Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Archivio Cüntómela

Natale 2022


copertina

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S O M M A R I O




Foto copertina

Per alcuni numeri vorremmo proporre in copertina immagini di opere artistiche.>Per questo numero di Natale abbiamo scelto Notte Stellata, olio su tela (1889) di Vincent van Gogh.




Parola del parroco

Carissimi,

auguri scomodi

quanti pensieri, quante riflessioni hanno riempito la mia mente e il mio cuore in queste settimane di Avvento! E ogni volta che mi accingevo a riordinare gli uni e le altre, tornavano ad affastellarsi come le foglie nelle giornate ventose d'autunno.
Per caso, ritrovo su una rivista la lettera scritta oltre vent'anni fa in occasione del Natale da don Tonino Bello. Ed ecco che, almeno in parte, pensieri e riflessioni trovano ordine nelle sue parole.
Ve li lascio questi “auguri scomodi”, certamente fuori dai soliti cliché, dal buonismo – diciamolo – un po' ipocrita in cui cadiamo, magari anche inconsapevolmente.
Una provocazione? Certamente sì! Di cui io stesso avevo un gran bisogno!

Vostro don Paolo

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.




PER RIFLETTERE

NON PERDERE IL SENSO RELIGIOSO DEL NATALE

Card. Giovanni Battista Re

senso natale

Il Natale ci fa rivivere l’evento più alto della storia del mondo, quello in cui il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è diventato uno di noi. Dal punto di vista umano, segna il momento più bello dell’anno. Nessun altro giorno ha tanto fascino come quelli delle feste natalizie.

Purtroppo, quest’anno la consueta soave atmosfera natalizia è turbata dalla drammatica situazione che l’umanità sta attraversando non solo per la pandemia del Covid, che non è ancora terminata col suo carico di sofferenze, ma soprattutto per la tragica guerra che infuria in Ucraina, che da oltre nove mesi continua a causare la morte di tante persone, a distruggere case e a far versare fiumi di lacrime e di sangue. Abbiamo tutti negli occhi lo scenario di orrori mostrati dalla TV.

Le conseguenze devastanti di questa guerra pesano sempre di più anche su di noi come in tutta l’Europa. Il Papa in questi mesi ha elevato forte la voce per sottolineare che la guerra è una follia, una “inutile strage”, una mostruosità e solo distruzione, invitando a far cessare il fuoco ed avviare seri negoziati di pace. Con ansia aspettiamo tutti che finalmente arrivi il “cessate il fuoco”, anche se al momento in cui Cüntòmela va in stampa possiamo soltanto… sperare e desiderare.

Anche se l’orizzonte è carico di oscure nubi, il Natale ci invita a non lasciarci prendere dallo scoraggiamento e ad affrontare le gravi difficoltà del presente momento storico in chiave positiva, con speranza, guardando avanti con fiducia e sostenendoci reciprocamente con generosità e premura. Per tradizione vi è attorno al Natale una serie di gesti belli e gentili, caratteristici della nostra civiltà.

I giorni difficili che stiamo attraversando, domandano a noi credenti un supplemento di responsabilità e un risveglio della coscienza.

Il Natale ci invita a riflettere non soltanto su quanto dobbiamo migliorare circa il nostro personale stile di vita, ma anche a compiere gesti di umanità verso chi soffre, incominciando dai più vicini.

Soprattutto non dobbiamo perdere il senso religioso del Natale. Questa ricorrenza ci chiede un momento di pausa nelle nostre attività per prendere coscienza di ciò che ci sorregge, di ciò che dà senso e direzione alla nostra vita.

Il Natale pone a tutti la questione del rapporto con Dio e della ricerca di Dio. Un gravissimo problema del nostro tempo è l’attenuarsi della fede in Dio o addirittura la sua perdita a causa dei tanti venti contrari. Ma col venir meno della luce che viene da Dio mediante la fede, l’umanità rimane senza orientamento e non riesce più a trovarsi d’accordo sui valori sui quali costruire il futuro. Dai problemi e dai disordini che si sono creati sotto il cielo è possibile uscire soltanto se si torna a guardare al cielo. Bisogna che gli uomini e le donne sappiano trovare in Dio il riferimento della propria vita: in quel Dio che dall’alto segue la nostra vita e che un giorno ci giudicherà.

Il Natale è richiamo a mettere in ordine gli affari dell’anima e ci ricorda che i Comandamenti di Dio non sono qualche cosa fuori moda, ma anche oggi sono un sicuro indicatore della giusta strada; sono il “guardrail” che, nel cammino della vita, ci protegge dal precipizio; vogliono aiutarci a far sì che la nostra vita sia felice.

Natale ci fa sentire la nostalgia di un mondo diverso, di un mondo di amicizia e di pace, dove la guerra sia bandita per sempre, come speravamo dopo le distruzioni e le vittime delle due guerre mondiali del secolo scorso. Anche per implorare questo, la nostra preghiera sia particolarmente intensa durante il periodo natalizio.

Il Natale risvegli la parte migliore che è in ciascuno di noi e ci aiuti a far crescere il calore dell’affetto in famiglia, dell’amicizia e della solidarietà verso tutti. Il Natale è invito a ripartire sulla strada giusta.




PER RIFLETTERE

E PACE IN TERRA...

Don Cesare Isonni

natale caravaggio
Caravaggio
Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi
(1600 o 1609)

Richiesto un augurio per Natale, mi sono riproposto subito di non fare una predica! Poi pensando a cosa augurare non mi è stato difficile pensare alle parole del vangelo di Luca 2,14, nel suo racconto del Natale “...e pace in terra agli uomini che Egli ama”.
Forse è venuto spontaneo perché da mesi stiamo vivendo e subendo una guerra alle porte di casa nostra. Una guerra che vede in campo credenti in Cristo, per cui sorge spontanea la domanda: ma perché non si avverano le parole di Isaia 2,1-5 “Egli sarà giudice tra le genti… spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci…”?
La risposta sembra ovvia: non ci crediamo troppo o affatto a quel Dio che professiamo a parole o con gesti religiosi.
Allora il primo augurio mi sembra ovvio: che Dio aumenti la nostra fede! Ma per avere la vera pace dobbiamo essere in pace con noi stessi: accettarci con i nostri limiti ed i nostri difetti e per fare questo dobbiamo armarci di una virtù oggi misconosciuta: l’UMILTÀ!

Pace nelle nostre famiglie! - Quanto bisogno abbiamo di famiglie accoglienti, ovvero composte da persone che si accolgono, si amano, si sopportano con i propri limiti ed antepongono al proprio io il noi.

Pace nelle nostre comunità! - Quanti personalismi vengono anteposti al dovere di essere chiesa corpo di Cristo e sua immagine, che Lo fa presente in questo mondo, visibile per essere testimoni del suo Regno, che avrà compimento alla fine dei giorni!

Pace al nostro Paese! - Abbiamo bisogno di riscoprire, non a parole, le nostre radici cristiane, che contengono in sé tutto il messaggio di amore testimoniato da Cristo con la croce. Un messaggio che contiene a chiare lettere il dovere dell’accoglienza reciproca, senza pregiudizi ideologici e l’accoglienza dei più poveri.

Pace al mondo intero! - Ci stiamo sempre più rendendo conto che viviamo in un mondo globalizzato. È evidente allora che dobbiamo avere a cuore quanto succede in ogni angolo del mondo e non pensare solo al nostro piccolo particolare.
Quel Bambino, venuto al mondo per salvarlo, in una capanna, come cantiamo, al freddo e al gelo ci ispiri veri sentimenti di pace e di vera accoglienza reciproca e non un vago sentimentalismo momentaneo destinato a scomparire il giorno dopo.

Buon Natale!




PER RIFLETTERE

LA BASILICA DELLA NATIVITÀ: dove tutto ebbe inizio

Andrea
Pennacchio

basilica natività

Ripensando al luogo dove Gesù è nato non posso fare a meno di pensare a una famosa poesia di Guido Gozzano che molti della mia generazione hanno studiato a memoria: “La Notte Santa”.

Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti.
Ecco Betlemme ...

In questa poesia l'autore racconta, in forma poetica ed in modo estremamente originale, i momenti che precedono la nascita di Gesù: la ricerca affannosa di un riparo per la notte perché per Maria si avvicinava il momento del parto. Nonostante Giuseppe bussi a numerose porte, nessuno è dispoto ad ospitarli. Gozzano vede già nel destino del Bambino che sta per nascere coloro che incontrerà sulla via del Calvario e che gli chiuderanno in faccia le porte, lo respingeranno, mentre solo pochi saranno compassionevoli e lo ascolteranno.

La neve!
Ecco una stalla!
Avrà posto per due?
Che freddo!
Siamo a sosta ...

In un umile stalla! Ecco dove trovano riparo Maria e Giuseppe: secondo la poesia di Gozzano.

basilica natività

Nel presepe tradizionale i luoghi in cui Gesù nasce possono essere una grotta, una capanna o una stalla con una mangiatoia dove viene posto Gesù Bambino.

Da bambino, mentre in casa si allestiva il presepe, spesso mi chiedevo: "Chissà se c'è ancora il luogo dove Gesù è nato?" Certamente: è la basilica della Natività! Una basilica di Betlemme eretta nel luogo dove un'antica tradizione ricorda la nascita di Gesù. È costituita dalla combinazione di due chiese e da una cripta, la grotta della Natività, che è la grotta ed il luogo preciso in cui Gesù sarebbe nato.

La Chiesa fu in principio costruita sotto l’imperatore romano Costantino il Grande nell’anno 135 d.C., fu ricostruita e rinnovata parecchie volte durante i secoli. A fianco dell’abside centrale sono presenti due scale che consentono l’accesso alla Grotta della Natività, una cripta di forma rettangolare lunga 12,3 metri e larga 3,5 metri.

basilica natività

Nella grotta si evidenziano due zone distinte: il luogo in cui, secondo la tradizione cristiana, avrebbe avuto luogo come detto la nascita di Gesù, simbolicamente segnato da una stella d’argento in cui è incisa in latino la frase «Qui dalla Vergine Maria è nato Cristo Gesù», che è di proprietà esclusiva, così come il resto della basilica, della Chiesa greco-ortodossa. Il luogo dove era situata la mangiatoia in cui Maria avrebbe deposto il bambino Gesù subito dopo la nascita, è di proprietà invece dei padri francescani custodi della Terra Santa.

La Basilica della Natività rappresenta uno dei luoghi più significativi, in Terra Santa, per l’incontro tra le diverse confessioni cristiane e religioni. Le immagini, la storia e le vicende che la caratterizzano, possono far parlare di questa basilica come luogo simbolo dell'Ecumenismo.

Inoltre ancora oggi tre confessioni cristiane, quella Cattolica, Greco-ortodossa e Armeno-ortodossa, convivono nella Basilica, sperimentando tutte le difficoltà, e vivendo un’esperienza di ecumenismo quotidiano.

La basilica è un sito turistico molto popolare, soprattutto per le celebrazioni del Natale, quando migliaia di fedeli da tutto il mondo si radunano dentro e fuori la chiesa, per assistere ai servizi religiosi che sono anche trasmessi su un grande schermo nella Piazza della Mangiatoia.

L'edificio viene considerato luogo di culto anche dai musulmani, visto che Gesù è, nella tradizione islamica, un profeta di Allah.

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill'anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill'anni s'attese
quest'ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d'un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.
È nato!
Alleluja! Alleluja!




PER RIFLETTERE

LECTIO DIVINA: da vivere più che da spiegare

Anna Maria
Andreoli

Sinceramente, nonostante mi sia sforzata di ripercorrere il mio cammino, non riesco a ricordare quando ho iniziato a frequentare i sabato della Lectio in parrocchia, ma non posso certamente dimenticare il perché.

Il mio cammino di conversione, che con lo scorrere del tempo ho scoperto essere senza fine, è iniziato in sordina nel 1995; è stato un anno duro durante il quale ho vissuto la Grazia del mio primo vero incontro con Gesù.

