Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

PAROLA DEL PARROCO

Foto copertina

copertina

Foto in copertina
Angelo Bertelli, presidente del circolo Acli di Manerbio, tutti gli anni realizza presso la sede del circolo, via s. Martino 41, un presepio riproducendo luoghi del paese o visitati durante l'anno.
Che cosa c'entra con noi?
Ha realizzato in scala le 5 chiese parrocchiali dell'altopiano del sole e ha collocato in mezzo la natività. (Per proporzione rispetto alla pagina verticale, abbiamo fatto un taglio e un maldestro fotomontaggio per includere la chiesa di Borno)
Grazie Angelo, grazie al circolo Acli, bell'augurio per le nostre comunità. Un ponte tra l'altopiano del Sole e la bassa.

CAMMINIAMO NELLA GIOIA

panorama altipiano

Carissimi,

durante la prima domenica di Avvento sono state annunciate le Missioni Popolari che vivremo come “Tempo di Grazia” nelle nostre cinque parrocchie il prossimo anno. Abbiamo scelto come slogan “Con Cristo camminiamo nella gioia”.

Questo è l’augurio che rivolgo a tutti voi per il santo Natale!

Maria e Giuseppe andarono a Betlemme, all’apparenza per adempiere a un comando dell’imperatore. Fu molto più di questo: Dio aveva stabilito che lì dovesse nascere Gesù.

I pastori si misero in viaggio per andare a vedere ciò che era stato annunciato loro dagli angeli: “Oggi è nato in Betlemme un salvatore”.

I Magi seguirono quella stella in cui riconobbero un segno straordinario e non si arresero nella ricerca, nemmeno quando la stella sparì dalla loro vista.

Tutti arrivarono, per strade e in tempi diversi, e “provarono una grandissima gioia”.

Mi piace pensare che in questo Natale anche ognuno di noi, a modo suo, è in cammino verso Gesù che viene; un cammino che, facendoci convergere tutti verso Lui, ci aiuta a sentirci più vicini fra di noi, più amici, più fratelli.

Vinciamo allora le nostre pigrizie, superiamo senza scoraggiarci gli ostacoli, rimuoviamo dal nostro cuore la superficialità che troppe volte ci fa dire “lo so già” o “tanto non ne vale la pena”. Rallegriamoci invece per la presenza e la vicinanza di Dio alla nostra vita. Il cammino verso la grotta di Betlemme ci unisce, ci fa davvero sentire comunità.

Abbiamo salutato, nelle scorse settimane, le suore Dorotee di Cemmo che per 110 anni sono state presenza arricchente, viva e significativa nelle nostre comunità. In particolare abbiamo festeggiato suor Ida per i suoi sessant’anni di professione religiosa, la maggior parte dei quali vissuti a Borno.

A fine novembre abbiamo ringraziato Don Simone che, dopo nove anni di presenza tra noi, ha assunto il servizio di parroco nelle comunità di Malonno, Paisco e Loveno.

È normale avvertire la fatica del distacco da chi affrontava insieme a noi le cose di tutti i giorni; avvertire il peso che deriva anche dalla consapevolezza che, probabilmente, non avremo più un altro curato dell’oratorio, altre suore che si dedichino a tempo pieno alle persone sole, agli anziani, agli ammalati, all’educazione cristiana, oggi più che mai urgente, dei più piccoli, degli adolescenti, dei giovani. È dunque lecito e umano sentire un po’ di amarezza.

Anche in queste sfide, come in tante altre personali, famigliari, comunitarie dobbiamo continuare a guardare in alto, a confidare in quel Dio che si è fatto uomo per condividere le nostre fatiche, camminare al nostro fianco e riaccendere la speranza.

Mentre esprimiamo riconoscenza a chi ha dato molto alle nostre comunità, non ripieghiamoci su noi stessi, lasciamo che questa speranza produca germogli nuovi, guardiamo avanti come i pastori e in alto come i Magi, con la loro stessa trepidazione che poi si è trasformata in grande gioia davanti alla mangiatoia. E allora sì, continuiamo a camminare in quella gioia che è Gesù “Dio con noi” molto più forte di ogni difficoltà.

È l’augurio che faccio di cuore a tutti e a ciascuno.

Buon Natale!

Vostro don Paolo



È NATALE...

ADMIRABILE SIGNUM
significato e valore del presepe

Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui.

papa a greccio

È questo l’inizio della Lettera Apostolica firmata da Papa Francesco il 1 dicembre 2019 proprio a Greccio, dove San Francesco nel 1223 volle fare una sacra rappresentazione della nascita di Gesù, dando inizio ad una bella tradizione che lo stesso Papa ci invita a continuare soprattutto in famiglia, ma anche nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze…

Lo chiama “un esercizio di fantasia creativa” e ci ricorda che la stessa parola presepio deriva da quella mangiatoia (presepium in latino) in cui è stato posto Gesù; parola quindi densa di simboli e risonanze eucaristiche: Gesù si è fatto cibo, pane per gli uomini.

Ricordando le Fonti Francescane che narrano appunto l’origine del presepio, Papa Francesco scrive che questo “ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali. In modo particolare, fin dall’origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46)”.

Con linguaggio semplice e diretto, il Papa sembra poi eseguire degli zoom fotografici sugli elementi classici del presepio. Ecco il cielo, le montagne, i ruscelli, le pecore, i pastori a sottolineare che tutto il creato partecipa alla festa per la venuta del Messia. Il buio e le rovine di alcune case e palazzi sono “segno visibile dell’umanità decaduta, di tutto ciò che va in rovina, che è corrotto e intristito”.

I personaggi indifferenti vengono contrapposti ai pastori e ai poveri che tendono lo sguardo verso la grotta.

Bello il paragrafo dove ricorda che “spesso i bambini – ma anche gli adulti! – amano aggiungere al presepe altre statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici. Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina”.

Ovviamente questi zoom non potevano che convergere sull’evento e i suoi principali protagonisti: Gesù, Maria e Giuseppe, seguiti poi dai magi, stranieri affamati d’infinito.

È una lettera abbastanza breve e di facile lettura che, in certi punti, ripropone anche i ricordi e le atmosfere legate al presepe che tanti di noi possono custodire nel proprio cuore. È un invito a continuare a fare e contemplare il presepe non solo per tradizione o, peggio, per futili questioni identitarie, bensì perché esso “racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi”.

A cura della redazione



È NATALE...

E IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI

presepio eucaristia

Il prologo di San Giovanni ci parla del mistero dell’incarnazione in maniera eccellente, e fra le tante espressioni usate, la frase che mi ha sempre affascinato è: “Venne la luce vera, quella che illumina ogni uomo”.

Siamo in tempi difficili, dove spesso si sente la solitudine (soprattutto quando allontaniamo Dio dalla nostra vita), la confusione, la perdita di consapevolezza del valore dell’umanità e del nostro destino: tutto sembra essere oscurato. In questo contesto, la luce del mistero del Verbo incarnato diventa veramente un grande evento per noi. Dio si è fatto come noi per farci come Lui, cantiamo durante tutto il tempo di Avvento e di Natale, e invochiamo la sua venuta proprio con questa speranza. Dobbiamo ricordarci però che Dio ha già preso l’iniziativa e che tocca a noi rispondere.

Come incontrare oggi questa Luce che illumina ogni uomo? Maria nel mistero del Natale, con un gesto semplice, ci dà la risposta. Depone Gesù nella mangiatoia prefigurando l’offerta del del Pane di Vita e della Parola che illumina il cammino.

La luce che illumina ogni uomo oggi, è l’Eucarestia! Che bello vedere la chiesa piena nella notte santa di Natale di tutti coloro che hanno accolto l’invito dell’Angelo “Venite fedeli, venite adoriamo il Signore Gesù! Oggi è nato per voi il Salvatore!” Non lasciamo che questo invito sia solo per una volta l’anno, perché quell’Oggi non è solo il 25 dicembre, ma è la quotidianità. Ogni Domenica la Luce che illumina ogni uomo è a nostra disposizione, Gesù presente nell’Eucarestia, continua ad essere in mezzo noi ed entra in noi per riempire la nostra solitudine, riordinare le nostre idee confuse e disorientate, per farci riscoprire l’essere importanti e preziosi, per consolarci, per redimerci dal peccato e per rivestirci della sua luce cosi che possiamo essere “luce del mondo e sale della terra”.

Il mistero dell’Incarnazione con il mistero della Pasqua di Risurrezione è ciò che fa della nostra religione, la religione vera perché è fondata non dall’uomo ma da Dio stesso. Non potremmo dirci cristiani se non credessimo fermamente che Gesù è Dio fatto uomo. Tutte le altre religioni, pur contenendo tracce della Verità, sono solo sforzi dell’uomo alla ricerca di felicità e di libertà. La religione cristiana con il mistero dell’Incarnazione, rivela Dio all’uomo e porta l’uomo a Dio. Dunque è Dio che incontra l’uomo per dare a lui quella felicità e libertà che sazia e soddisfa in pieno. È il mistero di Dio che, per amore, viene ad abitare in mezzo a noi assumendo la nostra natura umana, condividendo gioie, fatiche e sofferenze. Ci chiede però di far passare attraverso di noi, la sua compassione e il suo amore gratuito, facendo diventare tutto quello che lui è per noi, il nostro modo di essere per tutti e tutto quello che ci dona, un dono per tutti.

Quindi come Lui ci libera dal giudizio di condanna perché ci perdona sempre e ci salva, dobbiamo essere liberanti, ma anche liberi dai giudizi di condanna perdonando a tutti di cuore, come Lui ci aiuta e ci ama, dobbiamo essere generosi di opere di carità verso chi è nel bisogno.

Il nostro Augurio si esprime nel desiderio che tutto questo si realizzi, per poter celebrare sinceramente il mistero dell’incarnazione, e vivere un autentico Natale. Buon Natale a tutti.

Don Mauro



È NATALE...

EUCARESTIA: IL NATALE OGNI GIORNO

presepiogreggio
Grotta del primo presepio - Greccio

Francesco d’Assisi, sentito il desiderio di vivere più intensamente il S. Natale del Signore Gesù, con l’aiuto di alcuni confratelli e il consenso del Papa, organizzò a Greccio una rappresentazione dal vivo della Natività. Molti di voi staranno pensando al solito racconto della nascita del presepio. È vero, ma solo in parte; perché S. Francesco non si accontentò di una, seppur commovente e bella, rappresentazione. Egli voleva vivere realmente il Natale e non solo guardarlo e ammirarlo.

Ed allora cosa fece di straordinario? Fece celebrare l’Eucarestia proprio in quel contesto “teatrale” facendo diventare quello che poteva essere solo una rappresentazione, un vero incontro con il Signore Gesù.

Capire quest’ultimo passaggio è importante, fondamentale per comprendere tutta la ricchezza di questo avvenimento.

Non un teatro, non una recita, non una semplice rappresentazione, ma l’incontro con il Dio che si fa uomo, con l’Eucarestia, presenza reale di Gesù Cristo.

Un fatto che, visto sotto questa luce, ci aiuta a valorizzare l’incontro con Dio che avviene in ogni Eucarestia, ci invita a collocare nel giusto posto ogni rappresentazione che dovrebbe aiutarci a vivere il Natale di Gesù proprio come san Francesco desiderava.

Ottimo fare il presepio, buona cosa addobbare a festa la casa e le strade, bello ritrovarsi con amici e parenti a vivere questo evento di gioia, però ricordando sempre che è lì, nell’Eucarestia, che troviamo e ritroviamo il Gesù vivo, cioè non una statuetta, ma il corpo reale di Gesù, la sua presenza, il suo affetto, il suo sostegno.

E così ogni Eucarestia può essere per noi un giorno natalizio in cui adorare, baciare, interloquire con il Divino bambinello: Gesù vivo che ci fa diventare una cosa sola in Lui.

E allora che sia davvero un Buon Natale di incontro con quel Dio che nasce ogni giorno, per tutti nell’Eucarestia.

I frati cappuccini del santuario dell’Annunciata



GRAZIE DON SIMONE

CONTENTO DI AVER FATTO PARTE PER UN PO’ DELLA VOSTRA STORIA

Messa saluto don Simone

Che cosa renderò al Signore
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.
(Sal. 115)

Lo scorso 24 novembre, celebrando l’Eucaristia di saluto nella solennità di Cristo Re dell’Universo, ho alzato il calice della salvezza e ho invocato il Signore per ciascuno di voi, ricordando i nove anni di servizio sacerdotale nelle comunità di Borno, Ossimo e Lozio.

Nove anni non sono pochi e per un semplice curato sono quasi un’eccezione. Per questo ringrazio il Signore che mi ha dato la possibilità di trascorrere in mezzo a voi un po’ più di tempo.

Ripensando al tempo che è passato, mi ritornano alla mente e al cuore tanti volti, tante esperienze, tante persone che mi hanno arricchito con la loro generosità, saggezza, pazienza e gioia di vivere. Desidero conservare tutta questa ricchezza e condividerla con quanti il Signore metterà sul mio cammino di sacerdote.

Con le stesse parole di San Pietro: «Non possiedo né argento, né oro, ma quello che ho te lo do: Gesù Cristo», sono contento di aver condiviso con voi prima di tutto il dono bello e grande della fede e spero, nel mio piccolo, di avervi aiutato con semplicità a desiderare sempre di più di stare con Lui, l’unico Signore e Salvatore, che si offre nel dono grande dell’Eucaristia, cibo che ci sostiene nel nostro pellegrinaggio sulla terra e nel tempo. Sono contento perché insieme a voi ho pregato bene! Sono contento di aver fatto parte per un po’ della vostra storia! Sono contento di aver imparato che la gente di montagna ha un cuore grande (forse perché più vicina a Dio)! Sono contento perché grazie alle vostre vite ho avuto di nuovo certezza che il Signore ci vuole bene!

Farò mie le parole di San Paolo: «Ringrazio il mio Dio ogni volta ch’io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù» (Fil 1, 3-5).

Messa saluto don Simone

Ci sono tante persone da ringraziare: i catechisti, gli animatori degli adolescenti, i collaboratori e i volontari degli oratori e delle parrocchie, tutti quanti si adoperano in vario modo per fare delle nostre chiese delle case accoglienti, le famiglie che ho avuto modo di incontrare, i più piccoli che mi hanno ricordato la bellezza della vita, i malati e gli anziani che rimangono preziosi per la loro preghiera, gli amici sinceri e preziosi. Tanti volti, tanti cuori! Il Signore ricompensi tutti personalmente per la vostra affettuosa amicizia. Davvero tutto è grazia!

Il Signore vi benedica e vi custodisca!
Faccia risplendere su di voi il suo volto
e vi faccia grazia!
Rivolga a voi il suo volto e vi doni la pace!
Così sia, per sempre!

Don Simone



GRAZIE DON SIMONE

DON SIMONE GRAZIE PER...

Messa saluto don Simone

Grazie don Simone per questi nove anni nella nostra comunità.

Grazie per quello che sei: le persone non valgono tanto per ciò che fanno, ma per quello che sono. Sei cristiano, sacerdote, mandato per annunciare Cristo con la parola e con la vita. La tua presenza, la tua parola, i tuoi esempi sono stati preziosi per il nostro cammino.

Grazie anche per quello che hai fatto: i tuoi talenti nel canto, nella cura della liturgia, nel dono ai ragazzi, nel gusto per il bello li hai messi a disposizione per le nostre comunità con sapienza e con amore facendoti guida schietta e decisa.

Un grazie mio personale: hai accompagnato le comunità lo scorso anno nel lungo periodo in attesa del nuovo parroco. Mi hai aiutato in questi mesi a conoscere persone e situazioni, ad imparare un poco a essere guida di queste comunità. Ti ringrazio per lo spirito di fraternità sacerdotale con cui mi hai accolto come parroco e della pazienza che hai portato per il mio carattere così diverso dal tuo.

Auguri di cuore per il nuovo cammino che ti aspetta. Il Signore ti chiama a servizio della stessa Chiesa e al suo servizio, ma in un’altra comunità. Sentiamo la bellezza di ciò che ci unisce nel Signore Gesù e da Lui lasciamoci guidare nel cammino.

Dio ti benedica sempre!

Don Paolo



GRAZIE DON SIMONE

LODARE DIO CON LA MUSICA

Messa saluto don Simone

È la notte di Natale del 2014. Uno sparuto gruppetto di persone si sistema sotto la cantoria dell'organo della nostra chiesa. “Sarà mica il nuovo coro parrocchiale” si bisbiglia fra i banchi “così pochi poi...”

Comincia così a muovere i primi passi il coro San Martino. Pur nel timore reverenziale nell’andare ad occupare un posto tanto prestigioso, due granitiche certezze ci hanno sostenuto: la seria preparazione del nostro maestro e il profondo desiderio di noi cantori di lodare Dio con la musica in un autentico spirito di servizio. Senza questi due valori avremmo fatto poca strada! E invece è stato un crescendo di sfide e di obiettivi superati: repertori all’inizio semplici, a una sola voce piano piano sono stati sostituiti dalla magia del canto polifonico. Tante volte ci siamo stupiti noi stessi dei risultati ottenuti!

Messa saluto don Simone

E allora don Simone, grazie! Grazie per aver creduto che dietro la ruvidità delle nostre voci c'era una morbidezza che prima o poi tu saresti riuscito a far venir fuori. Mai avremmo pensato di dirti grazie per la severità con la quale ci hai guidato. Ti confessiamo solo ora che spesso abbiamo pensato che fosse troppa. Ma un gruppo dove le donne rappresentano la maggioranza può facilmente trasformarsi in una miscela esplosiva se non tenuto in riga con mano ferma! I risultati ti hanno dato ragione. E infine grazie per la dedizione, la passione con la quale ci hai guidato in questi cinque anni.

L'auspicio è che tu possa continuare a coltivare anche a Malonno questo servizio che svolgi tanto bene. Per quel che ci riguarda, da parte nostra ti assicuriamo che le tue e anche un po' nostre fatiche non andranno disperse. Hai dissodato buona Terra l'hai arata e l'hai coltivata con tenacia: è un segno grande che lasci alla comunità di Borno. Non andrà perduto, stanne certo.

per il coro Emilia



GRAZIE DON SIMONE

IL CONSIGLIO PASTORALE DI BORNO E LE ASSEMBLEE DI OSSIMO E LOZIO

C’è sempre qualcosa da dire sui preti

Se il prete una volta parla dieci minuti più
a lungo: è un parolaio.
Se durante una predica parla forte:
allora urla.
Se non predica forte: non si capisce niente.
Se possiede un'auto personale:
è capitalista, è mondano.
Se non ha un'auto personale:
non è capace di adattarsi ai tempi.
Se visita i suoi fedeli fuori parrocchia:
allora gironzola dappertutto.
Se frequenta le famiglie: non è mai in casa.
Se rimane in casa: non visita le famiglie.
Se parla di offerte e chiede qualcosa:
non pensa ad altro che a far soldi.
Se non organizza feste, gite, incontri:
nella parrocchia non c'è vita.
Se in confessionale si concede tempo:
è interminabile.
Se fa in fretta: non è capace di ascoltare.
Se comincia la Messa puntualmente:
il suo orologio è avanti.
Se ha un piccolo ritardo:
fa perdere tempo a un sacco di gente.
Se abbellisce la Chiesa:
getta via i soldi inutilmente.
Se non lo fa:
lascia andare tutto alla malora.
Se prega in Chiesa:
non è un uomo d'azione.
Se si vede poco in Chiesa:
non è un uomo di Dio.
Se si interessa agli altri: è un impiccione.
Se non si interessa: è un egoista.
Se parla di giustizia sociale:
fa della politica.
Se cerca di essere prudente: è di destra.
Se ha un po' di coraggio: è di sinistra.
Se è giovane: non ha esperienza.
Se è vecchio: non si adatta ai tempi.
Se se ne va,
non c’è nessuno che lo sostituisca!

(www.lemissioni.net)

Messa saluto don Simone

A te, don Simone, che non sei un “parolaio”, ma un paroliere: un uomo capace, con le parole, di toccare nel profondo ogni cuore e di scuotere la nostra fede, a volte, sopita o confusa.

A te, don, che ci siamo abituati a veder gironzolare tra le nostre parrocchie, instancabile e “sempre sul pezzo”.

A te, don, che in confessionale concedi tempo, sempre prezioso e mai sprecato, attento nell’ascolto e ricco di buoni consigli. A te, don, che hai saputo abbellire le nostre chiese con gusto e delicata attenzione, insegnandoci che la Bellezza è un tramite per arrivare a Dio.

A te, don, che hai fatto risuonare questa Bellezza nelle voci dei tuoi coristi e dei nostri bambini, perché la musica, a sua volta, ci avvicina al Signore.

