Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Archivio Cüntómela

Estate 2009


copertina

S O M M A R I O




Estate 2009

Editoriale

Quando una persona, riportando un episodio più o meno buffo o imbarazzante occorso ad un amico, lo arricchisce, mediante una buona dose di ironia, di spunti fantasiosi per evidenziarne i lati divertenti e prendere bonariamente in giro lo sfortunato protagonista, nel linguaggio popolare si dice che il narratore ha “infiorettato” la storia per renderla ancora più bella, colorata e divertente.

Mettere i fiori, però, può indicare anche il desiderio di abbellire con piccoli segni la tavola di casa, le finestre, l'ambiente in cui viviamo, il nostro stesso abbigliamento personale, non tanto per un'apparenza superficiale ed effimera, quanto per “far memoria” della bellezza che nutre e fa germogliare la nostra vita.

Ci piace pensare che sia stato questo il desiderio che ha spinto molte persone ad impegnarsi per “infiorettare” Borno in occasione della festa del nostro Patrono, San Giovanni Battista, arredando la piazza e le vie d'ingresso alla stessa con archi di rami e manufatti di carta, pazientemente e abilmente trasformati in fiori notevolmente belli e colorati.

Sono stati piccoli, grandi segni per onorare una festa che nella nostra tradizione non ha mai avuto grande risalto, per ricordarci che tutti siamo chiamati a riconciliarci con l'arcobaleno della bellezza e dell'amicizia, per rendere la piazza del nostro paese ancora più bella, più colorata e, perché no, più divertente.

Immaginando che molti avranno commentato positivamente questa bella iniziativa, aggiungiamo anche noi due piccoli spunti.

Solo lavorando insieme, solo camminando insieme, offrendo ognuno il proprio contributo e le proprie peculiarità, si possono trasformare i sogni, i progetti in belle realtà.

Se riuscissimo un po' di più ad arredare anche la nostra interiorità con i fiori della pazienza, come ci suggerisce il nostro parroco, del perdono, della fiducia, di un pizzico di sana ironia verso i nostri difetti e quelli degli altri, forse anche le nostre vite e quella dell'intera comunità, pur nelle inevitabili difficoltà quotidiane, rifletterebbero di luce e colori sempre più nuovi e sempre più belli.

La redazione




ripensandoci

Pazienza: una straordinaria forza

Perdere la pazienza...
Armarsi di santa pazienza...
La pazienza di Giobbe...
La pazienza di Dio e la sua misericordia...
Benedetta pazienza, santa pazienza...
Con la pazienza si acquista scienza...
La pazienza è la virtù dei forti...
Faresti perdere la pazienza anche ai santi...
La pazienza è la più eroica delle virtù cristiane...

Chiedo prima di tutto scusa se queste mie righe, in alcuni passaggi, saranno personali e riguarderanno i miei giorni di ospedale e convalescenza. In queste giornate le molte persone che mi hanno fatto visita, e che ringrazio, spesso mi hanno ripetuto: “Deve aver pazienza!”

Il primario dell'ospedale, vista la mia impazienza e il mio nervosismo, senza tanti peli sulla lingua mi ha mi ha sbattuto in faccia queste parole: “Voi preti predicate la pazienza, dite belle parole, ma per tutti, anche per lei, giunge il momento di viverla questa pazienza”.

Aveva tutte le ragioni: è un conto parlare ed è un conto, invece, vivere ciò che è facile esprimere con la bocca. Ringraziando il Signore, avevo sempre avuto molte occasioni di parlare della pazienza, ma poche per viverla realmente.

Armarsi di santa pazienza è un processo graduale e continuo; come ogni virtù ha bisogno di un impegno e di una attenzione certosina.

Cos'è la pazienza? Essa è una qualità, è un atteggiamento interiore proprio di chi accetta le difficoltà, le avversità, le controversie, il dolore con animo sereno e con tranquillità, tenendo sotto controllo la propria emotività.

Pazienza e sofferenza sembrano inconciliabili se sono guardate solo con gli occhi del corpo, ma fanno meno paura se vengono lette nella luce di Dio. La pazienza, quella vera, è frutto dello Spirito. È importante sgomberare la nostra mente da alcuni preconcetti. La pazienza non è rassegnazione, non è inerzia; è, invece, una straordinaria forza interiore, spirituale, che ti aiuta a sopportare, a soffrire con coraggio.

Pazienza è coraggio di soffrire bene. Pazienza è anche ubbidire a tutti coloro che ti vogliono bene e che desiderano il tuo bene. Pazienza è pensare che tutti siano utili, ma nessuno è indispensabile. Il mondo va avanti con il nostro aiuto, ma anche senza il nostro aiuto, e spesso magari anche meglio.

L'apostolo Pietro nella sua seconda lettera scrive queste parole: “... mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l'amore fraterno, all'amore fraterno la carità”.

La pazienza riguarda i nostri problemi personali, ma proprio per questo legame che sfocia nell'amore fraterno, dobbiamo avere tanta pazienza anche per tutto ciò che nel mondo non va bene.

Benedetto XVI nei primi giorni della sua elezione al papato, ha parlato della grande pazienza di Dio con queste parole: “Quante volte noi desideriamo che Dio si mostrasse più forte, che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore”.

A volte noi soffriamo per la pazienza di Dio, qualcuno magari la può scambiare perfino per impotenza o lontananza dello stesso Dio dai piccoli e grandi drammi dell'umanità, ma tutti abbiamo bisogno della Sua pazienza.

Il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori; esso è guastato e abbrutito dall'impazienza degli uomini, ma viene redento e reso di nuovo splendente dalla pazienza di Dio.

Ecco allora che certamente con fatica siamo chiamati, mediante la sapienza del cuore, quasi a contemplare questa benedetta pazienza. Essa ci aiuti a santificare anche i periodi difficoltà, sapendo che il tempo non scorre invano. Per chi ha fiducia nel Signore, infatti, tutto concorre al bene.

Don Giuseppe




ripensandoci

Non c’è sviluppo senza etica

La nuova Enciclica del Papa Benedetto XVI, “Caritas in veritate”, che cosi favorevole eco ha avuto a livello mondiale, si inserisce nel solco della dottrina sociale della Chiesa e ne continua l'insegnamento, applicandolo alla situazione attuale, caratterizzata da grandi cambiamenti e da una crisi economica e finanziaria globale. Essa illumina con la luce del Vangelo le problematiche sociali del nostro tempo.

L’enciclica parte dal concetto che l’amore nella verità è la principale forza propulsiva del vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. È questa una forza che ha la sua origine in Dio e che spinge le persone ad impegnarsi, con coraggio e generosità, nel campo della giustizia, della solidarietà e della pace.

Fin dall’introduzione, l’Enciclica richiama due criteri operativi: la giustizia e il bene comune. Si tratta di due criteri fondamentali che devono essere tenuti in grande considerazione. L’Enciclica si riallaccia, poi, alle linee indicate da Papa Paolo VI, 41 anni fa, nella “Populorum progressio”, che sono giudicate da Papa Benedetto XVI decisive ed attuali per lo sviluppo integrale dell’uomo e del mondo moderno.

Per il Papa un futuro migliore per tutti sarà possibile soltanto se lo si fonderà sulla riscoperta dei fondamenti etici. Occorre una nuova progettualità economica che ridisegni lo sviluppo in maniera globale, basandosi sul fondamento etico della responsabilità davanti a Dio e guardando all’essere umano come creatura di Dio.

Centrale affermazione dell’Enciclica è che l'economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento e che non vi può essere sviluppo umano integrale senza etica. La valutazione etica, pertanto, va portata all’interno delle scelte economiche e non può essere lasciata ai margini. Questa è la via per uno sviluppo integrale e giusto.

La “Caritas in veritate” non intende offrire soluzioni tecniche alle vaste problematiche sociali del mondo odierno. Non è questa la competenza del Magistero della Chiesa. Ricorda, invece, i grandi principi che si rivelano indispensabili per costruire nei prossimi anni uno sviluppo che sia veramente umano, cioè capace di abbracciare tutto l’uomo e tutti gli uomini.

Varie sono le tematiche trattate dall’Enciclica. Mi limito ad accennare in forma schematica ai concetti che rappresentano i punti cardine del documento del Papa.


Benedetto XVI invita tutte le coscienze ad un nuovo “slancio del pensiero” per discernere ed affrontare la sfida globale odierna e promuovere un vero umanesimo integrale.

L’augurio del Papa è che l’Enciclica possa aiutare l'umanità a sentirsi un’unica famiglia, impegnata a realizzare un mondo di giustizia, di amore, di solidarietà e di pace.

Giovanni Battista Card Re




ripensandoci

Il fiume, il Precursore, la vita

Riflessione a margine della festa patronale di don Alberto

2009: addobbi per la Festa di San Giovanni Battista 2009: addobbi per la Festa di San Giovanni Battista 2009: addobbi per la Festa di San Giovanni Battista

C’è un fiume, un piccolo fiume, tra i tanti che scorrono sulla terra, il cui nome si è legato indissolubilmente a una vicenda che ha segnato l’inizio di una nuova storia e di una nuova cultura. Un fiume sulle sponde del quale tanti, tanti anni fa (stiamo parlando di più di duemila) giunse un uomo ritiratosi lì a vivere da eremita e chiamato da Dio ad essere segno per Qualcuno di più grande che, con la sua misericordia, avrebbe abbracciato il mondo.

Tra i due avvenne un dialogo: di fatto essi si conoscevano perché cugini ma il dialogo, a cui i presenti assistettero, era sul fatto che quell’uomo non voleva battezzare quel suo cugino come aveva cominciato a fare in segno di penitenza con altri che andavano da lui. Quell’uomo però aveva insistito, si era chinato e lasciato immergere nelle fresche acque di quel fiume.

Una folata di vento aveva agitato le palme sulla sponda, un vento che da qual momento avrebbe invaso la storia con la sua potenza, perché era il vento dello Spirito, un vento creatore che ancora aleggia nell’universo.

