Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

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Estate 2018


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S O M M A R I O




Cüntòmela PER RIFLETTERE

IL PAPA, SCALFARI E LA NEGAZIONE DELL’INFERNO

papa e scalfari

Dell’inferno non si parla molto volentieri, ma questo tema è venuto alla ribalta il 29 marzo di quest’anno, Giovedì Santo, allorché il noto giornalista Eugenio Scalfari, 93 anni suonati, su Repubblica ne ha parlato riportando, a suo dire, il pensiero stesso del Papa. La cosa ha fatto sensazione perché, alla domanda del giornalista su dove vadano le “anime cattive” e “in che modo siano punite dopo la morte”, il Papa avrebbe affermato che “le anime peccatrici non vanno all’inferno, ma semplicemente scompaiono”. Ciò sarebbe la negazione dell’inferno ed espressa così questa affermazione è una eresia per la fede cattolica. E se la dice Scalfari ci si può ridere sopra, ma il giornalista ha affermato senza incertezze che è lo stesso Papa ad averglielo detto.

C’è da credergli? Il Papa può aver detto una cosa simile? A giudicare dalla smentita della sala stampa vaticana il Papa non ha detto questo ed il giornalista ha espresso solo delle sue convinzioni. Tuttavia l’insistenza di questi colloqui, poi trascritti a memoria come interviste, concessi a Scalfari, il quale già altre volte ha travisato le parole del Papa, lasciano dei dubbi sul vero pensiero del Vescovo di Roma, così aperto al mondo e disponibile a dialogare, se non anche accogliere, istanze molte volte assai lontane dalla millenaria fede cristiana.

Certo l’idea dell’inferno, di un Dio che destina al fuoco eterno mette a disagio Papa Francesco perché è molto difficile che i suoi uditori, persone semplici ma anche persone ben istruite e con sensibilità moderna possano accettare un Dio che si comporta assai diversamente da come si dovrebbe comportare un padre di oggi, cioè con amorevolezza, comprensione, benevolenza, misericordia, senza punire anche davanti al grosso errore. Così infatti deve essere nell’immaginario collettivo dell’uomo moderno un padre in carne e ossa, e anche Dio di conseguenza. È il pensiero della cultura atea di oggi (che pretende di dettare lo stile di comportamento agli uomini moderni e a Dio, nel quale neanche crede) una cultura che non di rado trova sponda anche tra chi, nella Chiesa, con franchezza dovrebbe confermare nella retta fede i credenti.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo all’inferno invece è chiaro e afferma che “le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli Inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, il fuoco eterno”. Queste espressioni impressionano e certo disturbano l’animo pacifico delle persone che non pensano più al futuro dopo la morte. Tuttavia corrispondono alla verità di fede della Chiesa Cattolica riguardo a ciò che accade alle anime che muoiono in peccato mortale, volutamente senza pentimento, nel rifiuto continuato di Dio.

Le “anime cattive” come le chiama Scalfari non scompaiono affatto nel nulla ed anche se sentire affermare questo fa male, l’inferno esiste davvero. Del resto nel Credo, la nostra solenne professione di fede, si ricorda chiaramente che Gesù “fu crocifisso, morì, fu sepolto e discese agli Inferi”. Ed il Catechismo aggiunge spiegando che “Gesù è disceso agli Inferi (luogo di oblio per gli Ebrei, ma non per i cristiani) non per liberare i dannati, né per distruggere l’inferno della dannazione, ma per liberare i giusti che lo avevano preceduto nella morte”.

E in cosa consiste l’inferno? A dispetto di Scalfari è lo stesso Papa Francesco che lo dice. “L’inferno consiste nell’essere lontani per sempre da Dio, che dà la felicità” ed “è una scelta nostra, più che la condanna di Dio”.

L’inferno è volersi allontanare da Dio perché non si vuole l’amore di Dio. L’inferno dunque non è né uno spazio, né un luogo; è invece lo stato dell’anima che si trova lontana da Dio e in contrasto con Dio. Ciò è come lo stato di disperazione in cui si trova chi odia con tutto sé stesso una persona, uno stato senza misericordia, lo stesso stato in cui si trova il demonio che vive l’inferno, cioè la lontananza eterna dalla fonte dell’amore, che è Dio. Questa lontananza non la impone Dio, ma la scelgono gli uomini con le loro azioni, con le loro decisioni, perseverando nel fare il male senza pentimento, col rifiuto costante della salvezza di Dio, che equivale al rifiuto del perdono e della misericordia di Dio.

La nostra speranza è che nessuno abbia a fare questa scelta, che nessuno cerchi di proposito l’inferno, però se questa scelta l’ha potuta fare il demonio, la può fare anche un essere umano. L’inferno non è una condizione a cui Dio ci obbliga anzi, anche coloro che hanno compiuto gravissimi peccati possono essere salvi. Accettando la salvezza operata da Cristo si rientra nella possibilità di comunicare e tornare in comunione con Dio e ci si allontana dal baratro dell’inferno.

All’inferno allora ci va solo chi ci vuole andare. Dio non condanna nessuno all’inferno. È una scelta personale, come scelta personale è lasciarsi perdonare e salvare da Cristo Signore.

Cosa conviene allora per l’eternità? Cosa è meglio per la vita che verrà? Riflettiamo su questi argomenti perché il nostro destino futuro comincia già qui oggi, nel presente.

Don Francesco




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Festa di S. GIOVANNI BATTISTA 2018 e inizio celebrazioni del MILLENNIO

piazza borno

La festa patronale di S. Giovanni Battista quest'anno ha avuto una nota particolare di solennità e di gioia, perché nel 2018 ricorre il millennio della prima menzione di Borno in un documento storico giunto fino a noi. È una data significativa, che ci offre l'occasione per onorare una storia di antiche tradizioni di fede e di religiosità, che ha radici mille anni lontane nel tempo.

La circostanza per cui fu stilato tale documento è la composizione di una lite fra Bornesi e Scalvini per i pascoli del monte Negrino. Davanti all’antica chiesa di Borno, che era collocata dove si eleva ora l’attuale,

convennero il Vescovo di Brescia e il Vescovo di Bergamo, che istituirono una specie di Tribunale davanti ai rappresentanti di Borno e della Val di Scalve. La lite fu pacificamente composta, anche se poi purtroppo riprese nei secoli seguenti.

Quello che mi preme sottolineare è che da quel documento, concernente la composizione amichevole di una lite, si evince che mille anni fa qui a Borno esisteva una chiesa dedicata a San Martino, con un suo sacerdote, anche se non era ancora parrocchia, perché il territorio di tutto il nostro altopiano faceva parte della Pieve di Cividate, e per i Battesimi i Bornesi dovevano scendere a Cividate.

na settantina di anni dopo, nel 1091, Borno divenne una vera parrocchia nel senso moderno, con la facoltà di amministrare anche il battesimo. Accanto alla chiesa fu allora costruito il battistero e dal quel momento a San Martino, patrono principale, fu aggiunto San Giovanni Battista come patrono secondario. Così rimase per 6 secoli. Quando poi nel 1771 fu demolita completamente la vecchia chiesa e fu costruita l’attuale chiesa, con lavori che durarono 10 anni, il Parroco ed i Bornesi di allora scelsero per la nuova chiesa come patrono principale San Giovanni Battista, mentre San Martino passò ad essere il patrono secondario.

Ma il cristianesimo non è presente a Borno solo da 1.000 anni: la fede cattolica giunse a Borno da Cividate circa 1.500 anni fa. La Pieve di Cividate fu il centro che diffuse il Vangelo e la fede cristiana nella media Valcamonica. Inoltre la presenza dell’uomo nella zona di Borno pare risalga almeno a quattro millenni fa. Pertanto noi Bornesi di oggi siamo figli di una storia che viene da molto lontano.

statua Giovanni Battista

Forti di questa tradizione che abbiamo alle spalle, Borno venera con sincera devozione San Giovanni Battista, scelto dai nostri antenati come nostro patrono e protettore in Cielo.

La grandezza di S. Giovanni Battista trae origine dal suo compito di preparare la strada al Salvatore. L’elogio più alto di lui lo fece Gesù stesso quando disse: “Chi siete andati a vedere nel deserto? forse una canna che si piega al soffiar del vento?”

Giovanni Battista non fu una canna al vento, ma un uomo con una grande rettitudine morale, sempre fedele alla sua coscienza, che non scese mai a compromessi. Egli rimane un luminoso esempio per i cristiani di ogni tempo.

La sua nascita fu prodigiosa: i suoi genitori erano ormai anziani e fino ad allora non erano riusciti ad avere figli. Quel loro primo e unico figlio, dopo l’adolescenza, si era ritirato in un luogo deserto a pregare e a fare penitenza. Si preparò alla sua missione nella solitudine, per essere totalmente con Dio e dedicarsi interamente a Lui. Vestiva con pelli di cammello e mangiava locuste selvatiche e quanto il deserto gli poteva offrire.

Qualche anno prima che Gesù iniziasse la sua vita pubblica, questo uomo poderoso, arso dal sole e temprato dal vento, apparve improvvisamente sulle rive del Giordano e con voce tuonante incominciò a gridare: “Preparate la strada al Salvatore.”

San Giovanni Battista è stato l’ultimo dei Profeti e anche il primo testimone di Gesù Cristo. Si definiva “una voce che grida nel deserto”.

Usava un linguaggio duro nel denunciare i mali del suo tempo e invitava a una ripresa religiosa, esortando a mettere Dio al centro della vita e a cambiare lo stile del proprio comportamento.

La sua personalità attirava l’attenzione ed erano in molti che andavano ad ascoltarlo. Nella sua predicazione egli chiamava le cose col loro nome. Osava parlare forte e chiaro anche davanti ai potenti. Diceva a Erode che non gli era lecito avere la moglie di suo fratello. E sarà questo il motivo della sua condanna a morte: aver detto la verità.

Attorno a lui si formò un bel gruppo di discepoli. Un giorno vide passare Gesù e lo indicò ai propri discepoli: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. E Andrea e Giovanni lasciarono subito Giovanni Battista per seguire Gesù e, in seguito, diventeranno Apostoli.

Anche altri discepoli di Giovanni Battista passarono a seguire Gesù. Egli non se ne dispiacque; era anzi contento che i suo discepoli lo lasciassero per andare da Gesù e pubblicamente disse: “Bisogna che lui, Gesù, cresca e che io diminuisca”. Tutta la missione di Giovanni Battista era orientata verso Gesù e mirava a preparare i cuori e la società ad accoglierlo.

Quando qualcuno gli chiese: “Sei tu il Messia ?”, rispose che il Messia stava venendo dopo di lui e che egli “non era degno neppure di sciogliergli i legacci dei sandali”.

Sia il messaggio che ci viene da San Giovanni Battista, come anche la celebrazione del millennio, ci chiamano a volgere il pensiero al futuro e ci pongono la domanda: “Su quali valori noi Bornesi di oggi vogliamo fondare il nostro futuro?”

Il passato attesta che Borno ha sempre avuto un’anima cristiana. Nel millennio che ora ricordiamo, la fede cristiana ha sempre fatto parte del patrimonio religioso e culturale dei Bornesi, gente religiosa, onesta e laboriosa.

L'eredità del passato è un silenzioso ma insopprimibile invito a risvegliare il desiderio degli ideali cristiani e ci orienta e ci guida a impegnarci per il futuro. Essa ci ricorda che l'avvenire che si apre davanti a noi sarà bello e felice soltanto se nel suo orizzonte splenderà il sole di Dio e se i Bornesi rimarranno attaccati a quei valori umani e cristiani che sono radicati nella loro storia.

Noi oggi, ricordando il trascorso millennio e la lezione di religiosità e di solidarietà umana che da esso ci viene, vogliamo raccomandare all’intercessione di San Giovanni Battista il futuro di Borno. Guardiamo agli anni a venire con speranza e con fiducia, perché sappiamo di non essere soli. Nel cielo vi è Qualcuno che tiene in mano le sorti di questo mondo: c’è una mente superiore che guida le cose; o meglio, c’è un cuore superiore che ci ama, il cuore di Dio.

San Giovanni Battista interceda per Borno; interceda perché tutte le famiglie di Borno vivano nella serenità, nella gioia, nella solidarietà, attaccate a quei valori che non tramontano; dall’alto aiuti i giovani di Borno a capire che una vita senza valori e senza ideali non è vita; interceda perché i Bornesi siano sempre buoni cristiani e cittadini onesti.

Card. Giovanni Battista Re




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LETTERA APERTA AL PICCOLO ALFIE Ciao, piccolo Alfie!

Dal dicembre 2017 al 28 aprile 2018, giorno in cui i medici hanno sospeso le cure provocando la morte del bambino, come possiamo vedere dallo schema qui sotto tratto dal sito www.avvenire.it, la vicenda del piccolo Alfie ha animato giornali, televisioni, commenti sul web e scosso le coscienze di molte persone. Anche quanto segue può essere considerato parte delle troppe strumentalizzazioni che questo triste episodio ha suscitato, ma vuol essere soprattutto un invito a riflettere sulle barbarie che, purtroppo, stanno cercando di corrodere la nostra vera umanità.

alfie

Non ci siamo mai visti di persona, tuttavia io conosco il tuo piccolo volto grazie alle tante immagini che i tuoi genitori hanno fatto girare in rete e tu sicuramente conoscerai molto di me ora che sei nel Cielo, tra le braccia piene d’amore del nostro Papà, che, sono certo, per te ha preparato un posto del tutto speciale.

Ho seguito con tanta trepidazione la tua breve avventura su questa terra e non ho vergogna a dirti che ho pianto parecchie lacrime negli ultimi giorni della tua vita, quando la tua mamma e il tuo papà parlavano di te a tutto il mondo e lottavano insieme a te come leoni, chiedendo bontà e pietà per la tua piccola vita.

vicenda alfie

I giudici e i medici che hanno deciso di staccare la spina alla tua esistenza, così come si fa con un qualsiasi elettrodomestico che non funziona e non vale più la pena di sistemare, hanno preso questa decisione perché ritenevano la tua vita inutile. Sì, hanno detto proprio così: “La vita di Alfiè è ormai inutile!”.

Quando ho sentito queste parole, ti confesso, ho sorriso (anche se amaramente), perché se questi giudici e medici, oltre alla testa e alla ragione, avessero guardato te, i tuoi genitori e la tua malattia anche e soprattutto con il cuore, si sarebbero certamente accorti che nei tuoi ventitré mesi di vita nulla è stato inutile. Anzi, la tua vita è stata straordinariamente utile! Forse, non dal punto di vista fisico, perché non hai potuto correre, camminare, parlare come fanno tanti bimbi, ma di certo hai aiutato la tua mamma e il tuo papà a tirar fuori tutto il loro coraggio, la loro forza e la loro fede, per amore (perché così devono fare tutti i genitori nei confronti dei loro figli). Con la tua straordinaria buona battaglia per la vita, anche dopo lo stop deciso per legge, hai messo in crisi le certezze granitiche di medici e legislatori, i quali dovrebbero imparare che la sapienza umana ha un grande valore solo se accompagnata da una buona dose di umiltà e di fede.

Sei stato capace anche di svelare i pensieri di molti cuori, soprattutto di quanti si sono permessi di scambiare il lettino della tua sofferenza per un podio o un pulpito da cui fare squallida propaganda politica. Soprattutto con la tua vita inutile hai gridato al mondo che la vita è sempre un capolavoro e che nessuno su questa terra può assolutamente permettersi di sostituirsi a Colui che è il Signore di questa vita.