A te, don, che hai saputo guidare la nostra Unità Pastorale con spirito di servizio: siamo certi che l’Amore per le proprie comunità si manifesti anche attraverso le opere.

A te, dunque, caro don Simone, da parte del Consiglio pastorale di Borno, delle Assemblee parrocchiali di Ossimo e Lozio e di tutte le comunità dell’Altopiano, il più sincero e riconoscente GRAZIE per questi anni e un augurio di cuore per il tuo nuovo incarico di Parroco di Malonno, Loveno e Paisco. E, se è vero che c’è sempre qualcosa da dire sui preti, adesso che sei chiamato ad un’altra Missione, noi diremo sempre della tua testimonianza viva e autentica del messaggio di verità di Cristo.

per il consiglio pastorale Francesca Gheza



GRAZIE DON SIMONE

DON SIMONE GRAZIE E AUGURI

Messa saluto don Simone Messa saluto don Simone

Caro Don Simone,
in simili circostanze è difficile esprimere ciò che ognuno di noi avverte dentro di sè.

È triste dover fare un saluto ad un sacerdote che se ne va, perché per un prete lasciare il paese dove si è respirata per qualche anno la stessa aria ed aver condiviso le stesse esperienze di fede e di vita, è sempre un taglio doloroso per lui e per la comunità.

La verità è che il prete non “si appartiene“.

Se per un tratto della vita ha avuto come compagna una comunità, sa che non è per sempre, perché egli appartiene a Dio e in Lui conosce, ama e accoglie gli uomini.

Alla comunità e soprattutto ai catechisti lascia comunque un segno che resterà per sempre radicato in lui e in quelli che ha incontrato; anche a distanza di anni il ricordo nutrirà la sua e la loro fede plasmandone inevitabilmente la vita.

Il tuo contributo di sacerdote si è rivelato significativo per noi catechisti, soprattutto per la preziosa intensità delle tue omelie, per la tua preparazione nella predicazione, nelle celebrazioni, nella catechesi e negli altri momenti formativi in diverse occasioni.

Ora il Signore ti chiama ad una nuova tappa della tua vita sacerdotale, servendo come parroco la comunità di Malonno.

Messa saluto don Simone

Ti facciamo i nostri auguri accompagnati da intensa preghiera, perché, anche in quella parrocchia, il tuo servizio pastorale sia fecondo di bene.

Ti chiediamo di ricordarti sempre, nelle tue preghiere, di tutta le nostre comunità, ma specialmente dei tuoi catechisti.

Nel porgere i nostri veramente sentiti ringraziamenti, vogliamo inviarti un grande augurio e lo facciamo con un pensiero di Papa Francesco:

“Il Signore ed il suo popolo si parlano in mille modi direttamente senza intermediari. Tuttavia nell’omelia vogliamo che qualcuno faccia da strumento ed esprima i sentimenti in modo tale che in seguito ciascuno possa scegliere come continuare la conversazioni“.

Grazie Don Simone per tutto quello che hai fatto per i catechisti e in particolare per ognuno di noi in tutti questi anni condivisi.

Cesarina



GRAZIE DON SIMONE

CIAO DON SIMONE

don simone adolescenti

È strano pensare che questo ciao non sia il solito “ciao a domani”. Ma dopo nove anni, questo momento, quello dei saluti, dove tutti si emozionano, ricordano i bei momenti passati e si fanno venire un po' di magone, è arrivato.

Ci piace pensare però, che per noi sei stato più di un curato.

Sei stato per noi un amico con cui confidarci al bar davanti ad un caffè, un compagno con cui fare viaggi e avventure a tutte le ore, un “adulto” che ci ha coinvolto nelle attività per grandi nonostante fossimo tutti ragazzi.

Sei stato il cuoco che ci deliziava a tutte le feste organizzate dall’oratorio. Si ricorderanno tutti le favolose “Polpette di Don Simone”… Magari erano un po’ incasinate le feste, ma che concerti che ci siamo goduti con “I Luff” o gli altri gruppi!

Sei stato colui che ci ha portato al mare tutte le estati, che nuotava, giocava a beach volley o semplicemente passeggiava con noi. Non ci dimenticheremo le giornate a divertirci con i gonfiabili in piscina o la solita richiesta «chi gioca a beach?».

Non è semplice immaginare cosa voglia dire umanamente fare il lavoro del sacerdote. Arrivare un giorno in un paese nuovo, ricominciare da zero, conoscere tutti, farsi voler bene, sapere che negli anni seguenti ti affezionerai a delle persone, e che poi sarai costretto a lasciarle fisicamente.

Quando sei arrivato alcuni di noi erano ancora dei bambini, altri dei ragazzi un po’ più cresciuti. Ma con naturalezza ti sei inserito da subito nello scorrere delle attività già presenti. Hai dimostrato sin da subito, nonostante fossi qui da poco, di voler fare del bene a questa comunità. E lo abbiamo notato soprattutto noi giovani.

Messa saluto don Simone

Nel tempo che hai trascorso qui, oltre ad averci intrattenuto, ci hai insegnato il lavoro di squadra, l'importanza dell'amicizia, della condivisione e dello stare assieme. Oltre ad esserti inserito tu, sei riuscito anche a mettere d'accordo i più grandi, con i più piccoli, che poi sono diventati grandi anche loro. Siamo stati tantissimo tempo assieme, e chi più e chi meno, tutti ci ricorderemo delle esperienze ed emozioni che ci hai fatto vivere.

Ci rasserena sapere che con il cuore sarai sempre qua, al nostro fianco; che non ti dimenticherai di Borno proprio come Borno non si dimenticherà di te; che la distanza (che non è poi neanche così tanta) non cancellerà tutto quello che c’è stato.

Un poeta diceva “non bisogna piangere perché è finita, ma sorridere perché e successo”. Noi sorridiamo perché è successo, e sorridiamo anche perché sappiamo che non è finita, perché ci ricorderemo di te per tutta la vita.

Ti possiamo augurare tanta fortuna per la tua prossima missione a Malonno, anche se forse, con la forza, la passione, la fede e l’amore che porti dentro di te, la fortuna non sarà nemmeno così importante.

Sappiamo già però che sarai un buon parroco. Perché amerai la tua nuova comunità, ne sarai parte integrante, ne sarai pastore, e la metterai davanti a tutto.

Grazie ancora e tanti auguri Don Simone

Gli adolescenti



GRAZIE DON SIMONE

I GRAZIE E LE EMOZIONI DEI BAMBINI

Messa saluto don Simone

Grazie, don, di averci insegnato a pregare, a cantare e a partecipare alla Santa Messa.

La chiesa senza di te non sarà più così bella.

Il catechismo senza di te sarà più problematico...

Ti voglio bene, mi mancherai, mi dispiace che tu vada via. Un bacio

Ci sei sempre stato vicino, anche se non ci vedremo, sarà come averti accanto. Grazie!!!

Grazie per averci condotto sul giusto cammino. Grazie!!!

Don Simone mi dispiace di non vederti più, ma con te resterà Gesù. Con te resterà tutta Borno, nel tuo cuore più profondo, con te resterà la nostra chiesa e nella tua mente resteranno impresse tutte le cose che hai fatto a noi e neanche noi ti dimenticheremo. Ti voglio bene Don Simone

Caro Don Simone, mi spiace la tua partenza. Per me non eri un semplice prete, ma un maestro, un amico e soprattutto eri un maestro dell’amore. Ti porterò sempre nel mio cuore come una parte di me. Cari saluti e spero che ti adatterai presto a Malonno e non avrai troppa nostalgia di Borno e di noi.

Grazie per aver celebrato messa per 10 anni. Grazie per averci fatto la confessione. Grazie per aver perdonato i miei peccati. Spero di rivederti ancora. Ciao

Messa saluto don Simone

GRAZIE DON SIMONE

GLI ANIMATORI TI RIN “GREST” IANO

don simone con gli animatori

Eccoci qua Don Simone, dopo tutti i saluti e i ringraziamenti di tutta l’unità pastorale, anche noi animatori, con semplicità, ti vogliamo salutare con affetto e riconoscenza per quanto hai fatto per noi, e per tutti i ragazzi e bambini che hanno potuto divertirsi con noi grazie a te. Avremmo potuto raccontare tutti i campi scuola e i grest fatti insieme, potremmo girare un documentario o forse organizzare un musical che racconti tutto, ma crediamo che un momento particolare possa riassumere il tutto.

Ci riferimento a quando, in prospettiva dell’unità pastorale, anche i tre grest di Ossimo, Borno e Lozio, che prima erano sempre esistiti autonomamente, hanno dovuto fondersi in un unico GREST UNITO. Sappiamo bene che ci sono stati molti ostacoli e imprevisti, ma alla fine, attraverso un sano e impegnativo lavoro, siamo riusciti a creare una bellissima realtà che non solo unisce tre paesi diversi, ma che soprattutto continua a far esplodere sorridi e divertimento nei nostri bambini e ragazzi.

Noi stessi animatori, forse facendo spesso finta di scordarlo, sappiamo che il grest rimane una realtà molto gradita da tutti: probabilmente se i nostri bambini si divertono così tanto è proprio perché noi per primi ci divertiamo con loro!

Dietro a questa grande macchina ci sei sempre stato tu, che con la tua presenza hai saputo guidarci e indirizzarci nella giusta direzione. Il nostro è quindi un grazie sincero, è un augurio di poter organizzare ancora un campo scuola a Malonno o anche solo una gita.

A conclusione di tutto questo, ci rimangono alcune domande.

1) Chi ballerà con Don Mauro alla festa finale del grest del prossimo anno in maniera così naturale?

2) Non è che ci hai mentito? Forse ci hai detto di andare a Malonno, ma la tua vera destinazione sono i provini di “Amici” con Maria de Filippi?

In attesa delle risposte, ti ringraziamo di cuore e ti auguriamo un nuovo buon cammino, pieno di soddisfazioni, sorprese e qualche secchiata d’acqua dei tuoi nuovi animatori.

Ciao Don, AD MAIORA !

I tuoi animatori di Borno, Ossimo e Lozio

don simone con gli animatori

24-11-2019: don Simone S. Messa di saluto.



MISSIONE POPOLARE

LA MISSIONE POPOLARE, VERO AVVENTO DELLO SPIRITO SANTO

AVVENTO: tempo di attesa, tempo di Missione.

L’Avvento è arrivato e, ancora una volta, spalanca la nostra fede al mistero di Dio. Mistero carico di stupore, ossia di bellezza, visto che siamo posti nel cuore di un Dio che si è reso visibile, che si è fatto compagno di viaggio di tutti noi nella Parola fatta carne, ossia in quell’uomo stupendo, pienamente umano da essere divino, che è stato Gesù di Nazareth. Compagno di viaggio ieri, più di duemila anni fa, quando, appunto, la Parola di Dio, quella Parola che aveva fatto il mondo, si è fatta uomo tra gli uomini; compagno di viaggio per tutti noi oggi, visto che “quell’uomo” – posto in una mangiatoria a Betlemme, predicatore per le strade della Galilea, crocifisso al Golgota, non più ritrovato nel sepolcro alcuni giorni dopo la morte - è il Risorto, l’uomo nuovo, che ha amato sulla croce tutti e tutto, rinnovando l’intera creazione, assicurando un destino di eternità all’umanità e all’intero universo.

PREGHIERA PER LA MISSIONE

O Padre, nessuno può arrivare a Gesù se tu non lo attiri. Risveglia in noi il desiderio dell’acqua viva, del pane vero, della parola di vita eterna, di essere con Cristo che ci chiama amici.
Signore Gesù, abbiamo piedi, ma ci mancano strade vere, camminiamo senza orientamento e senza meta. Tu che sei la Via che conduce al Padre trasforma il nostro viaggio di vagabondi in un pellegrinaggio verso il Regno eterno.
Spirito Santo, sei Dio dentro di noi, più vicino a noi di noi stessi, fa che non parli in noi la nostra tenebra ma che assaporiamo nella gioia di essere amati dal Padre e dal Figlio.

vescovo Marco Busca

SIGNIFICATO DEL LOGO

logo missione popolare

Quest’estate io e don Simone abbiamo creato il logo per le Missioni popolari, in programma per l’anno prossimo nella nostra Unità Pastorale.
Le nostre forze unite (don Simone ha avuto l’idea ed io, grazie alle mie capacità creative e grafiche, l’ho realizzata), hanno portato alla creazione del logo che potete vedere qui .
In alto i campanili stilizzati delle nostre cinque parrocchie chiamate a lasciarsi fecondare e dissetare dal sangue e dall’acqua scaturiti dal cuore di Cristo.
Da sinistra, il campanile della chiesa di:
• Ss. Nazaro e Celso a Lozio;
• Ss. Gervasio e Protasio a Ossimo Superiore;
• S. Giovanni Battista a Borno;
• Ss. Cosma e Damiano a Ossimo inferiore;
• Ss. Pietro e Paolo a Villa di Lozio.
A racchiudere i campanili vi è un cerchio che rappresenta:
- il sole, a voler richiamare il nostro territorio, l’Altopiano del Sole, ma anche la gloria della risurrezione, perché la croce di Cristo è una croce gloriosa, illuminata dalla Pasqua;
- ma anche, le braccia aperte, pronte all’accoglienza di tutti.
Al centro del logo Gesù che abbraccia un pellegrino e insieme percorrono la strada che porta alle nostre cinque parrocchie.
Questo sta a significare lo scopo della Missione Popolare, che è quello di aiutarci a riprendere con più entusiasmo e con più gioia la meta del nostro pellegrinaggio terreno verso il Cielo.
Tanti, tutti sono chiamati a compiere insieme questo viaggio.
All’interno del sole/braccia c’è poi il motto scelto per questo tempo di grazia: con Cristo camminiamo nella gioia
L’esperienza delle Missioni Popolari aiuti tutti i membri delle nostre comunità cristiane a riscoprire la bellezza e la gioia della fede, che hanno la loro sorgente unicamente in Cristo, il più bello tra i figli dell’uomo (Salmo 44).

Alessia Bertoni

Sì, Avvento: tempo di gioia e di speranza, che allo spuntare di questo nuovo Anno Liturgico ha visto nelle vostre parrocchie l’annuncio della Missione Popolare da parte di noi, Missionari Oblati di Maria Immacolata. Infatti, durante le numerose celebrazioni eucaristiche di sabato, 30 novembre, e di domenica, primo dicembre, Prima Domenica del Tempo Liturgico di Avvento, è stata annunciata la Missione popolare

nelle Parrocchie di Lozio
dal 28 marzo al 5 aprile (domenica delle Palme)

nelle Parrocchie di Ossimo
dal 16 al 24 maggio (domenica dell’Ascensione)

nella Parrocchia di Borno
dal 26 settembre all’11 ottobre.

Nell’annuncio è stata illustrata la realtà della Missione popolare nei suoi contenuti, i suoi fini, alcune sue dinamiche di attuazione, pur consapevoli che la Missione popolare rimane un progetto dello Spirito Santo che si compie secondo le logiche della sua creatività e sapienza.

Vogliamo vivere l’Avvento come attesa del Signore che continuamente viene nella nostra vita, così anche come attesa della Missione popolare, visto che propria questa vuole raccontarci, ancora una volta, la bontà di Dio e il suo coinvolgimento nella storia del mondo e nella vita di ogni persona, nell’esistenza di ciascuno di noi.

Avvento come attesa della Missione, ma anche come inizio del tempo del Pre-missione. Del resto, la Missione va preparata, perché sia desiderata e accolta con entusiasmo e possibilmente da tutti.

Come vivere questo tempo di Pre-missione? Innanzitutto, con la gioia nel cuore di attendere qualcosa di bello e di grande. E di unico. La Missione è un evento straordinario che ha come protagonista lo Spirito Santo, che vuole raccontare al cuore dei credenti, ma anche a quanti sono lontani dalla fede o che si aprono all’annuncio, le meraviglie di Dio, del Dio Incarnato, del Dio Crocifisso Risorto.

L’evento della Missione popolare va vissuto in un’attesa di gioia per chi già possiede Dio, per chi lo cerca, per chi ne ha nostalgia. La tristezza appartiene a chi non ha speranza, dunque a chi non attende qualcosa o qualcuno di decisivo per la sua vita e per dare un senso all’esistenza.

Ancora, come Missionari, crediamo che il tempo di Pre-missione sia tempo per rinnovarci nell’amicizia fraterna, che già ci unisce per la fede che professiamo nel Risorto e nel suo vangelo. La Missione popolare vuole raccontare un Dio che è Trinità; dunque, un Dio che si rivela come mistero di comunione, di unità, e questa unità d’amore è iscritta nella nostra carne, visto che veniamo da Lui. Non si attende Dio, il Dio di Gesù, da soli, anche perché lui viene per tutti. Non si può che gioire in questa attesa della Missione se non stando insieme, sentendoci il suo popolo, la sua famiglia e avvertendo il bisogno di accoglierlo insieme, da figli e come fratelli e sorelle.

Alla luce dell’esperienza di sentirci “comunità cristiane in comunione”, è significativo pensare che possiamo preparare la Missione facendo delle cose insieme, a partire dall’animarci nell’invitare a prendere parte all’evento quelli che conosciamo e che sappiamo distanti dalla vita di fede delle nostre comunità. Inoltre, è importante sapere che già da più di due mesi è attiva una “Segreteria della Missione”, che sta valutando, insieme al parroco, don Paolo, ai sacerdoti dell’Unità parrocchiale, e ad alcuni membri dell’equipe missionaria, i passi da fare in ordine alla visita delle famiglie che come missionari dovremo compiere, nell’individuare i luoghi per lo svolgimento dei Centri d’Ascolto, nel redigere i programmi da stampare e poi distribuire in tutte le famiglie, nell’escogitare delle modalità per far partecipare il maggior numero di ragazzi e giovani ai diversi appuntamenti che la Missione ha in serbo per loro. In effetti, il tempo di Pre-missione è quello che vede proprio la comunità “in missione”, “in uscita”, come ama dire papa Francesco, quando invita i cristiani a non essere autoreferenziali, ma ad avvertire la responsabilità nell’essere “sale della terra”, perché il vangelo della salvezza possa raggiungere tutti e attrarre molti alla bellezza della verità cristiana.

Il Pre-missione, infine, è tempo di preghiera, di invocazione dello Spirito Santo. Tempo per affidare e per chiedere luce per vivere con apertura di cuore l’avventura della Missione. Pregare è dare spazio a Dio nella nostra vita, è riconoscere che la fonte di ogni progetto, di ogni iniziativa è Sua. La preghiera ci ricorda che non siamo soli nel vivere e nel testimoniare la fede. La preghiera accende di speranza il nostro agire. In questa preghiera abitata ed animata dallo Spirito, la Vergine Maria ha un posto speciale. Pregarla e chiederle di intercedere per l’evento della Missione ci offre la certezza “che nulla andrà perduto di ciò che vivremo”.

Carissimi parrocchiani dell’Unità Parrocchiale di Borno, Ossimo e Lozio, tanti auguri di cuore per questo Avvento e per il mistero del Natale che celebreremo tra alcune settimane! Che possa essere per tutti un tempo di gioia e di speranza, lasciandoci convertire dall’amore di Colui che è il Veniente; Colui che, continuando a venire nella nostra vita, verrà anche nell’ultimo giorno della nostra esistenza e della storia del mondo come dono di salvezza. Sia Lui a sostenere il nostro impegno di preparazione della Missione popolare che segnerà il cammino di fede delle nostre comunità parrocchiali lungo il 2020. Sia Lui, soprattutto, a ridirci la bellezza della fede cristiana, la gioia di credere, il coraggio di vivere nella fedeltà del vangelo per costruire il suo Regno.

Felice Avvento, Amici! E che l’attesa della Missione popolare sia piena di quella gioia che solo il Bimbo di Betlemme sa rinnovare e moltiplicare nel cuore di noi cristiani e di tutti gli uomini di buona volontà.

I missionari OMI della comunità di Passirano,
pp. Alberto, Dino, Natalino, Pino



L'ABC DELLA FEDE

BIBBIA: IL PENTATEUCO

pentateuco

Nei precedenti numeri del nostro bollettino abbiamo visto che la Bibbia è divisa in due grandi parti, Antico e Nuovo Testamento.
Iniziamo ad analizzare in modo semplice ma esaustivo queste due parti, iniziando, ovviamente, dall’Antico Testamento (AT)

L’Antico Testamento
All’inizio dell’AT troviamo il Pentateuco.
Il nome “Pentateuco” designa l’insieme dei primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. Il termine, di origine greca, è composto da pente che significa “cinque”, e teuchos che indicava inizialmente l’“astuccio”, cioè il contenitore cilindrico che custodiva un rotolo e passò poi a indicare il contenuto dell’astuccio, cioè il rotolo. Pentateuco significa dunque “libro dei cinque rotoli”.
Nella tradizione ebraica il Pentateuco costituisce la Torah, cioè la Legge (letteralmente Torah significa però “insegnamento”, “istruzione”) e rappresenta il cuore della Bibbia ebraica e della rivelazione di Dio al suo popolo.