Nel silenzio del mio cuore e dentro una quotidianità che cercava con ostinazione di ritrovare la serenità, ho iniziato anzitutto a cercare me stessa e mi sono accorta dopo qualche anno che, mentre mi cercavo, ho trovato Dio o forse, meglio, Dio ha trovato me.

Fin da subito è nata in me l'esigenza potente di non perdere più questo contatto. Questa mano tesa che improvvisamente mi aveva afferrato e che mi dava speranza e serenità, io non la volevo perdere più anzi, volevo vedere il Suo volto.

L'unico modo che conoscevo per stare con Gesù erano le preghiere imparate da bambina cui avevo aggiunto la lettura dei Vangeli e la Messa domenicale, ma la mia sete non si placava. Più conoscevo Gesù più cresceva il mio desiderio di capire, di dare spiegazione alle cose che vivevo. Mi sembrava impossibile coniugare ciò che leggevo nel Vangelo o ascoltavo nella Messa domenicale con ciò che vivevo, con la vita quotidiana insomma.

Mi sentivo chiamata a vivere il Suo insegnamento ma non sapevo da che parte cominciare e, soprattutto, non sapevo se ciò che capivo era davvero ciò che Lui intendeva dirmi. Avevo un grande desiderio di approfondire meglio e di imparare a dialogare con Lui. Grazie al consiglio di un amico ho iniziato così a frequentare la Lectio Divina il sabato sera e fin dalle prime volte ho sentito chiaramente che questo tipo di preghiera mi permetteva di sintonizzarmi meglio con Gesù e di entrare finalmente in dialogo con Lui.

La Lectio Divina, infatti, è principalmente un modo di pregare. Sicuramente si può sperimentare anche da soli, ma viverla in un gruppo, anche di poche persone, consente un arricchimento spirituale che da soli non può esserci.

Basta fare un poco di ricerca in internet per sapere che, strutturalmente, si divide in vari momenti che nello specifico sarebbero otto, ma che si possono dividere in quattro punti principali:
• Silenzio iniziale per entrare nel clima di preghiera e invocazione dello Spirito Santo che, in quanto protagonista principale, guiderà e ispirerà la preghiera.
• Lettura lenta della Parola, a voce alta.
• Rilettura personale e silenziosa della Parola ascoltata, facendo molta attenzione ai contenuti, ai verbi, a frasi che colpiscono particolarmente.
• Dialogo con Gesù riguardo a ciò che Lui ci sta dicendo.

Questo dialogo può essere fatto anche in silenzio, nel proprio cuore, ma se viene fatto a voce alta allora diventa condivisione e da la possibilità a tutti i presenti di toccare con mano quanto insegna San Paolo nella lettera agli Ebrei ( Eb. 4, 12-16): “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”.

Questo quarto momento, che è il fulcro della Lectio Divina, si chiude con la preghiera del Padre Nostro e volendo può seguire una libera condivisione dell'esperienza vissuta che può aiutare a trasferire agli altri ciò che si è vissuto nel cuore oppure, meglio ancora, può aiutare a capire che solitamente l'intento di Gesù è doppio: aiutare il gruppo a capire il Suo insegnamento in generale, quello rivolto a tutti, quello universale, quello in pratica che sentiremo poi nell'omelia della messa la domenica e aiutare ognuno dei presenti a comprendere l'insegnamento personalmente rivolto a ciascuno, che riguarda solo il singolo, il suo specifico cammino in quel preciso momento della sua vita.

In conclusione, per la mia esperienza, la Lectio Divina mi ha aiutato e mi aiuta a rimanere in comunione con Gesù e ha contribuito nel tempo a rendere sempre più solida e concreta questa amicizia così speciale. Ma come ogni modalità che la Chiesa ci propone per incontrare Cristo Risorto, è da vivere più che da spiegare perché è solo sperimentandola che si può coglierne il significato profondo.

s. antonio Borno

Lectio Divina
sulle letture della domenica.
Tutti i sabato alle ore 20,15 presso la chiesetta di S. Antonio a Borno.
Aperta a tutti !!!




PER RIFLETTERE

LEGGERE LA BIBBIA
Scoprire di essere figlia amata e perdonata

bibbia

Rita
Gasparini

Quando mi è stato chiesto di raccontare questa mia esperienza, sono andata un po’ in crisi perché farlo mi obbligava a mettermi davanti a me stessa, verificando se quel che testimonio sono solo vane parole o è ciò vivo concretamente nella mia vita di tutti i giorni.

Se mi fosse stato chiesto di descrivere una ricetta o come funziona un elettrodomestico, non avrei avuto nessun problema. Mettersi a nudo è un po’ più complicato. Ma eccomi qui!

Da giovane diciannovenne ho intrapreso, nella mia parrocchia di Erbanno, il cammino di fede di riscoperta del Battesimo più noto come “Cammino Neocatecumenale”.

Non intendo certo scrivere la storia della mia vita, ma tentare di raccontare l’evoluzione che essa ha avuto in questo ambito.

L’ascolto assiduo della Parola di Dio, unita ai sacramenti e alla preghiera vissuti in una comunità di fratelli, ha permesso, nel corso del tempo, di mettermi nella verità di quello che ero e anche tutt’ora sono e, allo stesso tempo, di mostrarmi l’amore gratuito di Dio, pur nella mia debolezza e fragilità; cosa che mi ha fatto scoprire di essere figlia di Dio amata e perdonata.

Quando ascolto o leggo la Parola di Dio mi ritrovo nelle vesti del popolo d’Israele liberato dalla schiavitù dell’Egitto, tratto dal deserto, introdotto nella terra promessa; mi ritrovo nel cieco che non vede gli altri vicino a sé e che chiede l’elemosina per poter vivere, avere considerazione, affetto e stima; mi rivedo nel sordo che non sente i bisogni degli altri; nel muto che non sa annunciare e parlare dell’amore di Dio; nel paralitico, nel lebbroso che hanno bisogno di essere guariti. L’incontro di queste persone con Gesù Cristo che li guarisce e ridona loro una vita nuova, è una realtà mi riguarda da vicino.

Ogni volta che i problemi della giornata, la salute, le preoccupazioni per i figli, la paura di come va il mondo mi fanno dubitare dell’amore di Dio, ho bisogno di guardare alla croce di Cristo.

E allora mi chiedo: come può non amarmi un Dio che ha dato suo Figlio per me, che ha preso su di sé i miei peccati pagando al mio posto? Questo mi fa sentire nel profondo che la mia vita è nelle mani di Dio e ciò mi dà speranza, serenità e desiderio di ricambiare il suo amore, imparando ad amare e a perdonare come Lui fa con me.

Io non posso che invitarvi ad accostarvi sempre più alla Parola di Dio con fiducia e cuore aperto, perché Dio è sempre pronto ad ascoltarci e a consolarci così come una mamma consola il suo bambino e a darci speranza e gioia ogni qualvolta lo incontriamo in Gesù risorto.




LA VOCE DEL CONVENTO

COME NELLA GROTTA DI BETLEMME

grotta presepio

I Frati
dell'Annunciata

Cari fratelli, sorelle e amici,
nello stendere qualche pensiero che ci aiuti a vivere meglio questo S. Natale, mi è sovvenuto che il Beato Innocenzo scrisse qualcosa di importante che collegava la nascita di Gesù avvenuta nella grotta di Betlemme, alla presenza Eucaristica in quasi tutte le nostre chiese.
Voglio quindi riportarvi quello che il Beato Innocenzo stesso disse circa questo aspetto molto utile per noi, per accorgerci che in ogni chiesa noi possiamo fare la medesima esperienza che Maria, Giuseppe e i pastori hanno vissuto presso la grotta di Betlemme.

«Il Figliolo di Dio, stando per entrare in questo mondo, fece la sua prima comparsa in una povera spelonca, dove fu coricato tenero bambino sopra una mangiatoia e fu allora che si udirono gli angeli sopra a quella grotta cantare: “Gloria in excelsis Deo” ed i pastori, i primi fedeli, vennero ad adorare in questa grotta, in quel povero bambino, l’aspettato Messia, il Figliolo di Dio fatto uomo, il Salvatore del mondo. Or questa grotta di Betlemme, questi angeli, questi pastori, questo umile bambino abbandonato nella solitudine sono una viva immagine delle nostre chiese. Betlemme vuol dire città del pane, e nelle nostre chiese si conserva il pane vivo disceso dal cielo; quella grotta, quantunque squallida e solinga, pure era più gloriosa di tutti i palazzi dorati dei re, perché in essa era venuto ad abitare il re di tutti i re; e le nostre chiese, quantunque spesso povere ed abbandonate, pure sono molto più gloriose di tutte le regge della terra e dello stesso tempio di Salomone risplendente di oro e di gemme, perché santificate dalla reale presenza di Gesù Cristo, re dei re e signore dei dominanti.
In quella grotta non si vedeva che un povero bambino, ravvolto in poveri panni e posto sopra una mangiatoia; ma non era quegli un bambino come gli altri: sotto quel piccolo corpicciolo si nascondeva il Figliolo di Dio vivo, il Salvatore del mondo, la pienezza della divinità. Così nelle nostre chiese, sui nostri altari, noi non vediamo che un poco di pane, ma non è questo un pane come gli altri, sotto quelle apparenze di pane sta nascosto il Corpo, l’anima, la divinità di Gesù Cristo, il Dio del cielo e della terra.
Iddio adunque si abbassa e si annichila così in questo Sacramento per poter entrar dentro di noi ed innalzare noi fino a Lui. E questi divini misteri, questa reale presenza, si nascondono, si conservano continuamente nelle nostre chiese, e perciò quanto meritano di rispetto, non meno che i luoghi santi, la grotta dove nacque; e se dove sta il re, ivi è anche la sua corte, senza dubbio dobbiamo credere che schiere di angeli invisibili assistano con venerazione in esse, e come a Betlemme cantavano “Gloria a Dio nell'alto dei cieli”, così si può credere che anche nelle nostre chiese, fatte abitazione del medesimo Iddio , gli angeli innalzino il cantico di Betlemme, imperocché quel Bambino che nacque a Betlemme per glorificare il suo divin Padre e dar pace e salvezza al mondo, continua anche adesso la sua presenza benefica allora incominciata.»
(Dagli scritti del Beato Innocenzo da Berzo - pag. 276 e seguenti)




L'ABC DELLA FEDE

FELICE L'UOMO CHE TEME IL SIGNORE
La pagina del Salmo

Sempre in compagnia di P. Davide Maria Turoldo per la traduzione e la preghiera finale e del cardinale Gianfranco Ravasi per il commento, con questo salmo auguriamo alle famiglie, alle nostre comunità parrocchiali, a tutti di saper scorgere nel sereno lavoro e impegno quotidiano i segni della benedizione divina e della pace.

Possa levarsi piena la voce giubilante dello sposo e quella della sposa, e i cori gioiosi di chi alla loro gioia si accompagna. Benedetto, o Signore, che rallegri lo sposo con la sposa.

Salmo 128 (127)

1 Felice colui che teme il Signore:
chiunque cammini per le sue vie.
2 «Mangerai il frutto del tuo sudore,
il pane guadagnato con le tue mani:
o te beato, avrai ogni bene!

3 Sarà la tua sposa una vite feconda
nell'intimità della tua casa,
i figli tuoi virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa».

4 È questa la benedizione
dell’uomo timorato di Dio:
5 «Ti benedica Dio da Sion!
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
ogni giorno della tua vita;
6 possa tu vedere i figli dei tuoi figli».
Pace su Israele!

