Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

ripensandoci

La casa prediletta di Dio

Un giorno Dio provò una grande stanchezza per gli uomini. Lo seccavano in continuazione, chiedendogli qualsiasi cosa. Allora decise di nascondersi per un po' di tempo. Radunò tutti i suoi consiglieri e chiese loro: «Dove mi potrei nascondere? Qual è il luogo migliore dove non essere continuamente cercato?» Alcuni risposero: «Sulla cima della montagna più alta della terra». Altri: «No, nasconditi nel fondo del mare. Lì, nessuno ti troverà». Altri: «Nasconditi sul lato oscuro della luna. Quello sarà il posto migliore. Come riusciranno a trovarti là?». Allora Dio si rivolse al suo angelo più intelligente e lo interrogò: «Tu dove mi consigli di nascondermi?». L'angelo intelligente, sorridendo, rispose: «Nasconditi nel cuore dell'uomo! È l'unico posto dove essi non vanno!». (anonimo)

Questa piccola parabola moderna contiene un grosso errore: Dio non si stanca mai degli uomini e, tanto meno, di essere cercato da loro. Semmai è vero il contrario: è l'uomo che cerca la risoluzione ai suoi problemi, che insegue la felicità nelle scoperte scientifiche, nelle proprie forze, nel possesso di sempre più cose, perfino nelle assurdità degli oroscopi o dei vari maghi e ciarlatani; cerca ovunque fuorché nel Signore.

Sempre, ma soprattutto in questi nostri tempi, l'unica cosa di cui può essere stanco Dio è quella di attendere che gli uomini si ricordino di Lui. Anche noi cristiani, a volte, viviamo come se Dio non esistesse.

Un po' di tempo fa una mamma mi confessava: «Mio figlio, che è sempre andato a Messa, ora non ci va più. E quando gli ricordo che io, il suo papà, i suoi fratelli continuiamo ad andarci e gli chiedo perché lui non ci va, mi risponde: “A cosa serve la Messa?... A cosa serve Dio?...”»

Spesso, dicevamo, preferiamo cercare ciò che ci è utile, ciò che ci fa vivere altrove, e spesso diventiamo schiavi di molte cose, ricordandoci di Dio solo magari quando qualcosa va storto, o i nostri castelli di sabbia crollano miseramente.

Dice l'evangelista Matteo: «Nessuno può servire due padroni» (Mt. 6,24). Anche se diverse volte tentiamo di farlo, non è possibile mettere insieme Dio e tutti i nostri piccoli o grandi idoli.

Il salmo 115 ci ricorda che «Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell'uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono...». L'esperienza quotidiana ci dice in faccia che la vita non può essere nutrita solo di cose materiali e di realtà temporali; queste, come ci ricorda sempre la S. Scrittura, sono come il fiore del campo che spunta al mattino e dissecca la sera. La vita è troppo grande per appoggiarsi ed esaurirsi in un orizzonte puramente terreno.

L'angelo intelligente della storiella suggerisce a Dio di nascondersi nel cuore dell'uomo per essere sicuro di non essere disturbato. Tutti noi uomini siamo “sparati fuori”, preferiamo il chiasso, il frastuono della folla che, apparentemente, non ci fa sentire soli, ma che, nello stesso tempo, ci mette al riparo da rapporti personali autentici, da relazioni umane impegnative. Ci fanno paura, invece, la quiete, il silenzio e, magari, il rapporto a tu per tu con Dio nella preghiera e con i fratelli.

Eppure per incontrare l'uomo il Signore preferisce il silenzio, preferisce il deserto. Fare deserto da parte dell'uomo può significare proprio trovare il coraggio di rientrare in sé stesso, ascoltare nel silenzio per scoprire che è sempre il Signore che fa il primo passo, facendosi trovare nel cuore della vita.

Scriveva S. Agostino: «Rientra, o cristiano, in te stesso, perché solo dentro di te c'è la verità, solo dentro di te c'è Dio». Dio sta nascosto dentro ciascuno di noi, nel nostro cuore, e solo se siamo capaci di entrare in noi stessi lo possiamo incontrare.

Se anche solo una volta nella vita, in modi non descrivibili come tutte le esperienze veramente autentiche e personali, avremo avuto la grazia di vivere questo incontro nel nostro essere più profondo, sicuramente la nostra esistenza sarà trasformata; le difficoltà non spariranno, ma la nostra quotidianità verrà illuminata da quella fede, da quella speranza, da quell'amore che solo Dio può donarci.

Il salmo 139, in modo speculare alla storiella sopra riportata, ci dice che è l'uomo che tende ad allontanarsi, a nascondersi da Dio; ma ovunque siamo, anche nei mari più lontani o nella notte più oscura ci dice questa bella preghiera, Dio è là e non si stanca mai di scrutare il nostro intimo, di tenderci la mano per guidarci sulla via della vita.

Se è vero che Dio non si stanca mai di bussare alla porta della nostra vita, come troviamo scritto ancora nell'Apocalisse, è bello pensare che proprio il nostro cuore sia la casa prediletta in cui Dio desidera entrare; è bello pensare che ognuno di noi - specialmente la domenica, quando usciamo dalla chiesa dopo esserci nutriti con la Parola e con l'Eucaristia - sia un tabernacolo vivente perché ospita il Signore nel proprio intimo e, mediante la semplice testimonianza quotidiana. lo porta in famiglia, fra gli amici e, magari, anche a coloro che sembra non vogliono lasciarsi trovare dal Signore o, spero non superficialmente, continuano a chiedersi: “A cosa serve Dio?”.

don Giuseppe


Estate 2008


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