Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

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di tutto un po'

Ricordo della mia prima trasfusione

Son passati molti anni dal quel giorno. Avevo chiesto d'entrare nell'A.V.I.S. e dopo solleciti, visite mediche, raggi X, E.C.G. ed un paziente anno d'attesa fui accettato e mi venne consegnata la tessera con un numero molto basso. Poi altri sei mesi di attesa e finalmente fu il mio turno. “Vi comunichiamo che sarete di turno dal giorno 1 al giorno 15 del corrente mese”, diceva la cartollna.

Quando il postino me la consegnò, mi prese un tremito come se avessi ricevuto un dono da tempo desiderato. Passarono alcuni giorni, ma nessuna chiamata. Cominciavo a scoraggiarmi. Una sera mi comunicarono: “Domattina alle ore 8 fatti trovare in 'ospedale al Centro Trasfusionale.

Quella notte non dormii. Mi sembrò d'essere tornato bambino la notte di Santa Lucia, quando attendevo l'alba per vedere i doni. Venne il mattino e mezz'ora prima delle ore 8 mi trovai all'ospedale. Con il dottore che mi accolse con il sorriso e l'infermiera mi portai in une corsia del reparto maternità. Tanti lettini bianchi mi apparvero; vedevo confusamente ed ero agitato.

Ci fermammo presso un capezzale. La paziente bianca in volto, occhi stanchi, mi guardò. Io chinai gli occhi e divenni rosso in viso. Mi coricai sul lettino adiacente e il medico praticò la trasfusione in diretta, tramite la pompetta Jubè di cc. 100+120+150; il dottore mi chiedeva: “Come si sente?”. “Bene!”, risposi io. E ripetette la frase 4 o 5 volte la frase “Come si sente?”; poi passarono a cc. 200+250+260 di sangue che filtrava nelle vane della degente e la trasfusione terminò con 300 cc. di sangue donato e ricevuto.

Per me, essendo la prima volta che donavo il sangue, fu una grande gioia ed orgoglio: ero diventato donatore A.V.I.S. a tutti gli effetti.

Carlo Moretti


Estate 2008


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