Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

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Natale 2014


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S O M M A R I O




Regali di Natale

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La parola del PARROCO

Natale: la sorpresa di scoprirci amati

don francesco

Ci sono feste che ormai sono entrate nella tradizione culturale dei popoli e sono momenti di incontro, memoria, celebrazione di riti collettivi spesso vuotati del loro significato originario.

Una di queste feste è il Natale che ormai è diventato un appuntamento culturale che si celebra in tutto il mondo, ben oltre i confini territoriali e religiosi in cui è nato: la Palestina di Gesù.

Così le strade si rivestono di luci, grandi alberi di Natale campeggiano nelle piazze più importanti delle città, l’aria si fa frizzante di auguri, i sentimenti sembrano volgersi di più alla mitezza, ed i rapporti umani sembrano caricarsi di toni più adatti ad un vero, seppur generico, volersi bene.

Tutto bello, tutto vero, e meno male, perché anche il mondo senza questa boccata di ossigeno natalizio sarebbe peggiore e più cupo: ma il senso di questa festa qual è?

Non so quante persone posseggano la risposta a questa domanda, poiché essa ha radice molto lontana nella storia e soprattutto in un mondo assai diverso dal nostro.

Il Natale affonda le sue radici nelle miserie e povertà dell’uomo, povertà materiali come tante ce n’erano quando nacque Gesù e povertà umane e spirituali come ce ne sono in abbondanza anche oggi.

Il Natale della tradizione, della cultura dei buoni sentimenti è solo la pallida memoria di un dono giunto in soccorso alla nostra povertà più intima, quella del bisogno di essere amati per quello che siamo.

Per il nostro essere poveri nel ricevere amore venne Gesù, per la nostra incapacità di amare in modo vero e con perseveranza venne Gesù, per il bisogno di essere perdonati e di imparare a perdonare venne Gesù, perché potessimo sentire il calore della misericordia del Signore venne Gesù, perché potessimo ritrovare i contorni del volto di Dio sbiaditi nel tempo venne Gesù, perché potessimo ritornare nella casa del Padre e rimanere per sempre con Lui venne Gesù e per questo offri la sua vita sulla croce e ci acquistò la salvezza.

Il Natale allora non c’entra con la pace, col volersi bene tra noi, con una tregua di quindici giorni nel quotidiano campo di battaglia che è la vita. Il Natale invece è un dramma originato dalla prima povertà dell’uomo, la miseria del peccato, un dramma che si distende nella storia, che si innesta nella suggestione del presepio, e si consuma nella solitudine del Calvario, dove il Dio Bambino che ci fa tanta tenerezza è lo stesso Signore che ci ha creato per amore, è lo stesso Figlio del padre insanguinato della Passione, è lo stesso Crocifisso che accetta solitario il sacrificio della croce per amore nostro.

Lo Spirito più vero del Natale, di cui i nostri buoni sentimenti sono solo un piccolo anticipo di riconoscenza per un dono immeritato, è la Resurrezione.

Essa veramente immette nella nostra vita e nel mondo l’antidoto che combatte il veleno del male, delle violenze, delle ingiustizie, che ci fanno orrore a Natale.

La resurrezione soprattutto distrugge la morte che ci ha infettato fin dall’inizio e che narcotizza il senso vero della nostra esistenza, la coscienza del nostro destino orientato all’eternità, la volontà di agire con decisione per raggiungere quella meta ultima.

Il Natale dunque rinnovi in noi i buoni sentimenti di questo particolare tempo dell’anno, ma il mio augurio più vero è che il piccolo bambino del presepio ci guidi nel cercare anche i motivi che li originano, scoprendo che Lui è la ragione ultima del nostro esistere, del nostro faticoso agire nel bene, del nostro sperare nella eternità divina, dove ogni desiderio e ogni nostra povertà troverà finalmente risposta.

Don Francesco




Cüntòmela PER RIFLETTERE

Brescia e la formazione di Papa PAOLO VI

paolovi beato

Papa Montini ha vissuto a Brescia soltanto i primi 23 anni della sua vita, cioè appena poco più di un quarto dei suoi giorni. Poi vi tornò soltanto per brevi visite. Tuttavia, in più occasioni, Papa Paolo VI affermò di dovere molto a Brescia non solo perché in terra bresciana aveva imparato “che cosa sia il vivere in questo mondo”, ma soprattutto perché Brescia gli aveva dato quella formazione umana, culturale, civile, morale e spirituale, che tanto ha influito in lui, preparandolo agli impegni che sarebbero venuti a gravare sulle sue spalle.

Nei suoi anni formativi il giovane Giovanni Battista Montini, oltre che sul grande contributo ricevuto dalla famiglia, poté contare sul contesto ricco di religiosità, di cultura, di sane tradizioni, di impegno sociale e civile della Brescia dell'inizio del secolo scorso e fu sostenuto e guidato da belle figure di sacerdoti e di laici, di vera vita cristiana, che facevano parte delle conoscenze di famiglia. È fuori dubbio che la base della formazione del giovane Giovanni Battista fu tutta bresciana, anche se Roma poi lo arricchì non poco.

S.E. Mons. Pietro Gazzoli, Vescovo Ausiliare di Brescia, soleva dire che il futuro Papa, nella sua giovinezza, aveva avuto vicino ottimi sacerdoti bresciani, che lo aiutarono a sviluppare gli straordinari talenti, di cui la Provvidenza lo aveva dotato. Tra tali sacerdoti Mons.Gazzoli ricordava:

- Don Motta, curato di Concesio, uomo di preghiera, sacerdote umile e tutto dedito al bene delle anime.

- Mons. Defendente Salvetti, che collaborava col padre Giorgio per il giornale il “Cittadino” e nella cui casa a Piamborno la famiglia Montini faceva normalmente sosta quando, durante l'estate, si recava a Borno nell'arco degli anni 1903-1919.

- Mons. Giorgio Bazzani, sacerdote colto e parroco zelante, che ebbe più volte ospite nella sua canonica il giovane Battista Montini e che lo accompagnò nei primi viaggi all'estero.

- Mons. Angelo Zammarchi, che influì su Giovanni Battista Montini per l'amore allo studio, per la preparazione scientifica, per la pietà.

- Don Rigosa e Don Schena sono i sacerdoti che Montini trovò quando scriveva sulla rivista studentesca “La Fionda”.

- Padre Paolo Caresana, che fu il suo Direttore Spirituale.

- Mons. Domenico Menna, e la sua sorella Teresa, che più volte lo ebbero ospite nella loro casa a Chiari, procurandogli così l'occasione di stringere un rapporto con i Benedettini del vicino Monastero.

In una stagione successiva, Padre Giulio Bevilacqua lo aiutò a crescere sul piano della cultura, della riflessione e della comprensione della vita alla luce della fede. Utili gli furono anche i rapporti di amicizia con Mons. Manziana e con altri “Padri della Pace”.

Un influsso profondo ebbe sulla formazione del futuro Pontefice il Beato Mons. Mosé Tovini che lo iniziò allo studio della filosofia al fine di prepararlo ad incominciare gli studi teologici nel Seminario di Brescia e che fu anche suo professore di Teologia in Seminario.

Non è facile valutare la ricchezza del contributo che Giovanni Battista Montini ricevette da S.E. Mons. Giacinto Gaggia, Vescovo di Brescia, intelligente e coraggioso, che era legato a Giorgio Montini da una vera amicizia e che seguì personalmente il procedere degli studi teologici e della preparazione al sacerdozio del giovane Giovanni Battista e lo ordinò sacerdote nel maggio del 1920, inviandolo poi a Roma a laurearsi. Suo punto di riferimento bresciano, negli anni in cui era studente a Roma, fu l'on. Giovanni Longinotti.

Ricordo poi che, quando andai a trovare Mons Gazzoli in uno degli ultimi anni della sua vita, mi chiese se avevo letto l'articolo di una rivista del mese precedente, in cui si affermava che Paolo VI era diventato “tomista” (cioè fedele seguace di San Tommaso d'Aquino) a motivo dell'influsso di Maritain su di lui. “Hanno pubblicato una grande sciocchezza - mi disse Mons. Gazzoli accalorandosi - È stato Mons. Mosé Tovini a fare amare S. Agostino e S. Tommaso a Montini nelle lezioni private di filosofia che gli diede, al fine di prepararlo ai corsi di teologia nel Seminario di Brescia. Certo, Mons. Montini, negli anni di lavoro in Segreteria di Stato, lesse poi con interesse Maritain ed altri autori, ma la radice va cercata in Mons. Mosé Tovini”.

Fa onore a Brescia che non pochi sacerdoti e laici bresciani abbiano aiutato il giovane Montini a sviluppare i grandi talenti che il Signore gli aveva dato. Egli li seppe far crescere e fruttificare nell'orizzonte ampio che il lavoro in Segreteria di Stato, accanto ai Papi Pio XI e Pio XII, apri per lui.

Fu così che egli diventò, oltre che un Papa ricco di spiritualità, anche un pensatore profondo, acuto nell'analisi delle situazioni e geniale nell'individuare prospettive e soluzioni; fu un uomo di straordinaria sensibilità nei riguardi delle inquietudini e delle attese dell'uomo del nostro tempo.

Papa Paolo VI resterà nella storia per il ruolo che ha avuto nella prosecuzione e nella successiva attuazione del Concilio Vaticano II. Se, infatti, è di Papa Giovanni XXIII il merito di averlo indetto e aperto, si deve a Paolo VI l'averlo condotto avanti con mano sicura, rispettando in tutto la piena libertà dei Padri Conciliari e le competenze delle varie Commissioni, ma intervenendo opportunamente come Papa là dove era necessario intervenire. Egli fu il vero timoniere del Concilio. Papa Benedetto XVI ha affermato che “appare... quasi sovrumano il merito di Paolo VI nel presiedere l'Assise conciliare, nel condurla felicemente a termine e nel governare la movimentata fase post-conciliare” (Angelus del 3 agosto 2008).

Paolo VI resterà anche come il Papa che ha amato il mondo moderno, ne ha ammirato la ricchezza culturale e scientifica ed ha apprezzato i suoi progressi, le sue meravigliose scoperte, le agevolazioni che la scienza e la tecnica offrono agli uomini e alle donne di oggi.

Inoltre pochi come lui hanno saputo capire le inquietudini, le attese e le speranze dell'uomo moderno. Egli guardò al nostro mondo attuale con simpatia. Nella sua visita alla Basilica della Natività a Betlemme, il 6 gennaio 1964, disse di amare il mondo con stima e “immensa simpatia”, aggiungendo che “se il mondo si sente estraneo al cristianesimo, il cristianesimo non si sente estraneo al mondo”.

La sua sensibilità lo portò a riflettere sui problemi che la modernità pone alla fede cristiana e a cercare il dialogo con tutti, non chiudendo mai le porte all'incontro. Diceva: “la Chiesa e il Papa, aprendosi al mondo, vedono tante persone che non credono; da qui lo stile che deve essere attuato: dialogo con tutti, per annunciare a tutti la bontà di Dio e l'amore di Dio per ogni uomo e donne”.

Guardando al mondo con spirito di dialogo, mirò sempre a ristabilire un ponte fra la religione e il mondo. Con instancabile sollecitudine, si impegnò affinché la Chiesa fosse più che mai al servizio dell'intera umanità. In un mondo povero di amore e solcato da problemi e violenze di ogni genere, egli lavorò per instaurare una civiltà ispirata dall'amore, in cui la solidarietà e la collaborazione giungessero là dove la giustizia sociale, pur tanto importante, non può arrivare.

La “civiltà dell'amore” da costruire nei cuori e nelle coscienze è stata per Papa Montini più di un'idea o di un progetto; è stata la guida e lo sforzo di tutta la sua vita.

Per questa nuova civiltà Paolo VI si è speso senza misura, pregando ed operando, rinnovando le strutture della Chiesa, andando egli stesso incontro a tutti gli uomini di buona volontà e cercando tutte le occasioni per diffondere ovunque una parola di speranza e di pace, tutti invitando a superare gli egoismi ed i rancori. Nell'orizzonte della civiltà dell'amore va compreso il suo alto magistero sociale, mediante il quale si fece avvocato dei poveri e denunciò con coraggio le situazioni di ingiustizia che, purtroppo, esistono anche nel mondo di oggi.

Fu molto sensibile al problema della fame nel mondo, al grido di angoscia dei poveri, alle gravi disuguaglianze sociali e alle sperequazioni nell'accesso ai beni della terra. Levò alta la voce per dire che lo sviluppo e il progresso devono essere a vantaggio di tutti e anche di tutta la persona umana, che è corpo ma anche spirito. Paolo VI non fu soltanto un Papa grande e geniale, ma fu anche uomo di una spiritualità genuina e profonda. Al fondo del pensiero e dell'azione di Paolo VI c'è una spiritualità autentica, fatta di preghiera, di meditazione e di sconfinato amore per Cristo, per la Madonna, per la Chiesa.

Per questo ora godiamo per la sua beatificazione, che lo indica come un modello a cui ispirarci nell'impegno quotidiano. Paolo VI è stato non soltanto un maestro, ma anche un vero testimone, che ha cercato di indicare a tutti la strada che porta al Cielo ed ha operato instancabilmente per una società più giusta, più fraterna, più solidale.

Card. Giovanni Battista Re




Cüntòmela PER RIFLETTERE

Ma la Madonna appare a un'ora stabilita?

vescovo luciano

Da un avviso parrocchiale: “Domenica alle ore 16.30 recita del Santo Rosario; seguirà la celebrazione della Messa. Alle ore 18.40 la veggente avrà l’apparizione della Madonna…”. Mi viene un sussulto: come? si può programmare anche giorno e ora dell’apparizione della Madonna? Immagino la Madonna che, assunta in cielo in corpo e anima, viene nella parrocchia x, nel momento in cui la veggente la invoca e mi sento un poco a disagio. Negli ultimi tempi le ‘apparizioni’ della Madonna si moltiplicano, tanto che si ha l’impressione di una strategia di rivelazione universale. Ai luoghi tradizionali (Lourdes, Fatima, La Salette…) se ne aggiungono molti nuovi, tanto che i vescovi fanno fatica a seguire tutto, a valutare la veridicità delle esperienze, a suggerire o scoraggiare l’afflusso dei pellegrini nell’uno o nell’altro luogo.

Incoraggiare potrebbe essere un invito alla superstizione, al gusto dello straordinario; scoraggiare potrebbe essere una mortificazione dello spirito religioso. Come comportarsi? Come vuole Dio che ci comportiamo di fronte a questi fenomeni? Si ricorre al criterio evangelico dei frutti: se i frutti sono buoni, vuol dire che è buono l’albero, e viceversa. Ma anche questo non è un criterio sicurissimo: bisognerebbe che i frutti fossero tutti di un tipo – o tutti buoni o tutti cattivi. E purtroppo, di solito, i frutti si trovano mescolati; ci sono molti che si convertono e ritrovano la fede, la voglia di pregare: frutti buoni; ci sono anche manifestazioni di fanatismo o interessi economici ambigui: frutti acerbi.

Partiamo da una domanda semplice: dove si trova il Signore Gesù risorto? E dove si trova sua madre, risorta dopo di Lui e a motivo di Lui? Naturalmente non si trovano in un luogo particolare del mondo; in questo caso, sarebbe definibile il loro “luogo” con delle coordinate cartesiane. Non è così: il luogo del Signore risorto, quello che sarà il luogo di tutti i risorti con Lui è semplicemente Dio. Gesù risorto vive in Dio; Maria assunta vive in Dio; noi risorgeremo in Dio. Naturalmente, né io né chiunque altro può spiegare come sia fatto questo misterioso “luogo” che è Dio stesso o come si possa “abitare” in questo luogo; non possiamo perché non conosciamo Dio se non in modo parziale, attraverso l’analogia. Vengono in memoria le parole decisive del Concilio Lateranense IV secondo il quale il vero Dio è “immenso, onnipotente, immutabile, incomprensibile e ineffabile” e, di conseguenza, “tra il creatore e le creature non si può osservare una qualche somiglianza che non si debba osservare tra loro una dissomiglianza più grande".

Quando diciamo di Maria che “appare” a qualcuno in un luogo e in un tempo particolare vogliamo dire in quel luogo e in quel tempo una persona (o un gruppo di persone) ha vissuto un’esperienza singolare e intensa della presenza di Maria; che ha “visto” una forma umana riconoscibile come quella di Maria e udito parole umane la cui origine viene attribuita a Maria. Il fatto che altre persone, presenti nello stesso luogo e tempo, non facciano la medesima esperienza (non vedano la stessa forma e non sentano le stesse parole) significa che la percezione di Maria non è una percezione naturale (che ha origine cioè dai sensi e dal loro funzionamento usuale), ma, eventualmente, un dono speciale concesso a qualcuno per un motivo particolare di Dio. La forma, la natura, le caratteristiche di questa esperienza dipendono dal dono di Dio (che è libero) e dipendono dalla capacità ricettiva della persona stessa (che è comunque limitata).

