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Sommario

DALLE COMUNITÀ - Borno

RICORDANDO DON ANDREA

Trent'anni fa, il 25 agosto, moriva improvvisamente don Andrea Cobelli. Vi proponiamo alcuni articoli tratti dai Cüntòmela del settembre 1990 e del Natale 2015, per ricordare colui che fu parroco di Borno dal 1980 al 1990.

DA ORA MISSIONARIO PER SEMPRE...

don Andrea
Mons. Andrea Cobelli
Palazzolo sull'Oglio 2-7-1923
Borno 25-8-1990

Carissimo Mons. Andrea
vorrei averti scritto questa lettera un mese fa quando mi avresti potuto leggere. Ora non ci sarebbe più bisogno perché puoi leggere i miei pensieri man mano che sì vanno formulando nella mia mente mentre vado ripensando i momenti di incontro vissuti con te e le lettere che mi hai scritto.
Ricordo bene la prima lettera che mi hai scritto in Bangladesh, quando ancora non ci conoscevamo di persona, perché eri arrivato da poco a Borno. «Ognuno di noi lavora in quel piccolo angolo di vigna che il Signore ci affida, anche se il cuore vorrebbe fare molto di più. So che in Bangladesh c'è tanta povertà e sofferenza… vorrei potermi impegnare di persona per alleviarla, ma devo fare i conti con l’età. Tu lavora tranquillo, non preoccuparti del babbo e dei tuoi, ci starò vicino io... e tu sta vicino ai poveri anche a nome mio».
Tornato a Borno per un po’ di vacanze, ebbi modo di conoscerti, conobbi la tua semplicità e la tua cordialità con me e con tutti, la tua instancabile premura per i poveri ed i malati e soprattutto ebbi modo di vederti in chiesa così a lungo e così fedelmente.
Mi feci coraggio un giorno e, mentre ti parlavo del mio lavoro e delle difficoltà che incontravo, ti chiesi di accettare la parte di Mosè che prega sul monte per me e per i missionari del Bangladesh. Accettasti dicendo che avresti fatto del tuo meglio. E il tuo meglio lo hai fatto con fedeltà e ostinazione, come mi confermavano le lettere che ci scambiavamo in occasione del Natale.
Quando Don Giovanni e alcuni giovani del gruppo missionario vennero a trovarmi in Bangladesh, mi portarono anche una tua busta con dei soldi per delle intenzioni di messe: capii subito che le intenzioni di messe erano una copertura per non lasciar trapelare la tua generosità. Non ti piaceva farti grande. (Scherzando dicevi che non si addiceva alla tua statura... e che il Signore ci teneva a conservarti piccolo, ti aveva tolto persino quel centimetro o due che una chioma avrebbe normalmente potuto aggiungere alla tua statura).
don Andrea Assieme all'offerta c'era anche una breve lettera: «... arrivano a trovarti tante delle giovinezze, in mezzo ad esse sarei stato una nota fuori posto e poi qualcuno deve pur rimanere di guardia, ma ci sarei venuto tanto volentieri... anche se non so se il mio cuore avrebbe retto al contatto diretto con tanta povertà, quando il solo vederla in televisione mi turba. Io non sono uno che riesce ad affrontare le folle e i grandi problemi: i problemi e la sofferenza di una sola persona o di una sola famiglia già riescono a riempirmi l’anima per giorni e giorni».
Forse era vero, ma una alla volta quante persone sono entrate nella tua vita in tanti anni di ministero sacerdotale! E tu le ricordavi tutte per nome, con tutti i particolari della loro storia anche dopo anni ed anni. Anche noi missionari di Borno vi abbiamo trovato posto per tutti i nostri sogni, i nostri piani e i nostri problemi... tutto quello che abbiamo condiviso con te durante i nostri giorni di vacanza a Borno, di solito in quel momento tipico del bere il caffè con te dopo la messa.
Nella lettera di Natale 88 mi scrivevi: «... succede una cosa strana nella vita: con l'aumentare degli anni cresce la capacità di comprensione del cuore umano... ma diminuisce la forza per seguire il proprio cuore e sembra diminuire anche la capacità di comunicare a parole quello che si sente. Solo Dio, che non ha bisogno di parole per capire, è in grado di cogliere tutto quello che questo cuore vorrebbe dire e fare senza riuscirvi... e non resta che pregare perché Dio, se vuole, lo realizzi attraverso qualche altro. Chissà che Dio non dica e faccia anche attraverso di te quello che io sento e gli dico nella preghiera!».
È proprio vero. Quante volte mi sono visto nascere nel cuore cose alle quali non avevo mai pensato, ho trovato la decisione e la forza per fare cose che avrei ritenuto impossibili per me fino a pochi giorni prima. Dio può far arrivare lontano quello che un prete gli dice e gli offre nel segreto della sua anima, nella penombra della sua chiesa.
Salutandomi, il 19 agosto, mi consegnasti una busta dicendomi: «Per i tuoi viaggi, visto che ormai tu servi il mondo missionario viaggiando. Io servo il mondo tenendo questo posto fin che ce la faccio». Quasi scherzando ti risposi: «Il mondo è nelle mani di Dio, comunque ci troviamo tu ed io saremo nello stesso posto insieme: lì nelle Sue mani».
Anche ora che tene sei andato (si usa dire così) siamo ancora lì insieme nelle Sue mani e continuo a sentirti mio compagno di missione, anzi ora più di prima perché ora puoi seguire il tuo cuore e potrai incontrare di persona le folle e i poveri di tutto il mondo che avevi amato senza averli potuti incontrare.
Viaggeremo insieme sulle strade del mondo, ma a spiegarmi le cose ora sarai tu.
Cordialmente tuo,

