Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

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Natale 2016


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S O M M A R I O




La parola del PARROCO

NATALE: DIO DIVENTA UOMO PERCHÉ L’UOMO DIVENTI DIO

don francesco

La notte di Natale ha un fascino senza pari: nello svolgersi del rito notturno della Messa di mezzanotte, la commozione ci afferra e ci conduce nel mistero che ha cambiato il mondo. Dio si è chinato sull’uomo ed ha visitato la nostra umanità dolente e ci ha elevato fino al cielo. È nato un bambino, anzi “quel bambino” annunciato e tanto atteso ed il Dio forte, immortale, eterno, si è fatto fragile, infante, soggetto alla sofferenza. È Dio che sposa il nostro destino e si mette dalla nostra parte.

Se Natale è questo allora l’uomo, totalmente assunto da Cristo nell’assumere la nostra natura umana, è ormai inseparabile da Dio. L’uomo è reso sacro, è elevato al cielo, è fatto entrare in un destino di gloria e luce. Da ora in ogni uomo c’è Dio e nell’uomo dunque possiamo, anzi dobbiamo vedere Dio, dobbiamo incontrare Dio.

presepe

Stare dalla parte dell’uomo non è più una questione di volontariato, di filantropia perché ogni incontro col fratello è un incontro con Dio stesso. Ogni gioia del fratello è la nostra gioia, ogni dramma del fratello è il nostro dramma, nel quale anche noi ci sentiamo avvolti in prima persona. Nel mistero del Natale noi riscopriamo il legame che ci unisce a Dio ma anche il legame che stringe gli uomini come veri fratelli, salvati e redenti insieme, da Colui che ora piccolo bambino, sarà il nostro crocifisso Salvatore.

In questi giorni natalizi di serenità riscopriamo allora la verità del Natale: Dio diventa uomo e l’uomo, l’amico, il vicino, il compagno di lavoro, lo straniero, il traditore, il nemico, ogni peccatore, noi stessi, diventiamo l’oggetto dell’immeritato amore di Dio, veniamo rivestiti di sacralità, elevati al cielo, investiti di un destino di eternità.

Contempliamo questo mistero ed eleviamo il nostro grazie. Al tempo stesso accogliamo l’insegnamento del Natale per la nostra vita presente: Dio si fa piccolo, fragile, bambino, perché questo è lo stile divino. Questo sia anche la cifra del nostro essere e del nostro agire di uomini che ancora molto hanno da imparare nell’accogliere ed amare alla maniera di Gesù.

Don Francesco




Cüntòmela PER RIFLETTERE

MISERICORDIA ET MISERA Lettera del papa a conclusione dell'Anno Santo

Lo scorso 20 novembre, a Giubileo della Misericordia concluso, il papa Francesco ha emanato una Lettera Apostolica, intitolata Misericordia et misera. Con questa lettera il papa intende richiamare l'importanza che lo slancio di misericordia, che ha sempre caratterizzato la Chiesa e si è sottolineato con evidenza durante il Giubileo, continui anche in futuro.

papa porta santa

Così scrive papa Francesco: “Misericordia et misera sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera (cfr Gv 8,1-11). Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: «Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia». Quanta pietà e giustizia divina in questo racconto! Il suo insegnamento viene a illuminare la conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, mentre indica il cammino che siamo chiamati a percorrere nel futuro”.

Vediamo alcuni punti fondamentali di questa lettera:

Terminato il Giubileo, dice il papa, dobbiamo continuare a celebrare la misericordia divina, soprattutto nella liturgia: “Nella liturgia la misericordia non solo viene ripetutamente evocata, ma realmente ricevuta e vissuta” (n. 5). E nei sacramenti, in particolar modo quello della Penitenza: “È questo il momento in cui sentiamo l’abbraccio del Padre che viene incontro per restituirci la grazia di essere di nuovo suoi figli. Noi siamo peccatori e portiamo con noi il peso della contraddizione tra ciò che vorremmo fare e quanto invece concretamente facciamo (cfr Rm 7,14-21); la grazia, tuttavia, ci precede sempre e assume il volto della misericordia che si rende efficace nella riconciliazione e nel perdono. Dio fa comprendere il suo immenso amore proprio davanti al nostro essere peccatori. La grazia è più forte e supera ogni possibile resistenza, perché l’amore tutto vince (cfr 1 Cor 13,7)” (n. 8).

Il luogo privilegiato per fare esperienza della misericordia divina è senza dubbio la Parola di Dio. Il papa invita ogni comunità cristiana a impegnarsi per diffondere, conoscere e approfondire la Sacra Scrittura: “Sarebbe opportuno che ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura; una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo. Non mancherà la creatività per arricchire questo momento con iniziative che stimolino i credenti ad essere strumenti vivi di trasmissione della Parola” (n. 7).

Sempre a proposito del sacramento della Penitenza il papa desidera che trovi un posto centrale nella vita della Chiesa, per questo chiede ai sacerdoti di mettere “la loro vita al servizio del ministero della riconciliazione”. Da questa esigenza deriva la disposizione riguardo l'assoluzione dal peccato di aborto: “In forza di questa esigenza, perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario. Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione” (n.12).

Durante l'Anno Santo sono nate tante iniziative a sostegno dei più poveri e degli emarginati. Questa attenzione, richiama il papa, deve continuare, lasciando “spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia” (n.18).

La XXXIII domenica del Tempo Ordinario si celebrerà la Giornata mondiale dei poveri. “Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia (cfr Mt 25,31-46). Sarà una Giornata che aiuterà le comunità e ciascun battezzato a riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo e sul fatto che, fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa (cfr Lc 16,19-21), non potrà esserci giustizia né pace sociale. Questa Giornata costituirà anche una genuina forma di nuova evangelizzazione (cfr Mt 11,5), con la quale rinnovare il volto della Chiesa nella sua perenne azione di conversione pastorale per essere testimone della misericordia” (n. 21)

Don Simone




Cüntòmela PER RIFLETTERE

TUTTI I SACERDOTI POSSONO ASSOLVERE DALL'ABORTO

Senza dubbio, uno dei punti della lettera Misericordia et misera che ha suscitato più attenzione da parte di molteplici osservatori è la disposizione del papa riguardo l'assoluzione dal peccato di aborto. Così si è espresso il papa: “Concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto” (n.12).

peccato aborto

Come avviene spesso, i mezzi di comunicazione hanno un po' travisato il senso di queste parole e di questa concessione da parte del papa, dando l'impressione che fino ad oggi il peccato di aborto fosse imperdonabile e non assolvibile. Allora è necessario fare chiarezza.

Il peccato di aborto procurato, oltre ad essere un peccato grave dal punto di vista morale, è accompagnato dalla scomunica latae sententiae (ovvero automatica) a norma del canone 1398 del Codice di Diritto Canonico: “Chi procura l'aborto ottenendo l'effetto incorre nella scomunica latae sententiae”. Tale scomunica colpisce la donna che porta in grembo il figlio, i medici che intervengono nel procurare l'aborto, il personale infermieristico e i familiari che favoriscono tale scelta. Tuttavia la scomunica sussiste solo in presenza di uccisione dolosa (voluta consapevolmente e liberamente) e effettivamente ottenuta. Tutti questi aspetti rimangono invariati perché, dice il papa, “l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente” (n.12).

A cambiare, diciamo così, sono i soggetti che possono assolvere da questo grave peccato e rimettere la scomunica. Fino ad oggi la remissione della scomunica per aborto procurato era riservata al Vescovo (can. 134 § 1), che poteva delegarla ad altri e si trattava del vicario generale, del penitenziere diocesano, dei vicari episcopali, ma anche dei cappellani degli Ospedali, delle Carceri, degli itineranti e nei viaggi per mare. Per privilegio godevano della facoltà di assolvere da tale delitto i confessori appartenenti ad un Ordine mendicante e ad alcune Congregazioni (es. Francescani, Domenicani, Agostiniani, Carmelitani, Trinitari, Mercedari, Servi di Maria, Minimi, Fatebenefratelli, Betlemiti, Lazzaristi, Gesuiti). Ma era consuetudine che il Vescovo concedesse a tutti i Sacerdoti, abilitati alle Confessioni nella propria diocesi, la facoltà di assolvere in particolari periodi dell'Anno Liturgico come l'Avvento o la Quaresima. Qualora un sacerdote non avesse avuto la facoltà di assolvere da questo particolare peccato, poteva invitare il penitente a rivolgersi a chi aveva la facoltà, oppure a ritornare, e nel frattempo chiedere la facoltà al vescovo. La facoltà speciale era finalizzata a far comprendere la gravità del fatto compiuto: dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile alla vita di ogni essere innocente ed indifeso. Con la pena di scomunica la Chiesa non intende in alcun modo restringere il campo della misericordia. Semplicemente si evidenzia la gravità del crimine e il danno irreparabile causato all’innocente ucciso, ai suoi genitori e all’intera società.

In concomitanza del Giubileo della Misericordia papa Francesco ha esteso a tutti i sacerdoti abilitati alla confessione la facoltà di assolvere da questo peccato e di rimettere dalla relativa scomunica. Con la lettera Misericordia et misera questa concessione diviene permanente, ovviamente in presenza delle solite fondamentali condizioni, valide per ogni peccato: sincero pentimento e fermo proposito di non commettere più un simile peccato. In presenza di queste disposizioni la misericordia divina ha (come ha sempre avuto anche in precedenza) la strada spianata.

Don Simone




Cüntòmela PER RIFLETTERE

L'AMORE CONIUGALE: espressione dell'essenza stessa di Dio

Il tempo presente è molto complesso e tante realtà che sembravano incrollabili non lo sono più. Un esempio è quello del matrimonio, che non molto tempo fa era il desiderio di ogni ragazza da marito e che ora non appare più tra le aspirazioni dei giovani per esprimere il loro amore, sostituito dalla convivenza e caso mai dal matrimonio civile. Eppure ancora qualche coppia si sposa davanti a Dio e sembra sia una scelta meditata o anche a volte improvvisa, ma non priva di fondamenti che fanno ben sperare. In fondo molte coppie non si sposano più in chiesa perché manca in loro la fiducia di riuscire in quella che sembra una vera impresa, perché vedono quanto fragili siano i rapporti matrimoniali di loro amici e conoscenti ed anche perché non sembrano coscienti di ciò che sta alla base della unione di due persone che si amano: per questo molte coppie non riescono a trarre il meglio dal loro stare insieme.

amore coniugale

Qual è dunque il fondamento sicuro della vita matrimoniale? È sicuramente l'amore, non tanto il sentimento ma, nella visione di fede, il primo e più grande dono di Dio, il quale “partecipa” quello che possiede in grado infinito e che è il fondamento di ogni rapporto tra Dio e le creature. Tutto l'universo e particolarmente l'uomo, capolavoro del creato, sono un dono di amore del datore di ogni bene. Il Signore dopo aver creato l'uomo e la donna "a immagine e somiglianza di Dio" li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela" (Gn 1,27-28).

Il matrimonio realizza e consacra questa comunità di amore tra l'uomo e la donna, ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione dei figli, chiamati a partecipare con Dio al suo più grande atto creativo: donare la vita. Per questo la Chiesa ha elevato il matrimonio alla dignità di Sacramento, arricchendolo di grazie e aiuti particolari. San Paolo lo chiama "il grande Sacramento" (Ef 5,32) proprio per la missione che svolge.