Il nome di quell’uomo, Giovanni Battista, si è legato inscindibilmente a quello di un certo Gesù, che sulla riva di quel fiume, il Giordano, indicandolo come l’Agnello che toglie il peccato del mondo, aveva dato avvio alla nascita e alla storia del cristianesimo di cui noi siamo parte. Quel Giovanni sarebbe morto martire nelle prigioni di Erode per il capriccio e l’invidia di una donna; l’altro, lo sappiamo ma forse non ce ne rendiamo conto, sarebbe morto donando la redenzione all’umanità.

Del primo uomo la nostra parrocchia porta il nome, un nome grande come grande è stato il compito che il destino gli ha assegnato: quello di essere Precursore, quello di indicare a un popolo, in quel tempo, in quel luogo della storia, la venuta del Salvatore.

Di lui, che è il nostro patrono, ne abbiamo celebrato la festa anche quest’anno esponendo, come si faceva una volta, la statua sul sagrato della chiesa quasi ad indicarci che l’Agnello che toglie il peccato del mondo, l’agnello del nostro riscatto, è lì dentro e che ogni domenica si ripete il miracolo della redenzione, in quel pane che viene spezzato e in quel vino che viene versato come nell’ultima cena.

L’abbiamo esposto sul sagrato quasi per ricordarci che il Signore cammina nelle strade delle nostre borgate, e proprio le strade del nostro paese abbiamo voluto addobbare così bene, con tanti fiori frutto del paziente lavoro di tante mani e con le belle arcate come si faceva una volta: si perché una volta la vita era più semplice, si godeva di queste cose e noi sentiamo la nostalgia di questa bellezza e semplicità nel cuore, in una società che corre e corre, ma forse senza avere una chiara direzione.

Come non ricordare che l’arco sempre nella Bibbia è simbolo di alleanza, l’alleanza fra il cielo e la terra, tra l’amore di Dio e la miseria dell’uomo a cui Lui ha voluto legarsi. E così questo ci ricorda che la fede cristiana è fatta di cose semplici: del segno della croce al mattino, delle semplici preghiere, degli amici santi, della preghiera prima del pasto, della Messa la domenica, della confessione abituale, del suffragio per chi muore.

Gesti semplici e quotidiani, perché il cristianesimo è semplice e quotidiano, per gente semplice e quotidiana, come il Papa, per esempio, che in questo tempo, pur essendo un teologo di fama mondiale, ci mostra come si può essere dei semplici fedeli, con la devozione ai santi e con parole alla portata di tutti.

Che Giovanni Battista ci conservi la fede così: così alta e nello stesso tempo così semplice. Quel giorno sulla riva di quelle acque c’erano due discepoli del Battista. Alle sue parole guardarono l’uomo che aveva indicato e, incuriositi, lo seguirono rimanendo con lui tutto quel giorno. Da allora non si staccarono più da lui, ne divennero seguaci fino alla morte per lui.

Anche noi guardando al nostro patrono non stacchiamoci da Cristo che è l’unico che ha parole di vita eterna, che è l’unico nella storia nel quale si compie la verità dell’uomo. Un giorno ci ritroveremo tutti sulla sponda di quel fiume che è l’eternità, un cuor solo e un’anima sola, e il vento dello Spirito ci avvolgerà per sempre.




ripensandoci

Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote

È questo il tema scelto dal Santo Padre per l’Anno sacerdotale, aperto da lui stesso venerdì 19 giugno, occasione in cui si celebra, insieme alla solennità del Sacro Cuore di Gesù, la Giornata mondiale di preghiera per la santificazione sacerdotale.

Benedetto XVI ha convocato il “giubileo” nel 150mo anniversario della morte del santo curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, che a conclusione dell’anno sacerdotale, il 19 giugno 2010, sarà proclamato patrono di tutti i sacerdoti del mondo.

anno sacerdotale

Il nostro parroco è particolarmente devoto a questo umile sacerdote, che trascorreva nel confessionale anche dodici, tredici ore al giorno, proprio come il santo P. Pio da Pietralcina: immagino che ce ne parlerà diffusamente, quest’anno, durante le omelie.

In questi dodici mesi saranno promosse, in tutte le diocesi italiane, varie iniziative spirituali e pastorali sia per far capire l’importanza del ruolo e della missione del sacerdote nella Chiesa e nella società contemporanea, che per potenziare la formazione permanente dei sacerdoti e dei seminaristi.

Il Papa stesso ha affidato, durante l’Angelus, questa nuova iniziativa alla preghiera dei fedeli, ritenendola un’occasione propizia “per domandare al Signore di far dono alla sua Chiesa di numerosi e santi sacerdoti”.

Il Signore vuole, infatti, che i sacerdoti siano santi, cioè “tutti suoi”, ministri - come ha detto il Santo Padre nel discorso - ai futuri diplomatici della Santa Sede “non preoccupati di costruirsi una carriera umanamente interessante o comoda, non alla ricerca del plauso e del successo, ma, al contrario, interamente dediti al bene delle anime, pienamente consapevoli di essere servi inutili, lieti di poter offrire il proprio povero apporto alla diffusione del Vangelo”.

In questi dodici mesi siamo, quindi, tutti chiamati a riscoprire il senso, l’identità e la bellezza del sacerdozio, ma soprattutto a pregare per i sacerdoti, perché non si diventa preti da soli: è la Chiesa che genera i preti e la comunità cristiana che li sostiene e li incoraggia a fare della propria vita un dono.

Preghiamo perché non si “lascino cadere le braccia” davanti alla missione che gli è stata affidata, ma si impegnino a vivere ogni giorno con tutta la bontà possibile.

E preghiamo, infine, per il nostro seminarista Alex e perché qualche altro nostro giovane si lasci ancora attrarre da Gesù in modo così speciale: sarebbe bello, in questo anno dedicato ai sacerdoti!

Anna


Un prete deve essere contemporaneamente
piccolo e grande,
nobile di spirito come di sangue reale,
semplice e naturale come ceppo di contadino,
una sorgente di santificazione,
un peccatore che Dio ha perdonato,
un servitore per i timidi e i deboli,
che non s'abbassa davanti ai potenti,
ma si curva davanti ai poveri,
discepolo del suo Signore,
capo del suo gregge,
un mendicante dalle mani largamente aperte,
una madre per confortare i malati,
con la saggezza dell'età e la fiducia d'un bambino,
teso verso l'alto, i piedi a terra, fatto per la gioia,
esperto del soffrire,
lontano da ogni invidia,
lungimirante, che parla con franchezza,
un amico della pace,
un nemico dell'inerzia,
fedele per sempre.

(anonimo medievale)




ripensandoci

Un solo pane, un unico corpo

È questa l'espressione della seconda lettera dell'apostolo Paolo ai Corinzi che dà il titolo alla “lettera pastorale” di quest'anno del nostro vescovo. L'obbiettivo è quello di riflette sul ruolo fondamentale che ha l'Eucarestia nella vita della comunità cristiana.

Monsignor Monari si domanda nel prologo la motivazione che porta molte persone ad andare in chiesa la domenica; la risposta è immediata: è il giorno del Signore, il giorno in cui Dio ha risuscitato Gesù dai morti dando la possibilità anche a noi di partecipare alla pienezza di vita che appartiene a Lui. Quindi, afferma il vescovo, i fedeli vanno in chiesa per «ringraziare, lodare, gioire insieme».

La lettera è suddivisa in tre parti: la celebrazione eucaristica, la cura dell’ars celebrandi ed Eucaristia e vita.

Nella prima parte il vescovo Luciano ripercorre in modo molto dettagliato i diversi momenti della celebrazione eucaristica, spiegandone il significato teologico. In primo luogo viene approfondita la liturgia eucaristica, successivamente i riti di comunione e, infine, viene presa in esame la liturgia della Parola.

Ritengo sia impensabile in un articolo di presentazione della lettera entrare nel merito, ma permettetemi di sottolineare alcuni aspetti che credo possano consentire una riflessione.

La grande preghiera eucaristica che è al centro della celebrazione, inizialmente ha l'intento di ringraziare Dio per le sue opere, ma, dice il vescovo, «l'opera per cui dobbiamo ringraziare il Padre è Gesù Cristo. In lui il Padre ci ha rivelato e donato il suo amore e nel suo amore ci ha donato tutto».

Viene poi invocato lo Spirito Santo sul pane e sul vino perché diventino il corpo e il sangue di Gesù. Dice Mons Luciano che noi facciamo ogni cosa in obbedienza al comando di Gesù: “Fate questo in memoria di me”, quindi: «Siamo convinti che quanto chiesto ci viene effettivamente donato e che lo Spirito Santo opera davvero la trasformazione del pane e del vino». Fondamentale, poi, è accogliere questo dono dell'Eucarestia liberamente, con stupore e gioia; soltanto così il sacramento produce l'effetto sperato: la comunione con Dio e fra di noi.

Si mette in rilievo la grande importanza dell'essere in comunione con tutta la Chiesa, appunto “un solo pane, un unico corpo”, dice il vescovo: «siamo mescolati con tutta l'assemblea, con tutti i discepoli».

La liturgia della Parola è necessaria: per comprendere davvero l'Eucarestia bisogna metterla innanzitutto in relazione alla vita di Gesù, che è interpretata dal Nuovo Testamento come compimento della storia di salvezza che Dio ha inaugurato col popolo di Israele.

Nella seconda Parte Mons. Luciano Monari dà parecchi suggerimenti pratici e, dal mio punto di vista, molto interessanti. Per fare in modo che la Messa domenicale sia una celebrazione degna è importante, dice il vescovo, che nulla sia lasciato all'improvvisazione, che tutto proceda senza intoppi, per fare in modo che nulla possa distogliere l'attenzione dal protagonista: il Signore.

I fedeli partecipino all'azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente” (SC 48).

Ci sono molte altre indicazioni a cui vi rimando, ma vorrei metterne una in risalto. Dice il vescovo che ricevere la comunione in mano è bellissimo, ma che il gesto non dev'essere banalizzato: «Bisogna che si insegni il modo corretto di accogliere l'Eucarestia e si ripeta l'insegnamento fino a che questo non sia diventato usuale... Posso fare bellissime riflessioni teologiche sull'eucarestia, ma se quando la si riceve lo si fa nel disordine e nella confusione tutti i bei discorsi diventano inutili».