Posto questo, posso rivedere le immagini che mi erano venute in testa leggendo: alle ore 18,40 (colpisce la precisione!) apparirà la Madonna. Questo non vuol dire che la Madonna accorrerà in quel momento nella parrocchia di x lasciando il paradiso di Dio; e nemmeno che chi sfortunatamente in quel momento si trovasse lontano dalla parrocchia di x dovrebbe necessariamente rinunciare a incontrare la presenza di Maria perché Maria è “altrove”. Vuol dire invece che la veggente, che vive una devozione mariana particolarmente intensa e ha avuto doni di preghiera particolarmente vivaci, si porrà in quel momento in un atteggiamento di preghiera, nel contesto di una comunità che pregherà con lei; che questa preghiera potrà renderla recettiva nei confronti della presenza soprannaturale di Maria (una presenza che, in qualche modo, c’è sempre quando un cristiano prega, ma che qualcuno, in un momento particolare, per grazia, può percepire con maggiore intensità e chiarezza); che addirittura, se Dio vorrà, in questa esperienza potrà accogliere un invito a un cammino di purificazione e di santificazione; che questa esperienza intensa potrà sollecitare altre persone presenti a fare anch’esse, nella preghiera, esperienza della vicinanza di Maria e, attraverso questa esperienza, esperienza dell’amore (anche) “materno” di Dio stesso… Per questo assume grande rilevanza il giudizio sulla maturità, la fede, la sincerità, l’umiltà, il disinteresse dei “veggenti”.

In ogni modo vale anche per questa esperienza un principio della filosofia scolastica, secondo cui: “quicquid recipitur, ad modum recipientis recipitur”, e cioè: tutto ciò che viene ricevuto, viene ricevuto secondo la capacità e il modo di ricevere di colui che lo riceve. Il professore dice le medesime parole a una scolaresca intera, ma ciascuno degli ascoltatori riceverà i messaggi dell’insegnante secondo la sua capacità di ricevere (di capire, comprendere, afferrare). La “veggente” parla e descrive la sua esperienza religiosa, sembra avere qualità buone di “ricezione”, altre persone sono portate ad aver fiducia in lei e accolgono come vere le sue parole, sono attirate a pregare a loro volta; ma, come per tutti, anche la ricezione della “veggente” non è completa e perfetta e la sua esperienza non può diventare una regola che definisce l’esperienza religiosa degli altri. Ci potranno essere reazioni diverse: per alcuni pregare insieme alla veggente (o dove ha pregato la veggente) significherà fare un’esperienza particolarmente intensa, sentire un invito urgente alla fede, a una vita nuova e migliore; per altri quella esperienza rimarrà una semplice (che non significa banale!) esperienza di preghiera mariana. Bisogna però diventare attenti ai rischi che sono presenti in ogni esperienza religiosa di questo tipo: il primo è che la fede cristiana venga ridotta ai fenomeni straordinari mentre la vera misura della fede è l’obbedienza a Dio (“fare la volontà di Dio”) nel quotidiano; il secondo è che il gusto del miracoloso allontani dalla fatica di vivere la durezza del mondo per gustare la dolcezza dei mondi immaginari; il terzo è che nella figura di Maria vengano sottolineati elementi secondari e ci si allontani dall’essenziale: il suo ascolto della Parola di Dio, la sua fede obbediente, la sua maternità divina, la sua esemplarità nei confronti del mistero della Chiesa.

In concreto: se qualcuno trova in queste esperienze un arricchimento della fede, se ne serva con semplicità. Ma stia bene attento a verificare in se stesso gli effetti reali: sappia distinguere una reale crescita di maturità spirituale da un’emozione spirituale ambigua. È sempre possibile vivere processi di regressione nei quali diminuisce il senso di responsabilità delle proprie azioni: andare dietro a illusioni non è senza conseguenze negative sulla propria vita. Per un cristiano il criterio vero è Gesù Cristo: questa esperienza ti porta a conoscere meglio e ad amare di più Gesù Cristo? Ti spinge a una vita più evangelica, cioè più ricca di fede in Dio, di amore verso gli altri, di dominio di te stesso, di servizio umile…? O in questa esperienza sei portato a dimenticare Gesù Cristo, ad abbandonare la Messa, a considerare superflua la Chiesa? Cerchi forse una via di fuga facile dalla realtà troppo pesante? Se vuoi essere all’altezza della tua dignità di persona umana, devi porti questi interrogativi e devi rispondere con verità. Al contrario, se qualcuno non sente bisogno di queste esperienze o non trova in esse un nutrimento vero dalla sua vita spirituale, rimanga tranquillo; non si faccia scrupoli come se stesse rifiutando una grazia, ma non diventi nemmeno accusatore impietoso della fede (considerata infantile) degli altri. [...]

I segni sono certamente preziosi, ma in sé rimangono insufficienti (cf. Mt 7,22-23) e possono anche essere ambigui (cf. Mc 13,22); la fede nel Signore Gesù morto e risorto, l’amore verso il prossimo sono invece pienezza di bene e fondamento sicuro di speranza. A questo ci conducono la Parola di Dio e l’eucaristia che debbono essere la traccia centrale del nostro impegno di tutti i giorni.

+Luciano Monari




Cüntòmela PER RIFLETTERE

Riguardo al Padrino: pane al pane vino al vino

Il mese di ottobre, mese che per noi precede la celebrazione delle Cresime, è sempre un po’ critico perché vengono al pettine nodi irrisolti, legati alla questione dei padrini e delle madrine dei cresimandi. Immancabilmente o negli incontri con i genitori o nei colloqui personali questo nervo scoperto duole, soprattutto perché bisogna ricordare quale è la regola della Chiesa in merito.

Per fare il padrino o la madrina al battesimo o alla cresima (non è così per i testimoni del matrimonio) sono necessarie alcune condizioni essenziali, che ammettono alcuni e per forza escludono altri nello svolgere questo compito.

Una prima condizione, per esempio, è quella di avere almeno 16 anni di età ed aver ricevuto i sacramenti della Iniziazione Cristiana. Il motivo è chiaro. Per guidare un cresimando dopo la cresima (questa è la funzione del padrino) è necessaria una certa distanza di età da chi riceve la cresima ed una sufficiente maturità nella fede e nella vita, e naturalmente aver ricevuto i sacramenti della Iniziazione Cristiana di cui il padrino si fa garante e maestro. Un padrino senza sufficiente esperienza di fede e lui stesso ancora incerto nel credere non è in grado di guidare un altro nella crescita cristiana.

Per questo un’altra condizione per fare il padrino è la pratica della fede che si manifesta vivendo in modo autentico (e non di facciata) l’essere cristiano, adottando comportamenti da cristiano che comprendono la partecipazione alla Messa domenicale, la preghiera personale, lo stile di vita morale specchio del vangelo. Questo è un campo poco verificabile oggi perché vi è molta mobilità tra le persone ed ognuno ha varie modalità di esprimere la fede, non sempre legate alla parrocchia di appartenenza. Meno ancora è verificabile, da parte del parroco che deve valutarne i requisiti, la vita di fede di un aspirante padrino quando questo proviene da un’altra parrocchia o diocesi. Questa verifica invece la possono fare i genitori di un cresimando (o anche di un battezzando). Non di rado tuttavia, accade che pur conoscendo la situazione non opportuna di una persona che non frequenta la vita di fede, palesemente non tiene comportamenti consoni alla vita di fede, vive in esplicita contraddizione alla fede, comunque viene invitato a fare il padrino proprio dai genitori che dovrebbero fare la scelta sapendo cosa è richiesto per questo compito. E poi nascono conflitti e discussioni che feriscono tutti.

Non entro poi nel merito dei motivi che determinano la scelta di un padrino, motivi di opportunità, di convenienza, di rispetto dei legami di parentela o di amicizia con qualcuno, se non anche motivi economici nemmeno tanto nascosti, in funzione per esempio di una buona gratificazione o un bel regalo. Questi sono criteri che molto spesso non c’entrano con la fede (e i sacramenti sono atti di fede), criteri avvilenti e diseducativi per un cresimando, soprattutto perché inducono a pensare che fare il padrino sia una questione meramente materiale, che nulla ha a che fare con la testimonianza di fede cristiana (non solo privata, ma anche pubblica) che invece il padrino per prima cosa deve dare.

Circa il compito principale del padrino, che è quello di essere guida e testimone della fede per un cresimando, si verificano le discussioni più acute, generate dalla gran confusione che c’è nella mente di tantissime persone quando si parla di situazione matrimoniale.

Paradossalmente la celebrazione del recente Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia ha indotto moltissime persone a pensare che siano cambiate le regole in materia di sacramenti per le persone che sono nella condizione matrimoniale irregolare: convivenze di persone mai sposate, matrimoni solo civili, matrimoni dopo il divorzio, convivenze di persone con un matrimonio fallito alle spalle.

Prima di entrare in questo argomento è necessario chiarire anzitutto che nulla è cambiato per tutti i cristiani cattolici, nessuno escluso, riguardo ai requisiti per ricevere i sacramenti in generale.

Ricordo che per questo: bisogna essere in Grazia di Dio e non avere peccati gravi per ricevere la Comunione. Se non si è in questa condizione di Grazia bisogna ritrovare la comunione con Dio mediante il sacramento della Confessione o Riconciliazione, che dona il perdono dei peccati, ma solo se si è pentiti e ci si distacca dalla condizione di peccato grave con un radicale cambiamento di vita. Se non si è disposti a fare questo passaggio o peggio ancora si mente al sacerdote sulla propria situazione di vita (accade anche questo purtroppo) non c’è perdono dei peccati e non si può ricevere la Comunione, anzi si aggrava la propria situazione davanti a Dio.

Questo vale per tutti i cristiani cattolici in ogni parte del mondo, indipendentemente dalla loro condizione di vita o matrimoniale e vale a maggior ragione per chi si propone di essere padrino di battesimo o di cresima.

Il problema si fa molto acuto quando ci sono situazioni irregolari, (convivenza di persone mai sposate, matrimonio solo civile, matrimonio dopo il divorzio, convivenza di persone con un matrimonio fallito), situazioni assai frequenti e che impediscono l’accesso alla Comunione perché se non c’è cambiamento e conversione non permettono di ricevere il perdono dei peccati.

I conviventi mai sposati prima, che non vogliono cambiare la loro situazione e quindi mancano del pentimento e del cambiamento di vita necessario per ricevere il perdono dei peccati non possono accedere alla Comunione fino a quando la loro unione diventerà riconosciuta dalla Chiesa con il sacramento del matrimonio. stante questa situazione nemmeno possono fare il padrino o la madrina.

Gli sposati solo civilmente sono in una situazione molto simile a quella dei conviventi mai sposati e benché il matrimonio civile sia già segno di maggiore considerazione di questa istituzione della società, non essendo un matrimonio sacramento non possono accedere alla Comunione fintanto che non è avvenuto il perfezionamento della unione celebrando anche il matrimonio sacramento. Anche questa situazione preclude la strada al proporsi come padrino.

Gli sposati civilmente dopo un matrimonio religioso dichiarato finito nei suoi aspetti civili con il divorzio, mancano delle stesse condizioni precedentemente richiamate riguardo alla confessione e per di più vi è un nuovo legame stabilizzato con matrimonio solo civile. Per questo non possono accedere alla Comunione e nemmeno accompagnare il cresimando a ricevere la Confermazione.

I separati possono accedere alla confessione e alla comunione (anche se la Chiesa tollera la separazione solo come medicina per ricomporre se possibile la coppia). Naturalmente la condizione è che non ci siano nuove relazioni dopo la separazione. In questa condizione un separato può fare da padrino andando incontro però alla curiosità a volte perfida di tante persone.

I divorziati, a patto che siano da soli e non abbiano nuove relazioni dopo il divorzio, che riconoscano le loro eventuali responsabilità nella rottura degli effetti civili del matrimonio (perché ognuno ne ha), che abbiano subìto il divorzio richiesto dall’altra parte, benché siano in una situazione spesso non compresa dalla gente, ma conosciuta dal confessore con cui si sono confrontati, possono accompagnare un cresimando o un battezzando ed accedere a Confessione e Comunione.

Tante situazioni molto varie, ma comunque abbastanza relative circa il numero e che non presentano grandi problemi soprattutto perché i giovani conviventi e i giovani sposati solo civilmente, come anche chi rompe un matrimonio per intrecciare nuove relazioni in grandissima parte dei casi, purtroppo, non sono interessati ad un serio cammino di fede e non sono disposti per questo a cambiare la loro situazione irregolare. Non si vede perciò perché mai debbano essere scelti o loro stessi si propongano di fare il padrino o la madrina del battesimo o della cresima quando per loro decisione non condividono scelte fondamentali della fede cristiana che dovrebbero poi trasmettere.

Il problema più penoso però riguarda i conviventi con un precedente matrimonio andato male o divorziati risposati civilmente dopo il divorzio. Queste persone spesso riallacciano un rapporto con Dio dopo il fallimento di un primo matrimonio, ma non possono contrarne un altro religioso perché sussiste ancora il primo. La loro situazione appare chiusa, non risolvibile, perché consolidatasi in una nuova unione. È praticamente impossibile poter accedere alla confessione e comunione se non a condizione della rottura del nuovo vincolo civile o della nuova convivenza, francamente non auspicabile quando ci sono anche nuovi figli e nuove responsabilità sopravvenute.

Tutte queste situazioni sono penose nel senso che creano una grande pena nel cuore di chi è coinvolto: le persone interessate, i famigliari, la comunità parrocchiale, i sacerdoti chiamati a dare risposte contemporaneamente di verità e di carità, risposte spesso non comprese dalla gente e dagli interessati.

La verità impone infatti di richiamare cosa richiede la norma della Chiesa e perciò il sacerdote, (ma anche il genitore o il famigliare di un cresimando) deve spiegare le conseguenze di questi impedimenti. Talvolta succede che qualche genitore, giocando sulla difficoltà a conoscere la situazione effettiva di un possibile padrino, mentendo, tenti di far passare per vero ciò che non è. È un vero tradimento della fiducia, ancora più avvilente quando emerge la verità perché altri lo fanno presente al sacerdote. Questo modo di comportarsi dove la menzogna sostituisce la verità è proprio il segno palese di quanto sia diventata insignificante la fede se non ci si fa scrupolo di ingannare prima il prete e poi lo stesso proprio cresimando.

Non comprendo poi quando, pur sapendo della impossibilità del padrino prescelto a svolgere questo ruolo, si chiede tuttavia di “chiudere un occhio” e dare ugualmente l’assenso come se fosse nella discrezione del parroco decidere chi può e chi non può. Le regole della Chiesa non le decidono di volta in volta i sacerdoti ed anche loro si devono attenere ad esse come gli altri fedeli e soprattutto riguardo ai sacramenti.

Questo campo dei padrini e delle madrine di sacramenti, che a prima vista può sembrare marginale rispetto ad altri temi, è comunque un luogo dove si misura la maturità della fede. La fede matura degli adulti non si abbassa a giochetti di furbizia, sa comprendere il valore delle proprie scelte, sa accettarne le conseguenze anche se sono dolorose, sa capire il differente peso di scelte definitive fatte con coscienza e responsabilità rispetto ad altre più superficiali e temporanee. Soprattutto una fede matura ha coscienza che nel rapporto con Dio nessuno va a “pretendere” ciò che piace e si desidera come se noi fossimo al centro di tutto e Lui il servo nostro bensì il contrario. Questo devono impararlo i cresimandi, ma devono saperlo prima i loro genitori ed i loro padrini. Se non è così abbiamo fallito in partenza il compito di introdurre i nostri ragazzi nel mistero della fede.

Don Francesco




Cüntòmela PER RIFLETTERE

Luoghi e segni della Liturgia: l’ALTARE

L’altare, nella liturgia cristiana, rappresenta Cristo, la croce e il suo sepolcro. Esso è anche la mensa del Signore, dalla quale scaturiscono i sacramenti pasquali. L’altare, come lo stesso tempio, è dedicato solo a Lui con tutti i suoi santi e non può essere usato per altri scopi.

È la parte più santa del tempio ed è elevato, alta res, posto in alto per indicare l’opera di Dio che è superiore a tutte le opere dell’uomo. Non deve essere appoggiato direttamente sul pavimento, ma almeno su un gradino, meglio se tre, affinché ricordi il Golgota, dovendosi su di esso rinnovare il sacrificio che Gesù compì sulla croce. Per questo è sempre rivestito di tovaglie, a indicare la purezza necessaria per accogliere Dio. Da quando è stato adottato, l’altare cristiano è di pietra, o saldo come fosse di pietra, per richiamare Cristo, pietra angolare. È unico, infatti uno è il Cristo, una la sua mensa, uno il suo Calvario. È quadrato, o tendente al quadrato, perché mensa disponibile ai quattro venti del mondo.

Nella liturgia bizantina l’altare è coperto con un velo, simile alla dalmatica diaconale, annodata sui quattro lati, a indicare Cristo fattosi servo.

L’altare non è innanzitutto una mensa, ma un’ara posta in un luogo alto per il sacrifico dell’Agnello: diventa mensa solo dopo essere stata mangiatoia, croce e sepolcro. Per la liturgia orientale l’altare non deve essere grande, perché è sufficiente che si possa accostare il celebrante per il sacrificio; poi su di esso ardono lampade e al centro si trovano la croce, il tabernacolo e l’evangeliario.

