Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

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ripensandoci

Il seme nel deserto

Com'erano belli i suoi monti, si stupì volgendo attorno lo sguardo e, anche se era cambiato, com'era bello il suo paese. Si sentì stringere la gola. Eh sì, stava proprio diventando vecchio, la commozione non gli era mai stata familiare, era una cosa tanto nuova per lui che la ricacciò come se fosse disdicevole e vergognoso provarla. La casa che l'aveva visto bambino era da tempo stata trasformata in ostello e non la riconobbe che dalle finestre ogivali. Prese in affitto una camera in albergo; non sapeva quanto si sarebbe fermato: importanti affari l'avrebbero presto richiamato là dove aveva vissuto molti anni.

Riposò come non succedeva da tempo e al mattino si alzò presto col proposito di effettuare un'escursione nei boschi che, a differenza del paese, gli sembravano quelli di un tempo. L'aria frizzante del mattino lo accarezzava dolcemente e non gli faceva sentire la fatica della ripida salita. Trascorse una splendida giornata, solo lui e la montagna, il silenzio e la quiete.

Era così perso nei suoi pensieri, mentre scendeva a valle, verso sera. La luce del sottobosco cominciava a mancare e i raggi del sole morente faticavano a sfondare l'intrico delle fronde degli alberi secolari. Ad un tratto gli parve di udire una voce e una melodia bellissima lo stupì e incuriosì. Da dove veniva?

Tese l'orecchio e trattenne il respiro: qualcuno stava cantando. A piccoli passi si avvicino al luogo da cui proveniva: c'era una piccola radura nel bosco, e una ragazza stava cantando seduta su un ceppo tagliato, teneva in braccio un cerbiatto e lo accarezzava teneramente.

La luce calda del tramonto, filtrando fra l'intrico dei rami, faceva splendere il pulviscolo come pagliuzze dorate che piovevano dall'alto sulle due figure facendole sembrare un miraggio. Il canto era dolcissimo, le note pure e melodiose vibravano nell'aria come un palpito d'ali. Lui non ne comprendeva il significato poiché non conosceva quella strana lingua, eppure venne rapito da quella melodia e rimase nascosto ad ascoltare incantato, mentre il canto si riempiva di una tale struggente malinconia che di nuovo avvertì quella stretta alla gola e, senza sapere perché, si trovò ad asciugarsi gli occhi col dorso della mano.

Così com'era nato quel canto meraviglioso, a poco a poco, impercettibilmente scemò e svanì, e con lui anche chi l'aveva generato. Quando se n'era andata? Non l'aveva vista alzarsi, eppure non c'era più. Mosse qualche passo incerto verso il ceppo e si guardò in giro. Nessuno, solo lui e una sensazione stranissima, sovrannaturale... Provo un brivido di timore e fuggì da quel luogo magico, mentre un turbinio di pensieri gli invadeva la mente. Stava forse impazzendo?

Sentì improvviso, inaspettato il desiderio di pregare ma, per quanto si sforzasse, non riusciva a richiamare alla mente neppure una piccola preghiera. Come evocata scorse, seminascosta da grandi alberi, la piccola chiesa che si trovava al limitare del bosco. Proprio allora gli arrivarono argentine le note della campana che dalla parrocchiale più a valle invitavano alla preghiera della sera.

Si sentì chiamato da quella campana e si aggrappò al portale della chiesetta credendolo chiuso, invece, cigolando sui cardini logori, si spalancò sotto la sua spinta timorosa. La chiesa era piuttosto buia e lui vi penetrò quasi titubante, si trovo in ginocchio senza quasi accorgesene davanti al piccolo tabernacolo. Solo allora gli salì alle labbra la preghiera del Padre nostro, disseppellita, non dimenticata, dai recessi polverosi della sua memoria.

Lì solo, in quella piccola chiesa, senti rinascere dentro di lui la “sete” di Dio che credeva perduta, la fede che l'aveva accompagnato da fanciullo, che da tanti, troppi anni, aveva abbandonato, ma che non era persa del tutto. Come una piccola scintilla sotto la cenere apparentemente spenta di un camino, alimentata, prende vigore e arde fulgida, così la sua anima sentì il desiderio grandissimo di riavvicinarsi a Dio. Questo avrebbe fatto e la sua vita da quel giorno cambiò: si liberò da tutti i suoi impegni di lavoro, cercò una piccola casa e, non mancandogli la disponibilità economica, si mise ad aiutare quanti erano nel bisogno, tanto che tutti impararono a conoscerlo col nome di “Generoso”.

Per buona parte della sua vita non aveva pensato che ad accumulare denaro ed ora, grazie a un evento strano e bellissimo, aveva trovato il senso vero della vita: si sentiva in pace con Dio e col mondo intero, pienamente appagato e incredibilmente felice di condividere ciò che aveva col suo prossimo.

Racconta un vecchio saggio che vi sono posti nel deserto dove la pioggia non cade quasi mai; a volte possono passare anche 100 anni, ma quando ciò accade, le dune riarse e spoglie si vestono di fiori dai colori spettacolari e quel luogo desolato assume un aspetto incredibilmente meraviglioso perché i piccoli semi erano ancora vivi sotto la sabbia, riposavano attendendo di essere svegliati dal lungo sonno.

Può capitare che alcuni di noi si sentano come quell'angolo di deserto, ma quel piccolo seme che anni prima Qualcuno ci ha gettato nell'anima può improvvisamente ricominciare a germogliare e fiorire perché non era morto, no, aspettava solo di essere destato dal sonno.

Dely


Estate 2008


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