Parlando ancora dei suggerimenti pratici il vescovo ribadisce: «Vorrei che ogni parrocchia avesse, la domenica, una celebrazione particolarmente curata, che manifesti nel modo più pieno la convocazione della comunità parrocchiale stessa».

Nell'ultima parte della lettera viene affermato che la Messa domenicale non si conclude con l'espressone “Andate in pace”, ma continua sempre il vescovo, «È il Signore risorto che agisce nell’Eucaristia; è il suo Spirito che ci viene trasmesso e che riordina dentro di noi pensieri, sentimenti, desideri, decisioni... Per questo ho insistito tanto sulla celebrazione in se stessa; non per il desiderio di una precisione rituale, ma per permettere all’eucaristia di operare in noi con il massimo di efficacia».


Questa è la seconda volta che mi viene data la possibilità di scrivere un articolo su un documento del nostro vescovo e ancora una volta rimango veramente affascinato dalle sue parole. Nello stesso tempo mi rendo conto, che per capire seriamente il suo messaggio, sia necessario leggerlo. Spero in ogni caso di aver fatto un lavoro accettabile.

Luca Dalla Palma




ripensandoci

Che cos'è Parola di Dio?

Con questa domanda il nostro Vescovo, mons. Luciano Monari, ha iniziato la sua relazione “Dal Sinodo dei Vescovi - La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa” a conclusione del Convegno Biblico proposto all'Eremo di Bienno domenica 10 maggio 2009.

Citando la risposta più immediata che molti di noi avrebbero dato a questo interrogativo, ossia la Bibbia, il Vescovo ha ricordato che, riprendendo quanto espresso dal Concilio Vaticano II mediante la Dei Verbum, l'ultimo Sinodo dei Vescovi ha ribadito che è Parola di Dio sia quanto contenuto nella Sacra Scrittura, sia la viva Tradizione della Chiesa.

Sebbene, infatti, anche la nostra sia spesso considerata una delle tre grandi religione del libro, insieme all'ebraismo e all'Islam, la fede cristiana non è fondata su un insegnamento codificato in uno scritto. A differenza del Corano che, secondo la tradizione islamica, è disceso dal cielo così com'è, in lingua araba, e Maometto l'ha solo trascritto, la Bibbia è una raccolta di libri sviluppatasi in un arco di 1200-1300 anni in cui vari autori, con parole, espressioni e riflessioni pienamente umane, hanno cercato di raccogliere e trasmettere, prima oralmente e poi per iscritto, la loro viva esperienza di incontro e di rapporto con Dio.

Proprio mediante e in questa viva esperienza Dio si è rivelato all'uomo: una rivelazione che è iniziata con un popolo ed in un'epoca storica ben precisa (Antico Testamento), ha raggiunto il suo culmine con l'incarnazione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, è stata vissuta dalle prime comunità apostoliche (che ad un certo punto l'hanno messa per iscritto nel Nuovo Testamento) e continua ad essere vissuta, attualizzata e trasmessa nella Chiesa lungo la storia, fino ai nostri giorni.

Per affermare questo il Vescovo si è soffermato ovviamente su alcuni passi della Sacra Scrittura. Oltre al prologo del Vangelo di Giovanni - dove viene solennemente espresso che “Il verbo (la parola) si fece carne (in Gesù) e venne ad abitare in mezzo a noi” - fra gli altri ha ricordato i primi versetti della Lettera agli Ebrei - “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” - per sottolineare ancora una volta che: Dio ci ha parlato e continua a parlarci adesso, in questi giorni, in molti modi; tutta la Bibbia, come ci aveva già detto nella sua lettera pastorale sulla Sacra Scrittura, dev'essere letta, ascoltata e accolta mantenendo lo sguardo fisso su Gesù che la riassume e ne è, allo stesso tempo, il fondamento.

Con un linguaggio chiaro, immediato e colloquiale (reso simpatico magari anche dal suo accento emiliano) il Vescovo ci ha donato molti spunti. Ha ricordato, ad esempio, che più che affannarsi per inventare catechesi bibliche, incontri biblici, corsi biblici, si dovrebbe essere maggiormente coscienti che l'intera azione pastorale, come anche la vita spirituale di ogni persona, dev'essere permeata e animata da un costante accostamento e ascolto della Bibbia.

Continuando sempre ad essere eco del Sinodo dei Vescovi svoltosi nell'ottobre 2007, ha accennato ai vari problemi di interpretazione del testo biblico. È stata riaffermata la validità del metodo storico-critico per gli studiosi di Sacra Scrittura. Pur essendo materia per specialisti mi sembra d'aver capito che tale metodo consista in una continua ricerca storica, letteraria e stilistica dell'epoca e delle culture vicine in cui i libri biblici sono stati scritti per riuscire a cogliere sempre meglio ciò che l'autore biblico voleva effettivamente esprimere e comunicare con un determinato testo.

Non so quanto possa interessare, ma mi è parso abbastanza chiaro questo metodo storico-critico pensando a certi nostri modi di dire. Noi, ad esempio, quando un'impresa fallisce diciamo in dialetto “L'è 'ndada sol balù” (è andata sul pallone). Sicuramente se in futuro una persona trovasse una simile frase in un libro e si accontentasse di coglierne solo il significato letterale, senza indagare sui nostri modi di dire, rimarrebbe al quanto perplesso, immaginando magari un muratore o un operaio che lavora sospeso ad una mongolfiera.

Tuttavia mons. Monari ha ricordato anche una difficoltà, più volte evidenziata dallo stesso Papa Benedetto XVI: il metodo storico-critico è molto utile per gli studiosi e i traduttori che ci mettono a disposizione la Bibbia nelle nostre lingue moderne, ma una sua assolutizzazione rischia di far apparire la Sacra Scrittura un mero reperto storico oggetto di studi archeologici, mentre essa è e rimane Parola di Dio, viva, efficace e continuamente attuale.

Mons. Luciano Monari ha ricordato che, proprio mediante la Sacra Scrittura, Dio ci parla oggi, specialmente nella S. Messa dove essa raggiunge la sua massima intensità e attualizzazione. A tal proposito ha sottolineato ciò che diverse volte, negli incontri di magistero per i catechisti, anche don Alberto ci ha fatto notare circa la proclamazione delle letture all'interno della celebrazione Eucaristica. Innanzitutto la preparazione dei lettori che, salvo particolari celebrazioni, dovrebbero essere persone adulte, che sappiano leggere rispettando pause e punteggiatura e che, mi permetto di aggiungere io, capiscano almeno letteralmente ciò che stanno leggendo. Il Vescovo ha ammesso di essersi un po' meravigliato quando una professoressa gli ha confidato che alcuni giovani arrivano all'università con difficoltà a leggere speditamente testi scritti.

Sempre riguardo alla lettura della Parola durante la S. Messa, essa andrebbe fatta dall'ambone, che è lo spazio riservato per tale funzione e non per gli avvisi, letta dagli appositi lezionari e non da foglietti volanti. Tutto questo, ricordava sempre il Vescovo, non per allestire un bello e riuscito spettacolo, ma per evidenziare che in quel momento, mediante la voce del lettore, Dio parla davvero a ciascuno di noi.

Nell'ultima parte della relazione mons. Monari ha richiamato un'esperienza a me molto cara, la Lectio Divina, elencando i quattro momenti in cui si articola questo antico metodo monastico di rimanere in costante contatto con la Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura:

Ovviamente tali momenti devono essere avvolti dal silenzio, interiore ed esteriore, per permettere alla Parola, proprio come la pioggia citata da Isaia (Is. 55,10), di penetrare e irrigare il terreno del nostro cuore.

La Bibbia come mero libro scritto, quindi, non è l'unica fonte attraverso la quale Dio si fa e si dona come Parola, però mi è piaciuto molto quando il nostro Vescovo Luciano, partendo ancora dalla Dei Verbum, ha affermato che essa deve diventare sempre più il libro letto e ascoltato dai fedeli, in particolare nella S. Messa ma anche a livello personale, perché, al di là anche degli insegnamenti che può offrirci, è uno dei modi più saldi per mantenere viva la nostra amicizia con il Signore.

Franco




ripensandoci

Estate: tempo per il corpo, tempo per lo spirito

L'estate è una stagione sognata, desiderata, attesa, anche perché sinonimo di vacanze, di sole, di viaggi, di recupero di una dimensione di vita più umana, non condizionata e scandita dal frenetico ritmo dell'orologio, che segna i molteplici impegni di ogni giornata lavorativa.

È un periodo in cui si presta maggiore attenzione al corpo, che si vuole più prestante, più forte, più bello, in ossequio ai canoni della pubblicità.

Sicuramente il periodo di riposo consente maggiore attenzione al benessere, alla salute, alla forma fisica, alla pratica sportiva.

Chi ha la possibilità, in riva al mare, di passeggiare all'alba lungo la battigia, di respirare il profumo intenso e salmastro che traspira dalle acque e pervade il corpo, si sente purificare e rigenerare. La stessa sensazione liberatoria accompagna chi nuota al largo, lontano dai rumori e dalle chiacchiere, e avverte solo lo sciabordio dell'acqua, in comunione con la natura, racchiuso fra cielo e mare.

Anche la montagna consente, attraverso salutari passeggiate, di scacciare la pesantezza accumulata nei mesi di lavoro, di recuperare scioltezza e agilità; ed offre sensazioni indescrivibili e uniche, non solo a chi pratica ascensioni in quota, ma a chi, semplicemente, sa gustare della bellezza e del profumo di un bosco, assaporare un frutto spontaneo appena colto, godere dello spettacolo di un cielo terso, di un festoso volo di rondini, di un purpureo tramonto. Percezioni e sensazioni che pervadono il corpo, ma che vanno oltre ciò che è pura fisicità, per investire il nostro essere più profondo.

La salute e la cura del proprio corpo sono importanti. Già gli antichi avevano riservato grande attenzione alla mente e al corpo; la locuzione latina “Mens sana in corpore sano” (Giovenale, Satire, X, 356) sottolinea il valore della sanità dell'anima e della salute del corpo, soli beni essenziali cui aspirare, per affrontare e superare le difficoltà e le avversità del vivere.

Anche Gesù attribuisce una particolare considerazione alla salute fisica, preludio della salute dell'anima.