Questo delizioso quadretto familiare – che ha reso il Salmo uno dei testi liturgici del matrimonio giudaico e cristiano – mette in scena un padre soddisfatto del suo lavoro, una moglie piena di vita e di fecondità come la vite, simbolo per eccellenza dell’Israele benedetto da Dio (cfr. Salmo 80), i figli pieni di energia e di vitalità come i polloni dell’ulivo, altro albero caro alla Bibbia. Un idillio pieno di pace, di serenità, di felicità, Ma la porta della casa sembra essere aperta su Gerusalemme: alla piccola famiglia ebraica subentra la grande famiglia della nazione sulla quale scende la stessa atmosfera di pace, di serenità, di felicità. Il carme sapienziale, fiorito all’interno di una casa, sfocia così nella liturgia del Tempio ove i sacerdoti, benedicendo quella famiglia, vedono in essa il segno della protezione divina e della pace-shalom (v. 5) su tutto l’Israele fedele.

Dossologia
Sia gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito,
come era in principio sia ora e per sempre.

Preghiera
Padre, donaci di tornare tutti
a guadagnarci il pane con le nostre mani,
e tornare tutti a gustare
quanto sia buono il pane.
Padre, dona a tutte le case
una donna forte e saggia,
che insieme all'uomo sia il principio
dell’armonia libera e necessaria.
Padre, dona figli che siano
segno di gioia e di pace
intorno a ogni mensa.
E che tutti possiamo veder fiorire
una chiesa più credibile,
una città più umana.
Amen



L'ABC DELLA FEDE

Le virtù teologali: la FEDE

Don
Stefano

virtù teologali

Dopo i sacramenti della fede, affrontiamo le virtù teologali: fede, speranza e carità.

Tutti conoscono questi termini in forma sparsa, ma forse pochi hanno avuto occasione di approfondirli e di metterli sul piatto dell’azione concreta della propria vita.

Iniziamo ad approfondire la prima di queste tre virtù: la fede.

Oggi più che mai la fede cristiana è un argomento tabù, ma in realtà lo è qualsiasi fede e qualsiasi religiosità. La fede, sinonimo di fiducia rivolta al creatore, è quella condizione nella quale l’uomo e la donna si pongono nei confronti di Dio per sempre meglio conoscerlo, amarlo e contemplarlo nella vita quotidiana di tutti i giorni. Troviamo nel catechismo della Chiesa cattolica questa definizione di fede: «è obbedire, sottomettersi liberamente alla Parola ascoltata, perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la Verità stessa».

Il testo del catechismo ci suggerisce due esempi di uomini e donne che hanno messo in pratica liberamente la fede e sono Abramo, chiamato per tradizione “padre della fede”, e Maria che è la realizzazione più perfetta di questa fiducia e obbedienza.

La fede è realmente un segno grande dell’amore di Dio, perché Lui, il Padre, liberamente ha voluto parlare agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli ad una intima comunione con Lui.

Nella tradizione cristiana la fede è certamente un esperienza molto vasta, perché abbraccia tutto l’uomo e lo pone davanti a Dio come un amico fidato, permette di incorporarsi a Lui e richiede da parte nostra un impegno trasparente e “lucido” per vivere questa relazione “originale”.

Le tre virtù teologali
Le tre virtù teologali - Antiveduto Gramatica, o della Grammatica (Siena, 1571 – Roma, 1626) bottega

La fede, come suggeriscono i testi della Chiesa, è un assaggio della gioia celeste; chi possiede per grazia questo dono può, positivamente, andarne fiero. Più volte nella vita ho sentito persone apprezzare chi ha, come sua caratteristica, la fiducia in Dio. Spesso questa affermazione è uscita dalla bocca di chi non è credente. L’apprezzamento in questo senso va colto nel profondo significato di fiducia: credere vuol dire apprezzare in forma certa e convinta Colui che non si può vedere e conoscere materialmente e visivamente, se non in alcuni tratti e esperienze della vita.

Il corso della vita che vediamo non può essere tutto, ci deve essere qualcosa di diverso, qualcosa che va al di là delle apparenze. Chi si pone questo quesito è l’uomo che si sente toccato da un mistero più grande di lui, che lo invade nel cuore, nella sua vita interiore. Per questo ci sentiamo capaci di accogliere e credere a Gesù, il Cristo, il figlio di Dio e di scommettere, fondare su di Lui tutta la nostra vita, come ci viene consegnato dalla Scrittura nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni: «Dio nessuno lo ha mai visto; il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato».

Per noi cristiani la professione della fede è nell’Eucarestia, nel memento della recita del Credo. In questo testo è presente tutta la fede cristiana nella trinità, nella Chiesa e nelle modalità che essa esercita la sua funzione di santificare e accompagnare ogni figlio all’incontro con Dio Padre. Per questo la fede richiede un inscindibile atto di fiducia a più orizzonti; fiducia nella Chiesa, nella sua struttura, nella sua azione e in chi la guida, ma fiducia anche a Dio che dall’alto del suo Regno ci guida ai pascoli della vita eterna.

È evidente che la fede è un atto che si riceve per grazia, oltre che per libera adesione; è opera dell’Eterno perché è dono infuso direttamente da Dio che previene e soccorre, nutrendo dello Spirito Santo la mente e il cuore dei fedeli per giungere alla Verità tutto intera. Pertanto intelligenza e volontà umana cooperano con la grazia divina alla nascita e alla crescita della fede in Lui.

È un grazie sincero quello che Dio vuole comunicare a tutti indistintamente, e lo fa utilizzando i mezzi che sono forniti all’uomo per la sua crescita e per la sua opera nel mondo.

Un rapporto interessante e che meriterebbe una grande riflessione è la relazione tra scienza e fede. Così si pronuncia il catechismo: «Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nelle spirito umano il lume della ragione. Questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero». Il rapporto tra scienza e fede è imprescindibile per la nostra vita. Del resto la vita è dono di Dio e tutto quello che è buono, santo e utile per la vita su questa terra è funzionale al bene di tutti gli uomini e donne.

Non può mancare una accortezza nel comprendere la fede. Essa deve essere sempre ardere come una fiamma continuamente alimentata da un combustibile, pertanto l’uomo che possiede la fede deve essere perseverante nel suo tragitto terreno. La perseveranza fa parte dell’avere fiducia e del fidarsi dell’alto anche se le cose non vanno come vorrei. Il perseverare abbraccia e perfeziona la virtù della fede. Come biasimare questo quando si intravedono persone che hanno una fede salda, convinta, genuina, e tradizionale.

La fede risulta essere un dono che possiamo cercare continuamente nella nostra vita, non è solo qualcosa di sentimentale, è molto di più, è l’amicizia di Dio che scaturisce dalla sua bontà immensa verso di noi. Il compito di ogni battezzato, figlio di Dio, è consegnare questo dono a chi incontra nella vita di tutti i giorni. È è un dovere, non è possibile tirarsi indietro. Una bella notizia come quella del Vangelo va condivisa il più possibile, perché è troppo importante per la nostra vita e per la salvezza di tutti. Chiediamo di avere coraggio nel testimoniare la fede nel Risorto. Questa è la prima della tre virtù teologali che parlano di Dio creatore di tutte le cose.




L'ABC DELLA FEDE

La BIBBIA: i profeti minori (terza parte)

Luca
Dalla Palma

Con gli ultimi quattro profeti minori concludiamo la presentazioni, se pur molto sintetica, dei Libri dell’Antico Testamento.

profeti bibbia

Sofonia definito all’inizio del suo libro figlio dell’Etiope, figlio di Godolia figlio di Amaria, figlio di Ezechia. Vive al tempo di Giosia figlio di Amon re di Giuda. Il periodo in cui esercita il suo ministero è tra il 640 ed 609. È un periodo di turbolenza. Sennacherib priva Giuda di una parte del suo territorio, il regno di Manasse e di Amon, indeboliti di per sé, causano il disordine religioso e sociale. Nel testo si possono distinguere tre temi principali. Al capitolo 1 è preannunciato il giudizio, che sarà terribile e universale; al capitolo 2 il ravvedimento è indicato come sola via di salvezza; al capitolo 3 troviamo una nota di speranza: al giudizio seguirà la benedizione. La sezione del capitolo 3 dai versetti 9 al 20 è diversa da ciò che precede. È come la calma dopo la tempesta; Sofonia prevede i giudizi che cadranno sul regno di Giuda e annuncia che avranno un effetto benefico: il popolo di Dio diventerà oggetto di lode fra le nazioni (versetti 19-20), le quali invocheranno il Signore (3,9). Sofonia ci mostra un Dio potente anche nel salvare i peccatori!

profeti bibbia

Il libro di Aggeo, un autore ignoto contemporaneo di Zaccaria, esorta il popolo ad incominciare la
ricostruzione del tempio; diciotto anni prima (un’eternità per quell’epoca, nel 538 a.C.), grazie
 all’editto di Ciro, gli ebrei avevano ottenuto la libertà d ritornare nelle loro terre. Si dice che 42000 
persone, guidate e stimolate da Aggeo e da Zorobabele (il governatore incaricato da Dario), tornarono in patria determinati a ricostruire il tempio. Il libro, composto da soli due capitoli, ricorda un diario dato che il profeta fa riferimento alle date precise degli avvenimenti.

profeti bibbia

Il libro di Zaccaria si rivolge agli Israeliti tornati in patria dall’esilio. Intende ravvivare in loro la speranza, perché erano molto scoraggiati per le difficoltà del vivere quotidiano. Non vedevano realizzarsi quello che i tempi sembravano annunziare. Infatti, i disordini politici seguiti alla morte di Cambise, figlio di Ciro, re di Persia, avevano portato a pensare che la fine dei tempi e la venuta del Signore fossero imminenti. Ma il re Dario aveva ristabilito il suo dominio sull’impero persiano e ciò aveva fatto crollare queste speranze. Il libro si divide in due parti distinte: La prima parte (capitoli 1-8) comprende il resoconto di otto visioni, seguite da promesse di pace e di benessere. Il profeta annunzia ai suoi contemporanei che non hanno sperato invano. Bisognerà ricostruire il tempio per accogliere il Signore, perché egli viene a stabilire il suo regno e a benedire il popolo da lui salvato e riunito. Nella seconda parte (capitoli 9-14) il profeta annunzia che anche le altre nazioni, dopo aver subito il giudizio, faranno parte del popolo di Dio. Quando sarà assalito dalle nazioni, esso verrà purificato dai suoi peccati e, nella battaglia finale, il Signore lo salverà. In questa seconda parte assume un maggiore rilievo la figura di un personaggio che instaurerà il regno di Dio, e che viene presentato come un re umile e vittorioso, come un pastore buono, come un uomo trafitto e messo a morte. Questo personaggio ricorda tanto Gesù.

profeti bibbia

Malachia si rivolge al popolo che si era allontanato da Dio, in particolare per i sacerdoti. Difatti essi non prendevano sul serio i sacrifici da fare a Dio. Gli animali venivano sacrificati anche se avevano dei difetti, al contrario di ciò che la legge richiedeva (Dt 1,21). Gli uomini di Giuda andavano con le donne dei più giovani e si chiedevano perché Dio non accettasse i loro sacrifici. Per di più la gente non era fedele come sarebbe dovuta essere. Nonostante il peccato del popolo e nonostante si fosse allontanata da Dio, Dio rinnovò il Suo amore per il popolo (Malachia 1,1-5) e le Sue promesse. Il libro di Malachia è una profezia: difatti in quest'ultimo libro dell'Antico Testamento, vi è l'annuncio agli Israeliti del giudizio di Dio e della Sua restaurazione con l'arrivo del Messia. Quest'ultimo messaggio sancisce l'inizio di un periodo di quattrocento anni di silenzio, fino all'arrivo del profeta successivo, Giovanni Battista, il quale annunciò: "Convertitevi poiché il regno del cielo è vicino" (Matteo 3,2).

