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Sommario

Con i missionari

QUERIDA AMAZONIA L'Esortazione del Papa vista da don Lino

don lino

Un sogno che sogna solo,
può essere pura illusione!
Un sogno sognato da molti
è un segno di liberazione.

Parole sante di un canto che hanno accompagnato il cammino delle Comunità Ecclesiali (CEBs) negli ultimi decenni del secolo scorso!
Ora mi vien voglia di dire: l’Amazzonia ci fa sognare! Ci fa sognare con il suo Sinodo – tanto criticato da chi vive in altre realtà – e c’è una lista ben variegata di sostenitori: laici, preti, monache, vescovi, cardinali. Dice Papa Francesco: “L’amata Amazzonia si mostra di fronte al mondo con tutto il suo splendore, il suo dramma, il suo mistero. Dio ci ha donato la grazia di averla presente in maniera speciale nel Sinodo che ha avuto luogo a Roma tra il 6 e il 27 ottobre e che si è concluso con un testo intitolato: ”Amazzonia, nuovi cammini per la chiesa e per una ecologia integrale”. (1)
Continua a far sognare l’Esortazione post sinodale di Papa Francesco: Querida Amazonia: al popolo di Dio e a tutte le persone di buona volontà! Il titolo è semplisemente encantador!
“L’Amazzonia è un grande bioma (Vasta regione del mondo caratterizzata da forme dominanti di piante e clima, che interagiscono producendo una comunità biotica distinta e unica. n.d.r.) condiviso da nove paesi: Brasile, Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname, Venezuela e Guyana Francese. [qui è Europa!]. Tuttavia, indirizzo questa Esortazione a tutto il mondo.” (5) “Dio voglia che tutta la Chiesa si lasci arricchire e interpellare da questo lavoro, che i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia si impegnino nella sua applicazione e che possa ispirare in qualche modo tutte le persone di buona volontà.” (4).
E questa è una bella sfida per tutti e soprattutto per noi che siamo chiesa e lo siamo per il battesimo che ci ha inserito nel progetto di dio.
A me piace immaginare Dio come il più grande sognatore. Ha incaricato suo Figlio di proporci ad aiutarlo a realizzare il sogno del Padre: “Sono venuto perché tutti abbiano vita, e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). La Bibbia “Parola del Dio del Popolo e del Popolo di Dio” ce ne presenta parecchi di sognatori! Papa Francesco entra in questo “jeito” (modo di fare) e dice: “Umilmente mi permetto di formulare quattro grandi sogni che l’Amazzonia mi ispira!” (7)

don lino

1. Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa.
C’è bisogno di un grido profetico e di un arduo impegno per i più poveri. L’ingiustizia e il crimine, con la connivenza delle autorità, prevalgono alla grande. Bello interessarsi della foresta e degli animali, ma purtroppo si ignorano i popoli amazzonici. “Gli interessi colonizzatori che hanno esteso ed estendono – legalmente (l’autorizzazione è data solo ai grandi gruppi) e illegalmente (gli stessi gruppi per evadere dalle tasse!) – il taglio di legname e l’industria mineraria, e che sono andati scacciando e assediando i popoli indigeni, rivieraschi e di origine africana, provocano una protesta che grida al cielo”. (9)
Dando voce ancora ai poeti locali:
“Molti sono gli alberi
dove abitò la tortura
e vasti i boschi
comprati tra mille uccisioni”
e ancora:
“I mercanti di legname hanno parlamentari
e la nostra Amazzonia non ha chi la difenda […]
Esiliano i pappagalli e le scimmie […]
Non sarà più la stessa la raccolta delle castagne…
Qui in parrocchia abbiamo intere comunità che vivono raccogliendo castagne. Stanno distruggendo tutto e sono molti chilometri. Le autorità per i grandi gruppi sono cieche, ma se un contadino taglia un albero per il tetto della casa, la forestale ha l’occhio del grande fratello!

2. Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana.
“Ogni popolo che è riuscito a sopravvivere in Amazzonia possiede la propria identità culturale e una ricchezza unica in forza della stretta relazione che gli abitanti stabiliscono con l’ambiente, in una simbiosi – non deterministica – difficile da comprendere con schemi mentali esterni”.
Troppo bella questa poesia locale:
“Del fiume fa’ il tuo sangue […].
Poi piantati,
germoglia e cresci
che la tua radice
si aggrappi alla terra perpetuamente
e alla fine
sii canoa,
scialuppa, zattera,
suolo, giara,
stalla e uomo”. (31)
Cultura minacciata, popolo a rischio… ci vogliono tutti da McDonald!

3. Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste. Un sogno fatto di acqua.
“In Amazzonia l’acqua è la regina, i fiumi e i ruscelli sono come vene, e ogni forma di vita origina da essa: l’acqua abbaglia nel gran Rio delle Amazzoni, che raccoglie e vivifica tutto all’intorno.” (43) Parole sante: ormai vivo qui da quasi 5 anni: dal Corem de San Damiá a l’aiva dell’Amazzonia.
Il grido dell’Amazzonia, dice il poeta: “Quelli che credevano che il fiume fosse una corda per giocare si sbagliavano. Il fiume è una vena sottile sulla faccia della terra. […] Il fiume è una fune a cui si aggrappano animali e alberi. Se tirano troppo forte, il fiume potrebbe esplodere. Potrebbe esplodere e lavarci la faccia con l’acqua e con il sangue.” (47)
Purtroppo in molti affluenti sta correndo anche il mercurio dei cercatori d’oro e i residui delle imprese di estrazione!

4. Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici.
La Chiesa è chiamata a camminare con i popoli dell’Amazzonia. (61) “È necessario passare da una «Chiesa che visita» a una «Chiesa che rimane», accompagna ed è presente attraverso ministri che emergono dai suoi stessi abitanti – ha rilevato il Card. Baldisseri –. È pertanto necessario promuovere vocazioni autoctone di uomini e donne in risposta ai bisogni di un’attenzione pastorale sacramentale; il loro contributo decisivo sta nell’impulso ad un’autentica evangelizzazione dal punto di vista indigeno, secondo i loro usi e costumi”.
Grande sfida per tutti è l’annuncio del Vangelo, non però allo stile Europeo; ha avuto i suoi pregi e difetti, ma basta!!!.

Qualcuno ha voluto assolutizzare la Querida Amazonia solo su questo quarto sogno affermando che, nella pratica, non ha portato granché. Senza dubbio l’idea dei viri probati (ordinazione sacerdotale di uomini sposati di una certa età e maturità di fede n.d.r.) era ed è bella visto che se ne parla nel documento finale. É da approfondire e quando sarà l’ora la si metterà in pratica.
Da voi adesso ci si lamenta della sospensione della S. Messa per il coronavirus… e magari quando ci sono diciamo: “Uffa!” Qui nella stragrande maggioranza dell’ottantina di comunità della Parrocchia, la S. Messa è due volte all’anno. I laici, soprattutto le laiche, esercitano il loro sacerdozio battesimale! Sarebbe più facile con i viri probati, ma lo Spirito soffia dove e quando vuole!
La Querida Amazonia ha in sé una forza profetica non indifferente: il suo messaggio è segnatamente sociale. Grande, Francesco! “I popoli originari tante volte hanno assistito impotenti alla distruzione dell’ambiente naturale che permetteva loro di nutrirsi, di curarsi, di sopravvivere e conservare uno stile di vita e una cultura che dava loro identità e significato. La disparità di potere è enorme, i deboli non hanno risorse per difendersi, mentre il vincitore continua a prendersi tutto. I poveri restano ognora poveri, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi!” (13)
E questo con la benedizione delle autorità nazionali ed internazionali in nome del progresso! E ancora al n.16 “La colonizzazione non si ferma, piuttosto in alcune zone si trasforma, si maschera ma non perde la prepotenza contro la vita dei poveri e la fragilità dell’ambiente”.

Per noi, che cerchiamo di condividere il più possibile, la vita della gente di qua, la Querida Amazonia ci aiuta ancora a sognare. Ci dà coraggio, nonostante ciò che succede (come racconta l'articolo qui sotto n.d.r.).
Mi piace terminare con alcune parole della preghiera alla Madonna poste alla fine dedocumento:
Madre del cuore trafitto,
che soffri nei tuoi figli oltraggiati
e nella natura ferita,
regna tu in Amazzonia
insieme al tuo Figlio.
Regna perché nessuno più si senta padrone
dell’opera di Dio.
In te confidiamo, Madre della vita,
non abbandonarci
in questa ora oscura. Amen
Oggi la Chiesa ha l’opportunità storica di differenziarsi nettamente dalle nuove potenze colonizzatrici, ascoltando i popoli amazzonici per poter esercitare in modo trasparente il suo ruolo profetico.
Propongo una domanda per noi e per voi: “Che tipo di mondo vogliamo lasciare a quelli che vengono dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”

Um forte abraço e Boa Quaresma a todos.