Genesi
Il titolo "Genesi" significa "Origine" o "Generazione". In ebraico il libro è indicato con l'espressione iniziale Bereshìt, "In principio". Il libro della Genesi si sviluppa come un solo grande affresco aperto dalla descrizione delle origini (1,1-11,26) e poi, nella parte più vasta (11,27-50,26), tutto occupato dalla storia dei patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe. Si conclude con il racconto della emigrazione in Egitto di Giacobbe e della sua famiglia. Nella parte prima, il libro affronta i grandi enigmi dell'esistenza: origini dell'universo e dell'uomo, quale sia il giusto rapporto dell'uomo con Dio, il problema del bene e del male, del dolore, della morte, la crescita dell'umanità e il suo differenziarsi nello scorrere del tempo. Su questo sfondo vengono poi raccontate le vicende di un singolo uomo, Abramo, che Dio sceglie a suo interlocutore, strumento di benedizione per la sua famiglia e "per tutte le famiglie della terra" (12,1-3). Il libro narra quindi le vicende dei discendenti di Abramo. Ecco, a grandi linee, uno schema del libro:
- Creazione e riposo divino (1,1-2,4a)
- Gli inizi dell'umanità: dalla creazione al diluvio (2,4b-5,32)
- Noè e il diluvio (6,1-9,29)
- L'umanità dopo il diluvio (10,1-11,26)
- Abramo (11,27-25,18)
- Isacco e i suoi figli Esaù e Giacobbe (25,19-37,1)
- Giuseppe e i suoi fratelli (37,2-50,26).

bibbia mosè

Esodo
"Esodo" significa "uscita": s'intende l'uscita degli Ebrei dall'Egitto verso la libertà, narrata nei primi quindici capitoli di questo libro. In ebraico il libro è chiamato Shemòt, "i nomi", da una delle prime parole. I discendenti di Giacobbe scesi in Egitto sono diventati un popolo numeroso e per questo vengono oppressi dal faraone. Il Signore li libera dalla schiavitù (cc.1-15); li fa incamminare nel deserto verso la terra promessa (cc.16-18); stringe con loro un'alleanza, subito infranta e ristabilita (cc.19-24; 32-34); infine egli stesso viene a dimorare in mezzo a loro nel santuario mobile (cc. 25-31; 35-40). Il libro dell'Esodo contiene i cardini della fede, dell'identità e della vita d'Israele: il Signore, mediante Mosè, rivela il proprio Nome al popolo; fa sperimentare la propria presenza nei "segni" forti contro l'Egitto e nella salvezza al Mar Rosso. La celebrazione della Pasqua permette a ogni generazione di Ebrei di rivivere e riappropriarsi della liberazione dalla schiavitù. Mediante l'alleanza al Sinai, Israele diviene il popolo di Dio, con l'impegno di osservare la legge. Nella tenda innalzata da Mosè, Dio abita in mezzo al suo popolo.
Ecco uno schema a grandi linee:
- In Egitto: gli Ebrei oppressi e liberati (1,1-15,21)
- Nel deserto: le tappe verso il Sinai (15,22-18,27)
- Al Sinai: alleanza e santuario (19,1-40,38).

Levitico
"Levitico" significa "Libro dei leviti": infatti molte leggi di questo libro riguardano riti e decisioni che spettavano ai sacerdoti, membri della tribù di Levi. In ebraico il libro è detto, dalla parola iniziale, Wajjiqrà, "Chiamò". Il Signore - come ha narrato il libro dell'Esodo - ha liberato Israele dall'Egitto, lo ha separato dagli altri popoli, ha stretto con lui un'alleanza al monte Sinai ed è venuto a dimorare nel santuario. Ora, sempre al Sinai, Dio istruisce il suo popolo, parlando a Mosè dalla tenda del convegno. Tema di fondo è come comportarsi in modo adeguato alla sua presenza: Dio è santo, il popolo perciò deve essere santo. A questo scopo il sacerdozio levitico è istituzione essenziale, perché esso si prende cura del culto, giudica su ciò che è puro o impuro, insegna la legge. Il libro del Levitico è una raccolta di leggi, ma è importante anche considerare il quadro narrativo, costituito da brevi frasi ("Il Signore parlò...") o episodi (10,1-20; 24,10-23): esso è strettamente legato ai libri dell'Esodo e dei Numeri. Si possono distinguere diverse raccolte di leggi, di cui molte rituali.
Esse determinano lo schema del libro:
- Sacrifici (1,1-7,38)
- Investitura dei sacerdoti e inaugurazione del culto (8,1-10,20)
- Puro e impuro (11,1-16,34)
- Legge di santità (17,1-26,46)
- Altre norme (27,1-34).

Numeri
Il titolo ebraico di questo libro, Bemidbàr, "Nel deserto", ne riprende una delle prime parole. Il titolo "Numeri" fa riferimento al censimento del popolo narrato nel primo capitolo. Ma questo libro è sostanzialmente la narrazione del viaggio che porta il popolo d'Israele dalle pendici del monte Sinai sino al confine della terra promessa, alle steppe di Moab. Esso contiene le istruzioni di Dio per affrontare con successo il cammino e, al tempo stesso, vuol far capire quanto sia faticoso per il popolo fidarsi di Dio e dei suoi legittimi rappresentanti. Il contenuto è abbastanza vario: alterna materiale narrativo, dove si raccontano episodi del cammino nel deserto, ad ampie sezioni in cui sono riportate leggi e prescrizioni.
Il libro si può suddividere in tre tappe:
- Preparazione del viaggio presso il Sinai (1,1-10,10)
- Il cammino dal Sinai alle steppe di Moab (10,11-21,35)
- Dalle steppe di Moab verso il Giordano (22,1-36,13).

Deuteronomio
In ebraico il titolo del libro, Debarìm ("Parole"), riprende il suo inizio: "Queste sono le parole". Il nome "Deuteronomio" è la trascrizione di una parola greca che significa "Seconda legge", in quanto il libro riprende con accenti nuovi e una impostazione generale diversa la legge dell'Esodo, aggiungendo anche nuovi materiali. Molto nuova è la forma letteraria. Il Deuteronomio si presenta come una grande omelia, costituita dai discorsi che Mosè rivolge al popolo d'Israele, accampato alle steppe di Moab, in attesa di intraprendere la conquista della terra di Canaan. Il materiale di cui è composto il Deuteronomio alterna sezioni in cui prevalgono aspetti esortativi ed omiletici, a sezioni in cui ci si occupa esclusivamente delle leggi che regolano la vita interna del popolo d'Israele.
Se ne può tracciare lo schema seguente:
- Primo discorso di Mosè (1,1-4,43)
- Secondo discorso di Mosè. Il codice deuteronomico (4,44-26,19)
- Benedizioni e Maledizioni. Conclusione dell'Alleanza (27,1-28,68)
- Terzo discorso di Mosè (28,69-30,20)
- Ultime disposizioni e morte di Mosè (31,1-34,12).

A cura di don Simone



L'ABC DELLA FEDE

LE PARTI DELLA MESSA/2

Nell’ultimo numero del nostro bollettino abbiamo iniziato ad approfondire le parti che compongono la celebrazione della Santa Messa, soffermandoci sui Riti d’introduzione e sulla Liturgia eucaristica. In questo numero rifletteremo sulla Liturgia eucaristica e sui riti di comunione conclusione.

Messa saluto don Simone

LITURGIA EUCARISTICA
Nell'ultima Cena Cristo istituì il sacrificio e convito pasquale per mezzo del quale è reso continuamente presente nella Chiesa il sacrificio della croce, allorché il sacerdote, che rappresenta Cristo Signore, compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli, perché lo facessero in memoria di lui. Cristo infatti prese il pane e il calice, rese grazie, spezzò il pane e li diede ai suoi discepoli, dicendo: «Prendete, mangiate, bevete; questo è il mio Corpo; questo è il calice del mio Sangue. Fate questo in memoria di me».
Perciò la Chiesa ha disposto tutta la celebrazione della Liturgia eucaristica in vari momenti, che corrispondono a queste parole e gesti di Cristo. Infatti:
1) Nella preparazione dei doni, vengono portati all'altare pane e vino con acqua, cioè gli stessi elementi che Cristo prese tra le sue mani.
2) Nella Preghiera eucaristica si rendono grazie a Dio per tutta l'opera della salvezza, e le offerte diventano il Corpo e il Sangue di Cristo.
3) Mediante la frazione del pane e per mezzo della Comunione i fedeli, benché molti, si cibano del Corpo del Signore dall'unico pane e ricevono il suo Sangue dall'unico calice, allo stesso modo con il quale gli Apostoli li hanno ricevuti dalle mani di Cristo stesso.

La preparazione dei doni
All'inizio della Liturgia eucaristica si portano all'altare i doni, che diventeranno il Corpo e il Sangue di Cristo. Prima di tutto si prepara l'altare, o mensa del Signore, che è il centro di tutta la Liturgia eucaristica, ponendovi sopra il corporale, il purificatoio, il Messale e il calice, se non viene preparato alla credenza. Poi si portano le offerte: è bene che i fedeli presentino il pane e il vino; il sacerdote, o il diacono, li riceve in luogo opportuno e adatto e li depone sull'altare. Quantunque i fedeli non portino più, come un tempo, il loro proprio pane e vino destinati alla Liturgia, tuttavia il rito della presentazione di questi doni conserva il suo valore e il suo significato spirituale. Deposte le offerte sull'altare e compiuti i riti che accompagnano questo gesto, il sacerdote invita i fedeli a unirsi a lui nella preghiera e pronunzia l'orazione sulle offerte: si conclude così la preparazione dei doni e ci si prepara alla Preghiera eucaristica.

La Preghiera eucaristica
A questo punto ha inizio il momento centrale e culminante dell'intera celebrazione, la Preghiera eucaristica, ossia la preghiera di azione di grazie e di santificazione. La Preghiera eucaristica esige che tutti l'ascoltino con riverenza e silenzio. Gli elementi principali di cui consta la Preghiera eucaristica si possono distinguere come segue:
a) L'azione di grazie (che si esprime particolarmente nel prefazio): il sacerdote, a nome di tutto il popolo santo, glorifica Dio Padre e gli rende grazie per tutta l'opera della salvezza o per qualche suo aspetto particolare, a seconda della diversità del giorno, della festa o del Tempo.
b) L'acclamazione: tutta l'assemblea, unendosi alle creature celesti, canta il Santo. Questa acclamazione, che fa parte della Preghiera eucaristica, è proclamata da tutto il popolo col sacerdote.
c) L'epiclesi: la Chiesa implora con speciali invocazioni la potenza dello Spirito Santo, perché i doni offerti dagli uomini siano consacrati, cioè diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, e perché la vittima immacolata, che si riceve nella Comunione, giovi per la salvezza di coloro che vi parteciperanno.
d) Il racconto dell'istituzione e la consacrazione: mediante le parole e i gesti di Cristo, si compie il sacrificio che Cristo stesso istituì nell'ultima Cena, quando offrì il suo Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane e del vino, li diede a mangiare e a bere agli Apostoli e lasciò loro il mandato di perpetuare questo mistero.
e) L'anamnesi: la Chiesa, adempiendo il comando ricevuto da Cristo Signore per mezzo degli Apostoli, celebra il memoriale di Cristo, commemorando specialmente la sua beata passione, la gloriosa risurrezione e l'ascensione al cielo.
f) L'offerta: nel corso di questo stesso memoriale la Chiesa, in modo particolare quella radunata in quel momento e in quel luogo, offre al Padre nello Spirito Santo la vittima immacolata. La Chiesa desidera che i fedeli non solo offrano la vittima immacolata, ma imparino anche ad offrire se stessi e così portino a compimento ogni giorno di più, per mezzo di Cristo Mediatore, la loro unione con Dio e con i fratelli, perché finalmente Dio sia tutto in tutti.
g) Le intercessioni: con esse si esprime che l'Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa, sia celeste che terrena, e che l'offerta è fatta per essa e per tutti i suoi membri, vivi e defunti, i quali sono stati chiamati a partecipare alla redenzione e alla salvezza ottenuta per mezzo del Corpo e del Sangue di Cristo.
h) La dossologia finale: con essa si esprime la glorificazione di Dio; viene ratificata e conclusa con l'acclamazione del popolo: Amen.

Messa saluto don Simone

Riti di Comunione
Poiché la celebrazione eucaristica è un convito pasquale, conviene che, secondo il comando del Signore, i fedeli ben disposti ricevano il suo Corpo e il suo Sangue come cibo spirituale. A questo mirano la frazione del pane e gli altri riti preparatori, che dispongono immediatamente i fedeli alla Comunione.
Nella Preghiera del Signore si chiede il pane quotidiano, nel quale i cristiani scorgono un particolare riferimento al pane eucaristico, e si implora la purificazione dai peccati, così che realmente «i santi doni vengano dati ai santi».
Segue il rito della pace, con il quale la Chiesa implora la pace e l'unità per se stessa e per l'intera famiglia umana, e i fedeli esprimono la comunione ecclesiale e l'amore vicendevole, prima di comunicare al Sacramento.
Il sacerdote spezza il pane eucaristico, con l'aiuto, se è necessario, del diacono o di un concelebrante. Il gesto della frazione del pane, compiuto da Cristo nell'ultima Cena, che sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l'azione eucaristica, significa che i molti fedeli, nella Comunione dall'unico pane di vita, che è il Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo, costituiscono un solo corpo (1 Cor 10,17). Il sacerdote si prepara con una preghiera silenziosa a ricevere con frutto il Corpo e il Sangue di Cristo. Lo stesso fanno i fedeli pregando in silenzio. Quindi il sacerdote mostra ai fedeli il pane eucaristico sulla patena o sul calice e li invita al banchetto di Cristo; poi insieme con loro esprime sentimenti di umiltà, servendosi delle prescritte parole evangeliche.
Si desidera vivamente che i fedeli, come anche il sacerdote è tenuto a fare, ricevano il Corpo del Signore con ostie consacrate nella stessa Messa e, nei casi previsti, facciano la Comunione al calice, perché, anche per mezzo dei segni, la Comunione appaia meglio come partecipazione al sacrificio in atto. Mentre il sacerdote assume il Sacramento, si inizia il canto di Comunione: con esso si esprime, mediante l'accordo delle voci, l'unione spirituale di coloro che si comunicano, si manifesta la gioia del cuore e si pone maggiormente in luce il carattere «comunitario» della processione di coloro che si accostano a ricevere l'Eucaristia.
Terminata la distribuzione della Comunione, il sacerdote e i fedeli, secondo l'opportunità, pregano per un po' di tempo in silenzio. Tutta l'assemblea può anche cantare un salmo, un altro cantico di lode o un inno. Per completare la preghiera del popolo di Dio e anche per concludere tutto il rito di Comunione, il sacerdote recita l'orazione dopo la Comunione, nella quale invoca i frutti del mistero celebrato.

I riti di conclusione comprendono:
a) brevi avvisi, se necessari;
b) il saluto e la benedizione del sacerdote, che in alcuni giorni e in certe circostanze si può arricchire e sviluppare con l'orazione sul popolo o con un'altra formula più solenne;
c) il congedo del popolo da parte del diacono o del sacerdote, perché ognuno ritorni alle sue opere di bene lodando e benedicendo Dio;
d) il bacio dell'altare da parte del sacerdote e del diacono e poi l'inchino profondo all'altare da parte del sacerdote, del diacono e degli altri ministri.

A cura di don Simone



L'ABC DELLA FEDE

NUTRITI DALLA BELLEZZA
Corso di formazione sull'Eucarestia

lettera vescovo

È doveroso innanzitutto ringraziare don Simone per l'impegno e la preparazione dimostrati nel condurci al cuore del mistero eucaristico. Possiamo dire, citando la lettera pastorale del vescovo Pierantonio “che siamo stati nutriti dalla bellezza”.

Nel primo incontro abbiamo meditato l'Eucarestia come mistero e memoriale. Nell'Antico Testamento con l'avvento dei profeti il termine mistero sta ad indicare “i segreti di Dio” riguardo alle cose future, al disegno di salvezza che si realizza nelle storia umana. Nel Nuovo Testamento si passa al concetto di mistero del regno di Dio rivelato da Gesù e che in Lui trova compimento.

Si può concludere che il termine greco mysterion è da considerarsi myseterion perché ripresenta un evento storico: il sacrificio di Cristo sulla croce, la sua Pasqua di risurrezione ed è celebrato e annunciato nella comunità dei fratelli. In ogni celebrazione Eucaristica diciamo: “Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell'attesa della tua venuta”.

Strettamente legato al termine mistero è il termine memoriale. Per comprenderne il significato profondo dobbiamo ricordare che alla base del mistero Eucaristico c'è l'Ultima Cena. Il memoriale non è semplicemente far memoria di un fatto passato, ma è un attualizzarlo, renderlo contemporaneo.

Nell'Eucarestia è Cristo stesso che si fa presente e noi partecipiamo della grazia che trasforma la nostra vita. Il suo sacrificio rimane attuale e ha ancora qualcosa da darci oggi se abbiamo fede.

Continuando il nostro percorso abbiamo approfondito il rapporto esistente tra Eucarestia e Chiesa, partendo dal presupposto che nell'evento dell'Ultima Cena Gesù non solo istituisce l'Eucarestia affidando ai dodici il compito di celebrare il suo memoriale (“Fate questo in memoria di me”), ma anche la Chiesa, riservando un ruolo tutto speciale a Pietro e ai suoi successori.

È il momento in cui Gesù stabilisce con l'umanità una Nuova Alleanza, dalla quale scaturisce un nuovo popolo, la Chiesa appunto, che ha come fine il Regno di Dio, come condizione la libertà dei suoi figli, come statuto il precetto dell'amore.

San Giovanni Paolo II ci ricorda che “vi è uno stretto rapporto tra queste due straordinarie realtà” e la Sacrosantum Concilium stabilisce che “la celebrazione eucaristica è visibilizzazione della realtà della Chiesa, ne è la fotografia”.

Nella lettera pastorale del nostro vescovo si legge che “le azioni liturgiche non sono mai private, ma celebrazioni della Chiesa, che è sacramento di unità cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi” e ancora “tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato sono strettamente uniti alla Sacra Eucarestia e ad essa sono ordinati”. Volendo sintetizzare si può affermare che nell'Ultima Cena Gesù ha affidato l'Eucarestia alla Chiesa, ma è vero anche il contrario: ha affidato la Chiesa all'Eucarestia. Stabilita l'importanza per un cristiano di comprendere il significato profondo della celebrazione Eucaristica, della necessità di una partecipazione attiva come auspicava la riforma del Concilio Vaticano II, che l'Eucarestia è un dono sulla via della salvezza, nel terzo incontro si è affrontato il tema dell'arte di celebrare del popolo di Dio.

Messa saluto don Simone

Il termine arte proviene dalla radice indoeuropea r'tam che significa mettere in ordine e tradotto nella liturgia consiste nel mettere in buon ordine gli elementi visibili, udibili, gustabili, toccabili che costituiscono la celebrazione permettendo all'invisibile, al mistero della grazia e della fede di rendersi manifesto. Si devono curare atteggiamenti e posture, parole e gesti, letture e canti, tempi e spazi adeguati, tono giusto della comunicazione, in buona coerenza con quanto si sta celebrando.

Come dice ancora la Sacrosantum Concilium: “Che i riti splendano per nobile semplicità, siano trasparenti per il fatto della loro brevità, siano adatti alla capacità di comprensione dei fedeli né abbiano bisogno, generalmente di molte spiegazioni” (SC 34).

Per san Paolo la qualità del radunarsi è direttamente proporzionale alla fruttuosità dell'Eucarestia.

È necessario prendere coscienza che la messa esprime il nostro essere Chiesa, comunità di fratelli, che le celebrazioni liturgiche non sono azioni privare (SC 26) ma un costante invito a sentirci convocati tutti alla stessa mensa, nei vari ruoli e ministeri: lettore, cantore, assemblea, sacerdote che presiede la celebrazione.

Va poi ricuperata la dimensione dell'ascolto. Il silenzio è condizione fondamentale e non va considerato come tempo morto ma ringraziamento per il dono dell'Eucarestia, tempo per esprimere a Dio le proprie personali preghiere, preparazione all'ascolto della parola che va letta con dignità.