Hai lasciato la bellezza di questa terra – rimane bella nonostante il cuore duro di qualche uomo e di qualche donna – e l’affetto di mamma Kate e di papà Tom, per l’ottusità e la ferocia dei novelli Erode, che, oggi come un tempo, fanno strage di innocenti (piccoli o grandi), per portare avanti i loro interessi politici, economici, ideologici, e quelli del mito di una vita solo esclusivamente utile, perfetta ed efficiente. E poco importa se poi, dentro, il cuore è di pietra e l’anima è corrosa dal verme della superbia. Ora che hai concluso la tua vita terrena – troppo breve, ma straordinariamente intensa – entri nella vita di Dio, nel suo Regno, dove, al contrario del regno di sua maestà, l’unica legge che vale è quella dell’amore. Finalmente troverai quella pietà che qui in terra ti è stata negata (ma che non si nega ormai più a cani e gatti!). E ti sarai già accorto che nel Regno di Dio i piccoli come te, Charlie Gard e tanti altri siedono comodamente ai primi posti, perché Dio si comporta così, rovescia i potenti e innalza i piccoli.

In tutta questa triste vicenda che ha riguardato la tua persona, una cosa però mi rincuora: alla fine, quanti hanno sentenziato la tua morte (e chi ha elogiato la loro opera, spacciandola per umanità) saranno sottoposti al giudizio divino!

Piccolo Alfie, prima di salutarti, voglio dirti semplicemente GRAZIE, perché con la tua piccolezza hai saputo sconvolgerci e ci hai ricordato che la vita è un bene da custodire sempre, perché sacra e benedetta da Dio. E permettimi di dire grazie anche alla tua mamma e al tuo papà, due genitori giovanissimi, che hanno saputo mostrare di essere grandi dentro, perché guidati da una fede che smuove le montagne. E sono sicuro che questa fede li aiuterà e li consolerà ora che tu non sei più fisicamente con loro e non possono più coccolarti e custodirti, come hanno fatto ogni istante della tua vita.

Ciao, piccolo Alfie! Ciao, piccolo grande uomo!

Prega per noi e per tutti i bimbi del mondo!

Don Simone




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GREST 2018: all'Opera insieme le parrocchie dell'Altopiano !!!

Grest 2018 Grest 2018

Tira aria di novità sull’Altopiano del sole. Proprio così! Perché quest’anno il Grest è stato vissuto da tutte e cinque le parrocchie insieme, dal 9 luglio al 3 agosto. Due settimane all’oratorio di Ossimo Inferiore e due settimane all’oratorio di Borno.

Un passo storico per le nostre comunità, che sono in cammino verso la costituzione dell’Unità Pastorale.

Il numero dei nostri fanciulli e ragazzi va diminuendo un po’ in tutte le parrocchie e ci è parso non avesse proprio senso continuare sulla strada di più Grest. Siamo “Chiesa”, parrocchie che camminano unite, perché “fare” insieme è meglio ed è più bello. Non si è voluto penalizzare nessuno, ma proporre ai nostri fanciulli e ragazzi un’esperienza elevata, da vivere in comunione.

Allora, sollecitati anche dal tema scelto per quest’anno, ci siamo messi “all’opera” e il primo grande risultato è quello di averlo fatto insieme.

Come avviene per ogni esperienza nuova, non sono mancate le perplessità e i dubbi. Abbiamo ascoltato tutti, ma alla fine abbiamo preso coraggio! E il coraggio è stato ripagato, perché questa proposta di novità si è rivelata vincente: più di centoquaranta ragazzi iscritti, una cinquantina di animatori e una decina di mamme che ci hanno accompagnato in queste settimane.

Ogni comunità ha messo in gioco le proprie forze e il proprio impegno che, alla fine, hanno portato frutto.

L’appuntamento è per il Grest 2019, con ancora più entusiasmo e voglia di fare insieme, perché come canta il salmista: “è bello e soave che i fratelli stiano insieme”.

Don Simone




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ERO STRANIERO E MI AVETE OSPITATO

Ringraziamenti di don Ilario alle parrocchie dell'Unità Pastorale di Borno, Ossimo e Lozio.

«… il Signore diceva ai suoi discepoli: Andate: ecco io vi mando... Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi». - Luca 10,1-9

saluto a don Ilario saluto a don Ilario saluto a don Ilario

Il Signore mi ha mandato a voi. Per undici anni e sei mesi mi avete accolto, mi avete ospitato, mi avete integrato. Vi siete fidati di me, nonostante il mio stato di forestiero. Mi avete aperto le porte dei vostri cuori, dato un sorriso, un buongiorno, rivolto una parola di gentilezza, un gesto di affetto, di generosità e di solidarietà. Mi avete invitato a condividere un pasto, a prendere un caffè, a far festa insieme.

Ho ricevuto tante altre cose ancora. Non riuscirò a elencare tutti beni ricevuti, mi limiterò ad alcuni. Ho ricevuto l'amicizia anche da parte dei non praticanti. Sono molto lieto di avere fatto un grande salto culturale. Ho ricevuto la lingua italiana e un po' il dialetto “dell'Altopiano del sole”. Ho scoperto specialmente Manzoni, Dante, Boccaccio, Severino, Umberto Eco e altri...

Quando all'inizio non avevo la macchina, quando facevo il piedi-bus e l'auto-stop per andare a Lozio, mi avete dato un passaggio. Siete stati anche generosi nell'aiutarmi nelle spese dei miei studi all'Università. Mi avete veramente aiutato ad essere un consacrato, aiutandomi a migliorare nel mio ministero di sacerdote.

Durante questi anni ci sono stati momenti di gioia, abbiamo pregato insieme, festeggiato, celebrato i battesimi, i matrimoni.

Ci sono stati purtroppo anche momenti difficili, di sofferenza, di dolori, di malattie e una delle mie sofferenza era quella di adattarmi al clima. Avevo sempre freddo. Abbiamo pianto insieme per la morte dei nostri cari. Abbiamo insieme, con amarezza, celebrato tanti funerali.

Dopo tanti anni è arrivato il momento di partire, e non è semplice. Prima di partire voglio esprimere la mia riconoscenza ai miei colleghi: il parroco Don Francesco Rezzola che mi ha molto protetto, Mons. Angelo Bassi, Don Cesare Isonni, Don Mauro Zambetti, Don Simone Ziliani.

È stato veramente un piacere aver lavorato con tutti loro. Sono molto grato per quello che abbiamo fatto insieme. E voglio dire un grazie anche ai chierichetti, ai catechisti, alle sacriste, agli animatori del Grest e a tutti i ragazzi per i loro impegno.

Porgendovi i miei auguri voglio ricordare a ciascuno di voi che questa Chiesa vi appartiene. Essa non è stata costruita per niente. Non annullate il sudore dei vostri antenati: date agli adulti e ai nonni, ai vostri figli, ai vostri nipoti la gioia e la speranza del credere.

Date il vostro buon esempio. Ai giovani dico: credete in Dio per aver la forza di costruire delle vere famiglie, di costruire una identità individuale più umana, di costruire una civiltà di giustizia, della cura dell'altro, una civiltà dell'onestà e della speranza per tutti.

Sono molto grato a tutti voi brava gente, perciò grazie per l'ospitalità. Grazie per il rispetto. Grazie per la fiducia. Grazie per la generosità. Non vi dimenticherò. Pregate per me. Dio vi benedica.

Don Ilario




Cüntòmela PER CAMMINARE INSIEME

SALUTO A DON ILARIO: è stato un arricchimento reciproco

Diamo il saluto a Don Ilario, che cambia modo di essere al servizio della nostra diocesi. Lui ha ricordato che è sull’Altopiano da undici anni e mezzo, ma delle sue origini, come del personaggio biblico di Melchisedek nulla si sa. È venuto dall’Africa forse portato dalla cicogna, forse fuggito col barcone alla maniera dei migranti, o forse semplicemente mandato dal suo vescovo per un periodo di aggiornamento e di studio.

saluto a don Ilario

Di certo si sa che comparve un giorno lontano su questo Altopiano e don Francesco Bacchetti lo ha ospitato nella sua canonica di Ossimo Inferiore. Il primo periodo lo ha svolto nelle nostre due parrocchie confinanti, spostandosi a piedi e con mezzi di fortuna. Ma è stato con il servizio a Lozio che ha migliorato i suoi mezzi di trasporto e dal “pedibus” è passato all’autostop, confidando nel buon cuore di persone che all’inizio erano un po’ diffidenti a caricarlo (è nero e non si sa mai), ma poi, imparando a conoscerlo, l’hanno sempre aiutato a raggiungere le lontane parrocchie di Lozio. Poi finalmente don Lino gli ha regalato la sua macchina, ma nonostante questo progresso nei mezzi di trasporto, non sembra aver risolto il problema del ritardo agli appuntamenti, così che se per lui gli orari erano una cosa relativa, per tutti i fedeli invece erano un’incognita: “Arriverà? Non arriverà? Quando arriverà?” Poi si è corretto, lentamente, ed anche noi abbiamo imparato ad attendere senza agitarci, così che un certo equilibrio nei tempi si è stabilito, ma ora sul più bello cambia servizio e a Brescia, dove vanno veloci. Verificherà se funziona anche là il suo ritmo.

saluto a don Ilario saluto a don Ilario

Qui da noi il suo impegno principale era lo studio in Ecumenismo (problemi tra confessioni cristiane, chiesa cattolica, gruppi religiosi, sette e altre religioni). Veramente qui non ha trovato materia per mettere alla prova quanto studiava perché, a parte chi non mette piede in chiesa, chi viene saltuariamente nell’anno, chi partecipa ai funerali e poco più, gli altri sono tutti cattolici e non c’è nemmeno un ateo dichiarato con cui discutere e dialogare di ecumenismo e materie del genere.

A Brescia però di certo qualcuno che, islamico, ortodosso, protestante o appartenente a gruppi religiosi o sette, gli permetterà di verificare i suoi studi e magari di fornirgli materia pratica per il suo dottorato. Durante questi anni ha collaborato certamente con i preti della Unità Pastorale. Imparando la lingua italiana ha conosciuto molte persone, ha instaurato relazioni, ha costruito amicizie, è entrato nelle famiglie, ha visto problemi e ha partecipato alla vita delle nostre comunità.

Le sue doti umane hanno permesso di dare e ricevere fiducia. La sua predicazione calorosa ha permesso di trasmettere con gioia la fede. Le cose che diceva, anche negli incontri con i genitori, facevano trasparire e riflettere sui valori importanti della fede e della sua cultura, quelli che forse noi stiamo perdendo: il valore assoluto della vita, dono di Dio, i rapporti umani e famigliari, la preziosità degli anziani e del loro sapere, la ricchezza costituita da ogni bambino, ragazzo o giovane che si affaccia al mondo. La sua fede ha lasciato emergere anche una fiducia visibile nella Provvidenza Divina, accettando serenamente anche le innegabili difficoltà che si incontrano vivendo in nazioni diverse dalle proprie, dove si deve stare magari senza tante sicurezze e vivendo giorno per giorno. La preghiera a Dio e alla Vergine Maria credo l’abbiano sostenuto in questi anni tra noi, soprattutto nei momenti in cui anche i problemi di salute gli sono sembrati tanto grandi da compromettere i suoi progetti e rallentare il suo programma di studio.

Sull’Altopiano, dalla sua presenza, anche noi abbiamo ricevuto e dato. La montagna si dice, è più chiusa, meno espansiva ed aperta della Bassa Bresciana, ma qui abbiamo fatto un esperimento di inclusione ecclesiale perché di sacerdoti stabili africani o di altre nazioni non ce ne sono in diocesi. Credo sia stato un arricchimento reciproco che potrà meglio dare i suoi frutti in futuro. Questo saluto termina qui con un ringraziamento a Dio che opera anche a nostro dispetto delle “sorprese” che poi lasciano il segno.

Un ringraziamento a don Ilario che ha servito l’Altopiano per tanti anni volendoci bene a nome del Signore. Un ringraziamento anche a tutti i fedeli e ai sacerdoti dell’Altopiano che lo hanno accolto e aiutato in questo lungo periodo di permanenza tra noi.

Pensando ad un segno da dare a Don Ilario ci venivano in mente i prodotti dell’Altopiano (formaggi, salami, funghi e cose da mangiare) ma il suo diabete ha detto NO, e poi a Brescia avrà la mensa dei sacerdoti e non ci sarà il frigorifero nel suo appartamento.

Allora abbiamo pensato a qualcosa di meno visibile e di più concreto, un aiuto economico, tenendo presente che siamo parrocchie piccole e con qualche difficoltà. Ciò che noi ti doniamo forse ti servirà più di un formaggio e di un salame. Quelli però potrai ancora assaggiarli qui perché, tornando in visita nelle nostre parrocchie, certamente troverai tante famiglie con la porta aperta. Auguri per il tuo futuro.

Don Francesco




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CRESIMA E PRIMA COMUNIONE

Cresimati 2018

Le emozioni del prima e del dopo

Come catechista dei ragazzi di Ossimo inferiore che il 22 maggio hanno ricevuto la santa Cresima e la Prima Comunione non faccio alcun commento sul lavoro di preparazione fatto nel percorso di quest’anno e degli altri precedenti. Do spazio invece alle riflessioni di alcuni ragazzi che con spontaneità (ho lasciato intatti i loro pensieri senza intervenire con ritocchi), sincerità e semplicità hanno aperto il loro cuore esprimendo quello che hanno provato, pensato e desiderato prima e dopo aver ricevuto i due Sacramenti.

PRIMA - Caro Gesù, sono un po’ nervosa, ma il fatto che sto parlando con Te mi rassicura. Mi sto preparando alla Cresima e Comunione pregando ogni giorno, andando al rosario e a messa. Oggi a scuola ho pregato! Sono pronta per prendere il corpo e il sangue di Cristo, ma devo fare ancora una cosa… confessarmi. Devo dire tutti i miei peccati con sincerità e lo farò. Sono pronta anche a ricevere lo Spirito Santo. Con Esso potrò essere più forte e coraggiosa e sarò più cosciente delle mie azioni future. Voglio chiederti anche un favore: aiuta tutta la mia famiglia, soprattutto convinci mio fratello ad andare a messa più spesso, perché ne ha veramente bisogno. Gesù entra nell’anima mia e consacrala in modo che si liberi di quella sporcizia di cui è macchiata e ti prego di non farmi più peccare. Spero che dentro di me troverai la giusta accoglienza che meriti! Voglio ringraziare anche le nostre catechiste e don Mauro che ci hanno seguito e continueranno a seguirci. Grazie!
DOPO - Caro Gesù, non ho parole per descrivere la gioia che ho avuto quando Ti ho accolto nel mio cuore. Ero abbastanza agitata, andavo a prendere la grazia che Tu mi doni senza che io Ti ricambi. Ho ringraziato le mie catechiste perché sono delle persone simili a Te, perché si sono messe al nostro servizio per insegnarci a tramandare la Tua parola. Non Ti sembra fantastico? Sinceramente all’inizio per me il catechismo e la messa non erano così importanti, come ho capito adesso che ho voglia di ascoltare con attenzione la Tua parola. Quando ho preso l’ostia non mi piaceva, ma poi bagnata in quel vino strano che era il tuo sangue ho capito che avevo ricevuto anche il tuo corpo. Esiste una cosa più bella di questa? Sembra tutto finto ma non lo è, perché chi ha fede crede nella storia della Tua vita. Ti ringrazio per quello che mi hai dato e darai. Grazie! - Francesca

PRIMA - Caro Gesù, mi sto preparando a prendere il Tuo corpo e il Tuo sangue nella santa Comunione e lo Spirito Santo attraverso la santa Cresima per diventare un ragazzo con la capacità di amare e perdonare come Tu ogni giorno mi ami e mi perdoni. La cresima e la comunione sono troppo importanti e per me è un onore prendere il tuo corpo e il tuo sangue. Secondo me mi sto preparando abbastanza bene: sto andando a messa e sto pregando (un po’). Oggi c’erano le prove invalsi a scuola e ho chiesto a Te se mi potevi aiutare e ti ringrazio perché sono sicuro che l’hai fatto. Mi piace andare a messa anche due, tre volte la settimana. Quest’anno ho imparato cose nuove che mi sono state di aiuto per capire il vero ed importante significato di andare a messa, della cresima e della comunione. Ti ringrazio di avermi aiutato a prepararmi e per la vita che mi hai donato. Grazie!

