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DALLE COMUNITÀ - Borno

IL TRIDUO DEI MORTI

triduo morti

La foto testimonia la bella iniziativa di don Paolo e degli altri nostri preti di proporci tre sere – 11-12-13 giugno – come preparazione alla solennità del Corpus Domini, recuperando anche il Triduo dei morti che non avevamo potuto celebrare a causa dell’epidemia che ci ha costretto a rimanere chiusi in casa per due mesi scombussolando abitudini personali e sociali.

Tutti mascherati e con il coro ridotto a pochi elementi per mantenere le debite distanze, in queste tre sere ci ha aiutato nella riflessione don Giuseppe, nostro parroco dal 1990 al 2009, con un tema a lui molto caro, sviluppato in tre tappe: Dio ama gli uomini, gli uomini amano Dio, gli uomini si amano fra di loro.

Molti ricorderanno la domanda che di solito rivolgeva a bambini e ragazzi che dovevano ricevere la Prima Comunione o la Cresima: “Chi è Dio?”; domanda che suscitava un certo disagio anche nelle stesse catechiste. Queste, sottovoce, provavano a balbettare suggerimenti riferiti alla SS. Trinità, ma don Giuseppe non abbandonava il gruppo fino a quando non sentiva ribadire con vigore che Dio è amore.

Oltre all’imponente e sempre ammirata “Machina del Triduo”, rimasta montata ben oltre il consueto periodo prima della Quaresima, come possiamo vedere ai piedi dell’altare sono state poste le fotografie delle persone morte durante il periodo più acuto della pandemia. È giusto ricordare che solo una parte di queste sono morte a causa della tremenda infezione virale; di tutte comunque non è stato possibile la celebrazione dei funerali.

Durante le tre serate dinanzi ad ogni volto veniva acceso un cero che andava ad unirsi alle molte candele della Machina.

Facendo una breve ricerca in Internet possiamo scoprire che la tradizione del Triduo dei Morti è nata proprio in circostanze simili a quelle che abbiamo vissuto. Si racconta che durante la peste del ‘600 (quella descritta da A. Manzoni ne “I promessi sposi) o a causa di guerre e battaglie locali, in diversi paesi di Brescia e di Bergamo – proprio due delle città più colpite anche quest’anno dall’epidemia – non era stato possibile assicurare ai molti morti una degna funzione religiosa. Ecco quindi che, in un secondo momento, si pensò di commemorare e pregare per tutti questi defunti accendendo una candela per ognuno di loro intorno all’Eucarestia esposta.

Storicamente le tradizioni dei Tridui dei Morti hanno avuto origine e si sono sviluppate anche per altri motivi quali, ad esempio, la volontà di ribadire la fede cattolica nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia e, sempre in contraddizione con i protestante, riaffermare l’idea del purgatorio e della necessità di pregare per accorciare il tempo della pena e della purificazione delle stesse anime purganti. Se non sbaglio il concetto temporale degli anni da scontare in purgatorio, ora è considerato bizzarro anche dalla stessa teologia cattolica.

Ma è bello pensare che, sia su questa terra sia in paradiso, tutti siamo chiamati ad immergerci e ad essere un riflesso luminoso dell’amore di Dio.

Franco Peci


Estate 2020


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