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Sommario

L'ABC DELLA FEDE

UN DONO D'AMORE
Corso sull'Eucarestia con Padre Cesario

corso p. cesario

Sintetizzare il contenuto di un corso che affronta un tema così importante come quello dell'eucarestia, non è facile. Si devono fare delle scelte e mettere in evidenza ciò che più incide sulla comprensione e l'approfondimento di questo speciale “EVENTO”, come Padre Cesario definisce la liturgia eucaristica.

Cercherò comunque di essere fedele nel trasmettere il messaggio emerso dalla catechesi, che va affrontato con fede pura e parla dell'amore infinito di Dio e del sacrificio di Gesù che si è donato a noi.

L'Eucarestia è proprio questo: un dono d'amore, è un nucleo incandescente (lettera apostolica), è il roveto ardente che mai si spegne e che rivela la presenza di Dio nella nostra esistenza.

È la vetta e il culmine della vita cristiana (Concilio Vaticano II). Con l'eucarestia entriamo in un rapporto cuore a cuore con il Signore che si fa uomo e si concretizza in un pezzo di pane che ci nutre e ci sostiene.

All'inizio del rito, dopo l'atto penitenziale in cui presentiamo le nostre mancanze e chiediamo perdono, siamo convocati alla mensa della Parola. Essa è ascolto di Dio, del battito del suo cuore e ci prepara all'incontro sacramentale.

Nell'omelia poi il sacerdote la “spezza” perché porti frutti nella vita e il silenzio che segue è interiorizzazione da vivere a tu per tu con il Signore. Nei salmi ci sono tutti i sentimenti dell'uomo: gioia, rabbia, sofferenza perché la vera preghiera nasce dalle nostre situazioni ed esperienze.

La parola di Dio è la lampada che guida, è l'ancora che ci dà sicurezza, deve penetrare nell'intimo e diventare carne nella nostra quotidianità.

Nella liturgia eucaristica, cuore della Messa, il pane e il vino sono piccoli gesti che Gesù ci restituisce trasformati. Egli subentra con la sua anima e il suo corpo, con tutta la magnificenza e divinità, con grande amore.

È importante in questo intenso momento la nostra partecipazione attiva, perché è rendere grazie all'Onnipotente per la creazione, per il dono di Gesù e della redenzione per mezzo della Pasqua.

La preghiera eucaristica si prolunga con il Padre Nostro sintesi dell'insegnamento di Gesù. Inizio di quella parte della Messa che ci predispone a ricevere la comunione e momento in cui è indispensabile avere il cuore in pace e aperto al perdono.

L'atto che il sacerdote fa dello spezzare il pane è il gesto di Gesù nell'ultima cena e nell'incontro con i discepoli di Emmaus che, trasformati, hanno potuto testimoniarlo.

Anche noi diventiamo ciò che riceviamo: ogni volta che ci accostiamo all'Eucarestia diventiamo corpo di Cristo, un segno efficace che ci pone in comunione con la Chiesa e in particolare con la famiglia e la comunità.

È l'antidoto al nostro egoismo perché ci facciamo dono agli altri come Lui ha spezzato la sua vita per noi.

Partecipare alla liturgia eucaristica allora è una grande responsabilità: non è solo un rito, fare memoria, ma è immergersi in una realtà che ci impegna a vivere come Gesù.

Nei riti di conclusione come all'inizio, il sacerdote dice: “Il Signore sia con voi” per sottolineare la presenza del Risorto in coloro che si riuniscono nel suo nome.

Nelle parole “Andate in pace” c'è infine l'invito a vivere le logiche dell'Eucarestia: il servizio, la solidarietà, la fiducia, la speranza e la misericordia verso il prossimo.

Concludendo si può dire che nell'atto penitenziale chiediamo il perdono che è per noi come l'aria che respiriamo; nella liturgia della Parola ascoltiamo Dio così come dobbiamo ascoltare il fratello, anche il più lontano; il rito dello spezzare il pane ci invita a partecipare al sacrificio di Cristo e ad irradiare l'amore di Dio tra le persone che ci vivono accanto e nella nostra parrocchia.

Quando andiamo a Messa portiamo nella borsa tutto quello che ci è accaduto e deponiamo ogni cosa sull'altare. La nostra piccola storia offerta da Gesù al Padre diventerà preziosa ai suoi occhi.

Anna Fanetti


Pasqua 2020


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Foto in copertina

Andrej Rublëv, Cristo Salvatore. Mosca, Galleria statale di Tret'jakov
Andrej Rublëv, monaco della chiesa ortodossa russa e famoso pittore vissuto a cavallo tra il XIV e il XV secolo, dipinse questa splendida icona verosimilmente tra il 1410 e il 1420. Venne ritrovata solo alla fine dell’Ottocento, capovolta, immersa in un terreno umido come asse di passaggio per accedere a una stalla. Si racconta che Cristo stesso abbia rivelato a Rublëv come dipingerlo, mostrandogli il volto del Salvatore, a seguito dello sconvolgimento che lo segnò dopo aver assistito, inerme, all’irruzione di un gruppo di Tartari nel suo villaggio dove seminarono terrore e sgomento. Andrej rimase talmente sconvolto di fronte a tutto quel dolore che non dipinse più per lungo tempo.
Nell’icona ritroviamo la traccia eterna del volto di Cristo, dipinta a fuoco sul legno antico: un volto maestoso e grave dagli occhi penetranti, dove pare che s’infrangano gli affanni, i dubbi, e tutto il dolore dell’uomo. Ogni cosa è assorbita e confinata su quel volto, che scavalca la porta del tempo. (fonte: varie dalla rete)

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