Don Lino


Amapà, missionario del Pime aggredito per la difesa della terra

missionario Pime

Padre Dennis Koltz, missionario statunitense del Pime che da anni vive in Brasile, è stato aggredito nella giornata di martedì 25 febbraio, quando tutto il Paese era intento a festeggiare il Carnevale. L’aggressione è avvenuta nel territorio della diocesi di Macapá, dove il missionario risiede e lavora, e più prcisamente in località São Benedito da Campina: padre Denis, oltre a essere amministratore parrocchiale della parrocchia São Joaquim di Pacuí, lavora anche nella Pastorale della Terra. Ed è proprio durante una visita pastorale che è avvenuto il fatto.

IL FATTO. Padre Dennis si trovava in auto insieme a padre Sisto Magro, coordinatore della Comissão Pastoral da Terra (Cpt) della Diocesi di Macapá. In prossimità di una grande fazenda i due si sono fermati (erano in auto) e padre Dennis è sceso dal mezzo per scattare una foto della targa con le informazioni riguardanti la proprietà di quel terreno. Per legge i cartelli con le informazioni riguardanti le concessioni dei terreni devono essere collocati “in vista”: in questo caso invece la targa si trovava, secondo il racconto dei due missionari, abbastanza nascosta, e per questo “sospetta”. A quel punto è corso incontro a padre Dennis un uomo che si è presentato come il proprietario della fazenda. Ed è iniziata una violenta discussione verbale, terminata con l’aggressione fisica dell’uomo nei confronti del missionario.

LE DENUNCE. L’uomo, che in un primo momento ha cercato di prendere e rompere le chiavi dell’auto dei missionari, ha poi ripetutamente colpito padre Dennis al volto e al costato. Dopodiché è salito sulla sua auto e ha più volte urtato contro quella dei due padri, distruggendone la fiancata destra. “Come se non bastasse – racconta padre Sisto, che ha assistito alla scena – l’uomo, dopo tutto questo, ha anche sporto denuncia dicendo che padre Dennis aveva invaso la sua proprietà, quando invece non era vero. E ha anche dichiarato che lo stesso padre Denis avrebbe cercato di investirlo in auto, ed è per questo che lui ha reagito per cercare di sfuggire all’assedio”. La relazione di padre Sisto, con tanto di esami medici effettuati da padre Dennis, fa parte del comunicato ufficiale emanato dall’Ufficio Comunicazione della Diocesi di Macapá.

SOLIDARIETA’. Per fortuna padre Dennis non ha riportato gravi conseguenze. Ma c’è grande preoccupazione per l’incolumità dei padri e dei laici che lavorano nella Pastorale della Terra (in portoghese brasiliano Cpt, ovvero Comissão Pastoral da Terra, organo dalla Cnbb, la Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani, istituito nel 1975 e impegnato nella promozione della conquista dei diritti e della terra, della resistenza nella terra, della produzione sostenibile). E la Diocesi locale, come molte altre pastorali, associazioni e organizzazioni impegnate nella lotta al diritto alla terra, hanno fin da subito espresso la loro vicinanza ai missionari e al Pime per quanto accaduto.

LA TERRA. “Il problema riguarda i caboclos, i meticci che da generazioni coltivano terre mai ufficialmente riconosciute. Lo Stato oggi cerca di assegnarle alle imprese, dicendo che portano lavoro, sviluppo, modernità. L’Amcel, una grande azienda della cellulosa legata al gruppo giapponese Nippon Papers Industries, ha in mano qualcosa come 300 mila ettari di terreni”, raccontava padre Sisto in una intervista a Mondo e Missione (agosto-settembre 2019) pubblicata alle soglie del Sinodo sull’Amazzonia. “Nel 2009 sono cominciate le azioni giudiziarie della multinazionale giapponese contro diverse famiglie di piccoli agricoltori. I giudici non tengono conto della situazione, mandano via gente che vive da trenta, quaranta o cinquant’anni in un posto. Sono già 200 le famiglie che hanno perso la terra per via di documenti molto dubbi ottenuti dall’organo delle terre dell’Unione federale. Almeno un paio di volte al mese sono in tribunale con questa gente. Senza soldi possono difendersi solo con gli avvocati d’ufficio che spesso non conoscono nemmeno il diritto agrario. Però alcune cause le abbiamo vinte. Non tanto contro l’Amcel, la multinazionale della cellulosa, ma contro le imprese della soia. I procuratori federali sono entrati in pieno in queste cause, scoperchiando la pentola delle concessioni. Ma la situazione resta comunque critica”, aggiungeva padre Sisto.

