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Sommario

L'ABC DELLA FEDE

LA BIBBIA: I LIBRI STORICI
(prima parte)

bibbia

Nei precedenti numeri di Cüntòmela con don Simone abbiamo iniziato ad analizzare la Bibbia. A Natale abbiamo affrontato il Pentateuco, ora riprendiamo da lì.
Restiamo quindi nell’Antico Testamento.
Dopo i primi cinque libri (appunto il Pentateuco), troviamo i libri storici, sono ben 12: Giosuè, Giudici, Rut, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache, Esdra, Neemia e Ester.
Raccontano le vicende del popolo d'Israele: il suo ingresso nella terra promessa sotto la guida di Giosuè, la conquista del paese, le numerose infedeltà e i vari ritorni al Signore, l’introduzione della monarchia, le invasioni da parte di Assiri e Babilonesi fino alle deportazioni. Poi, dopo settant'anni di esilio, il ritorno in patria, la ricostruzione delle mura e del Tempio a Gerusalemme. Dopo tali avvenimenti, la narrazione si interrompe per un periodo di quattrocento anni.
In questo articolo cerchiamo di vedere un po’ più nel dettaglio i primi cinque libri di questo gruppo.

bibbia giosuè

Il libro di Giosuè racconta della conquista del territorio di Canaan da parte degli Israeliti, di come essi si allontanassero da Dio e come Egli, quando veniva invocato, li liberasse puntualmente. Purtroppo queste liberazioni non erano durature a causa della continua ricaduta nel peccato da parte del popolo di Israele. Dio aveva dato la terra agli Israeliti con un patto incondizionato, ma doveva essere conquistata. Essi dovettero combattere le battaglie e prendere possesso dei nuovi territori. E, come Giosuè ricordò loro nel suo ultimo discorso prima di morire, la loro ubbidienza alla Parola di Dio avrebbe determinato il possesso duraturo della terra. Giosuè, il cui nome significa “Dio salva”, fu il successore di Mosè ed un gran condottiero. Nato schiavo in Egitto, aveva quarant’anni al tempo dell’esodo dal paese della schiavitù, ottanta quando ricevette il mandato come successore di Mosè e centodieci al momento della sua morte. Non ci furono solo vittorie, ma anche disubbidienze e sconfitte. Il libro di Giosuè mostra che, ogni volta che gli Israeliti facevano affidamento sulle proprie forze anziché su Dio, i risultati erano disastrosi, come pure quando permettevano che il peccato entrasse nella loro vita. Questo scritto ci presenta la fedeltà di Dio, che diede ad Israele la terra promessa, ma anche il parziale fallimento di Israele, che non riuscì a prenderne possesso pienamente. Il concetto chiave del libro di Giosuè non è la vittoria, bensì che è Dio che dà la vittoria.

Il libro dei Giudici è così chiamato per via di dodici uomini e una donna che servirono Dio come cosiddetti "giudici" di Israele. Fu scritto durante il periodo della monarchia e racconta le vicende comprese, appunto, fra la morte di Giosuè e l'avvento della monarchia stessa, nel periodo in cui visse il profeta Samuele. È possibile sia opera del profeta Samuele, ma in realtà non abbiamo certezze riguardo l'identità dell'autore. Dopo la scomparsa di Giosuè, il popolo di Israele era rimasto privo di un potere centrale e la nuova nazione era costituita da una confederazione di dodici tribù indipendenti. L’unico legame fra le tribù era rappresentato da Dio, che governava direttamente il suo popolo. Dunque la teocrazia era la forma di governo in Israele al tempo dei giudici. Purtroppo il popolo dimostrò poca fedeltà al suo Dio, continuando a ricadere nell’idolatria, nell’anarchia e nella debolezza militare, incapace di resistere ai nemici che continuamente cercavano di sottometterlo. I Giudici erano le guide spirituali in Israele e, dato che spesso ricoprivano anche la carica di capi militari, venivano designati come strumenti di liberazione. In tempo di pace, svolgevano la funzione giuridica, con il compito di far applicare il diritto divino.

bibbia rut Rut, la moabita, disse a Noemi: "Lasciami andare in campagna a spigolare dietro qualcuno nelle cui grazie riuscirò a entrare". Le rispose: "Va' pure, figlia mia". Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori. (Rt 2,2-3)

Il libro di Rut è l'unico libro della Bibbia dedicato interamente ed esclusivamente alla storia di una donna. È composto di soli quattro capitoli e racconta una vicenda svoltasi in un periodo di circa dodici anni. Rut, la protagonista, era una moabita e proveniva quindi dal paganesimo. Non vi racconto la storia, leggetela, ne vale la pena, a me piace tanto! Vi dico solo una curiosità: alla fine della narrazione, vediamo come il libro chiarisca la genealogia di Davide, gli anelli di congiunzione da Perets a Davide. Rut fu la bisnonna di Davide: ciò mostra che Dio ha usato sangue non ebraico per formare una famiglia speciale, dalla quale sarebbe nato il Messia che avrebbe redento tutte le nazioni, Gesù, e ci ricorda che nell’Antico Testamento si fanno tantissimi riferimenti alla venuta di Gesù, centro della nostra fede.

Il Primo e Secondo libro di Samuele. Questi due libri prendono il nome da Samuele, ultimo giudice d’Israele, che visse attorno all’anno 1000 a.C. Fu lui che, come profeta di Dio, conferì l’unzione regale a Saul e, dopo di lui, a Davide. Samuele segna, dunque, il passaggio dalla fine del periodo dei giudici all'istituzione della monarchia.

Luca Dalla Palma


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Andrej Rublëv, monaco della chiesa ortodossa russa e famoso pittore vissuto a cavallo tra il XIV e il XV secolo, dipinse questa splendida icona verosimilmente tra il 1410 e il 1420. Venne ritrovata solo alla fine dell’Ottocento, capovolta, immersa in un terreno umido come asse di passaggio per accedere a una stalla. Si racconta che Cristo stesso abbia rivelato a Rublëv come dipingerlo, mostrandogli il volto del Salvatore, a seguito dello sconvolgimento che lo segnò dopo aver assistito, inerme, all’irruzione di un gruppo di Tartari nel suo villaggio dove seminarono terrore e sgomento. Andrej rimase talmente sconvolto di fronte a tutto quel dolore che non dipinse più per lungo tempo.
Nell’icona ritroviamo la traccia eterna del volto di Cristo, dipinta a fuoco sul legno antico: un volto maestoso e grave dagli occhi penetranti, dove pare che s’infrangano gli affanni, i dubbi, e tutto il dolore dell’uomo. Ogni cosa è assorbita e confinata su quel volto, che scavalca la porta del tempo. (fonte: varie dalla rete)

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