Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Archivio Cüntómela

Natale 2021


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S O M M A R I O




PAROLA DEL PARROCO

AL CENTRO SEMPRE LA VERA LUCE

luci natale

Carissimi,
vi scrivo queste righe nella prima domenica di Avvento. Già le strade si colorano di luci, i segni natalizi cominciano ad arricchire le vetrine dei negozi, tutto rimanda alle feste che si avvicinano. Paradossalmente, la Parola di Dio e la Liturgia, invece di anticipare la gioia della festa della nascita di Gesù, ci richiamano a vegliare, ad essere pronti a non disperdere le nostre energie in cose di poco conto.

Solita voce fuori dal coro quella della Liturgia.

È bello preparare con segni che richiamano alla gioia della festa le nostre case, i nostri paesi; e se c’è la neve tutto diventa ancora più magico. Non dobbiamo dimenticare, però, ciò che sta dentro di noi. Facendo una immagine usata da Gesù, dobbiamo pulire l’esterno del bicchiere senza scordarci però l’interno: tutte e due le cose vanno insieme. Intendo dire che fare festa senza sapere “perché” o “per chi” rischia di diventare esercizio banale del già fatto, con il rischio concreto di cadere nella noia o di suscitare addirittura malinconia, ricordando, per contro, momenti magari più spensierati e con meno preoccupazioni.

La Fede chiede a noi cristiani – pur nella magia giocosa delle luci, dei decori, delle belle riunioni famigliari – di mettere al centro Gesù, il Festeggiato. Che non ci chiede di fargli regali speciali, privandoci di qualcosa quasi dovessimo pagargli una sorta di tributo! Mettere al centro il Signore vuol dire regalare del tempo a noi stessi, alla nostra anima, a vivere per amore e non per conformismo questi momenti speciali.

Così, vi auguro di vero cuore un Santo Natale in cui le luci che riempiono di calore e magia le nostre case e i nostri paesi siano il segno della Luce Vera, quella di Dio che manda suo Figlio in mezzo a noi per riaccendere la speranza, la fiducia, il coraggio e l’entusiasmo per una vita vera e piena!

Vi auguro che la gioia che vivete in questi giorni, non sia legata solo all’aver ricevuto materialmente qualcosa in più, ma piuttosto perché vi sentite amati e a vostra volta abbiate il coraggio di donare senza pretendere o aspettarvi un contraccambio.

Ecco lo stupore e la bellezza di un Dio che esercita la sua Onnipotenza facendosi bambino fragile e debole! Ecco il richiamo dell’Avvento: non preoccupiamoci soltanto di realizzare apparati esteriori, ma prepariamo il cuore ad accogliere Dio vivo e vero nella nostra vita.

vostro don Paolo




PER RIFLETTERE

NATALE 2021 Un posto per nascere

natale muro

È ancora Natale! Non è la festa più importante dell’Anno liturgico (per noi cristiani è la Pasqua, mistero di Passione, Morte e Resurrezione di Gesù) ma è quella che ci prende di più con le luci, i regali, la neve, le vacanze… tant’è che a Natale tutti si sentono più buoni come il panettone. È la festa che coinvolge tutti: i bambini che fanno vacanza e aprono i regali, i commercianti che sperano di vendere un po’ di prodotto e di risanare i magri bilanci a causa della pandemia, le famiglie che approfittano delle vacanze per andare sulla neve, stare insieme, gustare cibi buoni.

Per noi cristiani vuol dire contemplare un MISTERO! Una realtà misteriosa che facciamo fatica a capire (un Dio che si fa uomo, diventa uno di noi) ma anche una realtà meravigliosa di fronte alla fantasia del nostro Dio che sceglie una ragazza di Nazareth, un paesino sconosciuto della Palestina, e le chiede se vuole diventare madre di suo Figlio, e lei risponde sì, e la Parola di Dio si fa Carne e viene ad abitare in mezzo a noi. E perché Dio fa tutto questo? Solo per AMORE! Perché Dio ama questo nostro mondo, l’umanità che è schiava del peccato. Dio vuole riscattare questa povera umanità, vuole fare suoi figli gli uomini. Ma il riscatto costa e allora Dio paga per l’umanità dando la cosa più preziosa che ha: il suo unico Figlio Gesù, colui che salva gli uomini dal peccato.

Per celebrare il vero Natale dobbiamo superare tutto ciò che lo ricopre, che lo appanna: al di là delle luci dei regali, della tipica atmosfera del Natale, degli uomini, scoprire il tesoro del Natale, il Natale di Dio. Così mentre tutto l’esterno passa (le luci vengono spente, i dolci consumati, i regali messi via) rimane nel cuore il DONO del vero Natale: l’aver scoperto che Dio ti ama e ti ha fatto diventare suo figlio.

Caro Gesù, prima di concludere, permettimi qualche consiglio per questo Natale 2021 che celebriamo. Tu cerchi un posto nel mondo per nascere: ti dò dei suggerimenti. Non nascere negli Stati Uniti: in poco tempo diventeresti un bambino obeso, nutrito con patatine e hamburger, mentre tanti bambini nel mondo muoiono di fame. Ti sentiresti parte di una nazione che vuole dominare il mondo, che ha nelle armi la sua forza, una nazione che consuma la maggior parte dell’energia del mondo, che inquina a scapito degli altri. Non nascere in Africa, altrimenti Giuseppe tuo padre dovrebbe caricarti su un asino o una jeep per sfuggire alla guerra e alle tante rivoluzioni… e poi la fame, le malattie, il traffico di migranti… E poi… un Gesù NERO! Se venissi in Italia a parlare, ti insulterebbero, ti chiamerebbero scimmia e ti getterebbero banane. Non nascere in Cina: dai tempi di Mao nulla è cambiato anche se c’è più benessere, almeno per alcuni… l’attuale capo, Xi, vuole diventare come Mao e stare al potere tutta la vita. Fin da bambino dovresti stare in una piccola fabbrica a costruire presepi e statuette del Bambino da esportare nel mondo. Gesù, sai dirmi quanti sono i cinesi?

Soprattutto non nascere di nuovo nella terra dove sei nato 2021 anni fa, ossia nella Palestina: hanno costruito muri, ogni tanto una guerra sulla striscia di Gaza, ti troveresti in mezzo all’odio che separa ebrei e arabi; difficile accettare il tuo Vangelo!

Ti suggerisco Gesù di nascere nel cuore degli uomini: nel cuore di un bambino innocente, nel cuore di una mamma che ama la vita e la cresce con gioia, nel cuore di un papà che nonostante tutto sogna un futuro migliore per suo figlio. Nel cuore semplice degli anziani, di chi continua a fare il bene. Tu Gesù cerchi una culla che ti accolga: fa che il nostro cuore sia la culla adatta perché Tu trovi un posto.

Buon Natale a tutti!

don Raffaele




PER RIFLETTERE

INCONTRARE ASCOLTARE DISCERNERE
Il cammino sinodale

Il cammino sinodale

Il mondo odierno, travagliato da tanti problemi, resi ancora più acuti dalla pandemia del virus venuto dalla Cina, ha bisogno di un risveglio religioso nel pensiero, nell’azione e nello stile di vita; ed i cristiani sono chiamati ad essere luce e sale nel mondo con una testimonianza coerente della fede in Dio.

Per aiutare una ripresa religiosa, Papa Francesco ha lanciato l’iniziativa di dare maggior consistenza al Sinodo dei Vescovi (istituito da Paolo VI subito dopo il Concilio Vaticano II), creando una prima fase sinodale che coinvolga le diocesi, le parrocchie e tutto il popolo di Dio in modo che il prossimo Sinodo dei Vescovi sia preparato con la partecipazione di tutti, mediante un lavoro svolto nelle singole chiese locali.

Tale prima fase sinodale vuole essere un momento ecclesiale nel quale ci si ascolta reciprocamente nella fraternità che nasce dal sentirsi abbracciati dall’unico amore di Dio e in cui, tenendo in considerazione le fatiche ed i desideri dell’umanità del nostro tempo, si propongono idee e progetti da discutere, approfondire e vagliare per vivere in modo autentico il Vangelo e lo spirito ecclesiale.

La parola “sinodalità” viene dal greco e significa “camminare insieme”. In virtù del sacramento del Battesimo tutti i membri della Chiesa sono insigniti della dignità di figli di Dio e devono partecipare attivamente alla vita e alla missione della Chiesa.

Il “camminare insieme” comporta che ci si incontri per pregare insieme, ma anche per riflettere insieme e ascoltarsi reciprocamente nella fraternità e nell’amicizia sociale.

Le parole-chiavi del Sinodo sono tre: comunione, partecipazione e missione. Il Papa per indicare la strada da percorrere, in un’omelia nella Basilica Vaticana, ha inoltre usato come programmatici tre verbi: incontrare, ascoltare, discernere.

L’iniziativa del cammino sinodale mira ad avviare processi consultivi che rendano più partecipativa la presenza dei laici nella Chiesa e che sia ascoltata la loro voce ed i loro suggerimenti per un rinnovato slancio nell’impegno di apostolato e nella pratica religiosa. Nella Chiesa tutti devono sentirsi a casa e partecipare, dando il proprio contributo.

Domenica 10 ottobre scorso il Papa, nel dare inizio al processo sinodale, ha detto: “Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni e delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione…. Ascoltare col cuore e non solo con le orecchie”.