Ecco perché il matrimonio non è solo un contratto tra due contraenti che vanno d’accordo su regole pratiche di convivenza, con diritti e doveri, da rispettare e libertà individuali da ritagliare. Il matrimonio soprattutto è dono d’amore di Dio, attraverso il quale la capacità di amare dell’uomo, che non è perfetta, anzi molto fallibile, è esaltata e accompagnata a dare il meglio di sé. Il Padre ha voluto che il matrimonio fosse un sacramento proprio perché fosse dotato di quegli aiuti e quelle grazie che lo fanno diventare lo strumento capace di esaltare l’energia generativa dell’amore che è insita nell’uomo.

Questa intima comunione di vita e di amore coniugale, voluta dal Creatore per il bene di tutta l'umanità, è strutturata da leggi proprie e ha in Dio stesso l'autore del matrimonio; Gesù lo afferma chiaramente: "Coloro che Dio ha congiunto, l'uomo non separi" (Mt 19,6). La fedeltà coniugale è dunque importante perché ciò che si è costruito regga davanti alle tempeste del tempo.

E un mezzo potente che Dio ha dato ai coniugi per esprimere l’amore insito nel matrimonio sono i rapporti coniugali. I rapporti intimi degli sposi fanno parte del disegno di Dio e non hanno limiti quando servono a mantenere e accrescere l'amore tra i coniugi e a generare la vita nei figli. Oltre alla finalità primaria dell'unione coniugale, non minore importanza hanno dunque le effusioni affettive, le quali, mentre soddisfano i sensi, accrescono quell'unione fisico-morale che fanno di due creature "un solo corpo e un solo spirito". Quindi ogni atto che prepara, acuisce il desiderio, dona la piena soddisfazione, non solo è lecito, ma persino meritorio. Dio infatti ci ha donato cinque sensi per godere le bellezze del creato: vista, tatto, gusto, udito, odorato. Il Creatore ha voluto non mancasse nei rapporti matrimoniali la soddisfazione dei sensi, voluta appunto per le altissime finalità per cui fin dalla creazione il Signore stabilì che "l'uomo lasci suo padre e sua madre, si unisca alla sua donna e i due formino una cosa sola" (Gn 2,24).

Ecco a cosa serve il matrimonio. Anzitutto a convivere in unità di amore con Dio e con gli uomini. Le grazie particolari ricevute nel Sacramento del matrimonio rendono santi e santificanti i rapporti tra gli sposi, per mantenere sempre viva quella fiaccola di amore che Dio ha acceso nei loro cuori. Egli è sempre presente nella loro vita, aiutandoli a vivere nella reciproca fedeltà, a superare contrasti, difficoltà e anche prove e sofferenze che segnano il loro cammino terreno verso l'eternità.

L'amore coniugale esige dunque una totale dedizione di sentimenti, aspirazioni, affetti, per unire due creature in una stupenda unità. E il dono reciproco di tutto sé stessi, rafforza il vincolo della indissolubilità, dona sicurezza e felicità a quanti sono chiamati a realizzare i suoi progetti di amore per la salvezza propria e altrui, particolarmente dei figli, tesori di valore infinito, che Dio dona agli sposi, per prolungare la loro vita oltre la morte e averli un giorno accanto nella felicità senza fine del cielo. Riscoprire l’amore coniugale, come donazione, come reciproco sostegno, come espressione della essenza stessa di Dio, come affidamento della coppia di sposi a Dio nella preghiera insieme, darà certamente stabilità alla realtà del matrimonio e farà affrontare la vita e le sue difficoltà con la fiducia necessaria per cambiare perfino il mondo.

Don Francesco




Cüntòmela PER RIFLETTERE

NON CADE FOGLIA CHE DIO NON VOGLIA

Era da poco morta mia mamma nel 1982 quando una zia, certamente con buone intenzioni, abbracciandomi mi sussurrò: “Si vede che era questa la volontà del Signore”.

Un po’ di mesi fa un’amica mi raccontava che suo marito non crede e non vuole più sentir parlare di Dio e di religione perché da bambino perse un occhio e anche all’altro ha tuttora qualche problema. “Se ci fosse un Dio davvero buono”, argomenta l’uomo, “non dovrebbero accadere cose simili”.

terremoto

Ancora prima che l’infelice affermazione di un cronista-teologo dai microfoni di Radio Maria trovasse eco su giornali e televisioni, con le solite polemiche e relative scuse della dirigenza dell’emittente forse più per opportunismo che convinzione, erano diversi gli sciagurati che da certi siti Internet sostenevano un’analoga posizione. Il terremoto che quest’estate ha colpito di nuovo duramente l’Italia centrale – e che nei giorni di novembre ha continuato a far crollare case in diversi paesi dell’Appennino – secondo questi signori sarebbe un chiaro segno della volontà di Dio di punire l’Italia per le leggi contro la vita e la famiglia tradizionale.

Possiamo essere d’accordo che tali dichiarazioni non hanno molto senso umano e tanto meno cristiano. Come è vero che spesso ci viene quasi spontaneo prendercela con Dio soprattutto per quello che non va: a volte per sfogare interrogativi autentici, tante altre solo per liquidare nella banalità il tema della fede che ormai sembra abbastanza indifferente, se non addirittura fastidioso, nella vita di molte persone. Ovviamente se ci capita qualcosa di bello, qualcosa di buono tendiamo ad attribuirlo alla nostra bravura, al nostro merito o, al massimo, ad una botta di fortuna.

I modi di pensare appena accennati non sono, però, anche causati dal proverbio riportato nel titolo? Certamente esso può apparire un perentorio atto di fede, ma non rischia di trasmetterci un’idea di un Dio castigamatti tanto diffusa quanto forse un po’ sbagliata? Come tutte le frasi, fatte anche questa può dispensarci dal riflettere seriamente.

Se scorriamo le prime parti della Bibbia ritroviamo senz’altro un Dio onnipotente e che decide ogni cosa. Specialmente in quanto succede nel regno d’Israele (libri di Samuele, dei Re, delle Cronache), lotte per il potere, guerre, vittorie e sconfitte più o meno sanguinolente, pesti, carestie, sciagure quasi tutto è riconducibile a Dio che, mediante tali azioni, manifesta la volontà di premiare il popolo per la fedeltà all’alleanza o di punirlo per l’idolatria. In questa prospettiva non appaiono poi così fuori di testa quanti affermano che anche l’ultimo terremoto o, ritornando ai primi anni ‘80, l’Aids sono giuste punizioni divine per i peccati dell’uomo.

Se abbiamo la tenacia di proseguire nei racconti della Bibbia inciampiamo ancora una volta nella stupenda commedia di Giobbe. Pur essendo sempre citato come il campione della pazienza (Giacomo 5,11) e della fede integra – “Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?”, risponde alla moglie importuna – costui è il personaggio che ad un certo punto non sopporta più le retoriche monotone degli amici sullo stretto legame tra colpe commesse e le disgrazie che gli sono crollate addosso. Proclamandosi innocente, per quanto umanamente possibile, non si da pace e chiede a Dio il perché di tutto quanto gli sta capitando. Alla fine non riceve una risposta del tutto esauriente, ma un invito ad alzare lo sguardo, a contemplare, anche attraverso il creato, il mistero in cui è immerso, rinnovando la fiducia nel redentore vivo che si ergerà sulla polvere, colui che non si può “conoscere solo per sentito dire” o altre frasi fatte.

Per la verità nelle prime battute dello stesso libro compare un altro personaggio che ha molto a che fare con il male. Non mi sono mai piaciute le persone che dai pulpiti e in altri luoghi indugiano troppo a parlare del diavolo, anche qui con frasi abbastanza retoriche, anziché annunciare la straordinaria ricchezza espressa dai vangeli. Se però lo stesso Gesù ci ha insegnato a pregare il Padre Nostro perché ci liberi dal maligno un buon motivo ci sarà.

Proseguendo la lettura dei profeti da giudice onnipotente, geloso e a volte pure un poco capriccioso, ecco che incontriamo sempre più il volto di un Dio Padre misericordioso che ha cura degli orfani e delle vedove, che si commuove per le loro sofferenze, per i loro diritti calpestati, che non gode della morte del peccatore, ma che questi si converta e viva.

Lungi da un Dio bonaccione che abolisce regole e giudizi, i vangeli tratteggiano ancora con più forza un Signore che in Gesù, come ci richiama il Natale, si è fatto talmente vicino da nascere e crescere, camminare e condividere la nostra precarietà fino in fondo, fino ad una tragica morte in croce pur di non venire meno al suo patto d’amore.

Quello cristiano non è un freddo burattinaio che dirige ogni foglia, ma un Dio dal cuore caldo che ama, che invita continuamente a perdonare perché noi stessi siamo perdonati da Lui, che prende su di se la pecora smarrita come ci ha ricordato il logo del Giubileo appena concluso; un padre che attende sulla porta il figlio peccatore non per bastonarlo e punirlo ma per riaccoglierlo a braccia aperte.

Diversi intellettuali e forse molti di noi possono chiedersi dov’è Dio, dov’è la sua provvidenza nelle tante tragedie che succedono. Con un ragionamento che a livello logico non fa una piega, e sempre in linea col nostro proverbio, diventa facile concludere che o Dio non esiste, o non è così onnipotente e misericordioso visto che ad Auschwitz (esempio che ormai fa parte della retorica storica) se ne è fregato che milioni di persone venissero torturate, uccise e bruciate nei forni.

Magari con altrettanta retorica chi si dichiara credente risponde che, sia nei campi di sterminio di allora come nelle catastrofi, naturali e non, che continuano ad accadere, il Signore era e sarà sempre con i più poveri, con i più bisognosi.

E mi piace davvero pensare che proprio nei soccorsi, nella solidarietà ai terremotati che almeno per qualche giorno vincono su egoismo, competizione, assurda rincorsa al denaro o ai primi posti, nella voglia di essere gli uni per gli altri, di fare comunità anche sotto una tenda della protezione civile si manifesti realmente la continua presenza di Dio, la forza del suo Spirito, quel pane quotidiano (cibo, casa, famiglia, amici) necessario per vivere e guardare con speranza al futuro.

Nell’omelia dei funerali per le vittime del sisma mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli, citando appunto Giobbe ha invitato i presenti a non aver paura di gridare a Dio la propria sofferenza e le molte domande sul futuro, ma ha anche ricordato “che il terremoto, come la malattia, il dolore e la morte, possono strapparci tutto eccetto l’umile coraggio della fede”.

Anche solo per rispetto verso il secondo comandamento andiamoci piano ad attribuire a Dio ogni evento che cade sulle nostre vite. Forse l’umile coraggio della fede, fra le altre cose, si esprime nella consapevolezza di non poter disporre di facili risposte, né scientifiche né pseudo religiose, per tutto quello che succede.

Come sempre durante l'Avvento le letture della liturgia ci invitano a vegliare, a vigilare in quanto siamo ancora immersi in molte oscurità, vediamo in modo imperfetto ci dice S. Paolo al termine del noto e sempre bello Inno alla carità (1Cor 13,12)

La fede non ci libera da tutte le domande ma, con un’altra espressione di S. Paolo, ogni giorno possiamo rinnovare la nostra fiducia che comunque “tutto concorre al bene per quelli che amano Dio”… e si danno da fare aiutandosi reciprocamente.