Nel post-concilio ha prevalso la tendenza ad avvicinare l’altare al popolo, mentre è il popolo che dovrebbe avvicinarsi all’altare: il movimento processionale, come ricorda il salmo, è andare alla presenza del Signore per offrire i santi doni e comunicarsi con lui.

Don Simone

altare
Altare della Cattedrale Notre Dame - Parigi

Preghiera di dedicazione dell’altare

Ti lodiamo e ti benediciamo, Padre Santo,
perché il Cristo tuo Figlio
nel disegno mirabile del tuo amore
ha dato compimento
alle molteplici figure antiche
nell’unico mistero dell’altare.

Noè, patriarca della stirpe umana
scampata dal diluvio,
eresse a te un altare e ti offrì un sacrificio;
e tu lo gradisti, o Dio,
rinnovando con gli uomini
la tua alleanza.

Abramo, nostro padre nella fede,
in piena obbedienza alla tua parola,
edificò un altare,
pronto a immolarvi, per piacere a te,
Isacco, suo diletto figlio.

Anche Mosè, mediatore della legge antica,
costruì un altare,
che asperso con il sangue dell’agnello,
fu annunzio profetico dell’altare della croce.
Infine il Cristo nel mistero della sua Pasqua
compì tutti i segni antichi;
salendo sull’albero della croce,
sacerdote e vittima,
si offrì a te, o Padre, in oblazione pura
per distruggere i peccati del mondo
e stabilire con te l’alleanza nuova ed eterna.

E ora ti preghiamo umilmente, Signore,
avvolgi della tua santità questo altare
eretto nella casa della tua Chiesa,
perché sia dedicato a te per sempre
come ara del sacrificio di Cristo
e mensa del suo convito,
che redime e nutre il suo popolo.

Questa pietra preziosa ed eletta
sia per noi il segno di Cristo
dal cui fianco squarciato
scaturirono l’acqua e il sangue
fonte dei sacramenti della Chiesa.

Sia la mensa del convito festivo
a cui accorrano lieti i commensali di Cristo
e sollevati dal peso degli affanni quotidiani
attingano rinnovato vigore
per il loro cammino.
Sia luogo di intima unione con te, o Padre,
nella gioia e nella pace,
perché quanti si nutrono
del corpo e sangue del tuo Figlio,
animati dallo Spirito Santo,
crescano nel tuo amore.

Sia fonte di unità per la Chiesa
e rafforzi nei fratelli,
riuniti nella comune preghiera,
il vincolo di carità e di concordia.

Sia il centro della nostra lode
e del comune rendimento di grazie,
finché nella patria eterna
ti offriremo esultanti
il sacrificio della lode perenne
con Cristo, pontefice sommo
e altare vivente.

Egli è Dio e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli.




Cüntòmela PER RIFLETTERE

Un santo al giorno: S. ANGELA MERICI

Nella rubrica sulla vita dei Santi ci occupiamo in questo numero di una figura femminile, tanto cara alla nostra terra e al nostro paese: Angela Merici. Di origini bresciane è la fondatrice della Compagnia di Sant'Orsola, congregazione a cui appartengono sia suore ovunque note come Orsoline, sia persone consacrate (come le nostre sacriste) che offrono un servizio prezioso e costante nelle nostre Parrocchie. Fonte delle principali informazioni è il sito ufficiale della Compagnia di Sant’Orsola.

s. angela merici

Nasce a Desenzano del Garda (Brescia) tra il 1470 ed il 1475.

Cresce in una famiglia di radicati principi cristiani e di modesta condizione sociale, anche se imparentata con persone influenti.

Il padre Giovanni vive lavorando la terra, mente la madre, Caterina, è sorella di ser Biancoso de' Bianchi di Salò, per molti anni membro del Consiglio Comunale di quella città. Ha tre fratelli e una sorella. Risiede a Desenzano fino alla giovinezza, in una località denominata "Le Grezze".

La sua vita si sviluppa nel clima semplice e cristiano della famiglia, sull'esempio dei genitori, acquistando una solida formazione spirituale. In questi anni comincia ad amare due sante martiri, che divennero i suoi punti di riferimento, santa Caterina d’Alessandria e sant’Orsola con le compagne.

A diciotto anni Angela resta sola; esposta ai pericoli di quegli anni turbolenti, viene accolta nella casa di un agiato zio materno, a Salò, frequentata da persone raffinate e colte, e impara a leggere.

A Salò, per contrastare lo spirito mondano, si dedica ad una vita di mortificazione e si fa Terziaria francescana.

A 26 anni ritorna a Desenzano, col desiderio di poter meglio decidere della sua vita: qui possiede alcuni beni a lei pervenuti in eredità. Vi conduce una vita silenziosa, casa e campi, dedita all'orazione e alle opere di carità, mentre matura lentamente la sua vocazione. A segnare la sua vita è l'esperienza di una visione: raccolta in preghiera le pare che il cielo si apra e vede scendere angeli e vergini, come una prefigurazione di quella che sarà la Compagnia.

Nel 1516 si stabilisce a Brescia; dapprima presso una famiglia dove reca conforto ad una vedova in lutto per la morte dei due figli; poi in contrada Santa Agata, in due stanzette offertele da un ricco mercante: Antonio Romano. Si guadagna da vivere con il proprio lavoro di cucito e di filatura e con i servizi domestici. Diviene la benefattrice e la consigliera più ricercata della città; intorno a lei ormai si radunano gentildonne e popolane, attratte dalla sua saggezza e disposte a collaborare alle opere di bene, specie a favore della gioventù femminile.

In questo periodo si dedica a numerosi pellegrinaggi: a Mantova, sulla tomba della beata Osanna Andreasi; in Terra Santa dove sembra sia colpita da una malattia agli occhi che le fa perdere improvvisamente la vista, costringendola a vedere il Paese di Gesù solo con gli occhi dell’anima; a Roma per acquistare il Giubileo; al Sacro Monte di Varallo per meditare la passione e la morte di Cristo.

Di ritorno da quest’ultimo viaggio, è costretta a riparare per qualche tempo a Cremona, essendo Brescia occupata da truppe spagnolo tedesche; e la salute è così precaria che sembra vicina alla morte. Ripresasi torna a Brescia.

A circa 60 anni, ricca di esperienza e di virtù, pensa di proporre anche ad altre donne lo stile di vita maturato nella preghiera e nella riflessione.

Nel 1531 raccoglie un gruppo di dodici amiche, di ogni classe sociale con l'impegno di vivere in verginità, con lo scopo di “santificare se stesse per santificare le famiglie e la società restando nel secolo, incredulo e sensuale, come elementi di reazione e di conservazione cristiana”.

Nel 1532 Angela, con le 12 compie un pellegrinaggio al Sacro Monte di Varallo, per formarsi alla scuola di Gesù Crocifisso. Di ritorno pone la sua abitazione presso la Chiesa di S. Afra, dove rimarrà fino alla morte.

Il 25 novembre 1535, giorno di Santa Caterina, Angela Merici dà ufficialmente avvio alla Compagnia di S. Orsola: 28 vergini si riuniscono nella chiesa di S. Afra, ricevono l'Eucaristia e si consacrano a Dio: a testimonianza del fatto firmano il "libro generale" della Compagnia.

Per questo nuovo itinerario spirituale che ormai si va consolidando e diffondendo, Angela detta la Regola al fedele Gabriele Cozzano che la presenta al Vescovo; la Regola viene approvata l'8 agosto 1536.

Il 18 marzo 1537 Angela viene eletta "Superiora e Madre Generale" a vita. Alla fine del 1539 detta i Legati ed i Ricordi quale Testamento spirituale indirizzato alle Madri e Governatrici della Compagnia.

Angela muore il 27 gennaio 1540, attorniata dalle sue 150 figlie. Dopo le esequie solenni, il corpo rimane esposto per un mese intero nella chiesa di S. Afra, senza subire corruzione alcuna; lì viene sepolta accanto alle tombe dei Santi Martiri bresciani.

Il 9 giugno 1544 il papa Paolo III approva la nuova istituzione con la Bolla "Reginari Universalia Ecclesia". Il titolo di beata le è attribuito il 30 aprile 1768 da Clemente XIII.

Pio VII la proclama Santa il 24 maggio 1807. Pio IX nel 1861 ne estende il culto alla Chiesa universale.

a cura di Valerio Arici




Cüntòmela PER RIFLETTERE

DIO-ABBÀ o Babbo Natale

Allo spuntare del primo dicembre, dopo settimane di preparativi, Melchiorre, re di Persia, parte seguendo la direzione tracciata dalla stella e portando con sé oro purissimo da offrire al Re dei Re.

re magi

Dopo una lunga giornata di estenuante cammino, incontra il fratello, re delle Indie, anche lui con un cofanetto con un regalo degno di Dio: incenso profumato, il migliore!

Percorrono qualche lega e si unisce a loro anche Baldassare. Questi aveva in un’anfora un profumo molto prezioso chiamato mirra. Il perché di questo regalo non lo spiega né a Melchiorre né a Gasparre.

Dopo qualche settimana di cammino e puntigliosa ricerca giungono in Giudea, a Betlemme; era lì che la scrittura indicava la nascita del Re dei Re.

Camminando per le viuzze del paesello, intravedono appena fuori una stalla scura, illuminata dalla luce di quella stella che li aveva accompagnati durante il lungo viaggio.

I loro cuori, per l’ansia di incontrare il Re, quasi scoppiano.

Silenziosamente e cautamente si avvicinano, aprono la porta scricchiolante e…

“Eihlà... Buon Natale! Entrate pure.”

Confusi e sorpresi – si aspettavano il pianto di un bambino – non capiscono né vedono chi li avesse salutati in quel modo. Abituatisi alla poca luce, intravedono un vecchio un po’ fuori peso, con una bottiglia in mano.

Passato lo spavento i tre re, con gesto commosso e riverente, si inginocchiano, estraggono dalle loro sacche oro, incenso e mirra e li offrono, come segno di rispetto, al vecchio panciuto.

Questi, più stupefatto che mai, segue i maestosi gesti dei tre Re.

“Figli miei – dice – io non ho bisogno di queste cose. Con i soldi della pubblicità per la vendita dei prodotti legati al mio nome, posso comprarmi il mondo intero!”.

Ancora più sbalorditi e spaventati da queste parole, i tre saggi non sano più cosa fare.

I regali sono il segno di ringraziamento e di gratitudine a colui che era appena nato. Ma la presenza del vecchio al suo posto cosa rappresenta? Un cambiamento nel disegno tracciato per l’umanità?...

Quando si riprendono dallo stupore e riacquistata la calma, percepiscono un lieve respiro nascosto dall’ombra prodotta dal vecchio barbuto e panciuto.

Si avvicinano e nella penombra scorgono una giovane e suo marito con un bambino in braccio. Gli occhi si bagnano di lacrime, la commozione è alle stelle: avevano finalmente trovato colui che stavano cercando. Il Salvatore, seppur nascosto e messo al margine, stava là, fra le braccia della madre.

La gioia per la scoperta è tanta e comprendono: per incontrare il Dio-Bambino è necessario, molte volte, andare oltre l’ombra di Babbo natale e dei suoi regali!

Então: Feliz Natal… Buon Natale… Verbum Caro factum est et in terra pax hominibus….

Don Lino




Cüntòmela PER RIFLETTERE

A.A.A. catechisti cercasi

È’ un dato di fatto che i preti scarseggiano. Ed allora a chi affidare l’istruzione catechistica dei nostri figli? L’appello insistente dei Don si perde nel vento perché ci sono catechisti che hanno fatto volontariato per tanti anni che chiedono un anno sabbatico per riflettere e riposare e poi ci sono dei catechisti, su d’età, che ce la mettono tutta, ma che, al dire di qualcuno, “sono vecchio stampo, dovrebbero aggiornarsi, stare coi tempi.” Ma il catechismo non ha bisogno di aggiornarsi perché pregare e ascoltare la Parola di Dio andando a Messa sono la base della formazione religiosa per chi si considera cristiano cattolico.

Dopo queste considerazioni, che si facciano avanti i giovani, soprattutto le giovani coppie. Dove sono i giovani? Hanno paura? Ma di cosa? Si considerano timidi e incapaci… o impreparati… Ma mi chiedo, se hanno figli, dovranno pur educarli religiosamente per cui con lo stesso senso di responsabilità potranno dire, fare e dimostrare il loro credo e la loro fede in modo semplice e naturale. Ai ragazzi non servono grandi lezioni o discorsi, loro vogliono essere ascoltati e vogliono essere circondati da persone coerenti, giuste e oneste che rispondono alle loro domande e propongono una via.

Attraverso gli esempi si possono dare gli insegnamenti più nobili, seguendo ed applicando la parola di Dio, che, al dire di una psicologa “dà la risposta a tutte le nostre problematiche”.

Il Vangelo è il più bel testo psicologico che possa aiutarci a vivere bene e serenamente e la famiglia è la prima Chiesa domestica, il luogo dove si respirano e si ricevono i valori cristiani per vivere una santa vita religiosa.

Non possiamo rimanere sordi ed indifferenti alle necessità della nostra comunità. Si parla tanto di fratellanza, di comunione, di solidarietà, di collaborazione, ma in verità c’è tanta indifferenza, tanto egoismo ed egocentrismo.

Ciò non aiuta a crescere anzi blocca l’idea dell’altruismo e dello sfruttamento dei tanti talenti che si hanno e che si tengono gelosamente nascosti e di cui un giorno dovremo rispondere davanti a Dio.

Mi fa male pensare e dover affermare che oggi si passa il tempo a criticare, a sparlare, a volte anche a calunniare il nostro prossimo. Se si capisse quanto male si sta facendo ai nostri figli: essi recepiscono e fraintendono i discorsi degli adulti che parlano di tutto davanti a loro in modo negativo e distruttivo per cui crescono fra mille incertezze, senza valori, senza punti di riferimento, con una grande confusione, senza speranze, già troppo presto stanchi e delusi.

Anche Papa Francesco ha sottolineato di tenere a freno la lingua che a volte uccide più di un’arma. Un catechista deve credere nelle belle potenzialità del prossimo e cercare di far uscire le qualità nascoste che tutti hanno e che devono fare fruttare. Andare là dove è richiesto, dove c’è bisogno. Imparare a non dire mai di no. Personalmente mi piace pensare che dietro ogni richiesta del Don si cela la chiamata di Gesù che ci cerca e si serve di noi per farci donare agli altri.

Cerchiamo di vedere in tutto quello che ci capita la mano del Signore o meglio dello Spirito Santo che Gesù ci ha lasciato proprio per illuminare i nostri passi specie quando ci sentiamo soli lungo il nostro cammino terreno. È dallo Spirito Santo che si trae la forza nel servizio, è Lui che ci manda dove vuole.

Siccome siamo cittadini del mondo, dobbiamo andare dove ci mandano. Io penso che un posto valga l’altro, l’importante è creare delle relazioni di rispetto, d’amicizia, ma soprattutto metterci passione e cuore in quello che si fa, il resto viene da sé.

Ed è in questo nuovo paese che ho instaurato un rapporto di collaborazione e solidarietà che ha permesso ai miei ragazzi di catechismo di lavorare con serenità e serietà. Ma devo ribadire che i risultati positivi li ho raggiunti solo perché dietro questi ragazzi ci sono dei genitori responsabili che credono in quello che faccio e che mi danno una mano. Sono sicura che senza di loro, la mia unica e sola ora di catechismo sarebbe stata poco proficua.

A maggio scorso i miei ragazzi hanno ricevuto i sacramenti della Comunione e della Cresima. Ebbene tutti continuano la frequenza del catechismo e della Messa domenicale con la voglia di confessarsi e comunicarsi tutte le domeniche.

Agli inizi di novembre ho voluto chiedere loro se in quell’occasione avessero mai pensato ai regali che avrebbero ricevuto; la loro risposta è stata di grande soddisfazione in quanto in massa mi hanno risposto che ciò che li aveva preoccupati di più era stata la cerimonia in Chiesa che hanno ritenuta veloce e bella mentre loro se l’aspettavano noiosa. Un ragazzo ha detto che il regalo più bello è stato quello di avere avuto come padrino il fratello maggiore che vede di rado.

Da “vecchia catechista” voglio invitare i giovani a non tirarsi indietro, a essere più coraggiosi per poter trasmettere tutta la loro energia spirituale perché dando a loro volta riceveranno e impareranno dai propri ragazzi.

Francesca




Cüntòmela PER RIFLETTERE

Il talk-show dei catechisti

- Non hanno più rispetto e non ti ascoltano.
- Prima almeno venivano fino alla terza media, ora con il nuovo ICFR se ne vanno dopo la prima media.
- Si nota subito quando un bambino ha alle spalle una famiglia che ci tiene alla sua crescita nella fede.
- Non serve a niente mezzora di catechesi alla settimana quando in famiglia e negli altri luoghi assorbono altri messaggi, altri valori.