Il lettore è colui che proclama una parola non sua, mette al servizio la propria voce perché Dio continui a parlare al suo popolo. È anche bene ricordare che il digiuno eucaristico va osservato almeno un'ora prima di comunicarsi e che è importante per prepararsi a ricevere il Sacramento: Gesù diventa nostro ospite.

Nell’ultimo incontro ci siamo posti due domande: perché andare a messa? perché la domenica?

Si legge nel vangelo di Giovanni che Gesù davanti alla folla affamata compie il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e dice: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Anche i discepoli fanno fatica ad accettare questa “carne donata”. Mangiare il pane/carne di Gesù non significa solo fare la comunione ma accoglierlo, lasciarlo entrare nella nostra vita. Il cristiano quindi va a messa per incontrarsi con Cristo, ascoltare la sua parola, mangiare il suo dono di sé così da diventare capace, in comunione con Lui, di amare ed assaporare la vita eterna già a partire da questa vita terrena.

Si va a messa per imparare a ricevere da Gesù la forza di “morire per vivere”, cioè di amare Dio e i fratelli fino al segno supremo, rendendo così la propria vita buona, bella, piena ed eterna.

Perché è importante la domenica? Il Concilio e la lettera pastorale del nostro vescovo ci ricordano che: la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente “Giorno del Signore” o “Domenica”; la domenica viene anche chiamata Pasqua della settimana; la messa è un precetto e non parteciparvi è peccato.

Tra le tante testimonianze significativa è quella di Emerito, uno dei martiri di Abitene, che, contravvenendo alle disposizioni imperiali, rispose: “Senza l’Eucarestia domenicale non possiamo vivere”. Non potevano vivere senza il Signore risorto, senza partecipare alla sua vittoria sul male e sulla morte.

Nella lettera Apostolica di san Giovanni Paolo II Dies Domini (207) a proposito delle diverse dimensioni della domenica per i cristiani si dice che essa è:
- Dies Domini, in riferimento all’opera della Creazione;
- Dies Christi in quanto giorno della Nuova Creazione e del dono che il Signore fa dello Spirito Santo;
- Dies Ecclesiae come giorno in cui la comunità cristiana si ritrova per la celebrazione;
- Dies Hominis come giorno di gioia, di riposo e carità fraterna.

Ne deriva che non basta recarsi in chiesa per assolvere ad un precetto. Per il cristiano la domenica è un giorno denso di significato da vivere con gioia soprattutto in famiglia, ma anche visitando chi è solo e attraverso l’elemosina aiutando chi è nel bisogno.

Diventa anche la giornata per eccellenza in cui sperimentare la bellezza del mondo che ci circonda. La domenica non come punto di arrivo ma come momento di ristoro e ricarica interiore, di incontro e di dialogo con gli altri e con Dio.

Anna Fanetti



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

RICORDANDO DON ERNESTO BELOTTI nel 20° anniversario della morte

don Ernesto Belotti

Mons. Ernesto Belotti
Nato a Temù il 22-01-1912
Ordinato Sacerdote a Brescia
il 27-06-1937
Vicario parrocchiale (curato) a Borno
dal 1945 al 1950
Parroco a Borno dal 1950 al 1963
Residente a Borno dal 1983
Morto a Borno il 22-02-2000

“Ricordatevi dei vostri Capi che vi hanno annunciato la fede”. Questo solenne monito, che viene a noi dal primo secolo dopo Cristo”(Lettera agli Ebrei), ci ricorda il dovere di non dimenticare i sacerdoti che ci hanno fatto del bene.

Nel prossimo mese di febbraio ricorrerà il XX anniversario della morte di Mons. Ernesto Belotti. Metà della sua vita l’ha trascorsa a Borno: prima come curato, poi come parroco e poi, dopo essere stato parroco a Pisogne e canonico del Duomo di Brescia, ancora a Borno come ospite della Casa di Riposo per lunghi anni, fino al giorno della chiamata alla vita eterna.

Egli giunse a Borno nel 1945, due mesi dopo la fine della guerra, come curato, chiamato a sostituire Don Andrea Pinotti, un sacerdote che eccelleva per bontà e per vera santità, morto il 26 aprile 1945, che è rimasto nel cuore dei Bornesi.

Si dedicò subito alla gioventù con un entusiasmo che travolgeva. Ricordo ancora le altalene, il “palo della cuccagna”, ecc…, che più di 60 anni fa egli fece costruire al lato dell’antico campo sportivo.

D’intesa col Parroco, Don Domenico Moreschi, che gli lasciava molto spazio per le iniziative, introdusse subito la “Messa del fanciullo” e incominciò a organizzare l’insegnamento del catechismo. A tal fine coinvolse e formò un bel gruppo di catechisti e catechiste.

Quando morì Don Domenico Moreschi, il Vescovo di Brescia nominò come nuovo parroco Don Ernesto. Era la nomina desiderata e attesa da tutti i Bornesi.

Sua principale preoccupazione fu quella religiosa e spirituale, curando con passione le celebrazioni liturgiche e sostando in chiesa l’intero pomeriggio di ogni sabato, allo scopo di essere lì disponibile per le confessioni.

Si prodigò per promuovere l’Azione Cattolica, allora fiorente nei suoi vari rami. Conosceva per nome tutti i Bornesi e fu uomo di dialogo con tutti.

Oltre che per la salvezza delle anime, Don Ernesto si prodigò per il bene del paese.

In particolare cercò di svegliare l’interesse per lo sviluppo turistico del paese.

Alcune iniziative di quegli anni (costruzione dell’attuale palazzo del Comune, il famoso “sventramento del paese” perché potesse passare la corriera per andare verso Salven e Paline) hanno alla loro radice idee e suggerimenti di Don Ernesto, che gli Amministratori del Comune fecero propri e realizzarono. Don Ernesto ha lasciato un segno a Borno.

Fra le tante sue iniziative va ricordata “La Voce di Borno”, il bollettino parrocchiale che usciva “come e quando poteva” e che anni più tardi fu ripreso col nome di “Cüntòmela”.

Gli articoli di Don Ernesto contenevano spesso un pizzico di buon umore, che li faceva leggere con interesse e con gusto.

Grande fu l’interessamento e l’amore di Don Ernesto per le vocazioni sacerdotali e religiose, che cercò di curare con grande dedizione e con spirito pastorale straordinario.

In quegli anni eravamo un buon gruppo in Seminario o in Congregazioni Religiose e Missionarie (Franco Rivadossi, Vanni Gheza, Battista Sanzogni, io, Pietro Ferrari, e, un po’ più tardi, Padre Giacomo Rigali, Padre Defendente Rivadossi, Padre Narciso Baisini, Padre Pierino Re). Fra noi e Don Ernesto si stabilì fin dall’inizio un rapporto profondo: egli fu per noi un vero amico e una guida paterna e saggia. Ascoltava con affetto e consigliava.

Durante le vacanze, ogni mattina ci diceva un pensierino di meditazione e poi gli incontri con lui erano continui. Spesso eravamo nella sua casa.

Personalmente ho un debito di gratitudine verso Don Ernesto, che mi ha sempre guidato e incoraggiato.

Ho appreso molto da lui. Il Signore, nell’immensità del suo amore, gli doni eterna felicità nel suo regno che, come diceva Dante, “solo luce e amore ha per confine”.

Card. Giovanni Battista Re



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

LETTERA A DON ERNESTO

don Ernesto
Mons. Ernesto Belotti riceve un attestato di riconoscienza del Comune di Pisogne dove è stato parroco dal 1963 al 1978.

Caro Don Ernesto,
chi ti scrive non ha avuto la fortuna di conoscerti personalmente. Certo che la vita è strana e riserva cose inaspettate! Ho sempre sentito parlare tanto bene di te dai bornesi che hanno qualche anno in più di me e ahimè, come spesso mi accade, ho registrato queste informazioni con una certa sufficienza, derubricandole alla solita apologia, quella tipica dei vecchi quando ricordano la loro gioventù.

Poi alcuni anni fa, una sera che non avevo niente da leggere prima di addormentarmi, mi sono trovata fra le mani il tuo libro Frugando nel sacco (ecco perché dico che a volte la vita è proprio strana). Sulle prime l'ho sfogliato con poca curiosità. Poi mi sono lasciata catturare dai capitoli dello slittino e della vita in montagna in inverno. Bello, mi sono detta! Decido di cominciare a leggerlo dall'inizio. Quando l'ho finito era notte fonda. È così che ti ho conosciuto, don Ernesto, per pentirmi subito di aver ascoltato con la superficialità di chi troppo spesso pecca di presunzione, quando mi parlavano di te!

Passa del tempo, e un giorno che mi trovavo in canonica a rovistare alla ricerca di qualche notizia sul cinema Pineta, gli occhi mi cadono su delle fotocopie dei vecchi numeri della Voce di Borno (quello che oggi chiamiamo con tanta prosopopea il Giornale della comunità) e mi si è aperto un mondo! Dico davvero! Quanto bene hai fatto a Borno? E, soprattutto, quanto bene hai voluto ai bornesi Don Ernesto? Quanto?

Come un padre premuroso, hai saputo condurli nel nuovo mondo che stava nascendo sulle macerie della seconda Guerra mondiale, hai saputo comprenderli, ma anche paternamente redarguirli e farli crescere. Non facevi differenze di sorta: sulla Voce scrivevi agli amministratori comunali e alle autorità, alle mamme, ai beoni, ai neo sacerdoti e ai futuri cardinali, ai giovani e ai bambini, ai padri di famiglia e ai fidanzati. Parimenti premiavi, sostenevi e assicuravi a tutti la tua vicinanza e le tue preghiere.

Come ha scritto il cardinale nel suo articolo per ricordare i vent'anni dalla tua salita al cielo, se Borno si è affrancato dal ruolo di semplice borgo montano per aprirsi al turismo, lo deve in buona parte a te. Però, leggendoti, quel che più mi ha colpito è il tuo essere stato prete prima di tutto e sopra a tutto, il tuo esserti sentito nel profondo, un umile strumento nelle mani sapienti di Dio. Il bene che hai voluto alla gente di Borno si intuiva già da quel Carissimi! con cui iniziavi l'articolo sulla prima pagina della Voce. Mi hai fatto venire il groppone alla gola non solo una volta... Quando lo spirito di servizio è associato all'Amore, lo si sente, lascia un solco profondo. E così il pensiero scorre all’indietro, immaginando quanto sia stato importante per la povera gente di allora sentirsi amata dal proprio parroco come dei figli!

In questo tempo, caro Don Ernesto, in cui la fede pare essere diventata roba per poveri illusi, in cui la nostra chiesa a stento si riempie Natale e a Pasqua - figuriamoci di domenica - ti chiedo di non smettere di volerci bene, di continuare a guidarci per farci riassaporare la pace del cuore che solo la vicinanza a Gesù aiuta a raggiungere. E stai vicino ai nostri preti. In particolare a don Simone per la nuova esperienza che si appresta ad affrontare in veste di parroco in quel di Malonno, e a don Paolo, che sente così forte il peso di tante parrocchie, con il timore di quell'inadeguatezza che contraddistingue solo chi si prende a cuore cose e persone esattamente come tante volte hai fatto tu.

Grazie per avermi dato la possibilità di raccontarti un po’. E non me ne vogliano le persone che ti hanno conosciuto, per le mille cose che non ho scritto…

Adesso ti saluto. Ma è solo un arrivederci, perché il prossimo febbraio ti faremo festa e, ne sono certa, tu sarai lì con noi col tuo sorriso benevolo e un po' sornione...

Ciao!

Emilia Pennacchio



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

ERAVAMO UN BEL TANDEM

Quest’anno don Giuseppe Maffi, parroco di Borno dal 1990 al 2009, è andato in pensione. Ecco i ricordi di Mons Marco Busca pubblicati su “La Campana di Darfo”.

don Giuseppe Maffi

Quando incontrai per la prima volta il “don Beppe di Gorzone” ero un seminarista di quarta teologia destinato alla sua parrocchia per il servizio pastorale festivo. Fu un incontro informativo e veloce. Tornato a casa, i miei genitori mi chiesero con garbo che impressione avessi avuto del nuovo parroco. Risposi più o meno così: “Guardava fuori dalla finestra e perciò non posso dire un gran ché... però una cosa interessante me l’ha detta: Tutto quello che farai di buono per i giovani mi sta bene”. E così fu; tant'è vero che alla fine del tirocinio pastorale chiese ai superiori del Seminario di lasciarmi lì per un altro anno, ma senza successo.

Le cose gli andarono meglio una volta trasferito in quel di Borno, quando – prevedendo il cambio del curato — non ha mai fatto mistero che ottenne dal vescovo, come nuovo curato, il novello di Edolo, che poi ero io.

Gli anni trascorsi insieme sull’altopiano sono stati per entrambi un'occasione pastorale feconda.

La comunità rispondeva, c’era fermento di proposte, soprattutto gli adolescenti e i giovani si lasciavano coinvolgere in cammini formativi e di servizio. La gente diceva che eravamo un bel tandem, pur diversi per carattere e attitudini ci completavamo bene nell’intento di “dare sostanza alle cose” (l’espressione è sua).

mons Marco Busca

Per me era facile collaborare con don Giuseppe: lavorava sodo, amava la gente, non aveva paura del nuovo pur conservando e favorendo il recupero delle tradizioni, sapeva reggere i conflitti (e talvolta provocarli) ma sapeva anche recuperare i rapporti e persino commuoversi! Io credevo di essergli molto obbediente (o forse mi “illudevo”) anche se quando me ne andai da Borno precisò: “E vero, è stato obbediente, ma perché non gli ho mai comandato niente!”.

Quel che ricordo è che non solo mi dava fiducia, mi faceva anche sentire la sua fiducia e, pur ribadendo che lui era il capo (cosa di cui è sempre stato significativamente consapevole), sapeva far sue anche le mie proposte e questo mi incoraggiava.

Quando venni trasferito a Roma, dopo tre anni, don Giuseppe non reagì proprio in maniera ‘‘ecumenica”, preoccupato più del futuro dei ragazzi della parrocchia che dei progetti del vescovo. Alla fine accettò le decisioni dei superiori e nella predica di saluto mi disse: “Io sarò il primo, l’unico e l’ultimo tuo parroco”. Sappiamo quanto a don Beppe piacciano i primati, ma per fortuna non fu l’ultimo parroco con cui ho collaborato. Però è stato il primo e questo è un primato assoluto, soprattutto perché la prima esperienza pastorale lascia un'impronta indelebile nella vita di un prete. La vita moltiplica le distanze geografiche, ma non vi è distanza di cuore con le persone che si sono incontrate nel Signore.

Rimane la memoria simpatica delle esperienze condivise che è creativa di pensieri belli e di progetti nuovi. Basta ricordare per tornare contenti di ciò che si è vissuto. È vero che le nostre strade si sono incrociate ancora spesse volte: da vicerettore portavo i seminaristi in vacanza a Borno, ero presente al suo ingresso come parroco di Darfo e in alcuni momenti di lutto della sua famiglia. Ma la memoria simpatica che custodisco di don Giuseppe è quella di quel “primo parroco” che mi incoraggiò a spendermi per i giovani, che trovavo puntuale in chiesa quando un po’ assonnato andavo in sagrestia a vestirmi per la Messa delle sette del mattino mentre lui aveva già finito di pregare tutto il breviario, che non improvvisava mai le prediche ma dedicava tempo a pensarle e a scriverle, che era preoccupato di trasmettere la fede alla gente, di celebrare matrimoni che “facessero bella figura” (parole sue), che pur cominciando con la voce grossa finiva spesso con le soluzioni fini.

Può darsi che queste righe non intercettino tutto quanto si potrebbe e si dovrebbe dire a riguardo di don Giuseppe. A dire il vero, ciò che misura il valore di un prete è la fedeltà a servire il Vangelo e questa la conosce solo il Signore. Non vorrei che i miei pensieri suonassero all'interessato quasi come un encomio funebre (gli incaricati per questo solitamente sanno fare molto meglio).

Ho semplicemente messo per iscritto quello che la memoria simpatica di don Giuseppe ha lasciato in me.

In fin dei conti, deve pur concedermi che – al momento – sono il primo e l’unico dei suoi curati che è vescovo. Vi confiderò, per finire, che non credo molto alla pensione di don Giuseppe: troppo attivo per fare il prete quiescente, troppo testone per ascoltare chi gli dice di riposare, forse anche troppo prete per stare con le mani in mano, tranne che per pregare.

Mons. Marco Busca



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

L’ANGELO CUSTODE

don Giuseppe Maffi

Lassù nel più alto dei cieli c’è un posto, sì proprio in Paradiso, dove, a tarda sera, si ritrovano a conversare tutti gli angeli custodi. Alcuni se ne stanno in silenzio tristi, pensierosi e scuotono le teste ricciolute sconsolati: le persone a loro affidate a volte compiono azioni riprovevoli e terribili, perciò le lacrime scorrono dai loro occhi e non sanno più cosa escogitare per ricondurli sulla retta via.

Tanti altri sono lieti e sorridenti e ce n’è uno in particolare che se ne va in giro tutto gongolante con un grande libro sotto il braccio. A chi gli chiede il motivo di tanta felicità lui lo mostra orgoglioso e sfogliandolo con solenne pomposità rende edotti gli interlocutori sul suo contenuto: in bella calligrafia e con inchiostro d’oro zecchino vi sono elencati tutti gli atti di grande fede, di assoluta bontà, di magnanimità, di altruismo, di generosità, di infinito amore verso i suoi simili e di quanto più bello e più buono il suo umano ha compiuto.

Ci sono, in verità, anche alcune noticine che narrano di un pizzico di intemperanza e rare arrabbiature specialmente in gioventù, ma sono azioni talmente irrisorie paragonate alla grande mole di quelle positive, che l’angelo non le mostra neppure, tralasciandole volutamente: «Il mio Beppe è troppo bravo e troppo buono, è un Santo!!» dice gonfiando il petto pieno di sano orgoglio e battendo una mano sulla copertina del libro come a sancire una verità assoluta.

Chi ha avuto il dono di conoscere questo grande, santo sacerdote non può che confermare ciò che l’angelo di Don Giuseppe dice da anni. Non si può fare a meno di ringraziare Dio per aver donato al mondo tanti, tantissimi sacerdoti come lui che, con la loro santità, il loro attaccamento alla missione e la devozione infinita, superano di gran lunga quelli che, umanamente, inciampano e cadono.

Se è vero che fa più rumore un solo albero che cade di un’intera foresta che cresce, noi dovremmo cercare di dare ascolto a quella moltitudine di religiosi che continuano la loro opera con infinito altruismo e fede incrollabile e tenace.

Anche Borno vuole unirsi al coro dei ringraziamenti e felicitarsi con Don Giuseppe Maffi ora che ha raggiunto l’età della pensione, anche se siamo sicuri che questo non gli impedirà certo di continuare la sua indefessa opera di santità; così come possiamo essere altrettanto certi che il suo angelo continuerà a pavoneggiarsi per le eccezionali, edificanti azioni che il “suo Beppe” non smetterà di compiere per tanti anni ancora.

Caro Don Giuseppe, per dimostrarti la nostra riconoscenza per averci accompagnati in cammino per vent’anni ci vorrebbero regali preziosi, ci vorrebbero abbracci e ci vorrebbero sorrisi, ci vorrebbero carezze e ci vorrebbero tanti baci santi, ma, conoscendo la tua ritrosia a cotante effusioni affettuose, ci limitiamo a dirti una sola, piccola, ma col cuore grande parola: GRAZIE!!!

Dely



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

LE SUORE UN DONO PREZIOSO
Grazie suor Ida

suore

Il Signore ha fatto un grande dono alla nostra comunità, per ben 110 anni abbiamo avuto in mezzo a noi le suore Dorotee di Cemmo. La loro presenza è stata fondamentale per la vita parrocchiale, ma non solo, basta pensare ai tanti anni di insegnamento alla scuola materna: quante generazioni sono cresciute grazie al loro impegno.

Non si limitavano, però, alla loro missione di educatrici, partecipavano attivamente e con entusiasmo a ogni attività proposta dalla parrocchia: quanti grest e campiscuola le hanno viste protagoniste! Così come è stata una grande risorsa il loro prezioso aiuto nei catechismi e nel sostegno delle persone anziane e ammalate. Oltre a questo rimarrà nei nostri ricordi il loro esempio nella preghiera e nel coltivare sempre una fede viva e profonda, dove al centro, c’era comunque sempre il loro amore nei confronti di Dio.

Il 6 ottobre, insieme alla grande gioia di poter festeggiare i 60 anni di vita religiosa di suor Ida, che per ben quasi 45 anni abbiamo avuto nella nostra comunità, siamo stati costretti a salutarle: la Madre Generale delle Dorotee, preso atto della carenza di suore negli ultimi anni, ha dovuto a malincuore interrompere questo sodalizio.