DOPO - Caro Gesù, sono ormai con te con l’anima e con tutto il mio cuore. Quel giorno mi sono emozionato e quando lo Spirito Santo è disceso su di me ho sentito un mutamento, un’aggiunta nella mia anima. Dopo quando ho ricevuto Te nel mio cuore attraverso il pane e il vino, sono stato contento di parlarti, ho lasciato per un momento il mondo esterno e mi sono concentrato solo con Te: mi sono sentito bene, tranquillo e in pace . Grazie Gesù perché sempre mi perdoni e mi accompagni. Grazie! - Nicolò

PRIMA - Caro Gesù, quando Ti prenderò nel mio cuore, staremo sempre insieme, sono un po’ agitata, ma felicissima. Grazie per questo magnifico dono che mi stai per dare. Sono fiera di ricevere i due sacramenti, Tu Ti donerai tutto a me e io farò lo stesso. Sono felice di aver capito molto bene chi sei veramente. Tu sei tutto per me, Tu sei la mia vita, finalmente potrò camminare insieme a Te per la via giusta. Mi sto preparando impegnandomi nel lavoro che stiamo facendo a catechismo e ho capito e riflettuto su molte cose. Gesù io Ti voglio un bene esagerato, perché solo Tu mi capisci, mi fai riflettere e nei momenti più tristi mi tiri su. Tu sei un vero amico, un amico speciale, leale, amorevole e non vedo l’ora di stare per sempre con Te. Tu sei veramente presente nella Messa e Tu sei là con le braccia aperte ad aspettarmi. In quest’anno di catechismo ho imparato cose che non sapevo e mi sono servite molto per fare dei cambiamenti che sono sicura che quel giorno tu mi aiuterai a mantenere. Ho iniziato a pregare tutte le sere. Ti voglio bene!.
DOPO - Caro Gesù, domenica è stato il momento più bello ed emozionante della mia vita. Finalmente sei totalmente nel mio cuore. Quando ho ricevuto la Cresima e preso la Comunione ero agitata ed emozionata ma anche contentissima di riceverti e di essere legata a Te come una corda che non si spezza mai, proprio come il nostro rapporto. Gesù ora che sei nel mio cuore ho intenzione di andare ancora a messa per riceverti e per rafforzare il nostro rapporto. Finalmente mi sono incamminata verso la via giusta, la Tua, quella del perdono e della pace. È stato un vero onore ricevere la Cresima e la Comunione. Il pensiero che Tu sei in quell’ostia e che sei stato per tutta la celebrazione ad aspettarmi a braccia aperte mi ha dato una gioia immensa. Tu sarai il mio amico speciale e non dimenticherò mai questo momento. Ti voglio bene! - Nicole

PRIMA - Caro Gesù, fra poco farò la Cresima e la Comunione, ho un po’ di paura, però so che Tu mi aiuterai, sto venendo da Te! Non ho detto tante preghiere la sera o la mattina, ma quando avrò Te nel mio cuore vorrò stare con te per sempre, voglio essere tua per l’eternità. Voglio essere come un tuo discepolo, voglio portare la tua parola nel mondo. Quel giorno sarò piena di gioia, sarò pura e senza peccato, lo Spirito Santo scenderà su di me e rimarrà per sempre. Gesù ti avrò nel mio cuore e potrò comunicare con Te col cuore e anima dicendoti ciò che penso e tu mi ascolterai. Mi devi aiutare a non peccare e a scacciare il male. Tu mi aspetti a braccia aperte! A messa quando il Don alzava l’ostia avevo voglia di riceverti e non potevo, adesso finalmente è arrivato il momento tanto atteso. Grazie a Ilenia e Francesca abbiamo imparato tutto sulla Comunione. Grazie , Gesù!
DOPO - Caro Gesù, domenica ero emozionata. Quando siamo andati a prendere il Cardinale Re, ero felice perché sapevo che sarebbe stato lui a darmi l’ostia dove ci sei Tu. Arrivati in Chiesa la paura è salita, ma al momento del rinnovo delle promesse battesimali ero felice e non vedevo l’ora di averti nel cuore. Nel momento della Cresima ero eccitata , mi sono presentata davanti al Cardinale che mi ha fatto una croce sulla fronte con l’olio profumato e quando sono tornata al mio posto ti ho ringraziato. Poi è arrivato il momento più bello: la Comunione e nell’attesa del mio turno mi dicevo che ti avrei presto ricevuto nel mio cuore quindi mi sono inginocchiata e ho ricevuto l’ostia imbevuta nel vino. In quel momento sono stata felice e mi sono sentita pura, avevo Te nel mio cuore. Tornata al posto Ti ho ringraziato per tutto, ho parlato con te. Ho detto le preghiere imparate ed ero molto contenta. Grazie! - Ilaria




Cüntòmela ...in festa per DON ALEX

DON ALEX NON TEMERE

don Alex Recami
Don ALEX RECAMI
Nato a Lovere il 23 febbraio 1992
Battezzato a Borno il 7-6-1992
Prima Confessione a Borno il 21-5-2000
Prima Comunione a Borno il 6-5-2001
Cresima a Borno il 30-4-2006
Ingresso nel Seminario Minore il 10-9-2006
Passaggio al Seminario Maggiore il 9-9-2012
Ammissione agli ordini il 2-5-2014
Ministero del lettorato il 15-5-2015
Ministero dell'accolitato il 13-5-2016
Ordinazione Diaconale nella Cattedrale di Brescia il 16 settembre 2017
Ordinazione Presbiterale nella Cattedrale di Brescia il 9 giugno 2018
Prima S. Messa a Borno il 10 giugno 2018

Tre scene sono le scene che compongono il brano del vangelo di questa speciale domenica di gioia per la nostra parrocchia, la domenica della Prima Messa di Don Alex:
- la folla che cerca Gesù ed i suoi che sono preoccupati per lui che sembra “essere fuori di sé”;
- gli scribi che mettono in difficoltà Gesù, ma questo non è cosa nuova per lui;
- l’insegnamento che è vero famigliare di Gesù chi fa la volontà del Padre. L’atmosfera però è unica ed è la difficoltà della missione di Gesù, stretta tra scandalo, indifferenza ed incomprensione.

Tuttavia questo contesto non favorevole fa emergere la personalità di Gesù che non corrisponde a quelle immagini dolciastre di lui, “per bene”, sempre corrette con cui molti vorrebbero sempre dipingere Gesù.

Qui la personalità del maestro si manifesta in modo deciso, fermo, a tratti sconcertante e fuori dai canoni di comportamento “normali” al punto da far dire ai suoi famigliari “è fuori di sé” tanto Gesù è aspro perfino con loro. Del resto non ci dobbiamo stupire troppo: Gesù è buono, misericordioso, comprensivo, ma di lui il vecchio Simeone aveva profetizzato alla Madre Maria che quel bambino sarebbe stato “segno di contraddizione perché fossero svelati i pensieri di molti cuori” (Lc. 2, 34-35). Allora è chiaro: davanti a Gesù bisogna scegliere da che parte stare. Egli chiama ogni uomo ad essere creatura nuova, ad una trasformazione radicale, ad una vita abitata dallo Spirito Santo che introduce ad un legame col Padre non più fondato sul sangue, ma sulla fede, sulla risposta personale, decisa, nel cercare e nel fare la volontà di Dio. In questo disegno divino si inserisce la storia di tutti noi cristiani, la storia di Don Alex che ora ha preso una strada straordinaria e nella mente di molti imprevista.

Fin da piccoli siamo chiamati a scoprire quale storia il Padre vuole scrivere con noi e in Don Alex la storia che lo ha condotto fino qui è cominciata presto, con quella attenzione da bambino al Mistero e ai segni che lo rendevano via via più visibile e chiaro. Molti potranno confermare che la sua vocazione è sbocciata nella fanciullezza, quando per tanti ci si deve solo divertire spensieratamente e non porsi domande troppo grandi. Ma è proprio cercando risposte alle grandi domande che si trovano i segni che man mano confermano dove la volontà del Padre ci conduce.

don Alex Recami
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E così Don Alex ha trovato la sua strada, la sua maturità umana e cristiana, la sua collocazione nel grande disegno di Dio, dove ognuno è necessario e prezioso e dove tutti hanno un compito e un servizio da svolgere perché il Regno giunga a compimento.

Ed ora Don Alex è sacerdote: una vita segnata da Gesù e orientata nella stessa direzione impressa dal maestro ai suoi discepoli, una vita che avrà molti punti in comune con la stessa vita di Gesù.

La scelta di diventare sacerdote, di servire Dio e la Chiesa. Una scelta strana per molti, giudicata fuori da ogni logica, non compresa oggi, come fu la scelta di Gesù di fare la volontà del Padre suo.

Le ragioni di tale scelta. Far conoscere Dio verità dell’uomo; Stare con Dio per scoprire chi siamo; Far incontrare l’uomo con Dio-Amore; Andare a Dio che è la vera destinazione finale dell’uomo. Queste sono tutte cose molto belle per noi credenti, ma che anche a molti non interessano e soprattutto servono a nulla per l’uomo tecnologico-digitale di oggi.

Il mondo che accoglierà Don Alex. Non lo aspetta un ambiente molto accogliente, perché la realtà di oggi è spesso fatta di un mondo indifferente, di tante incomprensioni verso ciò che la fede annuncia, di avversione alla verità divina perché ognuno si fa la sua verità. Se andrà bene, nella massa di post credenti, Don Alex troverà ancora un piccolo gregge che resiste, che persevera chiedendo la presenza non di un assistente sociale, non di uno psicologo, non di un sociologo, non di un dispensatore di consigli, ma di un sacerdote, un ponte tra Dio e l’uomo.

E allora come farà Don Alex a stare in questa realtà. Gesù risponde a questa domanda con la sua personalità il suo stile, la sua persona. Il suo ministero ha alcune caratteristiche che valgono per ogni suo collaboratore: l’amorevolezza, la misericordia, il sentimento per entrare in sintonia con le persone, comprenderle, accoglierle, illuminarle. L’umiltà e la dolcezza unite alla franchezza e alla decisione quando sarà necessario indossare i panni del maestro che insegna, della guida sicura che conduce, del pastore forte che difende. La capacità e volontà di intessere relazioni con tutti, ma prima di tutto con il Padre nella preghiera, nella liturgia ben celebrata, nella adorazione, aspetti questi che sono la vera forza per il lungo viaggio che attende un sacerdote.

Chi aiuterà Don Alex in questo cammino. Anzitutto Gesù per il quale ha impegnato la vita: “Io sono con voi fino alla consumazione di questo mondo” (Mt. 28, 18-20). Poi lo Spirito Santo: “Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” (Lc. 10, 3), ma “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre (Gv. 14, 16). Poi quel piccolo gregge che lo accoglierà: lo tratterà come un figlio, come un fratello, come una guida sicura. Poi la sua famiglia: lo seguirà non troppo da vicino per lasciarlo libero nel ministero, ma non troppo da lontano per non lasciarlo solo nei momenti difficili del ministero. Poi i suoi confratelli ed il suo vescovo: con loro ormai è unito per sempre e loro sono il suo sostegno e la sua forza nel ministero di pastore del gregge che gli sarà affidato.

Quale augurio per Don Alex. Il più adatto mi sembra quello che sta nelle parole che Dio disse ad Abram in visione «Non temere. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». (Gn. 15,1). Allora non temere Don Alex. Come tutti noi abbiamo ricevuto un compito più grande delle spalle che lo devono portare e realizzare, così anche tu riuscirai in ciò per cui sei chiamato, perché il Signore chiama a compiti importanti, ma non affida nulla che col suo aiuto sia impossibile da a portare a termine.

Grazie Signore per questo nuovo sacerdote. Grazie a te Don Alex che hai risposto SI a una così grande chiamata.

Don Francesco




Cüntòmela ...in festa per DON ALEX

GRAZIE A DIO, ALLA COMUNITÀ DI BORNO E A CIASCUNO DI VOI!

don Alex Recami

Nei giorni scorsi, e anche ieri, tanta gente mi ha salutato e fatto gli auguri per il nuovo cammino che, da ieri sera, è iniziato per me e gli altri due miei compagni di ordinazione, don Lorenzo e don Luca, per i quali vi chiedo una preghiera. È molto bello l’augurio, perché propone ed auspica la possibilità di un futuro sereno, felice e gioioso, tutte cose che desidero per me, per loro, per voi, per le persone e le parrocchie che incontreremo e che già abbiamo incontrato.

E giustamente, in tanti, hanno domandato che cosa fosse meglio dire: se “auguri”, “congratulazioni”, perfino “condoglianze”, qualcuno ha detto scherzando… Ringrazio davvero tutti perché sto sentendo forte la vicinanza vostra e anche di chi non è stato presente fisicamente in questi due giorni, ma che so essere con noi con il cuore.

“Congratulazioni” forse è la parola che preferisco di meno, perché mi sembra di accaparrami il merito di quel che ho ricevuto ieri, cosa che non sarebbe corretta: non è reale e farei torto a me stesso far finta che non fosse così. È un dono immeritato, quello del presbiterato, un dono che ho desiderato, chiesto, amato, per cui ho certo faticato, ma che non posso dire di aver meritato. Ed anche oggi, non è la mia persona che si festeggia, ma prima di tutto la fedeltà di Dio al suo popolo, poi la nostra comunità, e infine anche me.

don Alex Recami

È un po’ come il dono della vita: chi può dire di meritarsela? Chi è nella malattia e nel pericolo di morte può forse dire di non meritare la vita come chi è sano? Chi decide come la si merita? Io me ne astengo. Non posso fare altro che contemplare questo dono e renderne grazie.

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Grazie prima di tutto a Dio che è Amore, fonte dell’amore e sorgente della vita e di ogni cosa buona. Se ieri sera Dio ha regalato alla Chiesa tre nuovi ministri, che si donano per sempre al servizio dei fratelli, non può essere altro che perché Dio è profondamente innamorato del genere umano e della sua povertà. E allora, per chi conosce anche solo lontanamente questo desiderio di Dio, è impossibile non restarne incantati.

Accanto a questo grande ringraziamento, non più in basso, né prima, sta il continuo grazie che non mi stanco di ripetere alla mia famiglia: a mamma Giuliana, a papà Vittorino, insieme alle mie sorelle Antonella e Mariachiara. La mia vocazione è nata prima di tutto qui, in un ambiente sano, in mezzo alle sane lotte che è giusto che ci siano in una famiglia. Qui ho imparato che i conflitti sono non solo utili, ma anche necessari alla crescita di qualunque persona. Chiaramente non è una famiglia fatta di lotte, ma prima di tutto di persone solidali con chi fatica e silenziosamente attende ai bisogni degli altri, non da ultimi i miei. Grazie perché anche se dopo un iniziale tentennamento sulla mia decisione di diventare prete (come dicevo, questo desiderio è nato molto presto ed rimasto immaturo a lungo) mi avete sostenuto con numerosi sacrifici, senza mai la certezza matematica che potessero essere realmente utili: ecco la fede che vi ha sostenuti.

Nella storia della mia vocazione non posso dimenticare la “carburatrice primitiva”, che ha alimentato questo desiderio più di quanto mi interessasse realmente: la mia nonna materna Antonietta, che mi vedeva già “fratasì” o “preticello” all’età di nove anni. Certamente dal paradiso sta osservando questo momento con il nonno Lino e il nonno Giovanni e con gli altri santi che stanno pregando con noi. Insieme a loro, certamente la mia nonna, ormai bis-nonna Maria mi ha sostenuto attivamente e con la preghiera in questi anni, insieme a tutte le famiglie dei miei zii: Manuela, Gino, Daniela. Un sentito ringraziamento anche al mio padrino di battesimo, lo zio Donato, con la sua famiglia, per la forte tempra morale e culturale, di cui mi hanno dato testimonianza in questi anni di formazione.