Con buona pace di qualche anima pia che finge di scandalizzarsi se nella foga qualcuno alza un po' la voce, finalmente nelle riunioni dei catechisti e di altri gruppi parrocchiali sta venendo meno una certa riverenza clericale più che ecclesiale, e molti esprimono i propri pensieri ed anche il proprio dissenso, si spera sempre nel massimo rispetto e nella fraternità che dovrebbe contraddistinguerci, anche sulle affermazioni del sacerdote. Insieme al rispetto e alla fraternità, infatti, anche il parlare chiaro e franco, senza falsi pudori o incrostazioni istituzionali, dovrebbe essere una caratteristica del cristiano.

Alcune delle nostre riunioni, però, mi sembra stiano scadendo verso i talk-show dove alla fine si ripetono sempre le stesse cose, si dà spazio alle stesse critiche e, insieme a mezze verità, si da sfogo alle retoriche più popolari nel senso meno pregevole del termine. Come nei baracconi televisivi anche qui di rado emergono reali proposte, certamente non facili da formulare, e il conduttore, nel nostro caso il prete, intento a seguire la scaletta in chiusura, al posto della sigla finale, cerca di ricomporre il tutto con la preghiera conclusiva.

Più o meno è ciò che è avvenuto anche martedì 7 ottobre ad una riunione dei catechisti a cui io ho partecipato solo perché due amiche sono venute a prelevarmi da casa, non sapendo che era un incontro, come ha ricordato don Simone, solo per i catechisti dell'ICFR.

Non posso dire che non abbia sentito anche qualcosa di interessante in questo incontro. È quasi sempre buona cosa sapersi confrontare con gli altri. Il solo fatto che delle persone con molti impegni (famiglia, lavoro e altre mille attività) si ritrovino ed offrano del loro tempo per la comunità e la crescita degli altri è incoraggiante, è un segno che il benedetto regno di Dio continua a venire e a farsi presente.

Ma il dono più prezioso di quella serata è stata la semplice testimonianza dell'amica che mi ha riaccompagnato a casa. Nel breve tragitto mi ha raccontato come anche lei si era allontanata dalla Chiesa e dalla Messa della domenica. Dopo la morte di una persona cara, però, riusciva a lenire il dolore, a sentirne di nuovo la presenza solo in chiesa, mediante la preghiera e partecipando alla celebrazione dell'Eucaristia. E così ha ripreso (o iniziato?) un vero cammino di fede.

Per fortuna la vera iniziazione cristiana di grandi e piccoli non dipende solo dai nostri bei progetti educativi, dai cammini sulla carta o dai sussidi e guide per il catechista. Forse più che preoccuparci di ripristinare un passato che non torna più, è preferibile imparare a guardare con speranza al futuro, anche e soprattutto quando ci cadono le braccia. Forse anche come Chiesa più che pretendere di “formare” le persone dall'alto dei nostri dogmi, dobbiamo piano piano abituarci a camminare al fianco degli altri, fornendo loro il sostegno della nostra testimonianza quando gli eventi (si spera non necessariamente tragici) della vita li formeranno davvero all'incontro con Cristo che non sta dietro, nel passato, ma ci precede, sempre!

Certamente anch'io sto scadendo nella retorica da talk-show ed è meglio che lasci spazio al silenzio di cui, come dice P. Giacomo, tutti abbiamo estremo bisogno.

Franco




Cüntòmela a BORNO

Domenica 16 dicembre hanno ricevuto CRESIMA ed EUCARISTIA

cresime a borno

1. Davide Alini
2. Daniele Bertelli
3. Martina Bertelli
4. Mattia Bertelli
5. Lorenza Calcati
6. Marco Camorani
7. Serena Cominelli
8. Alessandra Corbelli
9. Francesca Di Giulio
10. Marta Franzoni
11. Carolina Gheza
12. Salvatore Gheza
13. Martina Isonni
14. Davide Manzoni

15. Manuel Miorini
16. Sara Morandini
17. Evan Pedersoli
18. Alessia Pedrotti
19. Leonardo Perina
20. Cristina Re
21. Laura Re
22. Luca Rigali
23. Greta Rinetti
24. Ilaria Rivadossi
25. Noemi Rivadossi
26. Giulia Sanzogni
27. Thomas Staffieri
28. Debora Zendra




Cüntòmela a BORNO

SI RIPARTE! Gruppo adolescenti

adolescenti

Martedì 7 ottobre presso l’Oratorio di Borno è ripreso il cammino che coinvolge gli adolescenti delle nostre parrocchie. Sì! Quest’anno la grande novità è che siamo riusciti a prevedere un unico cammino per tutti gli adolescenti dell’Unità Pastorale.

Sono in tanti a partecipare a questo appuntamento, durante il quale con giochi, attività, riflessioni e l’aiuto di cinque animatori più il don si ha l’occasione di approfondire temi importanti ed attuali e scoprire che la fede non è soltanto questione “da piccoli” ma dice qualcosa di fondamentale anche “ai grandi”.

Abbiamo già detto che sono tanti a partecipare da tutte le parrocchie, ma ci piacerebbe che la partecipazione a questa proposta educativa fosse ancora più numerosa, per essere davvero di aiuto a tanti.

Allora ogni martedì in Oratorio c’è una proposta bella per i nostri adolescenti, per questo invitiamo anche i genitori a insistere un po’ perché i figli cerchino di partecipare.

Noi vi aspettiamo a braccia aperte!!!

Gli animatori e il don




Cüntòmela a BORNO

SI RIPARTE! Gruppo pre-adolescenti

pre-adolescenti

Cosa fanno i ragazzi di seconda e terza media che hanno ormai concluso il cammino dell’Iniziazione Cristiana? Si chiedono in tanti.

Si ritrovano ogni giovedì in Oratorio per continuare il cammino di fede, anche se in modo diverso dal cammino del catechismo.

Conquista di questo anno: pure qui incontro unitario per i ragazzi di tutte le parrocchie della nostra Unità Pastorale.

Anche il giovedì sera, allora, l’Oratorio di Borno apre le porte per accogliere i ragazzi di seconda e terza media e ad accoglierli ci sono Luca, Susi, Leo, Dade, Gabriele e Franco, i mitici animatori.

Qual è lo scopo di questo percorso? Dare maggiore sostanza a quanto appreso durante il cammino dell’ICFR; aiutare i ragazzi ad essere protagonisti della vita della Parrocchia e dell’Oratorio e quindi fare in modo che non si allontanino dalla vita di fede.

È una bella esperienza e come sempre si uniscono vari elementi: gioco, riflessione e preghiera. E per dimostrare che è proprio bello questo cammino sul prossimo numero di Cüntomela inseriremo alcune testimonianze di ragazzi che camminano insieme.

Le porte sono aperte, non mancate!!!

Lo staff




Cüntòmela a BORNO

ORATORIO: la festa è qui!

adolescenti

adolescenti

Quest’anno la Festa dell’Oratorio si è fatta in due!

Un primo momento si è svolto lunedì 9 agosto, nel pieno dell’estate. Il programma ha previsto una serata allietata della musica dei “Luf”, gruppo che attira sempre folle di fans. E così è stato anche questa volta. Ma non è stata solo la musica la protagonista. Prima dell’esibizione la cucina ha proposto un ottimo spiedo con polenta, oltre agli ever green strinù, formaggio fuso e patatine. È stata una bella sera di festa!

Mi piace ricordare che l’allestimento del palco, il montaggio dell’impianto audio e delle luci è stato curato da alcuni adolescenti e giovani del nostro oratorio, che per due giorni consecutivi si sono dati da fare perché il tutto funzionasse al meglio; e più di venti adolescenti hanno prestato servizio ai tavoli, accontentando le esigenze dei partecipanti.

Un secondo momento di festa si è svolto domenica 5 ottobre, a conclusione della Settimana Pastorale-Mariana, durante la quale in modo solenne abbiamo dato avvio alle varie attività dell’Anno Pastorale e abbiamo chiesto la protezione della Vergine Maria in modo particolare per tutte le nostre famiglie.

Questo secondo momento di festa è stato più tradizionale: dopo la Messa delle 10, che ha previsto il mandato ai chierichetti, c’è stato il pranzo in oratorio con gli immancabili ravioli, fatti artigianalmente da alcune mamme.

Nel pomeriggio si è continuato a fare festa con la “mondolata”, la tombola con ricchi premi, la gara delle torte e i giochi per piccoli e grandi.

Tutti e due i momenti di festa sono stati ben riusciti e hanno permesso di raccogliere un po’ di euro che serviranno per le esigenze dell’Oratorio e soprattutto per sostenere le iniziative in favore dei nostri ragazzi e giovani.

Un GRAZIE che viene dal cuore a tutti coloro che hanno reso possibile questa festa double face: le mamme che hanno realizzato gli ottimi ravioli; tutti quanti si sono dati da fare nelle cucine; i ragazzi e giovani dell’oratorio per l’allestimento degli ambienti, la conduzione dei giochi e il servizio ai tavoli; gli alpini che ci hanno fornito la cucina e tutto il necessario, oltre alla loro presenza; tutti coloro che hanno contribuito con le torte e offrendo i premi per la tombola.

La festa continua!!!

Don Simone




Cüntòmela a BORNO

Vacanza mare 2014!

vacanza mare 2014




Cüntòmela a BORNO

W la Sangria!!!

Estate 2014, la parrocchia di Borno va in Spagna. Valigie pronte, gambe un po' meno, ma con nell'animo l'entusiasmo di partire. Corro (si fa per dire) alla fermata del bus che ci condurrà nella terra caliente delle corride, del flamenco e soprattutto della sangria.

Il nostro Don Francesco ci accoglie col suo sorriso benevolo e con due "top drivers" d'eccezione: Denis e nientepopo­dimenochè il grande Guru di tutte le agenzie viaggi: Egizio, meglio conosciuto come Cicci.

Dopo aver percorso circa millecento km (con vari "pipìstop" e i rifornimenti carbu­rante per il bus e per noi), arriviamo a Barcellona. Non siamo abbastanza stanchi per rinunciare allo spettacolo di luci, musica e colori delle bellissime fontane danzanti.

Il giorno dopo lo dedichiamo alla visita della città: Barcellona non sarebbe la stessa senza l'impronta lasciata dal grande Gaudì, geniale architetto del liberty. Le sue opere sono semplicemente favolose: dal Parco Guell passando per casa Batllò, casa Milà e arrivando alla Sagrada Familia, vero capolavoro della sua vita (morirà prima di vederla ultimata investito da un tram).

Nelle quattro torri della facciata della natività si legge un autentico vangelo narrato in pietra e ceramica, segno distintivo delle sue opere.

Nel pomeriggio visitiamo la Basilica di S. Maria del Mar (14° sec.), ci emoziona con la sua armonia che infonde serenità. Poi andiamo a passeg­giare sulle Ramblas: il significato della parola è "letto del fiume"; infatti anticamente vi scorreva l'acqua mentre ora "scorrono" migliaia di persone a fare shopping nei graziosi mercati.

gita spagna 2014

Dopo Barcellona ci dirigiamo a Saragozza per visitare il Santuario più famoso della Spagna: Nuestra Senora del Pilar, Cattedrale in stile gotico moresco.

Abbiamo anche la graditissima sorpresa di incontrare la cara suor Massima e suor Anna che con tanto amore hanno assistito e curato i nostri nonni di Casa Albergo per alcuni anni. Da allora ne sono passati 10 ma non sono cambiate per nulla, anzi!

In serata arriviamo a Madrid per il pernottamento.

L'indomani, svegli come grilli, siamo pronti a visitare la città.

L'entusiasmo per le straordinarie opere che vediamo al museo del Prado è grandissimo e starei ore ad ascoltare la preparatissima guida, peccato solo che sia impossibile fotografare perchè gli spagnoli sono molto gelosi dei loro tesori.

Dopo un buon pranzo visitiamo il centro storico: Plaza mayor, Porta del Sol e Palazzo Reale per citarne solo alcuni.

Di sera, mai stanchi, usciamo per visitare la città di notte, in Plaza Mayor i mariaci ci dilettano con le loro belle melodie piene di ritmo, gioia, voglia di vivere ed amare.

Qui la nostra "spagnolita" Marina incontra una cara amica e a malapena riusciamo a portarla via da lì a nanna.

Il giovedì lo dedichiamo interamente a visitare El Escorial (XVI sec.) sito reale voluto da Filippo II che ne fece il centro del suo impero.

Dedicato a San Lorenzo ci impressiona per le sue dimen­sioni colossali, l'aspetto è solenne, severo ma infinitamente pacifico. Al suo interno si possono ammirare pregevoli opere d'arte: affreschi mera­vigliosi di Luca Giordano, Cambiasso, Velasquez, Goya, Tiziano e Bosch (per citarne solo alcuni) e splendide sculture tra le quali ricordiamo lo spettacolare Cristo di Benvenuto Cellini.

Tutto incredibilmente bello, ma a me è rimasta nel cuore la piccola tela di una Madonnina col bambino di incredibile pathos per la tenerezza che trasmette.

Vicino a El Escorial visitiamo la Valle de los Caidos. Una grande croce bianca si innalza verso il cielo in ricordo di quanti qui hanno perso la vita e il cielo azzurro non mitiga certo il senso di oppressione e infinita tristezza che permea questo luogo infausto. Rischiando la vita il nostro Don ha scattato proibitissime foto usando solo lo stomaco per le inquadrature incredibilmente a fuoco.

Il mattino del giorno dopo andiamo a visitare Toledo, situata su un'altura del fiume Tago, è ricchissima di storia che trasuda dalle pietre antiche dei suoi portali e si perde nelle tortuose contrade dove l'influenza araba è ben presente nelle sue architetture.

A Toledo, antica capitale dell'impero Spagnolo, è vissuto El Greco, magnifico pittore che con i suoi capolavori ha dato lustro alla Spagna. Le figure allungate, eteree dei suoi dipinti hanno un poetico alone mistico e quasi sopran­naturale.

Infine ci rechiamo a Valencia, famosa per le opere architet­toniche futuristiche di Santiago Calatrava.

Girona ci ospita per la nostra ultima notte del viaggio che ci ha portato a percorrere un'infinità di km, a visitare luoghi stupendi, a consolidare le vecchie amicizie e a farne di nuove, con la speranza di poterci ritrovare per altre future ed indimenticabili mete.

Dely




Cüntòmela a BORNO

Hanno ricevuto il Battesimo

battesimo borno
Alessia Dabeni
di Roberto e Silvia De Rocchi
30 agosto 2014

battesimo borno
Giovanni Farise
di Giuseppe e Francesca Andreoli
13 settembre 2014

battesimo borno
Nicola Rigali
di Sergio e Nicoletta Pezzoni
14 settembre 2014

battesimo borno
Matteo Baisotti
di Paolo e Francesca Caio
21 settembre 2014 (a Berzo Inferiore)

battesimo borno
Greta Uberti
di Simone e Claudia Dabeni
21 sett. 2014 (a Cernusco sul Nav. MI)

battesimo borno
Alessandro Re
di Giovanni e Francesca Mazzoli
21 settembre 2014 (a Malegno)

battesimo borno
Lorenzo Gheza
di Roberto e Cristina Baccanelli
21 settembre 2014

battesimo borno
Daniele Callegari
di Fabio e Simona Sanzogni
26 ottobre 2014

battesimo borno
Eva Cominelli
di Omar e Silvia Zerla
8 novembre 2014

battesimo borno
Camilla Pezzoni
di Maurizio e Rivadossi Paola
8 novembre 2014

battesimo borno
Letizia Maria Fiora
di Giordano e Ramona Elena Plotoaga
9 novembre 2014


Chiamati all'amore sponsale

matrimonio borno
Vilia Maffessoli e Danilo Rivadossi
Borno – 31 Maggio 2014

matrimonio borno
Elena Martinelli e Vittorio Salvini
Borno – 14 Giugno 2014

matrimonio borno
Daniela Bettineschi e Paolo Oliva
Borno – 5 Luglio 2014

matrimonio borno
Elena Pernici e Stefano Padovani
Borno – 26 Luglio 2014

matrimonio borno
Daniela Fiora e William Brignoli
Borno – 2 Agosto 2014

matrimonio borno
Laura Baietta e Giorgio Nidasio
Venezia – 25 Ottobre 2014


Chiamati alla vita eterna

defunto borno
Rina Canevese
27-5-1927 + 28-7-2014

defunto borno
Pietro Re
20-5-1926 + 10-8-2014

defunto borno
Severino Baisotti
4-7-1921 + 13-8-2014

defunto borno
Aurora Fiora
29-10-1936 + 23-8-2014

defunto borno
Martino Peci
2-2-1953 + 25-8-2014

defunto borno
Giacomina Miorini
27-7-1938 + 5-9-2014

defunto borno
Fausta Sarna
15-7-1922 + 13-9-2014

defunto borno
Caterina Arici
13-2-1932 + 13-9-2014

defunto borno
Nino Gheza
2-4-1958 + 17-9-2014

defunto borno
Gian Francesco Re
23-5-1953 + 19-9-2014

defunto borno
Pier Camillo Gheza
11-8-1933 + 2-10-2014

defunto borno
Tina Rivadossi
8-8-1923 + 6-10-2014

defunto borno
Alberto Andreoli
1-2-1939 + 15-10-2014

defunto borno
Faustina Scalvinoni
20-9-1932 + 19-10-2014

defunto borno
Carlo Moretti
7-9-1935 + 20-10-2014

defunto borno
Vincenzo Rigali
8-7-1938 + 29-10-2014

defunto borno
Santa Ghiroldi
1-11-1930 + 3-11-2014

defunto borno
Mario Ricci
3-6-1928 + 4-11-2014

defunto borno
Giacomina Morelli
22-3-1922 + 5-11-2014

defunto borno
Adalgisa Re
19-11-1947 + 6-11-2014

defunto borno
Bortolina Poma
9-3-1928 + 9-11-2014




Cüntòmela a OSSIMO INF.