Ma parliamo di suor Ida e di quanto stava bene a Borno. Ricordo qualche anno fa, quando su Cüntòmela, avevamo dedicato grande spazio a quello che poi, ridendo, avevamo denominato come il suo “saluto finto”; era infatti stata trasferita in una località balneare, ma non ha resistito alla nostra lontananza più di qualche mese.

Ha sempre detto, infatti, che Borno era il suo paese, e per tutti noi la sua presenza è sempre stata una sicurezza.

Personalmente sono stato uno dei suoi bambini all’asilo, perciò me la ricordo giovane, in forma e piena di entusiasmo. Il mio legame con lei è senza dubbio molto forte e credo sia così per tanti di noi. Crescendo anche nella mia esperienza di fede mi torna spesso alla mente la sua frase che per tanti anni diceva ad ogni bambino quando entrava in Chiesa “Saluta bene Gesù”, insegnamento che anch’io ora, da catechista, ripeto spesso. Una cosa che mi fa molto sorridere è che negli ultimi anni lei e suor Vincenzina andavano di frequente a trovare mia nonna e, pur avendo su per giù la stessa età, le diceva: “la mia missione è anche quella di venire a trovare le persone anziane”, non includendosi.

Nel consiglio comunale di fine ottobre è stata data una benemerenza a suor Ida a dimostrazione del grande affetto e della profonda stima che l’intera cittadinanza ha e avrà sempre nei suoi confronti, prendendola anche come rappresentante per ringraziare l’immenso lavoro di ogni suora Dorotea che ha prestato il suo prezioso servizio a Borno.

Certo, passare sotto le finestre di quella che è sempre stata la loro casa e vederle chiuse mi mette un po’ di tristezza e nostalgia, ma il bel ricordo sarà sempre vivo in me come in ogni persona del nostro paese che ha avuto la fortuna di incrociarle sul cammino della propria vita.

Luca Dalla Palma



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

I DONI DI NATALE

presepio

Quando si pensa al Natale, che è ormai alle porte, si pensa subito alla festa dei bambini e per i bambini, perché legato alla nascita del Bambin Gesù. Per tutti comunque è la festa della gioia, dei colori, delle luminarie, delle tavole imbandite di ogni ben di Dio, dei locali pieni di gente, di passeggiate per vetrine per fare acquisti di ogni genere; le case sono addobbate di mille colori, sono calde ed accoglienti. Non parliamo poi di regali, momento atteso dai grandi e soprattutto dai piccini.
A proposito di doni e per tornare al significato più profondo del Natale, mi piace riportare un semplice racconto che dimostra che noi da Dio abbiamo ricevuto tantissimi doni e che il modo migliore per ringraziarlo, è far germogliare e crescere tali doni ricevuti. Riporto brevemente questo racconto.

Un giorno Dio decise di aprire un negozio in terra per vendere un po’ dei suoi prodotti, quelli per arrivare alla bontà. Chiamò l’Angelo più bello e gentile e gli dette tutti i prodotti del caso.
La notizia dell’apertura del “Negozio di Dio” ben presto si sparse per la terra, e tutti accorsero a fare i loro acquisti. Entrò il primo cliente che chiese all’Angelo che cosa vendesse di particolare.
L‘Angelo rispose “Ogni ben di Dio”, al che il cliente incalzò:
“Ma allora lo farai pagare caro!”.
Ma l’Angelo lo rassicurò dicendo:
“Oh, no! I doni di Dio sono tutti gratuiti”.
Il cliente guardava stupito gli scaffali con scatoloni di pace, con anfore piene d’amore, con flaconi di gioia. Si fece coraggio e, poiché ne sentiva un gran bisogno, ordinò all’Angelo un sacchetto di perdono, una scatola d’amore, un cartoccio di felicità, un barattolo di pazienza, un cucchiaione di umorismo, un barile di coraggio e un sacco di speranza, quanto ne bastava.
L’Angelo andò nel retro bottega per preparare tutta la merce richiesta e poco dopo ritornò al bancone con un pacco piccolissimo, grande quanto un cuore umano. Il cliente non poté fare a meno d’esclamare:
”Possibile che tutto quello che ho chiesto stia in questo scatolino?”
L’Angelo con calma, ma con voce solenne gli spiegò:
“Eh, sì mio caro, nella bottega di Dio non si vendono frutti maturi, ma soltanto piccoli semi da coltivare.”

Il clima natalizio fa pensare e credere che tutti siano felici e spensierati, ma purtroppo, oggi più che mai, sono aumentate le persone sfortunate che non riusciranno ad avere un pasto caldo e un tetto sicuro dove riposare.
Ci sono persone sole, senza affetti, gli alluvionati, i terremotati, i poveri, gli immigrati, le famiglie infelici perché non c’è lavoro o perché i genitori sono separati, donne segnate dalla violenza.
Allora, di fronte a tanta infelicità che ci circonda, ciò che Gesù Bambino ci ricorda è di essere persone semplici e umili come lui, di liberarci dall’orgoglio per arrivare ad essere generosi, altruisti, ci invita a condividere col prossimo gioie e dolori e ci chiede la preghiera, perché essa è fonte di coraggio e forza che fa fruttificare i doni ricevuti. Ci sentiremo così più felici e più vicini al cuore del Bambin Gesù.
La sua Nascita sia quindi per noi la nascita a nuova vita con nuovi proponimenti. E allora auguri a tutti di un Santo Natale! Che si possa vivere sereni, col cuore in pace e circondati dall’affetto dei propri cari e amici.

Francesca Paradies



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

SANT’ANTÖNE DI PASTÙR e il CRISTO DELLA RUSSIA

s. antonio baita borno

Un giorno, girovagando tra le cascine poste sotto gli impianti di risalita, mi capitò di notare un piccolo dipinto murale. Dissi al contadino che c’era qualcosa che non mi quadrava in quell’immagine: sembrava più un san Francesco invece era dichiarato come “Sant’Antonio dei pastori”. Sant’Antonio era un abate e pertanto chiamava a raccolta i suoi fraticelli con la campanella e fin qui ci siamo. Questo santo è però il più ricco di segni di riconoscimento; oltre alla campanella, aveva il bastone ma con l’impugnatura a segno

Non mancava il fuocherello, in quanto guaritore di quel malanno che prende appunto il nome da lui “fuoco di s. Antonio”; ma era anche protettore degli animali piccoli, soprattutto del porcellino che spesso è raffigurato ai suoi piedi.

Inoltre, come abate, è solitamente raffigurato con una bella barba e abiti solenni. Niente a che vedere con quell’immagine murale.

Ma il contadino aggiunse che, in una cascina poco più sopra, era raffigurato il Cristo della Russia. Incuriosito, mi precipitai: era vero, sulla parete rivolta a est, c’era proprio un dipinto murale assai complesso. Come il precedente, era stato dipinto da Dante Ughetti (vedi scheda).

dipinti baita borno

SCHEDA DELL’AUTORE - Dante Ughetti comparve a Borno nel 1956. Era nativo di Pisogne e, come lui affermava e scriveva, era stato prigioniero in Russia dal 1943 al 1956: ben 13 anni.
I reduci di quelle campagne però sostenevano che lui in Russia non ci fosse mai stato, nonostante citasse esattamente date e luoghi. Come mai fosse rimasto in Russia così a lungo, rimane un altro interrogativo.
A Borno si inserì perfettamente, trovando lavoro come imbianchino (chiamarlo così però lo mandava su tutte le furie!) e come decoratore di facciate, soprattutto con paesaggi alpestri ma anche con argomento religiosi. Insomma lui si qualificava come pittore.
Si adoperò per riattivare il locale Gruppo A.N.A. e, come ricordano gli anziani, le prime tessere furono da lui firmate.

Il Cristo è crocifisso in modo assai originale, sul braccio orizzontale della croce posto all’altezza del ventre; attorno, gli strumenti della sua passione: flagello, spugna, lance. Il perché dell’originale raffigurazione è chiarito sul braccio orizzontale, posto in alto sotto il tradizionale INRI, con la scritta: “PER I SEPOLTI SENZA CROCE”: il riferimento ai dispersi in Russia la cui sepoltura, se mai ci fu, fu sicuramente caratterizzata dall’assenza della croce, è lampante.

Attorno alla scritta, le quattro nappe distintive delle divisioni, con la stella alpina. Tutto parla di quella tragedia e del teatro ove si svolse. Benché molto sfumato, è ancora possibile leggere anche il paesaggio, con pianure, leggeri rilievi, conifere e nubi minacciose.

Sono presenti tre stemmi che richiamano le divisioni coinvolte: Tridentina, Cuneense e Julia: purtroppo dei tre, è possibile leggere, anche se con estrema difficoltà, solo quello della seconda.

Solo la Tridentina riuscì a sfondare l’accerchiamento russo nella battaglia di Nikolajewka, cui seguì una tragica ritirata. Le altre due furono accerchiate e costrette alla resa.

L’ultimo stemma è dedicato alla divisione Aqui, che però non partecipò a quella spedizione, ma fu sterminata a Cefalonia; il suo stemma è ancora leggibile.

Francesco Inversini



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Borno

RESTAURO DI COPERTURE E FACCIATE DELLA CHIESA PARROCCHIALE

piazza borno

Il progetto di restauro della chiesa di San Giovanni Battista è ormai alla fine del percorso di approvazione presso la Curia Diocesana di Brescia. Approvato sotto il profilo economico, necessita ora di un’ultima analisi tecnica da parte dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici, per essere inoltrato alla Soprintendenza di Brescia.

L’aspettativa di ottenimento dell’autorizzazione e il conseguente inizio dei lavori è quindi entro Marzo 2020.

La progettazione già illustrata ormai più di un anno fa ha necessitato di un approfondimento essenzialmente diagnostico richiesto dal bando di finanziamento “Beni al Sicuro 2019” di Fondazione Cariplo. La fondazione infatti nel Maggio 2019 ha reso possibile l’invio di candidature su questa linea di finanziamento, aperta a beni o complessi di beni culturali che avessero problematiche legate alla sicurezza sia intesa per gli aspetti della conservazione, sia sul piano del rischio per le persone che frequentano e utilizzano i beni.

Il complesso della Parrocchiale di Borno risponde, secondo noi tecnici, ad una delle casistiche che il bando “Beni al Sicuro” intende intercettare e portare ad una risoluzione duratura e condivisa dalla comunità. Lo stato di conservazione delle strutture portanti del tetto infatti è tale da mettere in pericolo la sicurezza delle persone e dei beni artistici e culturali, nel caso di sollecitazioni particolari come nevicate di una certa intensità o terremoto. Inoltre le facciate stesse potrebbero presentare tra non molto tempo distacchi di porzioni di intonaco, mettendo a rischio l’integrità dell’apparato decorativo esterno, ma soprattutto delle persone che frequentano gli spazi in prossimità della chiesa.

La partecipazione a questo bando ha previsto l’ampliamento delle figure professionali coinvolte nel progetto, individuando tecnici specializzati nell’esecuzione e interpretazione di indagini diagnostiche e restauratori, oltre agli ingegneri e architetti già incaricati e specializzati nel calcolo e nella conservazione delle strutture storiche. Inoltre è stata richiesta la designazione di un professionista della comunicazione che avrà il compito di coinvolgere la comunità nella comprensione del bene, del progetto e dei futuri piani di manutenzione. La fondazione Cariplo intende infatti stimolare le comunità ad avvicinarsi ai propri beni culturali sia per comprenderne l’importanza, sia per capire quali siano le necessità di controllo, accertamento e cura che questi beni manifestano.

La progettazione è quindi stata arricchita di un piano di indagini conoscitive approfondite sullo stato di conservazione del bene e di un piano di manutenzione successivo alla realizzazione degli interventi principali.

L’aggiudicazione del finanziamento previsto dal bando, qualora la commissione di tecnici consulenti della Fondazione Cariplo valuti il progetto proposto meritevole più degli altri casi candidati, sarà comunicata alla Parrocchia entro il mese di Dicembre 2019; al momento ci è stato comunicato che la documentazione inviata ha superato la prima verifica di completezza formale. Il contributo Cariplo richiesto è di 150'000,00 euro e coprirebbe quasi la metà delle somme necessarie. In ogni caso gli interventi di restauro non potranno essere rimandati per ragioni di sicurezza, oltre l’inizio della primavera.

Sperando che il lavoro fatto sin ora, porti all’ottenimento di un utile sostegno economico, oltre che ad un innalzamento della precisione e qualità del progetto, ci prepariamo ad iniziare un importante lavoro di restauro che permetterà alla comunità di Borno di conservare ancora a lungo uno dei suoi beni più importanti; i lavori vorranno essere anche una preziosa occasione per scoprire aspetti nuovi su questa interessante chiesa, di origine molto antica, e per avvicinare ancora di più e ancora a lungo la comunità alle necessarie attività di cura, valorizzazione e controllo del proprio patrimonio culturale, storico e artistico.

Pietro Castelnovi



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Ossimo Inf.

Festa dei SS. Cosma e Damiano e ricordo di Suor Damiana Vivenzi

Nell’ambito della Festa Patronale dei SS. Cosma e Damiano, abbiamo ricordato Suor Damiana Vivenzi. La Santa messa è stata presieduta da don Cesare Isonni, che nell’omelia ha attualizzato la figura dei Santi Patroni. A concelebrare era presente don Franco Zanotti che al termine della messa ha ricordato la figura di Suor Damiana e le date della sua presenza viva qui a Ossimo che abbiamo riportato nell’articolo. Alla Santa Messa erano presenti anche un gruppo di Suore Dorotee di Cemmo.

suor Damiana Vivenzi

SUOR DAMIANA VIVENZI al Battesimo GIULIA
Nasce a Marmentino (Bs) il 21-3-1926
Entra a Cemmo il 29-12-1943
Veste l’abito religioso il 9-10-1944
Emette la Prima Professione in Casa Madre
a Cemmo il 10-10-1946 e la Professione Perpetua in Casa Madre a Cemmo il 18-9-1952.
Svolge il suo apostolato nella comunità
di Ossimo Inferiore:
dall’1 ottobre 1947 all’1 ottobre 1949
dall’1 ottobre 1976 al 30 settembre 1978
dall’1 ottobre 1979 all’1 settembre 1992.
Le condizioni di salute si aggravano progressivamente, fino alla morte, avvenuta verso le ore 5 di giovedi 13 giugno 2019.
Il funerale, presieduto da don Pierangelo Pedersoli, viene celebrato nella parrocchia di Cemmo, venerdi 14 giugno 2019 ore 17.00.

“Ti farò mia Sposa, per sempre” (Osea 2,2)

Brescia, 13 giugno 2019

Carissime sorelle,
in Casa angeli abbiamo appena terminato la Veglia per suor Damiana, una bella tradizione con cui da tempo, la sera che precede il funerale, accompagniamo in preghiera ogni nostra sorella che torna alla Casa del Padre.

Anche questa sera eravamo riunite in tante sorelle di casa Angeli, della comunità Nazareth e del Mater Divinae Gratiae. Con noi c’erano alcuni nipoti di suor Damiana, un suo nipote e anche un sacerdote, nativo come lei di Marmentino: Don Martino.

Una orazione della veglia diceva cosi: “ Padre di carità e di gloria, ti raccomandiamo la tua serva, che ha risposto alla tua chiamata e a te si è consacrata interamente, perché tu l’accolga donandole la grazia di vedere Cristo, suo Sposo, e di godere della sua presenza per l’eternità.”

Queste parole parlano proprio di suor Damiana. Per quanto tempo, e quante volte, lei ha ripetuto questo suo grande desiderio di vedere Cristo, suo Sposo, e di godere della sua presenza per l’eternità! Lo diceva a tutti, con tanta gioia e serenità, con voce alta, con quello slancio e passione che tutte abbiamo conosciuto come sua caratteristica. Non aveva di certo paura della morte: per lei era possibilità di incontrare finalmente l’amato del suo cuore!

Non aveva paura della morte e fino all’ultimo ha amato molto la vita, la vicinanza degli altri e di noi sorelle, la possibilità di comunicare vitalità, di lanciare messaggi di bene… Lo faceva a volte con modalità un po’ eccessive, con baci e strette di mano esagerate, da cui non si riusciva a liberarsi, chi non lo ricorda? Suscitava però in tutti una grande simpatia, e anche chi la vedeva per la prima volta non poteva dimenticare la sua particolarità.

suor damiana

Amava ricordare a tutti “la mia mamma mi diceva: prega, perdona sempre e fatti santa.” E alcune volte, per giustificare la sua effusione, cambiava un po’ le parole: “Il mio papà mi diceva: sii serena, perdona sempre e fatti santa.” Aldilà delle parole più o meno precise, questa frase di famiglia l’ha accompagnata per tutta la vita. Gioia, slancio e passione apostolica non l’hanno mai abbandonata dalla giovinezza in poi. Si è consacrata al Signore tra le suore Dorotee di Cemmo a diciassette anni e ha espresso queste sue caratteristiche nei numerosissimi e spesso brevi passaggi nelle varie comunità attorno a Brescia o nella Valle.

Il suo spirito missionario e l’adesione alla volontà di Dio l’hanno portata a La Plata, in Argentina, dal 1967 al 1970: un periodo della sua lunga vita che ricordava volentieri e che aveva marcato ancora di più quella sua necessità profonda di essere allegra, di perdonare sempre e ricominciare, di pregare per tutti e farsi santa! Anche le nostre sorelle dell’America Latina la ricordano così.

Rientrando in Italia ha ripreso la sua peregrinazione con serena disponibilità e servizio, nelle varie comunità dove l’obbedienza la portava.

Nell’apostolato, nella giovinezza, nella vecchiaia o nella malattia, suor Damiana ha avuto la grazia di essere sempre gioiosa dalla vocazione e di desiderare che tante giovani potessero scoprire la gioia di seguire Gesù. Tutte siamo state piacevolmente sorprese, quando un giorno, una delle ultime volte che ancora riusciva a scappare, quasi novantenne, per andare al mercato, sapendo che al Mater c’era una giornata per le giovani, ha proposto a due ragazze incontrate casualmente per strada, di suonare al campanello del numero 30 perché c’era un bell’incontro con loro. Le giovani l’hanno ascoltata e hanno partecipato all’incontro raccontando di essere state invitate cosi. Sicuramente qualcosa di bene è stato seminato nella loro vita per il loro cammino, le affidiamo a Dio.

Il mercato era il suo abituale luogo di incontro del giovedì. Suor Damiana salutava, faceva festa a tutte le persone, diceva una parola buona. Era anche particolarmente attratta dalla bancarella dei dolci, si avvicinava, prendeva una manciata di caramelle e le regalava ai bambini che passavano. Era diventato un rito. Questa cosa un po’ strana e divertente aveva colpito Enrico proprietario della bancarella accanto.

Quando questo appuntamento era venuto a mancare, lui era venuto a cercarla… e da allora veniva regolarmente in Casa Angeli tutti i giovedì mattina a farle visita. Era simpaticissimo vedere la scena. Lui le faceva fare un giretto in giardino spingendo la sua carrozzella, se c’era brutto tempo la portava invece in chiesa per dire insieme una preghiera.

suor damiana
A coronamento della giornata dedicata ai Santi Patroni, il coro gospel “Hope Singer” ci ha intrattenuti piacevolmente con un meraviglioso concerto.

Cosi è stato questa mattina, il suo amico Enrico, davanti alla salma ha dato il suo ultimo saluto con devozione e riconoscenza, chissà quale tocco di Dio era arrivato al suo cuore attraverso quelle manciate di caramelle!

Prendiamo da suor Damiana l’esempio di semplicità gioiosa. Le chiediamo che dal cielo continui la sua preghiera e la sua opera per il dono di nuove vocazioni nella Chiesa e nel nostro Istituto.

Lei, come era solito fare, dal cielo continuerà a dire anche il suo grazie per ogni cura ricevuta da tutte noi sorelle, dal personale di Casa Angeli, e dai suoi parenti che molto ha amato.

Le operatrici presenti per il turno di notte, mentre le prestavano le cure nell’ultima notte di vita, commentavano: “Non si è mai lamentata, amava molto cantare, parlare allegramente, non ha mai detto una parola offensiva, è sempre stata gioiosa…voleva sempre pregare il Rosario attorcigliato alla sua mano, amava dirci che lei pregava per tutti almeno cinque rosari ogni giorno…”

Con affetto la accompagniamo oggi alla Cappella del Cimitero di Cemmo, dove riposerà insieme alle tante sorelle che l’hanno preceduta in Paradiso e con cui ha condiviso un pezzetto di vita terrena.

A tutte e a ciascuno un abbraccio fraterno con la serenità regalata da questa sorella, che ora ci ha lasciato andando incontro allo Sposo!