Durante la sua vita terrena, interviene spesso con episodi miracolosi, a favore di malati e disabili. Con semplici parole, con l'imposizione delle mani o con altri mezzi, quali la saliva o il fango, opera delle guarigioni e restituisce la salute del corpo.

Gesù risana i lebbrosi (Luca, 17, 11-19), dona l'udito e la parola ad un sordomuto (Marco, 7, 31-37), rende la vista ad un cieco (Giovanni, 9, 1-7), libera un paralitico dalla sua infermità (Matteo, 9, 1-8).

Opera perfino delle risurrezioni: della figlia di Giairo,(Marco, 5, 21-43), del figlio della vedova della cittadina di Nain (Luca, 7, 11-17), dell'amico Lazzaro (Giovanni 11, 1-44). La stessa Risurrezione di Gesù è l'evento centrale dei Vangeli Canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni), principio fondamentale ed esclusivo del Cristianesimo.

Non sempre, oggi, noi diamo al corpo l'attenzione che merita; o, meglio, tale attenzione non è ben indirizzata: si bada eccessivamente all'aspetto estetico, mentre si trascura la salute fisica.

Il fumo, l'alcool, altri tipi di droga vengono assunti con leggerezza, con superficialità, con incoscienza. La vita stessa viene messa in pericolo con giochi pericolosi, con prove di malinteso coraggio, con un senso di onnipotenza che travolge ogni razionalità. Anche il modo di alimentarci, a volte, è in dispregio della salute e non tiene conto dei dettami di un'alimentazione corretta ed equilibrata; i disagi adolescenziali possono sfociare in un drammatico rapporto col cibo, quali la bulimia e l'anoressia. Diete drastiche effettuate senza controllo medico o interventi ingiustificati di chirurgia estetica compromettono per sempre la salute.

Corpo e spirito sono due realtà complementari e inscindibili, che nell'uomo convivono e interagiscono in modo dinamico. Anche lo spirito necessita di rinascita, di rigenerazione, di crescita.

Si moltiplicano, oggi, proposte di viaggi e vacanze che corrispondono alla duplice esigenza di benessere psico-fisico, quali escursioni nella natura, volte a far conoscere l'ambiente e a promuovere la consapevolezza che è un bene comune che va conservato, protetto, riqualificato.

Le visite alle città d'arte avvicinano al patrimonio storico-artistico dell'umanità. Mostre, concerti, rappresentazioni teatrali... rispondono ugualmente a questo bisogno di conoscenza, di nutrimento interiore, di cultura.

Per un cristiano, un periodo di vacanza diviene un'occasione propizia per riscoprire, nella solitudine e nel silenzio della preghiera personale, il meglio di sé.

Un'occasione per una riconsiderazione del proprio percorso, del proprio cammino nella sequela di Cristo, sulla scia dei due comandamenti essenziali: ama Dio, ama il tuo prossimo (Matteo, 22, 34-40).

L'amore verso Dio richiede, innanzitutto, un'umile presa di coscienza del proprio limite, della propria incompletezza, della propria inadeguatezza a corrispondere al suo amore; implica la convinzione che ciò che ci accade, che spesso non riusciamo a spiegarci, a giustificare, ad accettare, rientra, comunque, in un suo disegno imperscrutabile al quale dobbiamo uniformarci con un affidamento fiducioso; esige, pur nelle continue debolezze e fragilità, uno sforzo continuo e consapevole di adesione al messaggio evangelico.

L'amore verso il prossimo comporta il superamento di ogni forma di egoismo ed individualismo, per accettare gli altri, saperne cogliere gli aspetti positivi, saperli comprendere ed aiutare. E questo a partire dal prossimo che ci è più vicino: i famigliari, gli amici, i colleghi di lavoro, le persone della comunità; per allargarsi ai più bisognosi di un nostro sorriso, di un nostro aiuto.

L'amore verso il prossimo trova compimento nell'esercizio della carità, come viene intesa e descritta dall'apostolo Paolo nella prima Lettera ai Corinzi (1 Cor, 13, 1-13); una carità che si identifica con l'amore, e che è paziente, benigna, rispettosa, disinteressata, giusta...

L'amore - caritas - è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta” ( Benedetto XVI, Lettera Enciclica Caritas in Veritate).


Un periodo di riposo può offrire occasioni di solidarietà, di fratellanza, di condivisione... Auguriamoci che questa estate sia, per noi, un tempo di crescita, per il corpo e per lo spirito.

Orietta




ripensandoci

A proposito di ICFR

bambini al catechismo

Ciao a tutti... sono una mamma che da un po’ di tempo accompagna i fanciulli negli incontri di catechismo. Per anni ho seguito esclusivamente i ragazzi delle medie accompagnandoli verso la tappa importantissima della Cresima che, purtroppo, è chiamata il sacramento del “ciao” poiché solitamente, sbrigata questa “pratica”, i ragazzi spariscono (fortunatamente non è sempre così).

Ora invece sto seguendo i piccoli (adorabili) che hanno iniziato il cammino della I.C.F.R.

No, non è la sigla di una società segreta ma significa: Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Devo ammettere che a me questa novità ha dato molto da pensare: perché cambiare una cosa che è andata avanti, e bene, per anni e anni? I motivi sono molti: introdurre progressivamente al mistero di Cristo, dare il giusto risalto all’incontro con l’Eucaristia che deve ridiventare (come nelle origini) il nutrimento della vita del cristiano , e non ultima la necessità di cercare la “complicità” dei genitori nell’educazione cristiana visto che sono proprio mamma e papà i primi educatori dei figli.

Ho assistito perciò con soddisfazione all’entusiasmo che si respirava durante il primo anno di iniziazione sia da parte dei bimbi che dei loro genitori, ma questo mio sentimento si va purtroppo affievolendo di anno in anno vedendo che questi ultimi partecipano con meno assiduità ai (veramente pochi) loro incontri. Né è servito spostarli dalla domenica ai giorni feriali per favorire quelli che poi erano i primi a mancare. I bimbi invece hanno frequentato gli incontri con assiduità e profitto dando loro una bella lezione.

Uno a zero per i figli, direbbe qualcuno di nostra conoscenza, e ha ragione da vendere.

Stai un po’ a vedere che saranno i ragazzi ad educare mamma e papà e no viceversa? Che smacco per noi poveri genitori. Suvvia, alziamo la testa perbacco, dimostriamo ai nostri figli che le ore che dedichiamo loro sono le più preziose e quelle a cui teniamo di più. Andiamoci agli incontri, con serenità e soddisfazione. Per finire devo confessare di non essere una buona catechista, che non so se ho seminato qualcosa di buono o se i semi che ho gettato si sono persi o inariditi, ma come ci insegna Qualcuno, non bisogna mai stancare di seminare: prima o poi qualche seme trova terreno fertile nel quale crescere e fruttificare. Devo anche dichiarare che (come tutti i catechisti)ho voluto e voglio bene a tutti i bimbi e ragazzi che ho seguito a catechismo, che ho pregato per loro e con loro, che ho trepidato alla loro Cresima facendo mie le loro paure, l’emozione e la gioia e so già fin d’ora che il giorno fatidico nel quale i nostri ragazzi dell’ICFR incontreranno Gesù per la prima volta nell’Eucaristia (che a ragione deve essere il culmine della vita del cristiano) piangerò di gioia con voi cari “colleghi” genitori e avrò la certezza che Gesù in quell’unione piena di amore e di dono, entrerà nei loro piccoli cuori per accompagnarli per tutta ls vita.

La Santa Comunione non sarà il punto di arrivò ma di partenza per la loro vita di veri cristiani.

Deli




Santi delle nostre terre

Caterina Comensoli da Bienno: Santa !!!

Qualche anno fa è apparso in libreria un bel libro dal titolo un po’ curioso: “I Santi danno fastidio”. Dentro quel libro vengono date anche, in modo chiaro, le ragioni del titolo.

caterina comensoli

È vero: i Santi danno fastidio! Ma... perché?


Caro lettore/lettrice, la nostra Valle, questa nostra terra Camuna benedetta da Dio, dovrà un giorno fermarsi, interrogarsi, chiedersi il perché di tanta Grazia dal Cielo e per di più, fatta eccezione per le Sante di Lovere, tutta concentrata in questa nostra Zona.

Ne siamo degni?

Le Sante di Lovere, Beato Giuseppe Tovini, Beato don Mosè Tovini, Beata Annunciata Cocchetti, Beato Innocenzo da Berzo e ora Santa Geltrude Comensoli. Quanta Grazia di Dio e che varietà di doni!

Papa Benedetto all’Angelus del 1° Novembre scorso diceva: «Visitando un vivaio botanico, si rimane stupefatti dinanzi alla varietà di piante e di fiori, e viene spontaneo pensare alla fantasia del Creatore che ha reso la terra un meraviglioso giardino. Analogo sentimento ci coglie quando consideriamo lo spettacolo della santità: il mondo ci appare come un "giardino", dove lo Spirito di Dio ha suscitato con mirabile fantasia una moltitudine di santi e sante, di ogni età e condizione sociale, di ogni lingua, popolo e cultura...»

La Santa Geltrude, nuovo fiore di questo Giardino, canonizzata nello scorso 26 Aprile, insegna all’uomo di oggi, frettoloso e distratto, a fermarsi, a STARE con LUI.. per fare rifornimento per poi andare a FARE BENE IL BENE.

Sempre Papa Benedetto XVI, nell’omelia pronunciata in occasione della Canonizzazione di Madre Comensoli diceva: «In una società smarrita e spesso ferita, come è la nostra, ad una gioventù, come quella dei nostri tempi, in cerca di valori e di un senso da dare al proprio esistere, santa Gertrude indica come saldo punto di riferimento il Dio che nell’Eucaristia si è fatto nostro compagno di viaggio. Ci ricorda che “l’adorazione deve prevalere sopra tutte le opere di carità” perché è dall’amore per Cristo morto e risorto, realmente presente nel Sacramento eucaristico, che scaturisce quella carità evangelica che ci spinge a considerare fratelli tutti gli uomini».

Cari lettori, abbiamo avuto, tutti, in dono un grande DONO, un esempio da imitare perché noi e la nostra Valle torniamo a diventare Giardino che offra fiori belli, freschi, profumati di Santità.