Catechismo si! E la Messa?

giovane ricco

Carissimi ragazzi, un nuovo anno è appena iniziato e si vede con piacere che la vostra presenza al catechismo, come sempre, è costante e piena di entusiasmo.

Segno che c’è il desiderio di conoscere bene Gesù, e imparare tutto quello che ci insegna con le sue parole e soprattutto con il suo esempio. Lui ci porta alla libertà e alla felicità vera. Un giorno Gesù ha incontrato un giovane ricco che aveva il desiderio di arrivare alla felicità per sempre, e Gesù gli ha indicato di seguire la via dei comandamenti. Allora il giovane ricco rispose prontamente che questi li conosceva bene fin da piccolo e li ha sempre osservati. Allora Gesù gli risponde che se desiderava essere veramente felice avrebbe dovuto vendere tutte le sue ricchezze, distribuire il ricavato e darlo ai poveri e poi seguirlo. Ma il giovane non ebbe il coraggio di fare questo perchè era troppo attaccato alle sue cose, e se ne andò triste…

Quante ricchezze abbiamo noi? Certamente non solo i giochi elettronici, il telefonino, il computer, e altre cose alle quali siamo molto attaccati.

E per farli funzionare in modo corretto evitando di fare danni, dobbiamo prima leggere le istruzioni di chi ha ideato e costruito questi apparecchi. Quindi dobbiamo fidarci delle regole e di chi le ha scritte, oppure possiamo anche liberamente fare di testa nostra, ma a nostro rischio e pericolo. Ci sono ricchezze più belle che Gesù ci ha donato come l’amicizia, l’intelligenza, la gioia, la vitalità, l’amore, il divertimento, il carattere che abbiamo, il tempo, i nostri genitori, e tanti altri tutti racchiusi in uno scrigno prezioso che è la vita che Dio ci ha donato.

Come possiamo fare per non sciupare tutto questo?

La vita è un dono che abbiamo ricevuto da Dio, è Lui che l’ha voluta e creata, e per questo nessuno meglio di Lui può aiutarci a non sciuparla, e a non rovinare tutti i doni che abbiamo elencato sopra.

L’importante è non commettere l’errore del giovane ricco che di fronte alla proposta di seguire Gesù, ha voltato le spalle ed è rimasto nella sua tristezza.

Gesù ci attende nel giorno della sua risurrezione, la Domenica per stare con lui, tutti insieme e ricevere ogni volta la sua parola e la sua Persona, ci invita a scelte impegnative come ha fatto con il giovane ricco. ma che danno veramente la felicità. C’è più gioia nel dare che nel ricevere! Gesù non ci chiede di rinunciare al calcio, al riposo, al divertimento, potremo fare anche questo, ma se prima incontriamo Lui, tutto quello che faremo dopo sarà vissuto ancora meglio perché faremo tutto da buoni cristiani.

E poi cosa serve il catechismo che ci fa conoscere Gesù e tutti i suoi insegnamenti, se poi quando ci chiama per stare con Lui nella Messa dove è presente in persona, si rifiuta il suo invito, e addirittura si vive facendo tante cose che sono contrarie alla sua parola? Sarebbe come se un giovane impiegasse dieci anni di studio per diventare medico, e alla fine degli studi distruggesse tutto quello che ha imparato con tanta fatica e impegno e andasse a fare un altro mestiere che non c’entra con la medicina!

Si avvicina il Natale di Gesù Festa tanto attesa, lasciamo che Gesù nascendo ancora dentro di noi ci porti al desiderio di incontrarlo nella Messa domenicale, perché ci ha chiesto di fare questo in sua memoria. Non saremo delusi!




Cüntòmela a OSSIMO INF.

Concorso presepi

Il tempo scorre, l’estate è volata via talmente veloce che non l’abbiamo nemmeno vista, e ci ritroviamo orma vicino a Natale.

Penso che tutti o quasi abbiano conservato la tradizione di preparare un presepio in casa, una bellissima manifestazione di fede nel mistero dell’Incarnazione. Dio si è fatto uomo come noi per farsi vicino e condividere con noi le gioie e le fatiche della vita.

Su questa considerazione, riproponiamo il concorso presepi, per tutti coloro che desiderano partecipare, è un modo anche per stimolare la creatività e l’ingegno nel preparare il presepio. Le iscrizioni sono aperte da Domernica 30 Novembre, fino al 18 dicembre. Passeremo a visitare i presepi di coloro che sono iscritti dal 27 dicembre, e faremo poi le premiazioni in Oratorio il 6 gennaio nel pomeriggio.

Auguriamo un buon lavoro per la costruzione dei presepi e un felice e Santo Buon Natale




Cüntòmela a OSSIMO INF.

Voci dal GREST

Grest ossimo inf

È mezzanotte passata e la festa finale del grest è finita da poco.

Vorrei ringraziare tutti gli animatori per l’impegno che hanno dato a questo grest rendendolo un esperienza unica.

Ma un ringraziamento speciale va a Don Francesco, Don Mauro e Don Ilario per avermi dato la fiducia e nello stesso tempo l’opportunità di donare ai nostri bambini dei giorni davvero speciali, dove al centro di tutto c’è stato sempre Gesù.

Fare il grest non è semplice, l’organizzazione richiede molto impegno e inizialmente dopo i primi due giorni mi sembrava di averne fatti venti!!!

Però con la collaborazione di tutto il gruppo le cose sono andate da sé e ho capito che ognuno di noi ha bisogno dell’aiuto del prossimo, ricordando che Gesù è con noi e in ognuno di noi sempre.

Ringrazio Dio per tutte le cose belle che ci ha donato in queste tre settimane: i divertimenti, le fatiche, i canti, la pioggia, il caldo, gli amici e la gioia di averci regalato questo grest!

Luciana




Festa Patronale e anniversari matrimoni

Grande padre, questo è il significato della parola Patrono. Ogni anno la nostra comunità vuole festeggiare la memoria dei suoi due grandi Padri Cosma e Damiano, sentendo il bisogno di protezione di guida, ma anche di contemplare in essi le virtù della fede, della speranza e della carità che sono fondamento della nostra vita cristiana.

Due grandi padri che con il loro esempio ci insegnano a testimoniare con coraggio che bisogna “obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 4,19), e ci aiutano anche a rafforzare la comunione e la fratellanza nella fede.

A loro abbiamo affidato tutte le famiglie, tutti gli sposi che in questa solennità hanno rinnovato le loro promesse matrimoniali, come segno di una ripresa ancora più forte della vita coniugale offrendo anche una testimonianza e un incoraggiamento ai giovani che con timore si avvicinano al matrimonio.

In questi giorni il sinodo sulla famiglia, ci ha invitato a riflettere sull’importanza del ravvivare la grazia santificante del matrimonio sacramento, non soltanto contemplandone la bellezza, ma anche aiutando con una seria preparazione, con un cammino di fede e una sana esperienza di fidanzamento coloro che si preparano al matrimonio

I nostri Grandi Padri Cosma e Damiano due santi medici, ci suggeriscono una cura speciale che hanno sperimentato anche loro nella vita, utile per prevenire i fallimenti dei matrimoni: le tre “P” del matrimonio.

Pregare, Perdonare, Parlare.

Pregare - La preghiera degli sposi, dialogo con Dio, non dove essere solo individuale ma una preghiera di coppia. Nel matrimonio si fa quasi tutto insieme, e perché non la preghiera?. Prendiamo un bellissimo esempio dal libro di Tobia. “La sera delle nozze, Tobia disse a Sara sua sposa: "Noi siamo figli di santi e non possiamo unirci alla maniera di quelli che non conoscono Dio" (Tobia 8,4-8). Stando perciò alzati tutti e due, si misero a pregare con grande fervore, per essere salvati. E Tobia disse: "Signore, Dio dei nostri padri, ti benedicano i cieli e la terra, il mare, le sorgenti, i fiumi e tutte le creature che in essi vivono. Dal fango della terra tu hai plasmato Adamo e a lui donasti Eva come aiuto. Tu lo sai, Signore, che io prendo in moglie questa mia parente non per passione, ma solo per il desiderio di una discendenza nella quale si benedica il tuo nome lungo i secoli". E Sara diceva: "Abbi pietà di noi, Signore, abbi pietà di noi e concedici di arrivare ambedue sani fino alla vecchiaia". Tobia ha pregato con una preghiera di lode, Sara invece con una preghiera di richiesta espressione di fiducia e di consapevolezza di non autosufficienza. Quindi la preghiera di Tobia completa ciò che manca alla preghiera di Sara, e la preghiera di Sara completa ciò che manca alla preghiera di Tobia. Ecco l’importanza della preghiera fatta insieme, che serve anche a creare armonia e a prevenire i disaccordi.

Perdonare - Il perdono è grazia che riceviamo prima da Dio, che ci ha amati e redenti, e da Lui impariamo a viverlo. Il perdono estingue i rancori e le possibili divisioni, riporta la pace e la serenità, medica le ferite arrecate dalle offese e dai torti subiti e predispone alla riconciliazione, perché ci aiuta a vedere il male compiuto come debolezza fragilità, a volte inconsapevolezza presente in noi e negli altri.

Parlare - È la vita di relazione. Saper comunicare e sapere ascoltare, è difficile ma necessario. L’importante è parlare. Meglio una discussione anche un po’ troppo vivace che un silenzio mortificante. A volte si evita di parlare per non litigare, ma a forza di non parlare non c’è più relazione, e alla fine si arriva alla separazione.

Ma queste tre “P” del matrimonio potremmo benissimo applicarle alla nostra comunità Parrocchiale famiglia di famiglie, che ha bisogno di pregare insieme nel giorno del Signore, di imparare a perdonare e di parlare in maniera edificante…

Grazie SS Cosma e Damiano!

Don Mauro Zambetti




Cüntòmela a OSSIMO INF.

Gli Alpini recuperano 200 anni di storia

Ad Ossimo Inferiore riconsegnato alla pietas popolare il Vecchio Cimitero Napoleonico

Lo scorso 25 ottobre, in una splendida giornata di sole, l’Amministrazione Comunale e gli Alpini di Ossimo Inferiore, con la fierezza stampata in volto, di chi orgogliosamente sa di avercela fatta, “hanno reso il testimone” e, con una cerimonia sobria, quanto intensa, hanno presentato alla cittadinanza il restauro del cimitero vecchio.

Cimitero Napoleonico Ossimo inf-

Il manufatto di epoca napoleonica, che solo qualche anno fa era segnato dall’incuria e dal degrado del tempo, ora è nuovamente in forze per sfidare i secoli a venire proprio grazie all’abnegazione, allo spirito di gruppo ed al tanto lavoro volontario.

Oltre ad una nutrita partecipazione della cittadinanza, hanno reso omaggio alla cerimonia anche numerose autorità valligiane. Infatti, sono saliti ad Ossimo il consigliere regionale Corrado Tomasi, il consigliere provinciale Gianpiero Bressanelli, il presidente del Bim Oliviero Valzelli, il vice presidente ANA Vallecamonica Emanuele Bondioni, con il consigliere Anselmo Franzoni, alcuni sindaci, il comandante dell’Attenenza Carabinieri di Breno Capitano Salvatore Malvaso, il Comandante della Stazione Carabinieri di Borno Maresciallo Andrea Giannangeli, ed alcuni esponenti della BCC di Brescia come il responsabile per la Vallecamonica A. Caminada e il consigliere Pietro Pezzoni.

Speaker ufficiale della manifestazione il noto giornalista Salvatore Italia di origini ossimesi.

Cimitero Napoleonico ossimo inf

Cimitero Napoleonico ossimo inf

Nel suo intervento il Capogruppo Pierfranco Zani ha ricordato che quando, nel 2011, lui e i suoi alpini avevano accettato la proposta dell’Amministrazione comunale per il recupero di questo luogo, sacro patrimonio storicoaffettivo, non si aveva per le mani altra certezza se non quella di poter contare su un gruppo di volontari affiatati, che non si sarebbero certo sottratti all’impegno preso. Ed oggi, a lavori ultimati, si è detto fiero, a nome del gruppo, di poter restituire questo importante manufatto alla pietas popolare, già manifestatasi lo scorso novembre quando, in occasione della commemorazione dei defunti e a lavori ancora in corso, molte tombe erano già state ornate di fiori.

Dal suo argomentare sono emerse le caratteristiche peculiari degli Alpini come l’attaccamento al territorio, alla comunità ed alle sue origini, lo spirito di gruppo e, perché no, anche la sana testardaggine che permette loro di portare a termine quello che si prefiggono e, non da ultima, la ferma volontà di essere di esempio e di tracciare la strada per le nuove generazioni.

Sulla stessa lunghezza d’onda il vice presidente ANA Vallecamonica Emanuele Bondioni, che, rivolgendosi direttamente ai bambini presenti con la maestra Teresa Mancini, li ha spronati a seguire l’esempio e i valori dei loro padri e dei loro nonni. Come non pensare che stesse proprio parlando di valori Alpini visto che, in una realtà di poco più di ottocento anime, in quasi tutte le famiglie vive o ha vissuto una penna nera. Viva soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco Cristian Farisè, che, a nome dell’amministrazione comunale, ha omaggiato il Gruppo di una targa di riconoscenza.

Bisogna ammettere che l’impegno è stato davvero notevole. Si pensi solo che, dal 2011 ad oggi, i circa trenta volontari hanno accumulato 4200 ore lavorative, godendo dell’appoggio di imprese locali e di privati che, mettendo a disposizione macchinari e materiale di vario genere, hanno reso possibile la realizzazione dei lavori. Vanno ricordate inoltre le donazioni da parte della popolazione, di altre realtà associative locali ed Enti, grazie alle quali è stato possibile acquistare i materiali necessari per proseguire nei lavori stessi e, non per ultimo, va sottolineato il costante appoggio e sostegno dall’Amministrazione Comunale.

Di particolare interesse anche la ricerca storica di Omar Zani che, consultando gli archivi parrocchiali e comunali, ha ricostruito l’elenco dei 1830 defunti tumulati nel “cimitero vecchio” e degli ossimesi che, nello stesso periodo, sono deceduti e quindi sepolti altrove, ma che con questo restauro si intendono ricordare e i cui nomi sono ora consultabili presso il locale del custode. Qui il visitatore può, inoltre, prendere visione dei registri con i cenni storici, il resoconto delle opere di volontariato e una ricca documentazione fotografica del manufatto prima e dopo le opere di recupero. Il tutto non fa che arricchire di significato e di valore quanto fatto.

Ma proviamo anche solo a quantificarle queste ore di lavoro gratuito, perché solo così si comprende la portata di quanto posto in essere. Parliamo di una cifra che sfiora i 120.000 euro: un bel gesto, per un piccolo Gruppo, da scrivere sul libro verde dell’ANA.

Con questa giornata, ha ricordato ancora Zani, “Siamo al passaggio del testimone e a nome mio e del Gruppo che ho l’onore di presiedere, non posso che augurarmi che sia la popolazione a desiderare di prendersi cura di questo luogo sacro che consegniamo, anche a nostra memoria, alle generazioni future affinché non scordino le loro origini”.

Parole semplici e schiette che non possono che arrivare al cuore della gente. La stessa che, dopo la benedizione del rinato “cimitero vecchio” da parte del Parroco don Francesco Rezzola, ha assistito sia al taglio del nastro da parte di Luigi Franzoni (classe 1935), l’alpino più anziano del Gruppo ad aver preso parte ai lavori, che alla Santa Messa celebrata fra le mura del sacro monumento appena restaurato.

Al termine è seguito un rinfresco presso la vicina sede degli Alpini di Ossimo Inferiore.

Palpabile la soddisfazione di tutti per aver condiviso, come gruppo, un’ideale che va ben oltre il puro aspetto materiale perché l’aver collaborato attivamente ed armoniosamente al raggiungimento dell’obiettivo, ha reso più cosciente e coeso il Gruppo stesso e la Comunità.

Ossimo, 28 ottobre 2014 P.G.




Cüntòmela a OSSIMO INF.

Ha ricevuto il Battesimo

battesimo ossimo inf
Martina Beltracchi
di Michele e Noemi Zendra
7 Dicembre 2014

Chiamato alla vita eterna

defunto ossimo inf
Fabrizio Zendra
26-1-1964 + 9-10-2014




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Viaggio-pellegrinaggio nel KIWU 25 giugno – 7 luglio 2014

Testimonianza di Tomaso Bottichio

Ringrazio il Signore per aver avuto la possibilità di vivere questa straordinaria esperienza e ringrazio gli organizzatori per la proposta ed il prezioso accompagnamento.