Sono entrato in seminario a 14 anni come se fosse un gioco: i miei compagni di scuola e di giochi di quegli anni, che ringrazio di cuore di essere presenti in gran numero oggi, proprio loro possono testimoniare come stessi pensando il mio diventare prete, tutto immerso in quelle piccole celebrazioni di bambino, inventate e un po’ pasticciate, che credevo che fossero il tutto del ministero. Aiuto…

Grazie a Dio, ho vissuto con entusiasmo e partecipazione fin da subito gli anni del Seminario Minore, che ho sempre descritto come un grande campo-scuola lungo un anno, anche se, in realtà, c’era da sgobbare e mica da ridere, soprattutto per chi ha pensato di studiare al liceo classico. E qui un ricordo e una preghiera per i miei compagni di liceo, di cui molti presenti oggi.

Lo stesso pensiero di ringraziamento rivolgo ai preti che hanno curato la mia formazione negli anni del seminario. Concedetemi che dopo 12 lunghi anni possa dilungarmi un istante a ricordare anche chi ha percorso una parte di cammino insieme a me: i compagni al Seminario Maggiore e Minore, insieme con Matteo e Alessio che proseguiranno il cammino di discernimento e di formazione nei prossimi anni; grazie. E grazie anche a voi seminaristi e sacerdoti che avete percorso con me un tratto più o meno lungo del Seminario, e oggi avete deciso di arrampicarvi fino a Borno per partecipare alla Prima Messa del novello più lontano. Grazie a Luca e Davide, che mi hanno aiutato come cerimonieri nella celebrazione. Grazie ai due compagni carmelitani che hanno lasciato per un giorno il convento di San Pietro in Oliveto per prestare servizio come diaconi: credo di essere tra i pochissimi novelli bresciani ad avere avuto addirittura due diaconi alla Prima Messa. Diventeranno presbiteri il prossimo 7 Luglio. Ricordiamo anche loro nella preghiera.

don Alex Recami
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Se sono entrato così presto in seminario è colpa (o merito) della mia trepidazione e forse un poco anche dei preti che a Borno mi hanno testimoniato la bellezza di questa strada: ringrazio di cuore don Alberto, che per primo mi ha mostrato il Seminario e mi ha accompagnato negli anni dell’adolescenza e tutti i preti che ho incontrato sul cammino. I testimoni si sa, sono ciò che più contano nella fede.

Rinnovo la mia stima e gratitudine al Card. Giovanni Battista Re perché ha voluto essere presente alla mia Prima Celebrazione Eucaristica, quest’oggi, nonostante il lungo viaggio che lo separa da Roma: grazie per la vicinanza e per la preghiera.

Grazie anche a tutti i preti che hanno voluto essere con noi oggi.

Un sentito ringraziamento a don Simone che ha curato per tutti noi questa celebrazione animata magistralmente dal coro San Martino: grazie anche a voi coristi e strumentisti.

Ringrazio con cuore aperto don Francesco, per avermi accompagnato in questi anni di formazione in Teologia e per l’omelia di questa Messa.

Permettetemi poi di ricordare in modo particolare don Aldo Mariotti, parroco della Valgrigna, mia prima destinazione di servizio. È già andato avanti anche lui, ma è stato per me un buon papà, che ha vegliato sul mio cammino da vicino e da lontano, nei suoi ultimi due anni di attività parrocchiale. Grazie don Aldo, sei forte!

Un ringraziamento sincero va anche al sindaco Vera Magnolini per la vicinanza in questi due giorni e per il saluto che mi ha rivolto prima di entrare in chiesa.

Grazie anche alle numerose Suore Dorotee che hanno animato il mio cammino in parrocchia e che ho sempre sentito vicine e tra loro concedetemi di ricordare e salutare almeno Suor Ida, Suor Vincenzina e Suor Elia. Ma come poter dimenticare le storiche e infaticabili sacriste Pierina e Giacomina , che con Antonietta rappresentano la piccola comunità delle Figlie di Sant’Angela Merici a Borno. Grazie per la pazienza che avete avuto con me in questi anni: continuiamo a ricordarci nella preghiera.

Un sentito grazie a tutti gli amici e le amiche che ho conosciuto in questi anni nel servizio CVS (Centro Volontari della Sofferenza): il servizio che pretendevo di portare agli ammalati si è trasformato nel riconoscere come il vero malato fossi io, mentre questi volontari strepitosi si sono presi cura di me e ancora lo fanno con la preghiera, che ricambio sentitamente. Grazie di cuore. Accanto a loro, come altra ala della mia formazione umana, sono riconoscente a tutti i vari settori dell’Azione Cattolica, in particolare dell’ACR e dell’ACG di Brescia.

don Alex Recami

Voglio ringraziare di cuore la Banda Santa Cecilia che anima con solennità i tratti di strada che oggi percorriamo insieme: sono profondamente commosso dalla presenza straordinaria di Matteo Casarotti, che è riuscito a suonare la sua tanto amata tromba dopo poco più di un anno da quel grave incidente che lo ha costretto a letto e ora alla riabilitazione: sei grande!

Ringrazio di cuore tutti i Bornesi e gli amici che hanno voluto contribuire per l’offerta del calice e della patena che mi sono stati dati in dono all’inizio della Messa: ogni volta che celebrerò l’Eucaristia, sarete tutti in quel calice con l’acqua che si unirà al vino per diventare corpo e sangue di Cristo. Grazie!

Grazie ancora ai preti e agli amici del coro che hanno contribuito per regalarmi la bella casula che indosso e che utilizzerò ad ogni solennità in bianco: vi ricorderò in ogni occasione!

Termino ringraziando davvero le tante e tante persone che si sono date da fare in questi mesi (a partire da Gennaio) nel preparare le decorazioni per addobbare il paese per un evento che lo riguarda tutto: mai i sacramenti nella Chiesa sono un fatto privato e tanto meno lo è una ordinazione presbiterale. È tutta la comunità che genera un figlio al presbiterato. Perciò se volete fare a qualcuno le congratulazioni, fatele a voi stessi tutti insieme, come corpo ecclesiale di Cristo.

Qualcuno ha detto “Neanche quando è venuto il Papa a Borno si è addobbato così tanto il paese”. Credo che sia giusto così: siccome ho detto che non è me che si festeggia, ma il Signore e la sua fedeltà, è per lui, prima di tutto, che avete fatto questo, poi per il nostro paese, poi anche per me. Quindi nessun complimento, ma rendimento di grazie a Dio, per il grande dono della vita e della chiamata di ciascuno alla felicità, che non si trova mai da soli, ma sempre in comunione con Dio e con i fratelli.

La cosa migliore, perciò, è ricordarci nella propria preghiera; ma siccome è buon costume dire anche qualche parola di circostanza, credo che la migliore in questi casi sia “coraggio”.

Don Alex




Cüntòmela a BORNO

IL SEGRETO DI DON GIUSEPPE

segreto di don giuseppe

Nella mia vita ormai più che secolare, ne ho visto e sentite tante. Per mia natura ho radici ben piantate in terra e quindi non mi sono mai mossa da dove sono spuntata. Da questo luogo, però, ho potuto osservare tutto ciò che accadeva in piazza. Ho visto arrivare i primi mezzi motorizzati e le prime corriere dei Bassi che si fermavano vicino alla fontana. Anche se molto ma molto più vecchia di me, io e lei, senza falsa modestia, siamo sempre state le due icone, i due simboli della piazza di Borno.

Non posso dimenticare gli anni tragici della seconda guerra mondiale. Un giorno, in particolare, ho avuto veramente paura: tanta gente venne condotta in piazza e urlando una lingua dura – non era italiano e neppure il dialetto a me tanto caro e familiare – dei soldati minacciarono di uccidere tutti con una mitraglietta puntata da una finestra dell’albergo Moren.

Per fortuna gli eventi della guerra finirono e fui testimone di molti cambiamenti. Alle mucche che la mattina presto venivano a bere alla fontana, si sostituirono le automobili che venivano parcheggiate nella nostra bella piazza. Soprattutto d’estate sentivo sempre più parlate bresciane, cremonesi e milanesi: erano i forestieri che venivano da noi per trascorrere le loro vacanze, prima solo estive e poi, con l’apertura degli impianti da sci, pure invernali. E così i bornesi, sotto impulso anche di don Ernesto (il parroco di allora), si videro quasi costretti ad imparare qualche parola in italiano o, perlomeno, a praticare un dialetto meno stretto. Giudicando dalle ciacole delle donne che uscivano dalla chiesa, infarcite di espressioni dialettali italianizzate, i risultati a volte erano un po’ buffi.

I loro discorsi quando tornavano da Messa prima e quelli degli uomini che si attardavano vicino a me prima e dopo la Messa alta della domenica, mi hanno sempre fatto molta compagnia. Fino ad un certo punto, soprattutto gli uomini parlavano quasi solo di mucche che dovevano partorire e di quelle che dovevano essere condotte al macello, del burro, dei formaggi e degli stracchini che ricavavano dal loro latte. Poi venne il periodo in cui anche chi non lo era, pensò di improvvisarsi impresario edile. Era tutto un discutere di terreni da vendere o comprare con la premessa, a volte solo promessa, che questi sarebbero sicuramente stati resi fabbricabili.

Negli ultimi anni sento e vedo sempre meno persone che bazzicano sul sagrato. I più giovani, ma non solo loro, hanno spesso la testa china verso un aggeggio sul quale muovono freneticamente i loro pollici.

Tra i ricordi a me più cari e che per la mia età considero solo dell’altro ieri, vi sono sicuramente gli anni ‘80 del secolo scorso. Ad un certo punto arrivò un curato giovane e ricciolino che riuscì a coinvolgere ragazzi, animatori, catechiste: tutti loro, appena il tempo lo permetteva, riempivano il prato e il selciato a me vicini di giochi, canti e bans. Ricordo con nostalgia quelle prime estati in cui tutti i pomeriggi di luglio, allo scoccare delle 14,00, partiva la musica e bambini, ragazzi e adolescenti invadevano piazza e sagrato. Andando dietro ad un carretto-carovana, guardando un’invisibile sveglia di Momo o immaginando di essere nel mondo di Suoncolora, esprimevano la loro gioia di vivere e stare insieme. I più ribelli e molti di più durante la pausa della merenda, venivano volentieri a ripararsi all’ombra delle mie foglie.

Fu una mattina sempre di quegli anni che vidi arrivare nei miei paraggi muratori, camion di sabbia, betoniere con un architetto entusiasta e intraprendente. In pochi mesi quelle che erano state le vecchie scuole, certamente molto più vecchie di me, vennero trasformate nell’Oratorio Arcobaleno.

Scusate, come tutti quelli con alle spalle molti anni, tendo a divagare, perdendo il filo di ciò che volevo raccontare. Non rammento se quell’inverno fosse stato particolarmente freddo o molto nevoso. Ho ben presente che c’erano ancora qualche candelina di ghiaccio appesa alla fontana quando un giorno, tornando da Messa, una donna sussurrò all’amica a fianco: “Don Giuseppe mi ha confidato un segreto, ma mi ha raccomandato di non dirlo a nessuno!”.

Trascorso si e no un paio di giorni, sempre al ritorno da Messa prima, l’amica con un certo piglio rispose all’altra: “Ieri sera, mentre chiudevo l’oratorio, anche a me don Giuseppe ha rivelato un segreto, pregandomi di non dirlo assolutamente a nessuno!”.

Nel giro di due settimane o poco meno, catechiste, animatori, collaboratori, membri del consiglio pastorale… insomma tutti quelli che avevano a che fare con la parrocchia e il parroco, tornarono a casa entusiasti di avere nel cuore il segreto di don Giuseppe e la sua intimazione di non raccontarlo a nessuno.

Perfino ad una coppia di forestieri – che tanto forestieri poi non erano perché io li vedevo spesso frequentare la nostra chiesa anche durante i periodi non turistici – al loro annuncio che la prossima estate probabilmente non sarebbero potuti salire a Borno, don Giuseppe raccomandò loro di fare il possibile per esserci a luglio. “Non potete perdere quest’occasione...” E confidò anche a loro il segreto da tenere segreto.

Ancora prima di Pasqua pure i muri più antichi delle case di Borno avevano sentito parlare del segreto di don Giuseppe. Pochi giorni dopo la solenne Festa i soliti che sanno sempre tutto di tutti, affermarono di aver visto un elicottero ronzare in cielo ed alcune macchine targate “CV”, proprio come quella di Mons. Re, guidata spesso da suo fratello. Per ragioni di sicurezza il segreto di don Giuseppe da una vacanza di dieci o addirittura quindici giorni, come azzardavano alcuni, e che doveva avere come luogo di residenza l’Albergo Milano o la casa-vacanze su a Lova, si ridusse ad evento di una sola giornata.

Ma, chi più chi meno, quasi tutti si diedero da fare per prepararsi a vivere il segreto di don Giuseppe che veramente tale non lo era mai stato. Lo stesso architetto che dieci anni prima aveva progettato l’oratorio, si mise all’opera. A pochi passi da me venne realizzato un palco con tanto di tendone per l’eventuale pioggia. A lato un secondo palchetto, sempre di legno, destinato ad ospitare il coro parrocchiale.

Mi ricordo come fosse ieri. Già il sabato ci fu un continuo via vai di carabinieri, guardie, autorità, persone che andavano in canonica a ritirare il pass. Calato il buio, mentre accanto a me venivano collocate le transenne per impedire l’accesso al sagrato, in piazza avvertii un agitarsi di persone e un fermento simili, se non maggiori, alle sere di San Fermo quando le ciurme festanti stanno in trepida attesa della fiaccolata.

papa a Borno

Ma mai come in quella domenica 18 luglio 1998, vidi così tanta gente ricoprire ogni centimetro di pavimentazione del sagrato, della piazza e delle strade che conducono ad essa.

Seppi dopo dai discorsi delle persone che passavano sotto i miei rami che l’elicottero atterrò alla Dassa, dove ci fu il primo saluto del vescovo, di preti e autorità, oltre che da parte di una delle nostre famiglie che aveva avuto da poco non due, ma ben quattro gemellini.

Pur non avendo né occhi né schiena, anche a me scese qualche lacrima e avvertii un certo brivido quando dalla porta della chiesa vidi uscire quell’uomo tutto vestito di bianco, con il volto già un po’ sofferente, accolto da don Giuseppe e don Angelo che, come suo solito, sudava e non solo per il caldo estivo.

Ho provato un’emozione indescrivibile quando sul bordo degli scalini, sotto la mia ombra, il Papa agitò il bastone sul quale si appoggiava, come segno di saluto verso la folla in piazza, per poi pronunciare quelle parole che sarebbero rimaste nella testa e nel cuore di molti: “Bornesi, amate la vostra fede… giovani, ricordate che si vive una volta sola!”. Quest’ultima frase, a volte, si usa per concedersi divertimenti o esperienze non del tutto sane. In quello splendido mezzogiorno di luglio, invece, venne trasformata in un caloroso invito a non sprecare la propria vita.

Nei giorni successivi ascoltai molti commenti su quell’avvenimento straordinario. Chi si dichiarava ancora incredulo che un Papa fosse venuto davvero in un piccolo e sperduto paesino di montagna. Chi non smetteva di lodare e ringraziare colui che aveva pensato e reso possibile un simile evento: mons. Giovanni Battista Re che pochi anni dopo dalle mani dello stesso Giovanni Paolo II avrebbe ricevuto la berretta cardinalizia.

papa a Borno

Sebbene pochissimi, ci furono anche i soliti Martin contrari. Uno dichiarò che quel giorno, di proposito, non avrebbe messo piede fuori casa. Ma il duro si godette lo spettacolo dal suo bel balcone che si affaccia sulla piazza quasi di fronte a me. Un altro fece lo zaino e prima dell’alba era già in cammino verso San Fermo “per essere fuori da tutta la bolgia”, come dichiarò in seguito; nello stesso zaino, però, vi infilò un bel cannocchiale con cui, sulla strada a mezza montagna, sbirciò più di una volta quanto stava avvenendo in paese.