Rallégrati, esulta, figlia di Sion,
perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te.
Oracolo del Signore.
Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore
e diverranno suo popolo,
ed egli dimorerà in mezzo a te
e tu saprai che il Signore degli eserciti
mi ha inviato a te.
Il Signore si terrà Giuda
come eredità nella terra santa
ed eleggerà di nuovo Gerusalemme.
Taccia ogni mortale davanti al Signore,
poiché egli si è destato dalla sua santa dimora.
(Zc. 2,14-17)




ORATORI DELL'ALTOPIANO

La santità che scaturisce dall’oratorio

Don
Stefano

carlo acutis

È bello sapere che la santità, l’essere santi, è qualcosa che ha a che fare con tutti, perché tutti possono raggiungere questo traguardo. Lo vediamo tutti i giorni incontrando persone e costruendo relazioni significative: tanti hanno una parola santa da consegnare alla vita.

Devo dire che anche tanti giovani, ragazzi e ragazze stanno cercando questo obiettivo: la santità della vita. Forse loro la chiamano felicità, o vita felice, ma il concetto è quello di una vita dedicata tutta alla scoperta della propria vocazione. E quale può essere se non la santità?

Tanti hanno anche paura di chiamare l’Altissimo con il suo nome, Dio Padre, ma tanti altri lo invocano per ringraziarlo per la vita nella quotidianità di ogni giorno. È bello nel cammino in questa quotidianità, chiamare e sentirci chiamati per nome, come ci propone un canto liturgico che accompagna la Messa delle famiglie della domenica mattina: “Veniamo da te chiamati per nome, che festa Signore tu cammini con noi”.

Alcuni hanno risposto “si” e “eccomi” alla chiamata di Dio. Tanti amici hanno raggiunto la santità proprio nell’ordinarietà di ogni giorno. Un esempio in questi ultimi anni è stato Carlo Acutis, un santo straordinario nell’ordinario, come è stato definito. È bello vedere che ci sono ancora persone che amano Dio e i fratelli alla follia. Carlo lo ha fatto nella sua vita di ragazzo milanese, legato da un vincolo di amicizia e simpatia alla figura di San Francesco di Assisi, quel santo che si è fatto povero fino all’estremo per vivere in pienezza l’amore di Dio.

Anche Carlo ha inseguito questo amore. Appassionato di computer e di internet ha messo sempre a disposizione le proprie competenze tecniche per aiutare gli altri, facendole diventare testimonianza viva dell’amore del Signore verso tutti.

Sarebbe bello che qualche giovane dei “nostri” rimanesse incantato dalla vita di questi “eroi” del Vangelo, Carlo ha vissuto la sua malattia fino alla morte con cuore libero e aperto alla volontà del Signore, anche se è difficile continuare a credere, amare e sperare quando la vita ti viene tolta molto presto, così giovane. Ma forse la sua testimonianza sta proprio in questa caparbietà, in questa tenacia di vivere giorno per giorno, nella fatica, a volte nella sofferenza come è successo a Carlo, ma sempre con la gioia di donarsi agli altri per incamminarci verso quella meta che ha un valore immenso, che chiamiamo salvezza, che chiamiamo felicità.

Come Carlo, anche noi non possiamo tiraci indietro, anche noi chiediamo a Dio il dono e la forza di poter inseguire e portare a termine i nostri obiettivi per vivere, giorno dopo giorno, la vera santità.

Note biografiche
Carlo era un ragazzo assolutamente normale, come la maggior parte dei suoi coetanei, ma con un’armonia assolutamente speciale, grazie alla sua grande amicizia con Gesù. Oltre ai doveri principali del suo stato come quello di studente e figlio, riesce a trovare il tempo per insegnare catechismo ai bambini che si preparano alla Prima Comunione e alla Cresima; a fare il volontariato alla mensa dei poveri dei cappuccini e delle suore di madre Teresa; a soccorrere i poveri che vivono nel suo quartiere; ad aiutare i bambini in difficoltà con i compiti; a fare opere di apostolato con internet; a suonare il sassofono; a giocare a pallone; a progettare programmi con il computer; a divertirsi con i videogiochi; a guardare i film polizieschi e a girare filmini con i suoi cani e i suoi gatti.
“Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita”, scriveva quando aveva solo sette anni. E da allora è stato sempre fedele a questo programma fino alla sua dipartita per il Cielo avvenuta tra l’11 e il 12 ottobre del 2006 presso l’Ospedale San Gerardo di Monza.
Sin da piccolo Carlo ha sempre mostrato una grande attrazione verso “il Cielo”. Per una speciale circostanza, data la sua non comune maturità nelle cose di Fede e il suo grande amore per il Sacramento dell’Eucaristia, Carlo fu ammesso alla Prima Comunione a soli sette anni e da allora non ha mai mancato all’appuntamento quotidiano con la Santa Messa e un po’ di adorazione eucaristica o prima o dopo la Messa e il Rosario quotidiano.
Famosa è la sua frase: “Tutti nascono originali ma molti muoiono come fotocopie”.
Per non morire come fotocopia Carlo attinge alla fonte dei Sacramenti, che per Carlo sono i mezzi più potenti per crescere nelle virtù, segni efficaci della misericordia infinita di Dio per noi. Grazie all’Eucaristia Carlo rafforza in modo eroico la virtù della fortezza, che gli donerà quel coraggio comune a tutti i santi, per andare sempre controcorrente e opporsi ai falsi idoli che il mondo costantemente ci propone.
L’Eucaristia alimenta inoltre in lui un fortissimo desiderio di sintonizzarsi costantemente con la voce del Signore, e di vivere sempre alla sua presenza. Facendo così, Carlo riesce a portare quello stile di vita appreso alla scuola dell’Eucaristia: lo stare tra i banchi di scuola, in pizzeria con gli amici o in piazzetta per la partita di pallone, o usare il computer, diventa Vangelo vissuto. Carlo è riuscito in modo straordinario, pur vivendo una esistenza ordinaria come quella di tanti, a dedicare la propria vita, attimo dopo attimo, al fine più alto a cui tutti gli uomini sono chiamati: la beatitudine eterna con Dio.
Carlo, “l’innamorato di Dio”, ha vissuto questa forte presenza del divino nella sua vita terrena e ha cercato in tutti i modi di trasmetterla generosamente anche agli altri e tutt’ora, continua a intercedere affinché tutti possano mettere Dio al primo posto nella propria vita.




ORATORI DELL'ALTOPIANO

L'oratorio che vorrei...

Ringraziamo le professoresse di lettere del plesso della scuola secondaria di primo grado di Borno, per aver coinvolto i ragazzi e le ragazze nel progetto dal titolo “L'oratorio che vorrei”. Pubblichiamo alcuni elaborati provenienti dai lavori svolti in classe.

oratorio
Serata vocazionale per le medie

Per me l’oratorio è perfetto così com’è ma, secondo me, potrebbe essere più inclusivo nei confronti degli alunni della scuola con dei laboratori che approfondiscono le materie che a scuola vengono spiegate. Io penso che l’oratorio sia già bello così e che sia meglio non modificarlo e non renderlo troppo trafficato, perché perderebbe l’utilità di ritrovo per noi ragazzi, per il divertimento, per i compiti e per tanto altro. - Leonardo

Quest’anno ho un desiderio: avere un luogo per incontrare i miei amici, divertirmi e stare in compagnia di persone nuove. Un luogo appropriato è l’oratorio della mia parrocchia che, organizzando alcune serate, dà la possibilità ai grandi ed ai più piccoli, di conoscerci e stare tutti insieme. Mi piacerebbe che fosse un luogo piccolo e accogliente, come se fosse una casa, perché gli amici sono anche famiglia. Per gestire questo spazio si potrebbero organizzare delle serate in cui adulti e ragazzi collaborano pulendo, organizzando cene e fare degli incontri per i ragazzi sugli argomenti della scelta della scuola, sia superiore che universitaria, oppure su argomenti comuni come la lettura, l’alcol e il fumo. Inoltre una volta al mese, sarebbe bello organizzare serate cinema, per guardare un bel film o documentario, mangiando pizza, pop-corn, patatine, una sorta di sera con film e snack. - Martina

Vorrei un oratorio quasi magico… dove i bambini vanno a giocare, parlano e svolgono i loro compiti insieme; un posto dove vai per divertirti e conoscere nuove persone. Per realizzarlo servirebbero dei volontari e un don che ci aiuti. Ma quest’anno non ci serve nulla di tutto questo? No perché ce lo abbiamo già. Insomma questo nostro oratorio per noi è perfetto, è bellissimo così e non lo cambieremmo mai. - Matteo e Nicola

Vorrei un oratorio pieno di bambini e ragazzi, con a disposizione un parco giochi pieno di scivoli, altalene e quant’altro e pure la ristrutturazione del campo da basket che ormai è sempre chiuso e inutilizzato. Vorrei un oratorio accogliente con dei giovani animatori che fanno divertire i ragazzi, con molti eventi come: serate karaoke, serata film, pomeriggio creativi, gare di sport, disegno ecc. - Simona

L’oratorio che vorrei sarebbe un oratorio con persone sorridenti e disponibili, pronte a darti una mano in qualsiasi situazione ed in grado di capire i tuoi sentimenti anche quando stai male. L’oratorio dovrebbe essere un luogo di ritrovo per i ragazzi, soprattutto adolescenti, ma anche per bambini ed adulti, per stare insieme in compagnia e divertirsi, esprimendo anche le proprie opinioni confrontandosi con alcuni adulti presenti. A me personalmente l’oratorio piace così com'è, non cambierei nulla, vorrei solo che fosse un poco più popolato e frequentato, soprattutto dai ragazzi per eseguire i compiti o solamente per giocare e stare del tempo in compagnia. Bisognerebbe che gli adolescenti di oggi fossero più consapevoli del fatto che è importante stare insieme. Vorrei aggiungere una piccola sala cinema per godersi delle serate tutti insieme guardando dei film oppure un maxischermo sul quale guardare le partite di sport. - Greta

oratorio
Consegna della Bibbia al Gruppo Gerusalemme

Oggi vi voglio parlare del mio pensiero riguardo all’oratorio ed alcune attività che si potrebbero organizzare per raggiungere più persone. Secondo me l’oratorio è un luogo di ritrovo dove ci si può incontrare per svolgere i compiti insieme o alcune attività. Inoltre è anche un luogo dove si possono migliorare i rapporti. Si potrebbe aggiungere un parco giochi per i bambini più piccoli e organizzare una giornata in cui si dipinge e si esprime la propria personalità. Secondo me le pizzate che organizza il don sono una bella opportunità per ritrovarsi tutti insieme e passare bei momenti. A parere mio l’oratorio di Borno offre belle attività come, ad esempio, i lavoretti di natale per i bambini più piccoli e alcuni incontri o serate per quelli più grandi. L’oratorio è un luogo dove ho trascorso e passerò momenti indimenticabili assieme ai miei amici e spero di passarne molti altri così. - Sofia

L’oratorio a me è sempre piaciuto soprattutto per i tanti pomeriggi passati con i miei amici, a far la lotta con le castagne. Secondo me l’oratorio è molto utile, diciamo anche solo per piccole cose come il doposcuola. Però se rispondesse a queste richieste sarebbe un posto ancora migliore. Partendo da fuori sarebbe bello se si colorassero i muri con colori vivaci. Anche il dentro lo renderei più vivace abbellendolo con faccine fatte di carta e le scale le renderei più belle con qualche simbolo della pace. Invece nella stanza del seminterrato toglierei le sedie e metterei delle poltrone comode. Io modificherei anche le stanze dove si svolge catechismo: invece che mettere tanti tavoli, uno sarebbe più pratico. Infine Al campetto di basket aggiungerei delle porte di calcio e la rete di pallavolo. Penso che la mie idee siano molto belle e fattibili. Spero che qualcosa si avveri. - Dalila

oratorio
Vita comunitaria adolescenti

L’orario che vorrei è un posto in cui si può andare sempre e per passare le giornate con gli amici. L’oratorio che vorrei è un posto in cui puoi divertirti con gli amici e il don. Nell’oratorio vorrei un piccolo parco giochi con scivolo, delle altalene grandi. Nel mio oratorio vorrei che una volta al mese si organizzassero degli incontri con dei personaggi famosi che raccontano la loro vita e che si organizzassero delle gite fuori Borno. Molte cose che vorrei, il mio oratorio le ha già: organizzano serate insieme, giochi d’intrattenimento, incontri per lo studio e soprattutto ci sono persone che ci vogliono bene. Il mio oratorio mi piace molto e non lo cambierei con un altro perché lì ho passato dei momenti indimenticabili. - Caterina