In altre parole, questa fase di incontro, ascolto e riflessione vuole essere un tempo di grazia che ci fa sentire tutti appartenenti alla famiglia di Dio, membri di una Chiesa che stende a tutti le sue braccia.

A questa consultazione dei fedeli farà seguito il discernimento da parte dei Pastori e, in fine, il tutto sarà studiato fra un paio d’anni dai Padri Sinodali nel prossimo Sinodo e proposto alla decisione del Santo Padre.

Questo coinvolgimento di tutti i battezzati nella prima fase del Sinodo aiuterà ad affrontare in modo adeguato le sfide dell’annuncio del Vangelo nel nostro tempo che, purtroppo, dà poco spazio a Dio, e gioverà a fare percepire la Chiesa come madre accogliente, amabile e amorevole.

Card. Giovanni Battista Re




PER RIFLETTERE

FERISCE PIÙ LA LINGUA DELLA SPADA

Parole al vento Verba volant, scripta manent

tesoro della parola

Ah, la potenza della parola! Quante frasi abbiamo sentito, ripetuto e letto sulla “parola”? Proprio a questo pensavo mentre mi accingevo a presentare - indegnamente - ai lettori di Cüntomela l’ultima lettera pastorale del nostro vescovo. Già, perché io, mai avevo pensato alla parola come “tesoro” ma sempre come “potenza”. Nel senso di quanto essa lasci il segno – in modo trasversale – in tutti noi! Oggi poi, ancora di più! Pensiamo a come gli specialisti dei social la usano con i loro algoritmi per indurci inconsapevolmente a fare, a scegliere, addirittura a pensare in un determinato modo. Pensiamo agli spot di politici, venditori, ai giornali, alle notizie false, le note, infauste, potenti (appunto!) fakes news. Insomma il famoso “Quarto potere”, locuzione che usa la sociologia per riferirsi appunto alla funzione che i mezzi di comunicazione di massa hanno come strumenti della vita democratica che si basa, come sappiamo, sui poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Che la parola abbia un forte potere è, dunque, esperienza comune. Ma, abbiamo mai pensato ad essa come a un tesoro? A qualcosa che ci nutre, che appaga i nostri vuoti, i nostri slanci emozionali? Qualcosa da custodire, da tramandare? Mi vengono in mente la poesia e le canzoni…

Eppure, nonostante ciò, la parola è sterile in sé. Essa vibra e scatena la sua efficacia solo quando entra “in relazione”. Quante volte ci capita di parlare con qualcuno e dal suo sguardo o dai suoi gesti capiamo che ci sta sentendo ma non ci sta ascoltando? “Parole al vento”, appunto. E quante volte parliamo per convincere qualcuno della bontà del nostro pensiero, ma egli pur ascoltandoci non fa suo il nostro messaggio per supponenza o perché occupato in altre mille cose?

“Il potere della parola viene inteso come resa. A che cosa si arrende l’uomo per trovare le parole che diano vita? Proprio a qualcosa che lo supera. La meraviglia, che Aristotele poneva all’origine della filosofia, ha come corrispettivo gestuale nell’uomo il fatto di aprire le braccia, farle cadere lungo i fianchi, aprire il corpo, dilatare le pupille e quindi esprimere il bisogno di ricevere da fuori qualcosa che ci aiuti a stare dentro di noi e che i greci chiamavano ekstasi: io soggiorno dentro di me, ma essendomi proiettato fuori di me, proprio perché l’uomo scopre sé stesso nel rapporto con la realtà, lì dove la realtà lo mette in crisi. Ulisse è l’uomo che deve arrendersi per scoprire chi è.” (A. D’Avenia)

La parola dunque ci penetra quando noi ci arrendiamo! Non una resa intesa come remissività passiva o arrendevolezza, tutt’altro! Una resa di piena coscienza nel volersi lasciar attraversare dal beneficio che essa procura.

Mi viene in mente quella scena di Titanic, quando Rose si mette in piedi sulla prua della nave a braccia aperte, lasciandosi penetrare dalla potenza della brezza marina. Un’immagine che rende bene, secondo me, il senso di questa resa e della sua valenza come tesoro. E se questo vale per la parola comune, tanto più se ci riferiamo alla Parola di Dio. “Il rapporto con la vita è una delle caratteristiche essenziali della Parola” scrive il vescovo Pierantonio e, citando il Cardinal Martini aggiunge: “Occorre che il primato della Parola sia vissuto. Ora esso non lo è. La nostra vita è lontana dal potersi dire nutrita e regolata dalla parola. Ci regoliamo, anche nel bene, sulla base di alcune buone abitudini, di alcuni principi di buon senso, ci riferiamo ad un contesto tradizionale di credenze religiose e di norme morali ricevute. Nei momenti migliori, sentiamo un po’ di più che Dio è qualcosa per noi, che Gesù rappresenta un’ideale e un aiuto. […] Perché non scuoterci, darci da fare affinché i tesori che abbiamo tra le mani siano resi produttivi? […] Perché non accettare di sperimentare come le nostre possibilità latenti ed inoperose vengono scosse, riordinate e rese esplosive per l’azione dall’appello misterioso e penetrante della Parola di Dio.”

Arrenderci, lasciarci penetrare e quindi vivere la Parola.

Ma perché farlo? Quale lo scatto per ri-scoprire il tesoro della Parola nella nostra vita? Il vescovo lo indica nel tempo, non proprio esaltante, che stiamo vivendo noi cristiani oggi. Un tempo nel quale si ha l’impressione che la fede si stia spegnendo, in cui la Chiesa è scossa da scandali di cui proviamo grande vergogna, in cui lo sconforto delle nostre comunità cristiane serpeggia inesorabile, insomma in questa che egli definisce “esperienza di povertà per la Chiesa”. Cogliere in questo tempo l’invito ad una purificazione profonda, come il travaglio di un parto, ecco la motivazione, lo scatto per riavvicinarci alla Parola. “Il Concilio Vaticano II ha invitato la Chiesa a leggere i segni dei tempi e a recepire l’appello urgente che giunge dalla storia. Quando le sfide sono epocali, accoglierle può essere appassionante. E qui interviene la Paola di Dio: se la Chiesa è chiamata a rinnovarsi per rispondere alle mutate condizioni del mondo, la Parola di Dio le consentirà di farlo nel migliore dei modi […].”

Leggendo questa sessantina di pagine, si trova lo spunto per riapprocciarsi alla Parola di Dio in modo diverso, direi in modo “attivo”, scoprendo davvero il tesoro della Parola che ci penetra e conquista il nostro vivere quotidiano. Così sarà ancora più semplice seguire il suggerimento di papa Francesco che più di una volta ci ha esortato a tenere con noi un piccolo vangelo, da leggere durante la giornata.

Emilia Pennacchio




PER RIFLETTERE

LEGGERE LA BIBBIA: la mia esperienza

bibbia

Durante gli anni delle scuole elementari a Brescia presso il Centro Spastici di Mompiano (almeno penso che all’epoca si chiamasse così), ogni tanto veniva in classe a trovarci P. Pifferetti. Mi sembra di raffigurarmelo un tipo alla don Camillo-Fernandel con la corporatura un po’ tracagnotta e un po’ più piccolo dell’attore francese.

Ciò che ricordo bene e che ad un certo puntò mi regalò un piccolo libro: probabilmente era un condensato dei tre Vangeli sinottici. Sinceramente non so se lo lessi tutto, ma comunque lo considerai qualcosa di prezioso, tanto da rinchiuderlo in un cofanetto di latta colorato verde e oro.

Forse ero già un po’ più grande quando trovai in casa un librettino della mamma con la data della sua Prima Comunione. Con l’usuale copertina marrone in finta pelle e le pagine fini e molto resistenti, questo conteneva tutti i quattro Vangeli e forse anche gli Atti degli Apostoli. Lo lessi con curiosità e uno dei brani che attirarono la mia attenzione furono le beatitudini nella versione di Matteo.

Non so perché ho sempre avuto un certo interesse verso la Bibbia. Più volte avevo pensato di acquistarne una visto che una Bibbia vera e propria in casa non l’avevamo.

Ma è stato solo quando don Giovanni ed altri amici e amiche mi hanno coinvolto nella vita dell’oratorio e della parrocchia che ne ricevetti una in regalo, penso proprio da don Giovanni. I catechisti e gli animatori dell’epoca, verso la fine degli anni ‘80, ricorderanno che le Bibbie che circolavano tra noi erano soprattutto quelle nella traduzione interconfessionale in lingua corrente (TILC), una versione un po’ diversa da quella liturgica e che era stata realizzata e approvata, oltre che dalla Chiesa Cattolica, da altre confessioni cristiane e, se non sbaglio, anche da alcune associazioni ebraiche per quanto riguarda l’Antico Testamento.

bibbia

Più tardi mi procurai la “Bibbia di Gerusalemme” con la traduzione uguale a quella che ascoltiamo nelle letture durante la S. Messa, mentre nel 2008, poco dopo che uscì, all’Eremo di Bienno acquistai l’ultima traduzione della C.E.I., quella con la nuova versione del Padre Nostro e che nel Vangelo di Giovanni invece della domanda “Rabbì… dove abiti?”, troviamo “Rabbì… dove dimori?” (Gv 1,38).

Ormai sono più di trent’anni che, escluse le feste, non passa giorno senza che io abbia letto tre o quattro capitoli di un libro della Sacra Scrittura. Di solito inizio dalla Genesi e termino con l’Apocalisse, ma in certi periodi alterno un libro del Vecchio o Primo Testamento come si usa definirlo da alcuni anni, ad uno del Nuovo, con una predilezione ovviamente per i quattro Vangeli.