Avevo già visitato il Kivu nel 2008 e nel 2013, ospite di alcune missioni Saveriane e delle Suore Dorotee di Cemmo con cui ho iniziato a collaborare con piccoli progetti ed iniziative di solidarietà, ma il pellegrinaggio mi ha regalato incontri ed emozioni diverse dalle altre volte.

viaggio nel Kiwu

Innanzi tutto è stato molto bello condividere questa esperienza con un gruppo di persone sensibili, accoglienti e disponibili nei miei confronti.

Mi sono sentito da subito parte di una “famiglia” impegnata a vivere bene ed al servizio degli altri la propria fede. Tanti piccoli esempi di vita ed adattamento comunitario mi hanno aiutato a capire il valore della fraternità e solidarietà reciproca. Grazie!

Sono appassionato di pellegrinaggi a piedi ed il sacerdote che spesso ci accompagna ci ricorda sempre che il “camminare” è una metafora della vita, che la mèta da raggiungere è solo una tappa del nostro “viaggio”, che si cammina per “andare oltre” per conoscere ed incontrare gli altri, che il dono della vita va contemplato e celebrato nella preghiera e che Dio è sempre al tuo fianco per indicarti la strada.

Anche in questo Pellegrinaggio nel Kivu ho sentito forte la presenza di Dio, mi sono fatto condurre sforzandomi di non imporre la mia volontà, ma guardando la vita mia ed altrui con gli stessi occhi curiosi e fiduciosi con cui venivamo osservati dalle persone che abbiamo incontrato. Ringrazio anche per le preghiere di chi non è potuto venire con noi e che ci hanno accompagnato in questa “missione” in una vera comunione di fede.

È stata un esperienza molto intensa e forte, a contatto diretto con il dramma vissuto dalla popolazione in un perpetrarsi di violenze, ingiustizie e soprusi dettati da cinici interessi di potere, aggravato dal nostro comportamento egoistico e dal disinteresse verso la vita di questi nostri fratelli. Mi sono molto interrogato sulla mia responsabilità di cristiano e sulle aspettative della gente che ci ha accolto con la speranza che potessimo aiutarli e confesso di essermi sentito “fuori posto” e non adatto a questa “missione”. Prego il Signore perché la compassione e la carità, dettate dall’emozione del momento, non svaniscano in belle parole e cattive testimonianze, ma trovino in me una collocazione stabile e si traducano anche in azioni concrete d’aiuto verso chi soffre.

Per questo confido anche sull’aiuto e stimolo da parte di chi sta già percorrendo questa strada con iniziative e gesti concreti di solidarietà. Sento forte la responsabilità di dare voce e testimonianza, nelle nostre comunità, delle ingiustizie a cui questo popolo è continuamente sottoposto e di sostenere le loro istanze di pace.

Abbiamo conosciuto una Chiesa giovane chiamata, con pochi mezzi, ad affrontare problemi enormi. Mi hanno spiegato il cammino faticoso di questo popolo di Dio ed i limiti umani che a volte tradiscono la fiducia, ma la speranza e la ricerca di Dio è viva nelle persone e nei piccoli gesti di amore compiuti quotidianamente: “sono piccole fiammelle di luce che possono illuminare le tenebre del male”, ho sentito dire da qualcuno dei pellegrini nei momenti di condivisione. Prego il Signore perché questa flebile luce di speranza continui ad essere alimentata dal bene profuso da tante persone e non venga spenta dai nostri cuori induriti.

Concludo con alcune “immagini” che si sono fissate, più di altre, nella mia memoria del pellegrinaggio:
- Il SILENZIO ASSORDANTE del villaggio di Mutarule che mi ha fatto comprendere il significato dell’ABBANDONO, della gente terrorizzata che fugge nella nostra indifferenza.
- La CONSOLAZIONE che DIO sa dare attraverso i piccoli gesti e la condivisione gioiosa della fede. Ho colto nella gente una forza e voglia di reagire che solo la speranza e l’amore di Dio sa donare.
- Il “GUARDIANO DEL POPOLO”: Mons. Munzihirwa, che così amava definirsi immerso nelle sofferenze delle persone, di tutte indistintamente, e che non ha risparmiato nemmeno la propria vita per difendere ed aiutare la gente. Uno smisurato amore per il prossimo che può aiutarci a superare le diffidenze ed i pregiudizi che spesso ostacolano la pace.
- I SORRISI e la vitalità dei bambini che non possiamo spegnere con il nostro egoismo.
- La TESTIMONIANZA dei missionari, ovvero l’esemplificazione di cosa significhi vivere il Vangelo con generosità, determinazione e senza perdersi mai d’animo.
- L’ACCOGLIENZA ricevuta dalla comunità Cristiana che mi ha reso consapevole della figliolanza che ci unisce, aldilà delle circostanze e delle condizioni di vita.
- La BELLEZZA di questa terra che mi fatto apprezzare il grande dono della VITA.
- Gli SCOSSONI ricevuti dalle buche sulle strade che mi hanno ricordato l’ingratitudine per le nostre comodità e la pigrizia dell’anima che rimane troppo spesso “piatta” difronte alle sofferenze altrui.

Grazie Signore!

viaggio nel Kiwu

Testimonianza di Anselmo Isonni

Per me tutto è nato quasi per scherzo, quando Tomaso parlandomi di quello che da alcuni anni faceva lì nelle missioni del Congo e del Burundi, mi ha detto sorridendo “la prossima volta vieni anche tu con me così mi aiuti un po’ a sistemare i computer laggiù”. Detto, fatto. L'ho preso in parola.

Questa affermazione ha fatto sorgere in me la voglia di vivere un'esperienza simile, all'inizio con uno stato d'animo diciamo di curiosità derivante dal fatto che io fino a quel momento avevo sentito parlare dell'Africa in tv, ma tra il mondo virtuale e la realtà c'è una notevole differenza.

Poi abbiamo avuto la straordinaria opportunità di questo pellegrinaggio, che mi ha fatto conoscere grandi figure come quella di Mons. Christophe Munzihirwa del quale io non conoscevo neanche l'esistenza, realtà e storie che io non conoscevo.

Tutto questo mi ha fatto riflettere molto, e tra me e me, in maniera forse un po’ blasfema, mi chiedevo: “perché il Signore permette queste differenze tra popoli come quelli del Congo sempre in guerra e noi adagiati nella bambagia?” Ma parlandone poi con Tomaso e altri ho capito che non è Dio a permettere tutto questo, ma l'uomo con la sua brama di denaro.

Da tutto questo ho capito che noi siamo dei privilegiati e ho imparato ad apprezzare di più le cose che abbiamo. Secondo me se sprechiamo soldi per cose superflue e buttiamo il cibo avanzato, commettiamo un grande peccato, perché c'è chi potrebbe sopravvivere con quello che scartiamo.

Per cui ringrazio tutti, Tomaso che mi ha proposto questo e gli organizzatori: Don Tarcisio che è stato il promotore, Padre Silvio che ho avuto l'onore di accompagnare durante il pellegrinaggio, i padri Saveriani, le suore e tutti i partecipanti. Eravamo proprio una grande compagnia! Grazie a tutti di cuore e speriamo di ritrovarci...




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Festa Alpina di ferragosto

Dopo interminabili giornate di pioggia, ecco le attese novità della Festa Annuale del Gruppo Alpini di Ossimo Superiore, iniziata con una magnifica mattinata di Sole, che ha felicemente accompagnato tutti i cambiamenti in programma, quest’anno fissate al 17 agosto, in concomitanza con il Ferragosto Alpino Ossimese.

È infatti doveroso precisare che normalmente la festa annuale veniva svolta nell’uggioso mese di Ottobre. Quest'anno, per la prima volta nella storia del locale gruppo, si è voluta programmare nel mese di Agosto, volendo approfittare della presenza dei numerosi villeggianti e del clima festoso dell’estate.

Festa alpina

Pertanto nelle serate del 15 e 16 agosto è stata svolta la Festa Alpina di Ferragosto, con l’ormai tradizionale stand gastronomico nel campetto parrocchiale dell’asilo, manifestazione che tutto sommato ha visto una buona partecipazione nonostante le condizioni meteorologiche avverse.

Attività conviviale particolarmente grata agli Alpini perché permette di approvvigionare il fondo cassa necessario allo svolgimento delle manifestazioni annuali; a tal proposito si vuole ringraziare tutti quanti hanno partecipato, anche con la sottoscrizione della lotteria, che con il loro gesto consentiranno il proseguo delle attività benefiche immaginate per l’anno a venire.

Un’ulteriore novità è stata la modifica del percorso della sfilata, che normalmente aveva inizio in piazza con il trasferimento alla Chiesetta di San Carlo per la messa, e terminava con gli onori al monumento ai caduti.

Quest’anno si è voluto percorrere un tracciato inverso che ha visto la partenza in piazza, il trasferimento al monumento per gli Onori ai Caduti e i discorsi di commiato, il trasferimento nella più capiente chiesa parrocchiale dei SS. Gervasio e Protasio, e la sfilata finale per le vie del paese.

Questa novità è stata pensata per dare più importanza e partecipazione agli Onori presso il Monumento ai Caduti ed anche per godere della magnificenza e solennità della Chiesa principale, anche in rapporto alla partecipazione dei villeggianti. Alla Chiesetta di San Carlo eravamo appena stati il 30 luglio, per ricordare e celebrare, con solennità, gli Alpini Andati Avanti.

La festa ha visto la numerosa partecipazione sia degli Alpini locali che di quelli provenienti degli altri gruppi della Sezione di Vallecamonica, con i loro sempre graditi Gagliardetti. Oltretutto, nonostante in valle si svolgessero ben cinque concomitanti manifestazioni, la nostra festa è stata beneficiata dalla partecipazione sia del Vessillo sezionale che di ben sette consiglieri in rappresentanza della Sezione A.N.A. di Vallecamonica, dunque i nostri migliori ringraziamenti a tutti per la loro costante partecipazione.

I saluti ed i discorsi ufficiali sono stati tenuti al monumento ai caduti dal Capo Gruppo Andreoli Gianfranco, da Marco Bottichio in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale e da Vittorio Baffelli, in rappresentanza della sezione A.N.A, il quale ha voluto sottolineare l’importanza simbolica del Vessillo, visto non tanto come la bandiera della sezione, seppur decorata da onorate medaglie, ma come riconoscimento di tutti coloro, anche i meno conosciuti, che hanno perso la vita per garantire a tutti noi la libertà che oggi godiamo.

La S. Messa è stata invece celebrata dal nostro caro Don Francesco sempre pieno di elogi nei confronti degli Alpini e delle loro solidali attività.

Vogliamo inoltre ringraziare per la costante partecipazione la Banda S. Cecilia di Borno che sempre allieta le sfilate con la pregiata musica, nonché la partecipazione del nostro illustre villeggiante Generale Ermete Venturi. Un saluto va infine al nostro Don Angelo, che per le ovvie ragioni di impegni nell’unità pastorale non ha potuto essere con noi, lo stesso aveva comunque celebrato la S. Messa in San Carlo per gli Alpini Andanti, e per questo estendiamo il nostro ringraziamento.

Le manifestazioni di Ferragosto si sono pertanto concluse con la soddisfazione di tutti gli Alpini, soprattutto per le novità apportate; l’invito è dunque rivolto per un analogo 2015.

Aleandro Bottichi




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Lavori in corso sul campanile

Nelle scorse settimane leggendo il bollettino Parrocchiale, abbiamo purtroppo appreso sono stati riscontrati dalla ditta incaricata della manutenzione in sede di sopralluogo, alcuni danni seri causati dall’usura e dall’inesorabile trascorrere del tempo.

Da molti anni, eccezion fatta per le ingenti spese più recenti sostenute per l’elettrificazione dell’impianto (che consente di suonare le campane in modo automatico e senza più sforzo), non si eseguono interventi “straordinari”: infatti l’attuale sostegno realizzato in travi di acciaio risale al dopoguerra.

campane Ossimo Sup.

I più anziani ricorderanno forse una lettera del luglio del 1955 in cui l’allora Parroco Don Luca richiamava l’attenzione della popolazione di Ossimo scrivendo “…La forza del tempo ha sconquassato la pur forte inceppatura ed ora si fa quasi urgente il bisogno di un nuovo assestamento. A far questo però si richiede la comprensione e la collaborazione di tutti come nel passato...”

Nei giorni scorsi per evitare conseguenze ancora più gravi è stato necessario silenziare le due campane interessate.

Ancora una volta grazie alle generosissime offerte ricevute e grazie all’aiuto del Gruppo Alpini e della Pro Loco è stata prontamente organizzato una “raccolta del ferro” per affrontare le successive spese e la Parrocchia ha potuto incaricare urgentemente la ditta Rubagotti al fine di intervenire per sistemare quanto prima ed evitare danni ancora più seri, ma soprattutto per evitare di lasciare “mute” le nostre campane. Le due interessate al guasto sono state la più piccola (Quinta) per la quale si è dovuto togliere tutti i tiranti di supporto al castello al fine di inserire un nuovo isolatore in legno stagionato al fine di ancorare nuovamente ed in sicurezza il bronzo evitando che l’eccessiva usura del legno precedente andasse a causare alterazioni e cattiva distribuzione del peso sulle maniglie della campane.

Nella foto qui allegata si vede bene l’intervento in corso: dopo aver imbragato la campana in posizione a bicchiere si è proceduto allo smontaggio degli ancoraggi per la sostituzione delle parti danneggiate.

Per la Seconda campana: qui il danno è stato molto più serio. Si tratta infatti un bronzo molto più pesante (circa una tonnellata), al quale è stata riscontrata una frattura orizzontale netta di una delle 6 maniglie di sostegno.

Nelle foto si vede il lavoro svolto: dopo aver abbassato il bronzo all’interno della cella campanaria con l’utilizzo di paranchi e funi d’acciaio, una volta in sicurezza si è proceduto alla foratura in 2 punti al fine di inserire due nuovi tiranti di sostegno, sempre per poter distribuire peso e carico della maniglia ormai inutilizzabile.

Un grazie ancora alle persone che con le generosissime offerte hanno consentito alla Parrocchia di fronteggiare la spesa ingente, alla popolazione di Ossimo ed ai volontari che hanno prestato il loro tempo per la raccolta del ferro appositamente destinata al pagamento di parte delle spese. Potremo così continuare a sentirne i rintocchi.

Luca B.




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Restauro del nostro organo: una storia infinita

organo ossimo sup.

Purtroppo nonostante le rassicurazioni ottenute verbalmente ad inizio estate, ancora manca l’autorizzazione per la fine lavori ed il conseguente rimontaggio in Chiesa di tutto il materiale restaurato.

L’Organo in tutte le sue parti si trova presso la bottega dell’organaro Formentelli a Pedemonte (Verona) ormai dall’ Agosto del 2012.

Quando abbiamo iniziato questo laborioso lavoro sapevamo che ci sarebbero potuti essere imprevisti anche data la complessità delle procedure di restauro.

Tuttavia di certo non immaginavamo che le lungaggini prettamente burocratiche rallentassero l’iter di fine lavori (ormai da oltre 6 mesi).

Nel frattempo continuano a pervenire generose offerte che vanno a sommarsi ai vari contributi (in parte a fondo perduto ed in parte a restituzione) stanziati e già in parte erogati al fine di sostenere le spese di restauro.

Un grazie sempre a tutte le persone per l’appoggio e le preziose donazioni.

Speriamo davvero si possa presto vedere la fine lavori e soprattutto “sentire il risultato” che sarà sicuramente importante!

Luca Bardoni




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Hanno ricevuto il Battesimo

battesimo ossimo sup
Pietro Bardoni
di Luca e Monica Nodari
19 ottobre 2014

battesimo ossimo sup
Maria Bettineschi
di Paolo e Luz Karime Russo
26 ottobre 2014

battesimo ossimo sup
Enea Zanaglio
di Remo e Roberta Mendeni
9 novembre 2014


Chiamati all'amore sponsale

matrimonio ossimo sup
Chiara Andreoli e Francesco Toscani
Ossimo Superiore – 24 Maggio 2014


Chiamati alla vita eterna

defunto ossimo sup
Claudia Zerla
15-8-1945 + 22-6-2014

defunto ossimo sup
Silvana Mensi
13-8-1940 + 1-7-2014

defunto ossimo sup
Giacomina Milani
17-4-1925 + 1-8-2014




Visita alla comunità di Sucurijù

Prezados,
sono trascorsi quasi tre mesi dal mio rientro in terra amazzonica e mi sono accorto che, quando si tratta di prendere carta e penna, non sono una “scheggia!”. E questo non è una novità. Basti pensare che le righe seguenti le avevo scritte l’altra settimana durante i sei giorni trascorsi nel quasi dolce far niente in Sucurijù.

