Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

Oratorio Arcobaleno

Auguri coscritto!

ventesimo oratorio- Come sarebbe “Auguri coscritto”?

- Si, caro Cüntòmela, quest'anno entrambi compiamo vent'anni.

- Per la verità io c'ero prima di te.

- Hai ragione, ma non ti ricordi che la prima volta che sei uscito con una veste davvero tipografica - prima venivi confezionato con fotocopie, ciclostile e graffette - è stato proprio per la mia inaugurazione nel giugno del 1988?

- Come potrò scordarlo, anche perché se non avessi avuto la copertina un po' impermeabile, quel numero sarebbe stato subito ridotto ad una poltiglia.

- Beh sì, la mia inaugurazione è stata rimandata un paio di volte e alla fine sono stato battezzato ancora con un'intensa pioggia che ha costretto le persone a ripararsi sotto il mio portico, oltre che nei miei locali appena aperti.

- Comunque, penso che sia valso anche per te ciò che si dice per i matrimoni: “oratorio bagnato, oratorio fortunato!”.

- Certo che in questi venti anni, tanto per restare in tema con il mio nome, ne abbiamo viste di tutti i colori.

- Abbiamo conosciuto due parroci - don Andrea e don Giuseppe - e ben cinque curati che sono stati un po' i tuoi padroni di casa: don Giovanni, don Marco, don Angelo, don Bruno, don Alberto.

- Partendo da don Giovanni, che mi ha aiutato a nascere, fino all'attuale don Alberto che ha arricchito il mio salone con un buon impianto audio e video, per ognuno di essi ho un ricordo speciale; come conservo un affettuoso ricordo per tutte le suore passate per i miei locali ed anche per i missionari che durante i loro brevi periodi di riposo, spesso e volentieri si sedevano intorno ai miei tavoli per raccontare la loro vita e aiutare tutta la nostra comunità ad aprire una finestra sul mondo.

- Anch'io, mediante le loro lettere, penso d'averli conosciuti e mi piace ricordare soprattutto quelli che hanno già raggiunto il paradiso: Suor Romana, Padre Battista e Padre Pierino.

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- Ma i veri protagonisti delle mie stanze, coloro che continuano a farmi sentire vivo sono i bambini, i ragazzi, gli adolescenti e i giovani.

- Infatti sei nato ed esisti proprio per loro.

- Quanti ricordi, quante esperienze potrei raccontare incominciando, ad esempio, dagli ultimi giorni di settembre quando, finite le vacanze estive, vedo arrivare le mamme con scope, stracci e detersivi per darmi una bella ripulita generale. Poi almeno un mio tavolo si ricopre con i sussidi di catechismo e sono contento perché so che presto le mie aule nei pomeriggi si riempiranno di bambini e ragazzi accompagnati dai loro catechisti. La sera, invece, rivedo i volti entusiasti, spesso irrequieti e a volte un poco abbacchiati degli adolescenti che, con la scusa dei primi freddi autunnali, prendono un po' di legna e, con il mio camino, accendono anche la loro voglia di compagnia.

- Tipico degli adolescenti. Mediante i loro articoli mi raccontano sempre questa voglia di divertirsi e di amicizia.

- Ed ecco che ci avviciniamo a Natale. Soprattutto i primi anni, quando io ero una novità, non solo per i piccoli, alla domenica pomeriggio i miei quattro piani si riempivano di un'allegra e serena confusione: ragazzi e animatrici, mamme e anche alcuni papà indaffarati a preparare tutto ciò che occorreva per realizzare i presepi fissi, le scene di quelli viventi o, in altri periodi dell'anno, i costumi per il carnevale, le stazioni della Via Crucis per le vie del paese e le scenette per particolari occasioni. Ma lungo tutti questi anni sono sempre stato incuriosito da strani preparativi. Forse le tue pagine ne sanno qualcosa.

- A cosa ti riferisci? Spiegati meglio.

- Immancabilmente nel mese del mio compleanno, quando finiscono le scuole, e spesso anche durante le vacanze di Natale, vedo gli animatori preparare scatoloni con palloni, colori, fogli, cartelloni. Poi ad un certo punto sento arrivare sul sagrato i ragazzi e alcune automobili dei loro genitori. Qualche animatore con lo zaino e il sacco a pelo in spalla entra a prendere gli scatoloni, chiude la mia porta e per qualche giorno rimango solo e deserto.

- Devi sapere che l'esperienza che porta il tuo nome non può svolgersi ed esaurirsi entro le tue mura. I preparativi di cui parli sono per i campiscuola. Quante me ne hanno raccontate sulle mie pagine di queste avventure che si sono svolte prima in una casa di fortuna in Val Malga, dove i ragazzi dovevano fare la coda anche per lavarsi e andare ai servizi, poi nella bella e confortevole casa al Lago di Lova, in quella a Croce di Salven, poi ancora a Sale Marasino, a Malonno, ai Monti di Rogno e ad Astrio dove, come c'è scritto sulla tua bacheca, sono ritornati anche quest'anno i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie. Coloro che sono stati adolescenti nei primi anni '90 ricorderanno con affetto anche Capizzone in provincia di Bergamo.

