quanto accadde 30 anni fa in Europa.

Gli elementi che influirono furono certamente molti. Ragionando dai tetti in giù possiamo dire che furono certamente decisive la presenza e l'azione nello stesso momento storico di:
- Papa Giovanni Paolo II, che veniva da un Paese satellite dell'Unione Sovietica e che con una forza incontenibile difese e proclamò il rispetto dei diritti umani e denunciò i mali e le ingiustizie;
- Gorbaciov, che nato ed educato nel comunismo e fatto carriera nel comunismo, quando giunse al vertice di quel regime, seppe riconoscere che nell'impero sovietico vi era qualche cosa che non andava e che doveva essere cambiato. Incominciò così a parlare di "perestroika": egli desiderava che il comunismo continuasse, ma per garantirne il futuro riteneva giusto fare delle riforme e apportare al regime qualche correzione e innovazione e lasciare più autonomia ai paesi satelliti;
- Solidamosc, il sindacato degli operai polacchi che diede la prima spallata contro il regime sovietico;
- Reagan, Presidente degli Stati Uniti, che attuò una politica forte e dura contro l'impero sovietico.

Se non si fossero trovati insieme questi 4 elementi fondamentali, difficilmente avremmo assistito agli avvenimenti del 1989, che trovarono nella caduta del muro di Berlino il loro evento simbolico.

Possiamo dire che i menzionati tre personaggi, più Solidarnosc, furono protagonisti di quel crollo, sia pure in modi e in misure differenti.

A preparare quel crollo contribuirono anche altri importanti fattori. Un elemento, che silenziosamente ma efficacemente influì nel creare le condizioni del crollo del sistema sovietico, va ricercato nei principi affermati nell'Atto Finale della Conferenza di Helsinki (1975).

Il colmo è che fu l'URSS, in nome anche dei Paesi del Patto di Varsavia, a prendere l'iniziativa di tale Conferenza, dedicata alla Cooperazione e alla Sicurezza Europea. La finalità a cui mirava il mondo sovietico con tale Conferenza era di consolidare il proprio dominio in Europa. Invece i principi affermati operarono in senso contrario e manifestarono così che le idee hanno una propria forza che alla lunga vince. Nel corso della Conferenza tutte le Delegazioni misero nei famosi "tre cesti" le loro proposte da discutere.

L'Italia e la Svizzera, a cui poi si unirono i Rappresentanti degli altri Paesi presenti, proposero che nell'Atto Finale di tale Conferenza fossero inclusi il riconoscimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali e l'impegno alloro rispetto.

Per intervento della Delegazione della Santa Sede fu inclusa anche la libertà dell'individuo di professare e praticare la propria religione, agendo secondo i dettami della coscienza personale.

Le Delegazioni orientali non si opposero e si limitarono a chiedere che non si parlasse solo di "religione", ma anche di "credo", cioè di convinzioni personali anche laiche.

Così nell'Atto Finale di Helsinki, gli Stati partecipanti si impegnarono solennemente a rispettare alcuni grandi principi e valori fondamentali: i diritti umani e le libertà fondamentali compresa quella di religione.

In quel momento i rappresentanti del Blocco Sovietico forse non si resero pienamente conto dell'influsso che di fatto quei principi avrebbero avuto, penetrando progressivamente nella mentalità delle persone e nella sensibilità dell’opinione pubblica con sviluppi imprevisti.

Quelle decisioni furono un atto di fondamentale e innovativa importanza.

Furono un passo verso un mondo più civile.

* * *

Papa Giovanni Paolo II che cosa disse in merito alla caduta del muro di Berlino? Egli ne parlò soprattutto nell'Enciclica "Centesimus annus”, che pubblicò in occasione del centenario dell’Enciclica Rerum novarum.

In tale documento il Papa afferma che "Il fattore decisivo, che ha avviato i cambiamenti" avvenuti in Europa nel 1989, è certamente la reazione alla "violazione dei diritti del lavoro”. Furono proprio gli operai ad iniziare, con i grandi moti avvenuti in Polonia in nome della solidarietà, l'attacco che portò alla caduta del sistema. Furono le folle dei lavoratori a delegittimare l'ideologia che pretendeva di parlare in loro nome.

Davvero curioso sbocco per un sistema che pretendeva di sostenere gli operai e di venire incontro alle loro aspirazioni!!!

Papa Giovanni Paolo II rilevava poi in tale Enciclica che alla caduta del blocco sovietico si arrivò mediante una lotta pacifica, portata avanti facendo uso delle sole armi della giustizia e della verità, e cercando di risvegliare nella coscienza anche dell'avversario il senso della comune dignità umana (Cfr. Centesimus annus n. 23).

Un altro fattore decisivo - diceva ancora Papa Giovanni Paolo II - fu l'inefficiente efficacia del sistema economico posto fino allora in atto. Tale inefficienza non si doveva tanto agli aspetti tecnici, ma piuttosto al non pieno riconoscimento del diritto all'iniziativa, del diritto alla proprietà e alla libertà nel settore dell’economia.

La lotta per la difesa del lavoro si collegò poi con quella per la cultura, per i diritti nazionali e per la vita morale delle Nazioni (Centesimus Annus n. 24).

Scavando ancora più a fondo nelle varie ragioni che influirono sui cambiamenti avvenuti nel 1989, Giovanni Paolo II affermava che la vera causa delle carenze del sistema era dovuta al vuoto spirituale provocato dall'ateismo, il quale aveva lasciato prive di fondamento le nuove generazioni e in non rari casi le aveva indotte, nell’insopprimibile ricerca della propria identità e del senso della vita, a riscoprire le radici religiose della propria nazione… Questa ricerca della propria identità rimase sempre viva nei cuori perché fu sostenuta dalla testimonianza di quanti, nella persecuzione e in circostanze difficili, erano rimasti fedeli a Dio. Il marxismo-bolscevico aveva cercato di sradicare Dio dal cuore umano, ma i risultati hanno dimostrato che non è possibile sradicare Dio dal cuore umano senza sconvolgerlo.

La conclusione del ragionamento del Papa in detta Enciclica è che, quando una società si organizza riducendo o addirittura sopprimendo la legittima sfera della libertà, il risultato è che la vita sociale progressivamente si disorganizza e decade (cfr. Centesimus annus n. 24).

Nell'elenco delle molte cause non va poi dimenticato che ci furono nel mondo sovietico anche episodi di cedimento all'interesse privato, conflitti di potere, incompetenze professionali, ingiustizie sia all'interno dell'URSS sia all'interno dei Paesi satelliti, la cui radice ultima era da cercarsi nell'abbandono dei valori umani, morali e spirituali.

La caduta del muro di Berlino rappresentò la fine di una notte. Una pagina di storia di rilievo mondiale era stata definitivamente chiusa.

Card. Giovanni Battista Re


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