A noi tutti, l’augurio di un buon cammino.

Don Aldo




Santi delle nostre terre

La santità è possibile a tutti

Don Arcangelo Tadini, fondatore delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, è stato proclamato Santo da papa Benedetto XVI il 26 aprile 2009 a Roma, insieme ad altri quattro nuovi santi tra cui suor Geltrude Commensoli nativa di Bienno.

Arcangelo Tadini

La nostra Chiesa bresciana ha veramente di che gioire e ringraziare il Signore!

Anche la Chiesa del Burundi ha esultato per la canonizzazione di don Tadini con canti e danze a rullo di tamburi. Il Burundi, paese dalle mille colline e dai mille colori, è stato contagiato dalla gioia esplosa dal cuore di noi Suore Operaie presenti in questa terra da più di 40 anni per vivere il dono dello Spirito affidatoci dal nostro Fondatore: evangelizzare il mondo del lavoro attraverso la condivisione del lavoro stesso, con una particolare attenzione alla gioventù e alle famiglie, avendo come modello la vita di Gesù, Maria e Giuseppe a Nazareth.

Quando il papa proclama dei nuovi santi intende proporli alla Chiesa Universale, ad ogni cristiano, come modelli da imitare e intercessori da invocare.

Don Tadini sacerdote bresciano, vissuto tra il 1846 e il l9l2 è una figura limpida e affascinante. Uomo intraprendente, prete autentico, ha intrecciato sapientemente rischio e fede, amore per gli uomini e amore per Dio, austerità e tenerezza, azione e contemplazione.

La sua azione sociale a favore dei lavoratori e la sua attenzione ai bisogni delle famiglie e dei giovani sono molto apprezzati dal popolo burundese che beneficia dei tanti servizi offerti dalle Suore Operaie nei differenti settori: sanitario, educativo, di pastorale sociale e familiare e nella condivisione diretta del lavoro manuale, soprattutto nella fabbrica di tè, nelle cooperative e nella coltivazione della terra.

Da approfondire è l’aspetto contemplativo del Tadini, prete secondo il cuore di Dio, uomo di preghiera, innamorato dell’Eucaristia, uomo appassionato di Dio e dell’umanità, che amava il silenzio, capace di ascolto profondo e grande predicatore; uomo di penitenza e di sacrificio, forte e fiducioso nelle difficoltà, umile e obbediente alla Madre Chiesa; uomo di pace e di riconciliazione.

Don Tadini insegna a tutti noi che la santità è un cammino possibile ad ogni persona, in qualunque stato o condizione di vita essa si trovi, perché “La santità consiste nell’amare il Signore con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente, con tutta l’anima nostra... ecco quello che basta per essere santi: amare il Signore!” E quando si ama il Signore, si ama necessariamente anche il prossimo.

Al popolo del Burundi Tadini ricorda in particolare che l’amore passa per la riconciliazione con Dio, con se stessi e con i fratelli. Grazie alla riconciliazione la pace diventa una realtà concreta e duratura.

Con don Tadini a tutti noi bornesi, burundesi e abitanti del mondo intero il nostro migliore augurio di santità: “Coraggio, dunque, un’occhiata al cielo e poi avanti!

Sr Ester




Oratorio Arcobaleno

Il popolo delle 5.40

Settimana di convivenza per gli adolescenti presso casa delle suore.

gruppo adolescenti ai fornelli

Coesione tra i giovani, nuove amicizie, presa di coscienza delle proprie scelte e acquisizione di responsabilità e indipendenza. Sono stati questi gli obiettivi della “settimana di convivenza” che si è svolta da domenica 29 marzo a domenica (delle palme) 5 aprile presso la “Casa delle suore”: una banda di adolescenti bornesi ha vissuto insieme, condividendo ogni cosa, dal risveglio mattutino ai pomeriggi di studio, dalla cena all’attività serale, senza dimenticare la scuola e i soliti impegni che occupano normalmente la giornata. Il tutto sotto la vigilanza del buon don Alberto e degli animatori.

La proposta è stata accolta con entusiasmo dai ragazzi, nonostante i genitori abbiano avuto qualche (comprensibile) riserva: “Convivenza?” “E lo studio?” “Ma per i pasti come fate?”.

Già l’organizzazione sembrava un’impresa: doversi trovare per stabilire i vari turni per preparare la colazione, il pranzo e la cena, e trovare una combinazione che ci permettesse di mantenere, comunque, i nostri impegni serali, come gli allenamenti, le lezioni di scuola guida e lavori vari.

Iniziata l’avventura, abbiamo dovuto fare subito i conti, la prima mattina, con gli orari di risveglio (dialogo tra due partecipanti al risveglio, alle 5.40: “Svegliati, svegliati!”... “eeeh, sono 5 e 40?” “sì!” “noooooooooooo!”) e senza la mamma che ci preparava la colazione.

Arrivati poi da scuola, ci si dedicava allo studio o a dei lavori per la comunità. Impegni quotidiani permettendo, poi, si cenava e si passava la serata in compagnia, tra film, tornei di mùra e bina, altro studio. L’esperienza della settimana di convivenza si è conclusa con la partecipazione del gruppo alla Veglia delle Palme notturna a Brescia e l’ascolto dell’intervento del vescovo Monari: un momento di grande riflessione, oltre che di comunione e unione tra noi ragazzi.


Sicuramente l’esperienza ha contribuito alla crescita personale di ognuno. Dover rendere conto di quello che facevamo quando uscivamo ai prefetti (due ragazzi del gruppo che avevano la responsabilità su tutta la casa per una giornata), è stato un modo per acquisire maggiormente il senso del rispetto reciproco. Dover collaborare tra di noi e convivere 24 ore su 24 con persone con cui si passano solamente poche ore durante gli incontri, è stato un modo per instaurare nuove amicizie e rafforzare quelle vecchie.

È stata dura, certo! Ma sicuramente è stata un’esperienza divertentissima e unica, oltre che produttiva e costruttiva, un'esperienza da rifare!




Oratorio Arcobaleno

Una sola grande famiglia

gruppo adolescenti

Sembrava un’impresa impossibile e, invece, si è rivelata un’esperienza fattibile.

Quando don Albero parlò a noi animatori della possibilità di far vivere ai ragazzi, adolescenti e giovani un’esperienza di condivisione in autonomia, per una settimana nella casa delle suore, ci sembrò una splendida idea.

Io, personalmente dubitavo un po’ per problemi di attuazione pratica.

Ho dovuto fare i conti con la “temerarietà” del Don che, parlandone con i ragazzi, ha cominciato a raccogliere più adesioni del previsto. Sappiamo bene quanto i ragazzi rispondano di fronte a tutto ciò che per loro corrisponde a un nuovo stimolo.

gruppo adolescenti

Ci siamo così ritrovati noi animatori a ragionare su questa ipotetica settimana, pensando agli obiettivi, alle finalità e regole. Il primo passaggio era pronto.

Preparati i moduli di iscrizione con la richiesta di delega di responsabilità da parte dei genitori e le richieste di firma di adesione al "contratto" richiedendo responsabilità ad ogni partecipante e specificando gli obiettivi:
- stare insieme come in una grande famiglia dove uno deve essere rispettoso dell’altro;
- mantenere gli impegni quotidiani (priorità per la scuola e lo studio);
- collaborazione nella conduzione della casa;
- condivisione dei momenti di preghiera;
- rispetto delle regole.

La finalità era vivere una settimana in autonomia, con la possibilità di rafforzare il grado di amicizia, misurando onestà, rispetto e osservanza delle regole.

Il risultato? Possibilità di CRESCITA PERSONALE.

Un grosso scoglio è stato organizzare i vari gruppi di lavoro che, in base agli impegni scolastici e sportivi, dovevano concretamente provvedere alla sveglia per la colazione, al riordino, alla preparazione dei posti, alle pulizie e così via.

Ci sono servite tre riunioni per mettere tutto nero su bianco, spesa e menù settimanali compresi: era tutto pronto e sotto la supervisione del don!

In 40 hanno fatto l’ingresso nella casa domenica sera 29 aprile, con le loro valigie piene di indumenti personali, zaini con i libri per la scuola, ma il bagaglio più importante, a mio avviso, era la loro voglia di stare insieme e ognuno, con il proprio metro di misura, il proprio carattere e la propria personalità, sperimentarsi in questa nuova avventura.

Pur conoscendo tutti i ragazzi, chi in modo superficiale, chi in modo più profondo, passare i momenti liberi all’interno della casa è stata per me l'occasione per cogliere tutte quelle sfumature che solo la convivenza ti può permettere di notare.

Negli occhi dei nostri ragazzi mi è piaciuto vedere lo sguardo del figlio che mi è mancato, e questo li ha resi per me ancor più speciali, senza per questo tralasciare il mio ruolo di educatrice che, in alcuni momenti, ha richiesto anche un giodizio critico ed obiettivo, fino ad essere ferma di fronte a quegli aspetti di trasgressione che dovevano necessariamente essere indirizzati al bene per loro.

L’esito della settimana, posso dire è stato impegnativo, ma ben riuscito.

La mia speranza è che i ragazzi abbiano riportato a casa un bagaglio non più pesante, ma più ricco e per qualcuno forse più oneroso, quindi... speriamo alla prossima esperienza.

Devo un elogio particolare ai prefetti che ogni giorno guidavano la preghiera e prestavano attenzione vigile su tutto il gruppo, e non di meno a don Alberto, risorsa arricchente, con il suo modo di essere padre, fratello, amico, ma soprattutto guida morale e spirituale.

Un grazie grande come il mondo.

Leo




Oratorio Arcobaleno

Tra spazi di fede, di mare e di gioco

Anche la gita 2009 dei chierichetti è stata l’occasione, per chi ha potuto partecipare, di vivere dei semplici e bei momenti di aggregazione, divertimento e vita di comunità cristiana. Unico neo: è stata troppo breve.