padre Giacomo Rigali


LA TESTIMONIANZA DELLA PRESENZA...

Carissimi parrocchiani di Borno, l’alba del 25 agosto ci ha fatto incontrare nello sgomento e nel dolore: «È morto Don Andrea... ma come? quando? ma è proprio vero? ...» Dall’annuncio grave e solenne delle campane la notizia ha coinvolto tutti in un clima di profonda mestizia e così è iniziato il tempo del suffragio, del silenzio e dei ricordi.
Nella grande cerchia di “Cüntòmela” mi è stata chiesta una testimonianza e volentieri scrivo.
Per lo stile, la disponibilità e attività pastorale, penso che anche sulla sua tomba si possa scrivere: “PRESENTE”. Presente al suo Signore, quotidianamente fedele alle sue care e tradizionali devozioni e alla celebrazione dei “sacri misteri” per incarico della Chiesa. Presente ai fratelli, nei rapporti di autentica devozione in famiglia e di schietta disponibilità ai tanti fedeli incontrati nel suo ministero. Presente alla Patria, per pagare il suo contributo di cittadino onesto in compagnia di tanti commilitoni in tempi tragici, spesso da lui ricordati con intima sofferenza e santo “orgoglio”.
Il suo “presente” fa eco alla gloriosa schiera ricordata con il monumentale cimitero di Redipuglia, dove si ripetono innumerevoli “presente”.
Presente alla Chiesa per la consacrazione sacerdotale e il servizio conseguente, per il cambio o la sosta nel campo dell’obbedienza, e ancora per trovarsi con i confratelli che chiedevano collaborazione o che si raccoglievano per ritiri e iniziative pastorali.
Presente è stato in quella notte, alzandosi e infilandosi la sua veste, per poi lasciar cadere definitivamente il peso della carne e passare a cantare la gioia d'essere eternamente “presente” in Dio, fonte di gioia e di pace.
“Presente” ripete don Andrea ad ogni Bornese o amico che vorrà fermarsi sopra la sua tomba o lo chiamerà nella preghiera devota. La presenza di don Andrea è sicuramente un dono che provoca l’assenteismo di molti e dispone alla partecipazione con tutti e per tutti in Colui che è sempre con noi.
Con Don Andrea invochiamo lo Spirito, perché ognuno di noi sappia dire il proprio “presente” al nuovo pastore che il Vescovo manderà.

Don Tino Clementi parroco di Breno
e amministratore parrocchiale


DON ANDREA… IL MIO PRIMO PARROCO

don Andrea

Alla vigilia dell’Ordinazione e nei giorni immediatamente successivi la mente e il cuore di un novello sacerdote sono popolati da tanti sogni.
Così anch’io sei anni fa mi ritrovavo spesso a sognare a occhi aperti il paese, l'oratorio... dove sarei stato mandato a vivere e a lavorare. Ospite puntuale in questi sogni era anche il mio futuro parroco. Sarebbe stato lui, infatti, ad insegnarmi giorno per giorno, inserito finalmente nella realtà dopo tanti anni di seminario, ad essere prete.
La Provvidenza “si divertì” anche allora ad attuare i suoi progetti che non sempre collimavano con i miei poveri sogni. Ed è così che il 28 giugno 1984 Don Andrea mi accolse all'uscita dello studio del Vescovo come suo nuovo curato.
È difficile, per me, ora raccontare questi sei anni vissuti con Don Andrea, ma certamente posso affermare di avere fra le mani alcune lezioni di vita:
il lavoro silenzioso e quotidiano del prete che “c'è” quando la gente lo cerca non si fa notare, ma è prezioso servizio alla comunità;
- saper aspettare con pazienza a qualcuno può sembrare immobilismo, in realtà è la capacità di rispettare i tempi e i ritmi di crescita e di maturazione di ogni persona;
- lasciar fare non è delegare, come può apparire a prima vista, ma è il gesto di donare fiducia;
- risparmiare non è sinonimo di avarizia, ma è segno di prudente e saggia amministrazione;
- ricordare il passato non è semplice “nostalgismo”, ma è saper mettersi alla scuola della storia.
È con queste e altre lezioni di vita nel cuore che ora ricordo Don Andrea e ringrazio la Provvidenza di Dio per avermelo donato come mio primo parroco.

