Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

DALLE COMUNITÀ - Borno

SANTI GUARITORI E PROTETTORI

chiesetta Lazzaretti

Nell’Alto Medioevo e per molti secoli a venire, a fronte di una vita grama piena di pericoli, flagellata da guerre e da malattie endemiche, pestilenziali, contro le quali nulla potevano polverine, pozioni, intrugli, salassi e quant’altro, si ricorreva ai Santi protettori:
- Sebastiano, Bartolomeo e Rocco contro la peste,
- Apollonia contro il mal di denti (unitamente a Domenico di Foligno),
- Lucia per la vista,
- Antonio abate per la protezione degli animali soprattutto del maiale,
- Defendo o Defendente per soccorsi plurimi ma soprattutto contro le tempeste e i contagi,
- Gregorio taumaturgo contro le rovine,
- Agata per gli incendi,
- Fermo gli animali dell’agricoltura,
- Rustico gli agricoltori,
- Liberata il parto con Cristoforo portatore di Gesù Bambino,
- Venanzio contro le cadute,
- Domenico di Foligno i morsi dei rettili (in Francia s. Pélerin o Pérégrin) e dei cani idrofobi…

Vivendo in tempo di pandemia da coronavirus metteremo a fuoco le figure dei Santi Guaritori cui fecero ricorso, nel corso dei secoli, i nostri avi dell’Altopiano, segnatamente dei paesi di Borno e Ossimo. Tutti e due erano dotati di lazzaretto per l’isolamento dei contagiati ma, mentre a Ossimo è rimasto il toponimo Pat, Borno ne ha creato uno nuovo “Lazzaretti”, forse per indicare anche la pluralità dell’utilizzo del luogo.

Nella chiesetta dei Lazzaretti sono due i richiami ai Santi Guaritori: Rocco e Carlo Borromeo.

Il primo è poi ripreso nella chiesetta di s. Antonio e nel primo altare destro della parrocchiale. È una delle figure meglio individuate dai numerosi semi di riconoscimento; il principale è sicuramente la piaga aperta in una delle cosce a ricordare la sua malattia da cui era guarito, per cui poteva curare gli appestati senza temere di essere contagiato nuovamente. Gli altri segni sono quelli tipici del pellegrino e lo accomunano a san Giacomo: il cappello a larghe tese per ripararsi dalle intemperie, la mantellina (che da lui prenderà il nome di sanrocchino) su cui è appuntata una conchiglia per raccogliere l’acqua per abbeverarsi, mantello e abito a mezza gamba, stivaloni o calzature con lunghe calze e, da ultimo, il bordone, con la fiaschetta della acqua, per appoggiarsi nel viaggio e difendersi dalle bestie.

Questi segni non sempre sono presenti contemporaneamente, come il cagnolino che l’avrebbe rifocillato, il tascapane…

S. guaritori
Borno, parrocchiale; primo altare a sinistra: S. Sebastiano

S. guaritori
Borno, Lazzaretti: S. Rocco ammalato di peste

S. guaritori
Borno, Lazzaretti: S. Carlo B. comunica un’appestata

S. guaritori
Ossimo I., statua di S. Rocco venerata nell’omonima chiesa

S. guaritori
Ossimo S., parrocchiale: statua di S. Rocco del secolo XVI

S. guaritori
Ossimo S., parrocchiale; ancona altar maggiore: S. Sebastiano

chiesa ossimo I.
Ossimo I. parrocchiale nella volta: S. Rocco

Ossimo Inferiore ha dedicato a S. Rocco una chiesetta che, nel corso dei secoli, ha subito numerosi rimaneggiamenti e offese. Costruita a seguito di una pestilenza del 1504, aveva una struttura completamente diversa dall’attuale, più simile a una delle santelle tradizionali, ma l’intervento del Borromeo la ricondusse a forma di chiesetta per le chiusure imposte, eliminando soprattutto il portico sul davanti, che serviva da riparo anche ai viandanti.

chiesetta S. Rocco Ossimo Inf.

La chiesetta custodisce, in una nicchia dietro l’altare, una statua del Santo, proveniente dalla Val Gardena: opera dello scultore Alois Kostner, risale al secolo XIX.