Franco




Cüntòmela PER RIFLETTERE

STORIE DI NATALE

Il piccolo suonatore di tamburo

tamburoSiamo nella notte di Natale e Gesù è appena nato nella sua grotta. I pastori, avvertiti dagli Angeli che è nato un Re, si sono incamminati per onorarlo e portare i loro doni.
Chi offre un agnello, chi cibo, chi coperte di lana; nessuno si incammina a mani vuote, tranne un piccolo pastorello che è il più povero di tutti. È solo, non ha nessuno e nella vita si arrangia suonando il tamburo per le strade. È vestito di stracci, non ha coperte e non fa un buon pasto da tanto tempo.
Eppure anche lui vuole onorare il Re appena nato, così povero da essere deposto in una mangiatoia. Gesù è in braccio alla sua mamma, piange per il freddo anche se un bue ed un asino lo riscaldano col loro fiato: questa scena di dolcezza e nel contempo di estrema povertà commuove il bimbo, che vorrebbe offrire un po’ di conforto al neonato.
Guarda nelle sue tasche, ma non ha proprio nulla da regalargli, tranne il suo tamburo. Così, fattosi coraggio, il pastorello si avvicina alla grotta e comincia a suonare per distrarre il piccolo Re che subito si zittisce, mette il ditino in bocca e guarda ad occhioni spalancati il pastorello che gli sta cantando, a suo modo, una ninna nanna. Infine si addormenta.
Maria sorride, benedice il piccolo suonatore e lo ricompensa con un grande regalo: egli sarà per sempre la figurina del Presepe più vicina a Gesù e il suono del suo tamburo ricorderà agli uomini che non c’è dono più grande che quello dell’Amore.


La storia delle campane di natale

campaneI pastori si affollarono a Betlemme mentre viaggiavano per incontrare il neonato re.
Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l’annuncio degli angeli, pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino. Nessuno aveva tempo per lui.
Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose, il bimbo udì in lontananza il lieve rintocco di una campana da bestiame.
Pensò: “Forse quella mucca si trova proprio nella stalla dove è nato Gesù bambino!”. E seguì la campana fino alla stalla ove la mucca portò il bimbo cieco fino alla mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.




Cüntòmela a BORNO

CRESIME E PRIME COMUNIONI A BORNO

cresime borno 2016

Alessia Bettoni
Filippo Cadei
Ambra Collavo
Valentina Comensoli
Francesco Franzoni
Lorenzo Gheza
Stefano Gheza
Francesco Liporace
Francesca Martinelli

Alice Miorini
Antonio Odelli
Andrea Poma
Alex Rivadossi
Francesco Rivadossi
Rebecca Rivadossi
Sofia Rivadossi
Vittoria Salvetti
Sara Valfrè

Lo scorso 13 novembre la nostra comunità parrocchiale ha vissuto una giornata di festa, in occasione delle Cresime e Prime Comunioni di diciotto ragazzi e ragazze del Gruppo Antiochia (prima media).
A tutti loro auguriamo buon cammino: che il dono dello Spirito Santo e dell'Eucaristia li accompagnino ogni giorno e li rendano sempre di più amici di Dio e testimoni pieni di gioia del suo amore.
Ringraziamo il vicario zonale don Roberto Domenighini, che amministrato il sacramento della Cresima, sostituendo il nostro cardinale, impossibilitato ad essere presente per motivi di salute.




Cüntòmela a BORNO

PELLEGRINI A ROMA PER LA CHIUSURA DELL'ANNO SANTO

pellegrini a Roma pellegrini a Roma pellegrini a Roma

Noi ragazzi e ragazze del gruppo Antiochia di Borno e Ossimo, che nell'Anno Santo della Misericordia abbiamo celebrato i sacramenti della Cresima e della Prima Comunione, ci siamo recati in pellegrinaggio a Roma, a conclusione del Giubileo. Due sono stati i motivi di questo viaggio: concludere in maniera diversa e speciale il cammino che ci ha portato a celebrare i sacramenti dell'Iniziazione Cristiana e rappresentare le nostre parrocchie alla conclusione dell'Anno Santo voluto dal papa, che ha messo al centro il tema della Misericordia. Sono stati giorni molto intensi e anche un po' faticosi (abbiamo camminato abbastanza!!!), ma ne è valsa la pena, anche perché la maggior parte di noi visitava per la prima volta la città di Roma.

Sicuramente i due momenti centrali sono stati la Messa sulla tomba dell'apostolo Paolo, nella grande basilica a lui dedicata e poi la Messa con il papa domenica 20 novembre. È stato bello anche ricevere una delle prime comunioni alla Messa celebrata da papa Francesco. Passando la porta santa di san Pietro prima che venisse chiusa, abbiamo ricordato nella preghiera tutte le nostre comunità, le nostre famiglie, le nostre catechiste.

È stata davvero una bella esperienza!

Ragazzi e ragazze del gruppo Antiochia




Cüntòmela a BORNO

Don MARCO BUSCA Vescovo

Ordinazione in cattedrale a Brescia

Ordinazione in cattedrale a Brescia Ordinazione in cattedrale a Brescia
Ordinazione in cattedrale a Brescia Ordinazione in cattedrale a Brescia
Ordinazione in cattedrale a Brescia Ordinazione in cattedrale a Brescia

Borno accoglie il nuovo vescovo di Mantova

Domenica 25 settembre 2016 mons Marco Busca, nuovo vescovo di Mantova, ha celebrato la S. Messa alle ore 17,00 in quella che è stata la sua prima parrocchia da curato dal 1991 al 1994.

Domenica 25 settembre 2016 mons Marco Busca, nuovo vescovo di Mantova, ha celebrato la S. Messa alle ore 17,00 in quella che è stata la sua prima parrocchia da curato dal 1991 al 1994. Domenica 25 settembre 2016 mons Marco Busca, nuovo vescovo di Mantova, ha celebrato la S. Messa alle ore 17,00 in quella che è stata la sua prima parrocchia da curato dal 1991 al 1994. Domenica 25 settembre 2016 mons Marco Busca, nuovo vescovo di Mantova, ha celebrato la S. Messa alle ore 17,00 in quella che è stata la sua prima parrocchia da curato dal 1991 al 1994. Domenica 25 settembre 2016 mons Marco Busca, nuovo vescovo di Mantova, ha celebrato la S. Messa alle ore 17,00 in quella che è stata la sua prima parrocchia da curato dal 1991 al 1994. Domenica 25 settembre 2016 mons Marco Busca, nuovo vescovo di Mantova, ha celebrato la S. Messa alle ore 17,00 in quella che è stata la sua prima parrocchia da curato dal 1991 al 1994. Domenica 25 settembre 2016 mons Marco Busca, nuovo vescovo di Mantova, ha celebrato la S. Messa alle ore 17,00 in quella che è stata la sua prima parrocchia da curato dal 1991 al 1994.


Cüntòmela a BORNO

PELLEGRINI ALLA MADONNA DELLE GRAZIE DI CURTATONE

pellegrini a Curtone
pellegrini a Curtone pellegrini a Curtone

Domenica 30 novembre tutta la nostra Unità pastorale ha vissuto il tradizionale appuntamento del pellegrinaggio mariano, a conclusione del mese del Rosario.

La meta scelta per questo anno è stata il santuario della Madonna delle Grazie di Curtatone, in provincia di Mantova. Abbiamo così voluto anche incontrare il vescovo Marco, nella sua nuova diocesi, nella sua nuova famiglia.

Con lui abbiamo celebrato la Messa alle ore 11. Poi, dopo il pranzo, abbiamo continuato la nostra giornata visitando il complesso monastico di Polirone, grande centro spirituale sorto nel Medioevo. E al calare della sera abbiamo ripreso la strada per la nostra Valle.

Al vescovo Marco ancora un grande grazie per la sua disponibilità e per l'Eucaristia celebrata per noi.




Cüntòmela a BORNO

La settima opera di misericordia spirituale: SEPPELLIRE I MORTI

coro parrocchiale Borno

Qualcuno forse si domanderà come mai al titolo di questo articolo vengano accostate le fotografie del nostro coro parrocchiale. Vediamo perché.

Si è da poco concluso l'Anno Santo della Misericordia, che ci ha invitato a riscoprire e mettere in pratica le opere di misericordia corporali e spirituali. Tra queste vi è anche quella che ha come dicitura Seppellire i morti. Non la troviamo menzionata nel brano di Matteo 25 dove vengono elencate tutte le opere di misericordia, ma fa riferimento al padre di Tobia, Tobi, che era solito seppellire i suoi compatrioti che venivano lasciati morti nelle strade della città di Ninive, dove si trovavano in esilio.

Questa particolare opera di misericordia non si riferisce solamente al gesto di scavare la fossa dove poi verrà sepolto il corpo di un defunto, ma ha un significato molto più ampio.

coro parrocchiale Borno

Significa prendersi cura della sua tomba, fare visita frequente ai cimiteri, pregare per i nostri cari che non ci sono più. In occasione dell'Anno Santo della Misericordia il nostro coro parrocchiale “San Martino” ha scelto di essere presente, per quanto possibile, ai funerali dei nostri fratelli e sorelle per guidare l'assemblea nel canto.

Una presenza semplice che può rientrare a pieno titolo nei gesti che caratterizzano la settima opera di misericordia corporale. Con il canto dell'assemblea e del coro vogliamo che la nostra preghiera per chi ha concluso il suo pellegrinaggio terreno ed entra nel cammino dell'eternità con Dio, sia ancora più forte ed efficace e arrivi ancora più dolce al cuore di Dio. “Chi canta prega due volte”, ci ricorda il santo vescovo Agostino. E chi rimane qui ancora in cammino, piangendo per la perdita dei propri cari, possa trovare un po' di consolazione dal canto della fede.

Il Giubileo è terminato, ma come coro parrocchiale continueremo la nostra piccola opera di misericordia!

I coristi e don Simone




Cüntòmela a BORNO

TOUR DELLA PUGLIA
Abbiamo visitato...

Nella settimana che va dal 22 al 28 agosto 2016 la parrocchia di Borno si è recata in Puglia per il consueto pellegrinaggio e per alcuni giorni di svago. In questo tour si è percorsa la Puglia da nord a sud, arrivando a toccare la punta più meridionale del Salento.

gruppo gita in Puglia

Il primo giorno, dopo parecchie ore di viaggio, abbiamo fatto una meritata sosta a Loreto. Lì abbiamo visitato il bel santuario dedicato alla Vergine Maria, dove la tradizione dice che miracolosamente è arrivata la Santa Casa della Madonna.

Nel pomeriggio abbiamo proseguito il viaggio e a sera siamo arrivati a Giovinazzo. Lì abbiamo pernottato ed il giorno seguente siamo andati a Bari dove abbiamo visitato la Basilica di San Nicola, la Cattedrale di San Sabino ed i principali monumenti della bella capitale del Levante. Nel pomeriggio abbiamo visitato il misterioso Castel del Monte, possente maniero fatto costruire da Federico II di Svevia, che si pensa sia stato fatto erigere per motivi esoterici o forse per osservazioni astronomiche.

