Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

ripensandoci

Paolo VI: il Papa della civiltà dell'amore

Il 6 agosto di 30 anni fa, il Papa Paolo VI terminava la sua vita terrena ed entrava nell'eternità.

Negli anni della sua fanciullezza e della sua giovinezza, durante l'estate veniva a Borno insieme con la sua famiglia. Sembra che i Montini avessero scelto Borno come località per le loro vacanze fino al 1919 su suggerimento di Don Defendente Salvetti, amico di famiglia, che era di Piamborno e collaborava a Brescia con Giorgio Montini, padre di Paolo VI, nella redazione del giornale “Il Cittadino”.

Paolo VI conservò sempre un caro ricordo dei periodi estivi trascorsi in giovinezza a Borno.

In questi anni che sono passati dalla sua morte, la figura di Paolo VI è andata crescendo perché si è capita di più la sua vera grandezza.

Mentre era in vita, ebbe molte critiche e dovette soffrire non poco. Dopo la sua morte innumerevoli furono i riconoscimenti dell'importanza del suo pontificato, del valore del suo pensiero e della grandezza della sua opera.

Il Cardinal Garrone ha detto di Paolo VI che era talmente grande, che quando parlava, benché si sforzasse di scendere al livello dei suoi ascoltatori, era sempre un gradino sopra.

Paolo VI era un uomo in apparenza fragile, fisicamente esile e con problemi di salute, ma dotato di singolare forza di intelligenza e di volontà; uomo dallo sguardo sereno e profondo; uomo riflessivo, sensibile alle difficoltà degli altri, rispettoso, dal tratto riservato ma profondamente amabile, fine e cortese.

Per indole Giovanni Battista Montini somigliava alla madre: era contemplativo come lei. Per volontà riuscì ad essere un uomo di grande azione, su imitazione del padre. Un giorno Paolo VI confiderà a Jean Guitton: a mia madre debbo il senso del raccoglimento, della vita interiore, della meditazione e della preghiera. A mio padre devo gli esempi di coraggio, la volontà di non arrendersi mai al male, la convinzione che le ragioni della vita valgono più della vita stessa.

Papa Montini resterà nella storia per l'apporto dato al Concilio Vaticano II. Se fu, infatti, Giovanni XXIII a volerlo e ad iniziarlo, toccò a lui portarlo avanti con mano esperta, delicata e ferma, fino al suo compimento, ed accompagnarlo poi con la parola e con l'azione nei primi non facili anni della sua applicazione.

Egli resterà nei secoli come un grande uomo di Dio, che ha amato con passione profonda la Chiesa, della quale ha fatto il tema prediletto del suo pontificato, come lo fu, per suo suggerimento, del Concilio.

Resterà come il Papa che ha amato e stimato il suo tempo ed ha cercato di avvicinare tutti gli uomini, facendosi anche pellegrino sulle strade del mondo. Come pochi ha capito la grandezza e la miseria dell'uomo. Ha capito l'uomo.... perché lo ha guardato con gli occhi della fede. Ha amato l'uomo, perché lo ha amato in Dio. L'uomo che lavora, l'uomo che soffre, l'uomo che ricerca, l'uomo che cresce.

Man mano che si allontana nel tempo, la sua figura si staglia sempre più luminosa e le sue scelte manifestano genialità e significato profetico.

Mi limito a ricordarne alcuni gesti, che mi sembrano di particolare rilievo. Essi rimangono nella storia e possono essere considerati come una sorta di “primati”, perché furono compiuti per la prima volta da un Pontefice. È vero che alcuni furono possibili grazie al progresso del suo tempo, ma ciò non annulla il merito di chi li ha compiuti per primo.

Egli fu il primo Papa, dopo San Pietro, a tornare in Palestina. Fu un viaggio di alto valore simbolico, che esprimeva il suo mondo interiore, la sua spiritualità e la sua teologia. Compiendolo appena sei mesi dopo l'elezione al pontificato e mentre era in corso il Concilio, egli voleva indicare alla Chiesa la strada per ritrovare pienamente se stessa ed orientarsi nella grande transizione in atto nella convivenza umana. La Chiesa può essere autentica e compiere la sua missione soltanto se ricalca le orme di Cristo: era questo il messaggio che veniva da quel primo viaggio. Quel viaggio fu il primo di una serie che Papa Giovanni Paolo II ha reso lunga e feconda. Il Cardinale Martin affermò di avere un giorno sentito Paolo VI dire: “Vedrete quanti viaggi farà il mio Successore”, perché era convinto che le visite pastorali nel mondo rientrano nei compiti del Papa (Paolo VI ne ha compiuti 8, Giovanni Paolo II ne ha realizzati 104).

Fu il primo Papa che con gesto certamente significativo volle rinunciare alla tiara, togliendosela pubblicamente dal capo il 13 novembre 1964 e donandola ai poveri. Voleva, con questo gesto, far intendere che l'autorità del Papa non va confusa con un potere di natura politico-umana. Poche settimane dopo avrebbe compiuto il viaggio in India, che tanto influenzerà il suo magistero sociale. La rinuncia alla tiara acquistava il valore di un gesto programmatico di umiltà e di condivisione, simbolo di una Chiesa che mette i poveri al centro della sua attenzione e li accosta con rispetto ed amore, vedendo in loro il Cristo.

Come sapete, la tiara fu poi venduta ad un museo negli Stati Uniti e il ricavato fu portato in India e dato per i poveri. Inoltre, al termine della visita pontificia, l'autovettura che era stata portata in India, fu lasciata là a Madre Teresa di Calcutta, perché fosse usata a servizio dei poveri.

Fu il primo Papa a recarsi all'ONU, dove si presentò come un pellegrino che da 2000 anni aveva un messaggio da consegnare a tutti i popoli, il Vangelo dell'amore e della pace, e finalmente poteva incontrare i rappresentanti di tutte le Nazioni consegnando loro questo messaggio. Fu un discorso di grande eco, con alcune frasi scultoree: mai più la guerra, mai più l'uno contro l'altro, o l'uno sopra l'altro, ma l'uno per l'altro, l'uno con l'altro.

Paolo VI resterà come il Papa che ha abolito la corte pontificia e che ha voluto che il Vaticano avesse uno stile di vita più semplice. Resterà anche come il Papa che ha riformato la Curia, rendendola più efficiente, più pastorale e più internazionale.

È il Papa, inoltre, che ha istituito la Giornata Mondiale della Pace, da celebrare il 1° gennaio, come impegno ed augurio, affinché sia la pace a guidare i destini dell'umanità e non la guerra.

Fu un uomo di grande spiritualità e di intensa preghiera, con un appassionato amore a Cristo e sempre teso alla ricerca della volontà di Dio, convinto che nella vita quello che conta è realizzare il disegno che Dio Padre ha su ciascuno di noi.

Paolo VI fu anche uomo del dialogo, attento a non chiudere mai le porte all'incontro, per recare a tutti il Vangelo che salva. Egli coniò l'espressione “civiltà dell'amore” e lavorò per eliminare la violenza, le ingiustizie e le guerre e si prodigò per instaurare nel mondo l'amore e la pace.

Card. Giovanni Battista Re


Estate 2008


deco
Editoriale

copertina cuntomela

copertina

deco
ripensandoci Messa Crisma...

tutti gli articoli

 

Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)
pardiborno@gmail.com - altri contatti