Io non frequento molto l’oratorio. Ci sono stato solo fino quando sono andato al catechismo. So che all’oratorio ci si ritrova per svolgere compiti con l’aiuto di volontari, per parlare, giocare, fare attività in compagnia. Una mia idea per migliorare l’oratorio sarebbe un’assemblea, una volta al mese per decidere che attività organizzare, dove tutti possano proporre la loro opinione. Un’altra proposta è quella di aiutare, una volta ogni tanto, qualcuno che ne ha bisogno. Credo che, una volta al mese, si potrebbe ripulire l’oratorio e il paese. Un’altra idea sarebbe predisporre una giornata in cui si confrontano diverse culture e religioni, così da capire usi e costumi di persone che ci circondano. Io penso che l’oratorio sia un posto dove ci si possa ritrovare tutti grandi e piccini per condividere momenti ed emozioni. - Enrico

Io non frequento molto spesso l’oratorio ma lo frequenterei di più se fosse un po’ diverso. L’oratorio è un posto che, a mio parere, è molto bello e utile e dovrebbe essere migliorato. Io adoro fare sport e in particolare mi piace giocare a basket e l’oratorio ha un campetto perfetto per giocarci. Ma è sempre chiuso e vorrei che venisse aperto. Sarebbe bello se ci fossero delle porte da calcio nel prato che c’è di fronte all’oratorio, per giocare e divertirsi a calcio. Per il resto, a mio parere, è perfetto perché è sempre pulito e tutto in ordine e le persone che collaborano sono sempre gentili e disponibili. Io penso che si potrebbe fare una sala cinema in cui si possano organizzare serate, mangiando e guardando film in oratorio. Spero che le mie idee possano essere utili e che servano come spunto per migliorare l’oratorio. - Mattia

L’oratorio del mio paese l’ho spesso visto come un luogo sacro, cioè un edifico dove andare solo per motivi religiosi come il catechismo, ma mai come un punto di ritrovo per tutti i ragazzi. L’oratorio di Borno dopo l’arrivo di don Paolo e don Stefano è migliorato notevolmente, mettendolo a disposizione per aiuto compiti, per corsi di vario genere e serate e attività. Per migliorare ulteriormente l’oratorio vorrei che si aggiungessero dei corsi di cucina e di disegno, o magari una piccola libreria dove poter leggere libri e spiegare ai ragazzi che ci possono andare senza essere obbligati per la propria religione, ma anche per stare insieme come si fa nella piazza del paese.

La comunità bornese credo che non frequenti l’oratorio perché pensa che sia un luogo per i bambini dove andare in alcuni giorni particolari. Credo che l’oratorio di Borno si sia evoluto molto nell’ultimo anno. Spero che con il tempo diventi l’oratorio dei sogni di tutti i ragazzi e i bambini del paese. Sarebbe il luogo di ritrovo ideale per i genitori e per le famiglie.




COMUNITÀ IN CRONACA

ABBIAMO CELEBRATO

Domenica 7 agosto
FESTA DI SANT’ANTONIO DA PADOVA Patrono di Sucinva di Lozio - Al mattino S. Messa animata dal gruppo “I Musicanti”. A seguire processione con la statua del Santo portata dagli Alpini di Lozio.

Martedì 9 agosto
FESTA DI SAN FERMO - Al mattino S. Messa presso la chiesetta di San Fermo presieduta da S.E. Cardinale Giovanni Battista Re.

11-16 agosto

GIORNATE EUCARISTICHE e SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DELLA B. V. MARIA
a BORNO 11/12/13 agosto - Al mattino S. Messa ed esposizione del santissimo. La sera S. Messa solenne e Benedizione.
a OSSIMO SUPERIORE 14 agosto - Esposizione Eucaristica e adorazione personale. Alla sera S. Messa e Benedizione.
a OSSIMO INFERIORE 16 agosto - Al mattino S. Messa in onore di San Rocco, adorazione Eucaristica. La sera S. Messa e Benedizione.

Lunedì 14 agosto
FESTA DI S. MARIA ASSUNTA a LAVENO DI LOZIO - Al mattino S. Messa solenne con “I Musicanti”. Benedizione a conclusione dei lavori di restauro delle facciate e del tetto della chiesa. Processione Mariana con gli Alpini e le mamme di Laveno. Al pomeriggio momento di preghiera.

23 - 25 settembre
FESTA PATRONALE DEI SANTI COSMA E DAMIANO a OSSIMO INFERIORE
- Venerdì 23 settembre Nel pomeriggio momento di preghiera per bambini e ragazzi, confessioni in chiesa parrocchiale.
- Domenica 25 settembre Al mattino S. Messa solenne presieduta da don Pietro Chiappa, Vicario Episcopale Territoriale e direttore dell’Eremo di Bienno, animata dal coro “I Musicanti” di Lozio.

Domenica 25 settembre
108a GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO

2 - 9 ottobre
SETTIMANA PASTORALE MARIANA - Con Maria, donna eucaristica, abbiamo iniziamo un nuovo Anno Pastorale. Ogni giorno è stato proposto un pensiero mariano nella S. Messa feriale. Per tutto il mese di ottobre si propone il pio esercizio del Rosario.

Martedì 4 ottobre
“Festa di S. Francesco d’Assisi e Anniversario di Sedulzo” - Al pomeriggio S. Messa alla Santella di Sedulzo. A seguire inaugurazione e benedizione dell’opera in legno scolpita da Piero de Buren.

Giovedì 13 ottobre

LE VIE DELLA PAROLA come la sacra scrittura incontra la nostra vita - Alla sera nella chiesa parrocchiale di Borno presentazione della scelta pastorale del vescovo di Brescia a cura del Vicario Episcopale Territoriale e direttore dell’Eremo di Bienno don Pietro Chiappa.

Mercoledì 19 ottobre
PELLEGRINAGGIO MARIANO A TREVIGLIO - Visita al Santuario “Madonna delle Lacrime”, passaggio dalla porta Santa, racconto del “Miracolo” e S. Messa.

Domenica 23 ottobre
96a GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

Domenica 30 ottobre
ANNIVERSARIO DELLA DEDICAZIONE DELLA PROPRIA CHIESA

Martedì 1 novembre
GIORNATA MONDIALE DELLA SANTIFICAZIONE UNIVERSALE

Domenica 13 novembre
6a GIORNATA MONDIALE DEI POVERI
71a GIORNATA NAZIONALE DEL RINGRAZIAMENTO

Domenica 20 novembre
34a GIORNATA NAZIONALE DI SENSIBILIZZAZIONE PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO
37a GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Domenica 27 novembre
GIORNATA DIOCESANA DEL SEMINARIO - Testimonianza dei seminaristi durante le S. Messe

Sabato 3 dicembre
FESTA DI S. BARBARA A OSSIMO INFERIORE - Alla sera S. Messa solenne in onore di Santa Barbara. A seguire processione e rientro in Chiesa per la benedizione solenne.

Domenica 4 dicembre
GIORNATA DEL PANE BENEDETTO - a sostegno della Caritas Diocesana.




DALLE COMUNITÀ - Borno

S. MESSA IN ONORE DI S. CECILIA
La musica unisce e coinvolge

Emilia
Pennacchio

cori Borno

Quattro cori, un corpo bandistico, diverse band e due osservazioni che nascono ogni qualvolta si racconta di tanta passione per la musica a Borno: da un lato la bellezza per le emozioni che regalano, dall'altro il rammarico per la dispersione di risorse umane in tante piccole o medie realtà. Due osservazioni sacrosante, entrambe con un fondamento di verità.

È bene però ricordare che la musica, come tutte le arti, interpreta ed esprime le tensioni dell'uomo e perciò le sue sfaccettature sono molteplici. Tanti sono gli stili musicali, così come tante sono le espressioni dell'arte pittorica, della danza e via discorrendo.

Basterebbe questo per giustificare la presenza di quattro cori e di un corpo bandistico nel nostro paese, senza contare le band e le voci di alcuni che sono veri e propri artisti. Naturalmente ci sono tanti altri elementi che concorrono a questa presenza: vanno dalla formazione di ciascuno, allo scopo per cui si canta o si suona uno strumento con nel mezzo altre mille diverse sensibilità.

Credo che rispettarle nella loro unicità sia sacrosanto. Su un terreno tanto sensibile, far convergere realtà diverse che si esprimono con la medesima arte, in questo caso la musica, può essere rischioso.

cori Borno

Così non è stato, però, sabato 19 novembre per la santa Messa celebrata in onore di santa Cecilia nella festività di Cristo Re. Una iniziativa che mi piace vedere come una sorta di abbrivio per saggiare la possibilità di collaborazioni future fra le varie realtà musicali bornesi. Perché solo così si può dare un senso costruttivo alla seconda delle due osservazioni: nelle tante singole realtà musicali non vedere dispersione, ma l’essenzialità degli stili che insieme possono dar vita a emozionanti eventi.

cori Borno

E qui ci vuole attenzione. Le celebrazioni liturgiche, infatti, hanno delle regole ben precise per ciò che riguarda il canto. Tanto è vero, ad esempio, che un canto sacro è perfettamente proponibile in un concerto mentre non sempre è possibile proporre un brano da concerto in una messa. Anche certe Messe famose come quella di Bach o di Dvrovak in una celebrazione liturgica sarebbero improponibili: staremmo in chiesa più di due ore e - don Paolo mi perdonerà la battuta - di questi tempi non mi pare proprio una scelta felice. Senza contare che il rischio di trasformare una messa in un concerto sarebbe più che concreto. Naturalmente è bello che proprio una Messa sia stato il terreno dove, cedendo a qualche licenza alla liturgia, si sia fatto questo tentativo: uniti nella preghiera con la musica.

cori Borno

Ma, rotto il ghiaccio e verificata la bellezza dei frutti di queste collaborazioni, sarebbe un vero peccato non cercare altre occasioni, al di là delle celebrazioni liturgiche, per regalare bei momenti e belle emozioni!

Dunque un plauso sincero al M. Fenaroli per aver coordinato i cori e la banda, nonché ai maestri e agli organisti che hanno aderito alla sua proposta.

Un grazie da parte di tutti al nostro don Paolo che ha permesso la realizzazione di un bel momento di fede nella nostra parrocchia e dar vita, me lo auguro con tutto il cuore, a nuove e coinvolgenti iniziative musicali per la nostra comunità.




DALLE COMUNITÀ - Borno

SEMPLICEMENTE NOI…
Passate a trovarci

Ciao a tutti, mi chiamo Carmelina e sono ospite della RSA di Borno. Qui sto bene e ho trovato tante persone che mi coccolano e mi fanno sentire a casa. Sono fortunata perché la vita spesso mi ha tolto ma, a volte, mi ha anche dato molto, sono fortunata perché sono qui, ho la bella età di 106 anni e non li sento! ospiti rsa

Fiorella Baisotti
animatrice della RSA

Ho voluto iniziare questo articolo proprio da una breve testimonianza della signora Carmelina che, come avete letto, ha un’età importante, ma non per questo ha smesso di essere d’esempio agli altri.

Noi tutti possiamo imparare da questi ospiti che pur avendo i loro problemi fisici o cognitivi, ci fanno riflettere sul senso della vita e, come diciamo sempre qui, non importa l’aspetto estetico – quello passa e la bellezza sfiorisce (lo dicono spesso i nostri ospiti) – ma ciò che abbiamo dentro.

Molti degli ospiti si emozionano ancora per le piccole cose e hanno voglia e naturalmente tempo per dialogare. Quindi, se avete un attimo, passate per farci visita, ne saremo contenti!

Spesso le RSA sono considerate luoghi dove ci sono solo malati ed è vero, ci sono persone che soffrono e, ancor di più, persone che sono sole.