La visita alla comunità di Nossa Senhora de Nazaré in Sucurijù avviene purtroppo solo una volta l’anno, nonostante il mio protestare. Ci andrei volentieri almeno tre volte, ma visto che il mio stile di nuoto è quello del “quadrel”, se non mi si viene a prendere ho qualche piccola difficoltà!

don lino

Quattordici ore di barca in Oceano e una trentina di persone sull’imbarcazione. Alle 20,00 di domenica 10, con il permesso della marea, si parte da Amapà. Svelto come un gatto con altri due mi impossesso del posto più bello: il terrazzo/tetto: a pancia in su a contemplare il cielo sfavillante di stelle e beandomi della benevolenza rinfrescante di Eolo. “Trop bel per dürà!”. Verso l’una una pioggerella amazzonica mi obbliga ad abbandonare la meravigliosa contemplazione e cercare riparo altrove. Il posto più comodo ancora a disposizione è la “sala macchine”, in compagnia del monocilindro a gasolio respon-sabile per la velocità di 15 km/h del nostro panfilo! Per fortuna questa melodiosa compagnia l’ho abbandonata poco dopo per riappollaiarmi ai piani superiori, dove la brezza dell’oceano e il “dindolar” della barca, alla velocità del sümelèc, mi hanno gettato nelle braccia accoglienti di Morfeo!

Il sorgere del sole verso le 5,00 ti spalanca il cuore verso il Grande Capo che “fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi - perché Lui è il Buono - sui giusti e sugli ingiusti - perché Lui è il Giusto - sui santi e i peccatori - perché Lui è misericordia e nelle sue viscere ci ha portati e ci porta! E se la memoria non mi tira uno scherzo da prete, mi sembra che misericordia, nel linguaggio biblico, ha a che vedere con il seno materno che riceve, nutre, protegge e genera.

Le ultime due ore si balla a ritmo piuttosto sostenuto, senza consegnare “le trippe” all’Oce-ano, e questo è strabello. Alle 10,00 le 4 torri eoliche fuori servizio, con il vento delle loro pale ci danno il benvenuto. “Graças a Deus” sembrano rispondere i mortaretti fatti scoppiare da qualcuno.

Sucurijù, ragazzine col pancione, bimbetti che sbucano da ogni parte, è frazione di pescatori con lo stesso numero di abitanti di Osem de sota... non così grande né bella, in mezzo all’oceano, bagnata dall'ononimo fiume, ma senz’acqua dolce... L’unica disponibile è la piovana, raccolta e custodita in un deposito seminterrato di 300.000 litri, che pure funge da piazza ed è stato costruito 32 anni fa da un prete italiano del PIME, p. Angelo Consonni. Vent’anni dopo un altro deposito di 100.000 litri è stato costruito dal Governo, ma da tempo inutilizzabile... chissà perché!

Tutto è su palafitte. Non ci sono strade, ma ponti (però non è Venezia). Una scuola media, in legno fa bella figura di sé e funziona anche bene... L’edificio più imponente è il Tempio dell’ Assembléia de Deus (setta pentecostale di origine USA), nuovo di pacca. La nostra chiesetta, non grande, è pulita e ben tenuta!

Quest’anno, a differenza dei due precedenti, durante le funzioni della feste patronali è sempre stata quasi piena: miracolo da ascriversi alla Madonna... Lei è ancora capace di questo, anche se non sempre incontra ascoltatori attenti a quel “Fate ciò che lui vi dirà!”. L’antivigilia perfino un matrimonio solenne con paggi, damigelle e pun-tualità da orologio Omega...

Il giorno dell’Assunta Messa solenne al mattino, una decina di battesimi e una processione di 3 km. su quei ponti traballanti. Incredibile: hanno retto! Altro miracolo da Mãe Maria.

Suite speciale per il parroco (un ubriaco mi ha chiamato con molta riverenza Sig. Canonico... in vino veritas!): due ganci per l’amaca nel deposito della sagrestia, senz’acqua... Ma con musica live fino alla 3,00 del mattino proveniente dal casino della festa. Dalle 3,00 alle 6,00 è stata sostituita dall’armoniosa sinfonia delle zanzare: L’amore del vero richiederebbe l’uso della parola “elicotteri”...

Dopo la processione e il reso-conto finanziario, a mezzanotte si riparte con un mezzo molto più potente: viaggio, sempre ai piani superiori, eccellente nonostante certe onde. Per circa un'oretta ho capito il grido degli apostoli su quella barca dove Gesù beatamente dormiva. Anche il capitano del “Cabo Norte” sonnecchiava e, come risposta alle grida mezzo isteriche di certe passeggere (e non solo), ridacchiava. Poche ore dopo il sorgere del sole, incomincia la inesorabile e lenta cottura degli “spiedi/noi”... alla fine cotti e salati.

Mezzodì a casa... La prima cosa, la più bella, la più gustosa è una doccia fredda e abbondante. Sucurijù è così: prima di fa economizzare e risparmiare, dopo ti fa gustare all’in-verosimile le cose semplici e ordinarie della vita. Come sarebbe bello se, presto o tardi, volenti o nolenti, ci si arriverà... altrimenti ai posteri...

Da una decina di giorni è iniziata la campagna politica: da vomito! Devo votare, andrò a votare, ma chi?

Conclusa, finalmente, la lunga stagione delle piogge, abbiamo terminato 6 pezzi del tetto della chiesa parrocchiale. Arrabbiatis-sime per lo sfratto le centinaia di pipistrelli, e con loro anche le/gli animaliste/i che hanno minac-ciato denuncia e cercate le prove di “pipistrellicidio” in vano. In compenso abbiamo offerto, a buon prezzo, l’ottimo concime donatoci da questi simpatici mammiferi. Se fosse gratis ben volentieri, ma a pagamento no!

Zoppicando (forse troppo) anche la catechesi sta andando, a fine ottobre un po’ di prime comu-nioni, se Deus quiser!

Con piccole offerte ricevute stiamo aiutando, in maniera molto discreta, alcune famiglie particolarmente bisognose. Per ora ci facciamo bastare il poco che abbiamo. Avendone estremo bisogno, chiederemo.

La salute regge anche bene; le ginocchia si reggono, senza “’l burghì”.

A tutti un forte abbraccio e un ricordo davanti al Grande Capo... è Lui il Garante!
E Deus abençoe a todos.
Ciao e aquele abraço.
Amapà 24 agosto2014

Don Lino




Cüntòmela a LOZIO

Chiesa di S. Antonio in Sucinva

Ad ottobre, nella frazione di Sucinva, sono iniziati i lavori di restauro conservativo della chiesetta dedicata a S. Antonio da Padova. Il lavoro sta interessando sia le facciate esterne sia quelle interne, al fine di recuperare, salvaguardare e valorizzare tutto ciò che è stato e verrà allo scoperto.

Chiesa Sucinva Lozio

Chiesa Sucinva Lozio

All’interno la rimozione degli intonaci cementizi e la stesura di malte più idonee nelle zone di forte umidità hanno permesso alla chiesetta di lasciare “respirare” la muratura, eliminando in questo modo le già presenti muffe ed efflorescenze saline sulle pareti.

La rivelazione più straordinaria è avvenuta all’esterno della chiesetta, nella facciata principale: con la rimozione degli strati di colore superficiale sono state riportate alla luce delle decorazioni molto interessanti dal punto di vista storico-artistico. La finestrella di gusto neoclassico ha svelato nello spessore della muratura un finto marmo con colori che vanno dal giallo ocra al rosso ossido e al di sopra di essa una decorazione monocroma molto elegante e raffinata. Ai lati della finestrella, si possono scorgere due nicchie con raffigurati due santi, probabilmente S. Antonio e S. Francesco Saverio raffigurati nella pala dell’altare maggiore. Nella ghiera delle nicchie sono riemersi una varietà di fiori e di frutti con colori particolarmente vivaci.

Oltre alla parziale perdita della pellicola pittorica dovuta all’esposizione dei dipinti agli agenti atmosferici dopo la fase di realizzazione, nel secolo scorso sono state applicate sulla facciata due lapidi commemorative in ricordo dei soldati autoctoni caduti nelle grandi guerre. Purtroppo al di sotto l’intonaco decorato è stato rimosso per permettere un parziale incasso delle lapidi nella muratura.

Il portale prevedeva una decorazione architettonica nella parte superiore con frontone e volute e ai lati delle colonne decorate in finto marmo.

I problemi di umidità di risalita e il rifacimento degli intonaci nel corso del tempo alla base della facciata hanno portato alla parziale perdita di queste decorazioni.

Attualmente si ipotizza che i dipinti furono eseguiti alla metà del XVIII, periodo nel quale è storicamente documentato il rifacimento della facciata principale della chiesa.

Le temperature attuali non permettono di proseguire le fasi dell’intervento di restauro all’esterno, verranno quindi ripresi i lavori in primavera, quando le condizioni atmosferiche (qualcuno suggerisce anche economiche!) saranno più favorevoli.

Dario Guerini e Laura Guitti (restauratori)




Cüntòmela a LOZIO

Festa degli anziani 2014

Anziani Lozio

Anziani Lozio

Il salmo 90 (89) recita:

“I giorni nostri arrivano a settanta, e nei robusti sino agli ottanta, ma il più di essi sono travaglio e miseria; passano presto e noi dileguiamo.”

Certo settant’anni al tempo del Salmista erano tanti e non erano in molti ad oltrepassarli; oggi grazie ai progressi della medicina nonché alle migliori condizioni sociali ed economiche qui da noi la vita si è notevolmente allungata. Resta, però, sempre vero che gli anni passano in fretta; il dono della vita è troppo bello e prezioso perché ce ne possiamo stancare.

La vecchiaia è “l’autunno della vita” ma è un’epoca privilegiata da quella saggezza che in genere è frutto dell’esperienza perché “il tempo è un grande maestro”.

Infatti gli anziani aiutano a guardare alle vicende terrene con più saggezza, perché le vicissitudini li hanno resi esperti e maturi. Essi sono custodi della memoria collettiva e perciò interpreti privilegiati degli ideali e dei valori comuni che guidano la convivenza.

Gli anziani, grazie alla loro matura esperienza, sono in grado di proporre ai giovani consigli preziosi.

È per tutti questi motivi e per dare un piccolo segno di riconoscenza che a luglio presso il “Centro Diurno Anziani” di Lozio a Laveno si è svolta la “Festa dell’Anziano”.

Sono ormai tanti anni che il Parroco con i volontari organizza quest’evento, invitando tutti gli over 70 residenti a Lozio a trascorrere insieme una giornata in compagnia gustando i saporiti piatti preparati dai bravi volontari.

È la festa più bella che facciamo in parrocchia perché gli anziani sanno fare festa e poi partecipano anche molti “non ancora anziani”: famigliari e amici ed è stupendo vedere più generazioni insieme.

Quest’anno hanno onorato la nostra festa anche la mamma e gli zii di Don Francesco ed anche Suor Ida e Suor Vincenzina di Borno, ed è stato proprio bello soprattutto per noi della Parrocchia dei SS. Nazzaro e Celso che non abbiamo mai avuto la fortuna di avere la presenza delle preziose suore.

Come sempre alla fine della festa il C.d.A. e la Proloco di Lozio hanno offerto agli invitati un simpatico pensiero e quest’anno la scelta è stata un fiore molto particolare che profumava di buon salame.

Clelia




Cüntòmela a LOZIO

Ricordo di DON GIULIO CORINI

Don Giulio

Ciao Don. Così noi ti chiamavamo.... Non è facile trovare le parole per salutare un grande amico che ha deciso di fare la sua ultima scarpinata alla Casa del Padre. Perché poi si sente il bisogno di un ultimo accorato saluto?

Max Frisch scrisse che lodare pubblicamente un morto è come rassicurarlo che ne sentiamo già la sua mancanza; è l'espressione comune del nostro onesto rimpianto, nell'inconsapevolezza comune di cosa sia la morte; e pensare che mai nessun volto in una bara ha mai mostrato di sentire la nostra mancanza, è fin troppo evidente il contrario.

È si caro Don, è proprio così, quanto vuoto lasci... Vogliano perdonarmi se non riesco a fare uno di quei discorsi di circostanza generici. Il mio è un vissuto troppo personale perché chi parla è una di quelle persone che con te, mano nella mano, sono diventate grandi.

Quando sei arrivato a Lozio nel 1981 io avevo 7 anni, con me i tuoi bimbi, chi sei, otto, nove, dieci... Tu per noi eri il “tanto”, il “tutto” arrivato in un piccolo paesino di montagna, paesino di cui tu subito ti sei innamorato.

Don Giulio
"Vieni e seguimi"
Don GIULIO CORINI
Concesio 30 aprile 1947
Lozio 13 settembre 2014

Strano Don in quell'Estate del 1981 proprio io ti feci il discorso di benvenuto. Non ne capivo il significato, solo che dovevo saperlo a memoria e che per l'occasione la mamma mi ha messo una vestina che detestavo.

Il senso di quel discorso l'ho, anzi, lo abbiamo compreso vivendo con te. Non è stato difficile perché tu con la tua spontaneità, tenacità ci hai fatto subito tuoi, ormai eravamo una squadra. Oratorio la sera, a Messa a fare i chierichetti, poi assieme a pulire le chiese e fare i fiori, pulire i candelabri, al catechismo e poi quelle levatacce la mattina per partire e andare in montagna: le malghe i rifugi, le cime della Valle Camonica ci hanno conosciuto. A volte non ricordo in quanti eravamo sulla tua 500 o sulla Simca dell'Elvira: di sicuro più di cinque, ma tu potevi, eri il nostro eroe.

Io poi ho vissuto così tanto la mia manina nella tua perché ero sempre in fondo alla fila e tu mi tiravi e poi urlavi “ bravaaaaa”. Il ritorno era fatto di canti e tu in quanto a cantare eri il Pavarotti delle montagne.

Tutto era una festa e noi tutti assieme sempre, come quei pomeriggi all'oratorio in cui ci facevi vedere un film, di solito Bad Spancer e Therence Hill. In paese si sapeva: “ I ragazzi?” “ Sono con don Giulio.” Noi non temevamo nulla tu eri il nostro buon pastore. Non ti ricordo triste, non pensieroso, ma sempre presente. Quante partite a briscola ci siam fatti con Cristian e la nonna Innocenza dopo cena; e così passavano gli anni, i pensieri, ma tu c'eri.

Quasi 12 anni dopo toccò ancora a me salutarti. Ormai la coscienza era diversa. Io, noi avremmo spaccato il mondo per non farti andare via, ma non ce l'abbiamo fatta, non c'è rimasto altro che regalarti una fotografia con scritto “ i tuoi ragazzi”. Eppure non è mai stato un saluto perché tu Lozio lo hai sempre avuto nel sangue e non mancava occasione per un rapido saluto... un “drinnn” alla porta ed eri già in casa e io a chiederti: ”Don quanti minuti abbiamo? Caffé o passa a cena?”.

Sei stato il prete dai minuti contati, avevi sempre fretta: infatti ti chiamavano “Dòm”. Una cosa mi ha sempre stupito di te: come facevi a fare tutto? Scuola, catechismo, oratorio, pulizia delle chiese, celebrazione delle messe in quattro paesi, visita agli ammalati, e poi montagna con noi, funghi, bicicletta, orto... e c'eri sempre per qualsiasi persona: “Cinque minuti e sono li”. Ecco perché non mi stupisce che a Lozio, e credo in qualsiasi paese dove tu hai operato, se dici DON GIULIO… “ah si don Giulietto!” e si apre il cuore, la porta di casa perché tu eri e sei di casa. Tu veramente hai reso straordinario il vivere di tutti i giorni, dando fiducia ad ognuno di noi.

Oggi sono ancora quì, età diversa, vita ed esperienza diverse, ma stesso grande affetto. Io non volevo, non potevo crederci... invece eri tu. Hai avuto fretta anche nel morire, ma come ti ha detto subito Tone: “sei morto dove volevi tu”. Sei morto ai piedi di quella chiesetta di S. Cristina che ha visto tante tue fatiche. Ogni anno spostavamo le tegole, un anno di qua e un anno di là, tagliavamo le erbacce, ci caricavi di bidoni di acqua per lavare i pavimenti di pietra e ci dicevi: “È festa grande per Gesù, tutto deve essere bello”. Sai, non lo ha più fatto nessuno.

Adesso dovrei salutarti, ma non posso, non ci riesco, allora a nome di tutti quei “tuoi ragazzi” di quella foto incorniciata che tenevi sulla tua scrivania, voglio ricordarti quella gita in montagna in cui tu hai detto: “Ragazzi oggi niente mangiare al sacco facciamo la pastasciutta”. Dopo un po’ di peripezie per reperire le padelle e l'acqua dai malghesi, via alla cucina. Mentre si cucinava ti dicemmo: “Ma don la forchetta di plastica si accorcia mentre mescoliamo il burro”, e tu : “Ma niente di che, tutto buono”.

Noi non abbiamo più mangiato una pasta al burro fuso cosi buona.

Ciao e grazie DON GIULIO

Giusy

Testamento Spirituale
testamento Don Giulio




Cüntòmela a LOZIO.