Sempre sotto i miei rami, ascoltai ragionamenti forse impertinenti, ma non del tutto fuori luogo. Alcuni si chiedevano come mai quando si facevano le processioni con il SS. Sacramento la gente non mostrava nemmeno la più pallida ombra dell’entusiasmo che fu manifestato in quella giornata. Altri, un po’ da pie donne moralistiche e antipatiche, constatarono come in quell’evento si misero nelle prime file anche, se non soprattutto, chi non si vedeva mai a Messa.

“Ma forse la presenza di un Papa, e specialmente di Papa Giovanni Paolo II che fu sempre osannato da televisioni e giornali, serve proprio a smuovere chi ormai è lontano da Cristo e dalla Chiesa”, sentenziò un’altra persona atteggiandosi al saputello di turno.

Io non so se quella visita, che comunque rimarrà nella storia di Borno come attesta il medaglione collocato in chiesa, fu più un evento di fede o solo un’occasione mondana.

Quello che so per certo è che anche i maiali e le bestiole del paese ne godettero. Umiliata la previsione di bar e commercianti che si aspettavano l’arrivo di migliaia di persone affamate, per due settimane gli animali furono nutriti con i molti sacchi di panini al salame e al prosciutto rimasti invenduti.

La Castègna Gingia




Cüntòmela a BORNO

30° Pellegrinaggio ad ARDESIO

pellegrinaggio Borno Ardesio

Proprio in occasione dell'inaugurazione dell'Oratorio Arcobaleno nel 1988, è stata ripresa l'antica tradizione del pellegrinaggio a piedi da Borno al Santuario di Ardesio.




Cüntòmela a BORNO

“DA MILLE ANNI IN CAMMINO”

13 novembre 1018
11 novembre 2018

“…ante hostium basilicae Sancti Martini…”

millenio parrocchia Borno

PROSIEGUO DELLE MANIFESTAZIONI

DOMENICA 16 SETTEMBRE
ore 10.00 - Santa Messa nel ricordo dei pastori defunti.
Sono invitati tutti i sacerdoti nativi e che hanno svolto il loro ministero nella nostra comunità. E le suore dorotee.

“CHIESA EUCARISTIA PERMANENTE”

DOMENICA 30 SETTEMBRE
ore 15.00 - Santa Messa solenne durante la quale verrà amministrato il sacramento dell’Unzione degli Infermi agli anziani e agli ammalati.
Al termine, momento conviviale in oratorio.

“CHIESA PORTA DELLA VITA”

30 settembre – 7 ottobre
Settimana Pastorale-Mariana per l’inizio del nuovo anno pastorale

SABATO 6 OTTOBRE
ore 20.30 - Presso la sala congressi Incontro/dibattito pubblico “Cinema Pineta: un nuovo inizio è possibile?”

DOMENICA 7 OTTOBRE
ore 10.00 - Santa Messa solenne di fronte all’oratorio, presieduta da don Giovanni Isonni, nel ricordo del trentennale del nostro oratorio.
Sono invitati tutti i curati che si sono succeduti a Borno.
ore 14.00 - Festa dell’oratorio sul sagrato

“CHIESA FAMIGLIA DI FAMIGLIE”

10-11 NOVEMBRE
Celebrazioni di chiusura del Millennio Parrocchiale

SABATO 10 NOVEMBRE
ore 20.45 - Concerto di chiusura delle celebrazioni in chiesa. Il Quintetto “Orobie” presenta il "concerto-narrazione" L’anima buffa di Gaetano Donizetti

DOMENICA 11 NOVEMBRE - Solennità di san Martino
ore 10.00 - Santa Messa solenne, presieduta da Sua Ecc.za Mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo. Mandato a tutta la comunità parrocchiale, perché cammini con nuovo slancio, rendendo testimonianza della propria fede.
Al termine, aperitivo in oratorio.
Poi, presso la “ex Casa delle Suore”, pranzo con il vescovo, i sacerdoti e i membri del CPP e CPAE della parrocchia.

“CHIESA SPOSA DI CRISTO IN CAMMINO NEL MONDO”




Cüntòmela a BORNO

VIVERE IL TEMPO DEL MILLENNIO

papa a Borno

La parrocchia di Borno ha organizzato un nutrito programma per festeggiare i 1.000 anni della sua presenza sul territorio, partendo dal dato storico sulla nascita della parrocchia di Borno, che risale alla secolare contesa tra bornesi e scalvini sulla proprietà del monte Negrino quando i Vescovi Landolfo di Brescia e Alcherio di Bergamo, accompagnati dai loro avvocati, sono presenti nel giorno 13 novembre 1018, in Borno, “ante hostium basilice Sancti Martini” (“davanti alla porta/ingresso della chiesa di San Martino”), per la definizione dell’annosa questione. Ma nel 2018, oltre al millennio della parrocchia, ricorrono anche altri due importanti anniversari legati alla comunità: il 30° della costruzione dell’Oratorio Arcobaleno e il 20° della visita di papa Giovanni Paolo II. Nei cuori e nelle menti di chi era presente sono rimaste incancellabili le parole del Papa, il cui messaggio centrale è stato un triplice invito. Uno rivolto a tutta la gente di Borno: “Cari Bornesi, amate la vostra fede, testimoniatela con gioia, rendetela operosa mediante l’amore fraterno, il perdono e l’aiuto reciproco e solidale”. Uno rivolto ai giovani: “Investite bene la vostra vita, che è un talento da far fruttificare; ricordatevi che si vive una volta sola. Non sprecate la vostra vita!”. E uno rivolto ai lontani dalla Chiesa e ai non credenti: “Non abbiate paura a cercare Dio, perché Egli vi sta cercando e vi ama”. “Il movente di tutto il Pontificato, il motivo ispiratore di tutte le iniziative intraprese è stato religioso: tutti gli sforzi del Papa – spiegò il card. Re nell’omelia del 10° anniversario della visita – miravano a fare rientrare Dio da protagonista in questo mondo.

Le celebrazioni inizieranno domenica 24 giugno, festa di S. Giovanni Battista, cui è intitolata la magnifica chiesa e si concluderanno domenica 11 di novembre, festa di S. Martino, cui era intitolata la prima chiesa ricordata da documento del 1018. La festa patronale si aprirà con un tema forte e significativo: “Chiesa fonte di acqua viva” e già il 20, 21 e 22 luglio ci sarà l’anniversario della visita di Papa Giovanni Paolo II, celebrati con una fiaccolata, con una serata con mons. Oder, postulatore della beatificazione e canonizzazione di papa Wojtyla, e un concerto dal titolo “Chiesa pentecoste dello spirito”. In autunno si continuerà con altri eventi, tra cui il compleanno dell’oratorio, con un dibattito su “Cinema Pineta: un nuovo inizio è possibile?”, mentre domenica 11 novembre nella Messa presieduta da mons. Francesco Beschi, bresciano e Vescovo di Bergamo, sarà dato mandato alla comunità perché cammini con nuovo slancio.

Molte iniziative culturali e storiche ruoteranno attorno all’edificio edificato tra il 1771 e il 1781, su disegno di un unico progettista, caratterizzato da unitarietà, armonia, bellezza e ricchezza dello stile dei particolari e nell’insieme, con opere d’arte all’interno (di Sante Cattaneo di Salò, Lattanzio Quarena, della bottega dei Fantoni di Rovetta). Altri luoghi di pietà sono nati nel tempo a testimonianza della profonda fede dei bornesi: l’oratorio di S. Antonio, contenente un affresco di Callisto Piazza; la chiesetta della Madonna Addolorata; la cappella di S. Barbara; la chiesetta della Madonna di Lourdes; la chiesa di S. Anna a Paline; la chiesetta di S. Fiorino (o Floriano), sulla strada per Lova; la chiesetta di S. Fermo, la chiesetta degli Alpini in Val di Moren.

L’invito. Sarebbe però limitativo pensare che “Il tempo del millennio” a Borno sia riscoperta d’archivio, di fonti, testimonianze e storia. La comunità è invitata in questo tempo ad arricchire le iniziative celebrative, culturali e caritative. E in molti, da più parti e con molte diverse sensibilità, ci stanno pensando perché questi mille anni sono la testimonianza di una comunità religiosa e civica per certi versi unica nel panorama camuno e delle Alpi.

dal sito de "La Voce del Popolo"




Cüntòmela a BORNO

PADRE GIACOMO: un pensionato sempre impegnato

padre Giacomo

Manila 10-7-18

Carissimi Amici,

dopo un lungo silenzio dovuto sempre alla mia allergia a scrivere, ecco che mi faccio vivo di nuovo. Vi spero tutti bene e in un buon clima di vacanze estive. Io sto benone e ne ringrazio di cuore il Signore. L’anno scorso ero con voi di questi tempi e mi ricordo ancora delle innumerevoli iniziative per rendere belle le vacanze a Borno.

Qui la vita mia è abbastanza tranquilla perché ormai vivo da “pensionato” senza grandi responsabilità. Mi tengo impegnato attraverso un ministero di “aiuto” su richiesta delle grosse parrocchie vicine. Non posso accettare per le parrocchie più lontane perché il traffico cittadino è sempre molto intenso e anche pochi chilometri di distanza ti possono richiedere un’ora di macchina.

Vivo nella comunità dei nostri studenti di teologia: sono una ventina e vengono da sei nazionalità diverse, dall’America Latina, dall’Africa e dall’Indonesia. Una bella varietà con una grande confusione di mentalità e di lingue. Ma mi ci sto abituando e mi diverto anche.

Il lavoro che sto facendo mi mette in contatto con le situazioni più diverse e sfidanti per me come missionario. A un vecchio come me i parroci non richiedono interventi per situazioni solenni e importanti ma per quei lavoretti di emergenza ai quali non riescono a dedicare tempo. Così mi trovo ad andare nelle baraccopoli più dimenticate per messe, benedizioni alle case, funerali per i più disperati. Vai in una baraccopoli per benedire una casa e alla fine ti trovi a benedirne venti, anche perché le baracche sono tutte attaccate e in una baracca magari vivono cinque famiglie. Quante situazioni, quante storie di vita e quanti problemi... e quanti bambini!

Oppure vado per messe nelle scuole, con migliaia di studenti: anche qui quante storie personali difficili, quante situazioni famigliari complicate. Se ne ascolti le confessioni vieni a conoscenza delle cose più inaspettate specialmente tra gli studenti delle classi superiori.

Da un po’ di tempo ho cominciato ad ascoltare confessioni davanti alla cappella nel supermercato dove vado ogni settimana al venerdì sera: è interessante trovarsi a udire le confessioni nel corridoio di un supermercato in mezzo al vai e vieni della gente... avvengono le confessioni più sorprendenti e anche più difficili da gestire. Sarei tentato di far diventare questa cappella un punto di riferimento per tanti che sono ormai lontani e non praticano più. Gesù girava per i villaggi per incontrare la gente. Noi oggi la possiamo incontrare nei supermercati perché qui ci vanno in tanti.

Nei tre supermercati qui vicino, mi dicono, passeranno ogni giorno circa 40.000 persone... una bella folla e in quella folla ci sono persone che ormai non incontreranno un prete se non per caso mentre vanno a fare le spese o a rilassarsi.

Ogni volta che sono lì qualcuno trova l’occasione inaspettata e decide di contare a un prete la sua storia per essere aiutato a rimettere ordine nella propria vita dopo tanti anni: è bello essere lì per dare una mano.

Sono contento di vivere con gli studenti missionari perché quando trovo situazioni che necessitano particolare attenzione li posso mettere in contatto e so che loro ci potranno dedicare tempo ed energie specialmente nei fine settimana. Sono molto bravi e generosi in questo e io sono contento che, assieme agli studi durante la settimana, comincino a prepararsi alla loro missione di domani accostando situazioni concrete.

Ecco la mia vita e la mia storia. Finché ho salute non voglio mollare, perché mi sentirei morire chiuso in una stanza a guardare la televisione o a giocare con il computer.

Vi rinnovo i miei auguri di buone vacanze! Un saluto cordiale ai Reverendi e a tutti voi!!!

Ricordiamoci al Signore perché riusciamo a fare del nostro meglio finché possiamo.

Cordialmente vostro

P. Giacomo




Cüntòmela a BORNO

PADRE NARCISO BAISINI ha festeggiato gli 80 anni

padre Narciso Baisini

Nato a Borno 1'11 novembre 1937, entrò nel seminario di Albino nel 1952.
Seguì l'itinerario consueto degli studi e dopo la professione solenne avvenuta il 4 ottobre 1960 venne ordinato sacerdote a Milano il 3 aprile 1965. Lo stesso anno partì per la missione del Brasile.
Attualmente, con problemi di salute, continua a vivere ad Açailândia (sempre in Brasile) vicino al ricovero per gli anziani da lui realizzato parecchi anni fa.
Insieme a quella comunità nel novembre 2017 ha festeggiato i suoi 80 anni e presentato la sua biografia "Uma história de amor e fé" in portoghese.
Non sappiano se prima o poi ce ne sarà anche una versione in italiano.

padre Narciso Baisini
padre Narciso Baisini
padre Narciso Baisini




Cüntòmela a BORNO

LA NOSTRA CHIESA PARROCCHIALE... HA BISOGNO DI RESTAURO

Costo stimato degli interventi sul tetto € 90.000
GRUPPO DI LAVORO: Dott. ing. Daniele Castelnovi, arch. ing. Pietro Castelnovi (responsabile progetto architettonico), ing. Valentina Cinieri, dott. ing. Matteo D’Andrea, ing. Patrizia Modesti, ing. Gabriele Sacco, ing. Emanuele Zamperini (responsabile progetto strutturale).

PROGETTO DI CONSOLIDAMENTO DEL TETTO - Di seguito una breve presentazione dei lavori che stiamo delineando per intervenire a consolidare alcuni punti del tetto della chiesa parrocchiale. Sono lavori che riguardano le parti ammalorate delle capriate del tetto, che minano la stabilità della copertura e che senza interventi aggraverebbero una situazione già delicata. Questi lavori verranno appaltati nei prossimi mesi a seguito di tutti i permessi richiesti alla Curia Diocesana e alla Sovrintendenza ai beni architettonici di Brescia.

restauro chiesa Borno
restauro chiesa BornoDettagli di nodi di capriate degradati: sopra, la mensola un tempo presente risulta essersi spezzata e i resti della stessa (presenti al di sotto dell’appoggio della capriata) appaiono completamente alterati; sotto, la connessione risulta gravemente danneggiata.

La copertura della Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Borno (BS) presenta alcune criticità connesse all’avanzato stato di degrado di quattro capriate lignee; per effetto delle infiltrazioni di acqua avvenute attraverso il manto di copertura, sono stati favoriti attacchi fungini che hanno portato al deterioramento di alcuni elementi delle strutture lignee.

Inoltre, la verifica del sistema strutturale del tetto ha evidenziato che il livello di sicurezza ad esso connesso risulta deficitario alla luce delle vigenti norme tecniche sulle costruzioni.

Il progetto di restauro e consolidamento della copertura prevede – oltre alla manutenzione ordinaria del manto di tegole e dei canali di gronda – una serie di interventi mirati a rispondere alle criticità emerse dall’analisi e a migliorare il comportamento complessivo del sistema strutturale alle azioni del vento e del sisma.

In aggiunta, è stata prevista l’installazione di una linea vita sul colmo della copertura della navata centrale e sulle coperture delle cappelle laterali, allo scopo di garantire la sicurezza degli operatori durante le attività di manutenzione del manto. L’installazione della linea vita rende tali operazioni più agevoli ed economiche, favorendo una continua cura manutentiva e, di conseguenza, anche la conservazione del bene.