Il terzo giorno abbiamo visitato Trani, una città marinaresca con la splendida cattedrale di San Nicola Pellegrino che appare quasi sospesa sul mare.

Nel pomeriggio siamo proseguiti per Otranto, un’elegante cittadina sul mare, ricca di storia e di mito, testimone dell’incontro di molte culture che hanno lasciato un segno profondo in tutta la Puglia.

Il giorno dopo abbiamo attraversato il confine della Puglia per entrare nella Basilicata e visitare la caratteristica città di Matera con i famosissimi “sassi”, abitazioni scavate nella roccia friabile e porosa del luogo, abitate da millenni e rimaste luogo di vita fino agli anni settanta del secolo scorso.

trani

Oggi molte di queste abitazioni vengono ristrutturate e di nuovo abitate contribuendo a recuperare un patrimonio storico e culturale unico al mondo.

Nel pomeriggio siamo tornati in Puglia ed abbiamo fatto visita ad Alberobello, cittadina caratterizzata dai tipici trulli.

Il giorno successivo ci siamo diretti verso il sud della Puglia per visitare la straordinaria città di Lecce, nota in tutto il mondo per i palazzi e le chiese in stile barocco. Santa Croce è la chiesa emblematica di questo stile. Noi l’abbiamo visitata insieme al Duomo e ai resti romani della piazza di Sant’Oronzo, patrono della città insieme a San Giusto, a cui è dedicata una caratteristica festa patronale.

Più tardi ci siamo diretti a Santa Maria di Leuca, che è la punta più meridionale del tacco d’Italia. Il pranzo e la visita del bel santuario e poi direzione Gallipoli, dove abbiamo visitato l’importante centro di scambi commerciali via mare con la Grecia. Di ritorno abbiamo visitato Monte Sant’Angelo, luogo molto caratteristico con un santuario ricavato all’interno di una profonda grotta e che la tradizione dice essere luogo in cui apparve l’Arcangelo Michele, il difensore mandato da Dio ai poveri della terra.

Il penultimo nostro giorno in Puglia l’abbiamo trascorso a San Giovanni Rotondo che è la cittadina dove ha vissuto moltissimi anni Padre Pio da Pietralcina. Nel moderno santuario e sulla sua tomba, abbiamo affidato al Santo Frate che tanto bene ha fatto quando era in vita, le nostre preghiere e suppliche, anche per le famiglie ed i malati delle nostre parrocchie. L’ultimo giorno abbiamo ripreso la strada del ritorno. Ci siamo fermati per il pranzo a Lanciano dove abbiamo visitato il santuario del Miracolo Eucaristico e la cattedrale della Madonna del Ponte, unica chiesa al mondo costruita sulle grandi arcate di un antico ponte romano.

Anche quest’anno è stato un viaggio bellissimo ed interessante, indimenticabile per chi ama l’arte e la buona cucina. Ora non ci resta che aspettare l’anno prossimo per vedere dove ci porterà ancora il nostro Don.

Michela Rivadossi




I Presepi nelle fontane

Quest'anno il presepio vivente sarà realizzato a Paline. Tuttavia è nata l'idea di allestire dei presepi in alcune delle fontane del nostro paese (vedi la mappa qui sotto), che rimarranno in bella mostra, anche per i villeggianti, durante tutto il periodo natalizio.

presepi fontane Borno

Appuntamento per il 24 dicembre, vigilia di Natale, alle ore 21.45 presso la piccola fontana sul sagrato. Da lì partirà il nostro cammino di visita ai presepi che si concluderà presso la bella fontana della nostra piazza. NON MANCATE!!!




Cüntòmela a BORNO
volti e nomi

Hanno ricevuto il Battesimo

battesimo Borno
Mattia Zanardini
di Angelo e Raffaella Fiora
4-6-2016

battesimo Borno
Matteo Zanaglio
di Lorenzo e Chiara Zigliani
10-7-2016

battesimo Borno
Anita Morelli
di Ugo e Maria Gheza
23-7-2016

battesimo Borno
Leonardo Perico
di Andrea e Sara Miorini
30-7-2016

battesimo Borno
Nicole Artusi
di Dennis e Angela Andreoli
4-9-2016

battesimo Borno
Fabio Pezzoni
di Fabrizio e Roberta Medici
11-9-2016

battesimo Borno
Alex Belingheri
di Giuliano e Nives Baisotti
(al Dosso) 17-9-2016

battesimo Borno
Elettra Farisè
di Giuseppe e Francesca Andreoli
25-9-2016

battesimo Borno
Elisa Magnini
di Gianfranco e Michela Fedrighi
2-10-2016

battesimo Borno
Amira e Mattia Cottarelli
di Sara Cottarelli
15-10-2016


Chiamati all'amore sponsale

matrimonio Borno
Roberta Bombelli e Carlo Cavalli
1 Maggio 2016

matrimonio Borno
Raffaella Fiora e Angelo Zanardini
4 Giugno 2016

matrimonio Borno
Ivonne Baisotti e Matteo Richini
27 Agosto 2016

matrimonio Borno
Gloria Martinelli e Edoardo Broggi
17 Settembre 2016

matrimonio Borno
Sandra Poma e Fabrizio Damasi
26 Novembre 2016


60° di matrimonio AUGURI VIVISSIMI a...

anniversario Borno
Francesca Lenzi e Giovanni Fedriga

anniversario Borno
Silva Albina e Gianpietro Sanzogni

50° di matrimonio a Paline AUGURI VIVISSIMI a...

anniversario Paline Borno
Margherita Arici e Pietro Fedrighi


Chiamati alla vita eterna

defunto borno
Massimo Andreoli
2-5-1963 + 28-7-2016

defunto borno
Pietro Sarna
7-12-1938 + 30-7-2016

defunto borno
Giovanni Fedrighi
26-4-1934 + 30-8-2016

defunto borno
Bortolino Rivadossi
7-5-1924 + 6-9-2016

defunto borno
Andrea Mensi
3-9-1988 + 9-10-2016

defunto borno
Paolo Avanzini
12-3-1926 + 24-10-2016

defunto borno
Andrea Aldo Ducci
23-3-1925 + 27-10-2016

defunto borno
Orsolina Arici
2-2-1937 + 1-11-2016

defunto borno
Emma Arici
7-7-1940 + 10-11-2016

defunto borno
Anna Scalvinoni
30-1-1927 + 27-11-2016

defunto borno
Giovanna Corbelli
23-1-1922 + 2-12-2016

defunto borno
Adamo Pennati
19-5-1926 + 7-12-2016




Cüntòmela a OSSIMO INF.

AVVENTO E NATALE O NATALE E AVVENTO?

Cronologicamente viene prima l’Avvento e poi arriva il Natale. Ma senza conoscere il Natale non possiamo capire l’Avvento perché l’uno richiama l’altro. Il primo racconto ci aiuta a conoscere il Natale e il secondo ci aiuta a vivere l’essenza e la concretezza dell’Avvento.
Buon Avvento e Buon Natale

Don Mauro

Martin il calzolaio che aspettava Gesù

storia natale

Martin il calzolaio, avvicinandosi il Natale desiderava preparare qualcosa per Gesù. Gli preparò un paio di scarpe, una torta, e mise da parte dei risparmi che potevano servire a Gesù per i suoi poveri. Quando era tutto pronto si mise ad aspettarlo.
Improvvisamente qualcuno fuori gridò: "Al ladro, al ladro...". Una donna afferrava un bambino che le aveva rubato una mela. Martin si addolorò e pensò: "Adesso se arriva la polizia e lo prende, come passerà il Natale?".
Prese i risparmi che aveva messo da parte per Gesù e li diede alla donna, pregandola di lasciar andare il bambino. Nuovamente incominciò ad aspettare Gesù e per la finestra si accorse di un paio di piedi che camminavano scalzi sulla neve. "Chi sarà?", si domandò. E uscì a cercare il proprietario di quei piedi. Era un giovane: "Vieni, entra in casa mia, riscaldati un poco", gli disse. Afferrò le scarpe che aveva fatto per Gesù e gliele diede. Si disse felice: "Per Gesù mi rimane ancora la torta".
Già il sole tramontava e vide un anziano che camminava curvo sulla strada. "Povero vecchietto, forse non avrà mangiato niente tutto il giorno". Lo invitò ad entrare nella sua casa, non gli restava che la torta: “Pazienza”, pensò tra sè offrendo la torta al povero, “accoglierò Gesù un'altra volta”.
Dopo che anche l'anziano se ne andò, il povero Martin si sentiva felice e nello stesso tempo triste, aveva preparato tutto per Gesù, ma lui non era arrivato: pazienza! Durante la notte fece un sogno. Nel sogno gli si presentò Gesù e gli disse: "Martin, mi stavi aspettando?". "Sì, ti ho atteso tutto il giorno..."
"Ma io sono venuto a visitarti per ben tre volte. Grazie dei tuoi regali!" E Martin vide che Gesù aveva nelle sue mani i risparmi e la torta, ai suoi piedi le scarpe. Si svegliò felice: Gesù era venuto a visitarlo.

L’AVVENTO - Tonino Lasconi

storia avvento

Avvento è essere convinti che il Signore viene ogni giorno, ogni momento nel qui e nell'ora della storia, viene come ospite velato.
E, qui, saperlo riconoscere: nei poveri, negli umili, nei sofferenti. Avvento significa in definitiva allargare lo spessore della carità! Tanti auguri scomodi, allora!
Ma se abbiamo trascorso l’Avvento senza prepararci ad accogliere Gesù, saremo noi i veri poveri anche se siamo ricchi di benessere, poveri di Amore e di Carità!
Non auguriamoci Buon Natale senza aver fatto posto a Gesù che bussa alla porta del nostro cuore per trovare un posto in più dove abitare e per arricchirci veramente di Amore da donare.




Cüntòmela a OSSIMO INF.

Concorso Presepi 2016

presepe

Anche quest’anno il nostro oratorio propone il tradizionale Concorso Presepi aperto a tutti coloro che desiderano partecipare.

Preparare il presepio è una attività semplice, creativa e bellissima che evidenzia e ricorda a noi stessi che il Natale non è una festa semplicemente civile, occasione di vacanza vissuta esclusivamente per festeggiare (chi e che cosa?) mangiando e bevendo in forma più solenne del solito e scambiandoci regali e auguri. Il Natale è l’attualizzazione di un evento straordinario che nessuna religione contempla oltre la nostra religione cristiana: Dio si fa uomo in Gesù per incontrarci, per farsi conoscere nella sua infinita e gratuita bontà e misericordia, quindi per portarci il lieto annuncio della salvezza.

Mentre prepariamo il presepio pensiamo anche a far posto nel nostro cuore a Gesù che nasce in ciascuno di noi, perché crescano gli stessi Suoi comportamenti e sentimenti nella nostra vita. Questo potrà essere il Natale che non ci lascia come prima, ma un buon Natale.

L’iscrizione al Concorso presepi è gratuita, basta lasciare il proprio nome cognome indirizzo e numero telefonico presso la sagrestia delle chiese parrocchiali di Ossimo, oppure contattando don Mauro e don Ilario.