Scrivendo queste parole mi sto immaginando uno ad uno gli ospiti presenti e ciò che potrebbe far piacere a loro: trovare conforto e qualcuno che li prenda semplicemente per mano, anche senza parlare. Sono gesti semplici, piccoli ma che su di loro hanno l’effetto di un balsamo!

Ringrazio i volontari che sono presenti e tutte le persone che hanno a cuore i nostri ospiti.

Colgo l’occasione di augurare a tutti un

buon Natale!




DALLE COMUNITÀ - Ossimo Sup.

POMERIGGI CULTURALI dell’Altopiano del Sole

Luca
Bardoni

san carlo ossimo

Con l’arrivo dell’autunno e del primo freddo, capita di tornare con il pensiero alla trascorsa estate che, in tanti, ricorderemo come una tra le più calde e siccitose di sempre: purtroppo ci stiamo abituando all’inesorabile ripresentarsi di questi eventi che venivano definiti rari fino a pochi anni fa. In questa situazione le nostre fortunate montagne possono ancora offrire condizioni climatiche molto buone sia per i residenti che per i tanti turisti che risalgono dal fondovalle, pare ancora numerosi come nel passato.

Approfittando di questa situazione le nostre comunità hanno ritrovato un poco di entusiasmo nel pianificare alcune iniziative, forse anche in risposta alle pesanti restrizioni dell’emergenza sanitaria che a tratti ancora è presente, ma che speriamo ormai passata almeno nella sua forma più incisiva.

Spesso si è portati a pensare che il fulcro delle iniziative di maggior successo sia nella ricerca di grandi eventi, tanto difficili da organizzare quanto impegnativi in termini di volontari e di risorse. Tuttavia l’estate appena trascorsa, ci ha in parte dimostrato che anche semplici iniziative possono avere un elevato grado di soddisfazione per i partecipanti.

Sulla base di queste considerazioni e contando a volte su un numero limitato di volontari, è nata l’idea di tornare a riscoprire il mondo che ci circonda, fatto di realtà alla portata di tutti al riparo dal baccano della quotidianità. Dalla collaborazione tra Parrocchia e Pro Loco in un caldo pomeriggio di Agosto è nata la proposta di trascorrere un pomeriggio insieme per una originale “visita guidata”. Si è partiti, accompagnati da Giovanni Franzoni, con la prospettiva di vedere Ossimo e la Valle da uno dei punti più panoramici del nostro altopiano: il colle di San Carlo, approfittando per la visita chiesa seicentesca eretta in onore del passaggio del Santo. Tappa successiva, sempre accompagnati dalle preziose indicazioni di Giovanni, il Museo Etnografico realizzato nei locali di quello che è ancora oggi uno degli edifici più antichi e preziosi del nostro territorio: per secoli Casa Canonica della Parrocchiale di Ossimo Superiore e da anni sede e memoria etnografica/visiva realizzata grazie alla collaborazione trasversale di tutta la comunità.

Prima di concludere il pomeriggio è toccato al sottoscritto l’onore di fare da guida per la parte più “avventurosa” della giornata: una breve visita all’organo settecentesco della parrocchiale. Dopo aver ascoltato il racconto delle principali note storiche sul campanile e sulle campane, eccoci pronti ad affrontare la torre campanaria! Un discreto gruppetto di coraggiosi ha così salito, a più riprese, le ripide scale in legno verso la vetta.

L'adesione a questa iniziativa è stata grande anche per gli organizzatori, tanto è vero che si era stimato un numero molto più limitato di partecipanti! Ma la giornata ha potuto offrire condizioni meteorologiche perfette che hanno reso ancora più interessante la visita.

Dalla sommità della torre campanaria il panorama è unico: una visione a 360 gradi sul nostro territorio da una prospettiva inusuale!

Purtroppo non è rimasto tempo sufficiente per sentire suonare l'organo e descrivere alcune delle sue caratteristiche! Speriamo, viste le diverse richieste, di avere presto un’altra occasione per ritrovarci.

Rivolgo un ringraziamento a tutti i volontari che hanno collaborato alla realizzazione del nostro "pomeriggio culturale" ed anche al nostro don Paolo per la sua solita super disponibilità, scusandoci se gli abbiamo procurato qualche capello bianco durante l’impervia salita, ma ne è valsa sicuramente la pena!




DALLE COMUNITÀ - Ossimo Inf.

I Patroni nella tradizione di Ossimo Inferiore

Nicolò
Vielmi

Per la comunità parrocchiale di Ossimo Inferiore i mesi di settembre e dicembre sono stati occasione per tornare a mettersi in festa, onorare le proprie tradizioni e soprattutto pregare e festeggiare i propri Santi Patroni.

patroni ossimo inf.

26 settembre – Ss. Cosma e Damiano
Nel mese di settembre scorso la comunità ha onorato i Santi Cosma e Damiano, medici e patroni della nostra comunità, impegnandosi nel celebrare i propri protettori con due giorni di festa partendo da un momento di raccoglimento e di preghiera nel venerdì precedente, durante il quale hanno avuto luogo le confessioni per tutti i ragazzi e bambini e a seguire una deliziosa merenda in oratorio.
Nella mattinata di domenica 25 settembre si è partecipato alla Santa Messa Solenne nella parrocchiale dedicata ai patroni presieduta dal Vicario Episcopale Territoriale, Don Pietro Chiappa, responsabile per le zone pastorali della Valle Camonica e direttore dell’Eremo di Bienno. La solenne celebrazione è stata animata dal gruppo corale “I Musicanti” di Lozio. Sono seguiti il pranzo comunitario, buona musica e la lotteria con i premi offerti dai negozianti dell’altopiano.

patroni ossimo inf.

4 dicembre – Santa Barbara
Altra occasione di ritrovo per la comunità di Ossimo Inferiore è stata la tradizionale cerimonia dedicata a Santa Barbara, seconda patrona molto sentita dalla comunità. Santa Barbara, vergine e martire, è patrona dei minatori, degli artificieri e di tutti quelli che corrono incontro a “morte improvvisa”.
Nella serata di Sabato 3 dicembre, la comunità ha partecipato alla Solenne Messa in onore di Santa Barbara per ricordare la sua protezione ai minatori che hanno sacrificato la propria salute per dare una vita dignitosa alle proprie famiglie.
Dopo la solenne celebrazione ha avuto luogo la processione con la Sacra Reliquia e la statua della nostra patrona portata in spalla dagli alpini e seguita da tutti quelli che ancora oggi confidano in lei. Piccoli focolari e lanterne, nastri e fiocchi rossi e botti hanno accompagnato lungo le vie principali del paese il corteo.
Al termine, rientrati in chiesa, la solenne benedizione e il bacio alla reliquia.




DALLE COMUNITÀ - Lozio

Insieme a Lozio per far comunità

foto lozio foto lozio foto lozio foto lozio


DALLE COMUNITÀ - Lozio

SPELLO E ASSISI
Tanta bellezza

Cristian
Ballarini

Come da tradizione, ormai da parecchi anni, nel mese di Ottobre abbiamo organizzato la nostra gita sociale.

A differenza dell'anno scorso e su consiglio dell'Agenzia ci siamo ritagliati due giorni in Umbria: tutta un'altra storia rispetto alla gita in giornata!

Ecco che di buon'ora un bel gruppo di 35 persone è pronto a partire e godersi appieno una vacanza spensierata, e soprattutto in lieta compagnia.

assisi lozio

L'itinerario prevedeva la visita all'incantevole Spello e alla suggestiva Assisi.

Un pisolino mattutino cullati dal dolce dondolio del pullman, quattro chiacchiere e l'Umbria non è risultata poi così lontana.

A guidarci, nel senso letterale della parola, Alessandro, Ale per gli amici, che con grande professionalità e maestria ci ha portato nei posti e luoghi indicati, sempre accompagnati da una guida impeccabile.

Elisa, la nostra guida, ci ha coccolato e sapientemente ci ha portato a visitare i posti più belli, ricchi di storia e ci ha fatto ammirare le bellezze di questa regione.

Prima di far visita a Spello, ci siamo fermati a pranzo presso il Frantoio situato all'inizio del paese, dove ci è stata descritta la lavorazione dell'olio d'oliva e dove i buongustai hanno potuto fare acquisti scegliendo l'olio preferito.

La visita pomeridiana di Spello ha affascinato tutti con i suoi angoli ricercati, piante e fiori che impreziosivano il tutto.

In serata abbiamo raggiunto l'hotel a pochi chilometri da Assisi dove, dopo esserci rinfrescati, abbiamo goduto di una cena squisita. Poi quasi tutti a nanna...

Alcuni instancabili, infatti, non hanno rinunciato ad ammirare l'Assisi notturna.

Al mattino colazione e tutti in pista per visitare Assisi, dove una attenta guida ci aspettava per deliziarci con la storia del passato.

Da un santuario ad una piazza siamo giunti alla Basilica di S. Francesco: non aggiungo altro perché la fede e la preghiera lì, la fanno da padroni! Non contenti, convinciamo l'autista a portarci a visitare anche la Basilica di Santa Maria degli Angeli e la Porziuncola che non erano in programma: splendidi!

È seguito un rientro in Vallecamonica spensierato, segnato dall'arricchimento per aver goduto di tanta bellezza!




COMUNIITÀ IN VIAGGIO

PELLEGRINAGGIO MARIANO
Treviglio 18 ottobre 2022

Carla
Odelli

Grazie don Paolo per averci organizzato l’ormai consueto pellegrinaggio mariano.

Partenza in pullman con pellegrini di Borno, Ossimo e Lozio per Treviglio, al Santuario della Madonna delle Lacrime.

Grazie Daria per l’accoglienza e il graditissimo rinfresco al vostro Centro Anziani. Che emozione ascoltare il racconto dell’avvenimento storico.

pellegrinaggio Treviglio

La Madonna il 28 febbraio 1522 salvò, con le sue prodigiose lacrime, la città da sicura distruzione da parte delle truppe francesi, guidate dal generale visconte di Lautrec, offese dagli insulti di alcuni sprovveduti cittadini sicuri dell’appoggio imperiale. Questo luogo sacro, unico nella città, ricorda la deposizione dell’elmo e della spada da parte del generale, molto devoto alla Madonna, subito imitato dai suoi soldati.

L’immagine della Madonna era conservata nel convento delle Agostiniane; oggi la Cappella del Miracolo conserva l’ex voto.

Sull’altare maggiore è posta la Madonna col Bambino. L’interno ha la navata d’ingresso con una volta a botte, decorata con un grande affresco che rappresenta l’episodio miracoloso. Sono ben visibili l’armata del generale Lautrec, i consoli della città che porgono le chiavi al condottiero francese e gruppi di donne e bambini piangenti in atto di preghiera. La facciata presenta, sul portale maggiore, un medaglione sorretto da angeli, portante l’immagine della Madonna col Bambino.

Siamo entrati dalla Porta Santa, posta al centro della facciata; ricorrono i 500 anni del miracolo. Siamo scesi nella Cripta, impreziosita da mosaici dorati.

Oltre ad essere un luogo di devozione, il Santuario è considerato un museo vero e proprio perché al suo interno conserva opere d’arte di varie epoche. In stile barocco fu edificato tra il 1594 ed il 1619.

Al pomeriggio visita al villaggio operaio di Crespi d’Adda. Crespi è una frazione di Capriate, in provincia di Bergamo. Il villaggio è la più importante testimonianza in Italia del fenomeno dei villaggi operai, e si è conservato perfettamente integro, mantenendo pressoché intatto il suo aspetto urbanistico ed architettonico. La vita dei dipendenti, insieme a quella delle loro famiglie, ruotava intorno alla fabbrica. Fabbrica e villaggio di Crespi d’Adda furono realizzati a cavallo tra otto e novecento dalla famiglia di industriali cotonieri Crespi, Cristoforo Benigno e il figlio Silvio, quando in Italia nasceva l’industria moderna. L’idea era di dare a tutti i dipendenti una villetta con orto e giardino e di fornire tutti i servizi necessari alla vita della comunità: chiesa, scuola, ospedale, dopolavoro, teatro, bagni pubblici, lavatoi. Nasce nel 1878 sulle rive del fiume Adda e termina alla fine degli anni venti.