Le prime volte ammetto che giungevo alla fine solo per dire a me stesso di averla letta tutta. Mi risultavano parecchio indigeste le genealogie (quelle che San Paolo poi consiglierà di evitare – Tt 3,9) e le interminabili norme cultuali e di purità contenute nel Levitico, nei Numeri e nel Deuteronomio con le assurde distinzioni, almeno per la nostra cultura moderna, tra gli animali impuri con l’unghia bipartita che ruminano e quelli che non ruminano (Dt 14,6); come trovavo noiose e un po’ troppo da geometra le indicazioni per la costruzione del tempio di Gerusalemme.

Però, restando nell’Antico Testamento, mi colpirono da subito alcuni libri profetici.

In particolare Isaia con quei quattro brani del servo sofferente di cui nessuno sa bene da dove siano saltati fuori, ma che aderiscono in modo straordinario alla passione di Gesù arrivato 700 anni dopo. Sempre di Isaia mi sono rimaste care l’immagine della vigna (Is 5,1), che sarà riproposta dallo stesso Gesù nei Vangeli, e la stupenda idea che Dio ha disegnato il nostro volto sul palmo delle sue mani (Is. 49,16).

Nei primi anni tendevo anch’io a prendere troppo alla lettera le frasi che mi colpivano e che corrispondevano al mio modo di pensare; tendevo a considerare giusto e vero solo ciò che era “scritto nella Bibbia”. Probabilmente anche alcuni corsi biblici proposti all’Eremo di Bienno – tenuti quasi sempre da don Mauro Orsatti che sapeva ravvivare l’attenzione dei presenti con alcuni episodi divertenti come, ad esempio, l’episodio del povero Éutico che per una predica troppo lunga di Paolo si addormentò e cadde dalla finestra (At 20,9) – mi hanno aiutato ad apprezzare la Sacra Scrittura non come una stretta cronaca di “fatti reali”, un catechismo o una mera raccolta di norme morali; né, tanto meno, come una generosa cava da cui estrarre singole espressioni dalle quali far emergere un’unica e immutabile volontà di Dio o delle visioni più o meno accettabili.

Magari è anche un po’ tutto questo ma per me la Bibbia è una straordinaria raccolta di racconti che ci parlano e svelano il cuore e il modo di agire di Dio e dell’uomo, e che hanno come vertice e continuo sfondo Gesù Cristo.

Penso che tutti coloro che affermano di credere in Dio si formino prima o poi delle idee su chi sia davvero questo Dio e sui modi di relazionarsi con Lui. Le mie idee sulla fede penso fossero quelle che tradizionalmente un po’ tutti avevamo. Dio era pressapoco come Santa Lucia o viceversa: se facevamo i bravi alla fine ci donava il paradiso; se non rispettavamo le regole, se non eravamo coerenti (specialmente in alcuni ambiti) ecco che ci ripagava, ci puniva con il carbone dell’inferno. Per i più sfortunati c’era sempre la Madonna che, con il gettone dei rosari, poteva fungere da distributore di grazie e miracoli, soprattutto se questi infelici si univano ai dolori e al sacrificio di Gesù. Forse la figura semplificata e limitata al Dio giudice dall’Antico Testamento, pochi schemi fissi e una certa esaltazione della sofferenza erano funzionali per la vita e la mentalità di certi tempi, avevano (e hanno) il loro significato e non intendo in nessun modo sminuire la fede e le devozioni genuine dei nostri nonni e nonne. Ma grazie soprattutto alla Bibbia penso di aver maturato una visione più ricca e gioiosa, di essermi un po’ più avvicinato al Dio Padre come ce lo presenta Gesù.

Con tutte le sue contraddizioni di Parola di Dio espressa attraverso parole di uomini, mi sembra che buona parte Bibbia (e non solo il secondo comandamento) ci metta in guardia dagli idoli, dalle idee, dalle immagini troppo fisse e semplificate che tutti possiamo farci su Dio, sulla fede, sulla nostra stessa vita.

Ogni volta che leggo e rileggo la Sacra Scrittura – insieme ad altre letture, a ciò che sento, a ciò che vivo in un dato periodo – sorgono in me nuove domande, nuovi dubbi, nuove bellezze che mi aprono comunque alla vita mia e di chi mi sta vicino. A volte mi capita di leggerla custodendo nel cuore (inteso in senso biblico e quindi unito alla testa) un pensiero ricorrente, un’immagine che continua a ritornare. In questi ultimi anni, ad esempio, la parola che risuona spesso dentro di me è la gratuità.

La Bibbia per me è diventata un libro conosciuto, familiare come certe storie, come quelle musiche e canzoni che ti entrano dentro e delle quali è sufficiente ascoltarne qualche nota per sentirsi accolto, per sentirsi a casa.

Come dice nella sua lettera il nostro vescovo Pierantonio, la Sacra Scrittura è davvero un tesoro non da rinchiudere in un cofanetto o nella vetrinetta del soggiorno, ma da tenere a portata di occhi, orecchie e cuore… inteso sempre in senso biblico.

Franco Peci




PER RIFLETTERE

L’ORA DI RELIGIONE OGGI
Solo un aspetto culturale?

Da sempre l’educazione e il percorso scolastico sono, nella crescita di ogni persona, un faro inequivocabile che finisce per condizionare ciò che sarà poi la direzione vitale e valoriale di ognuno. La scuola ha, infatti, la fortuna e il dovere di prendersi cura di tutte quelle generazioni che passano nei suoi corridoi per indirizzarle verso un futuro più sapiente ed umano.

È curioso osservare come, all’interno dell’attuale sistema dell’obbligo scolastico, una disciplina si discosti sicuramente da tutte le altre, anche solo per il fatto che risulta essere l’unica materia in cui si può decidere liberamente se seguirla o no; è chiaro che si sta parlando dell’insegnamento della religione.

Ha ancora senso insegnare questa materia a scuola? Non sarebbe forse meglio sostituire questa materia con qualcosa di più utile e attuale per gli studenti?

L’ora di religione porta con sé un alone di luci e ombre che, purtroppo, contribuisce a confondere quali siano le sue finalità e quali i suoi obbiettivi, tant’è che ancora oggi viene scambiata come una “continuazione” del catechismo, con l’unico scopo di aumentare il numero dei proseliti. Non solo, spesso l’insegnamento della religione cattolica a scuola viene rappresentato come una intromissione giustificata e non legittima della Chiesa all’interno del sistema scolastico italiano.

Dietro a queste considerazioni non si può che sorridere e spiegare con forza cosa sia davvero l’ora di religione a scuola, e per farlo ci si appella a coloro che ogni giorno si confrontano con questo insegnamento, ovvero gli studenti del 2021.

L’insegnamento della religione continua ad essere garantito alle nuove generazioni perché va e deve essere inteso come un insegnamento esistenziale e culturale il quale riconosce al patrimonio cristiano il fondamento della tradizione e cultura italiana. Non si può comprendere il nostro paese e tutta l’Europa senza conoscere e riconoscere come la religione cristiana lo abbia influenzato: se non conosciamo la religione cristiana non possiamo conoscere il luogo e la cultura in cui viviamo. Già Goethe scriveva: “L’Europa è nata in pellegrinaggio e la sua lingua materna è il cristianesimo”.

Proprio per questo approccio cultuale e non dottrinale, l’insegnamento della religione cattolica è aperto e consigliato a tutti, compresi i ragazzi stranieri, atei o miscredenti.

Il secondo aspetto fondamentale e non certamente trascurabile lo si riscontra nel fatto che l’ora di religione rappresenta non solo una materia culturalmente utile e spesso basata sull’attualità, ma anche un momento didattico dove si può mettere al centro il racconto e la riflessione circa le proprie esperienze di vita. Ciò si inscrive perfettamente nel quadro delle finalità di un sistema d’istruzione moderno costituito dalla relazione, dal confronto e da lezione dialogate tra studenti e professori.

L’ora di religione sembra dunque essere una disciplina scolastica che tanto si addice a questo modello, attraverso la trattazione di tematiche religiose, d’attualità e argomenti che riguardano l’esistenza di ogni persona. Durante questa ora settimanale, infatti, gli studenti si sentono spesso liberi di raccontare le proprie storie personali, di condividere le loro fragilità e le loro ricchezze.

A tal proposito credo che ogni genitore vorrebbe una scuola attenta ai figli e alle loro problematiche e certamente in questo, l’ora di religione gioca un ruolo decisivo.

Infine lasciando la parola agli studenti. Può essere utile riportare i risultati del sondaggio realizzato con il contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, nel quale sono stati intervistati più di 550 studenti bresciani delle scuole superiori proprio a riguardo dell’ora di religione. Ebbene, quasi il 90% di essi sostiene che l’insegnamento della religione cattolica sia una disciplina scolastica utile ed attuale all’interno del sistema d’istruzione e certamente non si può sminuire, né sottovalutare, il pensiero di coloro che vivono settimanalmente tale insegnamento e che riportano un quadro molto positivo.

A tal proposito, per concludere, uno di questi studenti scrive: “Ritengo l’ora di religione un ottimo momento di riflessione esistenziale che mi permette di maturare a livello personale. È anche occasione di riflessione con i miei compagni, in modo particolare con quelli derivanti da altre culture e tradizioni”.