Durante le vacanze di Natale passeremo a visitare i vostri presepi e il pomeriggio del 6 gennaio alle 15,00 presso l’Oratorio di Ossimo Inferiore faremo la classifica e la premiazione dei presepi.

Le iscrizioni si chiudono il 18 dicembre.

Buon presepio e Buon Natale!

Don Mauro e Don Ilario




Cüntòmela a OSSIMO INF.

MEMORIA E SPUNTI DI RIFLESSIONE
Sabato 5 novembre a Ossimo Inferiore

Commemorazione del IV Novembre nel ricordo dei Caduti in guerra e dei 12 operai Ossimesi periti nel 1916 presso Malga Caldea e successiva premiazione degli alunni della scuola primaria per l’elaborato prodotto “Per non dimenticare.… la Grande Guerra e i suoi caduti” nell’ambito del concorso nazionale ANA “Il milite… non più ignoto”.

alpini ossimo inf.

La Commemorazione del IV Novembre ad Ossimo, che si è tenuta sabato 5, ha visto una numerosa partecipazione di concittadini, di penne nere, del Sindaco e di alcuni rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e delle Autorità invitate per l’occasione fra cui i Vicepresidenti Sezionali Bondioni Emanuele ed Albertoni Italo ad accompagnare il Vessillo, il componente della Commissione Cultura Prof. Camossi Franco ed alcuni Consiglieri; il M.llo Di Giulio dei Carabinieri della Stazione di Borno, il Sindaco di Lozio Francesco Regazzoli, il Parroco Don Francesco Rezzola, gli Alfieri ed Alpini dei paesi limitrofi, gli alunni delle Scuole dell’Infanzia e Primaria accompagnati dalle insegnanti Domenica Finini e Teresa Mancini.

alpini ossimo inf.

Le celebrazioni hanno avuto inizio al “Cimitero Napoleonico” con l’inaugurazione e la successiva benedizione di un cippo in granito in ricordo dei 12 operai ossimesi travolti da una valanga l’8 marzo 1916 a Malga Caldea, in Val D’Avio di Temù (BS), dove prestavano servizio per i militari schierati sull’allora fronte italo-austriaco. Una toccante cerimonia che ha reso il giusto ricordo ad un evento tragico, che ha unito nella disgrazia sia ragazzi poco più che adolescenti, che giovani padri di famiglia che, con la loro improvvisa scomparsa, hanno lasciato nello sgomento e nella povertà più assoluta giovani vedove con figli in fasce.

Certamente una tragedia di rilievo per una piccola realtà come la nostra, ma che era stata praticamente dimenticata, sia per lo scorrere inesorabile del tempo, sia perché le loro giovani salme furono composte lontano, al Sacrario dei Caduti al Tonale e non ci fu, in paese, nemmeno un posto dove portare un fiore per mantenerne vivo il ricordo. Ora il posto c’è ed è come fossero tornati tra la loro gente che, oggi, li ha accolti con calore.

alpini ossimo inf.

Dopo questa toccante cerimonia, alla quale sembra abbia partecipato anche il cielo con un abbondante pianto di emozioni, sotto una pioggia scrosciante il corteo ha raggiunto la vicina parrocchiale dei S. Cosma e Damiano dove il Parroco, Don Francesco Rezzola, ha celebrato la S. Messa in ricordo sia dei nostri compaesani periti a Malga Caldea, che dei Caduti di tutte le Guerre.

La commemorazione è quindi proseguita al Monumento dei Caduti dove, accompagnati dalle note del Piave, si è deposta una corona d’alloro sotto lo sguardo attento degli alunni delle scuole che hanno partecipato attivamente con la lettura di preghiere e poesie a tema.

Le celebrazioni si sono poi concluse nella sede del Gruppo Alpini di Ossimo inferiore dove, prima di un accogliente rinfresco, la Sezione di Vallecamonica ha premiato gli alunni della nostra Scuola Primaria per l’elaborato, da loro prodotto, dal titolo “Per non dimenticare… La Grande Guerra e i suoi Caduti” inserito nell’ambito del concorso ANA nazionale “Il Milite… non più ignoto”.

alpini ossimo inf

Tante emozioni e tanti spunti di riflessione per noi e per le nuove generazioni alle quali offriamo, con il nostro operare, l’esempio vivo di quei valori nei quali noi Alpini crediamo fermamente a perenne salvaguardia della nostra memoria e come insegnamento per il futuro che vedrà protagonisti questi giovani… uomini di domani.

Il Gruppo Alpini di Ossimo Inferiore




Cüntòmela a OSSIMO INF.

GREST 2016 Alcune immagini

GREST 2016 Ossimo Inferiore
GREST 2016 Ossimo Inferiore GREST 2016 Ossimo Inferiore
GREST 2016 Ossimo Inferiore



Cüntòmela a OSSIMO INF. volti e nomi

Ha ricevuto il Battesimo

battesimo ossimo inf.
Sebastiano Zaccarini
di Sergio e Giada Franzoni
18-9-2016


Chiamati all'amore sponsale

matrimonio ossimo inf.
Moira Savoldelli e Nicola Gheza
30 Aprile 2016

matrimonio ossimo inf.
Noemi Zendra e Michele Beltracchi
21 Maggio 2016

matrimonio ossimo inf.
Silvia Franzoni e Pierfranco Zani
4 Giugno 2016

matrimonio ossimo inf.
Claudia Rivadossi e Moris Sainini
10 Settembre 2016

matrimonio ossimo inf.
Dori Zani e Domenico Squaratti
24 Settembre 2016


Chiamati alla vita eterna

defunto ossimo inf.
Domenica Pezzoni
8-1-1931 + 16-8-2016

defunto ossimo inf.
Fermo Andreoli
15-5-1944 + 12-9-2016

defunto ossimo inf.
Pietro Gaioni
31-7-1934 + 18-10-2016

defunto ossimo inf.
Mario Zani
18-12-1940 + 31-10-2016

defunto ossimo inf.
Severo Isonni
22-1-1949 + 13-11-2016

defunto ossimo inf.
Giovanni Gaioni
12-3-1933 + 17-11-2016

defunto ossimo inf.
Maria Isonni
2-4-1923 + 6-12-2016




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

FESTA DEGLI ANZIANI a Ossimo Superiore

anziani Ossimo sup.

Domenica 27 novembre un evento insolito ha animato la comunità di Ossimo Superiore: al Centro Anziani si è svolta la Festa degli Anziani. Un bel numero di persone si è radunato per la festa che ha avuto inizio con la S. Messa celebrata dal parroco Don Francesco alle ore 11,00. Mancava il suono dell’organo, ma la celebrazione è stata ugualmente solenne perché le persone anziane sanno partecipare ancora cantando ed i canti della tradizione sono sempre belli e graditi.

Le comunità di Ossimo Inferiore e Ossimo Superiore in questa occasione si sono fuse perché davanti al Signore si sta in unità, come in fraternità ed allegria si deve stare anche a tavola. Alla fine della Messa l’assessore Franca Franzoni ha consegnato un bel quadro in ricordo alle due anziane che sono entrate quest’anno nel novero dei novantenni: Antonia Caterina Girelli di Ossimo Superiore e Petronilla Andreoli di Ossimo Inferiore.

La salute a questa età può non essere piena e perciò il segno è stato ritirato per entrambe le nostre novantenni dai loro famigliari. Il gesto è stato accompagnato dal ringraziamento per le persone anziane, portatrici di valori che possono avere posto ancora nelle nostre famiglie e che ancora possono fare bene alle giovani generazioni.

Il rispetto per la vita di tutti, la fatica finalizzata al benessere e alla stabilità del nucleo famigliare, la memoria che conserva il ricordo delle cose belle e meno belle del passato, la voglia di vivere pur tra affanni e problemi di salute che inevitabilmente emergono con l’età, la stessa fede che fa guardare al futuro con la serenità di chi sa di essere nelle mani paterne di Dio: ecco tanti motivi per dire grazie alle persone anziane!

La festa è poi continuata al Centro Anziani con il pranzo, sempre ottimamente preparato dal generoso gruppo di volontari di cucina e sala e con l’allegria di Roberta che sa animare in modo spumeggiante; si è creato il clima di serenità e famiglia necessario per dimenticare per un pomeriggio le preoccupazioni ed i piccoli dolori.

“Ad multos annos” per molti anni ancora: è l’augurio che i nostri anziani hanno ricevuto e che noi porgiamo dal profondo del cuore, aspettandoli ancora per le prossime feste natalizie.




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

FILASTROCCHE, RACCONTI E RICORDI
di Ossimo Superiore

Sànta Lüsìa

Sànta Lüsìa sànta bèla dòra
che tè égnet dè nòt sènsa iga pòra
regòrdet a dè mé che sò ’l tò pì
che sò deentàt debé e àrde ’l fradilì.
No a töga l'àiva pò a cà là màma
fin zò là fontàna che l’è lontàna:
dù sedéi fòncc, àlcc e gràncc
che 'n fò ’na pèl a trài còi guàncc;
dù la matina, dù a mesdé e dù la séra
che i vàl dè piò che di sò ’nà preghiéra.
E a scöla 'n dò che sò ’n gràn stràch
e ’na òlta mè sò fina ’ndormentàt.
Sànta Lüsìa alùra pòrtem àn caalì
con tacàt deré ‘n bèl caratì.
Scùltem pò a mé che so ‘l tò pì
e che ‘l mé bùba l’è malàt e poarì.

Santa Lucia, santa, bella e dorata
che vieni di notte senza aver paura,
ricordati anche di me che sono un tuo bambino,
divenuto buono e che assiste il fratellino.
Vado a prendere l'acqua anche alla mamma
fin giù alla fontana che è lontana:
due secchi fondi, alti e grandi
che riesco a portare a malapena con i guanti;
due al mattino, due a mezzogiorno e due alla sera,
che val di più di una preghiera.
E a scuola arrivo così stanco
che una volta mi sono persino addormentato.
Santa Lucia allora portami un cavallino
con attaccato un bel carrettino.
Ascolta pure me che sono un tuo bambino
e che il mio papà è malato e poverino.

La ègia Chichìna

La ègia Chichìna là sàlta 'n cuzìna,
la péla gli ozéi la dis che iè bèi,
la 'n tàsta giù la dis che lè crü,
la ’n tàsta dù la dis che iè bù,
la 'n tàsta tré la dis che iè ’n dré,
la 'n tàsta quàter la tira sò ’l càter,
la ’n tàsta sich la péla zò i fich,
la 'n tàsta sés la pela zo i pér,
la ’n tàsta sèt la sàlta ’n dèl lèt,
la ’n tàsta òt là fàsu 'l fagòt,
la ’n tàsta nöf la 'mpìsa sò ’l fòch,
la 'n tàsta dès la cur a Ardés.

La vecchia Chichìna balla in cucina,
pela gli uccelli e dice che sono belli,
ne assaggia uno e dice che è crudo,
ne assaggia due e dice che son buoni,
ne assaggia tre e dice che sono crudi,
ne assaggia quattro e tira su del catarro,
ne assaggia cinque e prende giù i fichi,
ne assaggia sei e prende giù le pere,
ne assaggia sette e si tuffa nel letto,
ne assaggia otto e prepara il fagotto,
ne assaggia nove ed accende il fuoco,
ne assaggia dieci e corre ad Ardesio.