Don Giovanni Isonni
(settembre 1990)

don Andrea

Nella vita di un prete, come nella vita di ognuno di noi, ci sono persone, esperienze, incontri tempi e luoghi importanti e determinanti nel tuo modo di essere, di pensare e di agire.
Don Andrea è stato per me una persona certamente importante!
Mi ha accolto giovanissimo prete, mi ha voluto bene, mi ha stimato, ha cercato in me comunione, condivisione e collaborazione.
Nei sei anni vissuti insieme a Borno più volte ho pensato che il “povero” don Andrea si sarà spesso detto guardandomi e sentendo ciò che facevamo: “Non capisco, ma mi adeguo!”. Credo che questa sua disponibilità nei miei confronti sia stato il dono più bello che poteva farmi… accettare le “stravaganze” di un giovane, i tempi un po’ strani di chi ama la sera e la notte, le idee che non sempre sono facili da comprendere per chi è ormai già “nonno”.
In questo sfondo si colloca il grande sogno, l’avventuroso progetto, la grande fatica del nostro Oratorio Arcobaleno. Con don Andrea abbiamo veramente condiviso mattone dopo mattone questo dono stupendo che la comunità di Borno ha fatto ai suoi ragazzi. Quando ripenso ora a quei mesi mi piace pensare che don Andrea si diverta ancora oggi a giocare su un coloratissimo arcobaleno tra il sagrato di Borno e il cielo azzurro, così azzurro come solo c’è a Borno.
E penso ancora che don Andrea mi ha donato la gioia dell’essere prete…
Sì don Andrea era davvero contento di essere prete! Proprio per questo concludo questo breve ricordo condividendo una preghiera, che vi chiedo di fare vostra pensando ai preti che avete incontrato e che magari sono stati importanti e determinanti per voi, come don Andrea lo è stato per me.

Don Giovanni Isonni
(Natale 2015)


PARLEREMO DI TE AI NOSTRI FIGLI!

don Andrea

L'improvvisa scomparsa di don Andrea ha lasciato in noi una sensazione di incredulità e sgomento che risulta difficile accettare e rimuovere.
Quando si parla di una persona che ci ha lasciato, lo si fa sempre con la preoccupazione di esaltarne gli aspetti più meritevoli e di rendere omaggio alla sua esistenza.
È facile cadere nella retorica, ma penso che l'esempio lasciatoci dal nostro parroco possa essere del tutto particolare.
Siamo soliti apprezzare i valori più genuini che animano la vita solo quando ci vengono a mancare.
Provo un senso di disagio nei confronti di don Andrea: il disagio di chi ha avuto attenzione e sostegno nei momenti difficili e non ha adeguatamente ricambiato quel suo modo così discreto di offrire un contributo in situazioni per le quali a volte basta una parola rivolta con calore e semplicità.
Di don Andrea mi piaceva e di lui desidero ricordare l'umiltà di chi ritiene di dover sempre chiedere e la discrezione di chi bussa sempre anche quando è aperto, quella timidezza che a volte lo faceva sembrare chiuso e restio al contatto con la gente. Era un aspetto caratteriale che si attivava per quella suo profonda esigenza di riflettere e valutare con scrupolo e con rigore ogni sua affermazione, ogni sua iniziativa.
don Andrea Certamente sul suo modo di essere avevano influito tante esperienze di vita sacerdotale, ma soprattutto quella triste e devastante della guerra e della prigionia che don Andrea aveva vissuto prima della scelta determinante del sacerdozio.
Amava spesso ricordare nelle sue omelie che quelli erano i momenti in cui si formano e si consolidano i sentimenti più veri e dai quali si esce temprati ed arricchiti di tanta solidarietà umana.
Più delle parole, che sanno sempre di circostanza, penso valga a ricordo del nostro parroco il commovente abbraccio della folla di persone che ha voluto testimoniare, nel corso delle esequie, tutto l’amore e la riconoscenza per questo sacerdote che ci ha lasciato un grande insegnamento di vita cristiana.
Caro don Andrea, parleremo di te ai nostri figli con grande rispetto ed ammirazione e sarai ricordato come avresti voluto: un prete semplice e buono.

Pietro Magnolini


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