LA GUERRA. Una “guerra” quotidiana. “Solo nel 2017 sono stati emessi 26.523 titoli di proprietà e 97.030 contratti di concessione d’uso, che superano la somma degli ultimi dieci anni. Secondo la Commissione l’obiettivo non dichiarato di questa politica è quello di avvantaggiare il mercato fondiario, dato che molte famiglie fragili hanno dovuto facilmente cedere alle pressioni delle imprese agroalimentari e dei grandi proprietari terrieri e vendere i loro lotti”, si legge in un reportage dell’Osservatore Romano pubblicato nel gennaio 2019. Una guerra che miete anche vittime: “Più di tre persone sono state uccise in tutto il mondo ogni settimana nel 2018 per aver difeso la loro terra e l’ambiente in cui viviamo. Un totale di 164 cittadini comuni (il report contiene l’elenco completo dei nomi) assassinati per aver provato a difendere le loro case, foreste e fiumi da lobby considerate colpevoli di volerne sfruttare le risorse per fini speculativi”, riporta IlSole24Ore, citando i dati del rapporto annuale “Enemies of the State 2019” della Global Witness.

LA STRAGE. Il Brasile nel 2019 ha contato ben 23 uccisioni. Nel 2005 perse la vita, nello Stato del Pará, suor Dorothy Stang, missionaria americana delle suore di Nostra Signora di Namur, ricordata ancora oggi come simbolo della lotta per la terra e soprattutto della disponibilità della Chiesa universale a mettersi al fianco dei più deboli. “Ogni tanto ancora oggi persone della Pastorale della terra sono minacciate e questo ci preoccupa. Anche perché Bolsonaro sta cercando di far approvare dal Congresso una legge per la quale sparare a chi invade una proprietà è legittima difesa. Che cosa significherebbe nel contesto dell’Amazzonia, dove molte terre sono dei fazendeiros semplicemente perché un giorno hanno innalzato dei recinti e messo dei paramilitari di guardia? Se uno dice: No, questa è terra pubblica, oggi rischia di essere ucciso. Ci stanno già linciando moralmente perché diciamo queste cose. Ma sono terre pubbliche che di diritto dovrebbero appartenere a chi ha più bisogno. La verità è che il crimine contro gli attivisti ambientali ancora oggi paga: li togli di mezzo e in galera non ci vai”, raccontava ancora padre Sisto nel 2019.

Andrea Guerra
da “Mondo e Missione” del 29 febbraio 2020


Pasqua 2020


padre giacomo
45 ANNI DI MISSIONE Inter...

copertina cuntomela

Foto in copertina

Andrej Rublëv, Cristo Salvatore. Mosca, Galleria statale di Tret'jakov
Andrej Rublëv, monaco della chiesa ortodossa russa e famoso pittore vissuto a cavallo tra il XIV e il XV secolo, dipinse questa splendida icona verosimilmente tra il 1410 e il 1420. Venne ritrovata solo alla fine dell’Ottocento, capovolta, immersa in un terreno umido come asse di passaggio per accedere a una stalla. Si racconta che Cristo stesso abbia rivelato a Rublëv come dipingerlo, mostrandogli il volto del Salvatore, a seguito dello sconvolgimento che lo segnò dopo aver assistito, inerme, all’irruzione di un gruppo di Tartari nel suo villaggio dove seminarono terrore e sgomento. Andrej rimase talmente sconvolto di fronte a tutto quel dolore che non dipinse più per lungo tempo.
Nell’icona ritroviamo la traccia eterna del volto di Cristo, dipinta a fuoco sul legno antico: un volto maestoso e grave dagli occhi penetranti, dove pare che s’infrangano gli affanni, i dubbi, e tutto il dolore dell’uomo. Ogni cosa è assorbita e confinata su quel volto, che scavalca la porta del tempo. (fonte: varie dalla rete)

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