Suor Vincenzina Zagon
Superiora Generale



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Ossimo Inf.

IN ORATORIO PER CRESCERE E… PERCHÉ NO? LAVORARE

oratorio ossimo inf.

Sembrava una normale serata in oratorio, quando a don Paolo si è accesa una lampadina e, felice, ci ha proposto:”Che ne dite ragazzi se organizzassimo delle settimane di lavoro?”

Al momento siamo rimasti un po’ perplessi, ma quando il don ha spiegato il suo progetto l’idea è subito piaciuta a tutti. Dal dire al fare è passato davvero poco tempo e infatti ci siamo subito messi all’opera per aprire i nostri primi due cantieri!

Grazie all’aiuto di un cortese agricoltore, abbiamo piantato in un campo della parrocchia, incolto da decenni, patate e fagioli: a settembre li abbiamo venduti tutti!

E poi, avete notato che belle le ante nuove della canonica? Ah sì? In verità al primo piano sono quelle vecchie! È stato merito nostro e della maestria di un esperto falegname se sono tornate al loro splendore originario.

Che dire, oltre ad aver imparato tanto, aver conosciuto nuove persone, aver aiutato la comunità e aver approfondito le nostre amicizie ci siamo divertiti tantissimo!

Faremo in modo che anche l’anno prossimo esperienze così si ripetano: siete tutti invitati a venire a lavorare con noi, nessuno escluso!

Un grazie particolare a don Paolo, don Mauro, Antonio, Clara, Michele, Fabrizio e Simone che ci hanno supportato e sopportato.

Andrea Anja Gabriele Lorenzo
Sabrina Chiara Francesca Riccardo



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Ossimo Sup.

OSSIMO SUPERIORE (RI)PRENDE VITA

ossimo sup

Durante la scorsa estate, genitori e ragazzi di Ossimo Superiore hanno preso l’impegno di tenere aperto l’oratorio quattro volte a settimana, con la speranza di poter offrire un momento di svago per tutti i ragazzi dell’altopiano. Ogni giovedì i volontari hanno proposto una serata a tema ottenendo un grande riscontro: bambini e ragazzi si sono ritrovati in oratorio per passare una serata insieme.

Le attività proposte sono state diverse, a partire dal “cinema sotto le stelle”, passando per il “Nutella party” e il torneo di ping pong.

Non solo è stata un’occasione per radunare più persone nel corso di un’unica serata, ma è anche stato utile al nostro oratorio per raccogliere fondi, utili per le future ristrutturazioni del vicino parco giochi.

Possiamo parlare di un successone: dopo alcuni anni di stallo per il nostro oratorio, quest’anno abbiamo visto ragazzi provenienti dai comuni adiacenti e numerosi villeggianti divertirsi insieme.

Abbiamo deciso di estendere l’iniziativa dell’apertura degli oratori dell’Altopiano del sole anche durante l’inverno, per stare in compagnia anche nei mesi più freddi.

Ad accrescere l’affluenza di bambini e ragazzi è stato senza dubbio anche il grest, svoltosi per una settimana anche a Ossimo Superiore.

I volontari, e in generale tutti i ragazzi, hanno apprezzato l'organizzazione, tanto da coinvolgere ogni volta altri amici, aumentando così il numero dei presenti.

È stato bello vedere quante persone si sono dichiarate disponibili e propense ad ogni tipo di attività.

È importante, per un paese piccolo come il nostro, riuscire a trascinare i giovani in progetti come questi, per tenere vivo Ossimo, per vederlo vivace e allegro. È tutto un po’ più bello.

I nostri più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno voluto portare avanti questa bella e nuova aggregante iniziativa.

Giulia Maggiori



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Ossimo Sup.

CUSTODI DI BUONE NOTIZIE

asilo ossimo sup

Anche quest’anno scolastico ha visto i piccoli avventurieri dell’Asilo Sacro Cuore decollare per un viaggio ricco di scoperte, nuove esperienze e vecchie certezze. La maestra Daniela e le persone che, insieme a lei, da tempo accompagnano con dolcezza, competenza e passione la crescita dei nostri bimbi, hanno dato l’abbrivio ad un anno a tema con uno dei più sentiti del nostro tempo: la cura della Terra, di cui i bambini sono scopritori e preziosi custodi.

Si dice che i punti di vista non siano che la vista da un punto, e quello a cui i bimbi sono invitati e di cui stanno facendo esperienza, siano sguardi molteplici e sensibili che li aiutano a scoprire la natura e a custodirla.

Profondamente legata alla terra e alla cura di tutti coloro che, come da molti anni ormai, si prodigano per lavorarla e condividerne i frutti, anche questo Novembre si è svolta la consueta Castagnata. Tre giornate espressione di un impegno corale che ha viste unite molte forze, tra genitori, appassionati lavoratori, fedelissimi, commercianti e professionisti che hanno messo a disposizione premi invitanti, maestre e bimbi operosi. Il risultato è stato un momento di vicinanza, buon cibo e buona musica, divertimento e calore, nonostante il tempo impietoso che non ha però fatto demordere i più motivati sostenitori di questo appuntamento, da anni solare con ogni meteo.

asilo ossimo sup

L’impegno condiviso non ha mancato di dare ottimi frutti, questa volta primaverili, anche nella vendita di torte e biscotti che ha permesso, nell’estate, di poter concludere l’acquisto e installazione di nuove tapparelle che meglio conservino il calore all’interno dello spazio quotidiano dei nostri cuccioli.

Lo sguardo lungimirante e progettuale abbraccia ogni fronte.

Quest’anno i bambini si sono resi protagonisti di un’esperienza di psicomotricità basata sul metodo di Bernard Acouturier, in cui hanno potuto giocare e sperimentare se stessi liberamente. In ogni seduta i piccoli sono stati aiutati, ripercorrendo le più importanti tappe evolutive, a sostenere la loro crescita affettiva, cognitiva e relazionale. L’entusiasmo dei bambini in questo progetto si fa, come spesso, cartina tornasole della bontà della proposta.

Al rientro dalle vacanze di Natale si partirà invece con il progetto di musica che li avvincerà in un mondo di ritmi, suoni e armonie.

Avere uno sguardo strabico talvolta può essere un’eccellente risorsa: un occhio al qui ed ora, sempre curato, accogliente e stimolante, ed uno avanti, verso nuovi orizzonti, verso il desiderio di concretizzare un progetto sperimentale inglese che renderebbe la lingua straniera pane quotidiano dei nostri fanciulli e delle loro famiglie. Avvincente e ambizioso!

“C’è in quello che immagino qualcosa che non riesco a vedere, che fa la magia di quello che immagino”… Auguriamo a tutti voi buona immaginazione, buona scoperta… e Buon Natale!

Eleonora Bonizzoni



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Ossimo Sup.

CONCERTO D’ORGANO: una gradita consuetudine

ossimo sup campetto

Sabato 17 Agosto nella nostra Chiesa Parrocchiale si è tenuta la Celebrazione conclusiva delle Giornate Eucaristiche dell’Altopiano. Ed in questa occasione la Comunità Parrocchiale di Ossimo ha vissuto una giornata intensa, iniziata di buon mattino con l'esposizione del Santissimo Sacramento, proseguita con il tempo per l'adorazione personale e poi con la celebrazione della S. Messa presieduta per l’occasione da Mons. Bruno Foresti, vescovo emerito di Brescia.

Potendo contare sulla presenza del M° Luca Faccanoni e grazie al generoso patrocinio della nostra Associazione Pro Loco “per Osèm”, a conclusione della giornata, in chiesa si è tenuto un interessante concerto d’organo: appuntamento estivo che dopo il restauro del 2015 è divenuto una bella e gradita consuetudine, così come è piacevole sentirlo durante le celebrazioni liturgiche. In questa particolare occasione, nella quale il M° Faccanoni ha presentato con dovizia i vari brani, trasmettendo la giusta “chiave di lettura”, per meglio apprezzare l'ascolto e l'esecuzione del concerto, si è ricordato il M° Pietro Pasquini, artista conosciuto durante le fasi finali del restauro ed esecutore del collaudo finale dell'opera nel settembre del 2015. Un organista virtuoso dotato di grande statura artistica, titolare della cattedra di Organo e Composizione Organistica presso il conservatorio di Brescia, prematuramente scomparso.

ossimo sup organo

È stato bello sapere che le offerte raccolte durante la serata, sono andate a coprire la spesa per la manutenzione/sostituzione di parte dei giochi presenti nel campetto parrocchiale voluta da don Paolo che si è avvalso della preziosa collaborazione della Pro Loco (che ha contributo con un’offerta economica), del Gruppo Alpini e di diversi volontari.

Pertanto questo ed altri contributi ricevuti consentiranno di ridurre un poco l’impegno della Parrocchia che a breve sarà in grado di poter installare alcune nuove strutture che renderanno ancora più fruibile ed “a norma” i giochi del nostro campetto Parrocchiale che risulta ben frequentato non solo nel periodo estivo, ma anche durante l’anno dai nostri bambini.

Luca Bardoni



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Ossimo Sup.

CHIESETTA DI SAN CARLO
lavori di manutenzione

san carlo ossimo san carlo ossimo

”... Venne costruita per volere della comunità, a ricordo della visita del Cardinale Carlo Borromeo nel 1580, in segno di grande devozione. La costruzione, in un luogo rialzato che domina la Valle Camonica, fuori dall’abitato, ebbe inizio intorno al 1614 e si concluse quattro anni dopo, ma fu un’impresa difficile: nel 1617 la terra di Ossimo risultava sottoposta all’interdetto e la costruzione della chiesa venne sospesa già nell’ottobre 1616, perché gli abitanti volevano amministrare i denari delle elemosine senza intervento del Rettore. Nel piccolo presbiterio, fa da pala un affresco di autore ignoto del XVII secolo, che rappresenta, nella parte bassa, Maddalena e san Marco, mentre in alto san Carlo in adorazione dinnanzi alla Vergine col Bambino. Caduta in disuso e degradata per l’incuria e le infiltrazioni d’acqua, è stata restaurata nel 1986 dal Gruppo Alpini di Ossimo Superiore, che l’ha salvata dalla rovina…”

Così recita uno scritto in merito alla nostra Chiesetta che dall’alto del colle di San Carlo domina ad ovest il borgo di Ossimo ed alla sua sinistra la media Vallecamonica. Dopo il restauro degli anni ’80, oggi viene utilizzata durante il periodo estivo per la celebrazione di una Messa settimanale e a volte, dopo aver percorso la ripida scalinata di accesso, ci permette di poter sentire le note di bravi strumentisti amplificate dalla sua “suggestiva” acustica.

Da qualche tempo bisognava però porre rimedio ad alcune infiltrazioni di acqua dal tetto e dal campanile. Così, a fine estate, grazie alla generosità e all’impegno di alcuni volontari (ed un ringraziamento sentito va, oltre che all’immancabile Giuliano, a Guido e Salvatore) è stato possibile riparare il tetto del piccolo campanile, ripulire le gronde e sostituire oltre 100 coppi danneggiati.

È bello vedere che l’unione di intenti e di impegno consentono di realizzare, seppur con qualche fatica, piccole opere che rafforzano e gratificano il nostro essere comunità.

Luca Bardoni



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Lozio

S. MARIA ASSUNTA IN LAVENO
Fra antichi interventi e nuove sfide

Ecco cosa racconta un articolo pubblicato sul Bollettino Parrocchiale di Lozio nel 1968, ritrovato tra le vecchie carte del Segretario “Ministro del Tesoro”.

chiesa Laveno

CHIESA DI S. MARIA ASSUNTA - “Dichiaro proprio che gli abitanti di Laveno sono tutti benefattori benemeriti ed anche se una lapide con i nostri nomi non è stata ancora eretta, certamente una stele luminosa è eretta vivissima davanti al trono di Dio. Ebbi modo l'anno scorso di lodare gli amici di Sucinva e di Sommaprada quando ripararono le loro chiesette ebbene, quest'anno lo devo fare per gli amici di Laveno.
Nella seconda metà di maggio è stato completamente rifatto il tetto della loro Chiesa con una spesa di L. 418.000 interamente coperta da generosissime offerte. È stata convocata una riunione nel salone parrocchiale di quasi tutte le famiglie, si è esposto il caso e da tutti è stato preso atto che la Chiesa era in condizioni pietose e perfino pericolante. Varie pitture in totale disfacimento a causa dell'acqua, macchie orribili sulla volta; acqua gocciolante in sagrestia sui paramenti, allargamento delle crepe, pericolo di crollo della sagrestia).
Si chiede di compiere il lavoro completo e di affidare l'incarico alla Ditta F.lli Gennaro, conosciuti per la loro onestà e scrupolosità nel lavoro. Per predisporre e ordinare il lavoro ed approntare i materiali fu eletta una commissione composta dai signori Ballarini Donato, Medici Giovanni, Ballarini Giovan Battista e Piccinelli Mario, di cui quest'ultimo fu segretario, cassiere e Ministro del Tesoro.
Purtroppo nel sopralluogo eseguito poi si vide che anche le travi erano rovinate e si dovettero rinforzare. Parte del legname fu allora offerto dal Comune ed il resto da varie persone. Abbassate un po' e rifatte le capriate, collocate lamiere attorno al campanile, fu ricoperto il tetto (sagrestia compresa) con tegole.
Essendo stata la spesa di L. 418.000 e interamente coperta, furono offerte in media L. 2.211 per ogni abitante di Laveno. Ma poiché le famiglie offerenti sono state 45 su 58, esse hanno offerto in media L. 9.511 ciascuna. Col tempo si provvederà anche all'interno, ma un passo per volta, il Duomo di Milano fu terminato solo l'anno scorso.
Ma intanto è un sollievo entrare in Chiesa e vedere che le macchie sono quasi completamente asciugate ed il Parroco ed il Sagrista non corrono più pericolo di vita. Che sarebbe successo se il Parroco fosse perito sotto le macerie della sagrestia? Lui avrebbe certo finito di brontolare ma voi avreste dovuto attendere non uno ma cento anni prima di averne un altro.
Parole di ringraziamento vivissimo furono a suo tempo formulate in Chiesa, ora anche da questo foglio tutti indistintamente gli offerenti e gli operai, la Commissione ed il Segretario, intendo di nuovo ringraziare.”

chiesa Laveno chiesa Laveno

Sono trascorsi 51 anni da quando il Parroco di allora, Don Domenico Boniotti, pubblicò questo articolo sul giornalino parrocchiale. Due dei componenti la commissione nominata sono ancora viventi e il Segretario, chiamato scherzosamente dal Parroco "Ministro del Tesoro", ora ha 96 anni ma ricorda bene gli avvenimenti e ci ha confessato che nella realtà raccolse ben L. 38 in più rispetto alla spesa sostenuta. Racconta inoltre che le poche famiglie che non riuscirono a contribuire con i soldi, prestarono la loro opera secondo le proprie possibilità nell'esecuzione dei lavori.

Dopo tutti questi anni ora il tetto della Chiesa di S. Maria Assunta della frazione di Laveno ha bisogno di opere importanti.

L'intervento interessa tutta la copertura della navata principale, dell'abside, della cappella laterale e della sagrestia e ammonta a un importo complessivo di euro 71.000. Il Progetto è stato presentato alla Curia di Brescia e si è in attesa del benestare della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Brescia.

I tempi sono molto cambiati, come si evince dalla foto dell'articolo, una volta potevano collaborare tutti alla realizzazione delle opere: uomini, donne e anche i bambini si divertivano a stare sul ponte a fare il passa-mano con le tegole per il tetto, non c'erano tutte le regole attuali sulla sicurezza dei cantieri!

Speriamo però che il cuore dei fedeli sia rimasto uguale! È vero che le famiglie purtroppo ora non sono più 58 ma solo 31, molti son mancati e tanti si sono trasferiti. Vogliamo credere che anche loro saranno generosi nel ricordo dei famigliari e dei loro avi che, con sacrificio, hanno permesso la realizzazione di queste nostre belle chiese.

Confidiamo anche nell'aiuto dei fedeli villeggianti che soprattutto nel periodo estivo animano le nostre S. Messe.

È vero che i tempi attuali sono economicamente incerti, ma pensiamo ai tanti sacrifici che hanno comportato la realizzazione e la manutenzione delle cinque chiese della Parrocchia e ci sarà più facile aprire il nostro cuore con generosità.

Parrocchiani dei SS. Nazzaro e Celso



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Lozio

2° PELLEGRINAGGIO ALL’ANNUNCIATA
quelli di Lozio camminano ancora

pellegrini Lozio

Quest’anno abbiamo riproposto il pellegrinaggio al convento dell’Annunciata e un bel gruppo di persone, ancora una volta, si è messo in gioco con grande devozione.

Poco prima delle ore 14 ci siamo ritrovati a Camerata: questo posto è in una posizione strategica per favorire i pellegrini di Villa che scendono a piedi usando la via di Tolbes più diretta, evitando la provinciale. Faceva molto caldo intanto che si compattava il gruppo. C’erano anche parecchi ragazzi che contribuivano ad abbassare la media di età.

La foto di rito prima della partenza e poi, con Tone in testa, cominciava il nostro cammino. Dopo il primo tratto assolato siamo passati sulla strada sterrata, superata la prima salita tutto è diventato più facile perché camminavamo all’ombra e su terreno pianeggiante. Tutti di buona lena e con l’animo giusto verso la meta.

Abbiamo fatto un prima tappa a Pat per rinfrescarci a una bella fontanella, mangiare un panino e riposarci un po’.

Ripreso verso Ossimo Inferiore come l’anno scorso ci siamo fermati a visitare la bella chiesa di Sant’Antonio. Oltrepassando la strada, altra tappa al bar di Ettore nella piazzetta, che ci ha accolto amabilmente perché ci conosce già come i camminatori di Lozio. Dopo un buon gelato abbiamo fatto una breve sosta al cimitero e poi, oltrepassandolo, abbiamo iniziato la recita del santo rosario: bando alle distrazioni, ci siamo immersi proprio con l’animo giusto del pellegrino diretto a un luogo sacro.

All’arrivo ci ha accolto padre Roberto davanti alla chiesa: erano passate da poco le ore 18. Abbiamo avuto tutto il tempo di rinfrescarci e poi, seduti sotto il portico al riparo dell'aria fresca del tramonto, abbiamo parlato di vari argomenti, anche di santa Cristina.

Prima della Messa abbiamo percorso il sentiero che sale alla grande croce che domina la valle, scendendo poi l’altro versante della Via Crucis. All’entrata in chiesa ho notato don Paolo in meditazione.

Nella santa Messa celebrata appunto dal nostro parroco, con grande capacità e ispirazione è riuscito a trasmetterci, nel breve tempo dell’omelia, tante belle e sante parole. I canti liturgici accompagnati al suono dell'organo hanno contribuito a rendere la cerimonia molto gradevole.

Tutto è stato molto bello e, al termine, don Paolo ci ha raggiunto per uno scambio di cortesie. Dopodiché il pulmino in attesa ci ha riportato a casa.

Con questa bella serata al convento dell’Annunciata è cominciata la settimana dedicata alle indulgenze del Perdono d’Assisi e del Beato Innocenzo.

Fortunato



DALLE NOSTRE COMUNITÀ - Lozio

SI IMPARA GIOCANDO Il doposcuola a Lozio

bambini Lozio

Con grande gioia il 15 novembre 2019, ha preso il via anche a Lozio il doposcuola. Evento eccezionale direi. Un momento formativo, ma anche di svago e spensieratezza per i nostri bimbi. Così, dopo anni di inattività, ha riaperto l’oratorio di Villa di Lozio, anche se solo per due ore e mezza alla settimana. Direi che come inizio non è niente male e ci auguriamo che questo momento aggregativo possa crescere ancora di più e raggruppare anche qualche adolescente che, in difficoltà con lo studio, possa trovare aiuto e sostegno nei compiti.

Un sentito ringraziamento ai genitori che hanno portato avanti questa iniziativa credendoci fin dall’inizio. Un grazie naturalmente a Don Paolo che ha sostenuto l'iniziativa, dando l'opportunità di usufruire di alcuni spazi dell’oratorio. Tutto questo, però, non sarebbe stato possibile se non avesse dato la disponibilità a seguire il ragazzi la maestra Caterina, già maestra presso la nostra scuola materna lo scorso anno, e che ringraziamo calorosamente.

Si IMPARA GIOCANDO
ogni venerdì pomeriggio dalle ore 15 alle ore 17.30
presso l’oratorio di Villa

Gli indecisi che non vi hanno ancora preso parte si facciano avanti e, come in tutte le cose, ogni suggerimento è ben gradito. Vi aspettiamo!