Scuola Elementare di Ossimo Superiore

classe scuola
Chi si riconosce?

Le formagelle appestate

formagelle leggenda

I vecchi del paese tramandano un curioso episodio, che ha il sapore di leggenda, avvenuto nel periodo (1630-32) in cui infuriava la peste bubbonica.
È risaputo che le contrade ossimesi ancor oggi sono molto campanilistiche, ma a quell’epoca i rapporti fra le due frazioni dovevano essere così gravosi che i contradaioli si odiavano a morte. Ebbene quando iniziò a diffondersi il terribile morbo della peste, si racconta che i primi ad esserne colpiti furono gli abitanti di Ossimo Superiore. Durante i primi mesi perivano in buon numero «quei di sopra», mentre «quei di sotto», ne erano indenni probabilmente perché questi ultimi, a detta delle solite malelingue, erano più tremendi e maligni.
Assieme alla peste spadroneggiava anche la fame e la carestia, giacché gli anni precedenti avevano visto una scarsissimo raccolto di cereali e verdure. Allora quelli di Ossimo Sup., invidiosi dei loro concittadini della frazione sottostante, pensarono bene di contribuire a diffondere più celermente il pestifero morbo fra i fortunati conterranei.
Presero così delle formagelle appestate e le fecero rotolare lungo i ripidi prati fino alle soglie delle abitazioni sottostanti. Gli Ossimesi di sotto, ignari del pericolo e del diabolico progetto, attanagliati com’erano dalla fame, presero a consumare «piò prèst che ’n frèsa» quell'invitante companatico e così si beccaurano il morbo.




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

ASILO APERTO ALLA COLLABORAZIONE DI TUTTI

asilo ossimo sup.

Collaborazione: ecco la parola d’ordine che ha dato l’abbrivio al nuovo anno scolastico. Ancor lontani da ogni sospetta data d’inizio per i nostri bambini, i lavori si sono aperti a luglio con la ritinteggiatura dell’aula da parte di alcuni volenterosi, competenti e cooperanti papà.

Al rientro settembrino i nostri giovani apprendisti in erba sono stati accolti da un ambiente rinnovato e aperto a nuovi tocchi di artisti e artigiani: un cartellone agreste per ricordare giorni, meteo e stagioni… e lavori di falegnameria all’ingresso.

Ma i contributi non si sono limitati a deliziare la vista. Anche il gusto, e senza dubbio la salute, dei pancini che quotidianamente abitano l’asilo hanno potuto e potranno godere per l’intero anno di doni assai graditi: trote genuine, pasta biologica e mele locali che alcuni genitori, nonni e generosi affezionati hanno gentilmente offerto.

A beneficiare di questa équipe sono quest’anno 20 bambini, 15 “vecchie glorie” e 5 “new entry”: la squadra si è potenziata!

asilo ossimo sup.

Alla guida ci sono sempre la Maestra Daniela, la sua collaboratrice Pamela (che quest’anno sarà presente anche durante il pomeriggio) e tutti, bimbi e maestre, continuano a gustare i manicaretti della frizzante cuoca Giancarla.

Sempre parlando di lavoro in squadra un evento altamente collaborativo è stato la tradizionale Castagnata, tenutasi il 29 e 30 ottobre e seguita da un ultimo scoppiettio di castagne nel pomeriggio dell’1 Novembre.

Oltre ad essere una importante risorsa per il nostro asilo, la castagnata è stata occasione per i bimbi di vedere con orgoglio papà e mamme all’opera per allestire e concorrere alla buona riuscita di quella che è stata indubitabilmente una bella festa.

In questi giorni di impegno, ma anche di divertimento, le famiglie hanno avuto modo di incontrarsi e conoscersi, al di là dei più canonici e istituzionali momenti scolastici, in un clima gioioso coadiuvato da un meteo benedicente: temperature miti, sole intenso e cielo terso.

Ogni cosa ha il suo tempo ed ora per i piccoli è anche tempo di “lavoro”. Numerosi e interessanti saranno i Laboratori che li vedranno impegnati.

È già partito, con racconti favorevoli ed entusiasti dei bambini, il laboratorio di Educazione Psicomotoria. Al rientro dalla vacanze natalizie invece, in collaborazione con la Scuola Primaria prenderà il via il Progetto Teatrale.

A marzo e aprile è previsto un Laboratorio sulle emozioni (“Alfabetizzazione con le Fiabe”). Sempre in collaborazione con la Scuola Primaria il progetto “Di te mi fido” cercherà di favorire la cultura del cane.

Ed infine, per i bimbi “grandi” 4 appuntamenti di “Country Dance”.

Il programma dei laboratori si prevede decisamente ricco e variegato!

Tornando ad uno sguardo al presente, per lasciarsi animare nuovamente da uno spirito collaborativo, i bimbi dell’Asilo daranno il loro prezioso contributo per la buona riuscita dei Mercatini di Natale.

Per ora dalla scuola materna è tutto. A voi comunità. Ci risentiamo presto.

Eleonora




Cüntòmela a OSSIMO SUP. volti e nomi

Hanno ricevuto il Battesimo

battesimo Ossimo sup.
Greta Panteghini
di Giulio e Catia Vianelli
16-7-2016

battesimo Ossimo sup.
Eva-Rose e James-Giacomo Bettineschi
di Davide ed Elizabeth Oliver
23-7-2016

battesimo Ossimo sup.
Claudio Scarlatella
di Salvatore e Silvia Bottichio
30-7-2016

battesimo Ossimo sup.
Greta Franchini
di Villiam e Paola Rivola
18-9-2016

battesimo Ossimo sup.
Mia Arici
di Guglielmo e Morena Meneghello
18-9-2016

battesimo Ossimo sup.
Davide Zanaglio
di Angelo e Michela Franzoni
11-9-2016

battesimo Ossimo sup.
Federico Poma
di Marco e Valentina Chiudinelli
3-12-2016


Chiamato alla vita eterna

defunto Ossimo sup.
Giacomo Maggiori
16-11-1924 + 31-8-2016




Cüntòmela a VILLA di Lozio

AMORIS LAETITIA: nella confusione abbiamo bisogno di chiarezza

papa Francesco

Dopo gli ultimi due sinodi il Papa ha donato alla chiesa e al mondo l’Esortazione post sinodale Amoris Laetitia, sintesi del gran lavoro dei vescovi del mondo riuniti a Roma per trattare un tema quanto mai scottante nel tempo attuale, il tema della famiglia.

Contrariamente a quanto ci saremmo aspettati il documento, invece di dare certezze, ha ingenerato discussioni e perplessità che di riflesso hanno prodotto confusione e caos nella retta interpretazione della parola del Papa.

Per grandissima parte del documento il Papa espone il suo pensiero di pastore sulla bellezza dell’amore-carità del Padre che la famiglia cristiana riceve, accoglie e vive in armonia con Dio e con gli uomini.

Scendendo nel concreto, tuttavia, il capitolo VIII di Amoris Laetitia affronta il problema delle famiglie prima definite “irregolari” e nella fattispecie il problema dei divorziati risposati, ai quali non è possibile ricevere i sacramenti, nonostante che per un buon numero di essi questo divieto sia una grande sofferenza.

Il Papa tuttavia in Amoris Laetitia non ha voluto parlare con chiarezza di questo argomento ed ha voluto lasciarlo nella indeterminazione, lasciando percepire che in alcuni casi sia possibile anche a divorziati risposati accedere ai sacramenti, nonostante vivano in palese peccato mortale per l’adulterio pubblico, generato dalla vita coniugale con una persona che ancora ha in piedi un matrimonio vero davanti a Dio.

Così, non solo laici poco informati di elementari nozioni di teologia, ma anche vescovi e sacerdoti, si cimentano in libere interpretazioni personali, spesso contrastanti tra loro e di conseguenza regna la confusione ed il caos. Un piccolo segno visibile ho potuto verificarlo anch’io recentemente nella congrega dei sacerdoti della nostra zona pastorale, dove sull’argomento sono uscite opinioni diverse, contrastanti, lette alla luce dell’immancabile tema della misericordia che tanto è caro al Papa. La misericordia, da moltissimi oggi interpretata come modalità per rendere lecito ciò che prima era proibito ed accettabile ciò che prima era ritenuto scandaloso, è vista come la chiave che apre, a chi prima non poteva, l’accesso ai sacramenti della Chiesa.

Il santo Papa Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio aveva, invece, messo chiaramente in luce come la situazione di divorziati risposati nella stragrande maggioranza rimaneva chiusa, ma poteva aprirsi fino a poter ricevere i sacramenti solo quando entrambi i coniugi risposati promettevano di vivere la nuova unione in continenza, da fratello e sorella, senza rapporti coniugali.

La Amoris Laetitia è interpretata da molti come il nullosta per eccedere ai sacramenti, posto che – dicono – alcune volte pur in presenza di un peccato mortale come l’adulterio, questo per vari motivi non è totalmente imputabile al peccatore. Oppure perché quanto chiede la Chiesa agli sposi in fedeltà, indissolubilità per sempre è valore troppo alto ed impossibile da realizzare, così da far accettare come sufficiente per accedere ai sacramenti soltanto quanto la persona è in grado di poter dare, anche in una seconda unione, dopo il fallimento della prima.

Davanti a questi problemi chi giudica la situazione in cui si trova la persona? Dovrebbe essere il vescovo, o una persona competente incaricata dal vescovo, ma già ora alcuni sacerdoti ritengono di poter giudicare da soli e dare l’assenso alla comunione, e prima ancora all’assoluzione, sulla base della misericordia divina che nessuno respinge e a nessuno che domanda dice di NO.

La confusione regna prima che nei fedeli, già nei ministri di Dio per ignoranza, leggerezza, ma ancora più grave, per l’arroganza nel darsi il diritto di cambiare la legge della Chiesa per timore di dover pronunciare dei NO, o perché la legge divina è ormai considerata inadeguata ai tempi moderni.

Da molte parti è invocato un chiarimento del Papa sui punti di maggior incertezza, un chiarimento che al momento al Papa pare non opportuno dare. Se questo chiarimento non verrà, dobbiamo ritenere valido e certo l’insegnamento della Chiesa che rimane chiaro ed insuperabile nonostante un documento recente, e per certi versi aggiornato, come Amoris Laetitia.

L’accoglienza di divorziati risposati si deve attuare ed inizia certamente con il colloquio nel confessionale. Da lì poi si deve cercare di capire se il primo matrimonio era un vero matrimonio (oppure NO = nullità). Il matrimonio purtroppo non è sempre vero e verificarlo conduce a chiarezza e libertà sulla propria situazione, davanti alla quale non ha meno importanza il cammino di coppie divorziate e risposate, che nella Chiesa hanno un posto ed un ruolo anche senza poter accedere ai sacramenti della Penitenza e della Comunione.

In tutta questa confusione i fedeli hanno bisogno di chiarezza perché nessuno nella Chiesa può agire col criterio del “fai da te”. Se un insegnamento chiaro non viene dato per paura di offendere le aspettative di qualcuno, che riflette ed agisce a prescindere dall’insegnamento di Gesù stesso, c’è una responsabilità grande dei pastori riguardo allo sbandamento del gregge loro affidato.