Michele Ravelli




LA VOCE DEL CONVENTO

LASCIAMO CHE DIO CI VENGA INCONTRO

beato innocenzo

È giunto inaspettato l’anno innocenziano… Il 12 novembre abbiamo celebrato i 60 anni dalla beatificazione del Beato Innocenzo, ma qualcuno ha pensato bene di prolungare questa celebrazione per un intero anno al fine di ravvivare in noi la conoscenza e l’amicizia con fra Innocenzo e lasciarci aiutare dalla sua intercessione.

Sarà quindi un anno ricco di Grazia che ci porterà, si spera, ad accogliere meglio il Vangelo di Gesù Cristo. E il Vangelo nasce a Natale… Fino a quel momento l’unica conoscenza che avevamo di Dio era legata a quanto ci è pervenuto ed è conservato in quello che chiamiamo Primo Testamento.

Ma nella pienezza dei tempi Dio ha voluto venire tra noi, farsi uomo, vivere interamente l’esperienza umana che lui stesso ha creato e voluto.

Questo dà luce alla nostra esperienza umana, a volte bella e a volte laboriosa. Ricca di spunti piacevoli ma anche di immani sofferenze. Dio facendosi uomo ci ha detto che ne vale la pena. Vivere, sì vivere per amare, vivere nell’amore. Egli per questo è venuto: per liberarci dal peccato, cioè da ciò che ci intralcia nell’amore e offrirci il suo Spirito per poter poi condurre una vita nella carità.

Lasciamoci incontrare da questa sua misericordia, lasciamo che Dio ci venga incontro, tocchi le nostre infermità e dia noi la volontà e l’energia per vivere amando.

Sperimenteremo alcuni ostacoli in questa impresa, ma Egli ha voluto rendere continuamente presente e accessibile la sua misericordia attraverso il pentimento, il perdono dei peccati e il dono di sé stesso nella Eucarestia.

Buon Natale quindi da tutti noi e l’augurio che, nei tuoi pensieri, la Sua carità abbia sempre il sopravvento sulla tua debolezza e fragilità.

I frati Cappuccini dell’Annunciata




LA VOCE DEL CONVENTO

PADRE NATALE: una vita piena

padre natale merelli

Padre NATALE MERELLI

• Vestì l'abito cappuccino nel convento di Lovere il 14 agosto 1953, emise la professione temporanea dopo un anno e la professione perpetua il 15 agosto del 1957.
• Fu ordinato sacerdote il 27 maggio del 1961 nel Duomo di Milano.
• Dal 10 luglio 1962 presso il Convento di Viale Piave 2 in Milano.
• Dal 1 dicembre 1962 presso il convento di Milano Musocco.
• Dal 19 settembre 1964 presso la Parrocchia Tiburtino III in Roma.
• Dal 4 luglio 1975 è nominato assistente spirituale dell'esperienza carismatica nascente poi denominata Rinnovamento nello Spirito.
• Dal 12 agosto 1988 presso il convento di Lovere.
• Dal 6 agosto 2003 dimorerà presso il convento della SS.ma Annunciata.
• L'11 gennaio 2021 viene ricoverato nell'infermeria di Bergamo per un aggravamento della sua salute.
• Il 2 ottobre 2021 transita al Cielo nella nostra infermeria di Bergamo.

Il 2 novembre 2021 Festa degli Angeli Custodi ha fatto ritorno alla casa del Padre il nostro amato padre Natale, frate cappuccino vissuto per 18 anni nel convento dell’Annunciata e dove molti hanno avuto il piacere di conoscerlo.

Padre Natale “uomo di Dio” come l’ho sempre definito e come mi piace ricordarlo.

Tutta la sua vita è stata offerta per l’amore grande che aveva per Dio e per mamma Maria (così chiamava la Madonna). Le sue predicazioni – a volte molto forti e dirette – ti facevano capire che non esistevano scorciatoie: “O sei di Dio o non lo sei” soleva dire. Grande predicatore, grande ascoltatore, non c’era volta che incontrandolo in convento non avesse una parola da dirti che andava dritta al cuore, una stretta di mano che trasmetteva tutto il suo amore, la sua umiltà, il suo esserci. Ma nello stesso tempo sapeva essere severo e fermo, ti correggeva e ti riprendeva senza tanti preamboli, una persona diretta nel dirti ciò che pensava.

padre natale merelli

Grande carismatico, fondatore con don Dino negli anni 70 del Movimento Cattolico del Rinnovamento nello Spirito, sacerdote e guida per molti anni di questi gruppi dove la sua saggezza lo ha contraddistinto. La sua missione più grande è stata, credo, l’ascolto della confessione nella quale ha reso trasparente la misericordia di Dio.

Un ministero il suo, centrato sull’amore paterno e materno di Dio, su Gesù crocifisso dono di vita per noi, sulla presenza dello Spirito Santo che rinnova tutte le cose e su mamma Maria che consola e ti abbraccia.

Una vita piena quella del nostro Padre Natale, una vita donata, vita che è terminata solo qui sulla terra, ma che ancora vive e lavora a stretto contatto con tutto il coro degli angeli celesti.

Grazie Padre Natale per averci insegnato che “L’uomo vivo è capace di sperare e amare anche nella tribolazione, nelle incertezze, nelle contraddizioni” perché come dicevi sempre “noi siamo la trasparenza della gloria di Dio”.

Sempre nel cuore.

Roberta
per il gruppo "Gesù è la luce” Rns




L'ABC DELLA FEDE

I sacramenti della fede L’UNZIONE DEGLI INFERMI
Un segno forse dimenticato?

cieco nato
Guarigione del cieco nato

Un tempo il sacramento dell’unzione degli infermi, chiamato popolarmente “estrema unzione”, veniva amministrato con solennità di rito, precisamente attraverso un accompagnamento che durava anche diversi giorni da parte del sacerdote che, alla chiamata da parte dei parenti di chi era in una situazione precaria di salute, giungeva a consegnare l’aiuto spirituale necessario per comprendere e per vivere in modo “sereno” la malattia.
L’azione sacramentale aveva realmente una struttura di accompagnamento giornaliero, fiancheggiata dalla preghiera e dall’attenzione spirituale di tutti i familiari, amici e conoscenti, se non addirittura della contrada e del paese intero, specialmente nei nostri contesti montani.
La situazione della malattia ha cambiato fisionomia con gli anni, tant’è che è cambiato l’iter di avvicinamento a questo momento della vita, il periodo della malattia e dell’anzianità. Il tempo della vita terrena si è prolungato notevolmente. L'accompagnamento di una persona nel tempo della malattia ha mutato fisionomia. Non è più scontato "vivere" il momento della morte nel proprio ambiente quotidiano.

Nel testo sacro l’affermarsi del tema della malattia e dalla morte all’interno non è preso in considerazione in forma riflessiva, pertanto non interessa alla Scrittura questo tema in senso lato, ma in relazione all’esperienza di Dio che in Gesù si fa azione decisiva, aiuto concreto, liberando diversi uomini e donne dai loro mali fisici e soprattutto spirituali.
“Chi ha peccato perché lui è cieco, lui o i suoi genitori?” L’evangelista Giovanni intercetta in questa frase l’ennesima domanda dell’uomo, per la sua vita: “che cosa ho fatto di male per meritarmi tutti questo!”
La malattia e il tempo della sofferenza sembrano essere momenti “estranei” al vivere dell’uomo nel ventunesimo secolo, si vorrebbe una vita perfetta, salutare, riempita di quello che si desidera, ma sopraggiunge il passaggio della vita fragile e debole, e ci si pone una domanda: a questo chi ci pensa? Come va affrontato? Come è possibile gestirlo?
Perché Dio guarisce? Per rispondere a questa domanda bisogna porsi in uno sguardo escatologico, ovvero che permette di guardare oltre, in uno sguardo di fede. L’uomo viene riconsegnato alla sua condizione originale per accedere al regno della salvezza annunciato da Gesù. Nell’istituire i dodici apostoli, Gesù dona a loro alcuni compiti con i quali dovranno annunciare e proclamare la Parola di Dio, attraverso alcuni segni, in particolare la guarigione dei sofferenti e degli ammalati: “Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano” (Mc 6,12-13).
Questo è l’unico riferimento scritturistico evangelico che possediamo che tratta del compito degli apostoli di guarire molti ammalati e infermi attraverso l’unzione con l’olio; un gesto che riveste nella storia un ruolo importante: si pensi ai re che venivano unti con l’olio santo, all’uso nel culto e nella cura personale quotidiana. In questo scenario l’olio, utilizzato come unguento, offriva una azione risanatrice, leniva e guariva il dolore dell’uomo.
La lettera di Giacomo al capitolo 5 offre la prassi concreta, descrivendo quello che accadeva in modo dettagliato nella situazione di malattia: “Chi è malato, chiami presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendo con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati”. Particolarmente significativa è la sottolineatura espressa dall’autore, che intende definire l’atto compiuto dal presbitero una guarigione spirituale e un alleviare i dolori fisici.

La prassi medioevale del sacramento dell’unzione degli infermi, riguardava principalmente la materia dell’olio nel dare validità al sacramento e non le parole pronunziate dal sacerdote. Per questo l’unzione veniva amministrata anche dai familiari del malato.
Successivamente sono intervenute alcune precisazioni:
• Nel contesto medioevale fu realizzata la stesura di un ordo e poi di un rituale, nel quale si sottolineò il ruolo del ministro della Chiesa;
• Si accennò, come effetto del sacramento, alla remissione dei peccati, specificando una duplice finalità;
• L’unione era strettamente legata al viatico e alla penitenza in procinto della morte. Per questo il legame unzione-morte divenne regola e prassi occidentale.