Nel progetto di restauro del tetto è stata inclusa l’installazione di un’altra linea vita all’interno della chiesa, al di sopra della cornice che si trova all’imposta della volta, per assicurare che i tecnici incaricati della manutenzione degli impianti elettrici possano operare in sicurezza e per garantire un facile accesso al sottotetto ubicato al di sopra delle cappelle settentrionali, il quale risulta accessibile solo dalla cornice stessa.

* * *

Costo stimato degli interventi sulle facciate € 200.000
GRUPPO DI LAVORO: Dott. ing. Daniele Castelnovi, arch. ing. Pietro Castelnovi (responsabile progetto architettonico), ing. Valentina Cinieri, dott. ing. Matteo D’Andrea, ing. Patrizia Modesti, ing. Gabriele Sacco, ing. Emanuele Zamperini (responsabile progetto strutturale).

PROGETTO DI RESTAURO DELLE FACCIATE - Oltre ai lavori sul tetto della chiesa parrocchiale si renderà necessario metter mano al consolidamento di parti delle facciate della chiesa parrocchiale. Di seguito una presentazione sintetica dei possibili interventi che al momento si presentano necessari per il recupero estetico e funzionale delle parti ammalorate. La fase di raccolta e formazione del progetto da presentare in Curia e Sovrintendenza è a buon punto, ma sarà terminata nei prossimi mesi.

restauro chiesa Borno
restauro chiesa Borno

Contemporaneamente alla redazione del progetto di restauro del tetto, è stato avviato il progetto di restauro delle facciate della chiesa. Sebbene risultino attualmente in un buono stato di conservazione generale, sono evidenti alcune parti degradate in cui sono visibili distacchi di strati pittorici ed intonaco. Il degrado è connesso soprattutto alla percolazione d’acqua piovana, non adeguatamente smaltita dai canali di gronda e pluviali, in quanto questi risultano ostruiti da terriccio e dalla crescita di piante. Inoltre sono probabilmente presenti alcuni rappezzi di malta cementizia, realizzati durante pregresse operazioni di restauro; la malta cementizia non è adeguatamente traspirante e non consente l’aerazione della muratura, con il risultato di trattenere al suo interno l’umidità. La presenza di acqua, a lungo andare, provoca il degrado dei materiali, visibile quando gli strati pittorici e gli strati più esterni dell’intonaco si distaccano o si erodono.

L’intervento per le facciate prevede innanzitutto l’installazione di ponteggi, che potranno risultare utili anche per gli interventi sulla copertura, il controllo di tutte le parti dell’intonaco con la verifica della presenza di porzioni di intonaco cementizio, l’eliminazione delle porzioni di intonaco cementizio e la creazione di nuovo intonaco con calce aerea, traspirante e compatibile con i materiali della muratura storica.

Le porzioni degradate della muratura esterna presentano attacco da microrganismi (alghe, funghi, batteri, ecc.) ed è stata prevista la stesura di un prodotto biocida per eliminarli. Prima della ridipintura delle facciate sarà necessaria una pulitura con spazzole per l’eliminazione del particellato atmosferico che vi risulta depositato. Risultano inoltre necessari saggi stratigrafici, ad opera di un restauratore specializzato, per visionare il colore degli strati pittorici preesistenti a quello attualmente visibile, al fine di concordare con la Soprintendenza preposta il colore della tinta da stendere sulle facciate, che verranno interamente ridipinte con pittura traspirante a base di calce.




Cüntòmela a BORNO

Benvenuti fra noi... BATTESIMI

battesimo Borno
Veronica Gaffuri
di Stefano e Anna Marsegaglia
Borno 11 marzo 2018

battesimo Borno
Samuele Baisotti
di Paolo e Francesca Caio
Berzo Inferiore 31 marzo 2018

battesimo Borno
Samuele Baisini
di Davide e Alessandra Lorandi
Borno 3 giugno 2018

battesimo Borno
Enea Rigali
di Ruben e Rossana Bonadei
Borno 10 giugno 2018

battesimo Borno
Isabel Formentelli
di Renzo e Moira Bettineschi
Borno 17 giugno 2018

battesimo Borno
Francesco Andreoli
di Alberto e Sandra Bolis
Borno 1 luglio 2018

battesimo Borno
Martina Miorini
di Marcello e Stefania Sarna
Borno 1 luglio 2018


Chiamati all'amore sponsale

matrimonio Borno
Simona Sanzogni con Marco Crotti
Borno 31 dicembre 2017

matrimonio Borno
Laura Richini con Gianluca Zorzi
Borno 19 maggio 2018


Chiamati alla vita eterna

defunto Borno
Alberto Gheza
26-10-1926 + 27-3-2018

defunto Borno
Rosa Gualano
30-10-1939 + 30-3-2018

defunto Borno
Francesco Rigali
11-7-1954 + 16-4-2018

defunto Borno
Paolo Moreschi
7-3-1928 + 29-4-2018

defunto Borno
Peppino Romellini
11-10-1952 + 16-5-2018

defunto Borno
Giovanni Arici
8-3-1934 + 24-5-2018

defunto Borno
Giuseppe Baisini
9-11-1954 + 7-6-2018

defunto Borno
Rita Magnolini
12-2-1933 + 9-6-2018

defunto Borno
Fortunata Sanzogni
10-1-1941 + 9-6-2018

defunto Borno
Francesca Calcati
2-11-1926 + 12-6-2018

defunto Borno
Angelo Bertelli
2-8-1944 + 21-6-2018

defunto Borno
Clementina Giov. Avanzini
30-12-1927 + 25-6-2018

defunto Borno
Giuseppe Cominini
13-10-1952 + 22-6-2018

defunto Borno
Clara Baltag
14-1-1943 + 2-7-2018

defunto Borno
Maria Metilde Corbelli
17-9-1933 + 17-7-2018

defunto Borno
Giovanni Sanzogni
14-1-1934 + 23-7-2018

defunto Borno
Giorgio Rivadossi
18-1-1928 + 24-9-2017
morto in Francia

Sposi abitanti e morti a Malegno

defunto Borno
Lorenzo Bertelli
22-11-1931 + 8-7-2018

defunto Borno
Flavia Spadacini
22-12-1931 + 20-7-2018




Cüntòmela a OSSIMO INF.

UNA MERAVIGLIOSA GIORNATA PER FAR COMUNITÀ CON GLI ALPINI

Domenica 8 aprile, subito dopo Pasqua, si è rinnovata la collaborazione fra otto Gruppi Alpini della Sezione ANA Valle Camonica, per la “Camminata con gli Alpini nel cuore dell’Altopiano del Sole”.

Ben 5 colonne di “pellegrini”, partite rispettivamente da Ossimo, Cividate, Cogno, Borno, Malegno sono confluite presso la località “Corna” sita in Ossimo.

La giornata già primaverile ne ha decretato il successo, portando sui nostri sentieri tantissimi partecipanti che, scrollatisi di dosso i torpori invernali, hanno dato vita ad una salutare scampagnata in compagnia.

Alpini Ossimo Inf.

Certo per noi Alpini e per i rappresentanti delle Amministrazioni Comunali coinvolte è stato sufficiente sederci intorno ad un tavolo, guardarci negli occhi e dirci, con convinzione, che questo appuntamento andava ripetuto, magari arricchendolo di significati e, come sempre, garantendo ai “pellegrini” un degno ristoro e tanta allegria.

In prima linea il Comune di Ossimo con il Sindaco Farisè che, nel manifestare il suo entusiasmo nel riproporre l’evento, ha rinnovato i ringraziamenti agli Alpini per il loro encomiabile operato e per l’importanza della loro presenza attiva in tante comunità.

Se per l’evento ci si sarebbe ritrovati domenica 8 aprile, già il giorno prima era chiaro che ci fosse aria di festa e che qualcosa di importante stesse succedendo. In molti, infatti, si saranno chiesti cosa fosse quell’enorme nastro tricolore, ben visibile in tutta la valle, da Cividate al Monticolo, che a mezza costa tracciava una parte importante di uno dei sentieri che dal fondo valle salgono all’Altopiano del Sole.

Sentieri che oggi si percorrono per svago, grazie all’accurata manutenzione delle Penne Nere, ma che, carichi di storia, hanno avuto un’importanza fondamentale per gli spostamenti di merci e persone e hanno visto generazioni di operaie raggiungere i luoghi di lavoro portando il loro contributo ad una scarna economia di montagna legata alla poca agricoltura, alla pastorizia e all’allevamento di bestiame.

Proprio per questo i sentieri, percorsi dai partecipanti, sono gli stessi delle scorse edizioni, come uguali sono le motivazioni che, fin dalla prima edizione, ci hanno spinti ad organizzare la scarpinata:
• valorizzare il territorio ed i suoi paesaggi naturalistici;
• valorizzare l’opera di recupero volontaria dei sentieri attuata dagli Alpini dei vari Gruppi organizzatori;
• ripercorrere, con rispetto e momenti di riflessione, le orme dei nostri padri/nonni e delle nostre madri/nonne che questi sentieri percorrevano quotidianamente per raggiungere lo stabilimento “Olcese” dove lavoravano, o la campagna che, con il duro lavoro manuale, garantiva loro il sostentamento;
• fare comunità riunendo i “pellegrini” provenienti dalle varie colonne in un’area comune, offrendo loro ristoro, ma soprattutto tanta armonia ed amicizia.

Alpini Ossimo Inf.

E sono stati proprio questi i punti che Padre Mario, Cappellano Militare di origini Valtellinesi ora in servizio presso il Convento dell’Annunciata, ha evidenziato durante l’omelia. Il prelato ha ricordato che l’appuntamento odierno non avrebbe uno spessore umano e spirituale se fatto solo per consuetudine, ma acquista invece tutt’altro significato se, percorrendo questi sentieri, si riuscisse a coglierne, anche solo per un momento, la storia e l’anima di chi li ha battuti quotidianamente e per anni, con il sudore, il sacrificio, la fatica e una salda fede, così che costoro possano esserci di esempio.

A tal proposito, rivolgendosi in particolar modo alle nuove generazioni, sono stati di grande utilità i racconti e gli aneddoti sulla storia della località “Corna” che Riccio Vangelisti di Cividate, appassionato ricercatore, ha dispensato loro con tanta passione e padronanza dell’argomento.

Non poteva certo mancare, come in ogni manifestazione alpina che si rispetti, l’Alzabandiera: un momento ufficiale di profondo significato civile ed espressione del senso di appartenenza alla nostra Patria.

I Gruppi organizzatori hanno quindi provveduto ad offrire ai numerosi partecipanti un ricco rancio in stile alpino, semplice, abbondante e sempre accompagnato da un sincero sorriso.

Alpini Ossimo Inf.

A seguire, un piacevole intrattenimento musicale, con canti popolari accompagnati dalla fisarmonica di Giacomo Zerla, che ha allietato il pomeriggio.

Una meravigliosa giornata immersi nella natura. La nostra gente ha partecipato e questo ci ha reso felici, ma soprattutto ha apprezzato il nostro operato cogliendone i significati più profondi, quelli che ci eravamo prefissati e che ci spingono a guardare avanti con fiducia nel domani, per noi e per le nuove generazioni.

Un arrivederci a presto

Gli Alpini dei paesi partecipanti




Cüntòmela a OSSIMO INF.

FESTA ANNUALE DEL GRUPPO ALPINI di Ossimo Inferiore

Domenica 15 aprile, festa annuale del Gruppo Alpini di Ossimo Inferiore. Ai festeggiamenti si accompagnano la memoria dei caduti ed il ricordo dei soci del gruppo “andati avanti”

Alpini Ossimo Inf.

Anche quest’anno gli Alpini di Ossimo Inferiore hanno sfoggiato il meglio di sé per prepararsi alla loro festa.

Un appuntamento atteso già dai giorni che lo hanno preceduto e che li hanno visti impegnati nell’addobbare ed imbandierare le vie del paese con una vitalità ed un entusiasmo che ha finito per contagiare anche la comunità di appartenenza.

Quest’anno la manifestazione, che ha visto sfilare per le vie di Ossimo le numerose Autorità, la cittadinanza e tante Penne Nere provenienti dalla Valle, dalla provincia bresciana e bergamasca, ha commemorato ed onorato, in particolare, il ricordo dei soci “andati avanti”.

Alla loro commemorazione sono arrivati sull’Altopiano ben 46 gagliardetti di vari Gruppi che non hanno voluto mancare all’appuntamento condividendo quegli obiettivi comuni che gli Alpini si prefiggono nell’organizzare questi eventi come:
• mantenere viva la memoria dei Caduti, recandosi al Monumento e porgendo Loro i doverosi onori attraverso una cerimoniale ufficiale, in presenza delle Autorità, della popolazione e soprattutto degli alunni delle scuole, affinché ne colgano il significato e, raccogliendo il testimone, lo custodiscano e sappiano trasmetterne il valore alle generazioni future;
• dimostrare orgogliosamente nei fatti che l’esempio di chi è “andato avanti”, ha portato frutti e che, quanto hanno seminato, non è stato vano e i valori, nei quali hanno creduto, sono ancora ben radicati nel Gruppo;
• ravvivare, di anno in anno, lo spirito di Gruppo, stimolandone e rendendone entusiasti tutti i componenti;
• condividere con la popolazione di Ossimo un momento di festa, perché la nostra Associazione è e vuole essere parte attiva ed integrante della comunità;
• festeggiare alla maniera delle Penne Nere ritrovandosi fra amici con le Autorità militari, civili e religiose che ci onorano, da sempre, della loro presenza.

Alpini Ossimo Inf.

Proprio questi i punti messi in risalto negli interventi del Presidente ANA Vallecamonica Mario Sala, arrivato in paese con una folta Rappresentanza Sezionale, e del Sindaco Cristian Farisè, in linea con quanto affermato dal Capogruppo Pierfranco Zani, che ha salutato e ringraziato tutti gli intervenuti.

Alla cerimonia civile è seguita la funzione religiosa, celebrata da don Cesare Isonni presso la Parrocchiale “S. Cosma e Damiano”. Funzione resa ancor più solenne grazie alle voci del Coro “Amici del Canto” di Borno diretto dal maestro Fenaroli Tomaso.

La giornata non poteva che concludersi con un ricco banchetto, accuratamente allestito presso il ristorante “Gaba” di Borno, che ha accolto i 120 commensali.

Alpini Ossimo Inf.

Come da consuetudine i festeggiamenti si sono protratti, in allegria, fino a tardo pomeriggio, con canti della tradizione alpina accompagnati dalla fisarmonica dell’amico Giacomo Zerla.

A conti fatti il Gruppo è stato ampiamente ripagato dagli sforzi fatti, vista l’ottima riuscita di questo momento di festa che, in realtà, per noi è molto di più. È l’essere orgogliosi di essere Alpini e custodi di quei valori profondi che ci contraddistinguono.

Grazie e arrivederci

Gruppo Alpini di Ossimo Inferiore




Cüntòmela a OSSIMO INF.

AUGURI PAPÀ

Domenica 18 marzo i bambini della scuola materna S. Giuseppe di Ossimo Inferiore hanno voluto festeggiare i loro papà partecipando alla S. Messa tutti insieme.

Festa san Giuseppe Ossimo inf.
Festa del Papà 2017

Alcuni bambini hanno portato dei doni per l’offertorio e tutti insieme hanno poi recitato una bellissima poesia che le maestre hanno loro insegnato.

Questa funzione è stata inoltre voluta dalle maestre perché la nostra scuola materna è dedicata proprio a S. Giuseppe e, nel contempo, sembrava giusto e doveroso ricordare con una preghiera anche tutti i benefattori che non sono più tra noi e tutte quelle persone che ancora oggi sostengono la scuola materna.