Cristian Ballarini



COMUNITÀ IN VIAGGIO

RICORDANDO IL TRENTINO
Gita sociale del 22 settembre 2019

gita in Trentino gita in Trentino

Come ogni anno, il centro anziani di Lozio ha organizzato la gita sociale di una giornata. Anche quest’anno la meta è stata il Trentino.

Un bel gruppo di partecipanti carichi e spensierati era pronti a partire guidato dal “capo spirituale” della comitiva, don Mauro, già di buon mattino.

La prima tappa è stata all’Eremo di S. Colombano, una suggestiva chiesetta incastonata tra le rocce, nella ridente Vallarsa. Un po’ di fatica per raggiungerla, ma alle 10.30 eravamo tutti presenti per la celebrazione della Messa allietata dai canti dei musicanti di Lozio.

Una volta terminata, siamo ripartiti per far visita alla Campana dei Caduti a Rovereto; qui a parer di molti è stato molto suggestivo ascoltare in trepida attesa, i rintocchi di una campana mastodontica che riecheggiavano fino al fondo valle. Emozione pura, brividi sulla pelle e un paesaggio da cartolina che faceva da cornice.

Intorno alle 12.30 ci siamo fermati al ristorante Tema di Rovereto, dove siamo stati deliziati con piatti tipici della tradizione trentina.

Una volta che corpo e spirito sono stati degnamente saziati, ci siamo spostati a visitare il Castello di Rovereto attraversando, prima di giungervi, alcune vie della cittadina caratterizzata da angoli suggestivi e palazzi storici.

Entrando nel castello abbiamo respirato fin da subito tanta storia, anche se venata dalla sofferenza che ai tempi della guerra molte persone hanno dovuto affrontare. La guida, molto preparata, ci ha portato a rivivere quei momenti attraverso racconti, tante testimonianze e cimeli gelosamente custoditi nel castello. Una vera e propria immersione nel passato prima ripartire per rientrare in valle.

Che dire? Davvero una piacevole e interessante gita anche quella di quest’anno! Non ci rimane che attendere l’autunno prossimo, per ripartire per nuove avventure sicuramente in posti altrettanto belli e pieni di fascino.

Cristian Ballarini



COMUNITÀ IN VIAGGIO

LA MINUSCOLA CAPPELLA

gita a Garlasco

7 settembre 1464 Periferia di Garlasco

Come ogni giorno la giovane Maria porta al pascolo i suoi armenti nella campagna brulla, dove i rovi di biancospino crescono disordinati. È muta fin da quando era piccina in seguito ad uno shock subito assistendo all’eccidio della sua famiglia ad opera di soldataglie.

Scrutando l’orizzonte vede addensarsi grosse nuvole scure presagio di temporale, perciò abbandona lo sparuto gregge e va a ripararsi presso una minuscola cappella. Qui la mano di un artista aveva dipinto l’immagine di una Madonnina col Bimbo. L’aveva fatto riconoscendo a Lei la salvezza dall’annegamento nel fiume che era scorso impetuoso in seguito ad una piena. Maria, che aveva raccolto lungo il cammino alcuni rametti di biancospino per donarli alla Madonna come era solita fare, fissando la graziosa immagine, la implora per l’ennesima volta di ridarle la parola.

All’improvviso la Madonna sorridendole la rassicura e le dice: “Va e dì a tutti che procurino di edificare in questo luogo una chiesa dedicata al mio culto perché ho molte grazie da donare a tutta la Lomellina e a quanti invocheranno il mio nome.”

gita a Garlasco

Con gli occhi di stupita meraviglia e il cuore traboccante di gioia, la giovane corre subito a raccontare quanto accaduto. È infatti curioso che la Madonna affidi ad una ragazza muta il compito di riferirlo ai garlaschesi, ma proprio per questo, quando sentirono la sua voce, le credettero subito riconoscendo in questo il sicuro intervento divino.

Sono davvero innumerevoli le grazie che la Madonna ha compiuto, ne danno testimonianza gli ex voto che decorano intere pareti di questo santuario.

5 ottobre 2019 Borno Val Camonica

Nel parcheggio antistante le ex scuole elementari un gruppo di pellegrini, guidati da Don Simone, attende ansioso il pullman che li porterà proprio a Garlasco perché, come ogni anno in autunno, i nostri sacerdoti ci affidano alla Madonna affinché ci custodisca e ci protegga col Suo immenso Amore.

Don Primo Mazzolari sosteneva che Maria esercita sempre un fascino tale che produce l’effetto dell’alta marea al chiaro di luna ed è sicuramente vero, perché tutti noi siamo molto sensibili al Suo culto.

Lungo il percorso salgono anche altri pellegrini. Prima di giungere alla Madonna della Bozzola ci fermiamo alla Certosa di Pavia, voluta da Gian Galeazzo Visconti, la quale ci stupisce subito per la sua bellezza. Un monaco ci guida e magnifica le architetture, le statue e gli affreschi, ma ci ammonisce severamente di non fare fotografie e noi, armati di super tecnologici cellulari, obbediamo prontamente…

Infine ci fa visitare alcune celle dei monaci Certosini che vivevano in clausura e, simpaticamente, ci invita a rimanere assicurandoci pane e acqua in gran quantità. Nonostante la tentazione di una tale offerta decliniamo il cortese invito, perché ci aspetta un gustoso pranzo nel ristorante lì nei pressi.

Satolli e soddisfatti giungiamo infine al Santuario di Garlasco dove Don Simone celebra la Santa Messa.

Dopo l’immancabile foto di gruppo facciamo ritorno a casa col cuore grato a Dio per la bella giornata trascorsa ricca di canti mariani, di preghiera, di amicizia e di allegria.

Dely



COMUNITÀ IN VIAGGIO

ALLEGRA BRIGATA, VITA BEATA
non solo Londra e dintorni

gita a Londra

L’ultima settimana di agosto, una trentina di impavidi bornesi, doc e d’adozione, ha intrapreso quello che a detta di molti sarebbe stato un viaggio “da matti”: Borno-Londra e ritorno in PULLMAN!

Alla guida del mezzo: Denis, il nostro abile autista che si è cimentato per la prima volta, e con successo, nella guida a sinistra; capogruppo e cicerone d’eccezione: Cicci, il quale ha fatto sì che il viaggio si sia svolto senza intoppi e ci ha erudito sulle località che abbiamo visto di passaggio; guida a 360° il nostro caro Don Paolo: prima volta per lui alla testa del gruppo bornese in trasferta che ha animato ogni nostro spostamento.

Abbiamo così lasciato il nostro amato paesello all’alba e, dopo un breve pisolino, siamo arrivati in Svizzera. Qui ci siamo lasciati incantare dagli splendidi paesaggi verdeggianti e dai numerosi specchi d’acqua sovrastati dalle Alpi elvetiche.

gita a Londra gita a Londra gita a Londra

Verso sera siamo giunti in Francia, precisamente a Fontainebleau. Non si poteva saltare una visita al famoso castello e quindi, toccata e fuga alla spicciolata, poi cenetta leggera e tutti in branda: l’indomani ci avrebbe aspettato una bella levataccia.

Il secondo giorno ci attendeva la traghettata sulla Manica.

Arrivati all'immenso porto di Calais e sbrigate le pratiche alla dogana, ci siamo imbarcati alla volta dell'Inghilterra. Siamo stati veramente fortunati, perché il mare della Manica era calmo e quindi ci siamo goduti con tranquillità il nostro pasto all’inglese: fish and chips. Poco più di un’oretta e davanti a noi già si stagliavano le candide scogliere di Dover: eravamo arrivati in Inghilterra.

A darci il benvenuto sul suolo britannico, la protagonista femminile della nostra avventura: la guida Elisa, che con aneddoti e profonda conoscenza, ci ha fatto amare Londra e i suoi dintorni.

Breve visita alla cittadina medievale di Canterbury e alla sua splendida cattedrale, capolavoro del gotico inglese, e poi di nuovo in viaggio per raggiungere la City.

Il giorno seguente, accompagnati dal sole splendente (l’ombrello è rimasto in valigia per tutto il viaggio) abbiamo iniziato il tour della capitale: girovagato per i suggestivi mercatini di Covent Garden; ammirato l’imponente Cattedrale di San Paolo; visitato la Torre di Londra con i gioielli della Regina e i corvi porta fortuna, dove abbiamo assistito al celebre cambio della guardia; fatto un giro in battello sul Tamigi dal quale abbiamo potuto ammirare il Palazzo del Parlamento e il Big Ben (purtroppo avvolti da impalcature perché in ristrutturazione), la famosa ruota panoramica London Eye e i mille ponti che attraversano il fiume.

gita a Londra

Altra tappa del nostro viaggio è stata la residenza reale dei weekend: il castello di Windsor. L’enorme castello normanno domina la cittadina, circondato da un enorme giardino curatissimo, all’interno splendide collezioni di quadri ed arazzi impreziosiscono l’ambiente e lasciano letteralmente a bocca aperta.

Poi la Cappella di San Giorgio, una chicca: edificio di oltre 500 anni è gestita ed è parte integrante del Collegio di San Giorgio, che istruisce circa 400 ragazzi e che ha formato numerosi uomini di rilievo nel panorama politico britannico.

Nell’ultimo giorno londinese Elisa ci ha guidato alla scoperta di altre bellezze della città: la vista esterna di Buckingham Palace; gli splendidi parchi cittadini che pullulano di animali e piante, anche esotiche; l’abbazia di Westminster, sede delle incoronazioni dei reali d’Inghilterra e il più importante luogo di culto anglicano; da non confondere con la neoromanica Cattedrale cattolica di Westminster che si trova lì a pochi passi; la spumeggiante e colorata zona di Piccadilly Circus, luogo di incontro per eccellenza e Trafalgar Square, dedicata alla vittoria della Royal Navy sugli Spagnoli, dove svetta la statua del generale Nelson collocata su di un obelisco in centro alla piazza. Ma l’edificio che domina Trafalgar Square è senza dubbio la National Gallery: tempio della pittura che ospita al suo interno più di 2.000 dipinti.

gita a Londra

Al rientro abbiamo fatto tappa in un’altra città francese, Reims, che ci ha regalato la penultima chicca del nostro viaggio: uno spettacolo di luci e suoni che animavano la facciata laterale della cattedrale.

Penultima, perché l’ultimo giorno di viaggio, il pullman ha fatto tappa nella cittadina di Riquewihr sulla strada dei vini dell’Alsazia. Qui abbiamo potuto ammirare il fiabesco borgo con le tipiche case a graticcio dai colori sgargianti e circondato da colline e vigneti a perdita d’occhio.

In conclusione viaggio spettacolare che ci ha permesso non solo di visitare Londra e dintorni, ma anche di godere delle bellezze e dei paesaggi dei luoghi che abbiamo attraversato negli spostamenti. Inutile dire che attendiamo con impazienza la prossima estate e quindi il prossimo tour.

Gessica Tognali



CON I MISSIONARI

SPERIMENTO LA PRESENZA DEL DIO DELLA VITA E DELLA SPERANZA

p Giacomo Rigali

Manila 8-11-2019

Carissimi Amici di Borno,
saluti da Manila. Sono ancora vivo anche se non scrivo spesso. Vi spero tutti bene e in un buon clima di preparazione al Natale. Io sto benone e ne ringrazio di cuore il Signore.

Qui la mia vita da “missionario in pensione” va avanti serenamente. Mi tengo impegnato attraverso un ministero di “aiuto” su richiesta delle grosse parrocchie vicine.

Vivo nella comunità dei nostri studenti di teologia, ma vicino anche alla casa parrocchiale, quindi in immediato contatto anche con la pastorale. Gli studenti missionari sono una ventina e vengono da sei nazionalità diverse. Una bella varietà con una grande confusione di mentalità e di lingue. Purtroppo studenti di teologia italiani non ce ne sono.

Il lavoro di missionario di emergenza che sto facendo mi mette in contatto situazioni difficili e sfidanti. Così mi trovo ad andare nelle baraccopoli più dimenticate come nei grandi supermercati, nelle scuole affollatissime. Le sorprese non finiscono mai. Ultimamente, per esempio, mi sono trovato con due settimane di confessioni per gli studenti che finiscono le scuole superiori... erano più di mille quelli dell’ultimo anno delle superiori. Anche confessando cinque ore al giorno mi ci sono volute due settimane. Ma sono stato veramente contento.

p Giacomo Rigali

Per molti di loro era la seconda confessione... dopo la confessione della prima comunione nelle loro parrocchie. Due sezioni al giorno, con un’ora di ritiro, la confessione mentre continuavano le classi e poi messa e comunione. Penso che per molti sia stata una nuova tappa nella loro vita, prima che arrivi forse il giorno del loro matrimonio quando si confesseranno di nuovo per sposarsi... almeno quelli che si sposeranno in chiesa!!! È stata una bella esperienza e penso di proporla anche ad altre scuole dei dintorni perché i giovani nelle scuole sono migliaia, però in chiesa non ci vanno forse che il dieci per cento. Dare loro attraverso la scuola questa occasione di riavvicinamento a Dio mi sembra molto bello.

Continuo ad ascoltare confessioni davanti alla cappella nel supermercato dove vado ogni settimana al venerdì sera: è interessante trovarsi a udire le confessioni nel corridoio di un supermercato. Tra sabato sera e domenica vi celebriamo ora sette messe, sempre con tanta gente dentro la grande cappella e fuori nell’ampio corridoio. Fortunatamente abbiamo l’aiuto dei laici per le comunioni, le letture e i canti. Sono bravi e non mancano mai.

La gran parte della gente ha una vita difficile, specialmente le donne. Tante si trovano da sole a portar avanti la famiglia perché tante sono le ragazze madri, a volte ancora giovanissime. La cultura moderna facilita il libero frequentarsi di ragazzi e ragazze... poi a rimanere incinte naturalmente sono le ragazze e spesso i ragazzi scompaiono. Le donne devono prendersi tutte le responsabilità e portare avanti da sole la realtà di queste famiglie incomplete.

Sono felice di essere qui e di potermi rendere ancora utile a questa mia età. Trovo attorno a me tanta vita e tanta serenità nonostante i tanti problemi, sperimento la presenza del Dio della vita e della speranza in tutta questa gente e in me stesso.

Vi faccio i miei più cordiali auguri di Buon Natale! Un saluto cordiale ai Reverendi e a tutti voi!!! Ci rivedremo il prossimo anno a marzo!

Ricordiamoci al Signore perché riusciamo a fare del nostro meglio.

Cordialmente vostro

P. Giacomo



CON I MISSIONARI

DON LINO, IL BUONO

don lino zani

È stato assegnato a don Lino Zani, missionario nativo di Ossimo, già parroco di Malegno, attualmente in Amazzonia, il 15° premio “Mites Terram Possident”. Il riconoscimento, istituito dal Comune di Malegno e dalla parrocchia di S. Andrea Apostolo, sostenuto dal consorzio Bim, dalla Comunità montana di Vallecamonica e da Vallecamonica Servizi, viene assegnato ogni anno a persone, associazioni, istituti, organizzazioni che si sono particolarmente distinti per l’impegno in progetti e azioni di solidarietà e pace o in atti concreti di generosità e bontà umana, a livello mondiale, nazionale, locale; e nei quali si ravvisi quel carattere di mitezza così prezioso e difficile da individuare. La candidatura del religioso camuno è stata avanzata da Elisabetta Panteghini.

Le motivazioni del premio. Sabato sera, in una sala consiliare gremita, l’annuncio è stato accolto con gioia dalla comunità, che porta sempre nel cuore l’ex parroco. Nel corso della cerimonia è stata letta la seguente motivazione: “Don Lino supporta con grinta le comunità con cui vive in Amazzonia aiutandole a difendere la terra, la foresta e la natura dal saccheggio e dallo sfruttamento, ricordandoci che la terra deve appartenere ai miti”. Don Flavio Saleri, compagno di Messa di don Lino e già direttore del Centro missionario diocesano, ha spiegato il lavoro che sta portando avanti in Amapà, mentre è toccato ad Elisabetta Panteghini tracciarne un ritratto personale. Il sindaco Paolo Erba, nel suo intervento, ha voluto sottolineare come il premio, quest’anno, voglia ricordare a tutti che la tutela della natura dall’altra parte del mondo è un obbligo urgente.

Il video messaggio. Commovente il momento in cui è stato proiettato il video-messaggio inviato a Malegno da don Lino, che ha dichiarato di essere onorato per aver ricevuto il premio ricordando: “La mitezza non è accettare tutto, ma cercare di lottare perché a tutti sia garantito il diritto alla vita e alla pace. Qui la situazione ultimamente sta peggiorando: oltre ai disastri ecologici, la gente viene mandata via dalla sua terra”. Don Lino ha, quindi, annunciato che il premio in denaro ricevuto sarà devoluto alla diocesi di Macapà.

Linda Bressanelli
www.lavocedelpopolo.it



CON I MISSIONARI

PADRE PIERINO (seconda parte)

Eccovi l'ultima parte della bella biografia di p. Pierino trovata in rete sul sito dei Padri Comboniani.

padre Pierino Re
Padre PIERINO ATANASIO RE
nato a Borno il 29-9-1944
morto in Togo il 7-11-1994

Assistente ad Asti e Pesaro - Abbiamo già detto che Pierino si trovava a suo agio nel mondo dei ragazzi perché aveva il cuore giovane. Per questo i superiori, appena sacerdote, lo inviarono nel seminario missionario di Asti (1970-1971) e poi di Pesaro (1971-1974) come assistente e animatore. Lavorò bene. Citiamo solo un paio di testimonianze: "Il suo comportamento con i ragazzi è sempre stato sereno ed equilibrato. Sapeva correggerli senza umiliarli, incoraggiarli senza frustrarli. Le motivazioni che dava perché si impegnassero nello studio e perché non avessero paura del sacrificio le trovava nella vocazione missionaria alla quale erano chiamanti" (p. Battista Zanardi, Asti).

E p. Corrado Masini, allora a Pesaro, aggiunge: "Pierino era un carissimo amico dal cuore grande e comprensivo. Di fronte alle marachelle dei ragazzi diceva, parlando con noi padri: ''Io ne ho fatte di peggio e sono contento di essere missionario... Per essere missionari bisogna essere un po' vivaci'' e con questi principi scusava tutto e tutti anche se non mancava di correggere, però lo faceva al momento e al tempo opportuno. Insomma mi pareva che avesse la vera stoffa dell'educatore. Quanto a vita comunitaria, era un piacere stare con lui".

Nella lettera che lo assegnava al Togo, il padre Generale diceva: "Il Signore ha benedetto i tuoi sforzi. Il tuo buon lavoro è auspicio anche per la tua opera in missione".

Africa - D'accordo con p. Pietro Ravasio, segretario delle missioni, p. Re andò a Parigi a studiare il francese. Finalmente, il primo luglio 1975 partì per la missione di Lomé, in Togo, con l'incarico di coadiutore a Kodjoviakopé.

Scrive p. Boscaini "Ha avuto il dono di identificarsi con i piccoli e si è immerso nel lavoro con l'entusiasmo di un neofita e nello stesso tempo con l'esperienza e la maturità di un uomo. Infaticabile, non si tirava mai indietro quando c'era da aiutare qualcuno. Questa sua generosità ha indubbiamente accelerato la sua morte. Era divenuto l'anima delle piccole comunità sparse per i villaggi che visitava regolarmente, istruiva nella catechesi e nutriva con i sacramenti. P. Pierino è stato un evangelizzatore nel vero senso della parola".

Questa sua prima esperienza missionaria durò cinque anni. Furono anni belli per p. Pierino. Nel suo lavoro missionario seppe coinvolgere il paese natale, Borno, e i vari gruppi missionari che aveva formato nei quattro anni di permanenza in Italia. E tutti lo aiutavano perché aveva anche la dote di... saper ringraziare e di dimostrare dove andavano a finire i soldi che gli mandavano.

In Canada - Nel 1980 il Padre fu destinato al Canada dove c'era urgente bisogno di un valido animatore missionario. Non solo doveva trovare aiuti per la missione, ma soprattutto buone vocazioni per l'Africa. Percorse migliaia e migliaia di chilometri tra le nevi del Québec con il freddo che alle volte arrivava a 20 gradi sotto lo zero. A tutti portava la sua testimonianza e il suo zelo missionario. Per animare la Chiesa del Canada p. Pierino si servì del periodico "Echo Missionnaire", del quale era anche il responsabile, dove non mancavano mai le belle fotografie e le notizie del Togo che, inutile dirlo, si portava nel cuore. Cinque anni di quella vita lo logorarono un po' anche se, spinto dall'entusiasmo con cui agiva, pareva che non accusasse la fatica.

