Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

DALLE COMUNITÀ - Borno

BORNO E LA VISITA DI SAN CARLO BORROMEO

san carlo

Nell’anno 1580, quando San Carlo Borromeo fece visita alla Valle Camonica, Borno aveva 1680 abitanti e faceva parte dei paesi di un qualche piccolo rilievo in terra bresciana e bergamasca. Vi risiedevano ben tre sacerdoti: il Parroco Don Giovanni Fòppoli, originario della Valtellina, che morirà a Borno nel 1618, dopo essere stato parroco per ben 49 anni; il bornese Don Giovanni Rivadossi, che morirà nel 1593 ed il bergamasco Don Giovan Francesco Botti, nativo di Ardesio e morto a Borno nel 1617, a 65 anni di età.

La chiesa parrocchiale era collocata nel medesimo posto di ora, ma era quella precedente, che fu abbattuta nel 1771, perché piuttosto piccola, rispetto alla esigenze della parrocchia ed era dedicata a San Martino, mentre San Giovanni Battista era compatrono.

Il sagrato ai lati della chiesa (soprattutto quello a sinistra, guardando la facciata della chiesa) era adibito a cimitero ed aveva due cappelle: la chiesetta di Sant’Antonio e, sul lato opposto, la chiesetta della Confraternita dei Disciplini. Solo due secoli dopo il cimitero fu trasferito fuori dell’abitato, dove ancora oggi si trova.

San Carlo, Arcivescovo Metropolita di Milano, iniziò la sua visita pastorale in Valle Camonica il 21 agosto 1580, accompagnato dal Vescovo di Brescia Mons. Giovanni Battista Centurione, sostando nei centri maggiori e giungendo fino ai piedi del Tonale alla metà di settembre. Fu un evento memorabile, che diede l’avvio ad una radicale riforma della vita ecclesiale ed a un rifiorire religioso in tutta la Valcamonica, anche se la situazione religiosa trovata da San Carlo fu da lui giudicata abbastanza buona.

San Carlo non salì a Borno, ma furono i Bornesi a recarsi a Breno per incontrarlo, dove egli rimase dal 29 agosto al 2 settembre di quell’anno. Il Parroco, Don Fòppoli, insieme con il Sindaco, guidò la processione dei Bornesi che scesero a Breno per salutare San Carlo, per pregare con lui e ascoltare la sua parola.

Nei precedenti mesi di marzo ed aprile, San Carlo aveva inviato a visitare Borno, in suo nome e per suo incarico, il sacerdote Bernardino Tarugi. Questi giunse a Borno il 14 marzo 1580 e vi sostò un paio di giorni; poi visitò Ossimo e Lozio.

San Carlo, in base alle informazioni che Padre Tarugi gli aveva riferito, diede al Parroco di Borno le seguanti disposizione:
- allungare la chiesa parrocchiale, perché troppo piccola rispetto alla popolazione che nelle Messe domenicali non aveva lo spazio sufficiente e molti dovevano restare in piedi e stretti gli uni agli altri. Il Visitatore aveva anche avanzato l’ipotesi che nell’allungare la chiesa si includesse la cappelletta dedicata a San Rocco che esisteva esternamente appoggiata ad una parte del muro della facciata della chiesa;
- sistemare in modo più dignitoso il battistero;
- porre nella chiesa tre confessionali con la grata.

Non sappiamo se la prima delle tre disposizioni, di non facile attuazione, poté essere realizzata o come si rimediò alla scarsità di spazio. Forse ci si limitò ad aprire un varco nella cappelletta di San Rocco, in modo che anche da quello spazio si potessero seguire le funzioni religiose.

Dalla storia sappiamo con certezza soltanto che 190 anni dopo, cioè nel 1771, quella chiesa fu completamente demolita, per costruire esattamente nel medesimo posto una chiesa del tutto nuova, più grande e più bella, progettata dall’Architetto Pier Antonio Ceti. È la chiesa che oggi noi ammiriamo, maestosa nelle sue linee architettoniche e decorata dal pittore Santo Cattaneo, nativo di Salò.

In occasione della riedificazione della chiesa, fu modificata anche la dedicazione: fu scelto come patrono principale San Giovanni Battista, mentre San Martino restò come patrono secondario.

L’idea che San Carlo si fece di Borno, in base a quanto riferitogli dal Visitatore, fu sostanzialmente buona: la popolazione era religiosa, fedele alla Messa domenicale, attaccata alla Chiesa e senza grossi problemi di moralità.

Il ricordo della fede e della pratica religiosa, che caratterizzavano Borno all’epoca della visita di San Carlo, ci induce a riflettere sulla realtà di oggi. Borno ha conosciuto in questo nostro tempo un notevole progresso in campo economico, sociale e turistico, ma è diventato un po’ meno cristiano e meno religioso. Dai Bornesi che ci hanno preceduto ci viene pertanto un forte richiamo a una ripresa religiosa e al ricupero dei valori umani e cristiani che sono iscritti nella nostra storia e che danno senso e valore alla nostra vita personale, familiare e sociale. Sono valori che fanno parte della nostra identità e che dobbiamo conservare, perché senza di essi il futuro non sarà migliore.

borno vecchia

Dai secoli passati ci viene inoltre l’invito a partecipare con impegno e con convinzione alla Missione popolare che è stata programmata per Borno e per l’intera Unità pastorale.

È un’occasione importante da non perdere. Si tratta di un evento religioso straordinario e di un grande richiamo spirituale.

Tale Missione popolare mira a risvegliare nei cuori e nelle coscienze il senso religioso, e chiama a riflettere sul nostro rapporto con Dio, che è un Padre che ci ama; un Padre che vuole il nostro bene; un Padre che ci perdona quando sbagliamo, perché ci vuole bene; un Padre che ci attende, al termine della nostra esistenza terrena, nella sua casa paterna, per essere eternamente felici nell’immensità del suo amore. La Missione rafforzerà la fede, così che essa possa illuminare e orientare la vita, e rappresenterà una forte ripresa di vitalità religiosa nei paesi della nostra Unità Pastorale.

Card. Giovanni Battista Re


Pasqua 2020


giacomina e pierina
CINQUANT'ANNI DI CONSACRA...

copertina cuntomela

Foto in copertina

Andrej Rublëv, Cristo Salvatore. Mosca, Galleria statale di Tret'jakov
Andrej Rublëv, monaco della chiesa ortodossa russa e famoso pittore vissuto a cavallo tra il XIV e il XV secolo, dipinse questa splendida icona verosimilmente tra il 1410 e il 1420. Venne ritrovata solo alla fine dell’Ottocento, capovolta, immersa in un terreno umido come asse di passaggio per accedere a una stalla. Si racconta che Cristo stesso abbia rivelato a Rublëv come dipingerlo, mostrandogli il volto del Salvatore, a seguito dello sconvolgimento che lo segnò dopo aver assistito, inerme, all’irruzione di un gruppo di Tartari nel suo villaggio dove seminarono terrore e sgomento. Andrej rimase talmente sconvolto di fronte a tutto quel dolore che non dipinse più per lungo tempo.
Nell’icona ritroviamo la traccia eterna del volto di Cristo, dipinta a fuoco sul legno antico: un volto maestoso e grave dagli occhi penetranti, dove pare che s’infrangano gli affanni, i dubbi, e tutto il dolore dell’uomo. Ogni cosa è assorbita e confinata su quel volto, che scavalca la porta del tempo. (fonte: varie dalla rete)

copertina

millenio parrocchia Borno
"ECCLESIA CURATA" Cenni s...

tutti gli articoli

 

Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)