Ci è sembrato un buon modo per festeggiare tutti i papà in compagnia.

Le mamme dell’Asilo S. Giuseppe




Cüntòmela a OSSIMO INF.

Complimenti al neo laureato

laureato Ossimo inf.

laureato Ossimo inf.
Manuel Serioli
di Ossimo Inferiore
Laurea in Scienze Infermieristiche
16 aprile 2018


Benvenuti fra noi... BATTESIMI

battesimo ossimo inf.
Davide Beltracchi
di Michele e Noemi Zendra
Ossimo Inferiore 27 maggio 2018

battesimo ossimo inf.
Francesca Zani
di Pierfranco e Silvia Franzoni
Ossimo Inferiore 30 giugno 2018


Chiamati alla vita eterna

defunto ossimo inf.
Giovanna Maria Isonni
2-12-1929 + 3-4-2018

defunto ossimo inf.
Pietro Franzoni
19-2-1941 + 20-6-2018




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Prime Confessioni

prime confessioni


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

CONCERTO D'ORGANO ad Ossimo Superiore

organo Ossimo inf.

La parrocchia di Ossimo Superiore
è lieta di invitare tutta la popolazione al
Concerto d'Organo
che si terrà in chiesa
Sabatto 18 Agosto 2018
alle ore 20,45.

Durante il concerto del Maestro Organista Luca Faccanoni, verranno inoltre proiettate alcune foto dei lavori eseguiti sullo strumento ed alcuni interessanti documenti storici rinvenuti nell'archivio parrocchiale di Ossimo. Sarà occasione per ascoltare nuovamente il nostro prezioso strumento brillantemente suonato dal giovane organista. Ringraziamo anticipatamente tutti gli appassionati e sostenitori dell'impegnativo progetto di restauro affrontato dalla nostra Parrocchia.

organo Ossimo inf. organo Ossimo inf.

Dalla raccolta del ferro un prezioso contributo per il restauro dell'organo

Nel mese di Giugno 2018 si è svolta la consueta “raccolta del ferro” che ormai da tempo, e con il prezioso aiuto dei volontari della Pro Loco, viene destinata al pagamento delle opere di restauro dell'Organo della Parrocchiale di Ossimo Superiore.

Questo servizio, oltre che presso il punto di raccolta limitrofo alla parrocchiale, è effettuato anche mediante ritiro a domicilio, in modo di facilitare tutte le persone che non hanno la possibilità di trasferire il materiale che spesso è pesante e molto ingombrante.

Un servizio che permette ai residenti di “liberarsi” di materiale ingombrante evitando che venga disperso nei boschi o gettato nell'indifferenziato, gestito dalle ditte specializzate che lo trasforma in una preziosa materia da poter impiegare nuovamente nei processi produttivi!

Infine il contributo che ne deriva, come in questo caso, viene indirizzato al recupero di un manufatto importante (il nostro strumento storico) oppure per altri progetti utili! Il cerchio è chiuso e con buona soddisfazione dei volontari che, vista la fatica, possono però godersi il risultato positivo!

Avendo curato e seguito dall'inizio il progetto di restauro dell'Organo, ho coinvolto fin da subito l'Associazione “PROLOCO Per Osèm” alla quale nuovamente rinnovo personalmente ed a nome della Parrocchia un particolare ringraziamento per quanto fatto in questi anni. Grazie al loro intervento è stato possibile destinare risorse complessive pari ad euro 11.512,80 così ripartite:

raccolta organo ossimo inf.

Anno 2012 con Euro 2.109,60;
Anno 2013 con Euro 1.086,40;
Anno 2014 con Euro 1.864,00;
Anno 2015 con Euro 604,80;
Anno 2016 con Euro 436,00;
Anno 2017 con Euro 1.332,00
ed infine con la RACCOLTA DA RECORD
del 2018 pari ad Euro 4.000,00.

Un grazie ancora a tutti quanti hanno collaborato a vario titolo ed in vari modi rendendo più agevole il recupero dei fondi necessari al completamento del restauro ed alla riduzione del debito ormai giunto alle “battute finali”.

Luca Bardoni




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

SALVARE IL SEME
Le storie di Don Camillo

seme

Don Camillo quella sera, stanco della giornata, si era concesso un momento di relax sulla poltrona e, in attesa del sonno, ascoltava le notizie che il telegiornale rovesciava senza rispetto, attraverso il video, nelle case dei poveri uomini. E non erano notizie belle, anzi mettevano un’angoscia che accapponava la pelle. Così decise di svuotare il cuore davanti all’amico di sempre che lo attendeva in chiesa. “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”.

Il povero parroco, forse, si aspettava la conferma di ciò che pensava sui tempi moderni, ma la voce dall’alto lo lasciò sorpreso: “Don Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”. Subito don Camillo tentò di giustificarsi: “No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza e la fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne. Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”. Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme che è la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla intatta”. E il parroco del crinale fece un sospiro, disse una preghiera e andò a dormire. “Se ci crede Lui” - pensò - “chi sono io per giudicare. Lui ha seminato e io devo solo coltivare. Il resto verrà da sé.”




Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Benvenuti fra noi... BATTESIMI

battesimo ossimo sup.
Lisa Dorotea Andreoli
di Dino e Silvia Aguilar Oblitas
Ossimo Superiore 4 giugno 2018

battesimo ossimo sup.
Siro Zerla
di Renato e Elena Maiocchi Viani
Ossimo Superiore 17 giugno 2018


Chiamati alla vita eterna

defunto ossimo sup.
Felicina Benzoni
21-9-1935 + 21-4-2018

defunto ossimo sup.
Margherita Bottichio
5-9-1932 + 29-4-2018

defunto ossimo sup.
Battista Zanaglio
22-2-1928 + 4-5-2018




Cüntòmela a VILLA di Lozio

GRIGLIATA LIBERA
Le storie di don Camillo

Magari in quel di Lozio, invece di sfoglia e ragù, tradizionalmente gustiamo più volentieri i “gnoc de cola” o i tipici “Casonzèi”, generosi non solo nelle dimensioni. Saranno certamente poco in linea con diete vegetariane o vegane, ma, oltre ad essere molto buoni, spesso aiutano a farci sentire comunità intorno ad una tavolata.

ragazzi Lozio
I bambini di Lozio continuano la tradizione dei ravioli.

La fabbrica delle feste si era messa in moto e sul crinale era tutto un fiorire di sagre del cinghiale, della tagliatella, del prugnolo. Don Camillo aveva attivato tutte le truppe scelte di cucina per aprire l’attrazione principale della sua festa della famiglia: lo stand enogastronomico.

Frequentatissimo, lo stand attirava gente di ogni colore politico che per l’occasione metteva da parte le faccende divisive e si riuniva per onorare l’arte delle pie donne in materia di sfoglia e ragù. Non potevano mancare Peppone e signora, con il seguito di tutta la squadra di servitori del popolo proletario. Il problema però erano le signore mogli, che nel corso degli anni si erano evolute.

Quando i compagni arrivarono allo stand, don Camillo notò strani movimenti. “Avete per caso una zuppina di ceci e dell’insalata?” chiese Peppone al ragazzo, sotto lo sguardo benedicente della signora Bottazzi. Don Camillo vedendo questo si precipitò come una poiana sulla preda. “Il signor sindaco si è messo a dieta?” disse in tono ironico. “No, noi ci siamo liberati dello sfruttamento animale e da qualche mese siamo diventati tutti vegani” rispose il sindaco. Peppone lo diceva però con lo sguardo basso, quasi a vergognarsi, mentre le mogli guardavano il povero prete come se fosse stato una bistecca di manzo. “L’uomo moderno” intervenne la first lady, “non è un animale” e lo diceva con il profumo della grigliata che invadeva lo stand a colpi di braciole, costolette, e salciccia, provocando al reparto maschile un certo sudore freddo.

ragazzi Lozio

“Mi complimento” rispose don Camillo, “non sapevo che la rivoluzione proletaria si fosse convertita all’ascesi per la purificazione delle passioni. Noi clericali è un bel pezzo che predichiamo il digiuno per amore di Dio. Allora, se non disturbo mangerei volentieri con voi”. E, detto fatto, don Camillo si sedette e si fece servire una bella sleppa di carne alla griglia con patate arrosto. Peppone intanto, alle prese con la zuppina di ceci, percepiva la salivazione abbondargli in bocca ed il volto assumere il colorito di una pezza slavata.

A don Camillo non pareva vero di vedere il sindaco così sulle spine e, quasi ad affondare il coltello nella piaga, disse mentre assaliva l’ultima costoletta: “Devo riconoscere che siete davvero ammirevoli e certo mi perdonerete se non prendo il vostro cibo così leggero. Certo so che non di solo pane vive l’uomo, ma anche la grigliata è un dono di Dio e quando ci viene servita noi l’accettiamo con rispettoso spirito di rassegnazione. E poi voi mi insegnate che di fronte al popolo che ha fame non si può discutere tanto sulle differenze proteiche”. E terminò la cena con un bel bicchiere di vino.

La settimana dopo don Camillo si trovò per caso nei dintorni di una certa trattoria fuorimano e a un tavolo c’era Peppone e tutta la combriccola maschile in libera uscita, impegnata a sbranare bistecche alla fiorentina.

Quando Peppone vide don Camillo appostato si alzò di scatto e gli corse incontro impetuoso. “Vedo che la rivoluzione ha trovato il modo di riavvicinarsi al popolo” disse il parroco giocando d’anticipo. “Se lei parla con mia moglie le mando l’associazionismo vegano a far propaganda in parrocchia” minacciò Peppone. E così a don Camillo non rimase che arrendersi con un remissivo e tranquillizzante “Ego te absolvo”.

Tempo dopo, tuttavia, le cose si sistemarono da sole. Incaricato della spesa casalinga, Peppone fece l’errore di comperare la crescenza col prosciutto. “Ma come?” lo assalì la signora, “Hai tradito? Cosa è questa roba qua? “Il fornaio me l’ha incartata per sbaglio” tentò di giustificarsi Peppone. “Non è vero, tu menti, traditore …” lo incalzò la moglie.

E così Peppone capitolò: “È tutta colpa del clero reazionario e materialista; don Camillo allo stand mi ha indotto in tentazione e io sono caduto”. “E allora pentiti” gli intimò tonante la moglie con una carota pronta a colpire.

A quel punto Peppone come trafitto da una spada ebbe un sussulto di orgoglio e con tutto il coraggio che aveva disse “ Eh no! Il popolo ha fame e davanti al popolo non si indietreggia”. E lo disse con tanta convinzione che l’argomento risultò decisivo, così alla signora Bottazzi non restò che scendere dal salumiere, perché - disse giustificandosi - “in fondo lo insegna anche il Papa: la realtà è superiore all’idea”.

Lorenzo Bertocchi




Cüntòmela a VILLA di Lozio

Benvenuti fra noi... BATTESIMI

battesimo Villa di Lozio
Alessio Pezzoni
di Andrea e Simona Bonafini
Villa di Lozio 27 maggio 2018

battesimo Villa di Lozio
Martina Canossi
di Ivano e Silvia Spadacini
Villa di Lozio 17 giugno 2018




Cüntòmela a S. NAZZARO di Lozio

IL VIANDANTE PELLEGRINO

viandante

Il pellegrinaggio è l’arte di camminare guardando sempre l’orizzonte. Così sembra pensare Papa Francesco. “Camminare è un’arte, perché, se camminiamo sempre in fretta, ci stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine, alla fine del cammino. Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine. Camminare è proprio l’arte di guardare l’orizzonte, pensare dove io voglio andare, ma anche sopportare la stanchezza del cammino. E tante volte il cammino è difficile, non è facile. Io voglio restare fedele a questo cammino, ma non è facile, senti: c’è il buio, ci sono giornate di buio, anche giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta. Uno cade, cade. Ma pensate sempre a questo: non avere paura dei fallimenti; non avere paura delle cadute. Nell’arte di camminare, quello che importa non è di non cadere, ma di non “rimanere caduti”. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. E questo è bello. Questo è lavorare tutti i giorni, questo è camminare umanamente. Ma anche è brutto camminare da soli, brutto e noioso. Camminare in comunità, con gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta ad arrivare proprio alla meta a cui noi dobbiamo arrivare.” (Discorso di Papa Francesco agli studenti delle scuole gestite dai Gesuiti in Italia e Albania)

Il viandante pellegrino invece è simile alla nuvola estiva, che in armonia con il firmamento e la terra, naviga libera nel cielo azzurro da un orizzonte all’altro, portata dal soffio dell’atmosfera. Così egli si abbandona al soffio della vita più vasta che lo conduce al di là dei più lontani orizzonti, verso una meta che è già in lui, ma ancora celata alla sua vista. Ne “La pietra per gli occhi” Roberto Tiraboschi si interroga guardando con gli occhi di Edgardo sui viandanti, pellegrini verso la Terrasanta in questo modo: “Edgardo provò una specie di invidia verso quella gente che si preparava ad affrontare un viaggio lungo e periglioso pur di andare a pregare sulla tomba di Nostro Signore. Che cosa li rende così luminosi? Si domandò. È il viaggio santo. Il viaggio santo che è preparazione alla morte, che è promessa di salvezza. Il pellegrino si allontana dalla sua casa, tronca i rapporti con la famiglia, si spoglia di ogni protezione, si svincola di ogni legame affettivo, nella certezza che con questo viaggio si assicurerà la vita eterna. È questo che li rende così luminosi, così fiduciosi. I pellegrini hanno una grande fede. I pellegrini si abbandonano nelle mani di Dio”.

Fortunato




Cüntòmela a S. NAZZARO di Lozio

PADRE GIOVANNI un personaggio fuori dal comune

padre Giovanni

Siamo a Sommaprada, una frazioncina di Lozio. È una bella giornata e decidiamo di salire fino alla chiesetta di Santa Cristina.

Sopra una delle due finestrelle, che insieme al portale compongono la facciata, c'è sempre un quaderno e una penna. Qui i viandanti possono fermarsi ed esprimere, scrivendo, ognuno le proprie impressioni e sensazioni. Appunto su questo quaderno, il giorno 1 agosto 2015 memoria di Sant'Alfonso de' Liguori così scrive Padre Giovanni. “Roberto, camminatore, amico di Fortunato di Laveno, incontra il pellegrino ( ? ) presso Casa della Sapienza alle ore 8 e, scambiati i convenevoli, si avvia lesto verso Villa, mentre l'altro, il pellegrino ( ? ), sia per la pioggia abbondante, sia per gli acciacchi, sia per le comunicazioni via etere, forse anche per la preghiera, arriva a Santa Cristina soltanto verso le ore 9. Ora solo gocce rade, ma persistenti, tanta umidità e freddo e tutto nuvole in cielo, ma alle ore 10, smesso di piovere, quando tutto è chiaro e ben visibile, avviene il fenomeno magico per cui enormi batuffoli bianchi di nuvole, saliti non visti, pian piano dalla pianura, o avvistati solo da lontano, avvolgono improvvisamente tutto, rendendo impossibile il vedere anche a poca distanza. Poi, in breve, salgono ancora più in alto, lasciando ancora aperto tutto il panorama, qua e là evanescente tra altri enormi batuffoli. Ore 11,19 Fortunato e Roberto ridiscendono dopo una lunga conversazione con il pellegrino. È ricominciata una pioggerella fitta fitta. Dopo tanto chiaro altri enormi batuffoli bianchi si alzano avvolgenti tutto. Pioggia. Ore 13,30 tutto fermo, tranne i batuffoli, enormi. Arrivederci”.

Incontro Roberto e sua moglie intanto che salgo verso Sommaprada e parlando del più e del meno mi dicono che è arrivato Padre Giovanni.

Lasciamo la moglie proseguire verso casa e noi due ci incamminiamo decisi, nonostante il tempo non bello, per raggiungere Santa Cristina, dove appunto qui troviamo il nostro frate. Perché tanta premura?

