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Sommario

Per riflettere

PREGHIERA E AZIONE
Cento anni dalla nascita di S. Giovanni Paolo II

papa con genitori
Il futuro Papa con i genitori

Fin dal primo incontro, Papa Giovanni Paolo II mi impressionò per la sua grande umanità, la sua attenzione alle persone e la non comune profondità di pensiero, unita a grande semplicità di tratto. Poi, con lo scorrere del tempo, notai che in lui non esisteva frattura fra ciò che pensava e ciò che diceva; fra ciò che credeva e ciò che era; fra ciò che appariva e ciò che era nella realtà.

Ciò però che, lavorando vicino a lui e col moltiplicarsi dei contatti, mi ha colpito sempre di più è stata l’intensità della sua preghiera. Giovanni Paolo II è stato certamente un grande uomo di azione e il mondo lo ha apprezzato per quanto egli, nei 26 anni e mezzo di pontificato, ha realizzato in campo religioso e per aver inciso anche sul corso della storia del secolo scorso; ma egli era in primo luogo un uomo di preghiera: la sua operosità era intimamente connessa con la preghiera.

Non si può comprendere Papa Giovanni II se si prescinde dal suo rapporto con Dio. È stato un grande uomo di preghiera, con una forte tensione spirituale e mistica.

Colpiva come si abbandonava alla preghiera: si notava in lui un coinvolgimento totale, che lo assorbiva come se non avesse avuto problemi e impegni urgenti che lo chiamavano alla vita attiva. Il suo atteggiamento nella preghiera era raccolto e, in pari tempo, naturale e semplice.

Dal modo con cui pregava si avvertiva come l’unione con Dio era per lui respiro dell’anima e umile ascolto della voce di Dio. Si capiva anche come, negli anni in cui era in Seminario per diventare sacerdote, fosse nato in lui il vivo desiderio, anzi la volontà di farsi Carmelitano. Fortunatamente, perché altrimenti non lo avremmo avuto come Papa, il suo Arcivescovo gli consigliò: “Hai iniziato qui in Seminario: ora termina quanto hai incominciato”.

Commuoveva la facilità e la prontezza con cui egli passava dal contatto umano con la gente al raccoglimento del colloquio intimo con Dio. Aveva una grande capacità di concentrazione. Quando era raccolto in preghiera, quello che succedeva attorno a lui sembrava non toccarlo e non riguardarlo, tanto si immergeva nell’incontro con Dio.

Durante la giornata, il passaggio da un’occupazione all’altra era sempre segnato da una breve preghiera.

Egli si preparava ai vari incontri della giornata e della settimana pregando. Qualche volta lo disse espressamente. Per esempio, ricevendo Gorbaciov nel 1989, il Papa iniziò il colloquio confidando al suo interlocutore che si era preparato all’incontro pregando Dio per lui e per quell’incontro, che considerava graditissimo e importante.

Tutte le decisioni significative erano da lui maturate nella preghiera. Prima di ogni decisione significativa Giovanni Paolo II vi pregava sopra a lungo, a volte per più giorni. Più importante era la decisione, più prolungata era la preghiera. Sembrava come se trattasse con Dio i vari problemi.

Nelle scelte di un certo peso non decideva mai su due piedi. Ai suoi interlocutori che gli chiedevano o proponevano qualcosa, rispondeva che desiderava riflettervi sopra prima di dare risposta. In realtà, guadagnava tempo per ascoltare qualche parere (aveva sempre molti contatti), ma soprattutto intendeva pregarci sopra e ottenere luce dall’alto prima di decidere.

Ricordo un caso, negli anni in cui ero Sostituto, in cui mi sembrava che il Papa fosse già decisamente a favore di una determinata difficile scelta. Gli chiesi pertanto se si poteva procedere a darne comunicazione. La risposta fu: “Aspettiamo, voglio pregare ancora un po’ prima di decidere”.

Quando si stava studiando una questione e non si riusciva a trovare una soluzione giusta e adeguata, il Papa concludeva dicendo: “Dobbiamo pregare ancora perché il Signore ci venga in aiuto.” Si affidava alla preghiera per trovare chiarezza sulla strada da seguire.

Punto forte della sua spiritualità è stata la devozione alla Madonna. La dimensione mariana, espressa anche dal motto “Totus tuus” scelto in occasione della consacrazione episcopale, fu per lui sorgente di serena fiducia durante l’intera sua esistenza. Nel periodo in cui andava a lavorare alla cava di pietra e poi alla fabbrica Solvay, lesse il libro di San Grignon de Montfort “Trattato della vera devozione a Maria”, che gli era stato dato da un laico, Jan Tyranowski. Questi aveva creato in parrocchia un gruppo di 15 giovani, fra i quali Karol Wojtyla, che si impegnavano a recitare ognuno una decina del rosario al giorno.