Di nuovo in Togo - Quando, nel 1985, gli giunse la notizia che poteva ripartire per il Togo, p. Pierino scoppiò di gioia. "Reverendissimo p. Generale, ho ricevuto da pochi minuti la sua lettera e non perdo tempo per dirle il mio grazie. La gioia delle feste pasquali appena trascorse, continua in pienezza grazie proprio a questa notizia. Quanto a missione, non ho preferenze: andrò dove mi diranno di andare...". La piena disponibilità al volere dei superiori, che poi coincideva con il bene della missione, fu un'altra delle doti di questo nostro confratello.

Dal 1985 al 1988 fu a Vogan dove era parroco p. Massimo Cremaschi. Ecco cosa scrive del suo coadiutore: "Di lui avevo sentito parlar bene, anche se non lo avevo conosciuto, ma posso assicurare che la realtà si dimostrò superiore e migliore della fama. Grazie al suo carattere gioviale, schietto e, nel contempo semplice e sincero, ho potuto instaurare con lui un rapporto veramente fraterno. Essendo di qualche anno più anziano di me e "veterano" del Togo, mi dava qualche consiglio che accettavo di buon grado perché derivava da prudenza e saggezza.

È insieme con lui e con p. Montresor che abbiamo fatto una programmazione pastorale seria ed efficace che, in questo periodo, ha favorito la crescita della nostra comunità cristiana. Animazione dei gruppi parrocchiali, restaurazione di scuole, completamento di altre, scavo di pozzi, finanziamento di progetti agricoli... furono alcuni degli impegni che portammo avanti. Era proprio p. Pierino che si occupava affinché ogni comunità avesse un luogo d'incontro atto a favorire la catechesi e la liturgia, nonché le riunioni concernenti la promozione umana dei vari villaggi. Tocco a p. Pierino la formazione dei catechisti perché vedeva in essi il futuro del cristianesimo in Africa. Inoltre aprì anche una piccola farmacia per distribuire gratuitamente le medicine ai poveri. Per i poveri aveva un debole: li accoglieva, li seguiva, li aiutava. Davvero in essi vedeva Cristo. E con che fede lavorava!

Perfino i miei genitori che vennero a trovarmi restarono colpiti dal buono spirito di padre Pierino. La sua morte fu anche per loro un duro colpo. Per me è stata un fulmine a ciel sereno perché con lui avevo ormai un'amicizia più che fraterna ed eravamo legati da profondi sentimenti".

Una Chiesa di pietre vive - Continuando il discorso di p. Cremaschi, p. Boscaini sottolinea la preoccupazione di p. Pierino di costruire la Chiesa di pietre viventi, di persone capaci di vivere il cristianesimo in pienezza. Per questo ha stretto amicizia con molti sacerdoti togolesi dei quali aveva una grande stima; per loro cercava intenzioni di sante messe, si serviva del loro ministero sacerdotale senza complessi e li aiutava in tutti i modi.

Nel 1988 divenne parroco della chiesa di Vogan che volle bella come una sposa preparata per lo sposo. Nel suo ministero come responsabile di quella comunità mise in pratica a puntino ciò che è detto del giusto in Mt 25,34-36 "Venite benedetti nella casa di mio Padre perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, ero nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, prigioniero e siete venuti a trovarmi".

Evangelizzatore formidabile, non ha risparmiato forze e salute per annunciare Cristo e il suo amore per tutti gli uomini e per dare a tutti un po' di speranza. La sua carità è stata ardente, specie nei confronti dei poveri e dei malati, e i suoi sforzi per dare a tutte le piccole comunità un luogo di preghiera è stato continuo.

Identità comboniana - Non c'è da meravigliarsi se la sua salute risentisse di tutto questo lavoro. I superiori glielo dicevano. Il suo padre Provinciale, mandandolo in Italia nel 1989 scrisse chiaramente: "Padre Pierino ha urgente bisogno di riposo e di cure mediche serie". Gli riscontrarono un forte diabete e qualche difficoltà a livello cardiaco, senza parlare della malaria che ogni missionario si porta nel sangue. All'ospedale di Negrar (Verona) gli trovarono la medicina giusta per cui poteva andare avanti abbastanza bene.

Scrive la sorella Margherita: "Non ha mai saputo che cosa fosse il riposo. In vacanza, se non celebrava era in confessionale o circondato da tantissimi ragazzi che volevano sentire le sue avventure africane. Lavorava molto anche nelle parrocchie vicine e i sacerdoti della valle lo cercavano per le confessioni. Aveva sempre un vulcano di idee per la sua missione. L'ultima volta ci ha fatto comperare i pannelli solari per un ospedalino che non aveva la luce. Un'altra volta ha fatto costruire da un artigiano 30 Madonne di cemento: 10 in grandezza naturale, 10 medie e 10 piccole. I ragazzi del gruppo missionario pensarono a imballarle e a portarle a Verona. Non vi dico le tribolazioni con tutto quel peso! I soldi che raccoglieva nei suoi giri di animazione erano equamente divisi tra i quattro missionari e le due suore missionarie della parrocchia".

L'inizio dei guai - Nel 1991, durante gli esercizi spirituali in un convento di Benedettini in Africa, è stato punto alla gamba sinistra da un insetto. L'arto cominciò a gonfiarsi, ma Pierino non ci fece caso. Col passare dei giorni la gamba divenne così grossa che non passava più neanche dai calzoni e la pelle si screpolava. Allora andò all'ospedale Fatebenefratelli. Il primario, prof. Priuli, bresciano come lui, lo sgridò perché aveva lasciato passare troppo tempo e, intanto, era sopravvenuta la flebite. "Che cosa può fare un missionario con una gamba sola?", scrisse alla sorella. E tornò in Italia per curarsi. Nel 1992-1993 fece anche il corso di aggiornamento a Roma, che concluse con il pellegrinaggio in Terrasanta, e poi riprese la via del Togo sembrandogli di essersi rimesso abbastanza bene. Infatti proseguì il suo lavoro con il solito entusiasmo non curante degli inviti dei confratelli a scalare qualche marcia. "Come si fa a non fare quando c'è tanto da fare?", rispondeva col suo solito sorriso.

Una festa come un addio - Il 29 settembre 1994 festeggiò il suo cinquantesimo compleanno circondato dai confratelli e dai fedeli ai quali parlò del grande dono della vita, dono che per lui era sublimato dalla vocazione missionaria.

Domenica 30 ottobre partecipò all'intronizzazione di mons. Houmake, suo nuovo vescovo. Il primo novembre fu colpito da una forte febbre causata da un attacco di malaria, come gli capitava di tanto in tanto. La gamba, sempre sofferente, cominciò a creare problemi: mancanza di circolazione e principio di infezione. Le cose precipitavano. Portato di urgenza all'ospedale Fatebenefratelli di Afanya si riscontrò una diffusa embolia e l'inizio di un collasso cardiocircolatorio. I medici si prodigarono come meglio poterono, ma ormai la sorte del Missionario era segnata. Lunedì 7 novembre, alle ore 13.30 spirò tra le braccia di un confratello che lo sosteneva perché potesse scrivere alcune cose riguardanti la parrocchia.

Come Daniele Comboni - "Bresciano come Daniele Comboni - scrive padre Boscaini - è spirato a 50 anni di età proprio come il nostro Fondatore. Il 17 dicembre ci sarebbe stata l'ordinazione sacerdotale del primo sacerdote della sua parrocchia. I funerali, solennissimi, sono stati preceduti da una veglia di preghiera che ha radunato tutto il popolo, e non solo i cristiani. Alla messa funebre, celebrata il 17 novembre, erano presenti il Nunzio apostolico del Togo, l'arcivescovo di Lomé e i vescovi di Kpalime e Aneho con numeroso clero e una folla immensa di fedeli. In quell'occasione si è visto chiaramente quanto era amato dai sacerdoti e dalla gente, anche dai non cristiani, perché nel cuore di p. Pietro, c'era posto per tutti.

Il suo vescovo, durante l'omelia, ha citato le parole di Comboni quando prese possesso del Vicariato dell'Africa centrale nel 1873 e le applicò pari pari a p. Pierino: "Sono venuto tra voi per non allontanarmi più, totalmente consacrato e per sempre al vostro vero bene. Il giorno e la notte, il sole e la pioggia mi troveranno sempre pronto a rispondere ai vostri bisogni spirituali. Il vostro bene sarà il mio bene; le vostre pene saranno le mie pene; io faccio causa comune con ciascuno di voi e il giorno più bello della mia vita sarà quello in cui potrò donare la mia vita per voi". I superiori hanno ringraziato i parenti per aver accolto il desiderio di p. Pierino di essere sepolto tra la sua gente, se per caso fosse morto in Africa. Aveva anche indicato il posto: accanto alla chiesa di Vogan. Così è stato fatto.

Il cugino mons. Giovanni Battista Re, scrivendo dal Vaticano, espresse riconoscenza ai Comboniani per le premure con cui p. Pierino è stato assistito e per le preghiere di suffragio anche se era certo che ormai il giovane missionario già godeva la gloria del cielo insieme ai genitori e a un fratello che lo aveva preceduto. La sorella conclude dicendo: "A noi non resta altro da fare che pensare alle cose belle che abbiamo avuto. Questa vocazione nella nostra famiglia ha aiutato tutte le nostre famiglie a restare unite, a volerci bene. Era per noi come un punto di riferimento. Siamo certi che dal cielo continua ad assisterci, ad esserci vicini, ad incoraggiarci per la via del bene".

Se la Congregazione comboniana piange la perdita di un valoroso missionario, deve rallegrarsi per avere un nuovo intercessore in cielo, che non mancherà di suscitare nuove vocazioni missionarie.

P. Lorenzo Gaiga (aprile 1995)



DI TUTTO UN PO'

LETTERA SEMISERIA A SAN PIETRO

san pietro

Carissimo Simone chiamato Pietro dal tuo e nostro Maestro,
devo subito confessarti che tra tutte i personaggi raccontati nei Vangeli, per me sei sempre stato uno dei più simpatici e spesso, se non ti offendi, anche uno dei più divertenti. Avevi slanci di entusiasmo da ribaltare il mondo, seguiti da quei dubbi e paure che accompagnano tutti noi ogni giorno. Gesù non si stancava mai di esortarti a non aver paura, a continuare ad avere quella fede che può smuovere perfino le montagne.

Come ti sei sentito sulla barca in balia della tempesta o quando, titubante, hai fatto qualche passo a pelo dell’acqua e poi hai urlato “Signore salvarmi”, subendo il rimprovero proprio per la tua poca fede? Di fronte allo sguardo – forse più di tristezza che di rimprovero – del tuo Maestro, dopo che per tre volte avevi negato di conoscerlo, dopo quel maledetto canto del gallo io sinceramente non so cosa avrei fatto. Per fortuna il tuo pianto amaro non è stato così disperato come quello del tuo compagno Giuda.

Sì, lo so. Non è stata fortuna, ma la grazia del Signore che anche nelle nostre miserie più misere, non ci abbandona mai. Se lasciamo aperto anche solo uno spiraglio, lei entra e, oltre a rasserenarci, ci rende di nuovo capaci di amore, di nuovo capaci di rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi, come ci hai raccomandato nella tua prima lettera.

Ma adesso veniamo al motivo per cui mi sono permesso di disturbarti. Volevo chiederti quale forma aveva la pietra indicata da Gesù quando ti ha cambiato nome, ponendola a fondamenta di quella Chiesa contro la quale le potenze degli inferi non prevarranno. Nel versetto successivo del Vangelo di Matteo (Mt 16,19) si legge anche che Gesù ti ha consegnato le chiavi del regno dei cieli. A te piace essere raffigurato come il portinaio del Paradiso, o preferisci essere ricordato per il tuo vecchio mestiere di pescatore prima di pesci e poi di uomini?

Tornando a quella pietra, puoi dirmi se assomigliava più ad una piramide o ad un cerchio? Sai, come successe quel giorno terribile in cui la folla urlò “crocifiggilo! Crocifiggilo!”, anche noi spesso, invece di riflettere, ci adeguiamo ai luoghi comuni, a chi in televisione o sui giornali urla di più. Ecco allora che la Chiesa viene quasi sempre descritta come una piramide al cui vertice ci sta quello che, secondo le diverse epoche e sensibilità, è stato indicato come tuo successore, sommo pontefice, vicario di Cristo, servo dei servi, Papa, Santo Padre. Mi sbaglio o Gesù vi aveva detto di non chiamare nessuno padre sulla terra?

Vengono poi i vescovi e dopo, come loro collaboratori, i preti e i diaconi. Non so se le religiose e i religiosi che non hanno la Messa, come si dice a livello popolare, e che quindi non fanno parte del clero, possano essere collocati ad un livello di poco inferiore ai preti. Di sicuro noi laici, (cioè non appartenenti al clero, anche se oggi con tale termine si suole indicare pure chi non appartene o non professa alcun credo religioso) siamo sempre stati collocati all’ultimo posto di questa piramide, un po’ come la plebe dei tuoi tempi.

Oltre a questa rappresentazione piramidale, quando si parla di Chiesa sovente scattano automatiche altre reazioni, altri luoghi comuni: viene spesso identificata solo con il Vaticano – lo Stato dove risiede il tuo successore che per molti è solo un concentrato di ricchezze e poteri più o meno occulti – i vescovi e i preti sono quasi tutti dipinti come assetati di potere, soldi e perversioni sessuali, i cristiani vengono giudicati perlopiù ingenui, bigotti e fuori dal tempo.

Detto fra noi a bassa voce, caro Pietro, tu che di tradimenti ne sai qualcosa, è giusto riconoscere che la storia della Chiesa e le vicende di molti suoi uomini non sono state sempre esattamente in linea con quanto vi aveva raccomandato Gesù. Quando tu e gli altri apostoli ve la siete presa con la mamma di Giacomo e Giovanni che desiderava i posti d’onore per i suoi pargoli, proprio a proposito del potere Lui ci ha detto: “Tra voi però non sia così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. (Mc 10,43-45)

Ad un certo punto di questa storia, più di cinquant’anni fa, il Papa e i vescovi ritennero opportuno indire il Concilio Vaticano II. Si, proprio un concilio come avete fatto voi quando decideste che i cristiani non ebrei non erano tenuti a sottoporsi alla circoncisione e alle altre tradizioni. A quanto pare fu davvero un evento che io non sono capace di raccontarti nemmeno per sommi capi. Alcuni lo definirono addirittura una nuova Pentecoste, dopo quella che avevate vissuto voi.

Le novità da tutti percepite furono la S. Messa celebrata nelle lingue che parliamo adesso e non più in latino e l’incoraggiamento ad accostarci, a nutrirci sempre più della Parola di Dio contenuta nella Bibbia. Ma questo concilio voleva anche riproporre un volto più autentico della stessa Chiesa: non più una piramide costituita principalmente da vescovi, preti e suore, bensì dei cerchi concentrici che, come il colonnato della basilica che porta il tuo nome, accolgono e comprendono tutti i battezzati, distinti per ruolo e non per dignità, un’unica assemblea del popolo di Dio in cammino.

Come dici tu nella tua prima lettera, è stata riproposta l’idea che siamo tutti pietre vive; tutti, laici e preti insieme, siamo chiamati ad essere e costruire un unico “edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo” (1Pt 2,5).

Un edificio che secondo il tuo collega Paolo può essere raffigurato come un corpo (1Cor 12). Con funzioni e carismi diversi, tutti dobbiamo sentirci membra vive dell’unico corpo di Cristo, animati tutti dallo stesso Spirito. Quindi sono ugualmente utili e necessarie sia i laici che, come le braccia e i piedi, svolgono a volte i lavori più umili, sia parroci e vescovi che vivono il servizio della sintesi e ci aiutano a camminare insieme specialmente quando siamo tentati di andare ognuno per strade diverse.

Permettimi ancora un ultima domanda. Mi sai dire quando è nata questa benedetta Chiesa? Alcuni dicono durante la vostra Ultima Cena con Gesù, dalla quale si vuol far derivare anche l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio ministeriale. Altri dicono il giorno di Pentecoste sopra ricordato.

Personalmente, scorrendo i racconti evangelici, mi piace riandare a quanto avete vissuto tu e gli altri discepoli; mi piace pensare che la Chiesa si sia davvero formata quando un incontro vi ha smossi e siete andati dietro a Qualcuno. Poi, piano piano, avete imparato a camminare insieme, a volte con la gioia, con l’entusiasmo di sentirvi amici – come successe a te, Giacomo e Giovanni su quel monte dove hai esclamato: “È bello per noi stare qui!” – altre volte con la fatica dei contrasti, dell’accettare punti di vista diversi, con l’impegno dell’amarsi e del perdonarsi sul serio.

Sempre senza offesa, non mi risulta che tu e Paolo o lo stesso Paolo e Barnaba eravate poi così amiconi e concordi su tutto. Però avete perseverato nella fede, sopportandovi e ponendovi a servizio gli uni degli altri, proprio come vi ha mostrato Gesù quella sera in cui tu non volevi lasciarti lavare i piedi.

Voi apostoli e primi discepoli avete avuto la fortuna, scusa la grazia, almeno per tre anni di seguirlo in carne e ossa, ma, come ci ha detto nella sua lettera di quest’anno il vostro successore e nostro vescovo Pierantonio, mediante l’Eucaristia, che è molto di più di un atto di culto, anche noi possiamo continuare a rimanere con Lui ogni giorno, camminando insieme e nutrendoci della bellezza del suo amore.

Forse sulla Chiesa avrei ancora molte domande da farti, ma ho già abusato della tua pazienza. Grazie Pietro. Non stancarti, mediante i tuoi successori, di confermarci nella fede, aiutaci sempre non a legare bensì a sciogliere i lacci, a perdonarci reciprocamente e, se hai tempo, veglia anche sulle nostre comunità...

Franco Peci



NOMI E VOLTI

BATTESIMI

Borno

battesimo
Giorgia Bettineschi
di Manuel e Silvia Scalvinoni
Borno 17 luglio 2019

battesimo
Elia Fedriga
di Valentino e Francesca Pedersoli
Borno 25 agosto 2019

battesimo
Beatrice Re
di Stefano e Maristella Rognoni
Borno 25 agosto 2019

battesimo
Alma Cleofe Miorini
di Adriano e Nadia Romellini
Borno 27 ottobre 2019

battesimo
Martina Callegari
di Fabio e Simona Sanzogni
Borno 27 ottobre 2019

battesimo
Federico Umberto Rivadossi
di Paolo e Vesna Magnolini
Borno 1 dicembre 2019

Alice Fedriga
di Stefano e Laura Romellini
Borno 7 luglio 2019

Melissa Avanzini
di Michele e Sharon Bertoletti
Borno 1 settembre 2019

Ossimo

battesimoSerena Squaratti
di Domenico e Dori Zani
Ossimo Inf. 6 ottobre 2019

Andrea Andreoli
di Annibale e Miriam Mora
Ossimo Inf. 25 agosto 2019

Lozio

Federico Rivadossi
di Nicola e Lara Salvatoni
Villa di Lozio 1 giugno 2019


FESTEGGIAMO LA VITA - Quando nasce un bambino o una bambina sarebbe bello far festa e condividere insieme la gioia di genitori e familiari per il lieto evento. Avvisate in parrocchia e suoneremo le campane.



NOMI E VOLTI

Chiamati alla vita eterna

defunto
Pierina Baisotti
30-7-1931 + 7-8-2019

defunto
Massimo U. Perrucchi
22-10-1937 + 9-8-2019

defunto
Angelo Ferraboli
19-3-1942 + 11-8-2019

defunto
Maria Pia Rivadossi
22-6-1930 + 10-9-2019

defunto
Virginia Pozzi
18-8-1920 + 7-10-2019

defunto
Giuseppe Cottarelli
25-7-1947 + 19-10-2019

defunto
Giulia Zamboni
5-1-1950 + 23-10-2019

defunto
Giovanni Arici
4-8-1948 + 9-11-2019

defunto
Pietro Peci
22-12-1944 + 12-11-2019

defunto
Pierina Magnolini
16-6-1946 + 25-11-2019

Lozio

defunto
Claudio Brusati
5-12-1935 + 25-9-2019
Villa

defunto
Agnese Ballarini
22-3-1948 + 14-10-2019
S. Nazaro

Ossimo Inferiore

defunto
Maria Inn. Maggiori
20-1-1937 + 13-8-2019

defunto
Angela Franzoni
12-8-1932 + 4-10-2019

defunto
Pietro Zendra
29-5-1940 + 19-11-2019

Ossimo Superiore

defunto
Cesarina Richini
26-4-1929 + 27-9-2019

defunto
Giovanna Bettineschi
7-8-1930 + 3-10-2019

defunto
Luigi Botticchio
14-7-1947 + 8-10-2019




Natale 2019

 

Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)