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Sommario

PER RIFLETTERE

NUTRITI DALLA BELLEZZA
Celebrare l’Eucaristia oggi

La lettera del vescovo per il nuovo Anno Pastorale

lettera vescovo

“Sono convinto che nel cuore della missione della Chiesa ci sia l’Eucaristia. Non sono certo il primo a pensarlo, ma mi fa piacere dichiararlo. L’Eucaristia è un nucleo incandescente, una sorgente zampillante, una realtà misteriosa che permette alla Chiesa di essere veramente se stessa per il bene del mondo. Mi piacerebbe far percepire a tutti questa verità”. Con queste parole si apre la lettera pastorale del vescovo Pierantonio per il prossimo anno. Al centro ci sta l’Eucaristia, l’atto liturgico per eccellenza, attraverso la quale siamo nutriti dalla Bellezza.

Nell’introduzione il nostro vescovo chiarisce quali sono le motivazioni che lo hanno portato alla scelta di questo tema e lo fa evidenziando una preoccupazione generale: oggi il numero di chi partecipa all’Eucaristia domenicale è molto diminuito. “Quel che una volta appariva normale, giusto e doveroso, sembra non esserlo più. Capiamo bene che non possiamo imporre e, d’altra parte, le raccomandazioni già su ragazzi e adolescenti hanno poco effetto. Quanto ai giovani e agli adulti, è evidente che deve trattarsi di una decisione libera e convinta. Perché dunque risulta così difficile prenderla? Perché questa disaffezione crescente?” A queste domande il vescovo risponde invitando a puntare sul valore, sulla grandezza e sulla bellezza dell’Eucaristia. Questo è lo scopo della lettera: aiutarci a cogliere tutta la potenzialità di questo grande sacramento, celebrato e vissuto nella verità.

C’è, poi, un secondo motivo che ha portato il vescovo a dedicare questa lettera all’Eucaristia, un motivo storico: il cinquecentesimo anniversario della costituzione della Compagnia dei custodi delle Sante Croci. Della croce l’Eucaristia è memoriale e questo anniversario, celebrato da un Giubileo Straordinario, aiuterà l’intera diocesi a fare del sacramento dell’altare il cuore pulsante della nostra Chiesa.

Nelle varie parti in cui la lettera è divisa, il vescovo Pierantonio mette in luce tutti gli aspetti dell’Eucaristia.

  1. L’Eucaristia come liturgia. L’Eucaristia è il cuore della liturgia cristiana. È il vertice, la sorgente da cui derivano tutte le altre celebrazioni della Chiesa. Celebrando l’Eucaristia si fa l’esperienza alta dell’amore vittorioso di Cristo risorto e dell’unica Bellezza capace di salvare il mondo.
  2. L’Eucaristia e il mondo. “L’Eucaristia non disdegna le piazze e le strade. Al contrario le percorre e le abita”. Allora, l’Eucaristia celebrata non si conclude con il terminare del rito, esige che continui nella vita. È fondamentale che quanti si sono nutriti del Corpo e del Sangue di Cristo escano dalla chiesa per rendere testimonianza di quello che hanno celebrato per grazia. Così l’Eucaristia dà forma alla vita, le cose ultime iniziano a realizzarsi nella storia e si costruisce la civiltà dell’amore.
  3. L’Eucaristia come Sacramento. Che cosa ci sta alla base della celebrazione eucaristica? C’è l’ultima cena, con la quale Gesù alludeva alla sua morte in croce. Celebrare l’Eucaristia non è semplicemente rievocare un evento del passato per non dimenticarlo, ma fare esperienza perenne di quel grande evento: la morte in croce del Figlio di Dio. Nella Messa ognuno di noi è immerso in questa morte redentrice e, in forza della nostra fede, ognuno ne esce vittorioso.
  4. Eucaristia e Chiesa. In questo capitolo il nostro vescovo ci ricorda come sia stretto il legame tra Eucaristia e Chiesa, perché celebrando questo sacramento essa cresce nella verità di se stessa. L’Eucaristia rivela che cos’è la Chiesa e cosa è chiamata ad essere. L’Eucaristia celebrata è il pane del cammino, che nutre e sostiene nel pellegrinaggio verso la perfezione evangelica, a cui ogni battezzato è chiamato.
  5. L’Eucaristia celebrata. L’Eucaristia si celebra! Per questo, dice il vescovo: “Occorre celebrare bene, occorre entrare nel mistero dell’Eucaristia accettando di percorrere la strada che l’Eucaristia stessa ci apre, cioè la celebrazione”. Celebrare bene, però, non significa solamente rispettare le rubriche liturgiche, ma entrare nella dinamica santificante dell’Eucaristia. Celebrare bene significa entrare nel mistero di Cristo ed essere abbracciati da esso. Per questo occorre che ogni comunità in tutti i suoi componenti (sacerdoti, laici…) impari l’ars celebrandi, avendo estrema cura della celebrazione e valorizzando tutti gli elementi che la costituiscono. Chi partecipa all’Eucaristia dovrebbe rimanere colpito, attirato e consolato, perché raggiunto dalla Bellezza.
  6. L’Eucaristia e il Giorno del Signore. Qui il nostro vescovo invita tutti a recuperare la domenica come Giorno del Signore, giorno di festa. E la sorgente di questa festa non è altro che l’Eucaristia. La domenica, nutrita dal Pane del cielo diventa in tal modo, giorno di comunione, in cui ci si sente uniti in Cristo e si vive la gioia di sentirsi fratelli.

La lettera si conclude con una bella mediazione sull’icona della Trinità di Andrej Rublëv. “Un particolare dell’icona mi preme qui di sottolineare: la coppa presente al centro della mensa. Essa richiama il sacrificio del Figlio sul calvario, ma anche l’Eucaristia che permetterà di riviverlo nella forma del memoriale liturgico. Così, l’icona di Rublëv ci fa comprendere che l’orizzonte ultimo della celebrazione eucaristica è la comunione d’amore della Santissima Trinità. Il memoriale liturgico dell’Eucaristia rinvia contemporaneamente al sacrificio d’amore sul calvario e al mistero d’amore originario, cioè la comunione del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Basta questo per non perdere l’Eucaristia domenicale e celebrarla con la dignità che merita.

Brevi considerazioni

Ringraziamo il vescovo Pierantonio per averci donato queste pagine, dalle quali traspaiono una grande fede e un grande amore verso l’Eucaristia. Personalmente ritengo che la Chiesa (che è sempre e solo di Cristo!) oggi necessiti di una seria e profonda conversione eucaristica.
C’è urgente bisogno che questo mirabile sacramento diventi il centro di tutto, sia lo stile e la forma dell’agire della Chiesa.
Se essa saprà celebrare, adorare e vivere con la dovuta fede l’Eucaristia, sarà capace anche di dire una parola di verità seria e affascinante su Dio e sull’uomo, altrimenti si ridurrà a una combriccola di assistenti sociali, preoccupata di piacere al mondo, più che di salvare le anime perché tutte possano andare in Paradiso.
È un cammino arduo, guardando il panorama ecclesiale, ma non impossibile. Allora, rimbocchiamoci le maniche!

Don Simone


Estate 2019


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