Non è senza significato il fatto che, due settimane dopo la sua elezione alla sede di Pietro (nel pomeriggio della prima domenica per lui libera), andò al Santuario della Mentorella per pregare, ma anche per parlare della preghiera, affermando che considerava “suo primo compito come Papa quello di pregare per la Chiesa e per il mondo”; e che desiderava che la preghiera fosse in un certo senso “il primo annuncio del Papa”(Omelia al Santuario della Mentorella, L’Osservatore Romano, 30-31 ottobre 1978).

La Messa era per lui la realtà più alta, più importante e più sacra. In un incontro con i sacerdoti nel 1995 disse: “la Messa è in modo assoluto il centro della mia vita e di ogni mia giornata”. “Celebrare ogni giorno la Messa è per me un bisogno del cuore”.

La preghiera era in lui qualcosa di spontaneo, con lunghi spazi di ascolto di Dio e, nello stesso tempo, era legata alle pratiche di pietà tradizionali, fra le quali l’ora di adorazione ogni giovedì, la Via Crucis che faceva ogni venerdì e il Rosario quotidiano. L’Eucaristia, il Crocifisso e la Madonna erano i tre centri della sua pietà.

A proposito della Via Crucis che Giovanni Paolo II faceva ogni venerdì, il Card. Antonio Innocenti mi ha raccontato il seguente episodio. Era Nunzio a Madrid in occasione del primo viaggio in Spagna del Papa Giovanni Paolo II. Il Papa, nel giovedì di quella settimana, aveva avuto una giornata intensissima, per cui arrivò a cena alle ore 21,30. Il programma del giorno dopo prevedeva la prima colazione alle ore 6,30 e poi partenza per Siviglia alle ore 7,00.

Il Nunzio si svegliò presto il mattino, un po’ per la preoccupazione della visita pastorale del Papa, un po’ perché aveva ceduto la sua camera al Papa e aveva dormito in un letto piccolo sistemato in mansarda. E così alle 5 del mattino era già in piedi. Scese al primo piano alle ore 5,30 convinto che il Papa sarebbe uscito dalla sua stanza soltanto un’ora dopo, alle 6,30. Notò però che nella chiesetta della Nunziatura era accesa la luce. Pensò che la sera precedente ci si fosse dimenticati di spegnerla. Andò quindi ad aprire la porta della chiesetta e con sorpresa vide il Papa inginocchiato per terra, davanti ad una delle stazioni della Via Crucis. Era un venerdì e la giornata sarebbe stata piena di impegni pastorali a Siviglia e a Granada, per questo il Papa era già in chiesa alle 5,30 del mattino per fare la Via Crucis.

Ho accompagnato il Papa in Terra Santa nell’anno 2000. Il venerdì di quella settimana, nel volo in elicottero da Gerusalemme al lago di Tiberiade, notai che il Papa, seduto davanti a me, aveva in mano un libro della Via Crucis, e stava facendo la pratica della Via Crucis così come gli risultava possibile, in elicottero. La sua salute era già indebolita dal morbo di parkinson, altrimenti avrebbe fatto la Via Crucis nelle ore notturne.

A proposito della preghiera di domanda, rispetto alla preghiera di adorazione, di ringraziamento e di richiesta di perdono, ho trovato interessante la risposta che Papa Giovanni Paolo II diede ad André Frossard durante i colloqui che ebbe con lui a Castel Gandolfo nel 1982. Disse: “Vi fu un tempo nella mia vita in cui mi sembrava che fosse conveniente limitare la preghiera di domanda (cioè la preghiera di intercessione a favore di una persona o di una situazione) per lasciare più spazio alla preghiera di adorazione, di lode e di ringraziamento, perché più nobile. Questo tempo ora è passato. Più vado avanti nel cammino che la Provvidenza mi ha indicato, più sento fortemente in me il bisogno di ricorrere alla preghiera di domanda, e più il cerchio delle domande a Dio si allarga” (Frossard, “N’ayez pas peur!”,pag.46).

Giovanni Paolo II con la sua preghiera abbracciava il mondo intero e più volte ha parlato di “geografia della preghiera”, confidando che, mentre pregava, faceva idealmente il giro del mondo, soffermandosi sulle situazioni più oppresse o bisognose nelle varie nazioni. La sua preghiera di intercessione a favore di persone e di situazioni aveva di solito un respiro universale, ma spesso pregava anche per casi singoli.

San Giovanni Paolo II è stato un mistico, che aveva dentro di sé una forte tensione spirituale; un mistico attento alle persone e alle situazioni, che ha meravigliato per la sua incontenibile attività, portata avanti con una forza straordinaria che gli veniva da Dio.

Card. Giovanni Battista Re


Estate 2020


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