Chiamati all'amore sponsale

matrimonio Villa di Lozio
Graziella Massa e Andrea Calvetti
Villa Di Lozio - 19 Luglio 2014




Cüntòmela con i MISSIONARI

Missione: una continua sfida

Manila: 13 Novembre, 2014

Carissimi Reverendi e amici tutti di Borno,
saluti dalle Filippine! Mi scuso se solo ora mi faccio vivo per mandarvi i miei saluti e i miei ringraziamenti per tutta la vostra generosità. La faccenda è che appena arrivato mi sono trovato coinvolto in una serie interminabile di riunioni in vista della visita pastorale del Vescovo. Siccome la parrocchia a divisa in 36 zone è facile capire come le riunioni si siano moltiplicate. I tre giorni di visita pastorale sono andati bene e anche il Vescovo si è reso conto della complicata situazione pastorale. Poi è cominciato il mese dei morti che qui nelle Filippine è molto sentito. E così la mia lettera è stata posposta ripetutamente.

Sono tornato dalle mie vacanze a Borno in buona salute e con qualche chilo in più e mi sento in grado di battagliare almeno per un po’.

Prima di tutto vi voglio ringraziare di cuore della vostra generosità attraverso la giornata missionaria in agosto e le varie donazioni personali. Un grosso aiuto per la nostra numerosa famiglia di Saveriani nelle Filippine.

Sono arrivati i sei nuovi studenti di teologia: tre dall’Indonesia, due dall’Africa/Sierra Leone e uno dal Brasile. La famiglia cresce e la missione continua. Due studenti della teologia stanno facendo un anno di esperienza pastorale qui in parrocchia con me. Siamo una comunità veramente inter-nazionale: due africani, un messicano e io italiano. Mi trovo bene a fare il “nonno coordinatore”.

padre giacomo
"Nonno coordinatore" di una comunità internazionale

La parrocchia sta andando avanti abbastanza bene, sembra, anche se le sfide sono tante.

Fortunatamente c’è un buon gruppo di collaboratori laici che si dà da fare con generosità, ma mi rendo sempre più conto che bisogna essere al loro fianco per dare speranza e forza perché non si stanchino e non si arrendino. Hanno già tanti problemi nelle loro famiglie, perché dovrebbero farsi carico anche dei problemi della comunità più vasta? Per questo, avendo 36 zone pastorali, noi padri, a parte sabato e domenica, siamo fuori ogni sera fino a tardi per essere vicini agli agenti pastorali delle zone per sostenerli, aiutarli a fare le scelte giuste e coordinare le iniziative da mettere in atto assieme alle altre zone. È un impegno grosso ma cerchiamo di non mollare. Se non molliamo noi non molleranno neanche loro. Bella sfida per questo vecchietto!

Ci stiamo preparando alla visita di Papa Francesco in gennaio 2015 e sono sicuro che avrà parole di sfida per la Chiesa delle Filippine: ci prepariamo in mente e cuore per essere pronti ad accogliere le sante provocazioni che ci presenterà perché la chiesa sia sempre di più immersa tra i poveri, in ascolto dei poveri e pronta a unirsi a loro nel cercare risposte e soluzioni insieme.

Il bel tutto è una sfida continua a non mettermi in pensione. Pregate per me perché mi sappia muovere al ritmo della missione che continua e si rinnova per essere significativa.

Grazie ancora per la vostra generosità!

Siccome questa vi arriverà attraverso il Cüntòmela di Natale, vi faccio i miei migliori auguri per un Natale bello e significativo, che porti nuova vita e gioia!

Cordialmente vostro,

P. Giacomo




Cüntòmela con i MISSIONARI

19 luglio: festa con Padre Defendente

padre defendente
In una vera festa non può mancare il pranzo.

padre defendente
Samara, la giovane amica di P. Defendente, venuta dal Brasile per una breve vacanza.

don Francesco
Una civetta in regalo: un invito a vegliare sulla comunità?

LE MIE PERIPEZIE

email 3-11-2014

Carissimo Don Francesco e amici tutti del Gruppo Missionario,
si avvicina il Natale e ho pensato di scrivere qualcosa per Cüntómela. Voglio parlare delle mie peripezie, dei malanni che hanno accompagnato i miei 50 anni di vita missionaria.

La prima batosta è stata la malaria nel mese di novembre del 1964. Per altre due volte è successo questo tipo di malattia tropicale, nel 1968 e nel 1970, quest'ultima volta mi trovavo in Italia, nel mese di ottobre. E chi mi diede assistenza è stata la compianta Adelina Trotti.

Non parlo delle crisi di coliche renali negli anni seguenti. Un'altra batosta è stata nel 1996, quando ho perso i sensi nei boschi dei Lazzaretti, per una malnata passione dei funghi.

Nel 1999 la famosa caduta sotto l'armadio assassino.

Nel 2010 l'operazione della prostata a Sondalo in Valtellina. E nello scorso anno, 2013 la dialisi, che ancora oggi mi affligge. Ringrazio il Signore che sono ancora vivo. Devo avere molta pazienza per questo trattamento.

Voglio ancora una volta ringraziare tante persone buone che hanno aiutato le mie opere missionarie in questi 50 anni di vita missionaria. E ringraziare anche tutte le persone che si stanno prendendo cura dei miei malanni.

Lode e Gloria al Signore.

BUONE FESTE A TUTTI.

Padre Defendente

email 5 novembre 2014

Mi dimenticavo di dire che nelle mie peripezie, c'è stato un altro caso: nel 2006 ho sofferto molto per la sciatica e ne ho avuto per 40 giorni... .anche così sono ripartito per la missione, pure se un po' zoppicante.




Cüntòmela con i MISSIONARI

Proibito sognare? Assolutamente NO!

A fine ottobre [mese missionario] trovandomi con una decina di persone per tracciare alcune linee guida per la catechesi degli adulti non battezzati, ci siamo posti, fra le altre, questa domanda: “che tipo di Chiesa vogliamo sognare!”

Mettendo un po’ di logica nell’ordine/disordine sparso degli appunti, ne é scaturita una sintesi anche interessante da approfondire ulteriormente, perché ci illumini nel non facile percorso.

La Chiesa é il grande segno della salvezza del mondo, scaturita com’è dal sangue/cuore di Cristo. Madre di un popolo santo e peccatore; eccezzionale: si presenta, contemporaneamente, col volto divino di Cristo, suo sposo, e i tratti imperfetti e a volte sfigurati dei suoi figli e figlie!!!

Noi la proclamiamo: una, santa, cattolica e apostolica. Ossia unita, senza difetti, aperta a tutti, radicata e fondata sulla fede trasmessa dagli Apostoli.

Perció sognamo...

- con una Chiesa che si mantenga sempre salda sulla Parola di Dio, di modo che, sopraggiungendo il vento impetuoso della calunnia, della persecuzione e del potere del maligno, non cada in rovina come le mura di Gerico;

- con una Chiesa dove Cristo non sia presenza remota, strana o ignorata, ma presenza reale, percepita, cercata e sempre piú amata;

- con una Chiesa dove tutti si sentano e siano fratelli e sorelle; dove non ci sia chi é costretto a piangere a causa della durezza del cuore di altri o chi “se la spassa”, mentre gli altri sono schiacciati dalla disperazione;

- con una Chiesa senza esclusi o privilegiati, senza primi o ultimi, ma dove, tutti, nel clima piú puro del Vangelo, siano e si sentano uguali... e se per caso dovessero esistere privilegiati che siano i piccoli, gli abbandonati e i disprezzati;

- con una Chiesa dove nessuno si lamenti per mancanza di accoglienza, aiuto o perdono, ma dove tutti si preoccupino perché, amorevolmente, venga spezzato il pane del corpo come é spezzato il pane della fede.

Ma se questa Chiesa, cosi amata (sic!), ha rughe e brutture la colpa é nostra: sono le nostre rughe e brutture. Ed é questa - graças a Deus - la realtá!

Nonostante tutto non smettiamo di sognare con una Chiesa perfetta e non sarebbe la prima volta che i sogni piú impensati, diventano realtá.

Parafrasando il latinoamericano Papa Francesco possiamo dire: “non lasciamoci rubare la gioia di sognare!”.

A noi, ma anche a voi Buon Avvento: sognando com Isaia... ma con i piedi per terra. Maria di Nazzaret ci sia di esempio e companheira.

Que Deus nos abençoe.

Ciao

Don Lino

PS. Nonostante tutto, la salute regge e regge bene (senza burghí!). Proibito dimenticarsi l’8 dicembre: son 39 anni!




Cüntòmela con i MISSIONARI

Gli auguri di Padre NARCISO

Email 24 novembre 2014

Carissimi,
è stata una grossa sorpresa ricevere Cüntòmela, dopo tanti mesi di silenzio che mi ha portato a credere di essere stato definitivamente tagliato fuori. Vedere invece che avete giustamente e felicemente scelto frei Defendente, P. Giacomo ecc... e io mi sono voltato totalmente ai miei progetti per un Santo Natale, facendo del mio Ricovero il più bel presepio del quale proprio Frei ha fatto parte, con un modico aiuto.

padre Narciso

La riforma del ricovero è stata pesante: per il tetto 45mila tegole, rimosso molto legname, steso la "manta protettora e antitermica" contro piogge torrenziali, umidità, topi e pipistrelli; poi pitturato dentro e fuori tutto il Ricovero, 40x40mt: sono una ventina di stanze, 8 sale, 2 per la fisioterapia, due per la televisione, una per la "scuola analfabeti ", una per assistenza medica, e trattamento differenziato, una per giochi..., oltre una grande per refettorio, cucina, dispensa...

Si è verniciato tavoli, porte, finestre. C'è voluto tre mesetti, con 8 operai. Tutto fatto avevo ancora qualche solderello e così ho messo mano al progetto più importante: la sicurezza per gli anziani: aumentare e fortificare il muro (800 m.) con colonne di cemento armato, e mettere una cinta (cara e pericolosa come quella che si vede per le prigioni); aumentare la dispensa e il refettorio, praticamente rifare i "banheiros", sempre intasati (le nonne vi infilano ogni cosa). Ed ho ben altro da fare. Fin che c'è lavoro niente ferie, neanche pensare rientrare in Italia: è un sogno proibito.

Anche se trascinandomi dolorosamente, riesco ancora a dire la mia Messa quotidiana nella cappella del Ricovero e sabato e domenica nel bellissimo santuario per la Comunitás "Rainha da paz"... Tutto per celebrare il mio 50° di Messa e di Missione. Così penso di realizzare ogni sogno di vita Missionaria.

Il tempo di Avvento mi prepara per celebrare il mio più bel Natale e faccio a voi i più fervidi auguri di Pace e Bene.

Vostro

frei Narciso Baisini




Cüntòmela di tutto un po'

Lavoro: dignità della persona

Le recenti manifestazioni dei lavoratori ed i problemi connessi con l’occupazione ci sollecitano a riflettere e a considerare il LAVORO nella sua autentica dimensione, fuori, quindi, da facili definizioni e da improvvisate impostazioni che si appellano soltanto al discorso politico. Per evitare schemi siffatti è giunta a noi opportuna il 14 settembre 1981 l’Enciclica di Karol Wojtyla “Laborem exercens” che tanto fece parlare, anche perché eravamo in stagioni storiche di forte transizione, con la caduta di tanti miti. Leggiamo in un capitolo fondamentale: “Eppure, con tutta questa fatica – e forse, in un certo senso, a causa di essa – il lavoro è un bene dell’uomo (…) ed è non solo un bene utile o da fruire, ma un bene degno, cioè corrispondente alla dignità dell’uomo, un bene che esprime questa dignità e la accresce (…). Il lavoro è un bene dell’uomo, è bene della sua umanità, perché mediante il lavoro l’uomo “non solo trasforma la natura” adattandola alle proprie necessità, ma anche “realizza se stesso” come uomo ed anzi, in un certo senso, “diventa più uomo”. In un passo successivo, di quel testo meraviglioso ed originale, il Papa polacco introduce un nuovo concetto, che chiama in causa la storia dei popoli: “È noto che è possibile usare variamente il lavoro “contro l’uomo”, che si può punire l’uomo col sistema del lavoro forzato nei “lager”, che si può fare del lavoro un mezzo di oppressione dell’uomo, che infine si può in vari modi sfruttare il lavoro umano, cioè l’uomo del lavoro”.

Sostanzialmente: “Bisogna sottolineare e mettere in risalto il primato dell’uomo nel processo di produzione, il primato dell’uomo di fronte alle cose”. Tutto ciò che è contenuto nel concetto di capitale (…) è solamente un insieme di cose. L’uomo come soggetto del lavoro, ed indipendentemente dal lavoro che compie, l’uomo, egli solo, è una persona.

Non è insignificante richiamare queste idee, “la dignità propria del soggetto del lavoro”, in modo che “il lavoratore possa non soltanto avere di più, ma prima di tutto essere di più (…) possa, cioè, realizzare più pienamente la sua umanità sotto ogni aspetto”. I Costituenti, nella stesura della nostra Costituzione, vollero sottolineare la grandezza del lavoro già nel primo articolo, riconoscendo che le istituzioni repubblicane si “fondano sul lavoro” e da qui derivano la loro autenticità.

Pagine sublimi della Letteratura Neorealistica – anni cinquanta –hanno celebrato il “lavoro” come realtà che cementa una Comunità e fa degli uomini testimoni dei valori più alti.

Il documento pontificio, infine, giustamente rivela che “il lavoro umano è una chiave e probabilmente, la chiave essenziale di tutta la questione sociale (…) che continuamente si ripresenta e si fa sempre più complessa e deve essere cercata nella direzione di rendere la vita umana più umana.

a cura di Carlo Moretti


Prima della sua morte Carlo Moretti ci aveva consegnato questo articolo, ultimo dei suoi costanti contributi con cui, da molti anni, ci teneva ad essere presente su queste pagine.




Cüntòmela di tutto un po'

Tra sofferenze familiari e interventi a sostegno

Anche al Consultorio Familiare G. Tovini che chiude il 2013 con quasi 1000 consulenze annuali si ha l’impressione che oggi più di ieri, le forme di sofferenza familiare siano aumentate; accanto a quelle tradizionali.

Connesse con la nascita, la crescita, la malattia e la perdita delle persone care, si fanno strada nuove forme di sofferenza collegata alla temporalità e a volte fragilità dei legami d’amore, ai problemi e alle difficoltà comunicative e rela-zionali tra coniugi e tra genitori e figli, all’emergere di nuove conflittualità tra i sessi e le generazioni.

Molteplici sono le forme attraverso cui la sofferenza trova possibilità di manifestarsi: i rapporti interpersonali più comuni, quelli cioè che legano un uomo ad una donna, un genitore ad un figlio, una famiglia ad uno specifico contesto socio-ambientale, sono sovente esposti a frainten-dimenti, squilibri, che generano inevitabilmente forme di sofferenza individuale e familiare a cui ogni componente della famiglia vorrebbe porre rimedio, ma spesso mancano le parole per dare un nome al malessere, o viene meno la spontaneità per esprimerli, forse anche la disponibilità per confidarli.

E a chi “confidarli”? Con chi parlarne? La famiglia che vive una situazione di sofferenza ha l’opportunità di rivolgersi al Consultorio Familiare G. Tovini , “portare” e “raccontare” la propria sofferenza, il proprio disturbo, affidandosi ad un consulente psicologo-psicoterapeuta familiare, un professionista della relazione d’aiuto che crede fermamente nella centralità della persona e nel valore della famiglia e che lavora tanto con lo scopo di rinforzare le risorse interne alla famiglia quanto di aiutare la stessa a recuperare il senso del suo progetto di vita, favorendo adeguate strategie di riproget-tazione esistenziale e di speranza.

La famiglia è sollecitata e accompagnata attraverso un percorso terapeutico a costruire nuovi orizzonti di senso, a ri-significare la propria vita, accettandone i limiti e cogliendo i propri punti di forza e le risorse, rivalorizzando la comunicazione e superando il conflitto.

Il pensare al Consultorio come centro per la famiglia e il riscoprire la famiglia come risorsa primaria per la crescita umana e sociale, rileggerla come nucleo fondamentale del vivere insieme nel quale si elabora una cultura attenta alle esigenze di ogni singola persona con la propria storia, è parte determinante della mission del nostro Consultorio.

Per il Consultorio
il Direttore dr.ssa Guglielmina Ducoli




Alcune foto...

In occasione della beatificazione di Papa Paolo VI, avvenuta domenica 19 ottobre 2014, ricordiamo...

don Giuseppe Verzelletti
Don Giuseppe Verzelletti, parroco di Borno dal 1963 al 1976, incontra Papa Paolo VI (primi anni '70).

don Aurelio Abondio
Don Aurelio Abondio, curato di Borno negli anni '50, con la visita al Papa celebra il suo 25° di Sacerdozio nel 1973

Padre Pierino Re

padre Pierino
Vent'anni fa, il 7 novembre 1994, moriva nella sua Africa (Togo) Padre Pierino, missionario comboniano. I ragazzi e i giovani di allora certamente lo ricorderanno come la persona che quando tornava a Borno per i brevi periodi di riposo, fra una mondola e una barzelletta, sapeva riempire le serate di calore e allegria, avvicinando e offrendo la sua amicizia anche e soprat-tutto a chi non saliva più gli scalini del sagrato.


Cüntómela
Natale 2023

machina del triduo
"Machina" del Triduo dei Defunti

Frugando nel Sacco
Frugando nel Sacco

casa delle suoreCasa vacanze a Borno

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Chiesa  di s. Antonio Borno
Chiesa di s. Antonio


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