LE PESTILENZE DELL’ALTOPIANO

La prima grande pandemia di cui si hanno notizie storiche fu quella denominata “antonina” nel primo secolo dell’Impero romano (165/180); si trattò di vaiolo o morbillo. Interessò tutto l’Impero e dovette colpire anche l’Altopiano, allora sede privilegiata dei Romani di Valle Camonica, ma sui suoi esiti non sappiamo nulla. Basti ricordare che a Roma perirono 2.000 persone al giorno e il totale dei decessi fu tra i 5 e i 30 milioni.

A partire dal 1346 la peste nera si diffuse in Asia e in Europa fino al 1533, sterminando un terzo della popolazione europea per un totale di 20 milioni di morti. Anche per questa pandemia non abbiamo riscontri sull’altopiano.

Borno fu interessato a episodi pestilenziali negli anni dal 1504 al 1530: fu probabilmente allora che si attivò il lazzaretto e la primitiva cappella. Nel 1576 la peste colpì il Milanese, esaltando le virtù del cardinal Borromeo che soccorse gli ammalati in tutti i modi, esponendosi al contagio che lo risparmiò. A lui si attribuì la fine della pestilenza.

santella pat ossimo
Ossimo loc. Pat: santella del lazzaretto

Negli anni 1630/33 esplose una delle pandemie peggiori: la “peste manzoniana”; Ossimo pagò un prezzo altissimo: 234 deceduti, un terzo degli abitanti, mentre Borno ne registrò solo 38. La Valle Camonica perse 5000 abitanti.

Nel secolo XIX ci furono ondate successive di tifo petecchiale a partire dal 1817 e poi tifo asiatico fino al 1867, anno in cui la chiesetta del lazzaretto di Borno assunse la struttura attuale.

La “spagnola” del 1918/20 colpì sicuramente l’Altopiano ma non si hanno dati poiché era severamente vietato parlarne, data la coincidenza col primo conflitto mondiale; sulle lapidi dei deceduti comparivano allocuzioni del tipo “per il feral morbo…”

Francesco Inversini

N.B. Le informazioni relative alle pandemie sull'Altopiano, alle chiesette dei Lazzaretti e di S. Antonio sono di Oliviero Franzoni che ringraziamo di cuore.


Noi oggi ammiriamo questi Santi che occhieggiano dalle pale d’altare, dai medaglioni che adornano le volte delle chiese, dalle nicchie ove sono posti come statue, ma essi sono diventati ciò che noi conosciamo nel bel mezzo delle situazioni drammatiche, quali appunto le pandemie, durante le quali si sono donati a servizio e soccorso dei bisognosi.

SAN SEBASTIANO - Nacque circa il 256 d.C. e morì negli anni tra il 287 e il 304; visse al tempo delle terribili persecuzioni di Diocleziano. Ufficiale dell’esercito imperiale, divenne comandante della corte pretoria per la difesa dell’imperatore. Convertitosi al cristianesimo e scoperto affrontò il martirio: legato a una colonna, fu fatto segno di decine di frecce. Gettato nel Tevere come morto, fu recuperato e curato. Una volta risanato affrontò nuovamente l’imperatore che lo fece decapitare. Il suo corpo piagato dalle frecce richiamò l’idea delle piaghe della peste e per moltissimi secoli fu invocato come Santo guaritore, poi sostituito parzialmente da Rocco.

SAN ROCCO - Nacque in Francia, a Montpellier tra il 1345 e il 1350; di famiglia agiata, distribuì i suoi averi ai poveri, avendo molti tratti in comune con S. Francesco d’Assisi, di cui era molto devoto. Intraprese un pellegrinaggio alla volta di Roma. Incappò nella peste in provincia di Viterbo e si dedicò all’assistenza degli ammalati, dispensando miracolose guarigioni: bastava il tocco della sua mano per guarire gli ammalati. Dopo l’udienza dal Papa, riprese il suo cammino nelle città colpite dalla peste ma fu a sua volta contagiato e si ritirò a vita di penitenza. Guarito, riprese il cammino per tornare a casa ma non fu riconosciuto dai suoi parenti che lo imprigionarono, ritenendolo una spia. Rimase in carcere cinque anni fino alla morte, che lo colse tra il 1376 e il 1379 e fu finalmente riconosciuto. Si narra che avesse una voglia a forma di croce sul petto, all’altezza del cuore: spesso nelle sue raffigurazioni compare la croce sopra il petto.
Fu universalmente riconosciuto come Santo guaritore della peste, sostituendosi a S. Sebastiano.


Estate 2020


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