Oggi il villaggio di Crespi ospita una comunità in gran parte discendente degli operai che vi hanno vissuto e lavorato. La fabbrica è rimasta in funzione fino al 2003, sempre Accanto alla fabbrica vi è il castello della famiglia Crespi, simbolo del suo potere. Segnano la presenza e l’importanza dell’opificio le sue altissime ciminiere e i suoi capannoni lungo la via principale.

La famiglia Crespi dovette cedere l’attività nel 1929, ma la fabbrica rimase aperta, con diversi passaggi di proprietà fino al 2003, dopo 125 anni di attività produttiva sempre nel settore tessile-cotoniero.

Ancora oggi è un perfetto esempio di villaggio operaio realizzato tra il XIX il XX secolo. Nel 1995 è entrato a far parte del patrimonio dell’UNESCO della Lombardia.

Buon ritorno a Borno.




COMUNITÀ IN VIAGGIO

CILENTO 22-27 AGOSTO 2022
Cronaca di un tour indimenticabile

Carla
Odelli

Anche quest’anno è stato possibile partecipare alla gita parrocchiale in Cilento, organizzata dal nostro don Paolo con l’agenzia viaggi Adamello Express, con itinerari preparati con cura e attenzione ad ogni dettaglio, con un pullman granturismo ideale per lunghe percorrenze. Molto gradita la colazione a base di brioches farcite a crema e confettura, offerta dalla ditta Sabba, che di cuore ringraziamo.

È sempre bello scoprire luoghi noti e luoghi meno visitati, ricchezza del patrimonio artistico italiano. Difficile però riuscire a vedere tutto. Da rilevare professionalità, passione e cortesia delle guide turistiche.

tour cilento

Prima tappa Orvieto, Umbria, con visita al Duomo dalla facciata a mosaico, espressione tipica dell’arte gotica italiana, e al Pozzo di San Patrizio che dispone di una doppia scala a chiocciola con 248 scalini.

Suggestiva la visita a Paestum, un’antica città della Magna Grecia ricca di templi che si trovano nel parco archeologico. I tre templi greci costruiti tra il VI e il V secolo a.C., sono tra i meglio conservati al mondo. Interessante il museo archeologico situato all’interno della cinta muraria dell’antica città, che conserva pezzi di inestimabile valore come la Tomba del Tuffatore. È un sito decisamente ben tenuto e di maestosa grandezza.

La città è la patria della mozzarella di bufala, famosa anche per la coltivazione di fragole e carciofi.

A Castellabate, che si trova nel parco nazionale del Cilento, abbiamo visitato l’antico borgo, un gioiello di origini medievali, patrimonio dell’umanità. La cittadina è caratterizzata da strette vie acciottolate, edifici antichi con eleganti cortili e terrazze da cui si gode di straordinari panorami sul mar Tirreno. Sorge su un colle. Bella la basilica pontificia di S. Giulia con pavimentazione di maioliche. Pregevole il Castello dell’Abate, fatto costruire con lo scopo di difendere il territorio dagli attacchi dei Saraceni via mare. Questo borgo è diventato famoso per aver ospitato le scene del famoso film “Benvenuti al Sud” di Bisio.

tour cilento

Il giorno 24 visita guidata a Salerno, città portuale a sud di Napoli. La Cattedrale di S. Matteo sorge sui resti di un tempio romano. Il campanile è testimonianza della fusione architettonica arabo-normanna. Il portale è detto Porta dei Leoni. Sotto l’altare c’è l’urna di papa Gregorio VII che morì in esilio qui a Salerno. Nella bellissima cripta ci sono le spoglie di S. Matteo. Di rara bellezza il chiostro. Molto interessante il complesso monumentale di Santa Sofia dalla facciata in stile neoclassico, oggi sede per la realizzazione di eventi, mostre e manifestazioni. Fu il primo monastero benedettino delle suore dedicato a S. Sofia.

Il Palazzo Fruscione si trova nella parte più antica del centro storico; poggia sui resti di un complesso termale di epoca imperiale. Splendidi i mosaici e gli affreschi.

A Cava dei Tirreni visita al santuario di S. Francesco e S. Antonio. Della chiesa, ricostruita dopo il terremoto dell’ Irpinia del 1980, si sono preservate la facciata con il campanile del 1571, la zona del transetto e la sacrestia con gli affreschi del ‘500. Adiacente alla chiesa c’è il convento dei Frati Minori che ospita una prestigiosa biblioteca antica, il presepe monumentale, il centro di accoglienza “Casa del pellegrino” e la mensa dei poveri.

Terminata la visita al centro storico ci siamo trasferiti a Vietri sul Mare conosciuta per la ceramica artistica ammirata nel famoso museo della ceramica di Vietri.

Padula è celebre per la Certosa di S. Lorenzo, monumentale complesso religioso in stile barocco; è la più grande certosa d’Italia e tra le più rilevanti d’Europa. Conta tre chiostri, un giardino, un cortile e una chiesa. Meraviglioso lo scalone ellittico. Interessante la biblioteca con il suo pavimento maiolicato e il soffitto affrescato. Il monastero è stato realizzato nel 1306 su commissione di Tommaso Sanseverino, nobile ricco e potente che lo offrì all’ordine religioso dei certosini appena costruito. La regola: lavoro e contemplazione uniti a solitudine, preghiera, silenzio. Durante le due guerre la Certosa fu utilizzata come campo di prigionia e infine come orfanotrofio. Oggi è un museo, proprietà del ministro della cultura. Nel 1882 è diventato monumento nazionale e dal 1998 è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità.

Suggestiva la visita alle Grotte di Pertosa attraversate dal fiume Tanagro, all’interno dell’area del parco nazionale del Cilento. Qui sono presenti numerosi sistemi carsici con oltre 400 grotte. Queste grotte sono l’unico sito speleologico in Europa dove è possibile navigare su un fiume sotterraneo, addentrandosi verso il cuore della montagna, aperte dal 1932. È un percorso ricco di stalattiti e stalagmiti che decorano ogni spazio con forme, colori e dimensioni diverse, suscitando stupore ed emozione. All’interno abbiamo visitato la Sala del Paradiso e la Grande Sala: conservano i resti di un villaggio palafitticolo risalente al secondo millennio a.C., ambiente affascinante e incantevole. Esperienza unica. Uno spettacolo della natura.

Maratea è chiamata la città delle 44 chiese. Abbiamo visitato la chiesa dell’Annunziata, in stile barocco. Ai lati dell’ingresso sono collocati due leoni in pietra calcarea; sulla sinistra della scalinata di accesso alla chiesa è posizionato l’obelisco di S. Biagio, patrono di Maratea. Sovrasta la città, dal monte S. Biagio, la statua del Cristo Redentore. Maratea si affaccia sul mar Tirreno attraverso il Golfo di Policastro.

Sapri ha origini molto antiche. È nota soprattutto per la tragica spedizione di Carlo Pisacane del 1857, ricordata in versi dalla famosa poesia “La spigolatrice di sapri” di Luigi Mercantini. La spedizione di Pisacane fallì, ma aprì la strada alla spedizione dei Mille. La tragica impresa è commemorata anche da una statua in bronzo che rappresenta “la spigolatrice”.

In pullman la nostra accompagnatrice Francesca ci ha letto la poesia: eran trecento, eran giovani e forti e sono morti…

Siamo alla fine del nostro tour, ci rimane da visitare Ercolano, famosa nel mondo per gli scavi archeologici della città romana fondata, secondo la leggenda, da Ercole e distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. insieme a Pompei e Stabia. Gli scavi hanno restituito i resti dell’antica città di Ercole sotto una coltre di ceneri, lapilli, fango. Più piccolo e raccolto rispetto a Pompei, il sito è conservato meglio. La maggior parte dei reperti include mosaici bellissimi, affreschi, statue e suppellettili di vario genere, molti dei quali oggi sono conservati presso il museo archeologico nazionale di Napoli. Le strutture ancora in piedi sono a due piani. Fa parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Un sentito ringraziamento a don Paolo per averci accompagnato e dato la possibilità di assistere quotidianamente alla S. Messa. Grazie alla nostra accompagnatrice Francesca, sempre presente e pronta a soddisfare le nostre esigenze e ai due instancabili autisti. Grazie a tutti noi che abbiamo partecipato e dimostrato grande interesse.

Un tour indimenticabile.




CON I MISSIONARI

SIAMO CHIESA IN CAMMINO CHE ACCOGLIE TUTTI
Ci crediamo davvero?

Don Lino
Zani

don Lino

La voglia di scrivere non è mai stato il mio dio d’amore, però mi sono lasciato incantare dall’immagine del 3° anno Vocazionale della Chiesa Brasiliana, iniziato il giorno di Cristo Re: Vocazione, grazia e Missione. “Cuori ardenti e piedi a cammino” e mi son detto. Quel piede con la piaga che esce dal cuore è un programma e una provocazione: uscita, risposta, decisione!!!

Ritornando sabato scorso, dopo 5 giorni dalla visita ad alcune comunità sui fiumi amazzonici, mentre ero al timone della nostra 14 metri (di legno), acque calme e un venticello a rinfrescar i 40° (invidiate pure il mio caldo… io invidio un po’ il freddo camuno!), mi è venuta questa riflessione un po’ clericale, è vero, ma la data dei miei 47 anni di ordinazione è ormai alle porte: “Natale ci pone in cammino verso Betlemme, dentro la storia di amore e di salvezza che Dio realizza nella Famiglia di Nazaret e in ogni famiglia umana… anche nella Tua!

È sempre profondamente sconvolgente meditare sul mistero di un Dio che si incarna e si lascia avvolgere negli “stracci” della nostra umanità, nel seno di una famiglia povera e umile.

Come è bello riflettere su “Grazia e Missione” che il Signore ci dona per riscoprire la nostra identità di popolo di Dio, discepoli missionari per servire con gioia, non col musone. È il cammino sinodale – comunione, partecipazione e missione – che continua fino al 2024. Noi ci stiamo lavorando parecchio…almeno cerchiamo di seminare. Se la semente sarà buona, il Grande Capo, che dal costato aperto ha fatto scorrere acqua e sangue, a suo tempo la farà crescere e produrre frutti di giustizia, pace e partecipazione.

don lino
PS Non ho voluto commentare tutta l’immagine: si commenta da sé... Guardala e provate a commentarla da soli: ne vale la pena.

Vocazione, Grazia e Missione. Cuori ardenti e piedi in cammino per riscoprire la chiamata di Dio come grazia che ci spinge alla missione; orecchi e occhi aperti per vedere e udire nella nostra vita, tramite i fratelli più bisognosi e poveri. “Non c’era posto per loro nella locanda!” Luca usa la parola pandocheion per sottolineare che dobbiamo accogliere tutti. Sembra uno scherzo (spero non da prete!), ma solo in questa accoglienza riusciremo a vedere, anche se con difficoltà, la presenza di Dio vicino a noi, che fa ardere il cuore e mette i piedi in movimento. È la storia dei discepoli di Emmaus.

Ora mi faccio una domanda cattiva: “Ci crediamo veramente che siamo Chiesa, popolo di Dio in cammino in questo splendido mondo – anche se l’abbiamo abbruttito con le nostre cupidigia, guerre, ecc. – o ci basta la nostra messa domenicale (meglio se rapida) per sentirci cristiani?”

Se basta questo, allora è chiaro che a Natale bastano luci, panettoni, spumante con le bollicine e i babbi natale che, come ladri, si arrampicano sui poggioli o entrano dalle finestre.

