Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

SANT’ANTÖNE DI PASTÙR e il CRISTO DELLA RUSSIA

s. antonio baita borno

Un giorno, girovagando tra le cascine poste sotto gli impianti di risalita, mi capitò di notare un piccolo dipinto murale. Dissi al contadino che c’era qualcosa che non mi quadrava in quell’immagine: sembrava più un san Francesco invece era dichiarato come “Sant’Antonio dei pastori”. Sant’Antonio era un abate e pertanto chiamava a raccolta i suoi fraticelli con la campanella e fin qui ci siamo. Questo santo è però il più ricco di segni di riconoscimento; oltre alla campanella, aveva il bastone ma con l’impugnatura a segno

Non mancava il fuocherello, in quanto guaritore di quel malanno che prende appunto il nome da lui “fuoco di s. Antonio”; ma era anche protettore degli animali piccoli, soprattutto del porcellino che spesso è raffigurato ai suoi piedi.

Inoltre, come abate, è solitamente raffigurato con una bella barba e abiti solenni. Niente a che vedere con quell’immagine murale.

Ma il contadino aggiunse che, in una cascina poco più sopra, era raffigurato il Cristo della Russia. Incuriosito, mi precipitai: era vero, sulla parete rivolta a est, c’era proprio un dipinto murale assai complesso. Come il precedente, era stato dipinto da Dante Ughetti (vedi scheda).

dipinti baita borno

SCHEDA DELL’AUTORE - Dante Ughetti comparve a Borno nel 1956. Era nativo di Pisogne e, come lui affermava e scriveva, era stato prigioniero in Russia dal 1943 al 1956: ben 13 anni.
I reduci di quelle campagne però sostenevano che lui in Russia non ci fosse mai stato, nonostante citasse esattamente date e luoghi. Come mai fosse rimasto in Russia così a lungo, rimane un altro interrogativo.
A Borno si inserì perfettamente, trovando lavoro come imbianchino (chiamarlo così però lo mandava su tutte le furie!) e come decoratore di facciate, soprattutto con paesaggi alpestri ma anche con argomento religiosi. Insomma lui si qualificava come pittore.
Si adoperò per riattivare il locale Gruppo A.N.A. e, come ricordano gli anziani, le prime tessere furono da lui firmate.

Il Cristo è crocifisso in modo assai originale, sul braccio orizzontale della croce posto all’altezza del ventre; attorno, gli strumenti della sua passione: flagello, spugna, lance. Il perché dell’originale raffigurazione è chiarito sul braccio orizzontale, posto in alto sotto il tradizionale INRI, con la scritta: “PER I SEPOLTI SENZA CROCE”: il riferimento ai dispersi in Russia la cui sepoltura, se mai ci fu, fu sicuramente caratterizzata dall’assenza della croce, è lampante.

Attorno alla scritta, le quattro nappe distintive delle divisioni, con la stella alpina. Tutto parla di quella tragedia e del teatro ove si svolse. Benché molto sfumato, è ancora possibile leggere anche il paesaggio, con pianure, leggeri rilievi, conifere e nubi minacciose.

Sono presenti tre stemmi che richiamano le divisioni coinvolte: Tridentina, Cuneense e Julia: purtroppo dei tre, è possibile leggere, anche se con estrema difficoltà, solo quello della seconda.

Solo la Tridentina riuscì a sfondare l’accerchiamento russo nella battaglia di Nikolajewka, cui seguì una tragica ritirata. Le altre due furono accerchiate e costrette alla resa.

L’ultimo stemma è dedicato alla divisione Aqui, che però non partecipò a quella spedizione, ma fu sterminata a Cefalonia; il suo stemma è ancora leggibile.

Francesco Inversini


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Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)