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È arrivato il nuovo Vescovo

Un abbraccio di paternità

Quando la redazione di “Cüntómela” mi ha chiesto di scrivere qualche riga sulle attese di un giovane prete nei confronti del nuovo vescovo, ho subito provato una certa forma di imbarazzo. Si tratta di un argomento non facile: potrebbe sembrare un po’ presuntuoso rivolgere al vescovo le proprie aspettative.

don alberto

Pensando proprio al vescovo non posso non tornare, con la memoria e con il cuore, al giorno nel quale mi è stato “regalato” il sacerdozio attraverso il sacramento dell’ordine.

Giorno grande quello della mia ordinazione sacerdotale, del mio “Sì” a Cristo e alla Chiesa; giorno nel quale la stessa Chiesa, attraverso il vescovo, mi ha scelto tra gli uomini e mi ha affidato il compito di prolungare con la mia stessa vita la Presenza di Gesù; giorno nel quale il vescovo Giulio mi ha imposto le mani sul capo, senza dire nulla, e in quel gesto silenzioso vi ho trovato nascosto, con stupore, tutto il mistero e la bellezza del dono di grazia di Dio, che non è Spirito di incertezza, ma di forza, di amore e di prudenza (Cfr. 2 Tm 1, 6.7).

Dal giorno in cui il vescovo ha posato le mani sul mio capo, ho potuto sperimentare quante volte il Signore non ha smesso di posarsi su di me, attraverso il dono del suo continuo perdono per le mie infedeltà, attraverso il dono di una comunità parrocchiale che mi ha accolto e mi vuole bene, attraverso i tanti volti dei quali Dio si serve per non farmi mai mancare la sua rassicurante e amorevole presenza.

Quello del vescovo Giulio è stato per me un gesto profetico che, nel tempo, ho potuto sperimentare: mani dolci come quelle di una madre che consolano, rincuorano e, nello stesso tempo, mani forti come quelle di un padre che sorreggono e danno forza; le mani di Dio che tutto hanno creato e tutto mantengono in vita.

Troppe volte forse, noi preti giovani ci lamentiamo dei nostri vescovi e questo non per cattiveria, ma forse solo perché li vorremmo in alcuni momenti più presenti, a volte anche più significativi, più vicini alla nostra storia e a quella della nostra gente; perché vorremmo sperimentare la continuazione di quel significativo gesto liturgico dell’ordinazione che sono le mani sul capo.

In questi giorni, durante l’incontro mensile dei giovani preti, ho avuto la possibilità di affiancare nella celebrazione Eucaristica il nuovo vescovo Luciano. Durante il momento dello scambio della pace, il vescovo, abbracciandomi, mi ha detto sottovoce: “Dio ti benedica”. In quell’abbraccio ho potuto sperimentare ancora una volta quell’unità e quel legame spirituale che supera il nostro modo quotidiano di vivere i rapporti e scegliere le relazioni.

È proprio così! Forse più che le aspettative di un giovane prete verso il suo vescovo, vale la pena soffermarsi, con rinnovato stupore, di fronte al riconoscimento nella fede di quello che il vescovo rappresenta per ciascun prete e per ciascuno di noi: un uomo scelto da Dio e mandato a noi per annunciare e testimoniare con la vita quel Gesù per il quale io stesso ho lasciato tutto e dal quale tutti abbiamo ricevuto.

Per questo l’unica cosa che personalmente penso di poter chiedere al nostro nuovo vescovo Luciano è quella di continuare, con il suo mandato, a far sentire noi suoi presbiteri e voi suoi fedeli come soggetti di questo grande abbraccio che è la Chiesa. Un abbraccio che è esperienza di paternità, di un forte legame spirituale e, soprattutto, di un’unità che nutre il mio personale ministero ed è spinta continua a proseguire nel mio e nel nostro cammino di fede.

Don Alberto


Natale 2007


copertina cuntomela

copertina

editoriale

dà all'anima la sua domenica, dà alla domenica la sua anima

un orizzonte di speranza

una chiesa che cammina da duemila anni

grazie, signore

disegno natale bambini
il natale secondo giovanni

don alberto
un abbraccio di paternità

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disegno natale bambini
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