Loreto è un luogo molto significativo, al di là del mezzo di trasporto che vi ha effettivamente fatto arrivare le pietre della Santa Casa, si rimane estasiati dalla bellezza del santuario e di quanto in esso è contenuto, del viavai di gente che lo visita ma che non impedisce, a chi lo desidera, di appartarsi a pregare e consegnare alla Madonna le sue richieste di aiuto, materiali e spirituali.

chierichetti a Loreto

La collocazione dell’albergo era vicinissima al mare e per i ragazzi sono bastati pochi minuti di libertà per mettersi a piedi nudi e in mutande (non si era pensato al costume) per giocare in allegria tra loro e con gli adulti. Questi ultimi hanno cercato di mettere a nudo il proprio passato fanciullesco, partecipando ai giochi dei ragazzi mostrando il lato (B) goliardico del proprio essere.

Poi il parco divertimenti di Mirabilandia, con la bella giornata calda, ha dato l’occasione a tutti di far festa giocando con le belle attrazioni o vedendo gli spettacoli motorizzati degli stuntman. Anche qui gli adulti hanno seguito alla lettera le parole di Gesù e si sono fatti come bambini, giocando con loro e lasciando da parte tutte quelle “malinconie” (non mi veniva un altro termine) che troppo spesso incrinano i rapporti tra le persone.

Grazie da parte dei chierichetti e dei partecipanti ai Don ed alla parrocchia. Alla prossima.




Oratorio Arcobaleno

La preparazione alla cresima

Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto conforto.
O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.

cresimari bormo 2009

Sono i primi versi di una delle antiche preghiere sullo Spirito Santo, perché da sempre i Cristiani invocano il suo aiuto, forse mai così attuale nelle richieste. Mi piace pensare che questa splendida preghiera sia stata il filo conduttore della nostra preparazione al sacramento della Confermazione. Un percorso difficile non solo per l’impegno richiesto ma, per quanto mi riguarda, anche perché nessuno dei sacramenti che ho fino ad ora ricevuto, ha generato in me tanta insicurezza.

Se per la Confessione e per la Prima Comunione ho potuto contare sulla spensieratezza e l’incosciente entusiasmo dell’infanzia, cosi non è stato per la Cresima. Ben consapevole che mi stavo preparando a "completare" il Battesimo, non ho potuto fare a meno di considerare la Cresima un po’ come "il sacramento del passaggio" dall’infanzia all’età adulta, il sacramento della raggiunta maggiore età, con tutto il carico di disagio, di insicurezze, di responsabilità e di aspettative che questo comporta.

Anna e Aurelio da un lato, don Giuseppe e don Alberto dall’altro hanno sicuramente svolto un lavoro superlativo. Non deve essere sempre stato facile trasmetterci il loro entusiasmo!

Ognuno di noi ragazzi vive realtà e situazioni diverse quindi, inevitabilmente, accanto a qualcuno più interessato c’era chi, invece, era immerso in tutt’altri pensieri. Ecco allora puntuali i "blitz" di don Giuseppe nell’aula di catechismo e le sue temute interrogazioni anche se l’aria burbera che lo caratterizza non impaurisce ormai più nessuno. Noi ragazzi, più degli adulti, ben sappiamo che le sue reprimende si concludono sempre con una "pesante carezza", con un "doloroso buffetto" e con il suo appoggio incondizionato.

La preparazione alla Cresima è stata l’occasione per introdurre tutti noi "nell’arte di vivere" in modo davvero intenso, così da non aver bisogno di "sballi" nuovi per sentirci vivi. È stata vissuta attraverso esperienze profonde, oltre che attraverso i fin troppo prudenti discorsi sulla vita. Accanto a momenti di silenzio, meditazione, preghiera ci sono stati molti momenti conviviali e allegri, passati insieme, perché anche all’interno del gruppo ci è stato dato modo di esercitare il nostro senso di responsabilità.

Il giorno della Cresima lo Spirito Santo non ha badato a spese e ci ha donato, non uno ma ben sette doni: contenti o tristi, sicuri o incerti possiamo contare su un amico in più al nostro fianco. Giocare la partita del Vangelo nella vita di ogni giorno sarà più semplice perché Lui renderà forti le nostre gambe.

Non trovo parole migliori, per concludere queste mie brevi riflessioni sulla preparazione alla Cresima, che i versi finali della preghiera con cui ho aperto. Quale miglior auspicio...

Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.
Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confìdono, i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.
Amen.

Giacomo

cresimari bormo 2009

Appena iniziato l'anno catechistico i nostri catechisti hanno iniziato a prepararci ad un importane passo della nostra vita di fede: la cresima, il quarto sacramento.

Inizialmente nuove preghiere sono state aggiunte all'incontro come l’invocazione allo spirito, e durante ogni lezione ripassavamo i sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio.

Dal 2009 ai soliti incontri si sono aggiunti quelli con don Giuseppe, che ci ha aiutato ad approfondire il significato dei sacramenti, della Bibbia, delle parabole e dei miracoli e altri argomenti come le virtù cardinali.

Il giorno della Cresima era fissato per il 26 aprile 2009, e il nostro Cardinal Re ci avrebbe conferito il sacramento con il crisma.

Durante l’anno i nostri catechisti ci hanno proposto anche un’opera di carità: donando ciascuno 1,50 euro abbiamo potuto aiutato un bambino delle Filippine nelle prime necessità quali il cibo e le medicine.

Arrivato il periodo di Pasqua don Alberto ci ha proposto di andare a Brescia per la Veglia delle Palme guidata dal vescovo. Quasi tutti abbiamo aderito e, dopo un lungo momento di preghiera, siamo tornati a casa tutti un po' assonnati.

La settimana dopo abbiamo preparato la Veglia di Pasqua e anch'io ho letto durante la celebrazione, che è stata molto bella. Poco dopo il Don ci ha chiamato per versare l'acqua, appena benedetta durante la Messa, in piccole bottigliette che il giorno di Pasqua sono state messe a disposizione per chiesa di chiunque le volesse prendere.

Il lunedì di Pasqua siamo partiti per Malonno, dove per due giorni abbiamo vissuto il nostro ritiro con momenti di preghiera, di gioco, di impegno e di svago.

Una settimana prima del fatidico appuntamento abbiamo partecipato alla preghiera serale in cui, ogni giorno, abbiamo pregato insieme e riflettuto su un singolo dono dello Spirito Santo.

Il 26 aprile ci siamo presentati tutti ben vestiti, alle dieci siamo andati ad accogliere e salutare il Cardinal Re e alle dieci e trenta ci siamo avviati, un po' emozionati, verso la chiesa per la solenne celebrazione della nostra Cresima.

Alessandro




Oratorio Arcobaleno

I nostri bambini scrivono al Papa

Borno 28-3-2009

Vostra Santità Papa Benedetto XVI, siamo gli alunni di Borno, un paese in montagna in provincia di Brescia, in Valcamonica. Frequentiamo la classe IV A della Scuola primaria.
Forse Lei ha già sentito parlare del nostro paese: qui è nato il Cardinale Giovanni Battista Re.
Abbiamo deciso di scriverLe perché a scuola stiamo imparando i vari tipi di lettera.
Come sta?
Sappiamo dalla televisione e dai giornali che ogni giorno deve affrontare tante situazioni difficili. A Lei stanno a cuore tutte le persone, ma soprattutto quelle che soffrono a causa della guerra, della povertà e della malattia.
La ricordiamo e Le siamo vicini con la preghiera.
Durante la Quaresima, prima della scuola, andiamo in chiesa a pregare guidati da don Giuseppe e da don Alberto.
Tutti noi, caro Papa, avremmo un grande desiderio: vorremmo invitarLa a visitare la nostra bella chiesa ed il nostro paese. Il 19 luglio 1998 Papa Giovanni Paolo II è stato a Borno! Noi però siamo nati l'anno dopo e non l'abbiamo conosciuto.
Sarebbe bello poterLa abbracciare e stare con Lei una giornata. Ci pensi...
Volevamo sapere se quando era bambino Le piaceva andare a scuola, perché noi non la frequentiamo con lo stesso entusiasmo: ci sono giorni sì e giorni no.
Un giorno la maestra ci ha chiesto cosa avremmo voluto fare da grandi... che sorpresa!... Il nostro compagno Luca vorrebbe diventare Papa e sta già pensando al nome. Che bello se si avverasse!
La ringraziamo per il bene che vuole a tutti i bambini del mondo e per il tempo che ci ha dedicato leggendo questa lettera.

Un affettuoso abbraccio e un caloroso saluto
dai bambini e dalle insegnanti di IV A.

P.S. Le scriviamo il nostro indirizzo perché vorremmo ricevere una lettera da Lei: Scuola Primaria “A. Trotti” Piazzale Caduti, 1 - 25042 Borno (BS)


Dal Vaticano la risposta

lettera dal Vaticano




Oratorio Arcobaleno

Al “Cogno d'oro” Borno c’è!

divise coro arcobaleno

Quando avevo dieci anni, il curato di Borno era don Marco Busca. Era un appassionato di musica e di canto e si era inventato di mettere insieme un piccolo coretto di bambini da portare al Cogno d’Oro, la rassegna canora annuale della Valle Camonica. Sarebbe stata la prima partecipazione per Borno.

Sempre quando avevo dieci anni, già mi piaceva cantare e passavo ore e ore a far venire il mal di testa a mamma e papà, urlando a squarciagola e canticchiando i jingle degli spot pubblicitari, con tutte le parole sbagliate: una piccola rompiscatole canora.

Naturalmente l’invito fattomi da don Marco fu accolto con entusiasmo, tanto che mi ritrovai a fare la solista con la mia amichetta Chiara Magnolini: cantavamo “Bambinissimi Papà”. Bei tempi... Ancora ricordo le parole.

Dopo quella volta, per un motivo o per un altro, Borno non ha più partecipato al Cogno d’Oro, fino a 8 anni fa quando, spinto da alcuni genitori (Alberto ed Egle), è rinato il coretto parrocchiale.

Figuratevi che il presentatore era lo stesso di quando avevo 10 anni (ed è tutt’oggi al suo posto)! Mi ha perfino detto: “Ho scoperto che quando Borno è venuto a cantare l’ultima volta, la solista o eri tu o una che si chiamava come te!” “Ehm... Ero io...” “Ma pensa un po’! Che coincidenza!”

Già, che coincidenza, eh?