La teologia scolastica riuscì a mettere in luce, attraverso il settenario di Pietro Abelardo, l’unzione in extremis, ovvero al punto estremo prima della morte, con duplice effetto: sollevare il corpo dal male e rimettere i peccati.
Quale effetto è proprio dell’unzione degli infermi?
Primariamente è quello spirituale, secondariamente la guarigione del corpo, che non è necessaria anche se desiderata.
In sintesi la riflessione scolastica ci consegna alcuni punti riassuntivi per la validità del sacramento:
• La Materia è l’olio d’oliva benedetto dal vescovo;
• La forma è la formula da recitare “Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia, il Signore ti perdoni tutto ciò che hai commesso con la vista...” ed espressioni simili anche per le varie altre parti del corpo;
• Ministro di questo sacramento è il sacerdote;
• L’effetto è la salute della mente, dell’anima e del corpo.

Il Concilio Vaticano II, dopo una lungo periodo, ha delineato una revisione significativa del sacramento dell’unzione degli infermi, adattandolo ad una visione più ecclesiale e comunitaria: non più un sacramento individuale e “estremo”, ma un sacramento specifico per chi è in una condizione di malattia. Per questo tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene, salvandoli e esortandoli ad unirsi alla passione di Gesù.
La nuova formula di unzione è l’espressione di questo rinnovamento del sacramento:
“Per questa santa unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la Grazia dello Spirito Santo. Amen. E, liberandoti dai peccati ti salvi e nella sua bontà ti sollevi. Amen”.
Può ricevere il sacramento dell’unzione solo il battezzato molto grave. La considerazione della malattia è antropologica, non si esaurisce unicamente con la componente medica, ma è vista nella sua complessità, ponendo domande importanti e serie sul senso e sulla percezione della vita che, spesso, sembra sfuggire al controllo umano.
Si tratta di una significativa riscoperta di questo sacramento, spesse volte abbandonato, o deturpato dal suo scopo curativo per l’anima.

Chiediamo a Dio di infondere la sua grazia per liberare l’uomo dalla sofferenza della malattia che si presenta in varie sfaccettature della vita; chiediamo di poter accettare con speranza la volontà di Dio sulla nostra esistenza, cercando il sollievo del corpo, ma soprattutto la salvezza spirituale, in forza del legame tra unzione e penitenza, unzione e battesimo. La remissione dei peccati per entrare nel regno di Dio è segno tangibile di un cammino che si è percorso nella vita terrena per poi raggiungere la gloria e la santità che ogni cristiano dovrebbe perseguire.

Don Stefano




L'ABC DELLA FEDE

La BIBBIA: i profeti maggiori (seconda parte)

cieco nato
Daniele, volta della Cappella Sistina (Michelangelo 1511-1512)

Dopo aver introdotto i libri profetici e aver presentato Isaia, Geremia e Lamentazioni andiamo avanti con altri tre grandi profeti: Baruc, Ezechiele e Daniele.

Baruc: è un profeta, segretario e biografo di Geremia, con cui vive un rapporto di profonda amicizia. Egli è menzionato in quattro capitoli del profeta Geremia. Insieme affrontarono gli ultimi 18 anni molto turbolenti del regno di Giuda, la terribile distruzione di Gerusalemme per mano dei babilonesi nel 607 a.C. e il successivo esilio in Egitto. Baruc appartenente ad una famiglia facoltosa, godeva di autorità presso i Giudei impegnati nella ricostruzione di Gerusalemme e presso i Giudei lontani dalla patria.
Il libro di Baruc è una composizione di brani, in parte scritti sullo stile di Geremia. L’autore è sconosciuto: egli attribuì a Baruc quest’opera per darle più autorità, così come si usava fare in quell’epoca. È rivolto a chi sta vivendo un’esperienza drammatica, come quella dell’esilio e della diaspora conseguente.
Il libro si compone di quattro parti molto eterogenee. La cosiddetta Lettera di Geremia nel canone della Chiesa cattolica compare come il sesto capitolo del libro. Nella Chiesa ortodossa è considerata canonica ma non legata con il libro di Baruc.

Ezechiele: era uno dei profeti che operarono durante la prigionia in Babilonia del popolo ebraico. Durante i settant'anni dell’esilio si innalzarono in Israele tre voci profetiche: Geremia a Gerusalemme, Daniele a Babilonia ed Ezechiele a Tel Abib, presso il fiume Chebar.
In una visione il messaggio gli fu dato da Dio sotto forma di libro, con l’ordine di mangiarlo (come troviamo scritto anche per Giovanni nel libro dell’Apocalisse, in 10,9). Mangiare il libro significava “digerirne” il contenuto, assimilarlo fino a farlo diventare parte di sé.
I capi degli Ebrei più volte lo consultarono per ricevere consigli ma poi, di fatto, non li seguirono. Il libro raccoglie la storia, le visioni e le profezie del sacerdote Ezechiele durante il periodo della deportazione.
Quasi tutte le profezie sono disposte in ordine cronologico. Una curiosità: quando Ezechiele indica la data delle sue visioni o delle sue profezie (13 volte), la calcola sempre dal momento traumatico della sua vita, cioè l'inizio del suo esilio a Babilonia.
Il libro richiede un particolare sforzo per la lettura e la comprensione. Vi troviamo, infatti, realtà misteriose e difficili da capire. Nonostante le indubbie difficoltà di comprensione, anche questa parte della Bibbia può offrire molti insegnamenti utili per la fede e la conoscenza di Dio.
L’idea chiave del messaggio di Ezechiele non è difficile da trovare, in quanto emerge quasi in ogni pagina: «Essi conosceranno che io sono il Signore». Sono ben 62 i passi dove essa ricorre. Dio aveva permesso la deportazione, attraverso la quale il popolo avrebbe riconosciuto che il Signore è Dio.

La città più nominata nella Bibbia, dopo Gerusalemme, è Babilonia e proprio in questa famosa città, come ho già detto, si svolge la storia raccontata nel libro del profeta Daniele.
Il periodo di maggiore splendore per Babilonia fu durante il regno di Nabucodonosor, che regnò per ben 45 anni, rivelandosi uno dei più geniali e potenti monarchi di tutti i tempi. Sotto di lui i Babilonesi assediarono a più riprese Gerusalemme e, alla fine, la conquistarono, distruggendo il tempio (586 a.C.). Nabucodonosor deportò per primi i nobili e i migliori giovani del regno di Giuda per destinarli al servizio di corte. Fra questi giovani c’era Daniele: con molta probabilità, era parente del re di Giuda ed era ancora adolescente quando fu deportato, dopo il primo assedio di Gerusalemme.
Daniele e tre suoi compagni assimilarono così tutta la sapienza dei Babilonesi e, ammessi al servizio del re, fu loro affidato il comando della provincia di Babilonia (Daniele sarebbe poi diventato addirittura primo ministro). Quei giovani furono disposti a rischiare la vita per rimanere fedeli a Dio (potete leggere la storia al capitolo 3), erano determinati ad onorare il Signore, che concesse loro una particolare protezione.
Durante il regno di Baldassar, Daniele fu destituito, ma in seguito fu reintegrato nel suo incarico e mantenne, dopo il crollo dell’impero babilonese, un’alta carica al servizio di Dario il Medo e di Ciro, re di Persia. Daniele, dunque, visse oltre i 70 anni che vanno dalla deportazione di Giuda sotto Nabucodonosor fino al rientro degli esuli sotto Ciro. Egli fu un servitore fedele che rese testimonianza a Dio presso i più potenti re del suo tempo.
Il libro di Daniele fu scritto da lui stesso durante l'esilio. La sua autenticità è confermata da Gesù stesso che lo cita espressamente, indicando proprio Daniele come autore (Matteo 24,15).
La struttura è particolare, definibile grossomodo "a cerchi concentrici", cioè che parte da una visione generale per poi concentrarsi sempre di più su alcune questioni specifiche.
Le rivelazioni date a Daniele anticipano la scomparsa dell’impero che aveva conquistato Israele e l’avvento di altri imperi, fino alla preparazione del regno del Messia, che sarebbe stato universale ed eterno.
Daniele fa esplicito riferimento alla venuta di Gesù. Al capitolo 9 si fa cenno dell’apparire di un “unto” (in greco “Cristo” e in ebraico “Messia”) che sarebbe stato ucciso.

Luca Dalla Palma

CANTICO DI DANIELE

Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore,
benedite, cieli, il Signore.

Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore,
benedite, potenze tutte del Signore, il Signore.

Benedite, sole e luna, il Signore,
benedite, stelle del cielo, il Signore.
Benedite, piogge e rugiade, il Signore,
benedite, o venti tutti, il Signore.

Benedite, fuoco e calore, il Signore,
benedite, freddo e caldo, il Signore.
Benedite, rugiada e brina, il Signore,
benedite, gelo e freddo, il Signore.

Benedite, ghiacci e nevi, il Signore,
benedite, notti e giorni, il Signore,
Benedite, luce e tenebre, il Signore,
benedite, folgori e nubi, il Signore.

Benedica la terra il Signore,
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, monti e colline, il Signore,
benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore.

Benedite, sorgenti, il Signore,
benedite, mari e fiumi, il Signore,
Benedite, mostri marini
e quanto si muove nell'acqua, il Signore,
benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore.

Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore,
benedite, figli dell'uomo, il Signore.
Benedica Israele il Signore,
lo lodi e lo esalti nei secoli.

Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore,
benedite, o servi del Signore, il Signore.
Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore,
benedite, pii e umili di cuore, il Signore.

Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Viene pregato nelle Lodi della domenica e dei giorni di festa. Secondo gli studiosi, san Francesco si è ispirato a questo per comporre il Cantico delle Creature.




ORATORI DELL'ALTOPIANO

Un oratorio che apre le porte a tutti

oratorio borno

Vivere l’oratorio in molte forme è quello che ci viene chiesto dal Vangelo: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono li in mezzo a loro!” Pochi ma buoni. Per quanto riguarda l’oratorio di Borno e di Ossimo, non è solamente questione di numeri, ma di vita che nasce dal frequentare un luogo come è l’oratorio. Tante sono le attività, gli incontri, i momenti che si vivono in questa casa, aperta a tutti. Un progetto formativo è in atto, provando a mettere in gioco le forze necessarie per una avventura, che ha a che fare con le sfide del nostro tempo.

Il cammino di fede (ICFR) è la “vita” dell’oratorio, senza questo percorso non ci sarebbe il binomio preghiera-gioco, non ci sarebbe il modo di incontrarsi semplice e genuino, fondato sull’ascolto e sull’aiuto reciproco. Sarebbe bello poter vivere ancora di più questi momenti anche con i ragazzi più grandi, i nostri giovani, che molto spesso hanno bisogno di un punto di riferimento, un luogo di ritrovo, semplice e famigliare. Inoltre le attività sono diverse e specifiche per i ragazzi di tutte le età.

Il martedì pomeriggio si tiene l’attività dell’aiuto compiti, HELP-COMPITI appunto, dove i ragazzi iscritti vengono aiutati a svolgere i compiti e a colmare alcune lacune attraverso il prezioso servizio dei maestri e professori in pensione. È bello sapere che nelle nostre comunità ci sono persone che dedicano il loro prezioso tempo per i nostri ragazzi, per la loro crescita spirituale, ma anche formativa.

Il giovedì pomeriggio è impegnato da tanti ragazzi e ragazze che frequentano le attività chiamate LAB-ORATORI. Il titolo dell’attività racchiude un termine che ci piace molto: oratori! La manualità e la fantasia fanno parte del cammino di crescita di tutti noi, specialmente per i più piccoli e non solo. Un grande grazie ai volontari che con tanta pazienza e competenza offrono splendidi e interessanti lavoretti da portare a casa! Tutto questo ci permette di essere sempre in cammino per conoscere, apprendere e fare amicizia.

Per i ragazzi delle medie viene offerto un percorso trasversale, all’incirca due volte al mese, con la messa e l’incontro che conclude con la pizza tutti insieme. È un bel momento, molto dinamico e allegro, i nostri ragazzi e ragazze hanno sempre più bisogno di incontrarsi per conoscersi e per condividere qualcosa di bello che cambia la vita, piccole cose che fanno crescere.

Anche per gli adolescenti abbiamo compreso che occorrono momenti di ritrovo e condivisione. Quest’estate i campi estivi al mare sono stati molto partecipati e ben accolti da tutti, ma la vita continua anche durante il resto dell’anno, non basta fermarsi alle attività estive, occorre provare a incontrarsi e a crescere durante tutto l’anno. L’esperienza della vita comunitaria ha avuto un bel risultato, tanti adolescenti hanno vissuto insieme nella ex Casa delle Suore per una settimana, condividendo pasti, studio e divertimento. Anche la messa di chiusura ben partecipata dai ragazzi è stato un bel momento per ringraziare il Signore di tutto, in particolare della vita.

Altri sono i momenti che rendono i nostri oratori aperti e capaci di “bellezza”, quella vera che cambia radicalmente la nostra vita in meglio.

Non possiamo che augurarci un anno ricco di iniziati e di condivisione, insieme alla preghiera. In tutto questo è l’amore di Dio che ci spinge e ci permette di andare oltre ogni egoismo e ogni critica e mormorazione; queste non servono, serve rimboccarsi le maniche, per costruire una comunità migliore e capace di cooperazione.

Grazie a tutti i volontari dell’oratorio che ogni pomeriggio aprono e chiudono il chioschetto e che sono sempre disponibili alle diverse attività. Grazie a chi offre il suo tempo per consegnare ai bambini l’esperienza di fede: le catechiste e i catechisti sono esempi di fede per tutti noi.

Grazie agli educatori e a chi aiuta in svariati modi, perché tutto funzioni a regola d’arte, compreso chi si adopera per la manutenzione ordinaria della struttura. Tanti auguri per una vita ricca di ORATORIO

Don Stefano




ORATORI DELL'ALTOPIANO

DOMENICA: giorno del Signore

giorno della comunità

domenica
13-14 novembre - Giornata del seminario e delle vocazioni

In queste due giornate abbiamo avuto la gioia di condividere con due seminaristi del nostro seminario la bellezza dell’essere chiamati ad una vita di vocazione, cioè di chiamata. È bello sapere che nel nostro oggi, ci sono ragazzi capaci di scegliere una vita di fede come obiettivo. È bello conoscere nuovi volti che ci parlano del Dio di Gesù e pongono alcune domande anche a noi.
Non è sempre facile scegliere la strada giusta, ma sicuramente siamo aiutati a sceglierla se ci facciamo aiutare dall’alto, da Dio.
Grazie a Francesco e Nicola per la loro testimonianza di vita e per la loro continua ricerca delle cose belle, condivise insieme a tutti i seminaristi del nostro seminario. Non rimane che consegnarci nelle mani di Dio, sempre e comunque, anche se un po’ titubanti, ma fiduciosi nella sua infinita misericordia. I seminaristi e il rettore del seminario hanno incontrato i ragazzi e ragazze delle medie, cercando di provocare e suscitare domande per la loro vita. Abbiamo concluso con una pizza tutti insieme.
La testimonianza alla S. Messe e la presenza nel pomeriggio di domenica all’oratorio con bambini delle elementari è stata motivo di gioco e di amicizia. Abbiamo concluso la nostra giornata con la merenda insieme preparata dalla mamme e non solo.
Grazie per questi giorni di preghiera e condivisione.

domenica
Domenica 21 novembre - s. Messa ore 10.30 a Borno consegna del libro dei Vangeli al 2° anno gruppo “Nazareth”.




ORATORI DELL'ALTOPIANO

CONDIVIDERE CONOSCERE CRESCERE
Settimana di vita comunitaria

settimana adolescenti

Ciao! Sono Nicolò, frequento la prima superiore e quest'anno ho partecipato alla settimana di vita comunitaria tra adolescenti delle Parrocchie dell'Altopiano del Sole. È stata un'esperienza molto particolare nella quale ho potuto conoscere nuove persone e vivere nuove avventure attraverso la vita comunitaria. Un'avventura che tutti almeno una volta dovrebbero provare, è un'occasione di crescita dove s'impara a rispettarsi e a convivere e a condividere un luogo essenziale per tutti noi.
Di sicuro un'esperienza da non dimenticare e soprattutto da ripetere.

Nicolò Vielmi


Tutto sommato penso che la convivenza sia stata una bellissima esperienza e una fantastica idea. Non ho avuto la possibilità di conoscere persone nuove, semplicemente, perché bene o male conoscevo già tutti, ma di sicuro ho rinsaldato i legami con i miei amici e con persone che non vedevo da un po’. Le attività erano belle (soprattutto l’uscita per la cena al Mc Donald e a Lovere), il cibo buono e il luogo confortevole, gli educatori sono stati ottimi. Ne sono uscito felice e migliore. Esperienza da ripetere.

Federico Botticchio

settimana adolescenti

Dopo quasi due anni che non si faceva a causa Covid, la parrocchia ha organizzato la settimana di convivenza per noi ragazzi delle superiori.
Ci siamo ritrovati la domenica sera alla Casa delle Suore, dove abbiamo mangiato una pizza e abbiamo dato inizio alla settimana di vita comunitaria. È stata una settimana di ritrovo per tutti in cui abbiamo condiviso pasti e abitudini e rafforzato o creato rapporti di amicizia.
La mattina si andava a scuola, mentre il pomeriggio chi aveva compiti o materie da studiare si riuniva in aula studio, dove tutti assieme ci dedicavamo alle nostre attività, aiutandoci l’un l’altro.
La sera invece era riservata al momento comunitario, nel quale ci siamo divertiti con il karaoke e la gita a Lovere. Ma abbiamo anche avuto momenti di riflessione ad esempio guardando un film sui problemi che affliggono i giovani.
Durante la settimana ognuno aveva il suo dovere da fare: c’era chi apparecchiava, chi sparecchiava e chi lavava i piatti secondo turni prestabiliti.
È stata un’esperienza molto bella e particolare, sicuramente al di sopra delle aspettative; ci ha permesso di conoscere nuove persone e creare nuovi e sinceri rapporti di amicizia e non vediamo l’ora di ritrovarci nuovamente per un’altra convivenza!

Angela Bassi




DALLE COMUNITÀ - Borno

Con il C.A.I. per un'escursione mooolto, mooolto speciale!

chiesa borno

Leggendo di un'escursione il vostro pensiero sarà volato sicuramente verso l'immagine di qualche laghetto alpino dalle acque cristalline, oppure si sarà posato sulla cima innevata di qualche monte, o ancora avrà spaziato tra boschi, radure o prati. Nulla di tutto ciò!