Ricordiamo che per noi che non siamo alti teologi, abituati a vedere ciò che noi non vediamo, più che di teorie c’è bisogno di verità. A salvarci, infatti, non sarà una misericordia a buon mercato, una bonaria concessione che non ci costa nulla. Sarà la fede illuminata dalla luce della verità, riscoperta ogni giorno, magari sofferta, e condotta con impegno e sacrificio stando nella Chiesa, bisognosa del sostegno di tutta la comunità, una fede che spesso traballa in noi poveri uomini che, coscienti delle nostre debolezze, orientiamo i propri passi verso l’unica meta che veramente conta: la vita eterna che solo il Signore ci dà.

Don Francesco




Cüntòmela a VILLA di Lozio

DON DOMENICO BONIOTTI tra storia e memoria

don Domenico Boniotti

Il 7 novembre 1971 alle ore 21 il Gruppo Giovani di Lozio si incontra con il Gruppo Giovani di Erbanno su iniziativa di don Domenico e di Baisini Rina e Angelo Damiola. L’incontro avviene nella casa di Rina e Angelo con la presenza di una trentina di giovani e sarà poi la formazione di diverse coppie e successivamente di diverse famiglie. Pur essendo della parrocchia di Villa partecipavo agli incontri del gruppo giovani di Lozio, costituito ormai da un paio di anni, nella parrocchia di San Nazzaro e Celso, solitamente il sabato sera presso l’abitazione del parroco in Laveno. Don Domenico, prete “fuori ordinanza”, già ci parlava di “I care” e dell’ ”obbedienza non è più una virtù” di don Lorenzo Milani e degli scritti di Martin Luther King, di Robert Kennedy e altri, alla luce del Vangelo.

Siamo dopo il 1968, si percepisce la “rivoluzione” in ambito culturale, storico, del mondo studentesco e operaio, ma non ne eravamo ancora consapevoli, anche perché molti del gruppo erano già al lavoro: nel caso personale il diploma è del luglio 1966 e lavoravo già da un paio di anni su cantieri autostradali e in quel periodo sull’autocamionale della Cisa e con rientri che, solo dopo l’incontro dei due gruppi, si sono intensificati.

Don Domenico in quegli anni, quasi senza che ce ne accorgessimo, entra profondamente nella nostra storia con i suoi insegnamenti, incoraggiamenti, con richiami costanti al Vangelo, rapportato soprattutto alla missione e alla vita di don Milani, con gli stessi fervore ed impeto, da “Magister Vitae”, in coerenza alla sua missione di sacerdote.

Qualche giorno prima della dipartita di don Domenico era mancato il prof. Luigi Biglione di Viarigi, insegnante al Tartaglia che ci aveva portato al diploma, anche da commissario interno, e in questi anni anche partecipe agli incontri degli ex alunni e che fu anche lui “Magister Vitae” come il nostro don Domenico. E ultimamente è mancata anche la Rina, sulla soglia del secolo, fautrice del gruppo giovani di Erbanno ancor prima del gruppo anziani e poi della formazione della “Casa della Sapienza”, anch’ella ha segnato la storia di molti di noi.

È nostro impegno passare tutti gli insegnamenti ricevuti ai nostri figli e nipoti e persone con le quali abbiamo contatto. Qualche anno fa mio figlio Michele, incuriosito di questo prete del quale parlavo, aveva avuto un incontro-intervista: la malattia aveva già iniziato a intaccare il suo corpo ancor che sempre presente e lucido nella mente.

Questa è la storia delle persone che sono entrate nella nostra storia. Resta la memoria viva, come se don Domenico fosse sempre presente. L’uomo mortale, nel suo corpo, non ha che questo di immortale… il ricordo che porta e il ricordo che lascia. La memoria ci fa ripercorrere anni e decenni, durante i quali ognuno di noi ha provato gioie, ha sofferto contrarietà, dolori e forse umiliazioni e li rivive nella mente conditi da profonda emozione, che è lo stato d’animo positivo dell’uomo. Il tempo passa, la materia si dissolve, il pensiero si evolve, ciò che non passa, ciò che non si dissolve, ciò che fa l’evoluzione è e sarà sempre la memoria.

Don Domenico è nella nostra storia e nella nostra memoria, è sempre con noi e continua a essere “Magister Vitae” anche sulla soglia dei nostri settant’anni. Non mi dilungo oltre a elencare né il suo percorso di vita (fu parroco e prete operaio, a tempo pieno e poi part-time) né le opere materiali fatte in quel di Lozio (campo di calcio, gruppi di volontariato, ideatore con Vittorio Martinelli della Rassegna Nazionale dei Cori a Lozio nel 1972) ancor che abbiano inciso o incidono sulla vita delle persone. Termino citando quanto scritto sulla sua tomba: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno” (Giov. 11,25-26).

Giovan Battista Pizio




Cüntòmela a VILLA di Lozio

60° di matrimonio

anniversario Villa di Lozio
Auguri a Maddalena Bonariva e Flaminio Archetti che martedì 27 Dicembre 2016 festeggiano il loro sessantesimo anniversario di matrimonio.

Chiamato alla vita eterna

defunro Villa di Lozio
Remo Magri
27-3-1943 + 14-8-2016
(funerato ad Arese MI)




Cüntòmela a San NAZZARO di Lozio

CATECHISMO A LOZIO un impegno da prendere seriamente

Finalmente abbiamo cominciato. Lozio nelle sue due parrocchie e nelle quattro piccole comunità è certamente particolare. I numeri non sono alti riguardo alla vita parrocchiale ed anche le attività che sembrano normali nelle parrocchie più grandi, qui faticano ad avviarsi. Così è stato per la catechesi che ha visto l’arrivo di Suor Elia a sostituire Michele nella conduzione del gruppo dei piccoli. Insieme con il gruppo di Alessia i nostri bambini in totale sono otto e si ritrovano la domenica mattina dalle ore 9,45 alle ore 10,45 per poi partecipare alla S. Messa a Villa. L’itinerario è lungo perché solo alla fine della prima media, nel nuovo cammino dell’ICFR, saranno ammessi a celebrare i sacramenti della Cresima e poi della Eucarestia. Per ora abbiamo iniziato e speriamo di arrivare in fondo.

catechismo a Lozio

L’adesione al cammino di catechesi è certamente impegnativa perché combinare le esigenze di bambini, genitori, catechisti non è facile per un numero così esiguo di partecipanti: segno è la fatica che abbiamo fatto per far partire quest’anno la catechesi. Ho notato anche una sorta di sufficienza nei genitori (non tutti ovviamente) nel prendere seriamente la scelta di mandare i propri figli; una sufficienza che si manifestata nella assenza ai primi due incontri che abbiamo fatti per loro, ma anche nel lasciare intendere, senza neanche dissimulare troppo, che è quasi una concessione al parroco che i loro figli vengano al catechismo.

Al riguardo sia chiaro che la parrocchia propone la catechesi e non impone alle famiglie di mandare i propri figli, tant’è che altri bambini e ragazzi non vengono pur essendo nell’età per frequentare la catechesi. Penso che le persone quando fanno delle scelte normali per la propria vita, un lavoro, un progetto, la scuola o lo sport per propri figli, poi accettino le regole di queste scelte. Mi pare, invece, che quando i genitori fanno la scelta della catechesi la facciano comunque sempre con dei “se”, dei “ma” o tenendosi la riserva che prima verranno altre cose più o meno importanti.

Un segno è anche la presenza dei bambini al catechismo perché se è vero che quando sono malati nemmeno vanno a scuola e quindi sono giustificati, altre ragioni per essere assenti si riducono notevolmente. Del resto a scuola i bambini li si manda nonostante capriccetti o malavoglia e non restano a casa anche se si vorrebbe stare con loro o fare altro insieme. Mi sembra il minimo dunque che i genitori spieghino ai loro figli il perché hanno fatto questa scelta e la sostengano in tutto e non solo per quel che piace o quel che conviene.

Questa libertà di mandare o non mandare i bambini al catechismo in base alle proprie esigenze o impegni, mi sembra anche poco rispettoso verso chi insegna la catechesi: pensate se questo criterio lo usassero le famiglie con le maestre a scuola, o se lo usassero con voi quando metteste a disposizione gratuitamente tempo, pazienza, energie? Forse vi sentireste usati e magari ve la prendereste anche con chi vi tratta così!

Mantenere le promesse fatte mandando un figlio al catechismo mi sembra tanto naturale come quando mantenete le promesse di qualunque impegno che aveste preso con altre persone. Vedevo poi che l’anno scorso non tutti i bambini rimanevano per la Messa. Il catechismo di domenica è stato pensato apposta perché questi bambini riceveranno i sacramenti, ma senza aggancio alla domenica, vista l’assenza quasi totale di genitori e ragazzi alle Messe di orario a Lozio, non avrebbero mai occasione di vedere ciò a cui con impegno si preparano. Lo si vede chiaramente in coloro che hanno già ricevuto la Cresima e l’Eucarestia: a cosa è servito il catechismo di questi ragazzi se né genitori né ragazzi sembrano aver bisogno di quanto hanno ricevuto? Mi sembra sia stato solo il ricevere “il tagliando” per poter dire “adesso anch’io ho la Cresima” e che il prete ora non mi stufi più.

A volte lavorando in una parrocchia è sconsolante constatare di essere stati usati per fini che nulla hanno a che fare con la fede e quasi presi per i fondelli da chi, essendo persone adulte, si pensa siano capaci di mantenere la parola data. Però tutto ciò non mi fa perdere la voglia di tentare, di riflettere insieme agli adulti, ai genitori, anche se pochi, delle cose della fede, perché al di là dell’indifferenza, del materialismo pratico nel quale molti vivono, nella apparente assenza di valori spirituali in nome dei quali impostare la vita, anche il cuore più disabituato alle cose di Dio, può avere domande e desideri che non hanno ancora trovato risposta, pur avendo la testa e il corpo totalmente immersi nelle cose pratiche del mondo. In questo mistero abbiamo cercato di entrare, dialogando nei primi due incontri di novembre e dicembre. Questo cercheremo di fare anche nei prossimi mesi e speriamo che nessuno si tenga lontano per paura del confronto o perché ritenga non opportuno condividere la propria prospettiva, perché differente da quella del prete.

Con la speranza di chi, nonostante qualche delusione, non ha smesso pensare in positivo e di offrire occasioni per incontrarci pensando al bene dei nostri bambini vi auguro un felice Natale ed un migliore anno nuovo che verrà.

Don Francesco




Cüntòmela a San NAZZARO di Lozio

LA MADONNA È ASSUNTA IN CIELO ANCHE PER PER NOI

Assunta a Lozio

Nel mese di agosto Laveno si riveste di bellezza per la festa patronale della Madonna Assunta. È una festa bella e gradita che ci invita a riscoprire la fede ed il senso del nostro vivere presente, in attesa della vita futura.

La liturgia ci presenta, infatti, la Madonna come “la donna vestita di sole”, una donna che nella esistenza totale in anima e corpo è entrata nella luce di Dio e ne è stata avvolta.