E oggi, dopo otto anni, il Cogno d’Oro è una delle tappe fondamentali del Coro Arcobaleno di Borno. Prima con la partecipazione straordinaria di Camilla (la chitarra) e poi con le basi di Domenico Faustinelli dell’Alfa Liscio. Prima con le coloratissime magliette estratte dagli armadi dei coristi e oggi con la nostra bella divisa ufficiale (Grazie don Alberto!). Prima con “Bongo direttore di Banda”, poi con “We are the World” o “Un amico è così...”

E tutti gli anni c’è sempre qualcuno di noi che vi partecipa per la prima volta! È bello vedere i “veterani consumati” che dicono frasi come: “Non ti preoccupare! Tra 5 minuti è tutto finito!” oppure “Non ci pensare e divertiti!”, che sono poi le cose che gli dico io...

Piccoli coristi crescono. Eh, sì. Non so se tra vent’anni i coristi di oggi si ricorderanno l’ansia, l’euforia, le risate, le prove e tutto il resto, ma secondo me qualcuno di loro, anche a distanza di anni, canticchierà ancora “Magiche note, scrive il mio cuore...” o forse “Fa più rumore un albero che cade...” E chissà che i loro figli partecipino a loro volta... Il cerchio sarebbe proprio completo.

Per intanto, noi andiamo avanti e cantiamo, in attesa della prossima performance, ma anche in attesa di nuovi coriste e coristi!

Annalisa




Oratorio Arcobaleno

All’arrembaggio!!!

La scatenata ciurma di Borno il 28 giugno è salpata verso la sperduta isola d'Astrio per vivere un emozionante avventura all’insegna del divertimento. Per chi non l’avesse capito: camposcuola a tema piratesco con 70 impavidi corsari protagonisti di questa straordinaria settimana.

Il mitico capitano don Alberto, nonostante i vari impegni, è riuscito a rendere indimenticabile questo camposcuola, grazie anche al prezioso aiuto dell’impavida e geniale Annalisa e dei suoi fedeli e instancabili animatori, che hanno guidato la nave con impegno e tanta pazienza, in un mare pieno di sorprese.

Un grazie particolare alle nostre ineguagliabili cuoche, Laura, Anna, Patrizia e Antonella, che sono riuscite a sfamare le nostre insaziabili bocche, dandoci l’energia necessaria per affrontare le varie battaglie.

Una settimana ricca di emozioni e di soddisfazioni tra giochi, balli, canti e sfide in cui i “Pirati Sbronzi” e gli “Alpini del Mare” si sono impegnati per conquistare il titolo di miglior ciurma.

Entrambe le squadre sono giunte alla fine al più grande dei tesori: l’amicizia e la collaborazione tra grandi e piccini. Abbiamo imparato a vivere un’esperienza di gruppo aiutandoci a vicenda e, anche se talvolta c’è stato qualche bisticcio o crollo di nervi, alla fine tutto si è concluso per il meglio.

Un’altra attività della settimana è stata quella di preparare i nostri attori, cantanti e ballerini per l’immancabile serata finale: “Amici di don Alberto”, con la straordinaria partecipazione di Michol Jeckson. Le due squadre si sono affrontate in prove di canto, ballo e recitazione con un solo vincitore: “Pirati Sbronzi”, nonostante il notevole impegno degli “Alpini del Mare”.

Un grazie a tutti i bimbi per averci ascoltato e spesso anche sopportato, perché ci hanno insegnato tanto e perché senza di loro la nostra presenza non avrebbe senso.

Vi aspettiamo l’anno prossimo numerosi!!!

Basì e basocc

Gli animatori




Oratorio Arcobaleno

13 Luglio 2009: 3, 2, 1 GREST

Oggi inizia il Grest 2009, Nasinsù. Il tema di quest'anno è "Il Piccolo Principe". Come sempre, il nostro Grest sarà un'occasione per stare insieme e per divertirsi, imparando i valori dell'amicizia, della generosità, della fede, dell'altruismo e dell'unicità di ciascuno di noi.

Già da tempo noi animatori e assistenti stiamo organizzando le tre settimane pienissime che ci aspettano... laboratori, giochi, e attività sono ormai pronti. Noi, invece, ci stiamo ancora preparando psicologicamente!

grest 2009

Da oggi circa 200 tra bambini e ragazzi si riuniranno all’oratorio Arcobaleno di Borno, addobbato ad hoc, per vivere tra balli, canti e giochi, i prossimi caldi (si spera!) pomeriggi di Luglio. Speriamo che il tempo ci assista e che gli angioletti la finiscano di buttar giù acqua a secchiate!

In programma 3 gite: la prima ci porterà al famosissimo Lago di Lova, che sebbene sia una meta conosciuta e frequentatissima, non stanca mai. Fra partite a "fettucce" e al tiro alla fune prenderemo il sole (sempre, si spera!) e ammireremo le bellezze del nostro paesello.

La settimana seguente, invece, si scenderà in Valle, fino al Parco delle Terme di Boario (sorpresa, sorpresa!!) e concluderemo in bellezza con la gita al Parco Acquatico "Le Vele", dove tra scivoli, kamikaze, sciacquoni e tubi neri, prenderemo sicuramente una bella “strinata” (prego, munirsi di crema da sole protezione 80!!).

Propositi per questo Grest: non perdere nessuno, far divertire tutti, consolidare vecchie amicizie e sperimentarne di nuove, insegnare e imparare qualcosa. Beh, fin’ora ci siamo sempre riusciti e anche quest’armo non vi deluderemo! Quando leggerete questo articolo, il Grest sarà già finito, ma non dimenticato!

Un GRAZIE super a tutti gli animatori e assistenti, che si sono dati da fare, a don Alberto, ai numerosi bambini e ragazzi che trascorreranno i pomeriggi con noi e naturalmente alle tante mamme che ci aiuteranno e prepareranno la merenda! Yuppiiiiiii!!!

Gli animatori




Oratorio Arcobaleno

L'importanza dell'autostima nel processo di apprendimento

Tra i fattori emotivi che facilitano od ostacolano l'apprendimento, l'autostima risulta particolarmente importante. Essa è formata da una sorta di "costellazione mentale" positiva costituita da fiducia, sicurezza, immagine positiva di sé. A volte questa fondamentale dimensione risulta, nei nostri bambini/ragazzi, del tutto assente o molto carente, mentre altre sembra viaggiare a livello stratosferico, portando il soggetto a percepirsi costantemente come "genio" o come "campione".

Succede spesso che poi, alla resa dei conti, anche questa situazione non regga: la precaria impalcatura, di fronte alle dure prove del quotidiano, si sgretola lasciando strascichi pesanti di amarezza, di delusione, di frustrazione.

L'autostima: che cos'è?

Ciascuno di noi possiede un concetto di sé dato dall'insieme degli elementi cui fa riferimento quando si descrive. Possediamo cioè informazioni oggettive su di noi, ma diamo ad esse una valutazione soggettiva. Parliamo di "sé percepito" quando ci riferiamo alle abilità, caratteristiche e qualità che crediamo di avere; parliamo di "sé ideale" quando ci riferiamo all'insieme di quelle abilità, caratteristiche e qualità che vorremmo tanto possedere, ma che di fatto crediamo al momento di non avere. La vicinanza o la distanza tra questi due poli, costituiti appunto dal "sé percepito" e dal "sé ideale", dà origine alla presenza o all'assenza di autostima. Possedere alti livelli di autostima non significa, come alcuni erroneamente credono, essere perfetti, ma avere una visione di sé che comprenda sia carenze e limitazioni, ma anche pregi e punti di forza.

Perché è importante possederla?

Perché l'autostima dà numerosi effetti di ricaduta positivi. Ne citiamo alcuni:

Chi non ha autostima solitamente tende a chiudersi in se stesso, convinto che gli altri non possano che rifiutarlo, oppure, al contrario, è portato ad esibire una elevata immagine di sé nel disperato tentativo di dimostrare che è all'altezza, che ce la fa... L'assenza o la carenza di questa dimensione può anche provocare forme di fobia, di ansietà, di iperattività, di impulsività pesante, finanche di depressione.

Osservando intorno a noi...

Le persone che hanno fiducia e sicurezza sembra che attirino serenità e positività: sanno gustare le cose belle della vita, godono di amicizie profonde e durevoli, riescono solitamente a raggiungere i loro obiettivi. Si direbbe che sanno afferrare al volo la gioia.

Altre invece pare facciano ogni sforzo per allontanare tutto questo: ogni loro esperienza sembra destinata a finire male. Questi soggetti riescono in breve tempo a rovinare persino situazioni iniziate sotto ottimi auspici.

È ormai accertato che all'origine di questa difficoltà c'è un unico grave problema: l'incapacità di accettarsi per quel che si è.

Come si fa a capire se un bambino/ragazzo ha bassa autostima?

Molti sono gli atteggiamenti che permettono di capire. Ecco i più importanti:

Partire da se stessi!

Assolutamente prioritario per un genitore, ma molto importante anche per un insegnante che voglia essere veramente d'aiuto ai suoi alunni nella costruzione di questa dimensione, è interrogarsi sulla propria autostima. Infatti noi adulti comunichiamo non ciò che diciamo a parole, ma ciò che testimoniamo col nostro modo di essere e di agire. Non potremo mai aiutare gli altri a costruire elevati piani di autostima, se continueremo a trascinarci problemi aperti al riguardo, sottovalutandoci costantemente e pesantemente o rifiutando di riconoscere le nostre aree di forza. Per questo è utile che ciascuno di noi rivisiti se stesso, magari con l'aiuto di questo schema di lavoro:

Oltre a questo lavoro può anche essere utile rispondere ad alcune domande - vedi l'esempio sotto riportato - individualmente per poi confrontarsi in coppia o, se possibile, in piccolo gruppo.

In un prossimo articolo affronteremo un altro fattore emotivo importante: l'ansia.

Buon lavoro!