L'escursione di cui si parla è all'interno della nostra chiesa parrocchiale.

L'idea è nata tra i membri della Commissione cultura, mentre si cercava di individuare un modo per condividere con la Comunità il risultato dei recenti lavori di restauro eseguiti nella nostra parrocchiale. Ma chi coinvolgere? Tutti era impossibile!

Chi più di altri avrebbe dovuto essere coinvolto in questa iniziativa per fare in modo che non restasse un'esperienza fine a se stessa? Sicuramente i giovani!

A loro infatti spetta il compito di tutelare il patrimonio culturale di un paese fatto di tradizioni, di luoghi, di opere d'arte che costituiscono la ricchezza di una località e della relativa popolazione.

Uno storico latino scriveva: "Bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro".

Passando all'atto pratico l'11 dicembre, in orario extrascolastico, i ragazzi della scuola secondaria di primo grado saranno invitati a partecipare ad un'escur- sione molto speciale, come appunto si accennava nel titolo di questo articolo: avventurarsi nel campanile e nel sottotetto della chiesa per scoprirne le parti più nascoste, meno visibili, ma non per questo meno interessanti.

A far da guida ai ragazzi ci sarà Pietro Castelnovi, ingegnere e architetto che collabora da diversi anni con la parrocchia ed è stato il Direttore dei lavori del recente progetto di ristrutturazione. Ad accompagnare "gli escursionisti" alcuni membri del CAI che garantiranno la sicurezza dell'intero percorso.

Un'altra interessante proposta, sempre legata alla scoperta delle meraviglie che costituiscono le opere d'arte della nostra chiesa, è quella rivolta ai ragazzi dell'ultimo anno della scuola secondaria di primo grado. Accompagnati dal loro docente di musica, sotto la guida del maestro Alessandro Foresti, avranno la possibilità di analizzare le varie parti che costituiscono la struttura del nostro maestoso organo, scoprire il loro funzionamento e potranno ascoltare l'esecuzione di alcuni brani da parte del maestro.

Da non perdere!

Per la commissione parrocchiale cultura
Andrea Pennacchio




DALLE COMUNITÀ - Borno

SUOR ESTER: un importante traguardo

Bellissima festa a Borno il 24 ottobre 2021 per suor Ester Zerla: il giubileo dei suoi 25 anni di professione religiosa.

Alcune settimane prima, a me e a suor Ida, è arrivata una telefonata: erano il parroco don Paolo e suor Ester in persona che ci invitavano per questa ricorrenza. Non c’era motivo per dire di no.

50° suor ester 50° suor ester 50° suor ester 50° suor ester

Ci accomunava lo stesso ideale, lo stesso cammino, la stessa convinzione ed entusiasmo per la bontà e bellezza del nostro percorso di vita. E insieme l’avremmo celebrato: lei in forma solenne, noi nel nostro spirito ma non meno solenne.

E proprio nella Giornata Missionaria Mondiale si faceva festa a suor Ester, una nostra missionaria; una festa che ha avuto come primo luogo la chiesa.

A noi riecheggiava che proprio in chiesa è avvenuta la nostra dichiarazione pubblica di voler accogliere e seguire per sempre la nostra vocazione. Ed era l’occasione per ritornarvi col pensiero, coi ricordi, con l’affetto. Per suor Ida sono più di 60 anni fa, per me quasi 50, per suor Ester 25. Che cammini!!!

All’inizio quel passo, come per ogni vocazione, è forse avvenuto un po’ incoscientemente, con più entusiasmo che consapevolezza lucida. Ma nel tempo, lungi dallo smarrirsi, dall’affievolirsi o perdere di significato, si è irrobustito grazie alla vita stessa che è maestra, ad ombre e luci che nel corso del cammino ci hanno temprate, purificate da attese o visioni non del tutto conformi all’ideale.

Eravamo qui, intorno a suor Ester, per celebrare anche noi, nell’intimo, i nostri straordinari giubilei.

Sì, straordinari, fuori dall’ordinario. Chi tiene in piedi una vita di sessanta, cinquanta, venticinque anni di dono, senza accumulare per sé, senza progetti decisi da sé, ma consapevoli di avere svolto quanto ci è stato affidato con semplicità, andando dove c’era bisogno, inserendoci in posti nuovi?

Non è naturale. È soprannaturale. Proprio come diceva suor Ester, verso il termine della celebrazione, è l’aver scoperto un Grande Amore e, sempre e solo per grazia, l’averlo seguito. Questo è stato per noi, come per ogni vita, un trampolino di lancio durato fin qui, con ombre e luci. Quale vita non ne ha? Ma… ”Tutto posso in Colui che mi dà forza!” (Fil 4,13). Ed è stata proprio così!

Don Milani diceva: “Solo grandi amori generano grandi opere”. Forse suor Ester, in missione, qualche opera l’ha realizzata. Suor Ida ed io non ne abbiamo generate di grandi, ma rimanere in piedi, felicemente, per tutta la vita, è davvero una grande opera che solo la grazia poteva compiere in noi!

Giubileo vuol dire giubilo, gioia, gratitudine, letizia, riconoscenza; riconoscenza per quest’opera grande: la nostra vocazione che ci ha colmate di gioia, sempre.

Se ha imperversato anche qualche temporale, non ci ha turbato in profondità perché, ripetiamo ancora “tutto posso in Colui che mi dà forza”. Questo è il segreto. E si riparte.

Ci è stato dato un Dono e pensiamo di averlo conservato e fatto fruttare con l’aiuto di tanti… delle nostre Congregazioni, che ci hanno aiutato a vivere la vocazione nel tempo, e di quell’intreccio di persone, che sono la Chiesa, che sostengono, illuminano, fortificano, aiutano a traghettare anche in tempi di buio.

La festa, dopo la s. Messa, è continuata in una piacevole e fraterna convivialità con i familiari di suor Ester, alcune sue consorelle, i nostri sacerdoti e un bel gruppo di amici.

Dobbiamo solo ringraziare don Paolo, suor Ester e chi ha preparato così bene ogni particolare per farci vivere una splendida domenica, ricca di grazia e di amicizie.

suor Ida e suor Silvana




DALLE COMUNITÀ - Borno

Il PRESEPE di Gino

presepio Gino
L’inaugurazione del presepe si terrà mercoledì 8 dicembre alle ore 15.30. Sarà possibile visitarlo nei giorni festivi dalle ore 10.00 alle ore 18.00 e nei giorni feriali dalle ore 14.00 alle ore 18.00.

Dalla collaborazione tra Parrocchia, Comune e Proloco, nella meravigliosa e suggestiva chiesa di San Fiorino, quest’anno è stato allestito il presepe del sig. Gino Vanoli, per tutti Gino.

Quale luogo poteva essere più adatto ad ospitare un presepe così particolare, unico nel suo genere, perché frutto di decenni di lavoro e di dedizione, se non questa piccola ed antichissima chiesa che da secoli guarda il nostro paese dall’alto quasi a volerlo proteggere, una chiesa che dona pace e serenità, con il rumore dell’acqua che scorre nel torrente e le montagne a farle da cornice.

Una passione innata, quella del presepio, cominciata da Gino nella casa dei nonni, quando ancora bambino lo vede vincere il suo primo concorso. Un presepio nato nel 1961 e che anno dopo anno è cresciuto assieme a lui.

Completamente automatizzato, realizzato rigorosamente a mano, il presepe di Gino vanta una quantità innumerevole di movimenti meccanici, di statuine ed animali che raffigurano tutti i mestieri di una volta; ci sono i pastori che mangiano un pezzo di formaggio con il loro cane che muove la coda, lo spazzacamino, i minatori, i panettieri, la sarta, il fabbro, un'incantevole massaia che batte il materasso, un'altra che spenna un pollo e due romantiche tortore che covano nel loro nido.

Quello che colpisce è l'abilità dell’artista nel creare delle scene di vita quotidiana che captano i particolari più nascosti, trascinando il visitatore in una magia di vero stupore.

Possiamo quindi capire il motivo per il quale, oggi, il presepio occupa ben 35 mq!

Ma questo presepe non è solo una quantità infinita di piccoli e grandi capolavori, è arte allo stato puro, è la passione che trapela da ogni piccolo dettaglio, dall’amore con cui si vede ciò che ha creato, dall’eccezionalità di ciò che ti trasmette! E quando un uomo, con le sue sole mani, è in grado di creare una tale meraviglia ha sicuramente appoggiata su di sé la mano del Signore.

Alessandra Lorandi




DALLE COMUNITÀ - Ossimo

OSSIMO NELLA STORIA
Una nuova e gradita pubblicazione

«Il presente nel passato è la nostra “memoria“, aprendo spesso qualche finestra su di essa vi troveremo sempre qualche esempio di vita, di lealtà e di solidarietà che saranno di sicura validità, sia per i giorni nostri che per il futuro.»

ossimo nella storia

Quale miglior auspicio potrebbe descrivere la gradita realizzazione di un’opera testuale destinata alla comunità, coordinata dalla nostra Pro Loco “Per Osèm” e dai suoi tanti collaboratori; un importante contributo edito con l’obiettivo di approfondire e di tramandare la conoscenza del nostro territorio.

Lo scopo principale dell’Associazione è infatti quello di promuovere e divulgare quello che appartiene al nostro territorio. Grazie alle ricerche ed agli approfondimenti di più studiosi, si è potuto realizzare un volume unico che illustra la vita e la storia di Ossimo e che è sintesi di un articolato progetto di ricostruzione e riscoperta delle radici del territorio tramite ricordi dei suoi abitanti presenti e passati, documenti, testimonianze e fotografie.