In Maria assunta Dio apre un destino che è disponibile per tutti coloro che avranno vissuto la fede e magari con fatica l’hanno mantenuta. La fede, infatti, non è un dato che rimane stabile facilmente. È piuttosto una realtà soggetta a tanti sbandamenti e tentazioni che riducono il desiderio di pienezza dell’uomo alle cose materiali del mondo, pensate capaci di soddisfare ogni cosa. Purtroppo non è così. Non sono le cose del mondo a realizzare in pienezza l’uomo, che ha bisogno di sperare per non lasciarsi soffocare dal mondo.

La Madonna Assunta ci dice che la gloria sua è anche una meta nostra e una meta raggiungibile proprio seguendo la via tracciata da lei: fu preservata dal peccato e respinse il peccato sempre; divenne madre del Figlio di Dio e ricevette anche noi come figli suoi; si fece umile nel servire e ancora soccorre anche noi in questa valle di lacrime; semplice di cuore insegna a noi il desiderio di conoscere la Parola del Signore; amata sopra ogni cosa ella risponde con l’amore; disponibile alla volontà del Padre ci invita a permettere al Signore di fare cose grandi anche a noi. Il suo soffrire sotto la croce raccoglie il soffrire dell’umanità offerto al crocifisso per la salvezza di ogni uomo.

Quante cose belle ci insegna Maria, tutte da meditare e da vivere anche a Lozio, una comunità dove sembra non molto facile esprimere la fede pubblicamente.

Alcuni segni esterni però ci sono: aver preparato bene la festa, aver accolto il passaggio di Maria nella piccola processione per le vie del paese, aver vissuto il bel momento liturgico della Messa celebrata quest’anno da don Simone; avere anche partecipato alla festa in fraternità al centro anziani.

Segni dopo i quali la Madonna aspetta gesti, presenza, vita vissuta nel suo stile: questo vogliamo fare per continuare ad onorare Maria a Laveno.

Don Francesco




Cüntòmela a San NAZZARO di Lozio

Chiamata alla vita eterna

defunto Lozio
Giovanna Giorgi
10-10-1918 + 8-12-2016




Cüntòmela con i MISSIONARI

PADRE GIACOMO MISSIONARIO D’EMERGENZA

padre Giacomo

Manila 17-11-2016

Carissimi Reverendi
e Amici del Gruppo Missionario,

prima di tutto i miei saluti e il mio grazie più sincero per la continua generosità e amicizia con cui mi accompagnate. Mia sorella Domenica mi ha fatto sapere ancora tempo fa’ della vostra generosa offerta per la mia missione (Euro 1500). So che vi costa lavoro e iniziativa! Grazie di cuore!

Quasi da quattro mesi mi trovo nella mia nuova situazione di “missionario d’emergenza” e ne sono contento. È una situazione che si adatta benissimo alla mia età: un lavoro che mi tiene impegnato e mi offre tante possibilità senza caricarmi di grosse responsabilità.

“Prete d’emergenza per le parrocchie vicine” ecco il mio nuovo lavoro. Ci sono sei grosse parrocchie nei dintorni che mi permettono di entrare in contatto con le situazioni più diverse: messe nelle scuole con migliaia di studenti, messe nelle grosse chiese e nelle baraccopoli, messe per comunità di base anche per le strade piene di bambini e di traffico, messe per i defunti nelle case o nelle strade quando in casa non c’è spazio, benedizioni di appartamenti e uffici nei grattacieli che si stanno moltiplicando, benedizione di abitazioni nelle baraccopoli che continuano ad espandersi. Alla domenica dico quattro messe nelle cappelle di una baraccopoli qui vicina che ha più di 20.000 abitanti.

padre Giacomo

È una vita di “prete vagabondo” che mi piace perché mi mette in contatto con tanta gente e nelle situazioni più svariate; mi offre la possibilità di raggiungere persone che probabilmente in chiesa alla domenica non si fanno più vedere.

Mi trovo spesso ad essere strumento della provvidenza: chi sta meglio mi dà qualcosa perché sa che lavoro per i poveri e i poveri ricevono quello che mi è stato donato per loro. Le mie tasche diventano il deposito della solidarietà. Grazie a Dio, non sono mai rimaste vuote in questo cammino di prete che dura ormai da quasi 50 anni.

In casa sono in comunità con due padri, uno messicano ed uno indonesiano, e con 14 studenti di filosofia filippini. Sono i missionari del domani. Io sono il nonno della comunità. Mi fa bene vivere con dei giovani, perché mi circondano di vita e di allegria, mi caricano di energia. Cosa cercare di più?

Colgo l’occasione per mandarvi i miei migliori auguri per il Natale e per il 2017. Sempre riconoscente per la vostra generosità e amicizia, vi auguro ogni bene!

Cordialmente vostro,

P. Giacomo

Manila 11-10-2016

Carissima Signora Domenica,
ti spero sempre felice e in ottima salute assieme ai tuoi cari. Mia sorella Domenica mi ha fatto sapere della offerta che le hai fatto avere proveniente dalla cappella di Sedulso. Grazie per aver pensato a me... a dire il vero una lunga amicizia ci lega da tanto tempo.
Io qui sto sempre benone... speriamo che la duri, grazie a Dio.
Sono ormai pensionato, perché sono 75nne, ma mi tengo ancora impegnato come prete di emergenza nelle 8 parrocchie vicine e quindi mi trovo ancora felicemente affaccendato... anche se non con responsabilità. Ora tocca ai giovani padri, che sono stati miei studenti, fare la loro parte.
Ci rivedremo il prossimo anno ad agosto. Intanto tieniti in salute e in forma. Un grazie di cuore ancora e un cordiale abbraccio!!!

Tuo P. Giacomo




Cüntòmela con i MISSIONARI

ATTI QUOTIDIANI DI MISERICORDIA
Dalla missione di Patrizia

missione Patrizia Zerla

Carissimi amici di Borno,

siamo quasi alla conclusione dell’Anno della Misericordia ed io ancora non mi sono fatta sentire.

Vi chiedo scusa. Quest’anno non mi avete visto per le strade di Borno perché la missione continua, la missione è incalzante e ci si trova di fronte a scelte come quella che ho fatto di rinunciare alle vacanze italiane (e terapie connesse) per far fronte ad una urgenza: la piccola Bahsira di 15 mesi si è presentata sofferente e malnutrita a metà marzo, cercando una mamma che si prendesse cura di lei. Grazia ed io già stavamo preparandoci per festeggiare la Pasqua e prevedere il viaggio italiano. Nel mio cuore si è posta irrompente una domanda: se non la prendete chi si occuperà di lei? E se la prendete e poi subito ve ne andate per le vacanze, questa piccola non vivrà di nuovo la sofferenza dell’abbandono? E fu cosi che, accettando di accogliere Bahsira in Casa-Famiglia C.A.S.A. S.A.R.A., ho deciso allo stesso tempo di restare ed assicurare la permanenza, coadiuvata dalle ragazze che ci aiutano in casa coi bambini e dai ragazzi della fattoria coi quali collaboriamo nelle attività varie dei campi e dell’orto.

missione Patrizia Zerla

Un’altra urgenza è stata quella di questi giorni in cui, in via eccezionale, abbiamo accolto a C.A.S.A. S.A.R.A. una nonna con i due gemelli che hanno perso la mamma qualche giorno dopo il parto. Questa donna viene da Filande, un villaggio a pochi chilometri da noi, e si è presentata a chiedere aiuto non solo per avere il latte, ma per imparare anche come preparare il biberon col latte e come fare coi due alla volta. Purtroppo, poi, uno non ce l’ha fatta perché già troppo malnutrito a 40 giorni ed ora stiamo accudendo la piccola Martine con la nonna.

Queste attenzioni ai bisogni primari sono i nostri atti quotidiani di misericordia, ma anche il far sentire ad ogni bimbo o bimba che sono amati, che pensiamo al loro futuro, per cui li curiamo se sono malati, per cui ci rapportiamo a loro con tenerezza ed affabilità, per cui anche nelle situazioni di non corrispondenza diamo sempre una nuova possibilità di riscatto, di perdono e di promozione.

missione Patrizia Zerla

In questo Anno Santo della Misericordia anche noi nel nostro piccolo, dico a livello di Famiglia C.A.S.A. S.A.R.A., con Grazia e Donata, venuta dal Brasile per aiutarci, con il Centro di Prima Accoglienza “I Danse” e la “Maison des Poussins” abbiamo preparato e vissuto un momento intenso di riflessione e di coinvolgimento ed insieme abbiamo passato l’ARC DE LA MISERICORDE al ritmo di “MISERICORDIAS DOMINI IN AETERNUM CANTABO” e ci siamo abbracciati, perdonati e accolti singolarmente e celebrato nella gioia e nella tenerezza la Misericordia Divina.

È stato commovente vedere come piccoli e grandi si sono lasciati coinvolgere ed abbracciare. Alla fine è stata una esultanza di gioia corale, disposti in cerchio abbiamo ripreso il canto che tanto ci piace e dice cosi: “MERAVIGLIA! DIO CI AMA ED IL SUO AMORE È SENZA FINE”.

I bambini di C.A.S.A. S.A.R.A. sono cresciuti in età ma anche di numero. In questi mesi abbiamo infatti accolto Joseph e Fathao e cosi siamo a quota 20, senza contare i figli delle ragazze che sono con noi. Durante le vacanze abbiamo fatto attività diverse: culturali, sportive e di lavoro. Coi bambini abbiamo pulito il néré, abbiamo raccolto le noci di karité e i bachi che crescono sulla pianta dei karité per mangiarli poi fritti con la cipolla; coi bambini abbiamo cercato la legna per il fuoco e abbiamo pulito le arachidi. Non posso descrivervi la gioia dei bambini quando, dopo le prime piogge, sono uscite le termiti volanti: un gran lavoro per raccoglierle la sera attorno alle luci esterne per poterle mangiare fritte il giorno dopo. Tante piccole attività che sono necessarie e ci fanno sentire parte di un popolo che deve lavorare duro per trasformare i prodotti della terra e procurarsi il cibo quotidiano.

missione Patrizia Zerla

La stagione delle piogge è stata buona anche se è terminata presto; in settembre non ci sono più state piogge, di colpo tutto è seccato ed il caldo si è subito fatto sentire.

A ottobre le scuole hanno aperto le porte e ogni mattina tutti i bambini escono, a casa rimane solo Bahsira. Anche Vera e Grace hanno lasciato la Maison des Poussins e frequentano ormai la CP1, la prima elementare in una classe speciale creata per loro e per i bambini di Sokourani, annessa alla nostra Maison des Poussins, dove in accordo col direttore viene ogni mattina la maestra della scuola vicina.

Come sempre ho letto Cüntòmela con grande curiosità ed ho trovato tante cose interessanti. Mi limito solo a ricordare il nuovo vescovo di Mantova per assicurarlo della mia preghiera per un fecondo apostolato.

Carissimi amici tutti, singoli e in gruppi, vi ringrazio per le attività più diverse realizzate per aiutare la missione della Chiesa, e quindi anche la nostra missione, ed assicuro che ogni sera la preghiera dei nostri bambini si eleva al cielo per tutti i nostri benefattori. Grazie di cuore e col cuore.

Con affetto

vostra Patrizia




Cüntòmela con i MISSIONARI

Don LINO ZANI: immagini della sua missione in Brasile