Lucia Pelamatti




di tutto un po'

Notte prima degli esami

Arrivati alla fine della quinta superiore, non resta altro che affrontare gli esami di maturità. Già all’inizio di settembre i profe continuano a ripetere questa parola e tutti di buon proposito dicono che ”quest’anno ci impegniamo di più", ”studieremo tutti i giorni", "staremo attenti in classe"... Niente di più sbagliato, visto che ogni onesto alunno che si rispetti continua a studiare il giorno prima delle verifiche e a prepararsi, come consuetudine, i suoi tradizionali metodi di copiatura, senza notare che il tempo passa... passa... e improvvisamente arriva giugno...

Caspita di già? E la tesina? Ovviamente bisogna ancora iniziarla, o meglio bisogna ancora sapere di cosa parli. Il tempo di prepararla (qui un ringraziamento speciale va fatto a internet) ed entri subito in clima esame.

Bisogna cominciare il ripasso di tutte le materie... aspetta un momento... Ripasso? Ti trovi i pomeriggi con i tuoi fedeli compagni e domandi: "ma perché questo argomento l’abbiamo fatto e non lo sappiamo?” "Non ricordi! Questa verifica l’abbiamo copiata tutta... che bambo che era quel profe... non vedeva neanche il libro aperto sul banco".

In quel preciso momento ti penti di tutte quelle volte che l’hai fatta franca... maledici gli insegnati buoni a nulla, e per la prima volta cominci ad apprezzare quelli che, anche a forza di odiarli, ti hanno costretto a sudare, lavorare ed imparare qualcosa di utile.

Non sai come, studi tutto il giorno e ti sembra di non ricordare nulla... e intanto il giorno dopo c’è il tema... diciamo la prova più facile. Sei comunque un po' emozionato perché non sai come sono gli esami.

Lo stesso giorno ti prepari per il secondo test, vai a dormire sfinito e stanco quando improvvisamente alle 2 di notte il telefono squilla... "Eh vai a vederla...!!" Sai tranquillamente che è la solita bufala perché ci sei cascato anche tu il pomeriggio e mandi al diavolo il tuo compagno che, poveretto, ti voleva solo aiutare.

Ok! Fatta anche questa non resta che finire gli scritti con il quizzone, dove fai valere la tua esperienza accumulata in cinque anni ad imparare strani metodi comunicativi, acrobatici e aerodinamici, che neanche un mimo saprebbe fare. Più o meno riesci a cavartela... manca solo la prova più importante: il colloquio orale.

Dal più bravo a quello già condannato, la paura, l’emozione e il pensiero su come sarà lì davanti a tutti c’è sempre. Nel momento precedente alla prova vedi di quelle ”gufate" che anche una finale di coppa campioni si sogna. I più secchioni della classe che hanno paura di essere bocciati, dicono di non sapere niente quando in realtà sanno tutto, e quelli più a rischio cercano persino nelle nuvole un segno divino per la promozione.

Ma è il tuo momento... ti chiamano... entri, inizi e finisci senza neanche renderti conto. Ogni orale ha la sua storia, diversa per ognuno, bella o brutta che sia, ma alla fine uno esce dalla classe, abbraccia i compagni e in quel momento non pensa a niente; sa solo che finalmente ha finito... o almeno lo spera.

Davide Rivadossi




di tutto un po'

Un milione di SI alla donazione

La consegna di un milione di volontà positive per la donazione di organi, tessuti e cellule dal Sistema Informatico Aido al Sistema Informatico Trapianti del Centro Nazionale Trapianti, è stato il momento più alto e coinvolgente del convegno svoltosi sabato 7 giugno a Firenze, in seno alla XII Assemblea nazionale elettiva dell'Aido.

Il passaggio è avvenuto con la consegna simbolica da parte del presidente nazionale dell'associazione, Vincenzo Passarelli, al direttore del Cnt, Alessandro M. Costa, di questo milione di si alla donazione. “Il passaggio del milione di si dal SIA al SIT - ha affermato Passarelli - permette un accesso ai dati dei donatori in tempo reale, rendendo così un servizio di utilità sociale”.

Attraverso la rete i due sistemi potranno dialogare in modo da avere il numero esatto dei potenziali donatori in ogni parte d'Italia. Ogni coordinatore regionale dei trapianti potrà evitare dispendio di tempo e avere immediatamente sul suo pc i dati di tutti i donatori disponibili. Si tratta, quindi, di un vero e proprio fiore all'occhiello nel settore della collaborazione tra volontariato e istituzioni.


Se permettete riporto un anniversario che per me assume un valore particolare, anche se non riguarda direttamente la comunità di Borno.

Nel 2009 il Gruppo Comunale Aido e la Sezione Provinciale Aido di Cremona da me personalmente fondati, festeggeranno i 30 anni di attività, essendo stati ufficialmente costituiti il 6 maggio 1979 grazie ad un piccolo gruppo di donatori Avis con il loro presidente Cav. Osvaldo Goldani.

Per celebrare degnamente la ricorrenza verranno organizzate diverse manifestazioni, che saranno rese note dalla stampa locale e non. Sono già state proposte l'assemblea del Gruppo Comunale con estrazione dei premi della lotteria (venerdì 27 febbraio), la “Giornata della rosa” con stand in Corso Campi (sabato 16 maggio) e una celebrazione religiosa in Cattedrale. Altri appuntamenti verranno definiti nelle prossime settimane.

Cav. Carlo Moretti




dalle missioni

Padre Narciso sequestrato da tre malviventi

8 luglio 2009

Cara Alina,
    è successo quasi una tragedia! Ricuperato dallo spavento, eccoti cosa mi è successo: sabato notte 4 c.m., finita la santa Messa prefestiva, stavo rientrando in casa quando sono stato sequestrato da tre malviventi armati! Con due pistole puntate alla testa, mi anno buttato sul letto, qualche colpo di pistola, hanno rovistato tutta la stanza da letto.

Ogni tanto mi minacciavano: volevano soldi, ma hanno trovato solo qualche spicciolo, non tengo in casa soldi, solo alla banca! Mi hanno portato via l'orologio da polso (ne ho uno di scorta della mia sorella!), hanno portato via la macchinetta elettrica per tagliare i capelli (la usavo molto per gli anziani del Ricovero) e poi mi hanno chiuso in stanza.

Dalla finestra della stanza sono riuscito ad avvisare l'impiegata; anche lei rientrava dalla Messa, poveretta, e, ancora più spaventata, è riuscita dal Ricovero ancora aperto a telefonare alla Polizia, che accorsa non ha trovato nulla, come sempre!

Dopo tutto mi è andata bene. Certo è un precedente preoccupante. Bisognerà stare più attenti! Ora vado a celebrare Messa accompagnato dagli anziani "armati di bastoni", poveretti... Senza fare molto allarme, comunica il triste episodio agli amici di Borno (parroco e Gruppo missionario), ai miei famigliari, al Centro Missionario. Speriamo che sia un fatto isolato, ma dalla fortissima disoccupazione (crisi siderurgica e del legname) purtroppo è nata questa nuova occupazione: rubare! Tutte le mattine il notiziario locale riporta simili episodi.

Ma devo tirare avanti. Non posso certamente abbandonare il Ricovero e le mie comunità ecclesiali. Sono la mia vita! Mi rimetto nella mani della Madonna, Regina della Pace, alla quale ho dedicato il Santuario costruito qui nel terreno del Ricovero! E ora più calmo, anche se la notte ora mi fa paura, vi ricordo tutti con affetto. A te e a tutti, salutoni.

Dal vostro Frei Narciso




Chiamati alla vita della Fede

battesimi Borno Estate 2009
Alessia Oliva
di Luca e Maria Chiappini
Borno 25-12-2008

battesimi Borno Estate 2009
Mirko Fortuzzi
di Sergio e Rosalinda Pernici
Borno 11-1-2009

battesimi Borno Estate 2009
Simona Sanzogni
di Carlo e Raffaella Fedrighi
Borno 3-5-2009

battesimi Borno Estate 2009
Lorenzo Gheza
di Daniele e Silvia Miorini
Borno 10-5-2009

battesimi Borno Estate 2009
Lorena Cotti
di Davide e Elisa Gheza
Borno 10-5-2009

battesimi Borno Estate 2009
Angelica Sandoni
di Diego e Maria Corbelli
Borno 24-5-2009

battesimi Borno Estate 2009
Anna Re
di Marco e Silvia Schiavone
Borno 7-6-2009

battesimi Borno Estate 2009
Giorgia Bettoni
di Roberto e Monica Girelli
Borno 14-6-2009

battesimi Borno Estate 2009
Sofia Fausta Baisotti
di Luigi e Graziella Bagatin
Borno 21-6-2009

battesimi Borno Estate 2009
Greta Rigali
di Sergio e Nicoletta Pezzoni
Borno 28-6-2009

battesimi Borno Estate 2009
Gioele Genziani
di Clemente e Serena Togni
Borno 19-7-2009

battesimi Borno Estate 2009
Nikolas Peci
di Alessio e Silvia Marx
Borno 26-7-2009

battesimi Borno Estate 2009
Micaela Butrichi
Alessandro e Laura Devecchi
Borno 1-8-2009


Chiamati all'amore sponsale

matrimoni Borno Estate 2009
Wladimiro Gadioli e Valentina Ricci
Binzago (MI) 4-5-2009

matrimoni Borno Estate 2009
William Bendotti e Elisa Cominini
Borno 23-5-2009

matrimoni Borno Estate 2009
Emilio Bellicini e Nicoletta Pelamatti
Pescarso di Breno 6-6-2009


Chiamati alla vita eterna

defunti Borno Estate 2009
Giovanni Rivadossi
19-7-1929 + 11-4-2009

defunti Borno Estate 2009
Fermo Martinelli
30-1-1927 + 12-4-2009

defunti Borno Estate 2009
Giacomina Giarelli
2-10-1926 + 4-5-2009

defunti Borno Estate 2009
Pietro Sanzogni
18-12-1928 + 5-5-2009

defunti Borno Estate 2009
Margherita Fiora
5-9-1928 + 1-6-2009

defunti Borno Estate 2009
Teresa Gheza
22-4-1947 + 24-6-2009

defunti Borno Estate 2009
Oliviero Baisotti
17-6-1958 + 9-7-2009

defunti Borno Estate 2009
Giacomina B. Mariotti
2-5-1921 + 11-7-2009

defunti Borno Estate 2009
Fermo Bendotti
26-12-1942 + 12-7-2009


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