La sfida per questo Natale di guerra (e non c’è solo quella fra Russia e Ucraina: ce ne sono una trentina di cui nessun parla!) è far risuonare concretamente il “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Lui ama” Come? Facendo noi la pace con Dio, con noi stessi, con i nostri cari e via discorrendo… Non dimenticando che “tutto quello che avete fatto a uno dei miei fratelli più bisognosi, a me l’avete fatto!”

E allora Buona Natale, Feliz Natal (per me l’ultimo che passerò in missione).

Ciao
dall’Amazzonia…

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DI TUTTO UN PO'

PIÙ SU... partendo sempre dai MARCIAPIEDI

Franco
Peci

renato zero

Chi è stato ragazzo o giovane a cavallo fra gli anni ‘70 e ‘80 del secolo scorso ed ha apprezzato la musica di quel periodo, ricorderà senz’altro anche le canzoni di Renato Zero.

Con timbri musicali che si rifacevano un po’ alla discomusic in voga in quegli anni, “Il triangolo” è stato uno dei primi successi del cantante romano. Insieme ad altri pezzi come “Mi vendo” o “Madame”, fra piume, lustrini e abiti stravaganti, ha bene rappresentato il personaggio di quel periodo che, mediante le sue esibizioni, giocava certamente con una sua ambiguità sessuale – comunque lontano da certe rivendicazioni orgogliose, arrabbiate ed anche un po’ sgradevoli del mondo lgbt come oggi viene definito – ma lasciava intuire che c’era molto altro.

Rientrando a livello musicale nelle classiche tonalità minori per le strofe e maggiori per il ritornello della tipica melodia italiana, penso che “Il carrozzone” che riprende la via con facce truccate di malinconia... abbia fatto breccia anche in coloro che non erano più giovani. Se non sbaglio, lo stesso Renato Zero racconta che fu quella la prima canzone che piacque a suo padre e che facilitò la riconciliazione con quel figlio un po’ troppo originale.

All’epoca mi piaceva molto l’adolescenziale “Amico” con l’auspicio, fra il sole che muore già e di noi questa notte avrà pietà, di riscoprire che “dietro il portafoglio ancora un cuore c’è”. Come mi piaceva “Potrebbe essere Dio” con l’invito a riportare Dio nella fabbrica, nei sogni più avari che fai…quel Dio che non sta nei falsi tuoi simboli… o sulla luna, ma in questa terra che trema; lo stesso Dio che butti via in una frase, ma lo cercherai in farmacia...

Ora tali frasi mi sembrano troppo retoriche, “predicose” e do ragione a G. Castaldo, giornalista e critico musicale, quando afferma che Renato Zero sapeva essere tanto trasgressivo quanto reazionario. Ma in quegli anni di canzoni che avevano come sfondo prevalente innamoramenti disperati, strazianti quanto un po’ insulsi (almeno per me), quelle di Zero mi sembravano di uno spessore umano più consistente, anche solo per le richieste o le situazioni che, a volte con ironia, presentavano.

Pur se non sono forse tra le più note, mi sono sempre piaciute “Manichini” e “Paleobarattolo”, canzoni in qualche modo profetiche nel senso biblico del termine, cioè che hanno saputo cogliere il senso vero e profondo di alcune imposizioni presenti nella società, e oggi più che mai evidenti.

Ripensando, ad esempio, a questi anni di pandemia, di crisi dei rapporti umani ancor prima di quelli economici, di chiusure nelle nostre case, di infinite discussioni ed estremizzazioni più o meno fasulle, viene spontaneo chiederci davvero “Chi ti muove i fili è Dio o satana? Chi ti muove i fili è maschio o femmina? Chi ti prega, chi ti odia, chi ti aspetterà… . Non solo alcuni ragazzi e giovani, ma ormai un po’ tutti ci sentiamo uniti a fili per fatalità, stanchi di sentirci un giocattolo, chiusi in un barattolo per vent’anni e trentamila secoli. Tutti avvertiamo il bisogno di trovare l’apriscatole, di cercare scampo nella fantasia.

Se diverse canzoni della prima parte della carriera di Renato Zero insistevano un po’ troppo su una visione dura e pessimistica della quotidianità – mi vengono in mente ancora “Vivo” in cui malinconicamente affermava che “la vita questa gran signora, si paga ad ore come una p… è così cara che è un lusso averla tu”, o il grido angoscioso di “Qualcuno mi renda l’anima” in anni in cui il termine pedofilia non compariva nemmeno sui giornali, anche se questo triste e disumano comportamento c’è sempre stato – mi sembra che quelle venute dopo, sia nei toni musicali che nelle parole, si siano maggiormente aperte alla speranza, a quella poesia e fantasia già cantate in brani come “Inventi” e “La favola mia”: solo ascoltando le loro prime note mi fanno sussultare per quella notte di magia… senza maschere.

Mi piace individuare come perno di questa apertura la canzone “Più su” che inneggia al fiore che, malgrado tutto, nascerà... che un drogato è soltanto un malato di nostalgia, e sottolinea il bisogno di insegnare un po’ di lealtà… e insegnare il perdono a chi dimenticare non sa…per poterci chiamare tutti “fratello mio!”. Tutto questo, però, mi piace ancora immaginarlo non calato dall’alto, da moralismi e ideali astratti, ma partendo sempre dai “Marciapiedi”, da quei luoghi e quelle situazioni che oggi vengono chiamate periferie esistenziali… dove la vita, passando, sporca un po’ le dita, ma rimangono la palestra… la vera scuola che poi ti segna sulla pelle quello che non s'insegna.

Sono anch’io convinto che, nonostante le nostre ipocrisie, i nostri perbenismi anche religiosi, se camminiamo, se andiamo avanti è perché i marciapiedi sono tanti.

A “Più su” e “Marciapiedi” sono seguite molte altre belle canzoni che fanno già parte della nostra cultura e memoria. Devo ammettere che conosco poco quelle degli ultimi anni del cantante romano di cui Canale 5 in due mercoledì dell’autunno appena trascorso, ha trasmesso un bel concerto in cui celebrava i suoi 72 anni e i quasi cinquanta di carriera.

Fra quelle non recentissime, però, vorrei ricordare “Il maestro” tratta dall’album “La curva dell’angelo” del 2001. Il gruppo degli adolescenti e giovani del periodo di don Alberto (2005-2010) ricorderanno che questa canzone ci ha accompagnato per un anno intero negli incontri settimanali all’oratorio. Con essa lo stesso don Alberto aveva realizzato un bel video che alternava fotografie a frasi significative della canzone; video tuttora rintracciabile su Youtube. Il brano è un piacevole invito ad un sano protagonismo, a mettere in gioco i nostri talenti, a lasciare una silenziosa scia, a puntare ancora una volta in alto, a non arrendersi mai, sapendo che abbiamo dentro qualcosa, quell’anima più volte citata nelle canzoni di Renato Zero, che ci fa guardare sempre avanti e ci fa cogliere la costante presenza di un “Maestro” qui con noi.

In particolare mi ha sempre emozionato il finale della canzone: “Un applauso a tutti noi… che impariamo!”

Una delle prime dispense sui computer lette da giovane affermava che nell’informatica bisogna sempre imparare ad imparare. Se ciò vale per il mondo della scienza, vale ancor di più nella vita che ci sfida ogni giorno non solo a conoscere con la ragione i suoi sempre affascinanti e misteriosi algoritmi, ma soprattutto a comprendere con il cuore, con la poesia che... non è solo una macchia scura il cielo.




NOMI E VOLTI

Battesimi

Borno _____

battesimo
Luca Marco Nidasio Baietta
di Giorgio e Laura
Borno 18 settembre 2022

battesimo
Mery Rigali
di Ruben e Rossana Bonadei
Borno 2 ottobre 2022

Ossimo sup. _____

battesimo
Attilio Cherubini
di Corrado e Simona Andreoli
Ossimo Sup. 29 ottobre 2022




NOMI E VOLTI

PREPARARSI PER LA VITA
Congratulazioni a...

laureata
Maddalena Pennacchio
per la laurea in Igiene Dentale Facoltà di Medicina e Chirurgia

laureato
Carlo Pennacchio
per la laurea in ingegneria dell'automazione industriale




NOMI E VOLTI

Matrimoni...

matrimonio
Paola Rivadossi e Giordano Rivadossi
Ossimo Inf. 3 settembre 2022

matrimonio
Valentina Zorzi e Mattia Re
Borno 3 settembre 2022

matrimonio
Cristina Gheza e Alessio Miorini
Borno 1 ottobre 2022

matrimonio
Beatrice Premi e Filippo Veraldi
Borno 10 dicembre 2022




NOMI E VOLTI

Anniversari di Matrimonio

anniversari
60°
Felicitazioni a
Antonietta Zani e Antonio Mora
23 ottobre 2022 Ossimo Inferiore

anniversari
55°
Felicitazioni a
Anna Baisotti e Abramo Corbelli
2 dicembre 2022 Borno

anniversari
50°
Felicitazioni a
Nella Zanaglio e Angelo Meroni
12 novembre 2022 Ossimo Superiore

anniversari
50°
Felicitazioni a
Angela Baisotti e Gerolamo Zerla
17 settembre 2022 Borno

anniversari
50°
Felicitazioni a
Paola Di Terlizzi e Luigi Monticelli
25°
Felicitazioni a
Iris Cottarelli e Michele Fedriga
2 ottobre 2022 Borno

90 anni
Tanti auguri
a
Eurosia Franzoni e Luigina Zani
che il 4 settembre 2022 ad Ossimo Inf.
hanno festeggiato il loro
90° compleanno




NOMI E VOLTI

Chiamati alla vita eterna

Borno _____

defunto
Graziella Arici
15-9-1938
28-7-2022

defunto
Gilda Santillo
24-3-1941
28-8-2022

defunto
Pietro Baisotti
8-4-1933
10-9-2022

defunto
Renza Rivadossi
18-6-1957
22-9-2022

defunto
Anna Maria Zerla
9-1-1931
23-9-2022

defunto
Giacomo Magnolini
16-10-1930
7-10-2022

defunto
Aurelio Sanzogni
16-9-1957
9-10-2022

defunto
Antonietta Baisotti
1-11-1929
12-10-2022

defunto
Sergio Tresoldi
7-1-1942
24-11-2022

defunto
Vincenzo Rivadossi
8-11-1931
3-11-2022

defunto
Paolo Manzoni
4-5-1987
1-12-2022

defunto
Carlo Archetti
24-4-1944
8-12-2022

Lozio _____

defunto
Antonia Piccinelli
3-3-1938
23-8-2022

defunto
Fausto Pennacchio
30-12-1932
22-11-2022

defuntoMartino Piccinelli detto Valerio

Ricordo di un abitante di Laveno, rimasto nel cuore di molti, grandi e piccini.
Un uomo generoso che salutava tutti ed aveva una parola buona per tutti...
Bravo cristiano che, finché ha potuto, non è mai mancato alla Messa della domenica.

Ossimo sup. _____

defunto
Giovanna Maria Bottichio
20-11-1931
1-8-2022

defunto
Ignazio Bonvini
20-3-1931
11-8-2022

defunto
Eugenio Zanaglio
17-1-1929
15-8-2022

defunto
Dorotea Zerla
20-6-1928
20-9-2022

defunto
Emma Maria Franzoni
11-4-1939
29-11-2022

defunto
Gianfranco Poli
12-1-1938
30-11-2022

defunto
Rosa Angela Zanaglio
30-5-1939
5-12-2022

Ossimo inf. _____

defunto
Francesco Scalvinoni
8-9-1939
25-7-2022

defunto
Giacomo Bruno Andreoli
3-10-1933
23-8-2022

defunto
Sabrina Appetiti
11-8-1968
14-11-2022

defunto
Vanna Maggiori
10-4-1959
19-11-2022

defunto
Andreina Vielmi
6-1-1932
21-11-2022


Cüntómela
Natale 2023

machina del triduo
"Machina" del Triduo dei Defunti

Frugando nel Sacco
Frugando nel Sacco

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Chiesa  di s. Antonio Borno
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