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- Passato il mese di giugno comunque per me non viene il periodo delle ferie, bensì uno dei periodi più belli e intensi. Con il Grest i miei locali e il sagrato, che insieme alla chiesa e al rigoglioso ippocastano sono i vicini a me più cari, si popolano di ragazzi non solo di Borno, ma anche delle famiglie che vengono nel nostro paese per trascorrere le vacanze, rendendo i pomeriggi di luglio pieni di suoni e di colori.

- Infatti, se non sbaglio, “Suoncolora” è stato anche il titolo di uno dei primi Grest che si sono svolti fra le tue mura.

- Certo. In questi vent'anni, caro Cüntòmela, ne abbiamo viste davvero tante, come sono state tante le persone che ho ospitato e i gruppi che si sono dati da fare nelle mie stanze: catechisti, animatori, tutti coloro che mi hanno tenuto aperto. Ricordo, ad esempio, il periodo delle piadine, quando gli animatori degli adolescenti si impegnavano a tenermi aperto tutte le sere e a mettere a disposizione dei ragazzi, appunto, una buona piadina o un semplice torneo di calcetto da tavolo, solo per tentare di dire a loro che è bello stare insieme in semplicità. Come del resto stanno facendo, proprio in questi giorni di giugno, gli attuali adolescenti e alcuni loro animatori che si ritrovano sotto il mio portico per guardare le partite degli Europei di calcio, gustandosi un trancio di pizza o un buon gelato.

Ricordo ancora il gruppo della Vecchia che fino a qualche anno fa si ritrovava, per la verità con animatori un po' stagionati, per scegliere il tema da mettere al rogo durante la sera del giovedì grasso.

- Ehi, amico, siamo ventenni, ma se continuiamo così sembriamo due reduci, capaci solo di rimpiangere i bei tempi andati.

- Hai ragione, però ti ho scritto proprio per far memoria di questi lunghi anni vissuti insieme, divertendoci e condividendo molti momenti di amicizia, di impegno, di fraternità.

- Ora, invece, mi sembri uno dei tanti adolescenti che scrivono sulle mie pagine quanto è bello stare insieme e divertirsi in allegria.

- Vedi, caro Cüntòmela, vivendo tu di parole è giusto che richiami alla riflessione. Anche se, a volte, i tuoi articoli possono essere un po' pesanti da leggere, sono straconvinto che il detto popolare secondo il quale “vale più la pratica che la grammatica” sia sempre più assurdo. Oggi, per poter crescere, abbiamo sempre più bisogno di approfondire la grammatica di tutto ciò che viviamo e che ci circonda, non per sciocco intellettualismo, ma per cogliere con sapienza il senso della nostra vita, magari alla luce della preghiera e della Parola di Dio.

- Quindi, come dice il nostro parroco, 1 a 0 per me.

- Il mio compito, però, è proprio quello di aiutare le persone e in particolare i ragazzi a crescere, non tanto con delle belle teorie trasmesse dai libri, ma proprio mediante l'amicizia e l'esperienza di camminare insieme, di vivere e condividere insieme alcuni momenti della quotidianità.

- Se non sbaglio, era proprio uno dei tuoi ideatori, don Bosco, che diceva che educare è cosa viva, cosa del cuore.

- Esatto! Però... però se è così, amico mio, noi cosa c'entriamo? In fondo tu sei solo carta, più o meno patinata, e io solo mattoni, finestre e tegole.

- Fra l'altro ho sentito raccontare che le stesse attività che si svolgono nei tuoi locali, erano iniziate prima che tu nascessi, nello scantinato dove adesso è stato realizzato l'asilo nido.

- Anche se è vero che le persone per vivere e crescere insieme hanno bisogno di luoghi e simboli di riferimento, di case e di attrezzature materiali, dobbiamo ammetterlo: noi siamo solo dei semplici strumenti.

- Sì, i veri compleanni che vanno festeggiati sono solo quelli delle persone, ma forse anche la ricorrenza dei tuoi vent'anni, caro Oratorio Arcobaleno, può aiutare le persone di Borno a ricordare che è bello “Far comunità”, come invitava un bans di alcuni anni fa.

- E un'altra canzone ricordava ancora che, nonostante mille difficoltà, le persone che sanno camminare insieme sulle strade della vita sono “Gente di festa”, gente di gioia.

- Allora, mediante il tuo compleanno, possiamo augurare a tutti i ragazzi, le famiglie, i sacerdoti, gli animatori di essere e sentirsi sempre una comunità viva, una comunità con la passione educativa, come c'era scritto sulle pagine di quel mio primo numero tipografico. Una passione che da qualche anno si esprime anche nei pomeriggi educativi nei quali, una domenica al mese, si ritrovano nei tuoi locali bambini, mamme e papà per pregare, interrogarsi sulla fede vissuta e ritrovarsi tutti insieme a far merenda nella tua sala più grande ed accogliente.

- Ed io, per non smentire ancora una volta il mio nome, invito tutta la nostra comunità a non stancarsi di guardare in alto per poter scorgere sempre i colori della vita, gli stessi colori con i quali Dio ha voluto dipingere e sigillare con gli uomini un patto di eterna amicizia.

Franco


Estate 2008



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