Il prezioso lavoro è stato realizzato da Pro loco “Per Osèm” con il patrocinio del Comune di Ossimo, della Comunità Montana di Vallecamonica, di Valle Camonica Servizi nonché grazie al sostegno di diversi privati cittadini. La redazione è stata curata dagli autori Giacomo Goldaniga ed Annalisa Cescato – edito dalla Tipografia Valgrigna di Esine.

Tutte queste testimonianze, pazientemente raccolte, trovano posto all’interno di questo lavoro che sarà ufficialmente presentato Sabato 11 Dicembre alle ore 15 presso i locali di Oratorio e Centro Anziani. Successivamente la pubblicazione verrà donata a tutte le famiglie residenti in Ossimo!

Con molto piacere possiamo ospitare sulle pagine di Cüntòmela questa anteprima che tra l’altro contiene al proprio interno molte pagine dedicate alle vicende parrocchiali ed all’importante patrimonio di arte sacra presente.

Colgo l’occasione per ringraziare Annalisa e l’Associazione per aver consentito la pubblicazione di questa anteprima nonché per aver ospitato sul libro alcuni approfondimenti storici e fotografici delle Parrocchie di Ossimo curati dal sottoscritto in varie occasioni.

Luca Bardoni




DALLE COMUNITÀ - Ossimo Sup.

Camminando si APRE IL CAMMINO

asilo ossimo

Nonostante le note cautele a cui tutti siamo chiamati negli ultimi tempi, l’abbrivio dell’anno scolastico nella Scuola Materna “Sacro Cuore” è stato quieto e ricco nello stesso tempo. Quieto per quanto riguarda il presidio delle meglio condizioni per assicurare la didattica in presenza, e ricco di nuovi bimbi, manine e sguardi, operativi e pronti ad imparare e scoprire.

L’idea di crescita armonica dei nostri bambini cammina quotidianamente sulla grande cura della maestra Daniela e della sua collaboratrice Jessica, che dedicano con competenza preziose attenzioni ai diversi momenti scolastici: l’accoglienza e l’ambientamento il più possibile sereno e di reciproca fiducia, la comprensione dell’importanza dei rapporti in famiglia, la conoscenza delle feste e delle tradizioni, l’osservazione ed esperienza della natura e la scoperta del proprio corpo, dei suoi stati emotivi, delle sue possibilità di farsi suono e segno. Obiettivi ambiziosi che verranno sostenuti, nel corso dell’anno scolastico, da numerosi progetti accattivanti. Il progetto di educazione civica andrà a promuovere lo sviluppo delle competenze relazionali nell’ambiente, nella storia, nella comunità.

Il progetto orto, già sperimentato con successo e soddisfazione nello scorso anno scolastico, proseguirà nell’attuale e si affiancherà nel processo di vicinanza con la natura, al progetto Fattoria.

Sarà Elly, l’elefantina, che guiderà i nostri piccoli nel mondo della lingua inglese.

Mezzani e grandi saranno invece coinvolti in un percorso didattico pomeridiano, “Traccio e Imparo”, basato sul Metodo Venturelli, teso a favorire una formazione attenta al globale benessere psicofisico.

Per tutti invece il consueto e sempre nuovo viaggio all’interno del progetto di Insegnamento della Religione Cattolica.

Fa da padrona in questo percorso ampio e prezioso, la possibilità di accumulare e far dialogare le esperienze. L’occhio attento di chi dirige l’orchestra dei nostri bambini non manca mai dell’equilibrio sottile del partire dai singoli rispettando l’unicità, costruendo un gruppo che promuove la coralità.

E di altrettanta coralità possiamo parlare nel raccontarvi dell’inedita versione della Castagnata. Inedita perché necessariamente rimaneggiata rispetto alle edizioni passate, ma non per questo meno operativa, fruttuosa e gradita da tutti coloro che la aspettavano con desiderio dopo un anno di stop! La sinergia tra la Scuola Materna con tutta la sua “forza lavoro” e la Comunità, è stata palpabile e misurabile in un ottimo bilancio che permetterà all’asilo di proseguire ed implementare i suoi ambiziosi progetti educativi.

Castagne, torte, spiedo, trippa, bagnati da calore ed entusiasmo nonostante il meteo avverso, hanno animato domenica 31 ottobre e lunedì 1 novembre nel ricordo di quel che da tempo ci aggrega e che speriamo possa tornare ad aggregarci senza riserve, distanze e timori.

Tutto ciò di cui abbiamo detto, ci ricorda come la Materna della nostra comunità cammini sulle gambe, braccia, idee e tempo delle persone e nei cuori dei tutti coloro che la sostengono.

Per ora è tutto. Il Natale ci riserverà melodiosi momenti che ci auguriamo di poter condividere. In ogni caso l’augurio dai nostri piccoli camminatori è di un Natale in felice cammino per tutti voi.

Eleonora Bonizzoni




DALLE COMUNITÀ - Ossimo Sup.

RInTOCCHI di colore

campane ossimo sup.

Prima del sopraggiungere della stagione invernale, soprattutto grazie alla grande generosità dimostrata da molti parrocchiani, si è potuta concludere un’altra importante fase di manutenzione straordinaria sulle nostre campane.

Come già documentato anche nei precedenti articoli sul nostro Cüntòmela, dal gennaio scorso sono stati effettuati importanti e doverosi lavori di manutenzione straordinaria sia sulla parte meccanica che elettronica a seguito dal danno elettrico che aveva completamente “paralizzato” e reso inutilizzabile il sistema di comando. Ma come avevamo potuto appurare la parte elettrica non era la sola ad essere danneggiata. Era, infatti, da diverso tempo che le campane stesse ed i loro supporti mostravano evidenti segni di usura dati dall’inesorabile passare del tempo.

Restava però da completare quella che potrebbe definirsi una parte estetica della manutenzione: e cioè la pittura di tutto il castello in ghisa, il sostegno dei bronzi, che risultava intaccato in alcune sue parti da ruggine e corrosione, essendo lo stesso, del resto, esposto a particolari condizioni metereologiche.

campane ossimo sup.

Forse qualcuno, guardando la nostra torre dal basso, avrà notato la presenza dei ritocchi rosso rubino sopra le zavorre di ghisa: un “tocco” di colore caldo tra metallo e pietra grigia.

Non poteva concludersi nel modo migliore questo ciclo di lavori: soprattutto perché è stato completamente ripristinata anche la possibilità di suonare le campane a mano. In occasione dei lavori sul campanile, la ditta incaricata ha riposizionato le 5 funi necessarie per eseguire il suono a distesa ed i concerti solenni come avveniva prima dell’avvento dei motori elettrici.

Ho avuto la fortuna di seguire personalmente alcuni degli interventi fatti su queste preziose campane ed anche sul ripristino dei loro contrappesi che furono originariamente posizionati sul campanile nel dopoguerra dalla ditta “Filippi” (lontani parenti del mio nonno materno).

Ancora grazie quindi a tutti coloro che hanno contribuito ad affrontare questo impegnativo lavoro.

Luca Bardoni




DALLE COMUNITÀ - Ossimo Inf.

Festeggiamenti per il prossimo 40° di fondazione del Gruppo Alpini di Ossimo Inf.

Alpini di Ossimo Inf.

Era il 1982 quando un cospicuo numero di fondatori diede vita al Gruppo Alpini di Ossimo Inferiore.

Sono trascorsi 40 anni e, con l’inesorabile scorrere del tempo, qualcuno dei nostri è “andato avanti”, altri se ne sono aggiunti e qualcuno si è defilato. Si sono susseguiti molti Capigruppo, sono cambiati i tempi, ma, con fierezza, possiamo dire anche oggi che i nostri valori e i nostri obiettivi sono rimasti integri nel tempo, veri punti di forza e motore pulsante della nostra Associazione.

Difficile elencare tutte le opere compiute dal nostro Gruppo: le ore di volontariato, le donazioni e le collaborazioni con le Istituzioni (Scuole, Amministrazioni Comunali, Parrocchia, altre associazioni), il tutto con un occhio sempre attento alle esigenze della Comunità di appartenenza, alle categorie più bisognose (anziani, famiglie, bambini, disagiati, soggetti fragili), ma anche ad iniziative sezionali (valligiane, provinciali, regionali e nazionali).

Ma ciò che più ci rende orgogliosi è di non aver mai dimenticato di commemorare, attraverso le nostre cerimonie ufficiali, i nostri Caduti, la Patria e la nostra Bandiera, mantenendo viva la memoria ed affidandola alle nuove generazioni affinché ne possano essere preziosi custodi per il futuro.

Ecco allora che noi Alpini abbiamo deciso per il prossimo anno, probabilmente in un fine settimana di giugno o luglio, una due giorni di solenni festeggiamenti per i nostri 40 anni di vita associativa.

Alpini di Ossimo Inf.

Un primo programma di massima prevede:


Cüntómela
Natale 2023

machina del triduo
"Machina" del Triduo dei Defunti

Frugando nel Sacco
Frugando nel Sacco

casa delle suoreCasa vacanze a Borno

casa sant`anna a palineCasa vacanze a Paline

casa vacanze a lozioCasa vacanze a Villa di Lozio

Chiesa  di s. Antonio Borno
Chiesa di s. Antonio


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