Perché la presenza di questo frate a Lozio è sporadica: arriva solo d'estate per pochi o più giorni e, se si rimanda d'incontrarlo, si rischia come già è successo a tanti di rivederlo forse l'anno dopo.

Che dire di Padre Giovanni: lo conosciamo tutti da circa vent'anni con la sua lunga barba bianca, con il suo modo di parlare calmo e riflessivo che denota una cultura non comune. Parla poco della sua permanenza in Turchia tra il popolo curdo, però è un abile ascoltatore.

Tanti anni fa viveva quasi come un eremita in questa chiesetta in preghiera e in accoglienza ai pellegrini di passaggio.

Tra i vari argomenti che abbiamo discusso uno in particolare gli fa dire: “La fede è fondamento delle cose sperate... lo dice anche Dante in un Canto del Paradiso...”.

Quando ad una domanda non c'è una risposta pronta, alza gli occhi al cielo e dice: “Lasciamo fare al Signore”.

Molti anni fa quando aveva il compito di dir messa il sabato pomeriggio a Laveno lui arrivava sempre in anticipo sull'orario, si spostava come un viandante, qualche volta con uno zaino, dando retta a tutti, soffermandosi a parlare con chiunque incontrava e soprattutto in piazza, tra le persone sedute al fresco che si intrattenevano.

Una volta ho sentito dire da Padre Giovanni a queste persone che “avrebbero potuto benissimo frequentare l'università della terza età, non come alunni ma come docenti in quanto così carichi di esperienza”.

Padre Giovanni ha il pregio e la freschezza mentale, nonostante i suoi anni e gli acciacchi incombenti, di ricordare i nomi di ogni person

a e di chiamarli appunto per nome quando si avvicina a loro. Ogni volta che ho modo d'incontrarlo e parlarci assieme mi lascia nell'animo qualcosa in più, come il senso di un arricchimento spirituale; solo un uomo di grande fede può e riesce a trasmettere questi valori.

Fortunato




Cüntòmela a S. NAZZARO di Lozio

Una poesia per pensare

ed è subito sera

“Ed è subito sera” è uno tra i componimenti più brevi e più famosi di Salvatore Quasimodo e più in generale della corrente ermetica.

Originariamente gli intensi versi liberi di questa breve poesia costituivano la terzina finale di una poesia più lunga intitolata “Solitudini” contenuta in “Acque e terre”, la prima raccolta di poesie dell'autore pubblicata nel 1930. Una raccolta che rappresenta, insieme con “Oboe sommerso”, la fase del primo Quasimodo.

Tagliando i diciannove versi iniziali di Solitudini, Quasimodo ne estrasse successivamente i tre versi di “Ed è subito sera”, che è la poesia di apertura della raccolta omonima, pubblicata nel 1942.

In questa poesia il poeta siciliano ha racchiuso i tre momenti della vita dell'uomo: la solitudine, derivata dall'incomunicabilità; l'alternarsi della gioia e del dolore; il senso della precarietà della vita.

Ognuno, dice il poeta, pur vivendo in mezzo agli uomini (sul cuor della terra) si sente fortemente solo a causa dell'impossibilità di stabilire un rapporto duraturo con qualcuno. L'ipotesi più accreditata del significato di star solo "sul cuor della terra" attribuisce alle parole il significato di star solo nel momento individuale ed intimo della ricerca del senso dell'esistenza, ovvero di ciò che permette all'uomo di sorpassare la morte.

Tuttavia, pur essendo solo, viene stimolato dalle illusioni (un raggio di sole), dalla ricerca di una felicità a volte apparente. Questa ricerca è nello stesso tempo gioia e dolore, perciò il poeta usa il termine "trafitto", cioè, ferito dal raggio di sole stesso. E intanto, come alla luce del giorno succede rapidamente l'oscurità notturna, per la vita dell'uomo giunge la morte: ed è subito sera.

Fortunato




Cüntòmela di TUTTO UN PO'

DONO DELLA RELIQUIA DI GIUSEPPE TOVINI ALL’EREMO DI BIENNO

beato G. Tovini

È motivo di grande gioia il dono di una reliquia del Beato Giuseppe Tovini all’Eremo dei Santi Pietro e Paolo in Bienno.

È doveroso un sincero ringraziamento alla Fondazione Tovini per questo gesto nei riguardi di questa Casa di spiritualità e di attività formative, posta nel cuore della Valle Camonica e risorta 54 anni fa sui ruderi di un Monastero dedicato a San Pietro, che aveva radici lontane nei secoli.

Il Beato Giuseppe Tovini gioirà in cielo per questo dono di grande significato, perché egli ha sempre avuto speciale affetto per la Valle Camonica, e si è generosamente prodigato per la sua crescita spirituale e per il suo sviluppo sociale ed economico, pur essendo impegnato in molteplici attività in un orizzonte che spaziava oltre Brescia.

Il Beato Tovini, nato a pochi passi da qui (in linea d’aria, solo mezzo chilometro) ebbe ampie idee per migliorare le condizioni della Valle.

Divenuto Sindaco di Cividate a 30 anni, lanciò la prima idea che la linea ferroviaria Brescia-Iseo, allora in progettazione, fosse prolungata fino a Breno. L’anno seguente completò la sua proposta sostenendo che la ferrovia doveva percorrere tutta l’intera Valle fino a Edolo. Per questo progetto incontrò difficoltà ed opposizioni a non finire. Zanardelli stesso, che aveva il suo collegio elettorale a Iseo, vi si oppose, ma il Tovini per ben 25 anni continuò a lottare per la costruzione della ferrovia fino a Edolo, i cui lavori iniziarono nell’ultimo anno della sua vita e furono portati a termine dopo la sua morte. All’ultimo momento anche Zanardelli si gettò sul carro dell’opera quando era ormai in fase di attuazione e tenne il discorso inaugurale a Pisogne.

Inoltre con tutte le sue energie il nostro Beato lavorò a favore della fondazione della Banca di Valle Camonica.

Tovini era uomo di idee e di visioni di ampio respiro, ma fu anche un uomo di azione con dedizione inesauribile, nonostante la sua malferma salute, manifestando una prodigiosa capacità di tradurre in atto ciò che la sua intelligenza e creatività avevano intuito.

Tutta la sua attività attingeva luce dal Vangelo, vissuto all’interno della Chiesa e in comunione col proprio Vescovo. E la fedeltà al Vangelo fu la sorgente del suo grande impegno sociale, che si espresse in molteplici iniziative e in costanti lotte civili sopratutto contro l’anticlericalismo dell'On. Zanardelli, che in quegli anni era la più insigne e influente personalità politica di Brescia e Ministro e poi Presidente del Consiglio del Ministri del Governo italiano.

Giuseppe Tovini era un assertore convinto dell’impegno sociale dei cattolici a servizio del bene di tutti. Fra i pionieri del movimento cattolico italiano dell’800, egli risplende come maestro e guida, anticipando con le sue coraggiose scelte e con la sua luminosa testimonianza di vita quanto il Concilio Vaticano II dirà circa l’impegno dei laici nella società.

Eremo di Bienno

Eletto consigliere dell’Opera dei Congressi nel 1885, nel 1888 fu nominato Membro del Comitato Regionale Lombardo. Subito dopo fu eletto Presidente della Terza Sezione dell'Opera dei Congressi, cioè quella che si occupava dell’educazione e dell’istruzione.

In tutte le iniziative sociali del suo tempo, a Brescia e in Italia, egli fu presente, animato dal desiderio di contribuire con ogni sforzo a ricristianizzare la società.

Accanto all’attività sociale, il campo in cui Tovini si dedicò più a fondo e più a lungo fu quello dell’apostolato della scuola. Da alcuni anni il problema era diventato rovente. Gli anticlericali, con azione progressiva, tendevano a laicizzare e ad allontanare dalla fede la formazione dei giovani.

Per questo obiettivo, il Beato Tovini spese le migliori sue capacità ed energie, muovendosi su due linee:
- la difesa della libertà di insegnamento, cioè l’impegno per il riconoscimento ai cattolici del diritto di aprire scuole private;
- e la salvaguardia del dono della fede anche in chi frequentava le scuole comunali e statali.

Convinto di quanto il futuro dei giovani fosse legato alle scelte in campo educativo, Giuseppe Tovini si gettò in questa battaglia con un vigore incontenibile. Non si stancava in merito di ripetere: “Ogni sforzo si deve fare, ogni sacrificio sostenere… pur di conservare ai figli il tesoro della fede, perché i nostri figli senza la fede non saranno mai ricchi (perché non saranno mai felici), con la fede non saranno mai poveri.” Questa frase, pronunciata in differenti occasioni con accenti diversi, fu il programma della sua vita.

Nella sua concretezza Tovini era consapevole che le opere di bene per essere durature e portare copiosi frutti avevano bisogno di avere alle spalle il sostegno economico. E proprio per appoggiare le tante iniziative nel campo educativo, egli si impegnò nel dare sostegno alla fondazione di tre banche: la Banca di Valle Camonica, la Banca San Paolo di Brescia e il Banco Ambrosiano. Fondò il quotidiano “Il Cittadino di Brescia” e la “Voce del Popolo”. Contribuì alla nascita della Casa Editrice “La scuola”. È impossibile fare l'elenco di tutte le iniziative che egli promosse.

Nonostante la grande mole di lavoro, il Beato Tovini trovò sempre il tempo per curare la vita spirituale, che per lui non fu mai qualche cosa di marginale, ma fu il cuore dell'intera sua vita. La fede e la preghiera furono norma costante nell’intera sua vita e rappresentarono la forza e il vero sostegno nella sua quotidiana attività.

La reliquia che ora sarà custodita in questo centro di spiritualità, collocato nel cuore della Valle Camonica, è invito a mettere Dio al centro della vita ed è appello al coraggio di testimoniare il Vangelo nella società di oggi con quell’ardore e passione che distinsero il Beato Giuseppe Tovini.

Card. Giovanni Battista Re




Cüntòmela di TUTTO UN PO'

IL TORNEO CHE NON MUORE MAI
#soci #bira #balù 2.0

Pensavate di esservi liberati di noi? Che volessimo prenderci una pausa per seguire i Mondiali sul divano? Che fossimo diventati troppo vecchi e lazzaroni per restare un intero pomeriggio sotto il sole a rincorrere un pallone?

Non sapremmo come darvi torto, infondo siamo un po’ stupiti anche noi di essere arrivati all’ennesima edizione del Torneo dell’Altopiano. Ma anche quest’anno ci siamo, carichi, vogliosi di giocare, di vincere e soprattutto di festeggiare!

Noi dello staff abbiamo iniziato con largo anticipo a preparare tutto ciò che era necessario per la buona uscita del torneo, perché, come ogni anno, le cose da fare sono veramente tante. E come sempre non è facile arrivare pronti al fischio d’inizio. L’attrezzatura da comprare, i frigoriferi da riempire, il CSI da contattare per assicurazioni ed arbitri, la SIAE da “finanziare” e molte altre cose. Una vera impresa, ma ce l’abbiamo fatta.

torneo calcio

Domenica 27 maggio, ore 15 in punto, il pallone è sul dischetto di centrocampo. L’arbitro fischia, comincia il Torneo dell’altopiano: Osteria Al Cantinì – Bosco Cristallo Blu. È sempre un piacere rivedere le vecchie facce che entrano in campo. Anche se l’anno prima magari hanno preso qualche batosta, anche se la loro autonomia arriva a malapena a 5 minuti di camminata e davanti li aspettano 40 minuti di corsa e scatti, anche se le loro caviglie stanno insieme per miracolo.

È un piacere perché se sono disposti a sopportare tutto questo, vuol dire che il nostro torneo merita davvero tanto affetto. Ma ancora più bello è vedere giovani volti nuovi scendere in campo con l’emozione del primo torneo. Tanti sono stati infatti gli esordienti: Salvatore, Vincenzo, Alexio, Paolo, Francesco ed altri ancora. Le lizze sono state degne dell’aspettativa, la strada per la finale è stata lunga e tortuosa.

I primi a lasciarci le penne sono state le squadre di PizzCamì, Bosco Cristallo Blu, Bar Aurora e la neoiscritta Bar Sport, anche se i calciatori non hanno potuto appendere gli scarpini al chiodo. Ad aspettarli, infatti, c’erano ancora le partite per evitare il premio beffa del cucchiaio di legno, che per il secondo anno di fila viene sollevato dallo sventurato Bosco Cristallo Blu.

In semifinale Il Cantinì sbatte contro il solido muro del Tedarè, mentre il Ghebel riesce, per la prima volta dopo due anni, a fermare la cavalcata dell’Antico Forno verso la finale. Sembra l’impresa più grande, quella che risulta possibile solo a una squadra veramente imbattibile. Ma non è così, c’è qualcuno di ancora più forte: nonostante le strepitose prestazioni di Marco Scalvinoni, eletto all’unanimità miglior giocatore del torneo, la finale finisce 5-2 per il Tedarè, Mr. Massimo può alzare il trofeo. E la festa può iniziare!

Dall’altro lato però c’è un'altra sfida che va avanti, il Torneo di Pallavolo compie 7 anni e questa volta è più agguerrito e combattuto che mai! Nessuno getta la spugna fino all’ultimo fiato: non le giovanissime del Ristorante San Fermo, che con il passare degli anni si dimostrano sempre più pericolose, non i neoiscritti di Safim, che con un mix di esperienza e di giovani energie si conquistano una meritatissima medaglia d’argento, non l’affiatatissimo gruppo sponsorizzato “Go-In Work-Out” e “Giusy e Lory”, ridenti nelle vittorie tanto quanto nelle sconfitte.

torneo pallavolo

Ma anche quest’anno c’è un vincitore, ed è di nuovo la squadra più forte: porta a casa la coppa il PizzCamì, una squadra assodata, solida, compatta. Una squadra dentro e fuori dal campo. Squadra più forte con una punta di diamante come Fabrizio Cottarelli, che dopo le tante edizioni del torneo giocate ad altissimi livelli, riceve finalmente il meritato riconoscimento di miglior giocatore di pallavolo del torneo.

Ma il nostro torneo va oltre allo sport. Il nostro torneo è molto di più. Il Torneo dell’altopiano sono i due vecchi amici che non si vedono mai, e che hanno l’occasione per bersi una birra dopo tanto tempo, magari dopo essersi scontrati un attimo prima sul campo.

Il nostro torneo sono quegli studenti che si perdono un intero pomeriggio o un’intera serata che avrebbero dovuto dedicare allo studio per l’esame del giorno dopo, pur di non perdersi nemmeno un’azione delle nostre partite. Il nostro torneo sono tutti coloro che alle otto arrivano a casa dal lavoro e alle otto e un quarto sono in divisa, pronti a giocare. Il nostro torneo sono i ragazzi dello staff che magari vanno a dormire la notte alle tre eppure la mattina dopo sono pronti a darsi da fare affinché tutto vada per il meglio. Il torneo è il ricordo mai sbiadito di chi con tanto affetto ci ha seguito e ci ha lasciato troppo presto.

Il torneo è tutto questo: i giocatori, lo staff, i volontari, i simpatizzanti, i Ligavisione e i Manara che hanno suonato per noi, la Camuna Service che ci ha offerto il suo lavoro, gli Oratori di Borno e Ossimo, gli sponsor, i genitori e i nonni che vengono a vedere le partite, i bambini che sognano di giocare come i loro genitori. Tutti voi siete il torneo, e per questo non possiamo dirvi altro che grazie!

#soci, #bïra e #balù non mancheranno mai!

Roberto Rivadossi


Cüntómela
Natale 2023

machina del triduo
"Machina" del Triduo dei Defunti

Frugando nel Sacco
Frugando nel Sacco

casa delle suoreCasa vacanze a Borno

casa sant`anna a palineCasa vacanze a Paline

casa vacanze a lozioCasa vacanze a Villa di Lozio

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